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Il
sambuco
Introduzione
Ogni
pianta è un mondo e può essere benefica o malefica,
dipende dalla conoscenza, dal rispetto, dall’amore
forse.
Il
Sambuco è una pianta in cui terapeutica, dietetica,
funzione medicinale ed alimentare si confondono a seconda
delle parti usate e dei luoghi in cui si trova, come del
resto avviene per la maggior parte delle piante
officinali.
Il
Sambuco è un arbusto di 4-5 metri, talvolta diventa un
piccolo albero alto fino ai 10 metri, ha un tronco
piuttosto difforme e cupola tondeggiante, emette dalla
radice ricacci molto dritti e robusti. Facilmente
riconoscibile durante la bella stagione, grazie ai suoi
grandi fiori disposti in ombrelle, che diventano in
seguito delle belle bacche nero-violacee, si trova spesso
vicino alle case e soprattutto nei luoghi freschi ed
umidi, ricchi di sostanze organiche, presso stagni,
scarpate, rive di fiumi.
Il
suo parente stretto, il Sambuco rosso, gli somiglia molto
ma è più piccolo ed ha bacche scarlatte.
Aspetti
botanici
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Nome
scientifico
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Sambucus
nigra L.
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Famiglia
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Caprifoliaceae
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Nomi
volgari
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It.:SAMBUCO,
Zambuco, Sambuco nostrale, Saût, Seuc, Saùgo,
Sajuch muru, Saùcu niuru, Samucu mascu, Sambuch,
Sambur, Sambugh, Nebbi, Erba ch’pozza, Savuco; Fr.:
SUREAU NOIR, Hautbois, Seuillet, Seur, Suin,
Sambuquier, Sue; Ingl.:
ELDER, Elder tree; Ted.:
HOLUNDER, Flieder, Holder; Sp.:
CANILLERO, Sauco, Sauco blanco.
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Etimologia
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Il
termine latino deriva dal greco Sambýkeē,
che deriva a sua volta dal persiano Sabka,
da uno strumento musicale a forma di arpa angolare
orizzontale, ed anche il nome di una macchina da
guerra.
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Descrizione
botanica
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E’
un arbusto o piccolo albero alto da 2 a 5 m.,
talvolta 7-8 m. Il fusto ha la corteccia
grigio-bruna, verrucosa, dai rami molli ricadenti,
col midollo bianco.Le FOGLIE
hanno il picciolo dilatato alla base, che quando
cade la foglia lascia una cicatrice a forma di
mezzaluna, e sono composte da 3-5-7 foglioline di
3-9 centimetri, le quali si attaccano al picciolo
centrale con un breve picciolo a loro volta, sono
ellittiche col bordo dentato e l’apice acuto,
verdi sulle due facce, maleodoranti se si
strofinano.
I
FIORI di
colore bianco (giugno), molto odorosi, sono piccoli
(circa 5 millimetri), riuniti in false ombrelle
grandi 10-20 centimetri e piatte, con 5 raggi
principali, 5 sepali, 5 petali, 5 stami ad antere
gialle, 3 carpelli e 3 stimmi sessili.
Il
FRUTTO
sono delle bacche nero-violacee di 6-8 millimetri,
con 3 semi, compaiono in estate-autunno (da
agosto/settembre) e permangono sulla pianta fino a
dicembre inoltrato.
La
CORTECCIA dei
numerosi rami
è grigio-giallastra o brunastra, con
l’interno pieno di midollo bianco; quando
invecchia è brunastra, sugherosa, profondamente
fessurata e scagliosa.
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Provenienza
e distribuzione
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Europa,
Asia Occidentale e centrale, Nordafrica, Nord Cina.
Terreni
umidi ricchi d’azoto, siepi, fossi; fino a oltre
1.000 metri.
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Componenti
e principi attivi
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Fiori:
flavonoidi (1,8%); olio essenziale (0,03-0,14);
tannini; il glucoside cianogenetico sambuconigrina;
un alcaloide, sambucina; acidi organici;
mucillagini; resine; antiociano; acido valerianico e
malico; colina.
