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Anno VI

Numero 3

Luglio-Settembre 2002

 

 

 

CRONOLOGIA MEDICA ITALIANA

PARTE PRIMA

Prof. Fernando Piterá









Medico - Chirurgo - Genova.

Professore a contratto di Medicine Non Convenzionali

e Tecniche Complementari alla Facoltà di Medicina e Chirurgia

dell’Università degli Studi di Milano.

 

"Non so trattenermi dall’augurare che nel futuro ordinamento degli studi medici in Italia si ripari finalmente alla vergogna che il giovane medico esca dalle nostre Università senza conoscere l’opera dei padri e degli avi, e senza sapere l’evoluzione storica dei postulati scientifici e pratici da cui trarrà norma al letto dell’infermo." (Andrea Ferrarini, Riforma medica, 1918, 778).

"Così nulla va perduto nel mondo: non l’orma de’ misteriosi augelli primitivi su l’arena di tanti secoli che s’è fatta pietra, e né pure, quel ch’è più mirabile, lo sfiorar dell’ala della fantasia umana su le brume del passato sfumanti in vetta alla montagna dei secoli". (G. Carducci).

L’Italia è stata maestra di medicina nel mondo; nei suoi musei, nei suoi archivi, nelle sue biblioteche vi sono i maggiori tesori della medicina antica. Il nostro passato scientifico e medico è ricco e glorioso come forse in nessun altro popolo al mondo, tanto che tutta la medicina moderna si riallaccia ai progressi conseguiti in Italia nell’anatomia e fisiologia del Rinascimento. In quell’epoca una pleiade di dotti e scienziati dava grande decoro alle nostre università, nelle quali trovavano liberale ospitalità gli stranieri di ogni nazione che accorrevano da terre lontane per apprendere il nostro sapere. Basti citare il nome dell’anatomico belga Vesalio naturalizzato italiano, da prima discepolo e poi professore nei nostri atenei. Il Cermenati ricordava come l’Austria, nella prima metà dell’800, avesse abolito l’insegnamento della Storia della Medicina nelle sue Università, unicamente perché i docenti dovevano troppo spesso insistere sul merito degli italiani in quella scienza.

Il progresso medico e scientifico degli ultimi decenni non deve farci dimenticare la conoscenza di quei fatti che hanno portato la medicina allo stato attuale. Un pregiudizio nocivo allo sviluppo dello studio della Storia della Medicina è dovuto al falso concetto che si collega, come luogo comune, al contenuto stesso di questa affascinante materia: si pensa infatti che questa consista solo in una mera raccolta di date e di aneddoti più o meno interessanti ma polverosi o in un lungo elenco di superati metodi di cura. Nulla di più falso e lontano dalla verità! Non si pensa sufficientemente al fatto che la vera storia della medicina deve avere soprattutto di mira lo studio, nel loro evolversi, delle idee mediche e biologiche che ebbero importanza anche quando erano sbagliate. Le chimeriche ricerche della pietra filosofale non hanno forse aperto la via alla chimica moderna? E chi può dire quante verità nascoste vi siano ancora nei libri di Paracelso, in quel loro miscuglio di nuove idee, di cognizioni profonde, in cui i dati positivi si mescolano al frutto della ribellione eccentrica con elementi cabalistici, alchemici e filosofici?

Dobbiamo riflettere che la lettura dei vecchi autori, studiati nei concetti stupendi che campeggiano nelle loro opere, può essere utilissima come continua fonte di progresso, come generatrice di idee, di associazioni mentali, di raffronti e analogie impensati.

Moltissimi degli antichi medici, abituati alla speculazione filosofica, raffinati nei loro sensi dalla lunga consuetudine al letto del malato, ebbero intuizioni profonde e geniali, poiché in essi l’assenza della tecnica e della strumentazione scientifica moderna era compensata dall’acutezza dello spirito di osservazione.

Quando Ippocrate annotava l’osservazione di una tosse persistente e di lunga durata, la quale cessava "superveniente tumore testiculorum, et hic tumor superveniente tusse" (Epidem., II, sect. I), descriveva forse, il primo esempio di tosse nervosa e apriva la serie di una moltitudine di fenomeni funzionali d’origine riflessa dei quali tuttora la fisiologia e la patologia si interessano. Quando Galeno, dopo aver provato ammirazione per il decorso dei nervi laringei superiori ed inferiori e del circonflettersi dei nervi ricorrenti attorno ai vasi toracici, così che nell’isolarli raccomandava ai suoi discepoli un’attenzione superiore a quella che si prestava ai riti Eleusini e di Samotracia; quando dunque egli si accorge e dimostra che il legare o recidere i nervi ricorrenti causava istantaneamente l’afonia dell’animale, poiché la sua glottide ne restava inanimata, egli compie una delle più belle e semplici esperienze fisiologiche, che resterà nei secoli come modello di metodo d’indagine biologica. La novità di questa scoperta destò allora grande stupore fra tutti i dotti di Roma. Ma Alessandro Damasceno, peripatetico e precettore di Boezio, pur di opporsi alla gloria nascente del suo rivale Galeno, arrivò persino a negare il fatto, disconoscendo l’evidenza medesima della prova sperimentale!

E non è forse vero che Robert Koch — che da ragazzo voleva fare l’esploratore - aveva cominciato quasi per scherzo a guardare nel microscopio regalatogli dalla moglie Emma per il suo trentacinquesimo compleanno, spinto da un’innata curiosità per le cose nuove? Egli vi osservava tutto ciò che riusciva a trovare di interessante, anche il sangue di quelle povere bestie che ogni giorno morivano a decine colpite da una misteriosa malattia dal lugubre nome di "carbonchio". I venti marchi che a stento riusciva a guadagnare nella giornata con le visite da semplice medico condotto del paesino prussiano di Wollstein, non gli permettevano certo di acquistare una pecora o una mucca per condurre esperimenti, per cui dovette accontentarsi di alcuni topolini, costruirsi da sé gli attrezzi e improvvisare i metodi di coltura. Era infatti convinto che quegli strani piccoli corpuscoli neri che vedeva muoversi nel sangue prelevato dagli animali infetti doveva essere responsabile della malattia. Aveva visto giusto! E cosa dire allora di Louis Pasteur? Nel segreto del suo "laboratorio", costituito poco meno che da un sottoscala e attrezzato con qualche vecchio matraccio, poche provette sbeccate e qualche siringa, riuscì a trovare il modo di prevenire terribili malattie come la rabbia. Anche nell’orbita di conoscenze più circoscritte molto vi è da imparare dai nostri predecessori! Ma la grande strada maestra della conoscenza non sempre è lastricata da buone intenzioni. Non si può ignorare la storia della scienza che si professa, soprattutto se questa è la Medicina. Ignorarne gli errori, le conquiste, le difficoltà, le illusioni, i metodi applicati, le dispute e gli imbrogli, la vita e la biografia di chi ha dedicato la propria esistenza alla medicina e alla ricerca scientifica, molte volte pagando anche di persona e sacrificandosi per testimoniare la forza delle proprie idee; altre volte sacrificando invece la verità e la neutralità ad esigenze economiche e politiche dell’epoca, a ideologie, a interessi personali o a potenti motivazioni extrascientifiche, significa ignorare un sapere profondo che è alla base del progredire della conoscenza. Capire che spesso le idee troppo audaci sono anche troppo scomode perché obbligano a rivedere e a rivoluzionare non solo il proprio modo di pensare, ma anche comodi dogmi e intere e consolidate linee produttive, può essere estremamente illuminante. Il medico privo di queste conoscenze rischia di vivere in un "eterno" presente nel quale credere fermamente e ciecamente a tutto il nozionismo faticosamente appreso e a qualsiasi nuova proposta terapeutica o metodologica che gli venga propinata dalla "ricerca" e dalla "letteratura scientifica" sia il massimum desideratum da applicare ai suoi pazienti. Ma la stessa cosa pensavano i nostri colleghi di qualche tempo fa, quando la tecnica del salasso imperversava sino alla morte del paziente, prosciugando le vene di qualsiasi malato, adulto o neonato che fosse, persino se affetto da colera, tubercolosi o da grave anemia! La tendenza a erigere a dogma ciò che si è appreso o che si crede di sapere, impone ideologie che ritardano le scoperte e il progresso delle scienze anche per lungo tempo, fino a che non sono definitivamente abbattute.

