Laura Piccinno — Corso di Naturopatia ad indirizzo Ayurvedico — sessione di esame 2003

L'atteggiamento terapeutico di fronte alla malattia cronica

Premessa


Un singolare processo cognitivo che l'uomo a volte pone in essere durante la sua esperienza terrena è il percorso della malattia dalle cause che l'hanno originata, attraverso una sintomatologia a volte dolorosa e invalidante, per giungere alla guarigione, anche se questa non sempre aderisce all'idea comune che l'uomo ha di salute.
Per affrontare il tema dell'atteggiamento terapeutico di fronte a una malattia, sia cronica o no, è necessario anzitutto definire chi siano il terapeuta, chi il malato e cosa la malattia .
L'atteggiamento olistico
In una visione olistica, ovvero in un'ottica che restituisca all'uomo la sua unità di corpo mente e spirito, microcosmo in un macrocosmo, malato è colui che, per vari motivi, ha scelto di fare la propria esperienza conoscitiva attraverso la malattia, che non è dunque semplice espressione sintomatologica, ma segnale di un disagio o di un disequilibrio energetico che può avere origini profonde sia psichiche sia spirituali e che sovente nel sintomo ha la sua prima e più evidente manifestazione.
In questa prospettiva la malattia non deve essere vista soltanto nei suoi aspetti negativi ma anche e soprattutto come lo strumento che il paziente inconsciamente si dà non essendo altrimenti in grado di comprendere. Considerare questo punto di vista è fondamentale per togliere il malato dalla condizione passiva di vittima, stato in cui spesso si rifugia per gli elementi di comodità che comporta, per porlo invece al centro di una "possibilità di trasformazione" e quindi in posizione attiva. È questo il carattere peculiare della patologia cronica che la pone su un piano differente rispetto ad un fenomeno acuto in cui queste dinamiche inconsce non si sono ancora del tutto radicate, ma in cui molto più cogenti sono i disagi della sintomatologia.
Il terapeuta è quindi "solo" colui che ha il compito e gli strumenti per supportare il paziente in questo percorso. Il suo obiettivo non è necessariamente la guarigione del paziente, che a volte non è possibile, ma lo scioglimento del blocco che ha causato il problema e l'aiuto nel difficile processo di presa di coscienza dei meccanismi e delle cause che sono all'origine del disagio. In questo modo il paziente arriverà alla accettazione non passiva della propria condizione e la guarigione, se ci potrà essere, verrà da sé, ovvero il paziente consentirà alla terapia di avere effetto.
L'approccio ayurvedico: il lavoro sui guna
Per sostenere il paziente in questo processo, il sistema ayurvedico può essere molto efficace.
Generalmente si tende a indicare come cronico un disturbo che si presenta nell'organismo dopo una fase acuta e una post-acuta persistente e di difficile guarigione che si manifesta o per periodi prolungati o con frequenti ricorrenze. Nella tradizione ayurvedica invece la malattia si considera cronica già dopo sette giorni dal sopraggiungere dei sintomi.
Anche la malattia, come tutto ciò che ci circonda, è presieduta da principi che governano il creato, i guna, e proprio nel suo aspetto cronico si scorgono gli attributi di tamas che, pur esprimendo l'aspetto di solidità e stabilità, certamente si rivela anche nell'inerzia e nella stasi. È questa la condizione psicologica in cui si trova un paziente cronico.
Facendo riferimento a questi principi e quindi favorendo aspetti rajas e sattva con interventi di tipo depurativo, nutrizionale e manipolatorio, il carattere statico della malattia può essere combattuto ottenendo l'attenuazione della sintomatologia, la regressione del male e soprattutto un cambiamento nell'atteggiamento del paziente.
Terapie: depurazione
Ogni azione volta al miglioramento delle condizioni psicofisiche di un soggetto non può prescindere da una fase di depurazione in cui il corpo e lo spirito vengono stimolati a eliminare le tossine che si sono accumulate a vari livelli rendendosi corresponsabili di una patologia e impedendo all'organismo di ripristinare l'omeostasi. Depurando il tratto gastrointestinale, quando possibile e nei casi opportuni, con mezzi quali vamana, basti, virechana, si favorisce il richiamo di aama dai tessuti in cui si è annidato, permettendo il normale flusso di sostanze nutritive e di energia ai dathu attraverso gli srota così liberati.
Dato lo stato di cronicità della patologia, non è da escludere uno stato di debilitazione dell'organismo che deve essere adeguatamente supportato tramite una terapia rasayana che preveda alimenti e trattamenti che agiscano sui dosha disequilibrati e sui dathu impoveriti, per esempio si può intervenire su vata con oleazione interna ed esterna (sneana) o abyanga; su pitta con sostanze raffreddanti come il ghee, mentre su kapha con alimenti riscaldanti come il miele e le spezie calde (zenzero) e azioni decise e drenanti sui tessuti (massaggio con polveri secche o grasse).
Terapie: alimentazione
