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CRONOLOGIA MEDICA ITALIANA
PARTE PRIMA
Prof. Fernando Piterá
Medico - Chirurgo - Genova.
Professore a contratto di Medicine Non
Convenzionali
e Tecniche Complementari alla Facoltà
di Medicina e Chirurgia
dell’Università degli Studi di
Milano.
"Non so trattenermi dall’augurare
che nel futuro ordinamento degli studi medici in Italia si ripari finalmente
alla vergogna che il giovane medico esca dalle nostre Università senza
conoscere l’opera dei padri e degli avi, e senza sapere l’evoluzione storica
dei postulati scientifici e pratici da cui trarrà norma al letto dell’infermo."
(Andrea Ferrarini, Riforma medica, 1918, 778).
"Così nulla va perduto nel
mondo: non l’orma de’ misteriosi augelli primitivi su l’arena di tanti secoli
che s’è fatta pietra, e né pure, quel ch’è più
mirabile, lo sfiorar dell’ala della fantasia umana su le brume del passato
sfumanti in vetta alla montagna dei secoli". (G. Carducci).
L’Italia è stata maestra di medicina
nel mondo; nei suoi musei, nei suoi archivi, nelle sue biblioteche vi sono
i maggiori tesori della medicina antica. Il nostro passato scientifico e
medico è ricco e glorioso come forse in nessun altro popolo al mondo,
tanto che tutta la medicina moderna si riallaccia ai progressi conseguiti
in Italia nell’anatomia e fisiologia del Rinascimento. In quell’epoca una
pleiade di dotti e scienziati dava grande decoro alle nostre università,
nelle quali trovavano liberale ospitalità gli stranieri di ogni nazione
che accorrevano da terre lontane per apprendere il nostro sapere. Basti citare
il nome dell’anatomico belga Vesalio naturalizzato italiano, da prima
discepolo e poi professore nei nostri atenei. Il Cermenati ricordava come
l’Austria, nella prima metà dell’800, avesse abolito l’insegnamento
della Storia della Medicina nelle sue Università, unicamente perché
i docenti dovevano troppo spesso insistere sul merito degli italiani in quella
scienza.
Il progresso medico e scientifico
degli ultimi decenni non deve farci dimenticare la conoscenza di quei fatti
che hanno portato la medicina allo stato attuale. Un pregiudizio nocivo allo
sviluppo dello studio della Storia della Medicina è dovuto al falso
concetto che si collega, come luogo comune, al contenuto stesso di questa
affascinante materia: si pensa infatti che questa consista solo in una mera
raccolta di date e di aneddoti più o meno interessanti ma polverosi
o in un lungo elenco di superati metodi di cura. Nulla di più falso
e lontano dalla verità! Non si pensa sufficientemente al fatto che
la vera storia della medicina deve avere soprattutto di mira lo studio, nel
loro evolversi, delle idee mediche e biologiche che ebbero importanza anche
quando erano sbagliate. Le chimeriche ricerche della pietra filosofale non
hanno forse aperto la via alla chimica moderna? E chi può dire quante
verità nascoste vi siano ancora nei libri di Paracelso, in quel loro
miscuglio di nuove idee, di cognizioni profonde, in cui i dati positivi si
mescolano al frutto della ribellione eccentrica con elementi cabalistici,
alchemici e filosofici?
Dobbiamo riflettere che la lettura dei
vecchi autori, studiati nei concetti stupendi che campeggiano nelle loro
opere, può essere utilissima come continua fonte di progresso, come
generatrice di idee, di associazioni mentali, di raffronti e analogie impensati.
Moltissimi degli antichi medici, abituati
alla speculazione filosofica, raffinati nei loro sensi dalla lunga consuetudine
al letto del malato, ebbero intuizioni profonde e geniali, poiché
in essi l’assenza della tecnica e della strumentazione scientifica moderna
era compensata dall’acutezza dello spirito di osservazione.
Quando Ippocrate annotava l’osservazione
di una tosse persistente e di lunga durata, la quale cessava "superveniente
tumore testiculorum, et hic tumor superveniente tusse" (Epidem., II,
sect. I), descriveva forse, il primo esempio di tosse nervosa e apriva la
serie di una moltitudine di fenomeni funzionali d’origine riflessa dei quali
tuttora la fisiologia e la patologia si interessano. Quando Galeno,
dopo aver provato ammirazione per il decorso dei nervi laringei superiori
ed inferiori e del circonflettersi dei nervi ricorrenti attorno ai vasi toracici,
così che nell’isolarli raccomandava ai suoi discepoli un’attenzione
superiore a quella che si prestava ai riti Eleusini e di Samotracia; quando
dunque egli si accorge e dimostra che il legare o recidere i nervi ricorrenti
causava istantaneamente l’afonia dell’animale, poiché la sua glottide
ne restava inanimata, egli compie una delle più belle e semplici esperienze
fisiologiche, che resterà nei secoli come modello di metodo d’indagine
biologica. La novità di questa scoperta destò allora grande
stupore fra tutti i dotti di Roma. Ma Alessandro Damasceno, peripatetico
e precettore di Boezio, pur di opporsi alla gloria nascente del suo rivale
Galeno, arrivò persino a negare il fatto, disconoscendo l’evidenza
medesima della prova sperimentale!
E non è forse vero che Robert
Koch — che da ragazzo voleva fare l’esploratore - aveva cominciato quasi
per scherzo a guardare nel microscopio regalatogli dalla moglie Emma per
il suo trentacinquesimo compleanno, spinto da un’innata curiosità
per le cose nuove? Egli vi osservava tutto ciò che riusciva a trovare
di interessante, anche il sangue di quelle povere bestie che ogni giorno
morivano a decine colpite da una misteriosa malattia dal lugubre nome di
"carbonchio". I venti marchi che a stento riusciva a guadagnare nella giornata
con le visite da semplice medico condotto del paesino prussiano di Wollstein,
non gli permettevano certo di acquistare una pecora o una mucca per condurre
esperimenti, per cui dovette accontentarsi di alcuni topolini, costruirsi
da sé gli attrezzi e improvvisare i metodi di coltura. Era infatti
convinto che quegli strani piccoli corpuscoli neri che vedeva muoversi nel
sangue prelevato dagli animali infetti doveva essere responsabile della malattia.
Aveva visto giusto! E cosa dire allora di Louis Pasteur? Nel segreto
del suo "laboratorio", costituito poco meno che da un sottoscala e attrezzato
con qualche vecchio matraccio, poche provette sbeccate e qualche siringa,
riuscì a trovare il modo di prevenire terribili malattie come la rabbia.
Anche nell’orbita di conoscenze più circoscritte molto vi è
da imparare dai nostri predecessori! Ma la grande strada maestra della conoscenza
non sempre è lastricata da buone intenzioni. Non si può ignorare
la storia della scienza che si professa, soprattutto se questa è la
Medicina. Ignorarne gli errori, le conquiste, le difficoltà, le illusioni,
i metodi applicati, le dispute e gli imbrogli, la vita e la biografia di
chi ha dedicato la propria esistenza alla medicina e alla ricerca scientifica,
molte volte pagando anche di persona e sacrificandosi per testimoniare la
forza delle proprie idee; altre volte sacrificando invece la verità
e la neutralità ad esigenze economiche e politiche dell’epoca, a ideologie,
a interessi personali o a potenti motivazioni extrascientifiche, significa
ignorare un sapere profondo che è alla base del progredire della conoscenza.
Capire che spesso le idee troppo audaci sono anche troppo scomode perché
obbligano a rivedere e a rivoluzionare non solo il proprio modo di pensare,
ma anche comodi dogmi e intere e consolidate linee produttive, può
essere estremamente illuminante. Il medico privo di queste conoscenze rischia
di vivere in un "eterno" presente nel quale credere fermamente e ciecamente
a tutto il nozionismo faticosamente appreso e a qualsiasi nuova proposta
terapeutica o metodologica che gli venga propinata dalla "ricerca" e dalla
"letteratura scientifica" sia il massimum desideratum da applicare
ai suoi pazienti. Ma la stessa cosa pensavano i nostri colleghi di qualche
tempo fa, quando la tecnica del salasso imperversava sino alla morte del paziente,
prosciugando le vene di qualsiasi malato, adulto o neonato che fosse, persino
se affetto da colera, tubercolosi o da grave anemia! La tendenza a erigere
a dogma ciò che si è appreso o che si crede di sapere, impone
ideologie che ritardano le scoperte e il progresso delle scienze anche per
lungo tempo, fino a che non sono definitivamente abbattute.
