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Musica e medicina
nel Medioevo: il caso di Évrart de Conty
1. Évrart de Conty tra musica
e medicina
Nella storia assai variegata dei rapporti
tra musica e medicina in età medievale un posto non secondario, per
la ricchezza e la varietà di motivi con cui essi sono stati prospettati
nei suoi scritti, va senz’altro riservato a una figura ancora poco nota al
di fuori della ristretta cerchia degli specialisti: quella di Évrart
de Conty (ca. 1330-1405). Per lungo tempo (certamente dal 1357 al 1379) reggente
alla facoltà di medicina dell’Università di Parigi, nonché
membro autorevole dell’entourage del re di Francia Carlo V (in qualità
di medico del sovrano e di altri membri della corte), egli è autore
di due vaste opere di carattere enciclopedico, composte in successione a
partire probabilmente dal 1379, in cui particolarmente rilevante appare l’interesse,
oltre che per le tematiche musicali (e ovviamente per quelle mediche), per
la più generale questione appunto del rapporto tra queste due discipline:
il Livre des Problemes e il Livre des Eschez amoureux moralisés.
La prima è la traduzione, commentata,
in volgare francese di uno scritto pseudoaristotelico assai complesso — i
Problemi — già tradotto in latino tra il
1258 e il 1266 da Bartolomeo da Messina e in cui, sotto forma di un inventario
di domande e di relative risposte, viene trattata una impressionante serie
di argomenti che spaziano dalla fisiologia alla medicina, dall’anatomia alle
matematiche, dalla botanica alla musica e all’etica. Basata appunto sulla
versione di Bartolomeo e sul commento composto su di essa da Pietro d’Abano
tra il 1303 e il 1310, l’opera di Évrart si inscrive in pieno nel
programma di traduzione di testi antichi avviato da Carlo V allo scopo di
valorizzare il volgare francese come lingua dotta e di promuovere la cultura
in ampi strati della società, e che aveva già prodotto risultati
assai significativi, tra l’altro, con le traduzioni aristoteliche (Etica
Nicomachea, Politica, Economico, De caelo et mundo,) portate
a termine tra il 1370 e il 1377 da Nicola Oresme.
Anche la seconda opera di Évrart
è un commento, in questo caso a un testo in volgare — l’anonimo poema
allegorico degli Eschez amoureux — e anche in essa appare prevalente
la preoccupazione di diffondere al di fuori degli ambienti dotti un vasto
complesso di notizie relative alle arti liberali. Per quanto riguarda in
particolare la trattazione della musica, va precisato che alla base di entrambi
gli scritti sta l’adesione da parte dell’autore alla famosa tripartizione
boeziana di essa in mondana, umana, strumentale (mundana, humana,
constituta instrumentis), ed è quindi all’interno
di quest’ultima che vanno inserite le idee da lui esposte in essi a proposito
appunto del rapporto tra musica e medicina.
2. La ´musique mondaineª
Pur rifiutandosi di interpretare in
modo letterale l’espressione musique mondaine (nel senso cioè
di un suono reale prodotto dal moto dei cieli, non udibile peraltro dalle
orecchie umane), Évrart concorda dunque con l’idea, del resto unanimemente
seguita dalla manualistica medievale, che l’intera realtà sia retta
da proporzioni numeriche analoghe a quelle da cui è regolata la musica.
Si tratta della ben nota nozione di origine pitagorica, veicolata nel mondo
latino dal Timeo di Platone (tradotto da Calcidio nel corso del IV
secolo) e di cui precisamente Boezio, nella sistematizzazione datane nel
De institutione musica, aveva fornito alcuni esempi
destinati a essere riproposti con molta frequenza nella trattatistica musicale
e nei testi enciclopedici successivi: l’armonia che coordina le potenze dei
quattro elementi; quella che unisce nella unità dell’anno la varietà
delle stagioni e dei loro frutti; quella appunto prodotta dal moto dei corpi
celesti ma, come si è detto, non percepibile dai sensi.
