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Claviceps purpurea: quando il pane intossica ma fa
sognare
Prof.
Paolo Aldo Rossi
Storia
del pensiero scientifico Università degli Studi di Genova
la sua potenza è
di circa un ventesimo dell'LSD e di cinque volte magiore
della psilocibina
[Albert
Hoffman]
Nel
l978 consegnai alle stampe, per le Monnier, un lavoro
intitolato l'eclisse della ragione all'alba della scienza
moderna, dedicato alla caccia alle streghe e alla
stregoneria europea nei secoli XV - XVII. Non era un
articolo, dato che si svolgeva per l23 pagine, ma neppure un
vero libro. Non dava colpe o torti al crimine dei roghi, ma
cercava di capire attraverso quali percorsi si era arrivati
a tanto.
In
questa prospettiva di lavoro si istallano quelli che ho
chiamato i "temi fondamentali" o le strutture
formali su cui si istituiscono i rapporti fra gli attori
della vicenda: il tema del rapporto con il potere religioso
o del passaggio dal peccato di superstizione al crimine di
eresia; il tema del rapporto con il potere politico o della
ribellione delle forme culturali endogene verso quelle
esogene; il tema del rapporto con l'istituzione giuridica o
dei procedimenti penali; il tema del rapporto con il sociale
o della disperazione: i tempi negati alla speranza in cui si
gioca la partita del tutti contro tutti, allorchè Satana
diviene l'ipostatizzazione del male quotidianamente
presente; il tema del rapporto etnicoculturale, una
tradizione che, pur compromessa dalle culture esogene, si
ripresenta prepotentemente come riconoscimento della propria
identità.
Ma
accanto a questi percorsi, più propriamente attinenti alle
modalità delle discipline storiografiche, si presentano
altri cammini o avventure quali sono le avventure del corpo
e della mente degli uomini che hanno vissuto in prima
persona la vicenda: il primo di questi prende avvio dalle
condizioni igienicosanitarie entro le quali si gioca un
rapporto corpo-mente fatto di costanti e reciproche
dipendenze fra la fisiopatologia e la psicopatologia con i
processi ideativi (allucinazioni, fantasie, forme di
pensiero...).
le
ricorrenti epidemie di peste prima e di sifilide poi, la
presenza di esiti psicopatologici ad eziologia fisiologica
(legati a condizioni alimentari o a danni genetici),
l'utilizzazione di farmaci piscoattivi sia a fini
terapeutici che per pratiche "religiose", le crisi
endemiche di ergotismo e patologie scrofolose, le patologie
tireotossiche e i danni epatici, nonchè l'insorgenza di
malattie mentali ad eziologia non fisiologica sono tutti
eventi che, giocando un ruolo fondamentale nella vicenda
"stregoneria", ci impongono di focalizzare la
nostra attenzione sulla affabulazione psicopatologica e
sulla connotazione archetipi dell'inconscio collettivo, qui
considerato nei suoi collegamenti con l'immagine di
particolari aree di rifugio, luoghi sia geografici che
simbolici di insediamento della strega.
Uno
di questi temi (o strade multiway), ovvero
l'induzione farmacologica a rilevanza psichica, era quello
che mi interessava più di tutti.
Ma
22 anni fa ero giovane ed inesperto e, di solito, stavo ad
ascoltare i più vecchi. Havevo tracciato uno schema facile
(o facilone): la segale viene coltivata a latitudini
settentrionali e a medie altitudini, che corrispondono alla
localizzazione geografica della caccia alle streghe.
A
quel punto ho iniziato a mettere le bandierine e tutto
corrispondeva: dove c'era stata una epidemia d'ergotismo,
subito iniziava la caccia alle streghe le quali venivano
trovate a dedicarsi al sabba e al volo magico.
Ma
è la dietilamide dell'acido lisergico ad essere
allucinogena, e questo è un prodotto di semisintesi; a quei
tempi non esisteva il cromatografo a colonna! mi dicevano i
vecchi-saggi.
Allora
ho messo a perdere alcuni dei miei amici psicofarmacologi,
neurologi e criminologi (non solo italiani!) chiedendo se
alla formula dell'lSD si poteva arrivare modificando l'acido
lisergico e gli alcaloidi idrosolubili della segale cornuta.