I più grandi fisici del XIX secolo
hanno faticato duramente per sbarazzarsi della fumosa teoria del flogisto
alla quale tutti avevano aderito. Allo stesso modo i biologi del XIX secolo
hanno avuto difficoltà a disfarsi della teoria della generazione spontanea
e del contagio mediante "Miasmi". "Tra qualche secolo, - scriveva Tolstoi
in Pensieri - la storia di quella che ora noi chiamiamo attività
scientifica del progresso sarà un argomento di grande ilarità
e di pietà per le generazioni future". Dimenticare che il quo vadis
presuppone necessariamente il donde vieni può
essere decisamente destabilizzante e pericoloso, poiché se la storia
è maestra di vita in ogni altra branca del sapere, in medicina lo
è ancora di più!
Essendo un compito troppo arduo e troppo
vasto citare per esteso tutti coloro che si distinsero per un particolare
apporto alla sola storia della medicina italiana, dovrò limitarmi
a menzionare in ordine cronologico solo i nomi più noti e i fatti
più salienti.
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A.C.
ANNO 520 a.C.
ALCMEONE di CROTONE filosofo
e naturalista realizza le prime anatomie degli animali (e probabilmente anche
quelle umane) riconoscendo e differenziando le vene dalle arterie. Egli stabilisce
che la sede delle attività dell’intelletto umano e della memoria è
il cervello e non più il cuore, come allora si credeva. Le sue acute
osservazioni lo portarono ad asserire che le percezioni sensoriali giungono
al cervello attraverso i nervi. Scrisse opere di astronomia, medicina e meteorologia.
Fu il primo a propugnare l’utilità della dissezione anatomica. Dissezionò
l’occhio, descrivendone le membrane, l’umore vitreo e la connessione nervosa
con il cervello. Osservò lo sviluppo embriologico dell’uovo di gallina
nelle varie fasi e individuò in entrambi i genitori la determinazione
genetica della prole. Tentò una prima descrizione del suono e si occupò
dei problemi connessi alla conoscenza scientifica. Per Alcmeone la conoscenza
non derivava direttamente dalle sensazioni, ma era acquisita progressivamente
mediante un processo di interpretazione e integrazione delle sensazioni stesse,
basato sugli indizi che esse fornivano. Fu il primo ad interessarsi con intenti
scientifici delle malattie interne di origine non traumatica. Definì
la salute come uno stato di equilibrio (insonnia delle forze) di elementi
opposti (caldo-freddo, secco-umido ecc.) e la malattia come tirannide
di uno di essi. Tali concetti, rivisti e ridimensionati, confluirono nel
corpus delle dottrine di Ippocrate, che per primo
separò la medicina dalla filosofia. Lo storico della medicina Salvatore
De Renzi (1800-1872) rivendicò ad Alcmeone di Cotrone il libro De
antiqua Medicina attribuito ad Ippocrate.
ANNO 400 a.C.
EMPEDOCLE da AGRIGENTO (483/482
circa — 423 circa a.C.) filosofo naturalista, legislatore, medico, fisiologo,
biologo e poeta nato ad Agrigento in Sicilia verso la metà del V secolo,
formula la dottrina degli "umori" che dominerà sino alla medicina
medioevale. Empedocle enuncia un concetto secondo il quale la salute dipende
dall’armonia degli elementi nel corpo, che il sangue è la vita e che
il cuore è al centro della vita corporea. Si attribuisce a lui anche
il notevole progresso delle norme igieniche. Dominò l’epidemia di
malaria nella città di Selinos facendo prosciugare le paludi e praticando
fumigazioni nelle case. Per commemorare la liberazione della città
dal morbo vennero coniate in suo onore monete che sono tuttora conservate
al Museo Britannico.
ANNO 42 a.C.
MARCO ANTONIO ASCLEPIADE amico
personale di Ottaviano al quale salva la vita a Filippi. Scrisse un’opera
sull’idrofobia e una "Sulla Longevità".
ANNO 23 a.C.
ANTONIO MUSA medico e farmacologo
latino cura con successo l’imperatore Augusto (Caio Giulio Cesare Ottaviano)
da una grave malattia. Tramite Orazio sappiamo che egli attribuì grande
valore terapeutico ai bagni freddi. Scrisse diverse opere di farmaceutica
andate perdute, mentre le due sole pervenuteci con il suo nome sono il De
herba vettonica e il De tuenda valetudine ad Maecenatem sono da
ritenersi spurie.
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1000
ANNO 1058
ALFANO di SALERNO Monaco Benedettino
viene eletto Arcivescovo di Salerno. Ad Alfano sono attribuiti il
trattato dal titolo De quattuor humoribus e la traduzione del Premnon
Physicon o De natura homine di Nemesio di Emesa, testo fondamentale
della fisiologia e della medicina galenica dell'età ellenistica. L'opera
di Alfano costituirà la base di un profondo rinnovamento della
Scuola Medica di Salerno.
ANNO 1060
COSTANTINO L'AFRICANO, (1015
circa — Montecassino 1087) originario di Cartagine, fu, nelle scienze mediche,
il tramite tra l’Oriente arabo e l’Occidente cristiano. Convertitosi al
cristianesimo, introdusse nella civiltà latina le conoscenze della
medicina araba e le opere mediche dell’antichità greca. Nel 1060 è
alla corte di Roberto il Guiscardo a Salerno. Si ritirerà in seguito
nel Monastero di Montecassino, dove tradurrà in latino opere fondamentali
come l'Ars medica di Galeno, i commenti dello stesso Galeno agli Aforismi
e Pronostici di Ippocrate, la Pantegni di Hali Abbas al-Magusi,
il testo medico arabo più importante prima del canone di Avicenna,
e altre opere di medici arabi come Ibn Al-Djassar, ed ebrei (come Ishaq Al-Israili),
spesso senza rivelare il nome dell’autore dell’opera. In questo modo, le
opere mediche del mondo arabo poterono essere conosciute in Occidente senza
essere additate come pagane. Sulle sue opere si fondò l’insegnamento
della Scuola medica salernitana, segnando il passaggio dalla medicina monastica
a quella scolastica.
ANNO 1099 circa
A questa data viene fatta risalire la
composizione del Regimen sanitatis, opera in 380 esametri latini che
raccoglie i consigli medici e le ricette della Scuola Medica Salernitana.
1100
ANNO 1111
ADELARDO di BATH (1070 circa
- ? 1160 circa) diffonde l'insegnamento della Scuola Medica di Salerno con
le Quaestiones naturales aggiungendo nuove importanti osservazioni.
Fu una delle figure-chiave del movimento culturale che, tra il XII e il XIII
secolo, consentirono all’Occidente cristiano l’accesso al sapere della cultura
greco-araba, con un grande lavoro di traduzione dal greco e dall’arabo in
latino.
ANNO 1134
GERARDO da CREMONA si trasferisce
a Toledo. Traduce in latino numerosi testi scientifici; fra questi, il Canone
di Avicenna, che diventerà uno dei punti di riferimento della medicina
medievale; le opere mediche di Galeno, il Breviarium di Serapione,
la Chirurgia di Albucasis.
ANNO 1160 circa
Viene composto il De plantis,
opera farmacologica di TORISI, in quel periodo ospite del Re Ruggero
II di Sicilia.
ANNO 1163
PAPA ALESSANDRO III proibisce
ai Monaci lo studio del Diritto e della Medicina.
ANNO 1180
RUGGERO DI PALERMO, uno dei massimi
esponenti della Scuola Salernitana, scrive la Chirurgia, considerata
a lungo un classico del suo genere. Alla fine del XII secolo Salerno è
ormai il più importante centro di studi medici dell'Occidente. Il
canone chiamato Articella o Ars Medicina, costituirà
il nucleo testuale sul quale si baseranno i corsi universitari della nascente
facoltà di medicina.
ANNO 1190 circa
RUGGERO (FRUGARDO) di
SALERNO, Maestro di Medicina a Bologna, scrive la
Practica Chirurgia, opera che segna la rinascita
degli studi chirurgici in quella Università.