I più grandi fisici del XIX secolo hanno faticato duramente per sbarazzarsi della fumosa teoria del flogisto alla quale tutti avevano aderito. Allo stesso modo i biologi del XIX secolo hanno avuto difficoltà a disfarsi della teoria della generazione spontanea e del contagio mediante "Miasmi". "Tra qualche secolo, - scriveva Tolstoi in Pensieri - la storia di quella che ora noi chiamiamo attività scientifica del progresso sarà un argomento di grande ilarità e di pietà per le generazioni future". Dimenticare che il quo vadis presuppone necessariamente il donde vieni può essere decisamente destabilizzante e pericoloso, poiché se la storia è maestra di vita in ogni altra branca del sapere, in medicina lo è ancora di più!

Essendo un compito troppo arduo e troppo vasto citare per esteso tutti coloro che si distinsero per un particolare apporto alla sola storia della medicina italiana, dovrò limitarmi a menzionare in ordine cronologico solo i nomi più noti e i fatti più salienti.

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A.C.

ANNO 520 a.C.

ALCMEONE di CROTONE filosofo e naturalista realizza le prime anatomie degli animali (e probabilmente anche quelle umane) riconoscendo e differenziando le vene dalle arterie. Egli stabilisce che la sede delle attività dell’intelletto umano e della memoria è il cervello e non più il cuore, come allora si credeva. Le sue acute osservazioni lo portarono ad asserire che le percezioni sensoriali giungono al cervello attraverso i nervi. Scrisse opere di astronomia, medicina e meteorologia. Fu il primo a propugnare l’utilità della dissezione anatomica. Dissezionò l’occhio, descrivendone le membrane, l’umore vitreo e la connessione nervosa con il cervello. Osservò lo sviluppo embriologico dell’uovo di gallina nelle varie fasi e individuò in entrambi i genitori la determinazione genetica della prole. Tentò una prima descrizione del suono e si occupò dei problemi connessi alla conoscenza scientifica. Per Alcmeone la conoscenza non derivava direttamente dalle sensazioni, ma era acquisita progressivamente mediante un processo di interpretazione e integrazione delle sensazioni stesse, basato sugli indizi che esse fornivano. Fu il primo ad interessarsi con intenti scientifici delle malattie interne di origine non traumatica. Definì la salute come uno stato di equilibrio (insonnia delle forze) di elementi opposti (caldo-freddo, secco-umido ecc.) e la malattia come tirannide di uno di essi. Tali concetti, rivisti e ridimensionati, confluirono nel corpus delle dottrine di Ippocrate, che per primo separò la medicina dalla filosofia. Lo storico della medicina Salvatore De Renzi (1800-1872) rivendicò ad Alcmeone di Cotrone il libro De antiqua Medicina attribuito ad Ippocrate.

ANNO 400 a.C.

EMPEDOCLE da AGRIGENTO (483/482 circa — 423 circa a.C.) filosofo naturalista, legislatore, medico, fisiologo, biologo e poeta nato ad Agrigento in Sicilia verso la metà del V secolo, formula la dottrina degli "umori" che dominerà sino alla medicina medioevale. Empedocle enuncia un concetto secondo il quale la salute dipende dall’armonia degli elementi nel corpo, che il sangue è la vita e che il cuore è al centro della vita corporea. Si attribuisce a lui anche il notevole progresso delle norme igieniche. Dominò l’epidemia di malaria nella città di Selinos facendo prosciugare le paludi e praticando fumigazioni nelle case. Per commemorare la liberazione della città dal morbo vennero coniate in suo onore monete che sono tuttora conservate al Museo Britannico.

ANNO 42 a.C.

MARCO ANTONIO ASCLEPIADE amico personale di Ottaviano al quale salva la vita a Filippi. Scrisse un’opera sull’idrofobia e una "Sulla Longevità".

ANNO 23 a.C.

ANTONIO MUSA medico e farmacologo latino cura con successo l’imperatore Augusto (Caio Giulio Cesare Ottaviano) da una grave malattia. Tramite Orazio sappiamo che egli attribuì grande valore terapeutico ai bagni freddi. Scrisse diverse opere di farmaceutica andate perdute, mentre le due sole pervenuteci con il suo nome sono il De herba vettonica e il De tuenda valetudine ad Maecenatem sono da ritenersi spurie.

 

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1000

ANNO 1058

ALFANO di SALERNO Monaco Benedettino viene eletto Arcivescovo di Salerno. Ad Alfano sono attribuiti il trattato dal titolo De quattuor humoribus e la traduzione del Premnon Physicon o De natura homine di Nemesio di Emesa, testo fondamentale della fisiologia e della medicina galenica dell'età ellenistica. L'opera di Alfano costituirà la base di un profondo rinnovamento della Scuola Medica di Salerno.

ANNO 1060

COSTANTINO L'AFRICANO, (1015 circa — Montecassino 1087) originario di Cartagine, fu, nelle scienze mediche, il tramite tra l’Oriente arabo e l’Occidente cristiano. Convertitosi al cristianesimo, introdusse nella civiltà latina le conoscenze della medicina araba e le opere mediche dell’antichità greca. Nel 1060 è alla corte di Roberto il Guiscardo a Salerno. Si ritirerà in seguito nel Monastero di Montecassino, dove tradurrà in latino opere fondamentali come l'Ars medica di Galeno, i commenti dello stesso Galeno agli Aforismi e Pronostici di Ippocrate, la Pantegni di Hali Abbas al-Magusi, il testo medico arabo più importante prima del canone di Avicenna, e altre opere di medici arabi come Ibn Al-Djassar, ed ebrei (come Ishaq Al-Israili), spesso senza rivelare il nome dell’autore dell’opera. In questo modo, le opere mediche del mondo arabo poterono essere conosciute in Occidente senza essere additate come pagane. Sulle sue opere si fondò l’insegnamento della Scuola medica salernitana, segnando il passaggio dalla medicina monastica a quella scolastica.

ANNO 1099 circa

A questa data viene fatta risalire la composizione del Regimen sanitatis, opera in 380 esametri latini che raccoglie i consigli medici e le ricette della Scuola Medica Salernitana.

1100

ANNO 1111

ADELARDO di BATH (1070 circa - ? 1160 circa) diffonde l'insegnamento della Scuola Medica di Salerno con le Quaestiones naturales aggiungendo nuove importanti osservazioni. Fu una delle figure-chiave del movimento culturale che, tra il XII e il XIII secolo, consentirono all’Occidente cristiano l’accesso al sapere della cultura greco-araba, con un grande lavoro di traduzione dal greco e dall’arabo in latino.

ANNO 1134

GERARDO da CREMONA si trasferisce a Toledo. Traduce in latino numerosi testi scientifici; fra questi, il Canone di Avicenna, che diventerà uno dei punti di riferimento della medicina medievale; le opere mediche di Galeno, il Breviarium di Serapione, la Chirurgia di Albucasis.

ANNO 1160 circa

Viene composto il De plantis, opera farmacologica di TORISI, in quel periodo ospite del Re Ruggero II di Sicilia.

ANNO 1163

PAPA ALESSANDRO III proibisce ai Monaci lo studio del Diritto e della Medicina.

ANNO 1180

RUGGERO DI PALERMO, uno dei massimi esponenti della Scuola Salernitana, scrive la Chirurgia, considerata a lungo un classico del suo genere. Alla fine del XII secolo Salerno è ormai il più importante centro di studi medici dell'Occidente. Il canone chiamato Articella o Ars Medicina, costituirà il nucleo testuale sul quale si baseranno i corsi universitari della nascente facoltà di medicina.

ANNO 1190 circa

RUGGERO (FRUGARDO) di SALERNO, Maestro di Medicina a Bologna, scrive la Practica Chirurgia, opera che segna la rinascita degli studi chirurgici in quella Università.