Foglie:
alcaloide sambucina; glicoside cianogenetico
sambunigrina.
Frutti:
flavonoidi rutina e isoquercitina; alcaloide
sambucina; glicosidi (0,2-1%); acidi organici (malico,
tartarico, vinico, malico); vitamine C e B; tannini
(3%); zucchero, materiali coloranti; olii
essenziali.
Corteccia:
tannini; glicoside sambunigina; alcaloide sambucina;
resina lassativa; nitrato di potassio; colina;
zuccheri.
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Pericolosità
ed Effetti collaterali
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Le
parti più pericolose della pianta sono la corteccia
e le foglie, ma anche i frutti, se non ben maturi;
possono causare coliche addominali e diarree. Anche
i frutti maturi, a Dosi elevate, possono provocare
diuresi, sudorazione eccessiva, vomito e diarrea.
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Proprietà
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Depurativo,
diuretico, emolliente, lassativo, sudorifero,
antireumatico.
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Parti
utilizzate
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Fiori,
foglie, frutti maturi, seconda corteccia secca.
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Epoca
di
raccolta
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I
fiori quando sono ben fioriti, ma non sfioriti; i
frutti in agosto-settembre.
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Istruzioni
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I
fiori si recidono alla base; i frutti si possono
raccogliere utilizzando i pettini come quelli per la
raccolta dei mirtilli.
Le
infiorescenze si essiccano all’ombra appese,
togliendo poi, una volta essiccati, i peduncoli; i
frutti si devono trasformare in succhi o marmellate,
oppure surgelare.
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Il Sambuco nella storia.
Il rapporto dell'uomo con il sambuco ha radici antichissime. I ritrovamenti di semi della pianta nelle tombe e la forma a foglia di sambuco delle selci funerarie, nelle sepolture megalitiche a tumulo oblungo del Neolitico, fanno pensare che la sua associazione con la morte risalga ad epoca assai remota.
Il termine latino sabucus, da cui l'italiano sambuco, designa, oltre alla pianta, uno strumento di legno a corde, sambukè, specie di arpa orizzontale di forma triangolare in uso presso Greci e Romani, presunta erede di uno strumento persiano chiamato sabka di forma simile. Lo stesso termine, per derivazione, indicava la macchina da guerra con la stessa forma dello strumento musicale, una sorta di ponte volante di cui ci si serviva durante gli assedi, in uso fino nel Medioevo.
Il termine greco per indicare la pianta era actea o actè e dendrôdès. Actè in greco significa anche grano "nutrimento di Demetra", e ciò ne testimonia un antico impiego alimentare; inoltre è probabile la derivazione dal radicale indoeuropeo che ha dato il sanscrito açnati, mangiare. Quanto a dendrôdès, significa "della natura degli alberi", e si riferisce anche alle ninfe arboree. Plinio il Vecchio, nella sua Storia naturale, ne conferma l'impiego alimentare.
Diverse classificazioni
Visto in termini strettamente botanici o farmacologici, il sambuco non rappresenta una pianta di particolare importanza. Sappiamo però che ogni popolazione, nelle varie epoche, ha osservato degli aspetti differenti del mondo in cui era inserita, rispondendo ad esigenze tanto più difficili da comprendere quanto più lontane da quelle attuali. Forse non è inutile ripetere per l'ennesima volta che, anche grazie alle nuove acquisizioni fornite dalle ricerche in campo etno-antropologico, è tempo ormai di abbandonare certe posizioni di incredulità, cercando di comprendere quali potessero essere le prospettive secondo le quali lo stesso oggetto poteva essere osservato. Il concetto è un essere concreto quanto l'immagine, ma sappiamo, da Saussure, che il collegamento tra i due piani avviene attraverso l'intermediazione del segno. Ogni elemento rappresenta un insieme di relazioni al contempo concrete e virtuali, che possono in un primo tempo suggerire determinate associazioni che in seguito l'esperienza rafforza o indebolisce.