In
quello stesso anno (l978) Albert Hoffmann, lo scopritore
dell'lSD, rispondeva a Gordon Wasson che gli poneva la mia
stessa domanda (ovviamente io non conoscevo l'editore
newyokese che pubblicò l'epistolario); "Ampiamente
dimostrata è la proprietà psicoattiva di queste semplici
amidi dell'acido lisergico, molto simile all'lSD.
Il
problema, a questo punto, era quello di verificare se l'ergonovina,
essendo un alcaloide costitutivo non solo dell'ergot, ma
dello stesso ololiuqui (*), manifestasse un'azione
allucinogena.
Alla
luce della sua struttura chimica, il fenomeno non sembrava
improbabile: difatti essa non differisce molto dall'lSD.
Potremmo comunque chiederci perché, se è allucinogeno,
questa notizia sorprendente non sia mai stata annunciata,
considerato soprattutto il suo vasto uso terapeutico nel
corso degli ultimi decenni.
Senza
dubbio la risposta risiede nel dosaggio molto basso di
questa sostanza - compreso tra 0,l e 0,25 mg - impiegato per
arrestare l'emorragia uterina. Sapendo che la dose efficace
di amide dell'acido lisergico oscilla tra l e 2 mg per via
orale, decisi pertanto di sperimentare personalmente una
quantità simile di ergonovina ...
Tra
i tipi di ergot prodotti dalle varie specie del genere
Claviceps che si trovano su cereali e erbe selvatiche, ne
esistono alcuni contenenti alcaloidi allucinogeni, gli
stessi presenti nei convolvoli psicoattivi messicani. Questi
alcaloidi - soprattutto amide dell'acido lisergico,
idrossietilamide dell'acido lisergico ed ergonovina - sono
idrosolubili, al contratto di quelli non allucinogeni del
tipo ergotamina ed ergotossina impiegati in medicina.
Grazie
alle tecniche e alle strumentazioni di cui disponeva
l'antichità era quindi facile preparare un estratto
allucinogeno a partire da determinati tipi di ergot".
(A. Hoffinan, Un problema stimolante e la mia risposta, Harcourt
Brace Jovanovich) A questo punto si può finalmente
rimettere un punto fisso sulla storia della stregoneria
europea.
Etimologia: il termine "Claviceps" sembra
derivare da clavus = chiodo e da cespes (o caespes) = zolla,
cioè sclerozio a forma di chiodo in funzione di zolla
germinante i corpi fruttiferi; "purpurea", per
indicare il colore rosso porporino delle capocchie, dette
sferidii, contenenti i pereteci (l) ascofori.
lo
sclerozio è denominato "Sclerotium clavus" D.C.-
"Secale cornutum", Auct. dal greco
σληρω=duro, secco e dal latino
clavus = chiodo.
Secale,
in quanto lo sclerozio, ingrandito, risulta simile alla
cariosside (2) della Segale. la parola "secale"
deriva da seco = taglio, dal celtico segal, da cui sega =
falce e dal latino seges = messi, biade; quindi piante che
si tagliano con la falce.
Cornutum,
per la forma a' cornetto dello sclerozio. lo stato miceliale
(3) è indicato col termine "Sfacelia segetum"
Tul., dal greco σφαkελιω=
cancrena, per la massa vischiosa, mucillaginosa (4) che
invade l'ovario ospite. Segetum, dal latino seges, segetis =
messe, seminato/genitivo plurale = delle messi.
Si
credeva che fosse una degenerazione del grano della segale
dovuta alla umidità oppure alla puntura di un dittero, ma
nel XIX sec. i naturalisti ne ammisero la natura fungica.
Tulasne ne scopri il ciclo.
Nomi
volgari: la denominazione "Clavice", indica
anche specie affini quali il loglio o zizzania, la festuca,
il paspalum distichum, l'ampelodesos tenax, il brachypodium
sylvaticum ecc.
In
Italia viene anche chiamata: grano speronato, sperone del
frumento, segale puntuta, mal d'la seel (Emilia), madre
segal (Sondrio), mascarella (Trapani), fong de la segala
(Trento). In Europa viene indicata con: Mutterkom,
Kornmutter, Zapfencorn, Roggenmutter, Rockenmutter, Hungkom,
Afterkom, Todtenkom, Tollkorn o grano pazzo (Germania),
ergot of rye, rye smut, mother of rye, cock spur rye (Gran
Bretagna), seigle ivre o segale ubriaca, seigle ergoté, blè
comu, ergot de seigle (Francia), cornezuelo de centeno,
nieblons, comadillo, comichos, cornicuelo (Spagna), esporao
de centeio, cravagem de centeio, centeio espigado
(Portogallo); anyaross (Ungheria).
