Associazione

    

Rivista online

    

 

    

 

 

 

Anno IV

Numero I

Gennaio - marzo 2000

 

Il nocciolo in fito e gemmoterapia

Dott. Fernando Piterà

Medico Chirurgo, Dottore in Scienze Biologiche h.c.

Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie (Genova).

 



CORYLUS AVELLANA L. 


Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Sottoclasse: Choripetalae Monoclamydeae
Ordine: Fagales
Famiglia: Corylaceae
Specie: Corylus avellana
Sinonimi: Corylus silvestris Salisb.
Nome comune: Nocciolo, Avellana.

Francese: Noisetier, Avelinier, Coudier.
Inglese: Cob, Common hazel, Filbert, European Filbert, Hazel, Hazelnut tree.
Portoghese: Aveleira, Avelaneira, Avelao, Aveleiro, Avelaneiro.
Spagnolo: Avellano, Avellanero, Ablano, Nochizo. Castigliano: Avellanero Ablano.
Tedesco: Hazelnuss, Haselstrauch, Gemeine Hesel.

Nomi dialettali italiani:

Abruzzo: Nucella, Nocchie, Vellana, Nuc (Aquila).
Basilicata: Avolano (Potenza).
Calabria: Nucella, Nucellaro, Nuciddrara, Nuciddara, Nuccida, Nucija, Nucillara, Nucedda, Nucillaro.
Campania: Vellana, Ollana (Napoli); Nocella (Ischia); Avalano, Nocella (Avellino); Nucilla (Cosenza); Nocchia, Nocchietella (Terra di Lavoro).
Carnia: Caranda, Sterp.
Emilia R.: Linzòla, Ninzola, Nizzòla, C'luv (Bologna); Nusòla, Volana (Reggio Emilia); Ninzòl (Parma); Avulèn (Romagna); Ninzœla (Piacenza).
Friuli: Noglar, Nole, Nosèle.
Lazio: Nocchio, Nocchia (Roma).
Liguria: Nissœa, Còlea, Cœlea (Genova); Colaro, Còllaro (Porto Maurizio); Nissœra sarvaiga (Valle d'Arroscia); Ninsœla (Mortola); Nissòla (Sarzana); Ninsœa (Savona); Nissona (Sella, Altare); Nissœra (Bardineto); Linsœra (Rezzo); Linsoriè (Mentone); Còlura (Bardineto); Cœlau (Fontanabuona).
Lombardia: Ninsœla (Pavia); Nissœla, Nessœla (Brescia, Valle Camonica); Nisciœla, Nizzœla (Milano); Bajùccola (Como); Colœr (Valtellina); Bosca (Como); Nisciòla, Còller (Sondio); Niscula, Còler (Bergamo); Nisciœr, Nisciœl (Canton Ticino).
Marche: Nocella, Acciarcarello (Ancona).
Piemonte: Ninsòla, Linsòle; Ninsolè (Saluzzo); Nissòra, Ninsœla, Nissœla (Alessandria); Nisciòla, Nisòla, Colora, Glacujèr (Novara); Oulagniè (Val S. Martino).
Sardegna: Nucedda, Nuxedda, Nughedda, Nuzzòla, Nizzòla, Nunzòla, Lenzòla, Linzòla (Olzai); Nuciòla (Gallura); Vagliana (Alghero).
Sicilia: Nucidda, Nucidda sarvaggia, Nucidda ghiandolara (Messina).
Toscana: Nocciòla, Nocella, Nocchia, Noce pontica, Noce barbata, Avellana, Avellano, Avellona, Avolano, Bajùcola; Nicciòla (Siena).
Umbria: Nocchio, Nocchiola selvatica (Perugia); Nocchie (Bevagna).
Veneto: Ninzòla, Nizòla (Mantova); Nenzolàr, Ninzolàr, Nizzolàr, Nosella, Olana, Avelàn, Olanàr (Verona); Noselèr, Nusièn (Treviso); Noselara (Padova); Nosellaro (Vicenza); Noseler, Nosalai, Noselai, Nugièlo, Buse, Buse de noselèr (Belluno); Noselèr (Parenzo d'Istria); Noselàr (Pirano).