Per le teorie sulla "segnatura", ad esempio, l'impiego di un rimedio vegetale era suggerito dalla sua forma, che veniva messa in relazione con la parte del corpo da curare - ad esempio la noce per il cervello, la radice della mandragora per l'organo maschile, ecc.
Per Teofrasto le parti delle piante sono paragonabili a quelle del corpo e si distinguono in muscoli, midollo, pelle: egli inserisce quindi il sambuco tra le piante "pelle e ossa", assieme alle canne.
Il testo dioscorideo sulla storia e la materia medicinale lo prescrive per solvere gli umori acquosi e il colera. I cinque libri Della historia e materia medicinale di Pedacio Dioscoride Anazarbeo hanno rappresentato, per oltre un millennio, il più autorevole punto di riferimento riguardo agli impieghi medicinali dei vegetali.
Il Mattioli ed il Durante, nel secolo XVII, annoverano il sambuco tra le piante "umide", come il salice e l'ontano, e gli attribuiscono, al contrario, virtù "calde" e "secche".
Le notizie sulla pianta sono molto più diffuse nel nord Europa che nel Mediterraneo, e, probabilmente, è stato questo a determinare il fiorire in quelle zone di simbologie sacre legate al sambuco.
Il sambuco nel folklore europeo
Fra i Germani si chiamava Holunder, termine rimasto in uso anche nel moderno tedesco, e cioè "albero di Holda". Holda o Hulda era una fata del folklore germanico, narrata come una giovane donna benevola dai lunghi capelli d'oro, la quale abitava nei sambuchi che si trovavano nei pressi delle acque dei fiumi, dei laghi e delle fonti. Ma non soltanto Holda abitava la pianta; essa doveva condividere il suo rifugio con coboldi ed elfi: i primi prediligevano il midollo, mentre i secondi preferivano rifugiarsi nei cespugli.
Il rispetto e la venerazione per la pianta sono testimoniati dalle rilevazioni folkloriche secondo le quali, fino all'inizio del '900, i contadini tedeschi incontrando il sambuco per i campi si levavano il cappello. La stessa usanza si riscontra anche nella letteratura folklorica friulana. Non si osava sradicarlo e, in caso di necessità, ad esempio per curare il mal di denti, ci s'inginocchiava davanti alla pianta con le mani giunte, pregando: "Frau Holda, Frau Holda, imprestami una scheggia che te la riporterò". Si staccava una scheggia dal tronco e, una volta giunti a casa, i contadini v'incidevano la gengiva fino a macchiare il legno di sangue. Tornavano infine alla pianta, continuando a camminare all'indietro, reinnestando la scheggia nel punto in cui era stata tolta: la pianta avrebbe così assorbito il dolore senza offesa alcuna.
Oltre a quest'impiego il sambuco ne contava innumerevoli altri, al punto da essere considerato una vera e propria panacea nella medicina tradizionale. In quella tirolese lo si è chiamato "farmacia degli dei". Sette volte il contadino s'inchinava davanti all'albero perché sette sono i suoi salutari doni: i germogli, perché da essi si ottiene un decotto che calma le nevralgie; le foglie, con le quali fare impacchi per decongestionare le infiammazioni e curare le malattie della pelle; i fiori, per il tè depurativo e sudorifero, e le bacche per ottenere uno sciroppo contro le infiammazioni dei bronchi e dei polmoni; la corteccia, che ha funzione emetica e lassativa; la radice, pestata e bollita, usata come rimedio contro la gotta e le malattie del ricambio, ed infine il midollo, da cui si ricava una pappa che, mescolata a farina e miele, lenisce il dolore delle lussazioni.