Ampliando straordinariamente la gamma
di esempi forniti da Boezio (ma lasciando cadere quello relativo alla "musica
delle sfere"), Évrart riscontra in ogni aspetto del reale la presenza
di proporzioni "musicali", esemplificando la sua tesi anche con alcuni riferimenti
di evidente rilevanza per la medicina. A suo dire, infatti, sono precise
leggi numeriche a regolare i tempi di incubazione del feto e i cicli del
suo sviluppo (l’acquisizione del movimento e la completa maturazione da parte
del feto richiederebbero rispettivamente un tempo doppio e triplo nei confronti
di quello necessario alla formazione del corpo); il battito del polso umano
(i cui quattro movimenti: sistole, diastole, e le due pause intermedie non
farebbero che riprodurre vari tipi di proporzioni musicali); i rapporti di
proporzione presenti nei diversi gradi con cui possono essere misurate le
proprietà dei farmaci (questi ultimi agirebbero all’interno del corpo
umano secondo quattro gradi di crescente intensità riconducibili a
un rapporto di doppia, nel senso che ciascuno di essi avrebbe un livello
di azione doppio rispetto al precedente).
Se la natura "musicale" del battito
del polso era stata evidenziata da una lunga tradizione medica, assai meno
frequentemente presenti nella trattatistica sono, invece, le annotazioni
relative al feto e ai farmaci, qui arricchite peraltro, come sovente negli
scritti di questo autore, da considerazioni tratte dalla osservazione e dalla
pratica quotidiana, come ad esempio quella relativa alla dubbia fondatezza,
stanti i tempi di sviluppo del feto, dell’affermazione di alcune gestanti
che dicono di avvertire i suoi movimenti a soli quaranta giorni dal concepimento.
3. ´Musique humaineª e
´musique instrumentalª
Anche per quanto riguarda la nozione
di musique humaine Évrart afferma esplicitamente di interpretarla
in modo non letterale, di intenderla cioè come volta a significare
la proporzione (analoga a quelle musicali) presente nel corpo e nell’anima
umani e nel loro reciproco rapporto, e del resto pienamente comprensibile
alla luce di ciò che si è detto circa quella che caratterizza,
secondo lui, ciascun aspetto della realtà. Egli ritiene pertanto che
tale proporzione vada costantemente salvaguardata e promossa nei vari momenti
del vivere quotidiano: nel lavoro, nell’assunzione di cibi e bevande, nell’attività
dei sensi. Infatti, come osserva in linea generale nel Livre des Problemes,
tutto ciò che non altera l’ordine e la opportuna disposizione conferiti
a ciascun essere risulta per natura più perfetto di ciò che
opera in modo opposto.
Così, non deve sorprendere che
la salute fisica e quella psichica vengano garantite appunto da un’attività
lavorativa e da una dieta debitamente equilibrate, dato che sia il corpo
che l’anima godono della presenza della misura ad esse opportuna; e analogamente
ciò che colpisce i sensi umani in modo violento (ad esempio, per quanto
concerne la vista, l’eccessiva luce solare o l’eccessiva bianchezza della
neve, oppure, rispetto all’udito, il rumore del tuono o quello dei metalli
battuti nella fucina) non può che alterare tale misura ed essere perciò
sentito come doloroso. Al contrario, la vista e l’udito avvertono in modo
immediato la convenienza con la propria interna misura "musicale" rispettivamente
di un colore di grado medio, quale il verde, o di un suono appropriato, quale
appunto quello della musica. La salute stessa appare essere, sotto questo
profilo, secondo l’autorità del filosofo e medico (esponente di punta
del cristianesimo siro-arabo) Hunayn ibn Ishaq (808-873), conosciuto dai
latini con il nome di Iohannitius, niente altro che la presenza di una misura
(atemprance) conveniente in ciò di cui disponiamo per natura,
e la malattia niente altro che un eccesso e una mancanza di misura (inatemprance)
contraria invece a natura.
Proprio a motivo di tale affinità,
per così dire, di struttura la musica è in grado di agire beneficamente
sull’anima e sul corpo umani, evidenziando precise virtù terapeutiche
in particolare nei confronti delle patologie di natura psicosomatica; più
in generale si può affermare che l’anima sente a sé connaturale
la musica e ´se delite naturelment es consonancies musicausª,
anzi che essa gode naturalmente ´en chans et en sons divers quant il
sont bien de acort et consonant ensambleª.