Habitat:
cresce in tutta l'Europa, in particolare in Svizzera,
Germania, Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio,
Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Paesi scandinavi, Paesi
Baltici, Russia... Inoltre nell'Africa del nord, isola di
Tenerifa (Canarie), America del sud, Asia (India). In
Italia, la Segale la si trova un p_ dovunque: in Trentino, a
Sondrio, in Emilia... Prolifera soprattutto nelle alte
vallate alpine, nelle basse colline e si sviluppa in
particolare durante le annate calde e piovose.
Parti
usate: gli sclerozi (inodori, se freschi) seccati.
Fitografia: fungo parassita che cresce nella spiga
della Segale e trasforma, con i suoi filamenti, il chicco
del cereale in un cornetto arquato, lo sclerozio, di colore
nero-violaceo. Ha consistenza cornea, odore nauseabondo e
sapore un po' amaro. In autunno gli sclerozi si distaccano
dalle spighe e cadono sul terreno dove rimangono per tutto
l'inverno. Poi, a primavera, sporificano, invadendo le
piante di segale durante la fioritura. la spora cade
nell'ovario di un fiore, germina e origina un micelio
filamentoso che, a poco a poco, ricopre la superficie
dell'ovario e si introduce nelle pareti, distruggendone le
cellule e assumendo la forma dell'organo distrutto. Durante
questa fase il parassita ha un colore bianco sporco e
secerne un umore zuccherino speciale, detto
"melata" o "miele di segale" che,
trasportato dagli insetti sugli altri ovari alle graminacee
ancora intatte, le infetta.
Tempo
balsamico: prima della mietitura dei cereali.
Contravveleni: emetici, purganti, belladonna,
tannino, joduro di potassio, caffè, cloralio ed iniezioni
di etere.
PRINCIPAlI COMPONENTI
le
prime sostanze di natura alcaloidica, estratte dalla Segale
cornuta, sono state l'ergotina e l'ecbolina ottenute da
Wenzell nel l864 e la cornutina da Kobert nel l884. Si
trattava però di prodotti amorfi, mal definiti.
l'isolamento del primo alcaloide cristallino, cui fu dato
dallo scopritore stesso il nome di ergotina, avvenne per
opera di Tanret. Una frazione amorfa, molto attiva, fu in
seguito studiata e denominata ergotossina da Barger e Carr
ed idroergotinina da Kraft. Verso il l920 Stoll estrasse
dalla Segale cornuta ergotamina ed ergotaminina. l'ergotossina
fu poi cristallizzata da Smith e Timmis che, nel l93l,
isolarono anche un altro alcaloide, la ψ ergotinina.
Nuovamente
Stoll, nel l935, dimostrò che la sensibamina, segnalata
quale nuovo alcaloide da Wolf, era una miscela equimolare di
ergotamina e di ergotaminina. l'ergoclavina, un altro
alcaloide indicato da Kosaner, fu successivamente
identificata come un complesso cristallino costituito da
ergosina ed ergosinina.

Si
era frattanto notato che gli alcaloidi, isolati sino a quel
momento, erano insolubili in acqua ed avevano proprietà
farmacologiche diverse da quelle degli estratti acquosi,
pure molto attivi. Queste considerazioni condussero
contemporaneamente, intorno al l935, all'isolamento di un
alcaloide idrosolubile, chiamato con nomi diversi, fra cui
quello di ergobasina da Stoll.
In
America per questa sostanza fu poi adottato il nome di
ergonovina (accettato dalla Commissione Internazionale di
Farmacopeia) mentre in Europa è stato fissato il nome di
ergometrina (o ergobasina, ergotocina, ergostetrina). All'ergomettina
corrisponde l'isomero ergometrinina trovato da Smith e
Timmis.
Successivamente
Stoll e i suoi collaboratori dimostrarono essere l'ergotossina
di Barger e Carr una miscela di alcaloidi e non una sostanza
unica. Da questa essi, nel l937, isolarono ergocristina e
nel l943, ergocriplina ed ergocornina. Anche la ergotinina
di Smilh e Timmis e l'ergotinina di Tanret risultarono
essere basi impure.