DESCRIZIONE BOTANICA


Il Nocciolo è un arbusto caducifoglio molto diffuso, alto sino a due metri, generalmente non supera i 5-6 metri ma più raramente può diventare un albero di 20 metri di altezza. Ha portamento arbustivo con numerosi fusti eretti, ramificati sin dalla base. I rami sono flessibili e hanno un andamento eretto, con corteccia sottile (pochissimi millimetri anche nei fusti grossi), di color dal verde al brunastro ramato, liscia e lucida, ornata di numerose lenticelle chiare e orizzontali, dapprima di piccole dimensioni, ma che successivamente tendono ad espandersi diametralmente; bianca all'interno con creste longitudinali evidenti, che spiccano su altre fitte e minutissime. Da giovane la corteccia si sfoglia come pergamena ma in seguito è appena solcata. Solo alla base e nei rami più vecchi la scorza mostra delle fenditure, altrimenti appare liscia e omogenea. La frattura è fibrosa: la corteccia primaria è verde, il libro è bianco e fra uno e l'altro c'è un anello continuo di cellule sclerose spesso però visibili solo al microscopio.
La chioma è allargata, densa, fitta, ampia e irregolare con diametro massimo di 4 metri. Si presenta piuttosto irregolare o smembrata in varie fronde. Dalla ceppaia e dalle radici nascono germogli che danno origine a nuovi fusti e nuove piante sino a formare delle vere e proprie macchie. Si tratta infatti di una pianta con elevata attitudine ad emettere polloni. I giovani rami sono di colore verde-ghigiastro, coperti da leggera peluria ispida e rossastra e da peli glandolari neri; in seguito i rami diventano glabri, color noce chiaro e copiosamente fogliosi.
Le foglie sono caduche, alterne, semplici, bifacciali, con inserzione alterna, provviste di corto picciolo (5-15 mm.) peloso e robusto, hanno forma rotondo-ovoidale e cuoriformi, con margine doppiamente e grossolanamente seghettato, che si restringono all'apice in una breve punta. La superficie fogliare superiore è pelosa, color verde scuro; quella inferiore si presenta pubescente (coperta da fine peluria), più chiara di quella superiore e vellutata, di color grigio-verde, soprattutto lungo le nervature penninervie che sono molto rilevate, marcate e ramificate. La lamina fogliare è espansa i 2/3 della lunghezza che è di 5-12 cm. L'apice è acuminato, mentre la base può essere cordata o tronca. Da giovani le foglie sono densamente pelose, in seguito solo sulle nervature. Il colore autunnale è giallo-bruno.
Le gemme hanno forma ovoidale con l'apice schiacciato, disposte in modo alterno e protette da spesse perule. I fiori sono precoci e riuniti in inflorescenze unisessuali (pianta monoica) che si sviluppano molto prima delle foglie, da gennaio ad aprile. Quelli maschili, visibili sin dal periodo invernale, sono sprovvisti di involucro e hanno 4 stami, sono riuniti in spighe inizialmente di color verde rossastro, poi giallastre e pendenti (amenti), lunghi 2-8 cm. (mediamente 4-6 cm.) e sono raggruppati in numero variabile da 1 a 4, posti all'estremità oppure all'ascella delle foglie dei rami dell'anno precedente. Con la fioritura, che avviene a fine inverno (da gennaio a marzo), prima della fogliazione, essi assumono un colore giallo dorato allungandosi sino ad oltre 10 cm. I fiori femminili, singoli o in piccoli gruppi di 2-4, assomigliano a minuscole gemme con un ciuffetto rossastro all'apice; sono disposti sugli stessi rami dei fiori maschili, riuniti e racchiusi da brattee verdastre, poco visibili, sessili, lunghe 3-5 cm., dalle quali spuntano gli stami filiformi e rossi che ricevono il polline dei fiori maschili. Il polline si diffonde con il vento a fine inverno-primavera, ma la fecondazione avverrà solo successivamente con la formazione completa dell'ovario.
Il frutto (nocciola) è un achenio (nucula o noce) racchiuso da due brattee tomentose a margini frastagliati che formano un involucro foliaceo, carnoso alla base, aperto e sfrangiato all'estremità, diviso in lobi dentati, lunghi come o poco più del frutto. L'achenio è composto da un guscio esterno legnoso (pericarpo), di forma ovale globosa lungo 1,5-3 cm., provvisto di un ombelico chiaro, contenente il seme vero e proprio, nocciola, edule, riuniti in gruppi di 1-4. La maturazione avviene a fine estate o in settembre in relazione all'altitudine e al clima.
Il legno di questa pianta è chiaro, di colore giallo-biancastro (a volte rosato-rossastro) pieghevole e tenace, difficile a fendersi, ma poco durevole. Il suo impiego è pertanto limitato e viene impiegato per fabbricare i cerchi delle botti, per paleria, pioli da staccionate, costruzione di recinti, per piccoli lavori di tornio e di intarsio, trappole per salmoni (nasse), palizzate, bastoni da passeggio e manici di cesto essendo i rami giovani caratterizzati da notevole flessibilità. Essi erano anche utilizzati per ricavarne bacchette da rabdomanti. Il carbone di nocciolo è invece pregiato: viene utilizzato per fabbricare la polvere da sparo, i carboncini da disegno e come combustibile. Il Nocciolo è tra le prime piante legnose a fiorire durante l'anno e, per la sua fioritura precoce, (gennaio-marzo) è un'importante pianta mellifera, ricercata dalle api che fuoriescono dagli alveari alla ricerca del cibo, dopo l'inverno. Le sue nocciole servono da cibo e sono disseminate da ghiri, scoiattoli, moscardini, topi, picchi, ghiandaie, colombacci e fagiani. Il Nocciolo oltre all'importanza forestale e ad un valore economico notevole, è una pianta che presenta un indubbio interesse farmacologico.

DISTRIBUZIONE.
Pianta presente in tutta Europa sin dall'ultima glaciazione (circa 15.000 anni fa), il Nocciolo è originario delle regioni asiatiche occidentali e dell'Europa. È diffuso dal bacino Mediterraneo fino alle regioni montane dell'Europa centrosettentrionale. Nel nostro Paese è diffuso in tutte le regioni, dalla pianura fino a 1.300 metri di altitudine, distribuito soprattutto nei boschi submontani e anche in quelli montani dell'Italia continentale ed insulare.


HABITAT


Considerata una specie pioniera, Corylus avellana possiede una grande capacità di rigenerazione e sopporta bene il taglio anche intenso. I giovani getti possono raggiungere in un solo periodo vegetativo svariati metri di altezza, ramificando poi nell'anno successivo.
Pur non essendo una pianta longeva, è molto diffusa per le sue caratteristiche rustiche. Si adatta infatti ai terreni più diversi, avendo come unica necessità la presenza di sali minerali. Il substrato sul quale vegeta meglio e fornisce le migliori produzioni è quello calcareo o a reazione neutra o alcalina, profondo e discretamente fertile. Questa pianta cerca infatti terreni profondi, freschi e mobili, fertili, calcarei e ricchi di nitrati; migliora i suoli acidificati alcalinizzandoli. Vive volentieri in ambienti relativamente caldi e mediamente umidi. Viene spesso utilizzato per creare macchie su terre vergini, o per consolidare scarpate e luoghi soggetti a dissesto idrogeologico. Ama la luce e gli ambienti di mezz'ombra relativamente caldi; la sua crescita è rapida, ma solitamente non vive più di 80-100 anni.
Il Nocciolo forma consorzi in boschi radi di latifoglie, ai bordi delle foreste, nei boschi igrofili e nei boschi misti a Quercia e Faggio. Cresce al confine tra l'otaneto ed il querceto, la si trova nell'ontaneto-pioppeto, nel querceto-carpineto e nell'olmeto ruderale. Lo si può incontrare nei cespuglieti, nelle siepi e ai margini delle strade; in pianura, collina e montana sino ai 1300 metri.
Si associa spesso al Biancospino, al Cornus sanguinea, al Ligustro, al Carpinus, al Caprifoglio, al Fior di stecco, al Crespino, al Viburno, ai Salici e alle Rose selvatiche. Entra quindi nella formazione del sottobosco e dei boschi misti di latifoglie, compresi quelli governati a ceduo, associandosi molto bene con il Frassino. A scopo paesaggistico-ambientale viene utilizzato per la creazione di siepi e macchie, ma più di sovente è coltivato a nocchieti per la produzione del frutto del quale si utilizza il seme per consumo alimentare e per l'industria dolciaria ed oleifera. 