Sugli effetti terapeutici della musica
Évrart si dilunga assai più della sua fonte (Pietro d’Abano)
e con maggiore abbondanza di dettagli nella sezione del Livre des Problemes
dedicata alla musique instrumental. Dopo avere
enumerato i diversi strumenti musicali, naturali (le voci degli uomini e
di alcuni uccelli) e non (´vielles et harpes, tymbres et cymbales, tabones
et naquaires, trompes et buisines, orgues et fleutes et moult dautres instrumens
de vent et de cordesª), e avere ricordato il potere dei loro suoni sulle
varie specie di animali, egli passa a descrivere le ´merveilleuses merveillesª
operate dalla musica sulla natura umana. Essa non soltanto rapisce totalmente
l’animo, distogliendolo da ogni altra attività, ma ne modifica inoltre
stati ed emozioni, facendolo passare da tristezza a gioia, da avarizia a
generosità, da paura a coraggio ´en moult de diverses manieres
selonc la diversite de ses gratieus sonsª.
Come si vede da questi esempi, e dagli
altri che fornisce, sovente traendoli dal tradizionale repertorio medico
e mitologico, Évrart sembra ritenere che l’azione della musica sull’animo
umano si eserciti sempre e comunque in un senso soltanto, ossia procurando
il passaggio di esso da emozioni o stati negativi ad altri positivi. In ogni
caso egli ribadisce che tale azione riguarda anche la sfera corporea, per
cui spesso gli uomini sotto l’effetto della musica esprimono all’esterno
in modo evidente i moti del loro animo appunto col corpo, ad esempio tramite
i gesti delle mani, oppure, come aveva insegnato già l’antica tradizione
pitagorica ma come mostra anche l’esperienza (veons nous), sono eccitati
e spinti ad agire, se pigri o assonnati, o al contrario indotti al sonno
dolcemente, se in preda alla eccitazione. Da ultimo la musica costituisce
uno strumento terapeutico di grande utilità in molti stati patologici,
in particolare, come si è detto, di natura psicosomatica, quali ad
esempio quelli provocati dalla melanconia.
Essa esercita il suo benefico influsso
ovviamente anche al di fuori di questi ultimi, soprattutto (a riprova della
sua connaturalità con l’anima umana) sin dalle prime fasi della vita,
come sanno le nutrici più avvedute, che non a caso se ne servono per
acquietare il pianto e l’agitazione dei bambini e favorire in tal modo il
loro riposo. Qui, ancora una volta, Évrart mette debitamente a frutto
una osservazione di Pietro, il quale aveva rilevato, nel passo parallelo
del suo commento ai Problemi, che il potere della musica non si esercita
genericamente ma, per così dire, in maniera mirata: ognuno, infatti,
trae piacere da una forma diversa di canto, che più sembra adattarsi
alla sua costituzione psichica, ed anzi le preferenze che si instaurano appunto
nei primi anni di vita risultano in un certo senso decisive per determinare
successivamente le inclinazioni musicali dell’uomo adulto.
4. Effetti della musica su uomini
e animali
Su questi temi Évrart ritorna
ancora più diffusamente nel Livre des Eschez, nel quale l’influsso
della musica su uomini e animali viene considerato analiticamente attraverso
una lunga serie di casi, che utilizzano, accanto al consueto repertorio mitologico,
osservazioni tratte dall’esperienza quotidiana propria o di altri e testimonianze
ricavate dalla S. Scrittura e dalla tradizione medica e filosofica.
Per quanto riguarda innanzi tutto il
potere della musica sull’anima umana egli enumera tre cause che possono limitarne
la portata sino ad annullarlo interamente: una natura del tutto insensibile,
oppure orgogliosa e feroce, o infine soggetta a una ´tristece excessive
et desmesureeª. Il terzo caso appare particolarmente importante per
il rapporto tra musica e medicina; se infatti, come si è detto, è
proprio della musica agire positivamente su tale passione negativa, qui Évrart
afferma espressamente che quest’ultima potrebbe essere così forte
e incontrollata da annullare tutto il potere di essa (´que elle [la
tristezza] sourmonteroit et anichileroit toute la vertu de musiqueª).