1200

ANNO 1206

DAVID di DINANT, autore del De anatomia, diventa Cappellano di Innocenzo III.

ANNO 1213

GIOVANNI di CASTELLOMATA di Salerno è primo medico personale di un Pontefice (da un testamento redatto il 20 Aprile 1213).

ANNO 1220

ROLANDO da PARMA scrive la Cyrurgia.

ANNO 1240 circa

TEODORICO DEI BORGOGNONI è il primo ad applicare rudimentali anestesie durante le operazioni chirurgiche. Domenicano, allievo e probabilmente anche figlio di Ugo da Lucca, inizia a scrivere la sua Cyrurgia, un trattato caratterizzato da una notevole perizia tecnica e teorica.

ANNO 1256

ALDOBRANDINO DA SIENA pubblica Le régime du corps, opera in quattro volumi di medicina preventiva che si rifà ai principali trattati medici arabi dell’antichità, ma anche agli scritti di Ippocrate, Galeno, Al-Razi, e altri. Per la prima volta in un’opera medica, viene abbandonata la lingua latina per il francese antico. Nel primo libro sono contenute norme igieniche e indicazioni relative al mantenimento della salute (alimentazione, riposo, attività sessuale, salassi, purghe, difesa della peste, ostetricia, puericultura, ecc.); nel secondo libro sono elencate le cure per parti specifiche del corpo (capelli, occhi, orecchi, fegato, stomaco, cuore ecc.); nel terzo vi sono indicazioni dietetiche con riferimenti ai vari alimenti (pesce, cereali, verdure, erbe ecc.); nel quarto, infine, viene trattata la fisiognomica quale mezzo per l’identificazione del carattere di un individuo a partire dai tratti fisici come la forma del mento, della fronte, il colorito della pelle, ecc. L’opera di Aldrobrandino ebbe grande fortuna e influenza nel Medioevo, tanto che ancora oggi della sua opera restano più di cinquanta manoscritti, conservati in molte biblioteche europee, oltre alle numerose volgarizzazioni.

ANNO 1260

TADDEO ALDEROTTI o Alderòtto (Firenze 1223 — Bologna 1295) inizia il suo insegnamento a Bologna, dove trascorrerà la maggior parte della sua vita. Fondamentali saranno i suoi Consilia, con il commento e l'applicazione dei testi di Ippocrate, Galeno ed Avicenna. Egli seppe elevarsi al di sopra dei medici dei suoi tempi, accrescendo e rinnovando il patrimonio della medicina; ebbe vedute superiori all’era in cui visse, e col suo ingegno anticipò molti nuovi studi che furono in seguito constatati dalla scienza. Figlio di Alderotto fiorentino, fu uno dei più illustri medici del XIII Secolo. Nacque a Firenze tra il 1215 e il 1223 e morì a Bologna nel 1295 dove insegnò medicina teorica e pratica sin dal 1260 circa. Non si conosce esattamente quanti anni abbia vissuto, ma visse comunque sino a tarda età. Secondo il Sarti, sarebbe stato di umili origini e "corto d’ingegno" sino ai trent’anni, opinione questa confutata dal Biscioni nelle note al Convivio di Dante. Secondo altri egli apprese, ancora giovane, nozioni di grammatica, filosofia e medicina nella quale si rese poi celeberrimo come pubblico docente e medico pratico in Bologna. Come scrittore acquistò grande fama di interprete dei testi classici della medicina greca e araba. Come medico pratico, divenne talmente famoso da essere ricercato per la sua arte dai più insigni e altolocati personaggi dell’epoca. Egli venne chiamato a Roma per assistere e curare papa Onorio IV nella sua ultima malattia. Si narra che per l’esercizio della sua professione, Taddeo esigesse altissime parcelle e imponesse strane condizioni quando era chiamato a prestare la sua opera di medico fuori da Bologna. Divenne pertanto molto ricco ed elargiva parte del suo danaro ai poveri e ad istituzioni di carità. I Bolognesi, per i suoi meriti, lo esentarono, insieme ai suoi eredi, da qualunque tassa. Tradusse le opere di Ippocrate e di Galeno, volgarizzò in italiano l’Etica di Aristotele, scrisse un libro sul modo di conservare la salute. Parte delle sue opere giace ancora manoscritta nelle biblioteche italiane ed in altre, ma diverse furono stampate tra cui i commentari sugli Aforismi e Pronostici di Ippocrate ed altri commenti sullo stesso Ippocrate e su Galeno. A lui allude Dante nella Divina Commedia (Paradiso XII, 83) definendolo come "Ippocratista" e infatti Alderotti restaurò, seguendo i precetti di Ippocrate, l’insegnamento clinico al letto del malato. Di lui parlarono con molta lode Giovanni e Filippo Villani, Benvenuto da Imola, Ticobaldo da Ferrara e fra gli autori più moderni lo Sprengel ed il Freschi nelle sue aggiunte. Medico dottissimo, profondo nello studio di Ippocrate, di Galeno, di Aristotele e degli Arabi, potè levarsi a giudice nei suoi tempi, scemando la fede circa l’infallibilità del medico di Pergamo ed additando ai contemporanei la via della severa osservazione seguita dal sommo Ippocrate.

Tra le opere di Taddeo Alderòtti ricordiamo i commenti Super Tegni Galeni pubblicato a Napoli nel 1522 e le opere Expositio in arduum aphorismorum Hippocratis volumen; In divinum pronosticorum Hippocratis librum; In preclarum regiminis acutorum Ipocratis opus; In subtilissimarum Ioannitij isagogarum libellum che vennero editi in un unico volume a Venezia nel 1527 seguendo il metodo didattico instaurato da Michele Scoto con il suo commento alla Sphaera di Giovanni di Sacrobosco. All’esposizione letterale più o meno breve del testo preso in esame, seguivano brevi quaestiones miranti a risolvere i dubia incontrati nella lettura dello stesso testo. Nella Expositio in arduum aphorismorum Hippocratis volumen descrive le esercitazioni di anatomia comparata che egli e altri avevano praticato in quegli anni.

Di grande interesse storico è il commento all’Isagoge di Ioannitius (1283 circa) dove con l’esposizione in senso averroistico di alcuni problemi relativi all’anima in generale e più in particolare all’intelletto, egli ci informa della diffusione a Bologna dell’averroismo che era già presente negli anni dell’insegnamento dell’Alderòtti.

Di Taddeo da Fiorenza ci restano anche numerosi Consilia, pubblicati solo nel secolo scorso, frutto della sua grande esperienza di medico pratico, nei quali sono raccolte le storie cliniche, con il parere del medico, le misure di profilassi, il trattamento dietetico e terapeutico (inaugurando così questa forma di letteratura medica). Scrisse il volgarizzamento di un compendio dell’Etica di Aristotele (ricordato da Dante nel Convivio, I, x,10) e una piccola opera in volgare Sulla conservazione della salute, scritta e composta per l’amico Corso Donati e ad uso delle famiglie (dallo stesso Taddeo tradotta poi in latino). Il suo testamento, fatto in Bologna nell’anno 1293 fu pubblicato dal Sarti. Secondo Benvenuto di Imola, Taddeo da Fiorenza avrebbe cessato di vivere per morte repentina.

ANNO 1267

Muore GUGLIELMO da SALICETO (1201-1267) autore di un'importante opera chirurgica. A Guglielmo è attribuita, per quanto concerne la patologia renale, la relazione tra la scarsità dell’urina (oliguria) con l’idropisia e la durezza (sclerosi) dei reni. A lui si deve l'introduzione del bisturi al posto del cauterio, metodo diffuso allora presso gli operatori arabi.

ANNO 1274

Vengono promulgati i nuovi Statuti dell'Università di Parigi; fondamentale la presenza nei curricula dei testi greci ed arabi.

ANNO 1276

PIETRO ISPANO (1215?-1277) viene eletto Papa con il nome di Giovanni XXI. La fama della sua cultura fu così enorme presso i suoi contemporanei che Dante lo menziona nel XII canto del Paradiso. Sarà l’autore di una serie di opere di logica e di medicina, che incontreranno uno straordinario successo sino al XVII secolo.

