Associazione

    

Rivista online

    

 

    

 

 

 

Anno VI

Numero 3

Luglio-Settembre 2002

Musica e medicina nel Medioevo: il caso di Évrart de Conty

 

1. Évrart de Conty tra musica e medicina

Nella storia assai variegata dei rapporti tra musica e medicina in età medievale un posto non secondario, per la ricchezza e la varietà di motivi con cui essi sono stati prospettati nei suoi scritti, va senz’altro riservato a una figura ancora poco nota al di fuori della ristretta cerchia degli specialisti: quella di Évrart de Conty (ca. 1330-1405). Per lungo tempo (certamente dal 1357 al 1379) reggente alla facoltà di medicina dell’Università di Parigi, nonché membro autorevole dell’entourage del re di Francia Carlo V (in qualità di medico del sovrano e di altri membri della corte), egli è autore di due vaste opere di carattere enciclopedico, composte in successione a partire probabilmente dal 1379, in cui particolarmente rilevante appare l’interesse, oltre che per le tematiche musicali (e ovviamente per quelle mediche), per la più generale questione appunto del rapporto tra queste due discipline: il Livre des Problemes e il Livre des Eschez amoureux moralisés.

La prima è la traduzione, commentata, in volgare francese di uno scritto pseudoaristotelico assai complesso — i Problemi — già tradotto in latino tra il 1258 e il 1266 da Bartolomeo da Messina e in cui, sotto forma di un inventario di domande e di relative risposte, viene trattata una impressionante serie di argomenti che spaziano dalla fisiologia alla medicina, dall’anatomia alle matematiche, dalla botanica alla musica e all’etica. Basata appunto sulla versione di Bartolomeo e sul commento composto su di essa da Pietro d’Abano tra il 1303 e il 1310, l’opera di Évrart si inscrive in pieno nel programma di traduzione di testi antichi avviato da Carlo V allo scopo di valorizzare il volgare francese come lingua dotta e di promuovere la cultura in ampi strati della società, e che aveva già prodotto risultati assai significativi, tra l’altro, con le traduzioni aristoteliche (Etica Nicomachea, Politica, Economico, De caelo et mundo,) portate a termine tra il 1370 e il 1377 da Nicola Oresme.

Anche la seconda opera di Évrart è un commento, in questo caso a un testo in volgare — l’anonimo poema allegorico degli Eschez amoureux — e anche in essa appare prevalente la preoccupazione di diffondere al di fuori degli ambienti dotti un vasto complesso di notizie relative alle arti liberali. Per quanto riguarda in particolare la trattazione della musica, va precisato che alla base di entrambi gli scritti sta l’adesione da parte dell’autore alla famosa tripartizione boeziana di essa in mondana, umana, strumentale (mundana, humana, constituta instrumentis), ed è quindi all’interno di quest’ultima che vanno inserite le idee da lui esposte in essi a proposito appunto del rapporto tra musica e medicina.

 

2. La ´musique mondaineª

Pur rifiutandosi di interpretare in modo letterale l’espressione musique mondaine (nel senso cioè di un suono reale prodotto dal moto dei cieli, non udibile peraltro dalle orecchie umane), Évrart concorda dunque con l’idea, del resto unanimemente seguita dalla manualistica medievale, che l’intera realtà sia retta da proporzioni numeriche analoghe a quelle da cui è regolata la musica. Si tratta della ben nota nozione di origine pitagorica, veicolata nel mondo latino dal Timeo di Platone (tradotto da Calcidio nel corso del IV secolo) e di cui precisamente Boezio, nella sistematizzazione datane nel De institutione musica, aveva fornito alcuni esempi destinati a essere riproposti con molta frequenza nella trattatistica musicale e nei testi enciclopedici successivi: l’armonia che coordina le potenze dei quattro elementi; quella che unisce nella unità dell’anno la varietà delle stagioni e dei loro frutti; quella appunto prodotta dal moto dei corpi celesti ma, come si è detto, non percepibile dai sensi.