Resta vero, tuttavia, che nei casi in cui questo "male di vivere" non esclude
del tutto la forza della ragione, ´la doulceur de musique il seroit
grant remede et le sourmonteroitª; anzi proprio per questo resta altrettanto
vero che essa giova sia a coloro che sono nel dolore e nella tristezza sia
a coloro che sono nella gioia, mutando positivamente lo stato d’animo dei
primi e migliorando ancor più quello dei secondi. Qui Évrart
riprende la tesi che legge in Problemi XIX 1 e che gli consente di
ribadire i suoi convincimenti circa la capacità della musica non solo
di produrre diletto nell’animo ma anche di fargli mutare propositi e affetti,
sempre, peraltro, come si è detto, in senso positivo: ´musique
ne esmeut pas l’ame humaine tant seulement a delectacion et a plaisance,
ainz le altere et transmue d’un propos en un autre moult souvent et d’une
affection en l’autre en moult de diverses manieres, et toutesfoiz neantmoins,
l’ame humaine en amende et est ramenee en meilleur disposicion et en meilleur
estat, ja soit ce que elle fut devant passionneeª. Anche le antiche
favole di Anfione e di Orfeo devono essere intese come ulteriore testimonianza
del potere della musica di mutare (e addolcire) i costumi umani, anzi Évrart
avanza l’ipotesi che la seconda sia stata creata appunto allo scopo di ´recommander
la dessusdite science de musique et pour segnefier les grans merveilles que
elle fait et peut faireª; si tratta in breve del fatto, qui riproposto
quasi negli stessi termini del Livre des Problemes, che, per loro
natura, alcuni suoni ´esveillent les paresceux et les trop endormisª,
altri per contro ´rendorment souefvement ceulx qui devant ne pevent
dormirª, altri infine ´ravissent sy les cuers des escoutans qu’ilz
ostent d’eulx toute sollicitudeª.
La prodigiosa virtù della musica
si estende, come già si è detto, anche al corpo umano. Vengono
riproposte a questo riguardo le considerazioni presenti nel Livre des
Problemes circa il naturale conformarsi del corpo ai ritmi della musica
e i benefici influssi che esso riceve da quest’ultima, soprattutto in caso
di malattie psicosomatiche (´celles qui sourviennent par les accidens
de l’ameª), in particolare di quella forma di melanconia, detta dai
medici amor hereos (o "amore eroico"), una sorta di ossessione amorosa
accompagnata appunto da una serie di affezioni fisiche quali dimagrimento
e languore. Viene in aggiunta ricordato come dalla musica traggano sollievo
e conforto, nella stanchezza, non soltanto i corpi umani ma anche quelli
degli animali.
Del potere dei suoni su questi ultimi
Évrart menziona, in effetti, in questo testo numerosi esempi, di cui
alcuni assai significativi: quello dell’usignolo che, tra l’altro, per amore
del proprio canto o comunque del suono della voce umana o di qualche strumento,
ingaggia veri e propri duelli canori con l’uomo sino a morirne per l’eccessivo
sforzo, ´sy come il fu a moy mesmez tesmoignié par persone certaine
et bien digne de foyª; quello di un merlo capace di cantare senza fatica
la scala musicale (´us-ré-mi-fa-sol-la et ancor par dessous
jusque a .ix. notes, selon ce que musique le desireª); quello, da ultimo,
di uno storno che, nella città di Amiens, era stato udito cantare
gran parte di un virelai, di cui Évrart riporta i versi iniziali.
5. Musica e magia
Numerosi sono, come si vede, i temi
in cui si articola nei due scritti di Évrart il rapporto tra musica
e medicina: da quello della "musica del polso" a quello dell’influsso di
suoni e canti sul sonno e sulla veglia, sulla stanchezza fisica e sulle patologie
psichiche e psicosomatiche nonché sui diversi stati emotivi (per limitarci
alle principali questioni toccate in precedenza), essi evidenziano chiaramente
le diverse funzioni che la musica può assumere, in ambito medico,
sia sul piano diagnostico sia su quello terapeutico.
Non meno importante, anche se non privo
di ambiguità, appare poi il discorso, che qui può essere solo
brevemente ricordato, dell’autore francese circa il legame che unisce la
musica alla magia. In effetti, nelle pagine conclusive dell’ampia trattazione
sulla musica contenuta nel Livre des Eschez egli insiste sui poteri
che questa disciplina avrebbe sugli spiriti stessi, in questo modo coniugandosi
con le diverse forme di magia, grazie anche alla efficacia usualmente attribuita
ai suoni e alle parole di cui quest’ultima si serve. Pur con molta prudenza
Évrart riconosce infatti gli effetti magici (spiegati in base alla
filosofia naturale, attraverso corrispondenze astrologiche) e comunque ribadisce
costantemente l’esistenza sia del libero arbitrio umano sia della onnipotenza
divina. Distinguendo accuratamente tra la necromanzia, che si serve appunto
dell’azione degli spiriti (i quali peraltro non possono essere oggetto di
alcuna costrizione ma solo operare, per quel tanto che è loro concesso
dalla volontà divina, a danno della persona stessa che li evoca),
e la magia propriamente detta, che si serve di realtà naturali (pietre
preziose, erbe, piante, figure, immagini, e appunto suoni e parole) dotate
di ´vertus secretes et de grant efficaceª, allo scopo di intervenire
su uomini, animali e ambiente, operandovi ogni genere di mutamenti, l’autore
francese si sofferma con dovizia di esempi sulle conseguenze, soprattutto
negative, di queste pratiche ´anemies a humaine nature, car leur droite
nature et leur proprieté est d’entoxiquier et de desnaturer le corps
et la complexion de la persone qui en gouste ou qui de leur vertu est atainte
et infecte, ainz enveniment et transmuent aussi le senz et la penseeª.