ANNO 1289

FOLCO PORTINARI (il padre della Beatrice di Dante) fonda a Firenze l'Ospedale di Santa Maria Nuova che acquisterà grande importanza dopo il 1348. Intorno al 1430 l’Ospedale diverrà il più importante di Firenze, incrementando progressivamente il proprio patrimonio e sviluppando servizi sanitari sempre più qualificati.

ANNO 1289

SALVINO ARMATO degli ARMATI ottico italiano inventa gli occhiali da naso. Probabilmente già ideati dai Cinesi, gli occhiali vengono introdotti (o reinventati) in Occidente nel 1289 dall’ottico italiano Salvino degli Armati (Firenze ?-1317). La prima testimonianza scritta dell’evento è datata 23 febbraio 1306, nella quale si riporta che il frate Giordano di Rivalto li menziona in una predica a Firenze. Gli occhiali di Salvino Armato erano costruiti con lenti convesse ed erano pertanto adatti ai presbiti. Gli occhiali per miopi, con lenti concave, si devono al tedesco Nikolaus Crypffs (altrimenti detto: Niccolò Cusano 1401-1464) e compaiono molto più tardi nel 1450.

ANNO 1290

EGIDIO ROMANO compone il De formatione corporis humani in utero, dove studia lo sviluppo del feto ed affronta il problema della presenza dell'anima.

1300

ANNO 1301

ARNALDO DA VILLANOVA (1240-1311 circa), uno dei più grandi medici dell'epoca, giunge alla Corte di Bonifacio VIII. Guarisce dei calcoli renali il Papa e scrive per lui il Contra Calculum. Da questo momento Arnaldo farà parte dell'entourage dei Medici del Papa e dei suoi successori, in particolare di Papa Clemente V. Teorizzò una fusione della medicina occidentale con quella greca e araba, di cui era un profondo conoscitore. Si scontrò con le autorità ecclesiastiche per la sua attività di alchimista e alcuni suoi scritti teologici misticheggianti che furono condannati dalla Chiesa..

ANNO 1304

PAPA BENEDETTO XI muore a Perugia il 7 luglio a causa di un'epidemia di dissenteria. Inutili saranno gli sforzi di tutti i suoi medici, tra cui il famoso Arnaldo da Villanova.

ANNO 1306

ENRICO di MONDEVILLE inizia a comporre il più importante trattato francese di chirurgia. Enrico si era formato a Bologna alla scuola di Teodorico da Lucca (morto otto anni prima), ed attribuisce al Medico pontificio Guglielmo da Brescia l'ispirazione dell'opera.

ANNO 1310

PIETRO D'ABANO (1257 ca.-1315) medico e filosofo, scrive il Lucidator astrologiae, in cui fa ampio uso delle dottrine di Eraclide. Autore del Conciliato differentiarum philosophorum et praecipue medicorum (1303 circa, riedizione Mantova 1472), nel quale tenta di comporre i conflitti tra la filosofia e la medicina dell’epoca attraverso la disamina scolastica di questioni specifiche. Nella stessa opera, sostiene la validità del sistema filosofico di Averroè e di altri filosofi arabi.

ANNO 1312

PAPA CLEMENTE V con solenne documento del 15 Marzo, richiede l'invio di un libro di medicina che il defunto Arnaldo da Villanova gli aveva promesso e per il quale egli mostra un grandissimo interesse. La lettera, nella quale Clemente V minaccia la pena della scomunica per coloro che avessero ostacolato la consegna del libro, viene diffusa anche in Italia.

ANNO 1315

REMONDINO DA BOLOGNA L’anatomia moderna è una scienza nata in Italia ad opera di Remondino da Bologna che per primo dissecò pubblicamente cadaveri, lasciandoci preziose tavole anatomiche (1315). L’opera di Remondino vedeva la luce dopo un lunghissimo periodo di silenzio e di oblio che datava da Galeno. Per circa mille anni la scienza dormì un lungo sonno dal quale fu risvegliata solo dal genio degli Italiani. Infatti, i successori di Remondino da Bologna: l’Achillini, il Benedetti, il Berengario, il Massa, lo Stefano, l’Eustachio e il Silvio, tutti italiani salvo l’ultimo, il cui vero nome era Giacomo Duboys, pur seguendo le idee galeniche, arricchirono la difficile scienza anatomica di preziose scoperte.

ANNO 1316

MONDINO DE' LIUZZI (1270 circa-1326), Anatomista e Maestro dell'Università di Bologna, pubblica un trattato di anatomia che resterà in uso per oltre due secoli. Le tavole della sua Anathomia (1316) rimasero un classico testo di riferimento per i suoi contemporanei e per studiosi successivi. A lui si deve la ripresa della pratica della dissezione dei cadaveri nell’insegnamento dell’anatomia, abbandonata dai tempi della scuola alessandrina.

ANNO 1347

LA PRIMA EPIDEMIA DI PESTE arriva in Italia e contagerà, nel giro di qualche anno, tutta l'Europa. Le epidemie di peste ricorreranno ciclicamente sino al 1537 e abbandoneranno il continente europeo soltanto verso la metà del Settecento.

1400

ANNO 1472

PAOLO BAGELLARDO (primi decenni 1400-1492/94) Medico e pediatra completa il De infantiuim aegritudinibus et rimediis Padova 1472), il primo e più antico trattato completamente dedicato alla pediatria, tra i pochi giunti integri fino a noi.

ANNO 1478

Viene edita a Firenze l'Editio princeps del De Medicina di AULO CORNELIO CELSO. Attraverso quest'opera di compilazione e rielaborazione di numerosi testi della medicina greca e latina, vengono riproposte le pratiche terapeutiche e chirurgiche della cultura medica classica.

ANNO 1478

Viene pubblicata a Pavia l'Editio princeps dell'Anathomia di MONDINO DE' LIUZZI. L'opera della prima edizione pavese al 1550 ebbe quaranta ristampe.

1500

ANNO 1500

LEONARDO DA VINCI (1452-1519) scienziato, artista, ingegnere e matematico, tra le innumerevoli scoperte e innovazioni apportate nel campo dello scibile, esegue dissezioni di cadaveri per i suoi studi di anatomia, prima da artista, ma nel suo secondo periodo milanese da vero e proprio anatomista. I suoi disegni anatomici sono ancora oggi reputati di assoluto valore scientifico e i suoi studi sul cuore sono in anticipo sui tempi per averne individuato alcune strutture che sarebbero divenute più comunemente note assai più tardi. Leonardo, dopo aver disfatti più di dieci cadaveri, si era proposto di scrivere in centoventi libri l’anatomia del corpo umano.

ANNO 1502

ALESSANDRO BENEDETTI stampa l'Historia corporis humani sive anatomice, il primo manuale di anatomia pubblicato in Occidente.

ANNO 1507

ANTONIO BENIVIENI pubblica De abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum causis, un'ampia selezione delle proprie cartelle cliniche che gli procurerà fama di pioniere dell'anatomia patologica.

ANNO 1530

GIROLAMO FRACASTORO, medico e letterato veronese descrive per la prima volta la sifilide e pubblica il poema latino Syphilis sive morbus gallicus, in cui si parla per la prima volta di questa malattia, così denominata dal nome del pastore Syphilus e in cui si sostiene la contagiosità della sifilide. È il primo trattato di venereologia che avrà 60 edizioni in diverse lingue. Nel 1546 Girolamo Fracastoro pubblicherà il De contagione et contagiosis morbis et curatione, testo alla base della moderna patologia, nel quale per la prima volta si attribuisce l'origine delle malattie contagiose a seminaria o virus, agenti vivi che sono capaci di contaminare uomini ed animali.