MALATTIE DEL NOCCIOLO:
Il Nocciolo può ammalarsi a causa di diverse affezioni infettive, batteriche, fungine e parassitarie.
Agenti di malattia sono spesso le infestazioni fungine:
- Antracosi ai germogli e alle inflorescenze causata dal fungo Gloeosporium coryli;
- Macchie necrotiche alle foglie dovute a diversa eziologia fungina quali Cercospora, Gnomonia, Phyllosticta, ecc.;
- Mal bianco dovuto ai funghi Phyllactinia sulffulta e Microsphaera alni;
- Mal dello stacco che causa lesioni e deperimenti alle parti legnose dovute al fungo Cytospora corylicola;
- Marciume delle radici causate dai funghi Armillaria mellea e Rosellinia necatrix.

Tra le malattie parassitarie dovute a parassiti animali ricordiamo:
- L'acaro eriofide delle gemme del Nocciolo noto come Phytoptus avellanae;
- gli afidi infestanti la vegetazione quali il Corylobium avellanae e il Myzocallis coryli;
- il balanino delle nocciole Curculio nucum, le cui larve infestano il frutto;
- la cerambice Oberea linearis che scava gallerie nel legno della pianta;
- le cicaline, la cui infestazione provoca tipici schiarimenti sulle foglie;
- diverse specie di cimici quali: Carpocoris pudicus, Gonocercus acuteangulatus, Nezara viridula, Palomena prasina, ecc., le quali provocano infestazioni sia della vegetazione che dei frutti;
- le cocciniglie che infestano germogli e rami: Eulecanium corni, E. coryli e Lepidosaphes ulmi;
- il coleottero buprestide Agrilus viridische scava gallerie negli organi legnosi;
- i coleotteri Haltica brevicolis e Polydrosus spp.n che provocano erosioni e scheletrizzazioni del lembo fogliare;
- i lepidotteri defogliatori le cui larve possono provocare danni al fogliame;
- il ragnetto rosso (T. urticae) i cui attacchi provocano bronzature fogliari e filloptosi. 



MITI, LEGGENDE, SIMBOLISMO e CURIOSITÀ

 Le popolazioni Celtiche consideravano le nocciole "contenitori della sapienza e della saggezza interiore", capaci di procurare la conoscenza delle arti e delle scienze segrete, reputandole anche simbolo di erotismo e fecondità, tanto che ancora nel secolo scorso venivano offerte alle spose novelle. Questo frutto chiamato in Celtico Coll, era considerato il simbolo della saggezza concentrata, racchiusa in un piccolo guscio duro, impermeabile alle mutevoli opinioni del volgo. I Druidi usavano per ispirarsi, tavolozze divinatorie fatte con legno di Nocciolo, dove erano incisi gli ogam, le lettere magiche. Un mito irlandese narrava che Fionn, nipote di un capo druido, ebbe l'ordine da un druido suo omonimo di cucinargli del salmone pescato nel fiume Boyne, ma di astenersi dall'assaggiarlo. Nel voltare il pesce nel tegame Fionn si scottò il pollice. Per alleviare il dolore portò il dito alla bocca per inumidirlo con la saliva e fu così che ricevette il dono dell'ispirazione. Quel pesce era infatti uno dei salmoni che viveva nella fontana prodigiosa chiamata Pozzo di Connla e che si era cibato dei frutti caduti dai nove noccioli dell'Arte poetica le cui fronde lambivano la fontana. Le nocciole che cadevano nel pozzo, nutrivano i salmoni, e quanti erano i frutti che essi mangiavano, tante erano le macchie brillanti che apparivano sul loro corpo. La lettera Coll rappresentava per i Bardi il nove, numero sacro alle Muse e collegato al nocciolo perché si diceva che l'albero fruttificasse dopo nove anni. Dal Nocciolo prendeva anche nome un dio , Mac Coll, "figlio di Coll" che fu uno dei primi tre sovrani d'Irlanda "sposati" con la Triplice Dea, colei che concedeva saggezza e ispirazione poetica. La nocciola, come tutti frutti racchiusi in una scorza, e quindi simili all'uovo, divenne simbolo di fecondità e rigenerazione: i romani donavano piante di nocciolo come augurio di pace e prosperità, distribuendo nocciole e noci in occasione delle nozze per augurare fecondità agli sposi. In Germania si raccontava che, adoperando delle bacchette di nocciolo, era possibile obbligare le streghe a restituire la fecondità ad animali e piante ai quali l'avevano tolta con i loro sortilegi. Presso i Germani, il Nocciolo era la pianta consacrata al dio dei tuoni Thor, poiché essi credevano che sotto al Nocciolo si fosse protetti dal fulmine.
La stessa simbologia è presente nella nostra cultura che vede il Nocciolo albero di buon augurio e albero benedetto: secondo la credenza popolare non si veniva mai colpiti dal fulmine per grazia della Madonna la quale, sorpresa da un temporale mentre si recava a visitare Elisabetta, avrebbe trovato riparo sotto un Nocciolo. Un'altra leggenda cristiana associa La Madonna il Nocciolo e la vipera. Narra la leggenda che Maria mentre raccoglieva delle fragole per Gesù Bambino venne assalita da una vipera che la inseguì: La Vergine, spaventata abbandonò le fragole fuggendo e si nascose dietro un cespuglio di Nocciolo da dove non si mosse finché la velenosa serpe non rientrò nella sua tana. Per questo motivo sin dai tempi più antichi si dice che un ramo di nocciolo è la difesa più sicura contro le serpi e tutto ciò che striscia sulla terra. Questa credenza era già presente fra Greci e Romani e durò così a lungo che Castore Durante scriveva: "E' stato sperimentato che toccandosi le serpi con una vergela di nocciolo, restano stupide, e finalmente si muoiono: sospese l'avellane, scacciano da quel luogo gli scorpioni. Et per questo si crede che giovino ai morsi loro e degli altri animali velenosi masticate e impiastrate". I Romani chiamavano il Nocciolo sia col nome di Nux pontica credendo che l'albero fosse originario del Ponto, sia col nome di Abellana - dal nome della città di Avella in provincia di Avellino - probabilmente perché la zona era particolarmente ricca di questi alberi. Corylus invece deriva dal greco córys che significa casco, perché la nocciola è racchiusa in una brattea verde che somiglia ad un casco ma anche ad una barba; tant'è vero che la si è soprannominata "noce barbata". Il termine è stato poi adottato in botanica dove il Nocciolo è detto Corylus avellana. Il ramo del Nocciolo con attorcigliati due serpenti è il simbolo della Medicina. Nel Medio Evo il Nocciolo era utilizzato per invocare il Demonio e stringere patti con le forze del male. Un ramo di Nocciolo, reciso da un coltello mai usato, serviva ai maghi per far parlare i morti o per evocare una persona scomparsa. Il De Gubernatis riferisce che una volta i contadini russi portavano nella loro bisaccia una doppia nocciola perché propiziava la ricchezza. 
Il Nocciolo con i suoi frutti sferici è un simbolo lunare. Nel secolo scorso, nelle campagne di Otranto si narrava che le streghe a caccia di un tesoro, si recavano nel luogo dove credevano che fosse sepolto, con un rametto della magica pianta; se il rametto di Nocciolo si piegava su di un lato o verso terra si doveva scavare in quel posto. Chi credeva nelle virtù della bacchetta divinatoria asserivano che la verga aveva anche proprietà di scoprire miniere, tesori nascosti, ladri e assassini fuggiaschi. Ancora adesso i rabdomanti lo usano per individuare vene d'acqua.
Fu un rametto di Nocciolo a salvare Cenerentola dalla persecuzione della matrigna, permettendole di sposare il Principe; ed è ancora il Nocciolo a testimoniare il legame con la divinità femminile o con le sue ancelle come è testimoniato in Romeo e Giulietta, dove Mercuzio così descrive la carrozza della regina Mab, la levatrice delle fate, colei che suscita i sogni: "Il suo cocchio è un guscio di nocciola, lavorato dal falegname scoiattolo o dal vecchio verme, da tempo immemorabile carrozzieri delle fate. In questo aggeggio ella galoppa da una notte all'altra attraverso i cervelli degli amanti, e allora essi sognano d'amore".