Intorno alle fortezze, ai monasteri e ai masi di montagna si piantavano sambuchi perché si diceva che proteggessero case, cortili, bestiame e abitanti da serpi, mali e malie; si può confrontare quest'usanza popolare con un dato sperimentato: la decozione concentrata di foglie fresche, impiegata per la polverizzazione assieme a un solvente, scaccia e talvolta distrugge i parassiti, temuti dall'uomo quanto gli spiriti malefici, dall'orto e dal frutteto: ragni, coccinelle, bruchi, eccetera. Possiamo anche porre in relazione le testimonianze folkloriche con la traduzione di Dioscoride fornita dal Mattioli, dove troviamo che la radice del sambuco, cotta nel vino e somministrata coi cibi, combatte i morsi delle vipere, e, con un impiastro di foglie fresche impastate con polenta, i morsi dei cani.
In Svezia, fino all'Ottocento, le donne incinte baciavano i sambuchi per avere una buona gravidanza e anche in Bretagna, Russia e Danimarca erano considerati protettori della famiglia.
In Sicilia si credeva che il bastone del sambuco colpisse a morte le serpi e respingesse i ladri. Si diceva altresì che i ferri di cavallo, strofinati con le sue foglie, non arrugginissero e preservassero dalle morsicature di serpenti e scorpioni.
In Serbia e in Volinia, una regione dell'Ucraina, se ne portava un bastone alle nozze come segno beneaugurante, mentre i Lettoni sostenevano che sotto le radici dell'alberello dimorava il Dio della terra, Puschkaitis.
Il sambuco, svuotato dal midollo, si usava per costruire piccoli flauti o fischietti. Quest'impiego è testimoniato anche da alcuni nomi locali dell'arbusto: ad esempio uno dei termini dialettali francesi per indicare il sambuco è hautebois, che nel francese moderno designa l'oboe. I flauti hanno spesso stretti legami con la magia. Nelle leggende germaniche, il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato dal midollo. In alcune tradizioni si consigliava di tagliare il ramo di sambuco necessario a questo particolare uso in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo, affinché questo non ne pregiudicasse la qualità del suono, rendendolo roco. Il particolare accorgimento incuriosisce e suggerisce due supposizioni: il sambuco, che ha bisogno di terreni ricchi di concime, nel caso di troppa vicinanza ai luoghi vissuti dall'uomo (quindi dove si sente il canto del gallo) potrebbe contenere sostanze in grado di compromettere la qualità del legno necessaria ad ottenere un flauto dal suono puro. La seconda ipotesi è a livello simbolico: il suono magico, lunare, del flauto ottenuto dal sambuco contrasterebbe con la natura solare del gallo annunciatore di luce.
Al sambuco venivano attribuite anche proprietà divinatorie: se in estate i suoi fiori erano gialli o, meglio ancora, color ruggine, annunciava un nuovo figlio. Un'infiorescenza piccola e sottile indicava un anno di siccità, se invece era grassa e robusta preludeva ad un buon raccolto.
Nell'alfabeto arboreo Beth-Luis-Nion interpretato da Robert Graves, il sambuco rappresenta il tredicesimo mese e la lettera R (ruis).
L'alfabeto arboreo Beth-Luis-Nion, o Ogham, è un alfabeto composto da cinque vocali e tredici consonanti dove ogni lettera prende nome da un albero o da un arbusto di cui è l'iniziale; questa corrispondenza è presente anche nell'alfabeto irlandese moderno. Ciascuna delle tredici consonanti indica poi un mese, associato alla pianta corrispondente, che compone il Calendario degli alberi costituente l'anno lunare. Questo conta tredici mesi di ventotto giorni ciascuno, per un totale di 364 giorni: restava un giorno, il 23 dicembre, simboleggiato dal tasso, considerato nefasto perché associato al momento della morte dell'anno.