ANNO 1537

Il grande anatomista, fiammingo ANDREA VESALIO (1514-1564) si laurea in medicina a Padova. Nello stesso anno riceve l'incarico di insegnare chirurgia ed anatomia presso la stessa Università ed inizia la redazione del De humani corporis fabrica, uno dei testi alla base dell'anatomia moderna, che sarà pubblicato a Basilea nel 1543. Considerato il fondatore dell’anatomia moderna, nel 1538 pubblica a Venezia la sua prima opera, le Tabulae Anatomicae Sex, in cui comincia a fissare la moderna terminologia anatomica. Il 15 gennaio 1540, Andrea Vesalio tiene la prima lezione di anatomia basata sulla dissezione di un cadavere con la contemporanea descrizione degli organi e della tecnica usata per la dissezione. È la prima vera "diretta" anatomica. La sua opera più importante resta tuttavia il De humani corporis fabrica libri septem, pubblicata una prima volta a Basilea nel 1543 dove per la prima volta sono riprodotte le tavole anatomiche, splendidamente illustrate da un allievo di Tiziano. Il testo cancella di colpo secoli di conoscenze e di errate convinzioni sul corpo umano perché frutto di supposizioni e mai verificate sperimentalmente. In una seconda e altrettanto importante edizione del testo, stampata sempre a Basilea nel 1555, Vesalio sottolinea apertamente gli errori di Galeno e mette in dubbio la stessa teoria galenica dei fori interventricolari del cuore. Fu dunque tra i primi che osò correggere gli errori e le imperfezioni commesse da Galeno nelle sue opere anatomiche. Vesalio era capace di distinguere, con gli occhi bendati, qualsiasi parte del corpo umano; alle sue lezioni accorrevano anche persone estranee all’università, tanta era la novità del suo metodo: un professore che dissezionava e contemporaneamente parlava e spiegava l’anatomia e, per giunta, un professore che raramente consultava un libro di Galeno, se non per far notare che conteneva qualche errore. La sua opera infranse per la prima volta la sacralità del grande e autorevole Galeno i cui insegnamenti erano ritenuti "intoccabili" e tali rimasero sin quasi alle soglie dell’Ottocento. L’opera di Vesalio rivoluzionò completamente lo studio della medicina ma egli ebbe un destino infelice e fu vittima della sua scienza. Infatti, essendogli stato permesso, come medico di Filippo II, re di Spagna, di sezionare il cadavere di un gentiluomo morto da poco, quando ne scoperse il cuore, si vide che ancora palpitava. Per questo motivo Vesalio riuscì ad evitare la pena di morte soltanto con l’aiuto del re, il quale lo condannò invece a compiere un pellegrinaggio a Gerusalemme. Ma durante il ritorno, a causa di un naufragio, morì di fame in un’isola deserta.

ANNO 1541

GIAMBATTISTA CANANI pubblica a Ferrara la Musculorum humani corporis picturata dissectio, opera di grande rilievo nella storia dell'anatomia. Le 27 figure incise in rame, al posto delle tradizionali xilografie, contengono una rappresentazione estremamente accurata di tutti i particolari anatomici.

ANNO 1550

GABRIELE FALLOPPIO (1523-1562) anatomista e chirurgo inventa il profilattico.

ANNO 1553

GIOVANNI FILIPPO INGRASSIA (1510-1580) Medico e anatomista, distingue per primo il morbillo dalla scarlattina e fornisce la prima descrizione dettagliata e precisa della scarlattina come malattia epidemica. Riuscì a tenere sotto controllo la malaria, uno dei mali endemici della Palermo del XVI secolo, sia con lavori di drenaggio delle paludi circostanti, sia con gli ospedali di isolamento (lazzaretti). Contribuì ad attenuare gli effetti dell’epidemia di peste che infuriò in Sicilia nel 1575. Convinto contagionista, riuscì ad istituire adeguati ed efficaci provvedimenti epidemiologici e di polizia sanitaria. Si interessò di osteologia cranica descrivendo in maniera accurata l’osso sfenoide nei suoi processi orbitali che da lui presero il nome di apofisi di Ingrassia.

ANNO 1559

Esce postumo il De re anatomica dell’insigne anatomista MATTEO REALDO COLOMBO (Cremona 1510 ca. — Roma 1559), libro nel quale l’autore diede descrizioni del corpo umano più precise di quelle dei precedenti anatomisti. In particolare egli descrisse la pleura e il peritoneo, nonché "la lente dell’occhio" (il cristallino) che collocò giustamente nella parte anteriore dell’occhio anziché nel mezzo, dove allora si credeva fosse situata. Descrisse chiaramente e per la prima volta l'esistenza della circolazione "minore" del sangue (piccola circolazione o circolazione polmonare) e, durante una vivisezione di un cane, recidendo la vena polmonare, mostrò che la stessa conteneva sangue e non aria, giungendo alla conclusione che il suo colore rosso brillante fosse dovuto ai polmoni che, mischiandolo con l’aria, lo avevano reso "spiritoso" (cioè ossigenato).

ANNO 1561

ISABELLA CORTESE (?-1561) Medico, erborista e alchimista, scrive i Secreti medicinali artificiosi e alchemici (Venezia 1561) opera che ebbe numerose edizioni anche in lingua tedesca.

ANNO 1561

GABRIELE FALLOPPIO (1523-1562) nelle sue Observationes anatomicae, fornisce la descrizione di numerose strutture anatomiche per la prima volta da lui osservate o in precedenza mal conosciute, fra cui quelle delle tube, della corda e della membrana del timpano, dei canali semicircolari dell'orecchio e il canale del percorso del nervo facciale che ancora oggi portano il suo nome.

ANNO 1562

BARTOLOMEO EUSTACHI descrive il lungo canale, denominato con il suo nome, che mette in comunicazione la cavità timpanica con la parte nasale della faringe. Le sue Tabulae anatomicae (1552) vedranno la luce soltanto nel 1714 per iniziativa di Lancisi.

ANNO 1565

L’11 aprile 1565, viene conferita a FABRIZIO D’ACQUAPENDENTE la nomina di professore in chirurgia con l’obbligo di insegnare anche l’anatomia; la sua prima lezione universitaria di anatomia risale al 18 dicembre 1566.

ANNO 1569

GIROLAMO MERCURIALE pubblica a Venezia i sei libri De arte gymnastica, realizzando una fondamentale sintesi tra la ginnastica antica e quella moderna. Mercuriale accredita la ginnastica di capacità terapeutiche, in particolare nella riabilitazione dei paralizzati.

ANNO 1571

ANDREA CESALPINO (1519-1603) studia per la prima volta la circolazione del sangue e pone il cuore al centro del sistema ematico. Nel 1592 viene nominato medico personale di Clemente VIII e professore di medicina presso l’Università "La Sapienza" di Roma. Nella ricerca anatomica dette grande importanza alla scoperta della circolazione sanguigna polmonare. Dissociandosi dalla fisiologia galenica, sottolineò che vene e arterie hanno origine dal cuore, anziché dal fegato. Notò l’esistenza di un flusso costante di sangue dalle vene verso il cuore e dal cuore verso le arterie e fu consapevole dell’esistenza di un flusso di sangue verso le vene periferiche. Anche se la sua credenza nell’anastomosi gli impedì di giungere a una chiara comprensione del mecccanismo del circolo chiuso della circolazione ematica, le sue acute osservazioni e le sue scoperte anticiparono e influenzarono l’opera di W. Harvey.

ANNO 1573

COSTANZO VAROLIO (1543-1575) Anatomista e professore di chirurgia e medicina pratica all’Università di Bologna. Ebbe la cattedra di anatomia alla Sapuienza e la carica di archiatra del pontifice Gregorio XIII. Studiò in particolare il sistema nervoso centrale , descrivendone per la prima volta alcune formazioni, tra cui il ponte che porta il suo nome (ponte di V.), struttura di collegamento del romboencefalo posta ventralmente, sopra il bulbo, davanti al cervelletto, come parete del quarto ventricolo cerebrale da cui si diparte il nervo trigemino. Nella sua opera De Nervis Opticis, descrive un nuovo e più efficace sistema di dissezione cerebrale.

ANNO 1574

FABRIZIO D’ACQUAPENDENTE scopre e descrive le valvole delle vene.