Ampliando straordinariamente la gamma di esempi forniti da Boezio (ma lasciando cadere quello relativo alla "musica delle sfere"), Évrart riscontra in ogni aspetto del reale la presenza di proporzioni "musicali", esemplificando la sua tesi anche con alcuni riferimenti di evidente rilevanza per la medicina. A suo dire, infatti, sono precise leggi numeriche a regolare i tempi di incubazione del feto e i cicli del suo sviluppo (l’acquisizione del movimento e la completa maturazione da parte del feto richiederebbero rispettivamente un tempo doppio e triplo nei confronti di quello necessario alla formazione del corpo); il battito del polso umano (i cui quattro movimenti: sistole, diastole, e le due pause intermedie non farebbero che riprodurre vari tipi di proporzioni musicali); i rapporti di proporzione presenti nei diversi gradi con cui possono essere misurate le proprietà dei farmaci (questi ultimi agirebbero all’interno del corpo umano secondo quattro gradi di crescente intensità riconducibili a un rapporto di doppia, nel senso che ciascuno di essi avrebbe un livello di azione doppio rispetto al precedente).

Se la natura "musicale" del battito del polso era stata evidenziata da una lunga tradizione medica, assai meno frequentemente presenti nella trattatistica sono, invece, le annotazioni relative al feto e ai farmaci, qui arricchite peraltro, come sovente negli scritti di questo autore, da considerazioni tratte dalla osservazione e dalla pratica quotidiana, come ad esempio quella relativa alla dubbia fondatezza, stanti i tempi di sviluppo del feto, dell’affermazione di alcune gestanti che dicono di avvertire i suoi movimenti a soli quaranta giorni dal concepimento.

 

 

3. ´Musique humaineª e ´musique instrumentalª

Anche per quanto riguarda la nozione di musique humaine Évrart afferma esplicitamente di interpretarla in modo non letterale, di intenderla cioè come volta a significare la proporzione (analoga a quelle musicali) presente nel corpo e nell’anima umani e nel loro reciproco rapporto, e del resto pienamente comprensibile alla luce di ciò che si è detto circa quella che caratterizza, secondo lui, ciascun aspetto della realtà. Egli ritiene pertanto che tale proporzione vada costantemente salvaguardata e promossa nei vari momenti del vivere quotidiano: nel lavoro, nell’assunzione di cibi e bevande, nell’attività dei sensi. Infatti, come osserva in linea generale nel Livre des Problemes, tutto ciò che non altera l’ordine e la opportuna disposizione conferiti a ciascun essere risulta per natura più perfetto di ciò che opera in modo opposto.

Così, non deve sorprendere che la salute fisica e quella psichica vengano garantite appunto da un’attività lavorativa e da una dieta debitamente equilibrate, dato che sia il corpo che l’anima godono della presenza della misura ad esse opportuna; e analogamente ciò che colpisce i sensi umani in modo violento (ad esempio, per quanto concerne la vista, l’eccessiva luce solare o l’eccessiva bianchezza della neve, oppure, rispetto all’udito, il rumore del tuono o quello dei metalli battuti nella fucina) non può che alterare tale misura ed essere perciò sentito come doloroso. Al contrario, la vista e l’udito avvertono in modo immediato la convenienza con la propria interna misura "musicale" rispettivamente di un colore di grado medio, quale il verde, o di un suono appropriato, quale appunto quello della musica. La salute stessa appare essere, sotto questo profilo, secondo l’autorità del filosofo e medico (esponente di punta del cristianesimo siro-arabo) Hunayn ibn Ishaq (808-873), conosciuto dai latini con il nome di Iohannitius, niente altro che la presenza di una misura (atemprance) conveniente in ciò di cui disponiamo per natura, e la malattia niente altro che un eccesso e una mancanza di misura (inatemprance) contraria invece a natura.

Proprio a motivo di tale affinità, per così dire, di struttura la musica è in grado di agire beneficamente sull’anima e sul corpo umani, evidenziando precise virtù terapeutiche in particolare nei confronti delle patologie di natura psicosomatica; più in generale si può affermare che l’anima sente a sé connaturale la musica e ´se delite naturelment es consonancies musicausª, anzi che essa gode naturalmente ´en chans et en sons divers quant il sont bien de acort et consonant ensambleª.