1200
ANNO 1206
DAVID di DINANT, autore del De
anatomia, diventa Cappellano di Innocenzo III.
ANNO 1213
GIOVANNI di CASTELLOMATA di Salerno
è primo medico personale di un Pontefice (da un testamento redatto
il 20 Aprile 1213).
ANNO 1220
ROLANDO da PARMA scrive la Cyrurgia.
ANNO 1240 circa
TEODORICO DEI BORGOGNONI è
il primo ad applicare rudimentali anestesie durante
le operazioni chirurgiche. Domenicano, allievo e probabilmente anche figlio
di Ugo da Lucca, inizia a scrivere la sua Cyrurgia, un trattato caratterizzato
da una notevole perizia tecnica e teorica.
ANNO 1256
ALDOBRANDINO DA SIENA pubblica
Le régime du corps, opera in quattro volumi
di medicina preventiva che si rifà ai principali trattati medici arabi
dell’antichità, ma anche agli scritti di Ippocrate, Galeno, Al-Razi,
e altri. Per la prima volta in un’opera medica, viene abbandonata la lingua
latina per il francese antico. Nel primo libro sono contenute norme igieniche
e indicazioni relative al mantenimento della salute (alimentazione, riposo,
attività sessuale, salassi, purghe, difesa della peste, ostetricia,
puericultura, ecc.); nel secondo libro sono elencate le cure per parti specifiche
del corpo (capelli, occhi, orecchi, fegato, stomaco, cuore ecc.); nel terzo
vi sono indicazioni dietetiche con riferimenti ai vari alimenti (pesce, cereali,
verdure, erbe ecc.); nel quarto, infine, viene trattata la fisiognomica quale
mezzo per l’identificazione del carattere di un individuo a partire dai tratti
fisici come la forma del mento, della fronte, il colorito della pelle, ecc.
L’opera di Aldrobrandino ebbe grande fortuna e influenza nel Medioevo, tanto
che ancora oggi della sua opera restano più di cinquanta manoscritti,
conservati in molte biblioteche europee, oltre alle numerose volgarizzazioni.
ANNO 1260
TADDEO ALDEROTTI o Alderòtto
(Firenze 1223 — Bologna 1295) inizia il suo insegnamento a Bologna, dove trascorrerà
la maggior parte della sua vita. Fondamentali saranno i suoi Consilia,
con il commento e l'applicazione dei testi di Ippocrate, Galeno ed Avicenna.
Egli seppe elevarsi al di sopra dei medici dei suoi tempi, accrescendo e
rinnovando il patrimonio della medicina; ebbe vedute superiori all’era in
cui visse, e col suo ingegno anticipò molti nuovi studi che furono
in seguito constatati dalla scienza. Figlio di Alderotto fiorentino, fu uno
dei più illustri medici del XIII Secolo. Nacque a Firenze tra il 1215
e il 1223 e morì a Bologna nel 1295 dove insegnò medicina teorica
e pratica sin dal 1260 circa. Non si conosce esattamente quanti anni abbia
vissuto, ma visse comunque sino a tarda età. Secondo il Sarti, sarebbe
stato di umili origini e "corto d’ingegno" sino ai trent’anni, opinione questa
confutata dal Biscioni nelle note al Convivio di Dante. Secondo altri
egli apprese, ancora giovane, nozioni di grammatica, filosofia e medicina
nella quale si rese poi celeberrimo come pubblico docente e medico pratico
in Bologna. Come scrittore acquistò grande fama di interprete dei
testi classici della medicina greca e araba. Come medico pratico, divenne
talmente famoso da essere ricercato per la sua arte dai più insigni
e altolocati personaggi dell’epoca. Egli venne chiamato a Roma per assistere
e curare papa Onorio IV nella sua ultima malattia. Si narra che per l’esercizio
della sua professione, Taddeo esigesse altissime parcelle e imponesse strane
condizioni quando era chiamato a prestare la sua opera di medico fuori da
Bologna. Divenne pertanto molto ricco ed elargiva parte del suo danaro ai
poveri e ad istituzioni di carità. I Bolognesi, per i suoi meriti,
lo esentarono, insieme ai suoi eredi, da qualunque tassa. Tradusse le opere
di Ippocrate e di Galeno, volgarizzò in italiano l’Etica di
Aristotele, scrisse un libro sul modo di conservare la salute. Parte delle
sue opere giace ancora manoscritta nelle biblioteche italiane ed in altre,
ma diverse furono stampate tra cui i commentari sugli Aforismi e Pronostici
di Ippocrate ed altri commenti sullo stesso Ippocrate e su Galeno. A lui
allude Dante nella Divina Commedia (Paradiso XII, 83) definendolo
come "Ippocratista" e infatti Alderotti restaurò, seguendo i precetti
di Ippocrate, l’insegnamento clinico al letto del malato. Di lui parlarono
con molta lode Giovanni e Filippo Villani, Benvenuto da Imola, Ticobaldo
da Ferrara e fra gli autori più moderni lo Sprengel ed il Freschi nelle
sue aggiunte. Medico dottissimo, profondo nello studio di Ippocrate, di Galeno,
di Aristotele e degli Arabi, potè levarsi a giudice nei suoi tempi,
scemando la fede circa l’infallibilità del medico di Pergamo ed additando
ai contemporanei la via della severa osservazione seguita dal sommo Ippocrate.
Tra le opere di Taddeo Alderòtti
ricordiamo i commenti Super Tegni Galeni pubblicato a Napoli nel
1522 e le opere Expositio in arduum aphorismorum Hippocratis volumen;
In divinum pronosticorum Hippocratis librum; In preclarum regiminis acutorum
Ipocratis opus; In subtilissimarum Ioannitij isagogarum libellum che
vennero editi in un unico volume a Venezia nel 1527 seguendo il metodo didattico
instaurato da Michele Scoto con il suo commento alla Sphaera di Giovanni
di Sacrobosco. All’esposizione letterale più o meno breve del
testo preso in esame, seguivano brevi quaestiones miranti a risolvere
i dubia incontrati nella lettura dello stesso testo. Nella Expositio
in arduum aphorismorum Hippocratis volumen descrive le esercitazioni
di anatomia comparata che egli e altri avevano praticato in quegli anni.
Di grande interesse storico è
il commento all’Isagoge di Ioannitius (1283 circa) dove con
l’esposizione in senso averroistico di alcuni problemi relativi all’anima
in generale e più in particolare all’intelletto, egli ci informa della
diffusione a Bologna dell’averroismo che era già presente negli anni
dell’insegnamento dell’Alderòtti.
Di Taddeo da Fiorenza ci restano anche
numerosi Consilia, pubblicati solo nel secolo scorso, frutto della
sua grande esperienza di medico pratico, nei quali sono raccolte le storie
cliniche, con il parere del medico, le misure di profilassi, il trattamento
dietetico e terapeutico (inaugurando così questa forma di letteratura
medica). Scrisse il volgarizzamento di un compendio dell’Etica di
Aristotele (ricordato da Dante nel Convivio, I, x,10) e una piccola
opera in volgare Sulla conservazione della salute, scritta e composta
per l’amico Corso Donati e ad uso delle famiglie (dallo stesso Taddeo tradotta
poi in latino). Il suo testamento, fatto in Bologna nell’anno 1293 fu pubblicato
dal Sarti. Secondo Benvenuto di Imola, Taddeo da Fiorenza avrebbe cessato
di vivere per morte repentina.
ANNO 1267
Muore GUGLIELMO da SALICETO (1201-1267)
autore di un'importante opera chirurgica. A Guglielmo è attribuita,
per quanto concerne la patologia renale, la relazione tra la scarsità
dell’urina (oliguria) con l’idropisia e la durezza (sclerosi) dei reni. A
lui si deve l'introduzione del bisturi al posto del cauterio, metodo diffuso
allora presso gli operatori arabi.
ANNO 1274
Vengono promulgati i nuovi Statuti dell'Università
di Parigi; fondamentale la presenza nei curricula dei testi greci
ed arabi.
ANNO 1276
PIETRO ISPANO (1215?-1277) viene
eletto Papa con il nome di Giovanni XXI. La fama della sua
cultura fu così enorme presso i suoi contemporanei che Dante lo menziona
nel XII canto del Paradiso. Sarà l’autore di una serie di opere di
logica e di medicina, che incontreranno uno straordinario successo sino al
XVII secolo.