COMPONENTI E PRINCIPI ATTIVI

 La corteccia contiene tannini, flobafene, un idrocarburo che solidifica a 16° C, acido stearico, alcool lignocerilico, resine, sostanze flavoniche e sitosterina, betulina, olio fisso, fammina. Le foglie contengono oli eterei, olio essenziale (fino allo 0,04%), beta-sitosterolo, tarasserolo, flavonoidi, miricitroside, saccarosio, resine, glucosidi, principi amari, betulina e tannini. Nel polline sono contenute sostanze grasse, proteine, zuccheri, zucchero invertito, enzimi quali catalasi e amilasi. Le mandorle del seme sono molto nutrienti, sostanziose e rimineralizzanti essendo ricche di oli, lipidi e sostanze grasse (61-63%), di proteine (16-18%), sostanze azotate (15-16%), zuccheri (14%), polisaccaridi, amido, Vitamine A, B1, B2, C e Vitamina E (21 mgr. per 100 gr.). Tra i lipidi presenti nei semi prevalgono gli acidi grassi polinsaturi e sono quasi esclusivamente di natura triglicerica, contenenti principalmente acido oleico (60-90%), linoleico (50-70%), stearico e palmitico. Sono inoltre presenti la fitosterina, una proteina designata col nome di corilina, saccarosio (5%), calcio, cloro, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, sodio, zinco e zolfo. 