Sugli effetti terapeutici della musica Évrart si dilunga assai più della sua fonte (Pietro d’Abano) e con maggiore abbondanza di dettagli nella sezione del Livre des Problemes dedicata alla musique instrumental. Dopo avere enumerato i diversi strumenti musicali, naturali (le voci degli uomini e di alcuni uccelli) e non (´vielles et harpes, tymbres et cymbales, tabones et naquaires, trompes et buisines, orgues et fleutes et moult dautres instrumens de vent et de cordesª), e avere ricordato il potere dei loro suoni sulle varie specie di animali, egli passa a descrivere le ´merveilleuses merveillesª operate dalla musica sulla natura umana. Essa non soltanto rapisce totalmente l’animo, distogliendolo da ogni altra attività, ma ne modifica inoltre stati ed emozioni, facendolo passare da tristezza a gioia, da avarizia a generosità, da paura a coraggio ´en moult de diverses manieres selonc la diversite de ses gratieus sonsª.

Come si vede da questi esempi, e dagli altri che fornisce, sovente traendoli dal tradizionale repertorio medico e mitologico, Évrart sembra ritenere che l’azione della musica sull’animo umano si eserciti sempre e comunque in un senso soltanto, ossia procurando il passaggio di esso da emozioni o stati negativi ad altri positivi. In ogni caso egli ribadisce che tale azione riguarda anche la sfera corporea, per cui spesso gli uomini sotto l’effetto della musica esprimono all’esterno in modo evidente i moti del loro animo appunto col corpo, ad esempio tramite i gesti delle mani, oppure, come aveva insegnato già l’antica tradizione pitagorica ma come mostra anche l’esperienza (veons nous), sono eccitati e spinti ad agire, se pigri o assonnati, o al contrario indotti al sonno dolcemente, se in preda alla eccitazione. Da ultimo la musica costituisce uno strumento terapeutico di grande utilità in molti stati patologici, in particolare, come si è detto, di natura psicosomatica, quali ad esempio quelli provocati dalla melanconia.

Essa esercita il suo benefico influsso ovviamente anche al di fuori di questi ultimi, soprattutto (a riprova della sua connaturalità con l’anima umana) sin dalle prime fasi della vita, come sanno le nutrici più avvedute, che non a caso se ne servono per acquietare il pianto e l’agitazione dei bambini e favorire in tal modo il loro riposo. Qui, ancora una volta, Évrart mette debitamente a frutto una osservazione di Pietro, il quale aveva rilevato, nel passo parallelo del suo commento ai Problemi, che il potere della musica non si esercita genericamente ma, per così dire, in maniera mirata: ognuno, infatti, trae piacere da una forma diversa di canto, che più sembra adattarsi alla sua costituzione psichica, ed anzi le preferenze che si instaurano appunto nei primi anni di vita risultano in un certo senso decisive per determinare successivamente le inclinazioni musicali dell’uomo adulto.

 

 

4. Effetti della musica su uomini e animali

Su questi temi Évrart ritorna ancora più diffusamente nel Livre des Eschez, nel quale l’influsso della musica su uomini e animali viene considerato analiticamente attraverso una lunga serie di casi, che utilizzano, accanto al consueto repertorio mitologico, osservazioni tratte dall’esperienza quotidiana propria o di altri e testimonianze ricavate dalla S. Scrittura e dalla tradizione medica e filosofica.