ANNO 1575

ARCANGELO PICCOLOMINI (1525-1586) ottiene la cattedra di Medicina pratica e di Anatomia. Nato a Ferrara ed ivi addottoratosi, si recò in Francia dove ebbe la cattedra di filosofia a Bordeaux dove tradusse il De umoribus di Galeno. Dopo poco tempo venne chiamato a Roma da Pio IV che lo nominò suo medico. Nel 1582 viene creato protomedico generale.

ANNO 1586

ARCANGELO PICCOLOMINI poco prima di morire pubblica a Roma la sua opera di anatomia Praelectiones anatomicae, (1586) in cui descrive alcune sue scoperte ed esamina meglio fatti già noti. Descrive molto bene il diaframma dei muscoli addominali, di cui indica l’inserzione, e dà il nome di linea alba alla nota formazione aponeurotica. Studia la terminazione dei nervi cranici e descrive la comunicazione, nell’interno del fegato, tra i rami della porta con quelli della cava; annota la maggiore ampiezza del bacino femminile e, nel cuore del feto, il canale arterioso, il foro ovale e la sua valvola. Il foro venne poi chiamato col nome di Botallo. Per primo osservò il funzionamento della valvola ileo-cecale. Si dedicò a Sisto V e morì il 19 ottobre del 1586, lo stesso anno in cui pubblicò la sua opera di anatomia.

ANNO 1594

GIROLAMO FABRICI d’ACQUAPENDENTE (1533-1619) inventa il teatro anatomico realizzando a Padova il primo Teatro Anatomico permanente dell'Università. È il primo nel suo genere. In precedenza erano esistiti soltanto teatri smontabili e provvisori. Con il Fabrici la rinascita dell’anatomia afferma un'altra conquista di posizione nel cammino della conoscenza umana. È una anatomia nuova, "vivente", contrapposta a quella più meramente cadaverica, concepita solo come oggetto statico della dissezione e dell’inerte morfologia. Il Fabrici fu una tra le più straordinarie figure del XVI secolo italiano e forse non ancora sufficientemente considerata. Grande medico ed illustre chirurgo, divenne uno dei più insigni anatomisti della sua epoca che insegnarono all’Università di Padova. Eccelso docente, ebbe tra i numerosi allievi che da tutta Europa accorrevano a sentire le sue auree lezioni, anche il grande William Harvey. Fabrici fu l’iniziatore della moderna anatomia comparata e i suoi studi embriologici, relativi allo sviluppo del feto umano e del pulcino, hanno segnato una vera e propria svolta in questo genere di ricerche. A lui si deve la scoperta delle valvole delle vene, il ricorso alla tracheotomia, l’invenzione del catetere flessibile, l’ideazione di nuovi strumenti chirurgici e la costruzione del Teatro Anatomico padovano che ancora oggi porta il suo nome. Oltre alla numerosa produzione scientifica, egli dedicò gran parte della sua vita nel compilare un grande atlante anatomico che morendo lasciò in dono alla città di Venezia e attualmente conservato nella Biblioteca di S. Marco. Esso è composto di 167 tavole, divise in 8 volumi in folio, dipinte ad olio su carta, autentici capolavori con le caratteristiche di veri quadri, la cui esecuzione è attribuibile ad artisti di fama. Per volere della sorte, o perché i nostri patrimoni scientifici ed artistici sembrano destinati all’eterna sepoltura, le splendide tavole che illustrano questo lavoro, sono rimaste inedite e sconosciute ai più. Una parte di queste bellissime tavole anatomiche rividero la luce dopo quasi 400 anni dalla loro esecuzione, per opera del Dott. Ugo Stefanutti

ANNO 1597

GASPARE TAGLIACOZZI (1545—1599) inventa il trapianto di pelle. Medico bolognese pubblicò a Venezia il De curtorum chirurgia per insitionem, il primo trattato di chirurgia plastica. Tagliacozzi utilizzava la pelle prelevata dal braccio del paziente per impiantarla sul naso, avvicinando il braccio stesso al volto e lasciandovelo per settimane con opportuni bendaggi. Sembra che Tagliacozzi abbia realizzato anche il primo innesto di ossa nella calotta cranica, utilizzando quelle di cane. La sua opera fu definita eretica e maledetta dalla Chiesa. Solo nel 1823 verrà riscoperta dal tedesco G. Bunger il quale eseguirà la prima rinoplastica moderna.

ANNO 1599

GIROLAMO FABRICI D’ACQUAPENDENTE descrive il muscolo rilasciatore del timpano.

1600

ANNO 1600

GIROLAMO FABRICI D'ACQUAPENDENTE pubblica il primo trattato di embriologia comparata, il De formato foetu.

ANNO 1600

Il piacentino GIULIO CASSERIO, (1545 secondo Eloy, o nel 1552 o 1560 secondo altri), descrive le ghiandole sottomascellari facendo menzione del canale che poi venne detto di Warton. Celebre anatomista che fu famulus del Fabrici, Casserio contribuì con il suo operato ad accrescere le conoscenze del sistema muscolare e nervoso. Nel 1600 illustrò le ghiandole che presero immeritatamente il nome di Meibomio (1609); lasciò il suo nome legato al muscolo coraco-brachiale (muscolo perforato di Casserio), attribuì ai nervi la funzione della sensazione tattile, credendoli distribuiti a forma di membrana appena ricoperta dall’epidermide; descrisse l’apparato della fonazione e l’organo dell’udito in una pubblicazione intitolata De vocis auditusque organis del 1609. Studiò a fondo gli organi dei cinque sensi che pubblicò nell’opera Pentaesthesion, hoc est de quinque sensibus liber (Venezia 1609). Egli fece eseguire e curò l’esecuzione di ottime tavole anatomiche che fece incidere dal Fialetti (allievo del Tintoretto), nelle quali si trovano interessanti osservazioni, come la membrana aracnoidea, il fornice del corpo calloso, la ghiandola pineale, l’acquedotto (che fu denominato di Silvio), il talamo ottico ecc.. Morì repentinamente nel 1616 e le sue tavole vennero pubblicate postume dal Rindfleisch (Bucretius) nel 1627.

ANNO 1602

SANTORIO SANTORIO (1561-1636) inventa il primo termometro medico. Medico e fisiologo nel 1602 pubblica la sua prima opera Methodus vitandorum errorum omnium qui in arte medica contiguunt (Sul metodo da seguire per evitare errori nell’arte medica). Uomo di grande cultura, fu tra l’altro amico personale di P. Sarpi, di F. Fabrici d’Acquapendente e di Galileo. Lasciò un grande numero di opere, l’edizione completa delle quali comparve in quattro volumi a Venezia nel 1660. Dimostrò per primo l’indispensabilità degli strumenti di misurazione fisica nelle determinazioni relative al metabolismo di scambio del corpo umano (bilancia), applicando il metodo galileiano allo studio dei fenomeni biologici. Effettuò importanti studi sulla funzione visiva e per primo introdusse l’uso del termometro nella pratica medica. A lui dobbiamo l’invenzione del pulsilogio, uno strumento per la misurazione del battito cardiaco, e il letto ad acqua per le malattie gravi della pelle.

ANNO 1602

Si laurea a Padova WILLIAM HARVEY, discepolo di Fabrici d'Acquapendente ed erede della scuola anatomica padovana. Harvey, dal 1615 professore di anatomia e chirurgia al Reale Collegio dei Medici a Londra, scoprirà la circolazione del sangue, descritta nell'Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus (1628).

ANNO 1603

GIROLAMO FABRICI D'ACQUAPENDENTE descrive per la prima volta le valvole delle vene. L’importante scoperta delle valvole delle vene da parte del Fabrizi, preludio massimo alla scoperta della circolazione del sangue da parte di Harvey, venne contrastata fin dal suo primo esordire. Tra i primi contestatori vi furono il Morgagni e l’Haller che, non potendo negare l’evidenza dei fatti gli confutarono il diritto di priorità della scoperta. In un’altra sua opera: De brutorum loquela, in cui il Fabrizi sostenne ingegnosamente che ogni specie animale aveva il proprio linguaggio, lo si schernì dicendo che avesse voluto far parlare gli animali.