PROPRIETÀ TERAPEUTICHE TRADIZIONALI

 Nella storia della Fitoterapia, sono state attribuite al Nocciolo diverse, controverse ed originali proprietà medicamentose. Quanto ai suoi frutti, Plinio sulla scia di Dioscoride sosteneva che essi provocassero, oltre ad emicrania e flatulenza, un ingrassamento inverosimile del corpo; ma tostati curavano il catarro e, bevuti nell'idromiele, la tosse cronica. Santa Ildegarda, religiosa e medichessa fondatrice del monastero benedettino di Bingen in Germania, affermava che la nocciola fosse ottima per curare l'impotenza.
Il Mattioli affermava invece che sbucciate e mescolate col grasso d'orso fossero infallibili per la crescita dei capelli. Castor Durante, pur ribadendo il concetto che causavano emicranie, le consigliava come astringenti e anticatarrali, sostenendo che, mangiate al principio del pranzo, liberavano dal dolore alle reni e dalla renella.
L'olio di Nocciolo era usato per via interna nelle affezioni respiratorie di tipo bronchitico; per uso esterno veniva applicato contro dolori articolari e contro la calvizie (Chomel). Si usava per emulsioni addolcenti al posto dell'olio di mandorle dolci nei malati di febbri e con sete ostinata (A. Comi). Si è constatato che questa emulsione ha un'azione particolarmente salutare sull'intestino crasso essendo particolarmente indicata per curare le infiammazioni del colon. L'olio era usato vantaggiosamente anche nelle tossi secche e nervose, nella stranguria e ritenzione di urina, nei dolori nefritici e nei calcoli renali; nei bambini che soffrono di coliche intestinali da verminosi, di convulsioni o tosse canina, somministrando in questo ultimo caso un cucchiaino da caffè ad ogni stimolo di tosse. L'olio mescolato col vino rosso si usava in medicina popolare per detergere le piaghe e le ulcere. Assunto a digiuno ogni mattina, alla dose di 150 grammi, per due settimane consecutive, uccide la tenia e la espelle. La corteccia, astringente e ricca di tannini, venne prescritta come febbrifugo nelle febbri intermittenti, mentre per uso esterno come cicatrizzante di ulcere, piaghe e ferite. Le foglie hanno proprietà depurative a anti diarroiche per uso interno, mentre esternamente vennero usate come astringenti dei dotti sebacei e sudorali, cicatrizzanti e antinfiammatorie. In forma di infuso o decotto a dosi di 15-30 grammi per un litro di acqua, sono un ottimo depurativo e cicatrizzante e danno buoni risultati nelle malattie della pelle. Un tempo venivano usate seccate al forno e mescolate in parti eguali con foglie di noce, di cenere di tabacco e sale da cucina ridotto in polvere finissima, quindi cotte nell'olio di oliva per farne frequenti fregagioni nei dolori reumatici. Leclerc impiegò l'estratto fluido delle foglie e della corteccia come vasocostrittore e flebotonico in ginecologia, nelle varici, nelle flebiti, nelle ulcere varicose e nel trattamento delle emorroidi al posto dell'Hamamelis virginica. Per il Palma La foglia di Nocciolo possiede azione vasocostrittrice e tonica sulla parete interna delle arterie con particolare intensità sull'aorta, conferendo al contempo tono ed elasticità alla contrattilità dei vasi. Lo stesso Autore consiglia la foglia di Nocciolo nelle piccole emorragie oculari e nelle metrorragie prolungate di cui modera il flusso tonificando i vasi della muscolatura uterina; nelle forme di emottisi con tosse secca resistente ad altri trattamenti e per favorire la cicatrizzazione di ferite asettiche che tardano a rimarginarsi. Sempre il Palma ne vanta le virtù in caso di uretrite: "Si osserva che nelle manifestazioni gonococciche sotto l'azione del nocciolo ogni scolamento d'impurità purulenta cessa rapidamente riportando il canale uretrale alle condizioni di normalità". L'essenza del legno: "l'oleum Heraclinum" fu impiegato per la cura dell'epilessia, delle verminosi e come odontalgico (M. Ruland). I fiori maschili (amenti) sono sudoriferi, antidiarroici e dimagranti. La medicina popolare usa l'infuso preparato con gli amenti maschili, raccolti al momento della fioritura, che è assai precoce precedendo la comparsa delle foglie, come diaforetico nella cura di affezioni febbrili, dell'apparato respiratorio e come antidiarroico. La decozione della corteccia venne utilizzata contro le febbri intermittenti e, per uso esterno, in impacchi sulle vene varicose ulcerate. Il carbone ottenuto dalla combustione del legno e polverizzato, veniva utilizzato come antisettico sulle piaghe e scottature. Secondo l'opinione di Kroeber le nocciole non sono consigliabili agli anziani affetti da ipertensione, perché secondo questo autore conterrebbero sostanze in grado di elevare la pressione sanguigna. Al contrario vanno prescritte alle giovani donne clorotiche e a tutti i soggetti che soffrono di anemia. I gusci, polverizzati costituiscono un ottimo carbone assorbente, mentre il loro decotto è impiegato nella ritenzione idrica.
La scorza della radice dalle proprietà astringenti per l'alto contenuto in tannini, veniva utilizzata anche contro le febbri primaverili e quelle autunnali (malariche). La scorza del fusto e dei rami, bollita in una miscela di acqua e vino, era utilizzata con vantaggio, applicata in compresse sulle ulcere varicose (H. Leclerc). I semi sono un alimento energetico di grande valore nutritivo, fonte preziosa di vitamine e sali minerali stimolerebbero la libido. Sono utili nei soggetti affetti da magrezza e da anoressia. Sempre dai semi si può ottenere un olio dal gradevole gusto, succedaneo dell'olio di oliva e con le proprietà per uso esterno pari a quelle dell'olio di mandorle dolci. I preparati di Nocciolo possono vantaggiosamente sostituire quelli di Amamelide. Possiedono attività farmacologica flebotonica, antiedematosa, antinfiammatoria, cicatrizzante, antiemorragica. Le indicazioni terapeutiche di questa pianta sono l'insufficienza circolatoria degli arti inferiori, emorragie, varici, ulcere varicose, emorroidi e menometrorragie. Le gemme, infine, hanno dimostrato di possedere attività antisclerotizzante, capaci di restaurare l'elasticità del tessuto polmonare e di contrastare fenomeni di sclerosi epatica.


PARTI UTILIZZATE: foglie, corteccia dei rami giovani, amenti (fiori maschili), gemme, semi.

FOGLIE.
Si raccolgono in estate (luglio-agosto), private del picciolo.
Le foglie si stendono in strato sottile e si essiccano all'ombra; stagionatura di 3-4 giorni in ballatoi o solai appositi, rimuovendo di tanto in tanto. Si conservano in sacchetti di carta o tela.
Proprietà per uso interno: astringenti e toniche per le vene, vasocostrittrici (analogo all'Hamamelis), antiemorragiche, antidiarroiche, rinfrescanti, depurative, antidiarroiche e toniche. Indicazioni per uso interno: varici, disturbi circolatori, turbe dell'apparato vascolare, edemi alle gambe, dermatosi, infiammazioni intestinali, per depurare l'organismo. Infuso di foglie: 25-30 gr. di foglie essiccate e sminuzzate per litro di acqua bollente; lasciare macerare coperto tutta la notte, per almeno 12 ore. Se ne assumono 3-5 tazzine al giorno. Altri autori consigliano una manciata di droga per ogni litro d'acqua bollente da filtrare dopo 30 minuti e bere a tazzine durante la giornata. In dosi minori 2 gr. in 100 ml di acqua: due-tre tazzine al giorno. Utilizzare come vasocostrittore, depurativo e contro le dermatosi. Decotto al 2-5%: bollire 30-40 gr. di foglie essiccate e sminuzzate in un litro d'acqua per 15-20 minuti. Lasciar riposare mezz'ora e colare. Se ne prendono 4-5 tazzine al giorno. Estratto fluido di foglie: azione vasocostrittiva, da 50 a 60 gocce sino ad un massimo di 80 gocce al giorno in caso di edemi delle gambe, varici, e come vasocostrittore in ginecologia. Tintura Madre di Corylus avellana: 30-40 gocce tre volte al giorno in poca acqua lontano dai pasti.
Proprietà per uso esterno: antinfiammatorie, cicatrizzanti, astringenti dei dotti sebacei e sudorali. Indicazioni per uso esterno: piaghe atone, ulcere, irritazioni della pelle, delle mucose, irritazione emorroidali, per detergere piccole ferite e abrasioni in caso di emergenza. Infuso o decotto : 4 gr. in 100 ml di acqua. Oppure foglie parti 1, acqua parti 2. Applicare compresse e lozioni, fare lavaggi, sciacqui, gargarismi di infuso di foglie contro le ulcere, le piaghe atone, afte, borse sotto gli occhi. L'acqua distillata di foglie è impiegata a fini cosmetici (acqua distillata aromatica) come schiarente, disarrossante e astringente.
Effetti collaterali e controindicazioni: nessuna degna di nota.