ANNO 1289
FOLCO PORTINARI (il padre della
Beatrice di Dante) fonda a Firenze l'Ospedale di Santa Maria Nuova
che acquisterà grande importanza dopo il 1348. Intorno al 1430 l’Ospedale
diverrà il più importante di Firenze, incrementando progressivamente
il proprio patrimonio e sviluppando servizi sanitari sempre più qualificati.
ANNO 1289
SALVINO ARMATO degli ARMATI ottico
italiano inventa gli occhiali da naso. Probabilmente già ideati dai
Cinesi, gli occhiali vengono introdotti (o reinventati) in Occidente nel
1289 dall’ottico italiano Salvino degli Armati (Firenze ?-1317). La prima
testimonianza scritta dell’evento è datata 23 febbraio 1306, nella
quale si riporta che il frate Giordano di Rivalto li menziona in una predica
a Firenze. Gli occhiali di Salvino Armato erano costruiti con lenti convesse
ed erano pertanto adatti ai presbiti. Gli occhiali per miopi, con lenti concave,
si devono al tedesco Nikolaus Crypffs (altrimenti detto: Niccolò
Cusano 1401-1464) e compaiono molto più tardi nel 1450.
ANNO 1290
EGIDIO ROMANO compone il De
formatione corporis humani in utero, dove studia lo sviluppo del feto
ed affronta il problema della presenza dell'anima.
1300
ANNO 1301
ARNALDO DA VILLANOVA (1240-1311
circa), uno dei più grandi medici dell'epoca, giunge alla Corte di
Bonifacio VIII. Guarisce dei calcoli renali il Papa e scrive per lui il Contra
Calculum. Da questo momento Arnaldo farà parte dell'entourage
dei Medici del Papa e dei suoi successori, in particolare
di Papa Clemente V. Teorizzò una fusione della medicina occidentale
con quella greca e araba, di cui era un profondo conoscitore. Si scontrò
con le autorità ecclesiastiche per la sua attività di alchimista
e alcuni suoi scritti teologici misticheggianti che furono condannati dalla
Chiesa..
ANNO 1304
PAPA BENEDETTO XI muore a Perugia
il 7 luglio a causa di un'epidemia di dissenteria. Inutili saranno gli sforzi
di tutti i suoi medici, tra cui il famoso Arnaldo da Villanova.
ANNO 1306
ENRICO di MONDEVILLE inizia a
comporre il più importante trattato francese di chirurgia. Enrico
si era formato a Bologna alla scuola di Teodorico da Lucca (morto otto anni
prima), ed attribuisce al Medico pontificio Guglielmo da Brescia l'ispirazione
dell'opera.
ANNO 1310
PIETRO D'ABANO (1257 ca.-1315)
medico e filosofo, scrive il Lucidator astrologiae, in cui fa ampio
uso delle dottrine di Eraclide. Autore del Conciliato differentiarum philosophorum
et praecipue medicorum (1303 circa, riedizione Mantova 1472), nel quale
tenta di comporre i conflitti tra la filosofia e la medicina dell’epoca attraverso
la disamina scolastica di questioni specifiche. Nella stessa opera, sostiene
la validità del sistema filosofico di Averroè e di altri filosofi
arabi.
ANNO 1312
PAPA CLEMENTE V con solenne documento
del 15 Marzo, richiede l'invio di un libro di medicina che il defunto Arnaldo
da Villanova gli aveva promesso e per il quale egli mostra un grandissimo
interesse. La lettera, nella quale Clemente V minaccia la pena della scomunica
per coloro che avessero ostacolato la consegna del libro, viene diffusa anche
in Italia.
ANNO 1315
REMONDINO DA BOLOGNA L’anatomia
moderna è una scienza nata in Italia ad opera di Remondino da Bologna
che per primo dissecò pubblicamente cadaveri, lasciandoci preziose
tavole anatomiche (1315). L’opera di Remondino vedeva la luce dopo un lunghissimo
periodo di silenzio e di oblio che datava da Galeno. Per circa mille anni
la scienza dormì un lungo sonno dal quale fu risvegliata solo dal
genio degli Italiani. Infatti, i successori di Remondino da Bologna: l’Achillini,
il Benedetti, il Berengario, il Massa, lo Stefano, l’Eustachio e il Silvio,
tutti italiani salvo l’ultimo, il cui vero nome era Giacomo Duboys, pur seguendo
le idee galeniche, arricchirono la difficile scienza anatomica di preziose
scoperte.
ANNO 1316
MONDINO DE' LIUZZI (1270 circa-1326),
Anatomista e Maestro dell'Università di Bologna, pubblica un trattato
di anatomia che resterà in uso per oltre due secoli. Le tavole della
sua Anathomia (1316) rimasero un classico testo di riferimento per
i suoi contemporanei e per studiosi successivi. A lui si deve la ripresa
della pratica della dissezione dei cadaveri nell’insegnamento dell’anatomia,
abbandonata dai tempi della scuola alessandrina.
ANNO 1347
LA PRIMA EPIDEMIA DI PESTE arriva
in Italia e contagerà, nel giro di qualche anno, tutta l'Europa. Le
epidemie di peste ricorreranno ciclicamente sino al 1537 e abbandoneranno
il continente europeo soltanto verso la metà del Settecento.
1400
ANNO 1472
PAOLO BAGELLARDO (primi decenni
1400-1492/94) Medico e pediatra completa il De infantiuim aegritudinibus
et rimediis Padova 1472), il primo e più antico trattato completamente
dedicato alla pediatria, tra i pochi giunti integri fino a noi.
ANNO 1478
Viene edita a Firenze l'Editio princeps
del De Medicina di AULO CORNELIO CELSO. Attraverso quest'opera
di compilazione e rielaborazione di numerosi testi della medicina greca e
latina, vengono riproposte le pratiche terapeutiche e chirurgiche della cultura
medica classica.
ANNO 1478
Viene pubblicata a Pavia l'Editio
princeps dell'Anathomia di MONDINO DE' LIUZZI. L'opera
della prima edizione pavese al 1550 ebbe quaranta ristampe.
1500
ANNO 1500
LEONARDO DA VINCI (1452-1519) scienziato,
artista, ingegnere e matematico, tra le innumerevoli scoperte e innovazioni
apportate nel campo dello scibile, esegue dissezioni di cadaveri per i suoi
studi di anatomia, prima da artista, ma nel suo secondo periodo milanese da
vero e proprio anatomista. I suoi disegni anatomici sono ancora oggi reputati
di assoluto valore scientifico e i suoi studi sul cuore sono in anticipo sui
tempi per averne individuato alcune strutture che sarebbero divenute più
comunemente note assai più tardi. Leonardo, dopo aver disfatti più
di dieci cadaveri, si era proposto di scrivere in centoventi libri l’anatomia
del corpo umano.
ANNO 1502
ALESSANDRO BENEDETTI stampa l'Historia
corporis humani sive anatomice, il primo manuale di anatomia pubblicato
in Occidente.
ANNO 1507
ANTONIO BENIVIENI pubblica De
abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum causis, un'ampia
selezione delle proprie cartelle cliniche che gli procurerà fama di
pioniere dell'anatomia patologica.
ANNO 1530
GIROLAMO FRACASTORO, medico e
letterato veronese descrive per la prima volta la sifilide e pubblica il
poema latino Syphilis sive morbus gallicus, in cui si parla per la
prima volta di questa malattia, così denominata dal nome del pastore
Syphilus e in cui si sostiene la contagiosità della sifilide. È
il primo trattato di venereologia che avrà 60 edizioni in diverse
lingue. Nel 1546 Girolamo Fracastoro pubblicherà il De contagione
et contagiosis morbis et curatione, testo alla base della moderna patologia,
nel quale per la prima volta si attribuisce l'origine delle malattie contagiose
a seminaria o virus, agenti vivi che sono capaci di contaminare uomini
ed animali.