ANNO 1612

SANTORIO SANTORIO realizza il primo rudimentale termometro ad aria.

ANNO 1614

SANTORIO SANTORIO, nel De Statica Medicina (Venezia 1614) che raccoglie i risultati di trent’anni di esperimenti, Santorio fa ricorso alla "perspirazione insensibile" per spiegare le variazioni del peso corporeo dell'uomo nel bilancio del ricambio idrico.

ANNO 1622

GASPARE ASELLI (1581-1625) Anatomista e fisiologo, scopre i vasi chiliferi dell'intestino che chiama "vene lattee o bianche".

ANNO 1625

PAOLO ZACCHIA nel secondo libro delle Quaestiones medico-legales, propone l'uso del termine Dementia per tutte le affezioni che colpiscono le facoltà razionali.

ANNO 1627

Esce postuma a Milano l’opera di GASPARE ASELLI dal titolo: De lactibus sive lacteis venis quarto vasorum meseraicorum genere novo invento…dissertatio nella quale viene esposto il risultato scientifico più significativo nel processo di comprensione dei meccanismi fisiologici riguardanti la scoperta dei vasi chiliferi intestinali e della loro funzione fatta nel 1622. Oltre ad essere una delle prime opere scientifiche illustrate da tavole anatomiche a colori, nel testo l’Autore descrive i vasi chiliferi dell’intestino del cane e di altre specie animali, nominandoli "vene lattee o bianche" (lacteae sive albae venae) e dimostra sperimentalmente che tali vasi chiliferi si inturgidiscono dopo i pasti

ANNO 1661

MARCELLO MALPIGHI (1628-1694) scopre il funzionamento dei polmoni. Nel De pulmonibus observationes anatomicae, Malpighi descrive in maniera sistematica, grazie al microscopio, la struttura dei polmoni, gli alveoli polmonari ed i capillari dei polmoni. Descrive inoltre i capillari che uniscono il sistema venoso al sistema arterioso, fornendo l’elemento finale per costruire un modello completo ed esauriente della circolazione sanguigna. Viene così confermata la scoperta di Harvey della circolazione del sangue. A Malpighi dobbiamo anche la dimostrazione che i glomeruli renali sono i veri organi secretori di urina e la scoperta dei globuli rossi del sangue. È interessante ricordare che già Erasistrato (III secolo a.C.) aveva descritto i capillari che univano il sistema venoso a quello arterioso.

ANNO 1680

Viene pubblicato postumo il De motu animalium in cui il medico, matematico e fisico GIOVANNI ALFONSO BORELLI (1606-1679) scopre le leggi del movimento dei muscoli e fa una trattazione dei movimenti muscolari in termini di considerazioni geometriche fondate su principi di tipo meccanico. Borelli attribuì la contrazione muscolare a improvvisa "fermentazione" innescata da una reazione fisica che si propagava lungo il nervo dal muscolo al cervello, sostenendo anche che il flusso continuo di sangue dalle arterie alle vene è dovuto alla reazione elastica delle pareti arteriose.

ANNO 1683

LORENZO BELLINI (1643-1701) dopo aver dimostrato la struttura dei tubuli uriniferi, scrive il De urinis et pulsibus, importante trattato di patologia dell’apparato urinario in cui

descrive i tubuli renali riconoscendo la loro importanza per la secrezione dell’urina.

ANNO 1687

GIOVANNI COSIMO BONOMO dimostra sperimentalmente il ruolo dell'acaro nell'eziologia della scabbia, pubblicando a Firenze le sue Osservazioni intorno a' Pellicelli del corpo umano.

ANNO 1696

GIORGIO BAGLIVI (1668-1707) scrive la De Praxi medica libri duo (Roma 1696) in cui, ispirandosi a Ippocrate, scrive i suoi precetti in forma di aforismi. Medico e filosofo naturale, ancora giovanissimo divenne famoso in tutta Europa e poi anche in Turchia e in Arabia. Papa Clemente XI lo nominò professore di chirurgia e di anatomia alla "Sapinza" a Roma. Le sue numerose dissertazioni e memorie, non tutte completate per la prematura scomparsa, furono edite postume in 2 volumi solo nel 1827-8 a Lipsia nell’Opera omnia medico-pratica et anatomica Georgii Baglivi (a cura di C. G. Kulm).

1700

ANNO 1700

BERNARDINO RAMAZZINI (1633-1714) pubblica a Padova il De morbis artificium diatriba, primo trattato di medicina dedicato interamente alle malattie dei lavoratori. Ramazzini sostiene l’importanza per ogni medico di tenere in giusta considerazione la professione dell’ammalato ai fini della sua diagnosi, oltre alla necessità di proteggere legalmente la salute dei lavoratori. La sua opera e i suoi insegnamenti costituiscono hanno gettato le basi della moderna medicina del lavoro.

ANNO 1700

GIORGIO BAGLIVI (1668-1707) scrive il De fibra motrice, et morbosa, nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis et sanguinis (Perugia 1700) in cui introduce per la prima volta il concetto di fibra ed espone la sua concezione secondo cui la dura madre del cervello si comporta come un muscolo antagonista del cuore, individuando una sorta di doppio movimento: dalla testa al resto del corpo e viceversa..

ANNO 1704

ANTONIO MARIA VALSALVA (1666-1723) nel suo De aure humana tractatus presenta un'accurata descrizione anatomica e fisiologica dell'orecchio umano e descrive per la prima volta il cosiddetto "apparecchio" che porta il suo nome. Anatomista e chirurgo, fu allievo di M. Malpighi e maestro di G. Morgagni, suo biografo ed editore delle sue opere. Descrisse dettagliatamente il sistema vascolare e il nervo vago. Portano il suo nome alcune strutture, tra cui la dilatazione dell’aorta situata poco dopo le valvole semilunari (Seno di V.) e la rete vascolare venosa della parte inferiore del naso (Locus Valsalvae).

ANNO 1707

GIOVANNI MARIA LANCISI (1654-1720) Medico e anatomista, studioso di igiene pubblica ed epidemiologia, ipotizza che la trasmissione delle febbri malariche avviene mediante la puntura delle zanzare viventi negli stagni e fa prosciugare vaste zone delle paludi Pontine, focolai endemici della malaria. Nel 1717 pubblica il De noxiis paludum effluviis dove dimostra che la malaria è trasmessa dalle zanzare. Fu Pioniere degli studi anatomici delle lesioni cardiache e studiò anche l’origine degli aneurismi (De motu cordis et aneurysmatibus, postuma 1728). Umanista e filosofo, raccolse una grande biblioteca (Biblioteca lancisiana) che lasciò all’Ospedale di S. Spirito a Roma. Nel 1724 acquisì e pubblicò per la prima volta le tavole anatomiche di B. Eustachi.

ANNO 1717

GIOVANNI MARIA LANCISI pubblica il De noxiis paludum effluviis dove dimostra che la malaria è trasmessa dalle zanzare

ANNO 1722

ANTONIO BENEVOLI (1685-1756) individua per primo le cause della cataratta e studia le ernie inguinali.

ANNO 1728

Esce postumo il De motu cordis et aneurysmatibus di GIOVANNI MARIA LANCISI, il trattato che rappresenta una pietra miliare nella storia della patologia cardiocircolatoria.

ANNO 1748

Vengono date postume alle stampe negli "Atti della Accademia Bolognese delle Scienze" le lezioni di IPPOLITO FRANCESCO ALBERTINI (1662-1738) tenute all’Università di Bologna nel 1726, nelle quali l’autore puntualizza l’importanza dei metodi di riscontro dei sintomi di cardiopatie per lesioni, e dell’osservazione dei cambiamenti di struttura rilevabili dopo il decesso. Albertini approfondì gli studi sulla circolazione sanguigna e individuò la causa dell’idropisia e della dispnea polmonare nell’edema. A lui si deve l’introduzione della tecnica dell’auscultazione nella pratica clinica, così come il corretto trattamento per l’aneurisma dell’aorta. Le stesse ricerche del Morgagni presero il via proprio dalle indagini di Albertini, il quale verrà ricordato come eminente diagnosta dallo stesso Morgagni.