CORTECCIA
Si raccoglie in autunno (ottobre-novembre), dai rami di almeno due-tre anni; si stacca con un coltello e si divide in pezzi di 5-10 cm. La corteccia si essicca al sole e si conserva come le foglie.
Proprietà: uso interno: astringente, astringente venoso e febbrifuga. Indicazioni per uso interno: stati febbrili e febbri intermittenti. Indicazioni per uso esterno: piaghe atone, ulcere. Decotto al 2-3% di corteccia di giovani rami: bollire per un quarto d'ora 25-30 gr. di corteccia essiccata e sminuzzata in un litro d'acqua. Lasciare riposare coperto fino a raffreddamento e poi colare. Assumere 2-5 tazzine (o bicchieri) al giorno contro gli stati febbrili.
Proprietà per uso esterno: astringente, cicatrizzante delle ulcere, piaghe, ragadi e ferite. Si applicano compresse, lozioni, lavaggi o impacchi di decotto di corteccia di giovani rami, aumentando leggermente le dosi utilizzate per uso interno, contro le ulcere, le piaghe atone, i vasi superficiali dilatati, le borse sotto gli occhi ecc.
Decotto al 5% in acqua o vino come topico per vene varicose ed ulcere: 5 gr. in 100 ml di acqua; applicare compresse imbevute di decotto come valido rimedio per le varici ulcerate. Leclerc, Valnet ed altri suggeriscono di preparare un decotto di corteccia in una miscela di acqua e vino in parti uguali, per medicazioni contro le ulcere delle gambe. Bollire per 10 minuti 50 gr. di corteccia in 250 gr di acqua e 250 gr. di vino rosso. L'estratto di corteccia è utilizzato a fini cosmetici. L'acqua distillata di rametti e foglie di nocciolo può essere utilizzata come tonico astringente in sostituzione di quella di Hamamelis.
Effetti collaterali e controindicazioni: nessuna degna di nota.

AMENTI
I fiori maschili si raccolgono all'inizio della primavera (marzo-aprile) e all'inizio della fioritura, si essiccano con cura all'ombra facendo attenzione di metterli al riparo dai raggi solari diretti. Si conservano in scatole, cassette o vasi con buona chiusura.
Proprietà per uso interno: sudoriferi, dimagranti, antidiarroici. Indicazioni per uso interno: affezioni febbrili dell'apparato respiratorio, bronchiti, raffreddori, influenza, obesità. L'infuso di fiori al 2%, dall'attività febbrifuga, si ottiene con un pizzico di fiori maschili, essiccati e triturati, per una tazza d'acqua bollente; filtrare dopo venti minuti e bere alcune tazzine al giorno (da 2 a 5 tazzine). Decotto di amenti: 30 gr. per litro contro l'obesità.
Effetti collaterali e controindicazioni: nessuna degna di nota.

SEMI
Epoca di raccolta: Settembre. Vanno sgusciati e pelati. Si conservano in sacchi.
Le nocciole, sia fresche che secche, sono considerate un ghiotto alimento di consumo diretto e un importante ingrediente di pasticceria, confetteria e industria dolciaria, ma possono essere consumate in abbondanza durante la crescita, la gravidanza e in tutti gli stati che necessitano di un forte apporto nutritivo e per chi pratica sport. Sono più digeribili della noce e contengono in media 663 calorie per etto.
Proprietà per uso interno: emollienti, lassative, protettive, nutritive, sostanziose e rimineralizzanti, utilizzate a scopo alimentare (farina e olio). Polvere o farina a volontà; crema di nocciole da diluire con succhi di frutta in sostituzione del latte ai bronchitici.
Per uso esterno, la pasta di nocciole dalle proprietà emollienti può essere utilizzata in cataplasma, Utilizzate fresche e finemente triturate possono essere applicate in maschere o latti vellutati schiarenti la pelle. 

OLIO
Per spremitura dei semi si ottiene dalla metà ai due terzi del peso di un olio commestibile e di gusto gradevole, impiegato anche dall'industria cosmetica per le sue proprietà emollienti.
L'olio di Nocciolo è utilizzato in fitoterapia come tenifugo, emolliente, antinfiammatorio intestinale. Ha una buona attività nei processi infiammatori dell'intestino crasso ed è blandamente lassativo. Pur essendo ricco di componenti insaturi, l'olio è abbastanza resistente all'irrancidimento e all'ossidazione e per questi motivi viene utilizzato come lubrificante per meccanismi di precisione e congegni delicati a causa della sua bassa viscosità. Essendo particolarmente fluido ed assai penetrante, è facilmente spalmabile e altrettanto facilmente assorbibile dalla pelle. Viene utilizzato in medicina popolare come detergente, emolliente, protettivo di piaghe e ferite. Nella sua composizione ed uso corrisponde all'olio di mandorle dolci. Viene utilizzato in oli per neonati e bambini, in cosmetologia per creme emollienti, oli solari, latti detergenti e ammorbidenti.
L'essenza di Nocciolo o olio eraclino (Oleum Heraclinum) avrebbe secondo diversi Autori proprietà antiepilettiche. Con l'olio di nocciolo si preparano ottime creme emollienti per le pelli aride.

GEMMODERIVATO
PREPARAZIONE E MATERIA PRIMA.
 
Il Gemmoterapico si ottiene dalla macerazione di gemme fresche di Corylus avellana in soluzione idrogliceroalcoolica 1 DH.

ORGANOTROPISMO E 
SINDROME BIOLOGICA SPERIMENTALE. 