Di particolare interesse sono, più
ancora che i numerosi esempi di melanconia, alienazione (licantropia), allucinazione
menzionati da Évrart sulla base della letteratura medica (Ippocrate,
Galeno, Avicenna) e della S. Scrittura, quelli dello stesso genere (tra cui
uno relativo a una sorta di allucinazione di natura fobica, di cui era stata
vittima una ricca dama della città di Amiens) da lui ricavati dalla
propria diretta esperienza, nonché le osservazioni che egli fa circa
la diffusione ai suoi tempi delle pratiche magiche tra le donne sia vecchie
sia giovani, e circa l’effettivo valore delle formule usate in tali circostanze,
o per meglio dire della voce "vincolata" nella formula magica. Riguardo a
quest’ultimo punto egli sembra propenso ad ammettere la maggiore efficacia
operativa di pietre e di erbe rispetto a elementi "volatili" come le parole,
e tuttavia riporta, senza respingerla (ed anzi cercando di motivarla), la
tesi di ´pluseurs grans philosophesª, secondo la quale è
appunto il modo in cui una parola viene pronunciata o cantata (quindi precisamente
l’incantamento) a influenzare l’anima e il corpo, veicolando su di essi influssi
astrali.
6. Il medico e la musica
Una ulteriore conferma dell’interesse
con cui Évrart guarda ai rapporti tra musica e medicina può
essere, da ultimo, individuata nel ricorso, frequente da parte sua, ad allusioni
o a concetti di ambito medico all’interno della trattazione di tematiche
musicali. Per limitarci, qui, a qualche esempio, basterà ricordare
il caso dei malati di quella febbre continua detta "etica" — i quali a causa
dell’abitudine contratta a causa del morbo non ne avvertono il caldo divenuto
per essi ´aussi come connatureleª — da lui menzionato per analogia
con la condizione di coloro che, essendosi abituati sin dall’infanzia a udire
la "musica delle sfere", sono diventati insensibili ad essa, e quindi non
la percepiscono più ´pour la costume longue et continueeª.
Oppure, nella sua presentazione della musique humaine, riscontrabile,
come si è detto, nel corpo dell’uomo, l’osservazione che tale misura
musicale è la più equilibrata appunto perché il corpo
umano viene giudicato, sulla scia di Avicenna, ´de la plus noble complexionª.
O infine il fatto, ricordato in precedenza, che tra gli esempi di proporzioni
armoniche Évrart includa lo sviluppo del feto nel seno materno, il
battito del polso (´musique ou mouvement du cuer et des arteresª),
la scala dei "gradi farmaceutici".
Tutto ciò gli consente di concludere
il suo lungo excursus sulla musica non soltanto ribadendo la grande
efficacia e, per così dire, l’universalità di questa disciplina,
ma anche, quasi a giustificare l’interesse dimostrato per essa, lodandola
e raccomandandone lo studio (´de ce s’enssuit il aussi assez que la
science de musique entre les autres est digne de loenge et de recommendacionª).
Dato il riferimento di carattere personale (´je y suy arresté
longuementª), è lecito ritenere che tale raccomandazione si rivolga
in primo luogo ai medici come lui e che essa costituisca una, almeno implicita,
conferma di quanto una lunga tradizione, medica e non, aveva evidenziato a
proposito della necessità appunto per il medico di conoscere la musica,
e che Évrart trovava del resto espressamente affermato in un testo
da lui posseduto e a lui ben noto, ossia il Conciliator di Pietro
d’Abano.
Letterio Mauro
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