ANNO 1754

CELESTINO COMINALE (1722-1785) Professore di Medicina all’Università di Napoli pubblica la sua opera Antinewtoniananismi pars prima in qua Newtoni de coloribus systema evertitur nella quale confuta la teoria newtoniana dei colori.

ANNO 1761

GIAMBATTISTA MORGAGNI (1682-1771) Medico e fondatore dell’anatomia patologica, descrive le malattie cardiocircolatorie e nelle sue lezioni di medicina teorica menziona l’importanza dell’esame del sangue per determinare i caratteri fisici e chimici consigliandone la distillazione. Con il De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis del 1761, Morgagni inaugura l'anatomia patologica come disciplina medica, indirizzandola verso un approccio moderno, sostenendo il rapporto diretto tra le modificazioni anatomiche e la sintomatologia..

ANNO 1761

DOMENICO COTUGNO (1736-1822) descrive per la prima volta gli acquedotti del vestibolo e della chiocciola dell'orecchio interno (detti poi acquedotti cotugnani), e il nervo naso palatino, dimostrando inoltre che il labirinto è completamente pieno di liquido e privo d'aria. Medico e anatomico insegnò all’Università di Napoli, dove per il suo valore era chiamato l’Ippocrate napoletano. Fra i suoi importanti lavori sono da citare: Dissertazio anatomica, De ischiade nervosa, De sedibus variolarum syntagmas. Una sua lettera sulla Elettricità del sorcio lo fece considerare precursore del Galvani nella scoperta della elettricità animale.

ANNO 1768

LAZZARO SPALLANZANI (1729-1799) Naturalista, biologo sperimentale e fisiologo ottiene l’inseminazione artificiale nei batraci (rospo e rana), e nove anni dopo riesce, inoculando il seme di un cane nella vagina di una cagna, a far nascere cuccioli che "nelle fattezze e nei colori rassomigliavano a detta madre ma anche al maschio che somministrato avea lo sperma". L’opera biologica di Spallanzani segnò un’autentica rivoluzione demolendo la fantasiosa costruzione di Buffon in relazione alla biologia degli spermatozoi.

ANNO 1770

DOMENICO COTUGNO (1736-1822) dimostra mediante riscaldamento, la presenza dell’albumina nell’urina di un soggetto affetto da idropisia.

ANNO 1772

GIACINTO VINCENZO MALACARNE (1744-1816) medico e anatomista inizia a condurre studi sul cretinismo e sul gozzo endemico nella Valle del Po (1772-75), mettendo in evidenza, mediante studi anatomici, le anomalie cerebrali connesse. Pubblicherà i risultati delle sue osservazioni nella sua opera Sui gozzi e sulla stupidità che in alcuni paesi gli accompagna (Torino, 1789).

ANNO 1773

LAZZARO SPALLANZANI compie la prima fecondazione artificiale.

ANNO 1776

GIACINTO VINCENZO MALACARNE (1744-1816) medico e anatomista fornisce la prima dettagliata descrizione del cervelletto nella sua opera la Nuova esposizione della vera struttura del cervelletto umano (Torino, 1776).

ANNO 1777

LAZZARO SPALLANZANI inizia le sue ricerche sulla digestione , soprattutto sugli uccelli, individuando il fattore essenziale che egli stesso chiamò "succo gastrico", mentre in precedenza si credeva che il fenomeno digestivo dipendesse dal calore dello stomaco che eseguiva una sorta di "cottura". L’azione solvente del succo fu verificata da Spallanzani a differenti temperature e su vari materiali di natura organica.e inorganica, concludendo che il succo gastrico costituiva il principio attivo della digestione.

ANNO 1777

RE VITTORIO AMEDEO III adotta il primo provvedimento di igiene mortuaria, ordinando di fornire la città di Torino di un cimitero e di vietare il seppellimento nelle Chiese. Molte città italiane seguirono questo esempio che precede di ben 27 anni il decreto consolare francese del 15 giugno 1804 a cui viene erroneamente e comunemente riconosciuta la priorità.

ANNO 1778

GIOVANNI ALESSANDRO BRAMBILLA, chirurgo personale dell'Imperatore Giuseppe II, viene nominato chirurgo supremo di stato maggiore.

ANNO 1779

A DOMENICO COTUGNO è affidata la docenza dell’anatomia in Napoli, elevata a dignità di cattedra primaria al pari della medicina teorica e pratica.

ANNO 1780

LAZZARO SPALLANZANI, nelle Dissertazioni di fisica animale e vegetabile, conferma sperimentalmente il valore solvente del succo gastrico e rivela la funzione della saliva nella digestione.

ANNO 1783

MICHELE ROSA adopera la pratica trasfusionale che era stata proibita verso la fine del XVII Secolo con veto del tribunale della Chatelet, risvegliando in Europa l’interesse per questo procedimento.

ANNO 1784

PAOLO MASCAGNI riceve dall'Académie des Sciences di Parigi un premio speciale per i suoi studi sui vasi linfatici.

ANNO 1786

LUIGI GALVANI (1737-1798) Medico, anatomista, ginecologo, fisiologo e fisico, scopre l’azione della corrente continua sui tessuti che sarà presa in considerazione soltanto un secolo dopo la sua scoperta. Nel 1786 Galvani scopre "l’elettricità animale" osservando che le scariche elettriche prodotte da uno degli apparecchi generatori di corrente elettrica del suo laboratorio provocavano la contrazione dei muscoli della zampa dissecata di una rana. Altri esperimenti lo convinsero in seguito dell’esistenza di una corrente elettrica prodotta dai tessuti degli organismi viventi. L’elettroterapia, nata dalla galvanoterapia, ebbe in seguito applicazioni importanti come nel caso dello stimolatore cardiaco noto come pacemaker o nel trattamento delle fratture ossee.

ANNO 1786

Ad ANGELO DALLA DECIMA (1752-1825) viene assegnata dal Senato cittadino la Cattedra di Materia Medica dell’Università di Padova. Naturalista e medico laureatosi nel 1775, ebbe come grandi maestri G. Poleni e G. B. Morgagni. Per la sua impostazione moderna della medicina e per la sua forma più aperta e innovativa di insegnamento, durante il quale utilizzava le collezioni di A. Vallisnieri e i materiali scientifici del Gabinetto di storia naturale, suscitò severe critiche nell’ambiente medico veneziano. Nel 1781 scrisse Riflessioni sopra i veleni; nel 1793 tradusse dall’inglese il Trattato di materia medica del Signor Guglielmo Cullen; nel 1813 scrisse le Istituzioni di Patologia generale e nel 1816 esce il suo Trattato di Geologia.

ANNO 1794

ANTONIO SCARPA (1752-1832) Chirurgo e anatomista, scrive le Tabulae nevrologicae, finemente illustrate da F. Anderloni. Autore di studi sui plessi nervosi e sui nervi cerebrospinali, ha legato il suo nome a una forma di nevrite (detta anche causalgia), caratterizzata da dolore acuto, esacerbato anche da piccolissimi stimoli, e da disturbi vasomotori e trofici lungo il decorso del nervo colpito, in genere l’ulnare o il medio. Ha lasciato importanti contributi in anatomia comparata e in tecnica chirurgica. Diverse formazioni anatomiche portano il suo nome.

ANNO 1798

ANDREA COMPARETTI ( 1745-1802) pubblica a Padova la sua opera Observationes dioptricae et anatomicae comparatae de coloribus apparentibus, visu et oculo, nella quale trattò i primi concetti di acromatismo e le aberrazioni, studiandole non solo nell’occhio umano ma anche in quello degli insetti. Medico e fisico, Comparetti fu professore dell’Università di Padova e uno dei primi cultori di ottica fisiologica. Altra sua precedente opera importante: Observationes opticae de luce inflexa et coloribus editata a Padova nel 1787.

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