ANNO 1537
Il grande anatomista, fiammingo ANDREA
VESALIO (1514-1564) si laurea in medicina a Padova. Nello stesso anno
riceve l'incarico di insegnare chirurgia ed anatomia presso la stessa Università
ed inizia la redazione del De humani corporis fabrica, uno dei testi
alla base dell'anatomia moderna, che sarà pubblicato a Basilea nel
1543. Considerato il fondatore dell’anatomia moderna, nel 1538 pubblica a
Venezia la sua prima opera, le Tabulae Anatomicae Sex, in cui comincia
a fissare la moderna terminologia anatomica. Il 15 gennaio 1540, Andrea Vesalio
tiene la prima lezione di anatomia basata sulla dissezione di un cadavere
con la contemporanea descrizione degli organi e della tecnica usata per la
dissezione. È la prima vera "diretta" anatomica. La sua opera più
importante resta tuttavia il De humani corporis fabrica libri septem,
pubblicata una prima volta a Basilea nel 1543 dove per la prima volta sono
riprodotte le tavole anatomiche, splendidamente illustrate da un allievo di
Tiziano. Il testo cancella di colpo secoli di conoscenze e di errate convinzioni
sul corpo umano perché frutto di supposizioni e mai verificate sperimentalmente.
In una seconda e altrettanto importante edizione del testo, stampata sempre
a Basilea nel 1555, Vesalio sottolinea apertamente gli errori di Galeno e
mette in dubbio la stessa teoria galenica dei fori interventricolari del cuore.
Fu dunque tra i primi che osò correggere gli errori e le imperfezioni
commesse da Galeno nelle sue opere anatomiche. Vesalio era capace di distinguere,
con gli occhi bendati, qualsiasi parte del corpo umano; alle sue lezioni accorrevano
anche persone estranee all’università, tanta era la novità
del suo metodo: un professore che dissezionava e contemporaneamente parlava
e spiegava l’anatomia e, per giunta, un professore che raramente consultava
un libro di Galeno, se non per far notare che conteneva qualche errore. La
sua opera infranse per la prima volta la sacralità del grande e autorevole
Galeno i cui insegnamenti erano ritenuti "intoccabili" e tali rimasero sin
quasi alle soglie dell’Ottocento. L’opera di Vesalio rivoluzionò completamente
lo studio della medicina ma egli ebbe un destino infelice e fu vittima della
sua scienza. Infatti, essendogli stato permesso, come medico di Filippo II,
re di Spagna, di sezionare il cadavere di un gentiluomo morto da poco, quando
ne scoperse il cuore, si vide che ancora palpitava. Per questo motivo Vesalio
riuscì ad evitare la pena di morte soltanto con l’aiuto del re, il
quale lo condannò invece a compiere un pellegrinaggio a Gerusalemme.
Ma durante il ritorno, a causa di un naufragio, morì di fame in un’isola
deserta.
ANNO 1541
GIAMBATTISTA CANANI pubblica
a Ferrara la Musculorum humani corporis picturata dissectio, opera
di grande rilievo nella storia dell'anatomia. Le 27 figure incise in rame,
al posto delle tradizionali xilografie, contengono una rappresentazione estremamente
accurata di tutti i particolari anatomici.
ANNO 1550
GABRIELE FALLOPPIO (1523-1562)
anatomista e chirurgo inventa il profilattico.
ANNO 1553
GIOVANNI FILIPPO INGRASSIA (1510-1580)
Medico e anatomista, distingue per primo il morbillo dalla scarlattina e fornisce
la prima descrizione dettagliata e precisa della scarlattina come malattia
epidemica. Riuscì a tenere sotto controllo la malaria, uno dei mali
endemici della Palermo del XVI secolo, sia con lavori di drenaggio delle paludi
circostanti, sia con gli ospedali di isolamento (lazzaretti). Contribuì
ad attenuare gli effetti dell’epidemia di peste che infuriò in Sicilia
nel 1575. Convinto contagionista, riuscì ad istituire adeguati ed
efficaci provvedimenti epidemiologici e di polizia sanitaria. Si interessò
di osteologia cranica descrivendo in maniera accurata l’osso sfenoide nei
suoi processi orbitali che da lui presero il nome di apofisi di Ingrassia.
ANNO 1559
Esce postumo il De re anatomica
dell’insigne anatomista MATTEO REALDO COLOMBO (Cremona 1510
ca. — Roma 1559), libro nel quale l’autore diede descrizioni del corpo umano
più precise di quelle dei precedenti anatomisti. In particolare egli
descrisse la pleura e il peritoneo, nonché "la lente dell’occhio"
(il cristallino) che collocò giustamente nella parte anteriore dell’occhio
anziché nel mezzo, dove allora si credeva fosse situata. Descrisse
chiaramente e per la prima volta l'esistenza della circolazione "minore"
del sangue (piccola circolazione o circolazione polmonare) e, durante una
vivisezione di un cane, recidendo la vena polmonare, mostrò che la
stessa conteneva sangue e non aria, giungendo alla conclusione che il suo
colore rosso brillante fosse dovuto ai polmoni che, mischiandolo con l’aria,
lo avevano reso "spiritoso" (cioè ossigenato).
ANNO 1561
ISABELLA CORTESE (?-1561) Medico,
erborista e alchimista, scrive i Secreti medicinali artificiosi e alchemici
(Venezia 1561) opera che ebbe numerose edizioni anche
in lingua tedesca.
ANNO 1561
GABRIELE FALLOPPIO (1523-1562)
nelle sue Observationes anatomicae, fornisce la descrizione di numerose
strutture anatomiche per la prima volta da lui osservate o in precedenza
mal conosciute, fra cui quelle delle tube, della corda e della membrana del
timpano, dei canali semicircolari dell'orecchio e il canale del percorso
del nervo facciale che ancora oggi portano il suo nome.
ANNO 1562
BARTOLOMEO EUSTACHI descrive
il lungo canale, denominato con il suo nome, che mette in comunicazione la
cavità timpanica con la parte nasale della faringe. Le sue Tabulae
anatomicae (1552) vedranno la luce soltanto nel 1714 per iniziativa di
Lancisi.
ANNO 1565
L’11 aprile 1565, viene conferita a
FABRIZIO D’ACQUAPENDENTE la nomina di professore
in chirurgia con l’obbligo di insegnare anche l’anatomia; la sua prima lezione
universitaria di anatomia risale al 18 dicembre 1566.
ANNO 1569
GIROLAMO MERCURIALE pubblica
a Venezia i sei libri De arte gymnastica, realizzando una fondamentale
sintesi tra la ginnastica antica e quella moderna. Mercuriale accredita la
ginnastica di capacità terapeutiche, in particolare nella riabilitazione
dei paralizzati.
ANNO 1571
ANDREA CESALPINO (1519-1603)
studia per la prima volta la circolazione del sangue e pone il cuore al centro
del sistema ematico. Nel 1592 viene nominato medico personale di Clemente
VIII e professore di medicina presso l’Università "La Sapienza" di
Roma. Nella ricerca anatomica dette grande importanza alla scoperta della
circolazione sanguigna polmonare. Dissociandosi dalla fisiologia galenica,
sottolineò che vene e arterie hanno origine dal cuore, anziché
dal fegato. Notò l’esistenza di un flusso costante di sangue dalle
vene verso il cuore e dal cuore verso le arterie e fu consapevole dell’esistenza
di un flusso di sangue verso le vene periferiche. Anche se la sua credenza
nell’anastomosi gli impedì di giungere a una chiara comprensione del
mecccanismo del circolo chiuso della circolazione ematica, le sue acute osservazioni
e le sue scoperte anticiparono e influenzarono l’opera di W. Harvey.
ANNO 1573
COSTANZO VAROLIO (1543-1575)
Anatomista e professore di chirurgia e medicina pratica all’Università
di Bologna. Ebbe la cattedra di anatomia alla Sapuienza e la carica di archiatra
del pontifice Gregorio XIII. Studiò in particolare il sistema nervoso
centrale , descrivendone per la prima volta alcune formazioni, tra cui il
ponte che porta il suo nome (ponte di V.), struttura di collegamento
del romboencefalo posta ventralmente, sopra il bulbo, davanti al cervelletto,
come parete del quarto ventricolo cerebrale da cui si diparte il nervo trigemino.
Nella sua opera De Nervis Opticis, descrive un nuovo e più
efficace sistema di dissezione cerebrale.
ANNO 1574
FABRIZIO D’ACQUAPENDENTE scopre
e descrive le valvole delle vene.