B per Beth (betulla) - 24 dicembre/20 gennaio
L per Luis (sorbo) - 21 gennaio/17 gennaio
N per Nion (frassino) - 18 febbraio/17 marzo
F per Fearn (ontano) - 18 marzo/14 aprile
S per Saile (salice) - 15 aprile/12 maggio
H per Hath (biancospino) - 13 maggio/9 giugno
D per Duir (quercia) - 10 giugno/7 luglio
T per Tinne (agrifoglio) - 8 luglio/4 agosto
C per Coll (nocciolo) - 5 agosto/1 settembre
M per Muin (vigna) - 2 settembre/29 settembre
G per Gort (edera) - 30 settembre/27 ottobre
P per Peith (tiglio) - 28 ottobre/ 24 novembre
R per Ruis (sambuco) - 25 novembre/ 22 dicembre
Il sambuco, che conserva sui rami i suoi frutti fino a dicembre avanzato, è dunque l'arbusto associato all'ultimo mese del calendario arboreo, il tredicesimo, il mese in cui il ciclo dell'anno volge al termine. Sappiamo che il tredici è un numero ambiguo che simboleggia la rigenerazione, il passaggio, il rinnovamento ciclico; si riconferma la doppia simbologia attribuita al sambuco, da un lato pianta salubre e dall'altro associata alla morte.
Similmente ritroviamo la doppia polarità Vita/Morte, Umido/Secco, Vuoto/Gonfio in un sirventese del sec. XII, Al departir del brau tempier, composto dal trovatore Marcabru:
Al departir del brau tempier
Quan per la branca pueja·l sucs
Don reviu la genest'e·l brucs
E floreysson li presseguier
E la rana chant'el vivier
E brota·l sauzes e·l saucs
Contra·l termini, qu'es yssucs
Suy d'un vers far en cossirier.
"Verso la fine della cruda stagione/ quando nel ramo sale la linfa/ per cui rivive ginestra ed erica/ e fioriscono i peschi/ e la rana canta nello stagno/ e germogliano il salice e il sambuco,/ contro la stagione che è secca/ mi propongo di fare un vers"
Il sambuco è tra i primi alberi a germogliare, e questo suo rivivere in un momento in cui la natura è ancora morta, quando la bella stagione è un ricordo o un sogno, lo rende insieme oltraggio e simbolo di speranza.
Sambuco e salice, altro albero "appartenente alla Luna", vengono spesso associati, probabilmente a causa della comune natura umida e fredda; secondo Plinio la flessibilità di questi legni "freddi" li rendeva adattissimi alla fabbricazione di scudi, perché offrirebbero una buona resistenza al passaggio del ferro, rinsaldandosi prontamente dopo aver ricevuto una "ferita".
L'elenco dei pregi e dei difetti del sambuco non è ancora terminato: secondo un'antica credenza britannica, un bimbo messo in una culla di legno di sambuco è destinato a languire o ad essere pizzicato a sangue dalle fate. In Irlanda, la cavalcatura magica delle streghe è fatta con bastoni di sambuco anziché di frassino. Nel folklore inglese, bruciare sambuco porta il diavolo in casa, e fuori dal folklore, vista la difficoltà con cui questo legno brucia, è consigliabile comunque desistere da una simile impresa. Secondo un'altra credenza inglese, l'albero a cui si è impiccato Giuda sarebbe stato un sambuco, anche se risulta difficile immaginarselo, vista la flessibilità dei suoi rami.
Il potere di questa pianta oscilla dunque tra luce ed oscurità, e probabilmente l'avvento del Cristianesimo ha contribuito a farla cadere in disgrazia presentandola alleata a demoni arcani (o forse erano antiche divinità).
Il sambuco in Friuli
"Il Savût al dà la salût.
Buine la foe, la scuse e la pomule,
in gran e in flôr"
"Il sambuco dà la salute.
Buona la foglia, la corteccia ed il frutto, in grani e in fiore"
Durante la mia ricerca condotta sul campo in Carnia (Friuli) mi sono stati riferiti svariati impieghi della pianta, perfettamente ricollegabili a ciò che è attestato in letteratura.
Vaga testimonianza della sacralità della pianta è rimasta nel ricordo di un'usanza "dei vecchi" - ora abbandonata - di inginocchiarsi di fronte al sambuco per le donne e togliersi il cappello in segno di rispetto per gli uomini.