Stoll
stabili infine che negli sclerozi della "Claviceps
purpurea" Tulasne si trovano sei paia di alcaloidi,
ripartiti nei tre gruppi sotto elencati:
l) Gruppo dell'ergotamina
Ergotamina
Ergotaminina
Ergosina
Ergosinina
2) Gruppo dell'ergotossina
Ergocristina
Ergocristinina
Ergocriplina
Ergocriplinina
Ergocornina
Ergocorninina
3) Gruppo dell'ergometrina
Ergometrina
Ergometrinina
Altri
alcaloidi sono stati estratti più recentemente, ma la loro
struttura non è stata ben definita.
CONTENUTO PERCENTUALE DI ALCALOIDI
I
contenuto di alcaloidi della droga, secondo le analisi di
Kussner e Wolff, varia dallo 0,025 allo 0,l08%. Békésy ha
trovato da 0,025 a 0,4%, Stivic 0,027-0,l38% di alcaloidi
totali. Secondo il British Pharmaceutical Codex, la
droga spagnola e la droga portoghese contengono per lo più
lo 0,2-0, 25 % di alcaloidi totali; fra le varietà
coltivate in Europa Occidentale, quelle dell'Ungheria
possono contenere sino al 5% di alcaloidi.
Per
le droghe della Germania sono segnalati valori percentuali
piuttosto bassi; infatti dall'analisi di l53 campioni di
droga, nata spontaneamente in zone diverse, il contenuto di
alcaloidi è stato giudicato in genere inferiore allo 0,05.
Per la droga spontanea jugoslava Kovavic e i suoi
collaboratori hanno trovato un elevato contenuto di
alcaloidi; infatti solo 2 su 48 campioni esaminati avevano
un titolo (5) inferiore allo 0,l00%. Esaminando 49 campioni
di droga slovena Perpar, Kolsek, Kornhauser hanno notato un
titolo di alcaloidi totali, variabile tra lo 0,044 e lo
0,l52%.
E'
facile constatare dagli studi sopra citati come il contenuto
di alcaloidi della Segale cornuta vari molto a seconda della
provenienza della droga. Si è inoltre potuto osservare che
gli sclerozi della Segale Cornuta, cresciuti spontaneamente
in zone diverse del mondo, appartengono a diverse razze
chimiche. Non solo i caratteri genetici rappresentano un
fattore importante nella formazione e nella composizione
degli alcaloidi. Sul titolo degli alcaloidi esercitano
notevole influenza l'altitudine, l'esposizione al sole, le
caratteristiche pedologiche del terreno, la pianta ospite e
lo stato di maturazione della pianta stessa.
l'analisi
del fungo nei vari stadi della sua crescita ha messo in
evidenza che il contenuto alcaloidico è massimo quando gli
sclerozi giungono a piena maturazione. Il titolo sembra
subire oscillazioni anche nel corso della giornata:
raggiunge due massimi alle cinque antimeridiane e
pomeridiane e due minimi all'una antimeridiana e
pomeridiana.Per quanto riguarda gli sclerozi hanno titolo più
elevato quelli grossi, più pesanti, cresciuti alla base
della pianta e particolarmente ricco è lo strato colorato
esterno.
Con
lo scopo di migliorare il rendimento dei raccolti e di
abbassare il prezzo elevato della droga, sin dal l920 sono
stati intrapresi studi circa la possibilità di coltivare la
Segale cornuta, specialmente nell'Europa centrale, in
Ungheria, in Svizzera e in Austria. Si è così scoperto che
una droga con elevato titolo si può ottenere, secondo
Peters, Wirth e Sclemmer, quando la pianta ospite cresce in
una zona temperata meridionale e su terreno cretaceo.
Inoltre
gli sclerozi ottenuti da una seconda infezione hanno titolo
più alto rispetto a quelli derivanti dalla prima. la Segale
comuta si altera facilmente col trascorrere del tempo e
soprattutto in presenza di umidità, perdendo parte della
propria forza. Il contenuto del fitocomplesso attivo, poi, e
quindi l'attività della droga e dei suoi preparati
galenici, subisce notevoli variazioni in rapporto al luogo
di provenienza della droga stessa, come già accennato, e a
seconda dei metodi usati per ottenere le sue preparazioni più
comunemente usate in terapia.