ANNO 1575
ARCANGELO PICCOLOMINI (1525-1586)
ottiene la cattedra di Medicina pratica e di Anatomia. Nato a Ferrara ed
ivi addottoratosi, si recò in Francia dove ebbe la cattedra di filosofia
a Bordeaux dove tradusse il De umoribus di Galeno. Dopo poco tempo
venne chiamato a Roma da Pio IV che lo nominò suo medico. Nel 1582
viene creato protomedico generale.
ANNO 1586
ARCANGELO PICCOLOMINI poco prima
di morire pubblica a Roma la sua opera di anatomia Praelectiones anatomicae,
(1586) in cui descrive alcune sue scoperte ed esamina meglio fatti
già noti. Descrive molto bene il diaframma dei muscoli addominali,
di cui indica l’inserzione, e dà il nome di linea alba alla
nota formazione aponeurotica. Studia la terminazione dei nervi cranici e
descrive la comunicazione, nell’interno del fegato, tra i rami della porta
con quelli della cava; annota la maggiore ampiezza del bacino femminile e,
nel cuore del feto, il canale arterioso, il foro ovale e la sua valvola.
Il foro venne poi chiamato col nome di Botallo. Per primo osservò
il funzionamento della valvola ileo-cecale. Si dedicò a Sisto V e
morì il 19 ottobre del 1586, lo stesso anno in cui pubblicò
la sua opera di anatomia.
ANNO 1594
GIROLAMO FABRICI d’ACQUAPENDENTE
(1533-1619) inventa il teatro anatomico realizzando a Padova il primo Teatro
Anatomico permanente dell'Università. È il primo nel suo
genere. In precedenza erano esistiti soltanto teatri smontabili e provvisori.
Con il Fabrici la rinascita dell’anatomia afferma un'altra conquista di posizione
nel cammino della conoscenza umana. È una anatomia nuova, "vivente",
contrapposta a quella più meramente cadaverica, concepita solo come
oggetto statico della dissezione e dell’inerte morfologia. Il Fabrici fu
una tra le più straordinarie figure del XVI secolo italiano e forse
non ancora sufficientemente considerata. Grande medico ed illustre chirurgo,
divenne uno dei più insigni anatomisti della sua epoca che insegnarono
all’Università di Padova. Eccelso docente, ebbe tra i numerosi allievi
che da tutta Europa accorrevano a sentire le sue auree lezioni, anche il
grande William Harvey. Fabrici fu l’iniziatore della moderna anatomia comparata
e i suoi studi embriologici, relativi allo sviluppo del feto umano e del
pulcino, hanno segnato una vera e propria svolta in questo genere di ricerche.
A lui si deve la scoperta delle valvole delle vene, il ricorso alla tracheotomia,
l’invenzione del catetere flessibile, l’ideazione di nuovi strumenti chirurgici
e la costruzione del Teatro Anatomico padovano che ancora oggi porta il suo
nome. Oltre alla numerosa produzione scientifica, egli dedicò gran
parte della sua vita nel compilare un grande atlante anatomico che morendo
lasciò in dono alla città di Venezia e attualmente conservato
nella Biblioteca di S. Marco. Esso è composto di 167 tavole, divise
in 8 volumi in folio, dipinte ad olio su carta, autentici capolavori con
le caratteristiche di veri quadri, la cui esecuzione è attribuibile
ad artisti di fama. Per volere della sorte, o perché i nostri patrimoni
scientifici ed artistici sembrano destinati all’eterna sepoltura, le splendide
tavole che illustrano questo lavoro, sono rimaste inedite e sconosciute ai
più. Una parte di queste bellissime tavole anatomiche rividero la
luce dopo quasi 400 anni dalla loro esecuzione, per opera del Dott. Ugo Stefanutti
ANNO 1597
GASPARE TAGLIACOZZI (1545—1599)
inventa il trapianto di pelle. Medico bolognese pubblicò a Venezia
il De curtorum chirurgia per insitionem, il primo trattato di chirurgia
plastica. Tagliacozzi utilizzava la pelle prelevata dal braccio del paziente
per impiantarla sul naso, avvicinando il braccio stesso al volto e lasciandovelo
per settimane con opportuni bendaggi. Sembra che Tagliacozzi abbia realizzato
anche il primo innesto di ossa nella calotta cranica, utilizzando quelle
di cane. La sua opera fu definita eretica e maledetta dalla Chiesa. Solo
nel 1823 verrà riscoperta dal tedesco G. Bunger il quale eseguirà
la prima rinoplastica moderna.
ANNO 1599
GIROLAMO FABRICI D’ACQUAPENDENTE
descrive il muscolo rilasciatore del timpano.
1600
ANNO 1600
GIROLAMO FABRICI D'ACQUAPENDENTE
pubblica il primo trattato di embriologia comparata, il De formato foetu.
ANNO 1600
Il piacentino GIULIO CASSERIO,
(1545 secondo Eloy, o nel 1552 o 1560 secondo altri), descrive le ghiandole
sottomascellari facendo menzione del canale che poi venne detto di Warton.
Celebre anatomista che fu famulus del Fabrici, Casserio contribuì
con il suo operato ad accrescere le conoscenze del sistema muscolare e nervoso.
Nel 1600 illustrò le ghiandole che presero immeritatamente il nome
di Meibomio (1609); lasciò il suo nome legato al muscolo coraco-brachiale
(muscolo perforato di Casserio), attribuì ai nervi la funzione
della sensazione tattile, credendoli distribuiti a forma di membrana appena
ricoperta dall’epidermide; descrisse l’apparato della fonazione e l’organo
dell’udito in una pubblicazione intitolata De vocis auditusque organis
del 1609. Studiò a fondo gli organi dei cinque
sensi che pubblicò nell’opera Pentaesthesion, hoc est de quinque
sensibus liber (Venezia 1609). Egli fece eseguire e curò l’esecuzione
di ottime tavole anatomiche che fece incidere dal Fialetti (allievo del Tintoretto),
nelle quali si trovano interessanti osservazioni, come la membrana aracnoidea,
il fornice del corpo calloso, la ghiandola pineale, l’acquedotto (che fu
denominato di Silvio), il talamo ottico ecc.. Morì repentinamente
nel 1616 e le sue tavole vennero pubblicate postume dal Rindfleisch (Bucretius)
nel 1627.
ANNO 1602
SANTORIO SANTORIO (1561-1636)
inventa il primo termometro medico. Medico e fisiologo nel 1602 pubblica
la sua prima opera Methodus vitandorum errorum omnium qui in arte medica
contiguunt (Sul metodo da seguire per evitare errori nell’arte medica).
Uomo di grande cultura, fu tra l’altro amico personale di P. Sarpi, di F.
Fabrici d’Acquapendente e di Galileo. Lasciò un grande numero di opere,
l’edizione completa delle quali comparve in quattro volumi a Venezia nel
1660. Dimostrò per primo l’indispensabilità degli strumenti
di misurazione fisica nelle determinazioni relative al metabolismo di scambio
del corpo umano (bilancia), applicando il metodo galileiano allo studio dei
fenomeni biologici. Effettuò importanti studi sulla funzione visiva
e per primo introdusse l’uso del termometro nella pratica medica. A lui dobbiamo
l’invenzione del pulsilogio, uno strumento per la misurazione del battito
cardiaco, e il letto ad acqua per le malattie gravi della pelle.
ANNO 1602
Si laurea a Padova WILLIAM HARVEY,
discepolo di Fabrici d'Acquapendente ed erede della scuola anatomica padovana.
Harvey, dal 1615 professore di anatomia e chirurgia al Reale Collegio dei
Medici a Londra, scoprirà la circolazione del sangue, descritta nell'Exercitatio
anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus (1628).
ANNO 1603
GIROLAMO FABRICI D'ACQUAPENDENTE
descrive per la prima volta le valvole delle vene. L’importante scoperta
delle valvole delle vene da parte del Fabrizi, preludio massimo alla scoperta
della circolazione del sangue da parte di Harvey, venne contrastata fin dal
suo primo esordire. Tra i primi contestatori vi furono il Morgagni e l’Haller
che, non potendo negare l’evidenza dei fatti gli confutarono il diritto di
priorità della scoperta. In un’altra sua opera: De brutorum loquela,
in cui il Fabrizi sostenne ingegnosamente che ogni specie animale aveva il
proprio linguaggio, lo si schernì dicendo che avesse voluto far parlare
gli animali.