L'organospecificità di Corylus avellana gemme è rivolta al tessuto mesenchimo-connettivale, al polmone, al fegato, al midollo osseo ed alla crasi ematica. Sperimentalmente il gemmoderivato ha dimostrato di possedere azione su vari metabolismi e linee cellulari:
- Nel metabolismo proteico: aumenta le albumine; normalizza i valori delle beta e gamma globuline, possiede lieve azione ambivalente sulle alfa-due beta e gamma euglobuline.
- Nel metabolismo lipidico e lipoproteico: riduce le lipotrotenine; riduce il colesterolo totale e ne aumenta quello esterificato; riequilibra il rapporto alfa/beta lipoproteine.
- Nel metabolismo fosfolipidico: normalizza le beta-fosfolipoproteine.
- Nel metabolismo nucleoproteico: riduce i livelli di acido urico.
- Nella coagulazione: possiede azione ipocoagulante globale, e normalizza la trombofilia totale media.
- Azione citologica: a livello del midollo osseo stimola l'eritropiesi attivando gli eritroblasri; stimola la granulopoiesi. A livello epatico, stimola le cellule di Kupffer.
- Azione antifibroblastica: inibisce la chemiotassi e la produzione di tessuto connettivo.

PROPRIETÀ TERAPEUTICHE 
del GEMMODERIVATO

La gemma del Nocciolo inibisce la sclerosi connettivale poiché possiede una spiccata azione anticicatriziale, dovuta alla sua proprietà di rallentare la formazione di tessuto connettivo. Possiede dunque un'azione antifibroblastica e mediante l'azione del Gemmoderivato i fibroblasti riducono sensibilmente la loro capacità chemiotattica e tendono a produrre scarso tessuto connettivale. Il gemmoterapico Corylus avellana è pertanto un rimedio antisclerotico che tende a ripristinare l'elasticità e il trofismo del tessuto connettivale e parenchimale del polmone e del fegato. 
- Inibisce la sclerosi del tessuto connettivo del polmone ristabilendone l'elasticità (con Rubus fructicosus).
- Inibisce la sclerosi progressiva del parenchima epatico (con Alnus incana) e stimola le cellule del Kupffer.
- Contrasta i fenomeni di sclerosi vascolare arteriosa nei distretti aortici e sottoaortici.



INDICAZIONI CLINICHE del GEMMODERIVATO.
In virtù della sua azione terapeutica polivalente su vari metabolismi e per la proprietà di stimolare il midollo, di agire sul tessuto connettivale, epatico e polmonare, il Nocciolo (gemme) è un medicamento di vasto impiego clinico. Le possibili indicazioni cliniche possono così riassumersi:


Apparato respiratorio
- Enfisema polmonare (con Rubus fructicosus).
- Bronchiti croniche complicate (con Viburnum lantana e Ribes nigrum).
- Sclerosi del parenchima polmonare (con Rubus fructicosus).
- Asma complicata da enfisema (con Viburnum lantana e Ribes nigrum).
- Pneumoconiosi (con Ribes nigrum).

Apparato gastroenterico
- Cirrosi epatica (con Juniperus communis, Rosmarinus officinalis e Secale cereale).
- Epatopatia cronica da sclerosi del parenchima epatico (con Rosmarinus officinalis, Secale cereale e Juniperus communis).
- Insufficienza epatica (con Rosmarinus officinalis).
- Epatite virale (con Zea mays).
- Ittero (con Juniperus communis).
- Esiti post-epatici non aggressivi.
- Epatopatia alcolica non ascitica.


Apparato vascolare
- Arteriopatia degli arti inferiori (con Cercis siliquastrum e Populus nigra)
- Arteriti degli arti inferiori che possono evolvere sino alla gangrena senile localizzata (Pol Henry).
- Aterosclerosi: nell'insufficienza arteriosa degli arti inferiori da arteriosclerosi (con Populus nigra e Cercis siliquastrum).
- Aterosclerosi cerebrale (con Alnus incana e Ginkgo biloba).
- Anemia ipocromica e microcitica, specie se da perdita e stillicidio in seguito a gastriti, ulcera, affezioni digestive, a stato diarroico o sanguinamento emorroidale (con Tamarix gallica).
Altre indicazioni secondarie
- Cheloidi e tendenza a formare cicatrici esuberanti (con Ribes nigrum).
- Nevrosi delle estremità (Restless syndrom), soprattutto in arteriopatici.
- Squilibri neurovegetativi (con Ficus carica).
- Se associato alle foglie in 1 DH, il Gemmoterapico agisce anche nella stasi circolatoria, nella stasi polmonare, nell'edema degli arti inferiori, nelle ulcere varicose e nelle ulcere necrotiche (Pol Henry).

PRESCRIZIONE. Corylus avellana gemme, Mac. Glic. 1 DH: 30-50 gocce, due o tre volte al giorno, in poca acqua, quindici-venti minuti prima dei pasti principali.
Nelle anemie ipocromiche si possono prescrivere a giorni alterni Corylus avellana e Tamarix gallica: 50-70 gocce di ciascuno a giorni alterni. Può essere utilizzato nelle epatopatie in alternanza con Rosmarinus officinalis per l'azione tipicamente complementare. È un ottimo Gemmoderivato complementare e sinergico di altri Fitoterapici e grazie alla sua perfetta tolleranza, Corylus avellana gemme può essere prescritto per lunghi periodi e in più larghi contesti sindromici.
Tossicità: non presenta alcun tipo di tossicità né acuta né cronica.

RIMEDI COMPLEMENTARI ANALOGICI.
Alberi: Alnus glutinosa, Carpinus betulus, Fraxinus excelsior, Populus nigra, Quercus peduncolata, Salix alba, Ulmus campestris.
Arbusti: Cornus sanguinea, Crataegus oxyacantha, Prunus spinosa, Rosa canina.