Per quanto riguarda innanzi tutto il potere della musica sull’anima umana egli enumera tre cause che possono limitarne la portata sino ad annullarlo interamente: una natura del tutto insensibile, oppure orgogliosa e feroce, o infine soggetta a una ´tristece excessive et desmesureeª. Il terzo caso appare particolarmente importante per il rapporto tra musica e medicina; se infatti, come si è detto, è proprio della musica agire positivamente su tale passione negativa, qui Évrart afferma espressamente che quest’ultima potrebbe essere così forte e incontrollata da annullare tutto il potere di essa (´que elle [la tristezza] sourmonteroit et anichileroit toute la vertu de musiqueª). Resta vero, tuttavia, che nei casi in cui questo "male di vivere" non esclude del tutto la forza della ragione, ´la doulceur de musique il seroit grant remede et le sourmonteroitª; anzi proprio per questo resta altrettanto vero che essa giova sia a coloro che sono nel dolore e nella tristezza sia a coloro che sono nella gioia, mutando positivamente lo stato d’animo dei primi e migliorando ancor più quello dei secondi. Qui Évrart riprende la tesi che legge in Problemi XIX 1 e che gli consente di ribadire i suoi convincimenti circa la capacità della musica non solo di produrre diletto nell’animo ma anche di fargli mutare propositi e affetti, sempre, peraltro, come si è detto, in senso positivo: ´musique ne esmeut pas l’ame humaine tant seulement a delectacion et a plaisance, ainz le altere et transmue d’un propos en un autre moult souvent et d’une affection en l’autre en moult de diverses manieres, et toutesfoiz neantmoins, l’ame humaine en amende et est ramenee en meilleur disposicion et en meilleur estat, ja soit ce que elle fut devant passionneeª. Anche le antiche favole di Anfione e di Orfeo devono essere intese come ulteriore testimonianza del potere della musica di mutare (e addolcire) i costumi umani, anzi Évrart avanza l’ipotesi che la seconda sia stata creata appunto allo scopo di ´recommander la dessusdite science de musique et pour segnefier les grans merveilles que elle fait et peut faireª; si tratta in breve del fatto, qui riproposto quasi negli stessi termini del Livre des Problemes, che, per loro natura, alcuni suoni ´esveillent les paresceux et les trop endormisª, altri per contro ´rendorment souefvement ceulx qui devant ne pevent dormirª, altri infine ´ravissent sy les cuers des escoutans qu’ilz ostent d’eulx toute sollicitudeª.

La prodigiosa virtù della musica si estende, come già si è detto, anche al corpo umano. Vengono riproposte a questo riguardo le considerazioni presenti nel Livre des Problemes circa il naturale conformarsi del corpo ai ritmi della musica e i benefici influssi che esso riceve da quest’ultima, soprattutto in caso di malattie psicosomatiche (´celles qui sourviennent par les accidens de l’ameª), in particolare di quella forma di melanconia, detta dai medici amor hereos (o "amore eroico"), una sorta di ossessione amorosa accompagnata appunto da una serie di affezioni fisiche quali dimagrimento e languore. Viene in aggiunta ricordato come dalla musica traggano sollievo e conforto, nella stanchezza, non soltanto i corpi umani ma anche quelli degli animali.

Del potere dei suoni su questi ultimi Évrart menziona, in effetti, in questo testo numerosi esempi, di cui alcuni assai significativi: quello dell’usignolo che, tra l’altro, per amore del proprio canto o comunque del suono della voce umana o di qualche strumento, ingaggia veri e propri duelli canori con l’uomo sino a morirne per l’eccessivo sforzo, ´sy come il fu a moy mesmez tesmoignié par persone certaine et bien digne de foyª; quello di un merlo capace di cantare senza fatica la scala musicale (´us-ré-mi-fa-sol-la et ancor par dessous jusque a .ix. notes, selon ce que musique le desireª); quello, da ultimo, di uno storno che, nella città di Amiens, era stato udito cantare gran parte di un virelai, di cui Évrart riporta i versi iniziali.

 

 

5. Musica e magia

Numerosi sono, come si vede, i temi in cui si articola nei due scritti di Évrart il rapporto tra musica e medicina: da quello della "musica del polso" a quello dell’influsso di suoni e canti sul sonno e sulla veglia, sulla stanchezza fisica e sulle patologie psichiche e psicosomatiche nonché sui diversi stati emotivi (per limitarci alle principali questioni toccate in precedenza), essi evidenziano chiaramente le diverse funzioni che la musica può assumere, in ambito medico, sia sul piano diagnostico sia su quello terapeutico.