ANNO 1612
SANTORIO SANTORIO realizza
il primo rudimentale termometro ad aria.
ANNO 1614
SANTORIO SANTORIO, nel De
Statica Medicina (Venezia 1614) che raccoglie i risultati di trent’anni
di esperimenti, Santorio fa ricorso alla "perspirazione insensibile" per
spiegare le variazioni del peso corporeo dell'uomo nel bilancio del ricambio
idrico.
ANNO 1622
GASPARE ASELLI (1581-1625) Anatomista
e fisiologo, scopre i vasi chiliferi dell'intestino che chiama "vene lattee
o bianche".
ANNO 1625
PAOLO ZACCHIA nel secondo libro
delle Quaestiones medico-legales, propone l'uso del termine Dementia
per tutte le affezioni che colpiscono le facoltà razionali.
ANNO 1627
Esce postuma a Milano l’opera di GASPARE
ASELLI dal titolo: De lactibus sive lacteis venis quarto vasorum meseraicorum
genere novo invento…dissertatio nella quale viene esposto il risultato
scientifico più significativo nel processo di comprensione dei meccanismi
fisiologici riguardanti la scoperta dei vasi chiliferi intestinali e della
loro funzione fatta nel 1622. Oltre ad essere una delle prime opere scientifiche
illustrate da tavole anatomiche a colori, nel testo l’Autore descrive i
vasi chiliferi dell’intestino del cane e di altre specie animali, nominandoli
"vene lattee o bianche" (lacteae sive albae venae) e dimostra sperimentalmente
che tali vasi chiliferi si inturgidiscono dopo i pasti
ANNO 1661
MARCELLO MALPIGHI (1628-1694)
scopre il funzionamento dei polmoni. Nel De pulmonibus observationes anatomicae,
Malpighi descrive in maniera sistematica, grazie al microscopio, la struttura
dei polmoni, gli alveoli polmonari ed i capillari dei polmoni. Descrive inoltre
i capillari che uniscono il sistema venoso al sistema arterioso, fornendo
l’elemento finale per costruire un modello completo ed esauriente della circolazione
sanguigna. Viene così confermata la scoperta di Harvey della circolazione
del sangue. A Malpighi dobbiamo anche la dimostrazione che i glomeruli renali
sono i veri organi secretori di urina e la scoperta dei globuli rossi del
sangue. È interessante ricordare che già Erasistrato (III secolo
a.C.) aveva descritto i capillari che univano il sistema venoso a quello
arterioso.
ANNO 1680
Viene pubblicato postumo il De motu
animalium in cui il medico, matematico e fisico GIOVANNI ALFONSO BORELLI
(1606-1679) scopre le leggi del movimento dei muscoli e fa una trattazione
dei movimenti muscolari in termini di considerazioni geometriche fondate
su principi di tipo meccanico. Borelli attribuì la contrazione muscolare
a improvvisa "fermentazione" innescata da una reazione fisica che si propagava
lungo il nervo dal muscolo al cervello, sostenendo anche che il flusso continuo
di sangue dalle arterie alle vene è dovuto alla reazione elastica
delle pareti arteriose.
ANNO 1683
LORENZO BELLINI (1643-1701) dopo
aver dimostrato la struttura dei tubuli uriniferi, scrive il De urinis
et pulsibus, importante trattato di patologia dell’apparato urinario
in cui
descrive i tubuli renali riconoscendo
la loro importanza per la secrezione dell’urina.
ANNO 1687
GIOVANNI COSIMO BONOMO dimostra
sperimentalmente il ruolo dell'acaro nell'eziologia della scabbia, pubblicando
a Firenze le sue Osservazioni intorno a' Pellicelli del corpo umano.
ANNO 1696
GIORGIO BAGLIVI (1668-1707) scrive
la De Praxi medica libri duo (Roma 1696) in cui, ispirandosi a Ippocrate,
scrive i suoi precetti in forma di aforismi. Medico e filosofo naturale,
ancora giovanissimo divenne famoso in tutta Europa e poi anche in Turchia
e in Arabia. Papa Clemente XI lo nominò professore di chirurgia e
di anatomia alla "Sapinza" a Roma. Le sue numerose dissertazioni e memorie,
non tutte completate per la prematura scomparsa, furono edite postume in
2 volumi solo nel 1827-8 a Lipsia nell’Opera omnia medico-pratica et anatomica
Georgii Baglivi (a cura di C. G. Kulm).
1700
ANNO 1700
BERNARDINO RAMAZZINI (1633-1714)
pubblica a Padova il De morbis artificium diatriba, primo trattato
di medicina dedicato interamente alle malattie dei lavoratori. Ramazzini
sostiene l’importanza per ogni medico di tenere in giusta considerazione la
professione dell’ammalato ai fini della sua diagnosi, oltre alla necessità
di proteggere legalmente la salute dei lavoratori. La sua opera e i suoi insegnamenti
costituiscono hanno gettato le basi della moderna medicina del lavoro.
ANNO 1700
GIORGIO BAGLIVI (1668-1707) scrive
il De fibra motrice, et morbosa, nec non de experimentis, ac morbis salivae,
bilis et sanguinis (Perugia 1700) in cui introduce per la prima volta
il concetto di fibra ed espone la sua concezione secondo cui la dura madre
del cervello si comporta come un muscolo antagonista del cuore, individuando
una sorta di doppio movimento: dalla testa al resto del corpo e viceversa..
ANNO 1704
ANTONIO MARIA VALSALVA (1666-1723)
nel suo De aure humana tractatus presenta un'accurata descrizione
anatomica e fisiologica dell'orecchio umano e descrive per la prima volta
il cosiddetto "apparecchio" che porta il suo nome. Anatomista e chirurgo,
fu allievo di M. Malpighi e maestro di G. Morgagni, suo biografo ed editore
delle sue opere. Descrisse dettagliatamente il sistema vascolare e il nervo
vago. Portano il suo nome alcune strutture, tra cui la dilatazione dell’aorta
situata poco dopo le valvole semilunari (Seno di V.) e la rete vascolare
venosa della parte inferiore del naso (Locus Valsalvae).
ANNO 1707
GIOVANNI MARIA LANCISI (1654-1720)
Medico e anatomista, studioso di igiene pubblica ed epidemiologia, ipotizza
che la trasmissione delle febbri malariche avviene
mediante la puntura delle zanzare viventi negli stagni e fa prosciugare vaste
zone delle paludi Pontine, focolai endemici della malaria. Nel 1717 pubblica
il De noxiis paludum effluviis dove dimostra che la malaria è
trasmessa dalle zanzare. Fu Pioniere degli studi anatomici delle lesioni
cardiache e studiò anche l’origine degli aneurismi (De motu cordis
et aneurysmatibus, postuma 1728). Umanista e filosofo, raccolse una grande
biblioteca (Biblioteca lancisiana) che lasciò all’Ospedale di S. Spirito
a Roma. Nel 1724 acquisì e pubblicò per la prima volta le tavole
anatomiche di B. Eustachi.
ANNO 1717
GIOVANNI MARIA LANCISI pubblica
il De noxiis paludum effluviis dove dimostra che la malaria è
trasmessa dalle zanzare
ANNO 1722
ANTONIO BENEVOLI (1685-1756)
individua per primo le cause della cataratta e studia le ernie inguinali.
ANNO 1728
Esce postumo il De motu cordis et
aneurysmatibus di GIOVANNI MARIA LANCISI, il trattato che rappresenta
una pietra miliare nella storia della patologia cardiocircolatoria.
ANNO 1748
Vengono date postume alle stampe negli
"Atti della Accademia Bolognese delle Scienze" le lezioni di IPPOLITO
FRANCESCO ALBERTINI (1662-1738) tenute all’Università di Bologna
nel 1726, nelle quali l’autore puntualizza l’importanza dei metodi di riscontro
dei sintomi di cardiopatie per lesioni, e dell’osservazione dei cambiamenti
di struttura rilevabili dopo il decesso. Albertini approfondì gli
studi sulla circolazione sanguigna e individuò la causa dell’idropisia
e della dispnea polmonare nell’edema. A lui si deve l’introduzione della
tecnica dell’auscultazione nella pratica clinica, così come il corretto
trattamento per l’aneurisma dell’aorta. Le stesse ricerche del Morgagni presero
il via proprio dalle indagini di Albertini, il quale verrà ricordato
come eminente diagnosta dallo stesso Morgagni.