Il lavoro sull'alimentazione è fondamentale per ottenere un buon risultato in qualsiasi tipo di cura, il cibo infatti è uno dei pilastri fondamentali per la vita di un organismo dal momento che dalla sua assimilazione tramite agni dipende la corretta formazione e vitalità dei tessuti. Una cattiva alimentazione e un cattivo funzionamento del fuoco digestivo sono, secondo Charaka, la causa di tutte le malattie. Aama, il cibo non digerito che ne è la conseguenza, va a ostruire gli srota fisici ed energetici del corpo ed è fortemente influenzato dagli aspetti peggiori di tamas.
Il terapeuta pertanto dovrà, previa l'analisi della costituzione del paziente, verificare la qualità del fuoco digestivo e l'eventuale presenza di aama nell'organismo intervenendo con una dieta che favorirà cibi in grado di riequilibrare agni e di bilanciare i dosha nutrendo e consentendo la corretta formazione dei dathu.
Terapie: massaggio
Di fronte ad una patologia cronica, il terapeuta supporta sempre il paziente nel suo percorso di ricerca allo scopo di aiutarlo a comprendere; le terapie saranno quindi rivolte alla rimozione dei blocchi emotivi più profondi. Di grande aiuto potrà per esempio essere la riflessologia plantare per un lavoro sulle componenti fisiche e psichiche attraverso l'azione distale, ma anche il massaggio metamorfico per la rimozione di cisti emotive del periodo anteriore alla nascita. Questi tipi di terapia non solo lavorano direttamente sulla patologia dell'organo, ma soprattutto sulla sua "memoria", ovvero sulle sue potenzialità, riportandolo progressivamente alla salute. La riflessologia è di forte sostegno anche nel caso di malattie croniche congenite, dove non può portare la guarigione ma sicuramente può dare grande sollievo al paziente. Questo tipo di massaggio infatti causa un forte rilassamento nell'organismo, tale da allentare le tensioni riflesse sugli organi e portarlo in condizione di equilibrio: questo è importante in quanto una tensione emotiva che si riflette su un organo può determinare, soprattutto se cronica, un deterioramento a carico dell'organo stesso.
Terapie: yoga e respirazione
La percezione della propria fisicità è spesso compromessa in chi trova rifugio nella malattia per reprimere conflitti non risolti risalenti a vari stadi della propria esistenza. Il lavoro di ascolto del corpo, del respiro e di conseguenza del prana, l'energia che tutto permea, è lo scopo primario della pratica yoga. Tenendo conto di quelli che sono spesso gli impedimenti posturali di corpi storicamente sofferenti quando non mutilati o parzialmente o completamente immobilizzati, lo yoga dà uno strumento al paziente per ristabilire un dialogo con sé stesso. È chiaro che in casi in cui la mobilità sia notevolmente compromessa ci si limiterà a posizioni molto semplici, che inducano prima di tutto un rilassamento dalle tensioni e favoriscano lo "studio di sé", svadhyaya per giungere alla percezione della propria pulsazione vitale. Infatti insegna Patanjali che "asana dev'essere stabile e comoda […] quand'essa è stabilita subentra pranayama".
Conclusioni
Vivere in modo sano rispettando i dynacharia, cioè la corretta routine giornaliera, può essere sufficiente per la prevenzione della malattia, se questa è intesa come superamento della conflittualità.
Aiutare a guarire significa aiutare il paziente a ritrovare e mantenere quell'equilibrio mente/corpo che è armonia e che si riflette nell'attività di tutte le cellule: quando questa condizione si verifica il sistema immunologico è attivo e la malattia non può instaurarsi. Vivere in armonia significa avere la coscienza di sé (ahamkara), della propria unicità di microcosmo nel macrocosmo e allo stesso tempo avere la consapevolezza di costituire il macrocosmo per l'infinita quantità di cellule che ci compone. Non è questa una visione astratta, ma costituisce la realtà fisica della materia, concetto olistico comprovato dalle moderne teorie della fisica: "le proprietà di una particella possono essere capite solo in rapporto alla sua attività, alla sua interazione con l'ambiente circostante e perciò la particella non può essere vista come un'entità isolata, ma va intesa come una parte integrata del tutto".
La malattia è quindi un dono, ovvero un mezzo di comprensione, che bisogna accettare e saper usare con serenità. Non è sempre facile ricordarsene, ma proprio questo è il campo di gioco del terapeuta.
"quando la parte materiale di un uomo viene nobilitata dal suo spirito e viceversa, quando lo spirito si significa attraverso la materia dall'uomo nobilitata ed entrambe le vie sono valevoli, quell'uomo diviene Divino, partecipe del principio maschile e del principio femminile della divinità, quell'uomo conosce sé stesso" (Alchimia indiana)
   
Bibliografia
Capra F., Il Tao della fisica, Adelphi, Milano, 1997
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Morningstar A. - Desai U., La cucina ayurvedica, Punto d'incontro, Vicenza, 1992
Ninnivaggi F.J., Ayurveda, Ubaldini editore, Roma, 2002
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