Al
fine di ottenere preparati ad attività costante è stata
studiata l'influenza della temperatura sullo stato di
conservazione della droga fresca, intera o polverizzata e si
è appurato che la droga si mantiene meglio a bassa
temperatura. Stoll, Schlieniz e Hellberg hanno anche
dimostrato che gli alcaloidi della Segale sono molto
sensibili alla luce. In pratica, quindi, l'essicazione a
temperatura ordinaria dà risultati soddisfacenti, ma,
secondo Eaczmareck e Spsichert, la temperatura ottimale è
quella di 600 centigradi per la durata di tre ore e mezza.
Gli
sclerozi della Segale cornuta, oltre agli alcaloidi,
contengono anche:
-
aminoacidi liberi: in quantità relativamente stabile;
-
ammine: su 7 campioni di Segale cornuta analizzati da
Steiner e Stein v. Kamienski, non è stata trovata alcuna
relazione tra il contenuto delle ammine volatili e quello
degli alcaloidi.
·
betaine e altre sostanze azotate: uracile, guanosina,
betaina ed ergotioneina, estratta per la prima volta da
Tanret nella quantità dello 0,l %.
·
sostanze coloranti: ergoflavina, acido secalonico,
endocrocina, clavorubina.
·
glucidi: trealosio, zucchero estratto da Wiggers e, secondo
vecchie analisi, anche mannano.
·
altri componenti: vitamina D, acido lattico, olio grasso,
acqua, fosforo, ferro, manganese, zinco, enzimi.
CENNI STORICI
Sembra
che gli antichi popoli occidentali e orientali ignorassero
completamente la Segale cornuta, ad eccezione forse dei
Cinesi, a cui pare fosse nota in epoche lontane ed
imprecisabili. Gli accenni agli avvelenamenti prodotti da
questo fungo infestante delle graminacce (6) che, secondo
alcuni, si troverebbero in qualche passo della Bibbia
risultano vaghi e tali da dare adito a molti dubbi.
Altrettanto
incerto appare il riferimento a una tavoletta assira,
risalente al 600 a.C., in cui si afferma che quei popoli
avevano individuato "una pericolosissima pustola
dell'orecchio del grano".
Pure
scarsamente degno di credito è ciò che si trova nei libri
sacri Persiani (400-300 a.C.), dove si legge che
"fra le cose malvagie create dai demoni del male vanno
annoverate erbe nocive che provocano la caduta dell'utero
delle donne gravide e le uccidono nel letto del parto",
in quanto effetti simili possono essere provocati anche da
altre erbe nocive con le quali lo sclerozio della Segale non
poteva essere confuso.
Greci
e Romani avevano escluso la segale dalla loro alimentazione
come un "graveolente prodotto". Sindromi di
ergotismo (da ergot = sprone del gallo, in francese)
sembrano già essere descritte nelle Georgiche di
Virgilio, nel De rerum naturae di lucrezio
Caro, nei libri di Paolo di Egina.
Probabile
che un accenno alla Segale cornuta sia stato fatto da Galeno
(l29 - 20l d.C.) nel suo Alimentorum facultatis (libro I,
cap. 37), là dove allude a un "grano nero" che si
formerebbe per una "mutazione" del grano stesso.
Egli però considera questo "grano nero" solo da
un punto di vista economico, giudicandolo meno dannoso del
lollio e della zizzania.
Manifestazioni
tossiche, con la comparsa di mal di testa e ulcere, che
potrebbero ricordare le lesioni prodotte da intossicazione
cronica da Segale cornuta, vengono però attribuite dallo
stesso Galeno a un non precisato agente infestante del
grano.
Risalgono
all'857 e si trovano negli annali dell'Abbazia di Xanten le
prime notizie sicure di intossicazioni collettive che, in
base alle cognizioni acquisite successivamente dalla
tossicologia sugli effetti della Segale cornuta, possono
essere con certezza attribuite a farine di cereali inquinate
da questo fungo.
Fra
le numerose intossicazioni a tipo epidemico di cui si ha
notizia, tristemente famose, per la loro gravità ed
estensione, sono alcune di quelle che si verificarono nel X
e XI secolo in Germania, in Inghilterra e in Francia.