ANNO 1754
CELESTINO COMINALE (1722-1785)
Professore di Medicina all’Università di Napoli pubblica la sua opera
Antinewtoniananismi pars prima in qua Newtoni de coloribus
systema evertitur nella quale confuta la teoria newtoniana dei colori.
ANNO 1761
GIAMBATTISTA MORGAGNI (1682-1771)
Medico e fondatore dell’anatomia patologica, descrive le malattie cardiocircolatorie
e nelle sue lezioni di medicina teorica menziona l’importanza dell’esame del
sangue per determinare i caratteri fisici e chimici consigliandone la distillazione.
Con il De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis del 1761,
Morgagni inaugura l'anatomia patologica come disciplina medica, indirizzandola
verso un approccio moderno, sostenendo il rapporto diretto tra le modificazioni
anatomiche e la sintomatologia..
ANNO 1761
DOMENICO COTUGNO (1736-1822)
descrive per la prima volta gli acquedotti del vestibolo e della chiocciola
dell'orecchio interno (detti poi acquedotti cotugnani), e il nervo
naso palatino, dimostrando inoltre che il labirinto
è completamente pieno di liquido e privo d'aria. Medico e anatomico
insegnò all’Università di Napoli, dove per il suo valore era
chiamato l’Ippocrate napoletano. Fra i suoi importanti lavori sono
da citare: Dissertazio anatomica, De ischiade nervosa, De sedibus variolarum
syntagmas. Una sua lettera sulla Elettricità del sorcio
lo fece considerare precursore del Galvani nella scoperta della elettricità
animale.
ANNO 1768
LAZZARO SPALLANZANI (1729-1799)
Naturalista, biologo sperimentale e fisiologo ottiene l’inseminazione artificiale
nei batraci (rospo e rana), e nove anni dopo riesce, inoculando il seme di
un cane nella vagina di una cagna, a far nascere cuccioli che "nelle
fattezze e nei colori rassomigliavano a detta madre ma anche al maschio che
somministrato avea lo sperma". L’opera biologica di Spallanzani segnò
un’autentica rivoluzione demolendo la fantasiosa costruzione di Buffon in
relazione alla biologia degli spermatozoi.
ANNO 1770
DOMENICO COTUGNO (1736-1822)
dimostra mediante riscaldamento, la presenza dell’albumina nell’urina di
un soggetto affetto da idropisia.
ANNO 1772
GIACINTO VINCENZO MALACARNE (1744-1816)
medico e anatomista inizia a condurre studi sul cretinismo e sul gozzo endemico
nella Valle del Po (1772-75), mettendo in evidenza, mediante studi anatomici,
le anomalie cerebrali connesse. Pubblicherà i risultati delle sue
osservazioni nella sua opera Sui gozzi e sulla stupidità che in
alcuni paesi gli accompagna (Torino, 1789).
ANNO 1773
LAZZARO SPALLANZANI compie la
prima fecondazione artificiale.
ANNO 1776
GIACINTO VINCENZO MALACARNE (1744-1816)
medico e anatomista fornisce la prima dettagliata descrizione del cervelletto
nella sua opera la Nuova esposizione della vera struttura del cervelletto
umano (Torino, 1776).
ANNO 1777
LAZZARO SPALLANZANI inizia le
sue ricerche sulla digestione , soprattutto sugli uccelli, individuando il
fattore essenziale che egli stesso chiamò "succo gastrico", mentre
in precedenza si credeva che il fenomeno digestivo dipendesse dal calore
dello stomaco che eseguiva una sorta di "cottura". L’azione solvente del
succo fu verificata da Spallanzani a differenti temperature e su vari materiali
di natura organica.e inorganica, concludendo che il succo gastrico costituiva
il principio attivo della digestione.
ANNO 1777
RE VITTORIO AMEDEO III adotta
il primo provvedimento di igiene mortuaria, ordinando di fornire la città
di Torino di un cimitero e di vietare il seppellimento nelle Chiese. Molte
città italiane seguirono questo esempio che precede di ben 27 anni
il decreto consolare francese del 15 giugno 1804 a cui viene erroneamente
e comunemente riconosciuta la priorità.
ANNO 1778
GIOVANNI ALESSANDRO BRAMBILLA,
chirurgo personale dell'Imperatore Giuseppe II, viene nominato chirurgo supremo
di stato maggiore.
ANNO 1779
A DOMENICO COTUGNO è affidata
la docenza dell’anatomia in Napoli, elevata a dignità di cattedra
primaria al pari della medicina teorica e pratica.
ANNO 1780
LAZZARO SPALLANZANI, nelle Dissertazioni
di fisica animale e vegetabile, conferma sperimentalmente il valore solvente
del succo gastrico e rivela la funzione della saliva nella digestione.
ANNO 1783
MICHELE ROSA adopera la pratica
trasfusionale che era stata proibita verso la fine del XVII Secolo con veto
del tribunale della Chatelet, risvegliando in Europa l’interesse per questo
procedimento.
ANNO 1784
PAOLO MASCAGNI riceve dall'Académie
des Sciences di Parigi un premio speciale per i suoi studi sui vasi linfatici.
ANNO 1786
LUIGI GALVANI (1737-1798) Medico,
anatomista, ginecologo, fisiologo e fisico, scopre l’azione della corrente
continua sui tessuti che sarà presa in considerazione soltanto un
secolo dopo la sua scoperta. Nel 1786 Galvani scopre "l’elettricità
animale" osservando che le scariche elettriche prodotte da uno degli apparecchi
generatori di corrente elettrica del suo laboratorio provocavano la contrazione
dei muscoli della zampa dissecata di una rana. Altri esperimenti lo convinsero
in seguito dell’esistenza di una corrente elettrica prodotta dai tessuti
degli organismi viventi. L’elettroterapia, nata dalla galvanoterapia, ebbe
in seguito applicazioni importanti come nel caso dello stimolatore cardiaco
noto come pacemaker o nel trattamento delle fratture ossee.
ANNO 1786
Ad ANGELO DALLA DECIMA (1752-1825)
viene assegnata dal Senato cittadino la Cattedra di Materia Medica dell’Università
di Padova. Naturalista e medico laureatosi nel 1775, ebbe come grandi maestri
G. Poleni e G. B. Morgagni. Per la sua impostazione moderna della medicina
e per la sua forma più aperta e innovativa di insegnamento, durante
il quale utilizzava le collezioni di A. Vallisnieri e i materiali scientifici
del Gabinetto di storia naturale, suscitò severe critiche nell’ambiente
medico veneziano. Nel 1781 scrisse Riflessioni sopra i veleni; nel
1793 tradusse dall’inglese il Trattato di materia medica del Signor Guglielmo
Cullen; nel 1813 scrisse le Istituzioni di Patologia generale
e nel 1816 esce il suo Trattato di Geologia.
ANNO 1794
ANTONIO SCARPA (1752-1832) Chirurgo
e anatomista, scrive le Tabulae nevrologicae, finemente illustrate
da F. Anderloni. Autore di studi sui plessi nervosi e sui nervi cerebrospinali,
ha legato il suo nome a una forma di nevrite (detta anche causalgia),
caratterizzata da dolore acuto, esacerbato anche da piccolissimi stimoli,
e da disturbi vasomotori e trofici lungo il decorso del nervo colpito, in
genere l’ulnare o il medio. Ha lasciato importanti contributi in anatomia
comparata e in tecnica chirurgica. Diverse formazioni anatomiche portano
il suo nome.
ANNO 1798
ANDREA COMPARETTI ( 1745-1802)
pubblica a Padova la sua opera Observationes dioptricae et anatomicae
comparatae de coloribus apparentibus, visu et oculo, nella quale trattò
i primi concetti di acromatismo e le aberrazioni, studiandole non solo nell’occhio
umano ma anche in quello degli insetti. Medico e fisico, Comparetti fu professore
dell’Università di Padova e uno dei primi cultori di ottica fisiologica.
Altra sua precedente opera importante: Observationes opticae de luce inflexa
et coloribus editata a Padova nel 1787.
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