Non meno importante, anche se non privo di ambiguità, appare poi il discorso, che qui può essere solo brevemente ricordato, dell’autore francese circa il legame che unisce la musica alla magia. In effetti, nelle pagine conclusive dell’ampia trattazione sulla musica contenuta nel Livre des Eschez egli insiste sui poteri che questa disciplina avrebbe sugli spiriti stessi, in questo modo coniugandosi con le diverse forme di magia, grazie anche alla efficacia usualmente attribuita ai suoni e alle parole di cui quest’ultima si serve. Pur con molta prudenza Évrart riconosce infatti gli effetti magici (spiegati in base alla filosofia naturale, attraverso corrispondenze astrologiche) e comunque ribadisce costantemente l’esistenza sia del libero arbitrio umano sia della onnipotenza divina. Distinguendo accuratamente tra la necromanzia, che si serve appunto dell’azione degli spiriti (i quali peraltro non possono essere oggetto di alcuna costrizione ma solo operare, per quel tanto che è loro concesso dalla volontà divina, a danno della persona stessa che li evoca), e la magia propriamente detta, che si serve di realtà naturali (pietre preziose, erbe, piante, figure, immagini, e appunto suoni e parole) dotate di ´vertus secretes et de grant efficaceª, allo scopo di intervenire su uomini, animali e ambiente, operandovi ogni genere di mutamenti, l’autore francese si sofferma con dovizia di esempi sulle conseguenze, soprattutto negative, di queste pratiche ´anemies a humaine nature, car leur droite nature et leur proprieté est d’entoxiquier et de desnaturer le corps et la complexion de la persone qui en gouste ou qui de leur vertu est atainte et infecte, ainz enveniment et transmuent aussi le senz et la penseeª.

Di particolare interesse sono, più ancora che i numerosi esempi di melanconia, alienazione (licantropia), allucinazione menzionati da Évrart sulla base della letteratura medica (Ippocrate, Galeno, Avicenna) e della S. Scrittura, quelli dello stesso genere (tra cui uno relativo a una sorta di allucinazione di natura fobica, di cui era stata vittima una ricca dama della città di Amiens) da lui ricavati dalla propria diretta esperienza, nonché le osservazioni che egli fa circa la diffusione ai suoi tempi delle pratiche magiche tra le donne sia vecchie sia giovani, e circa l’effettivo valore delle formule usate in tali circostanze, o per meglio dire della voce "vincolata" nella formula magica. Riguardo a quest’ultimo punto egli sembra propenso ad ammettere la maggiore efficacia operativa di pietre e di erbe rispetto a elementi "volatili" come le parole, e tuttavia riporta, senza respingerla (ed anzi cercando di motivarla), la tesi di ´pluseurs grans philosophesª, secondo la quale è appunto il modo in cui una parola viene pronunciata o cantata (quindi precisamente l’incantamento) a influenzare l’anima e il corpo, veicolando su di essi influssi astrali.

6. Il medico e la musica

Una ulteriore conferma dell’interesse con cui Évrart guarda ai rapporti tra musica e medicina può essere, da ultimo, individuata nel ricorso, frequente da parte sua, ad allusioni o a concetti di ambito medico all’interno della trattazione di tematiche musicali. Per limitarci, qui, a qualche esempio, basterà ricordare il caso dei malati di quella febbre continua detta "etica" — i quali a causa dell’abitudine contratta a causa del morbo non ne avvertono il caldo divenuto per essi ´aussi come connatureleª — da lui menzionato per analogia con la condizione di coloro che, essendosi abituati sin dall’infanzia a udire la "musica delle sfere", sono diventati insensibili ad essa, e quindi non la percepiscono più ´pour la costume longue et continueeª. Oppure, nella sua presentazione della musique humaine, riscontrabile, come si è detto, nel corpo dell’uomo, l’osservazione che tale misura musicale è la più equilibrata appunto perché il corpo umano viene giudicato, sulla scia di Avicenna, ´de la plus noble complexionª. O infine il fatto, ricordato in precedenza, che tra gli esempi di proporzioni armoniche Évrart includa lo sviluppo del feto nel seno materno, il battito del polso (´musique ou mouvement du cuer et des arteresª), la scala dei "gradi farmaceutici".

Tutto ciò gli consente di concludere il suo lungo excursus sulla musica non soltanto ribadendo la grande efficacia e, per così dire, l’universalità di questa disciplina, ma anche, quasi a giustificare l’interesse dimostrato per essa, lodandola e raccomandandone lo studio (´de ce s’enssuit il aussi assez que la science de musique entre les autres est digne de loenge et de recommendacionª). Dato il riferimento di carattere personale (´je y suy arresté longuementª), è lecito ritenere che tale raccomandazione si rivolga in primo luogo ai medici come lui e che essa costituisca una, almeno implicita, conferma di quanto una lunga tradizione, medica e non, aveva evidenziato a proposito della necessità appunto per il medico di conoscere la musica, e che Évrart trovava del resto espressamente affermato in un testo da lui posseduto e a lui ben noto, ossia il Conciliator di Pietro d’Abano.

 

Letterio Mauro