ASSOCIAZIONI e SINERGIE:
Cercis siliquastrum gemme (arteriopatie)
Juglans regia gemme (bronchite cronica)
Juniperus communis giovani getti (epatopatie)
Ribes nigrum gemme ( bronchite cronica, enfisema polmonare)
Rosmarinus officinalis giovani getti (epatopatie)
Rubus fructicosus giovani getti (enfisema polmonare)
Tamarix gallica giovani getti (Anemie ipocromiche e microcitiche)
Viburnum lantana gemme (bronchite cronica asmatica)



BIBLIOGRAFIA

1). ANTONELLI, G.: Le Piante che ridanno la Salute. Azienda Libraria Cattolica Italiana, Roma 1950.
2). BAILLON, H.: Traité de Botanique Médicale - Phanérogamique. Hachette et Cie, Paris 1884.
3). BERGERET, C., Tétau, M.: La Phytothérapie renovée. Ed. Maloine. Paris.
4). BRIGO, B.: Fitoterapia e Gemmoterapia nella pratica clinica. La Grafica Briantea, Como 1991.
5). BRIGO, B.: L'Uomo, la Fitoterapia, la Gemmoterapia. Edizioni Tecniche Nuove, Milano 1997. 
6). CAMPANINI, E.: Manuale pratico di Gemmoterapia. Ed. Tecniche nuove, Milano1996.
7).- CATTABIANI, A.: Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante. Ed. Mondadori, Milano 1997.
8). DURANTE, C.: Herbario novo. Ed. G. Hertz, Venezia 1567.
9). FAURON, R.: Gemmothérapie et teintures-mères-thérapie associées dans le traitement de certaines affections hépatiques. Cahiers de Biothérapie, 87, supplément, Octobre 1985.
10). FERRARI, M. - MEDICI, D.: Alberi e Arbusti in Italia. Ed. Edagricole, Bologna 1996.
11). FONT QUER, P.: Plantas Medicinales. El Dioscórides Renovado. Editorial Labor, S.A., Barcellona 1985.
12). GASTALDO, P.: Compendio della Flora officinale Italiana. Ed. Piccin, Padova 1987.
13). GRIEVE, M.: A Modern Herbal. Tiger Books International, London, 1992.
14). HENRY, P.: Bases biologiques de la Gemmothérapie, Saint-Norbert, Tongerlo A. Belgio 1959.
15). HENRY, P.: Conception et pratique de la Gemmothérapie, Bulletin d'Organothérapie et de Gérontologie, 7.
16). HENRY, P.: Gemmoterapia, Ricchiuto Editore, Verona 1989.
17). HENRY, P.: Gemmothérapie et clinique, Cahiers de Biothérapie, 25, 3, 1966.
18). HENRY, P.: Gemmothérapie. Thérapeutique par les extraits embryonnaires végétaux. B. Westerlo, Impr. Saint Norbert, 1982.
19). HENRY, P.: Introduction à la Gemmothérapie, Cahiers de Biothérapie, 1,1, 1964.
20). HENRY, P.: Place de la Gemmothérapie dans la médicine moderne, Cahiers de Biothérapie, 12,12, 1966.
21). HENRY, P.: La pratique de la Gemmothérapie, Cahiers de Biothérapie. 16,1 2. 1967
Pharmacopée Francaise, VIII édition, Paris 1965.
22). JULIAN, O.A.: Observation clinique de Gemmothérapie. Archives Homéopathiques de Normandie, J. Peyronnet, 21 Janvier 1961.
23). LECLERC, H.: Précis de Phytothérapie, 3a édit., p. 87, 1935.
24). LERNOUT, H.: Homéopathie et Biothérapie, 82 maladies enfiches cliniques. Similia, Paris, 1987.
25). LIEUTAGHI, P.: Il libro degli alberi e degli arbusti. Natura Amica, Rizzoli Editore, Milano 1974.
26). MEARELLI, F. - SGRIGNANI, M.: "Terapia moderna con Tinture Madri, Gemmoderivati e Oligoelementi". Edizioni Planta Medica 1995.
27). NEGRI, G.: Erbario figurato. Editore Ulrico Hoepli, Milano 1979.
28). PALMA, L.: Fitoterapia essenziale. Vol. I, Palma Editore, Roma 1979.
29). PENZIG, O.: Flora Popolare Italiana. Orto Botanico della R.a Università. Vol. I, Genova 1924. Ristampa Edizioni Edagricole, Bologna 1974.
30). PITERÀ, F.: Compendio di Gemmoterapia clinica. De Ferrari. Genova 1994.
31). PITERÀ, F.: La corretta prescrizione in Gemmoterapia. Erboristeria Domani, n° 186, Studio Edizioni, Milano, ottobre 1995.
32). PITERÀ, F.: La Meristemoterapia nella pratica clinica. in "Aver cura dell'uomo", a cura di I. Li Vigni, P.A. Rossi, S. Zuffi, Erga Edizioni, Genova 1995.
33). PITERA', F.: Compendio di Gemmoterapia Clinica (Meristemoterapia), pp. 400-405, De Ferrari Editore, seconda edizione, Genova 1996.
34). PLINIO: Lib. XXIII, c 77.
35). POLETTI, A.: Fiori e Piante Medicinali. Musumeci Editore, Quart - Valle d'Aosta, Vol. II 1985.
36). POMINI, L.: Erboristeria Italiana. Edizioni Vitalità, seconda edizione, Torino 1981.
37). PROSERPIO, G.: Il Nuovo Codex Vegetabilis. Coedizione Sinerga e Studio Edizioni, Milano 1997.
38). ROBERT, J.: Systéme de défense spécifique et non spécifique en introduction à I'étude Gemmothérapique. Cahiers de Biothérapie, J. Peyronnet et Cie. 27, Septembre 1970.
39). ROSSI, M.: Tinture Madri in fitoterapia, Studio Edizioni, Milano 1982.
40). SANNIA, A.: Formulario pratico di Fitoterapia. Ed. Tecniche Nuove, Milano 1994.
41). SCHAUENBERG, P., PARIS, F.: Le Piante Medicinali. Newton Compton Editori, Roma 1981.

42). SWENSON, T.: Gemmoterapia. Mediterranee, Roma 1981.
43). TÉTAU, M.: Conception de la Gemmothérapie. Archives Homéopatiques de la Normandie, 13, 1, 1959.
44). TÉTAU, M.: Gemmoterapia. Nuovi studi clinici. Ipsa, Palermo 1989.
45). TÉTAU, M.: Studi di Gemmoterapia. Empedocle, suppl. 5-6, 1984.
46). VALNET, J.: Fitoterapia. Cura delle malattie con le piante. Aldo Martello-Giunti Editore S.p.A., Firenze 1981.
47). WITT, R.: Cespugli e Arbusti selvatici. Franco Muzzio Editore, Padova 1987.