Diverse testimonianze riportano l'impiego delle foglie di saût per i dolori alla schiena di varia natura, applicandole rigorosamente dalla pagina inferiore, mentre per lenire dolori alle articolazioni delle mani, si preparano dei guanti imbottiti di Sambuco da tenere tutta la notte. Le foglie vengono impiegate anche contro il mal di denti: foes di savût (foglie di sambuco) applicate sulla parte.
Proprietà similari sono attribuite anche alla seconda corteccia (parte verde, tossica) impiegata fresca per impacchi sulla zona dolente. Riscontrato anche l'impiego terapeutico della corteccia nella cura del mal di denti, ma nulla mi è stato riferito a proposito di eventuali precauzioni rituali come quella di cui si è riferito nel caso dei contadini tedeschi.
La stessa parte entra nella preparazione di un unguento contro le scottature. Altro impiego della seconda corteccia è quello tintorio, che dona una colorazione gialla alla lana, allo stesso fine, ma per ottenere un colore grigio bluastro, s'impiegano le bacche.
Le bacche essiccate si usano in forma di infuso contro le malattie da raffreddamento.
Lo sciroppo medicinale di bacche richiede una preparazione lunga e meticolosa. Le bacche devono essere ben pulite e senza rametti, sgranate, integre, lasciate ferme fino alla comparsa di una muffa bianca, circa venti giorni. Una volta formata questa muffa bianca, si spreme e si pone a bollire poi si filtra. A parte si prepara un sacchetto con tutti i sapori: salvia, timo, maggiorana, ecc., che si fa poi bollire assieme al resto, con lo zucchero. Si usa puro, per problemi digestivi, oppure diluito in un bicchiere d'acqua bollente in caso di raffreddore.
Largamente presente anche l'impiego alimentare delle bacche sotto forma di marmellata, per la cui preparazione vengono cotte con lo zucchero facendo addensare il tutto, aggiungendo eventualmente una mela in caso fosse troppo liquida Le bacche in genere vanno lasciate macerare un paio di giorni prima di procedere a qualsiasi lavorazione; questa precauzione evita, tra l'altro, il pericolo che rimangano dei grani verdi e quindi tossici.
Con i fiori di sambuco freschi fatti fermentare con l'aggiunta di limoni si prepara una bevanda molto dissetante che può diventare un gustoso "spumante".
I fiori essiccati possono essere impiegati in una semplice infusione in acqua calda o nel latte per trattare le malattie da raffreddamento.
Infine, con il legno dei rami svuotato, si costruiscono scivilòz (fischietti).
In letteratura si riferisce un'usanza d'inizio secolo, quando i ragazzini, per gioco, trasformavano i rami più dritti, privati del midollo, come cerbottane, utilizzando le stesse bacche verdi della pianta come munizioni. Dal midollo le ragazze ricavavano animaletti e figurine. Dalle stesse fonti si apprende che le foglie dell'ontano e del sambuco, messe nelle scarpe, alleggeriscono la fatica del camminare, mentre conficcando alcuni rametti di Sambuco nel cavozâr (zuccaio) si tengono lontani gli sborfs (ramarri).
Conclusione
Si sono illustrate ampiamente le grandi risorse del sambuco senza per altro esaurire gli argomenti, che potrebbero essere ulteriormente approfonditi.
Il sambuco rimane una pianta vicina all'uomo, spesso in luoghi che l'abbandono dei boschi e della campagna sta rendendo sempre più inaccessibili. Spesso lo si incontra quasi soffocato dall'altra vegetazione, e chi lo ama, o l'ha amato, si rammarica dello scarso rispetto di cui gode, e nota in esso comportamenti stravaganti, come quello di produrre allo stesso momento fiori e bacche. Ci auguriamo quindi che la conoscenza possa promuovere l'attenzione, e, se capita, un po' di philìa.
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