Durante una di queste epidemie si racconta che Ugo Capeto
raccogliesse gli infermi nella chiesa di Notre Dame a Parigi
e li nutrisse a proprie spese e che un certo Gastone
gentiluomo del Delfinato, dopo la insperata guarigione del
figlio dal "fuoco di S. Antonio" (7), fondasse
l'ordine degli Antonisti, incaricati di assistere e curare
questo tipo di ammalati.
Nel
l095 Urbano II confermerà poi l'Ordine dei Frati di S.
Antonio, i quali avranno proprio il preciso compito di
soccorrere i colpiti da ergotismo. Particolarmente
catastrofica fu l'intossicazione che colpì le regioni
francesi di Aquitania e limousino, nel 994, provocando la
morte di 40.000 persone.
Queste
epidemie non erano attribuite allo sclerozio della Segale
cornuta, ma sembra che, sin dal l096, Siegebert Gremblour ne
intuisse la correlazione con una qualche alterazione delle
farine; alterazione che solo molto più tardi venne
attribuita alla presenza di questo fungo infestante.
Anche
il medico Roberto Dumont, nel ll25, avanzò dei sospetti
sull'azione patogena della Segale cornuta. la Claviceps era
generalmente considerata una malattia del grano.
Il
primo a nominarla sotto il nome di Clavus siliginis fu
il Ixonicero (l565) che, nel suo Kriiterbuch, accenna
alle proprietà tossiche di questo fungo, indicando anche
l'uso che ne facevano le donne "per produrre dolori
all'utero, assumendolo alla dose di tre sclerozi, ripetuta
varie volte".
Il
Thalius la chiama la Secalis mater e il Bauhin la Secalis
luxurians. Il Rotham, in Amoenitates
Academicae (t. VI, p. 249), parla di un piccolo rafano
(8) silvestre il cui odore e sapore è comune a tutte le
piante crocifere.
Perforo
linneo, ancora nel XVIII secolo, attribuiva la
contaminazione del grano a un rafano bastardo, un rafanistro.
Nel
l808 John Stearn pubblica quella che è la prima memoria
scientifica sulla "pulvis parturiensis". la
malattia, però, esisteva molto prima che se ne fosse
identificato il colpevole. Intossicazioni più o meno estese
si verificarono, però, anche dopo che ne venne individuata
la causa: nel XVII, XVIII e XIX secolo in alcuni
paesi dell'Europa centrale e settentrionale, in dettaglio
Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Svezia.
Sul
finire del l600, ad esempio, si scatenò in Voigtlandia
un'epidemia gravissima che fu descritta da Hoffmann nel suo De
rebus venenatis. Egli attribuiva l'intossicazione a un
"solfo peregrino" contenuto nello sclerozio e a un
"recondito sale volatile caustico". Hoffmann fece
anche molti esperimenti su galline e altri animali per
dimostrare l'azione nociva della Segale.
Continuarono
a verificarsi poi altre epidemie: nel l709 l'ergotismo si
manifestò nella Sologna (gangrène de Solognais), nel
l7l6-l7 in Sassonia e in Svezia, nel l736 in Boemia, nel
l749 a Lilla e nelle Fiandre, nel l764 ad Arras ed a Donai e
pare negli stessi ospedali di Parigi, stando alle
descrizioni di Noel e di Fagon. Srinc, medico della Slesia,
descrisse 500 casi di ergotismo da lui direttamente
osservati: questi casi terminavano quasi sempre con stato
comatoso, perdita della memoria, mania e cecità.
I
dolori colpivano il malato ad accessi, cosicché i malati
stessi potevano negli intervalli accudire alle loro
faccende. Ma dopo l'accesso si manifestava una fame furiosa
e poi, all'autopsia, i vasi sanguigni si presentavano
"ripieni di bile". I gravi sintomi di queste
intossicazioni vennero descritti da Carlo Nicolò Lange nel
l7l7, nel l770 da Tissot, nel l776 da Tessier, nel l777 da
Read e da altri, cosicché le autorità proibirono l'uso
medicinale della Segale cornuta che, in quel periodo, veniva
venduta dai ciarlatani come polvere adatta a facilitare il
parto, con il nome di "pulvis parturiensis".
Verso
la fine del XVIII secolo vari esperimenti furono condotti
anche per conto dell'Accademia delle Scienze di Parigi; in
particolare venne avvelenato un maiale con lo scopo di
studiare i sintomi dell'intossicazione. l'animale perse
l'uso delle zampe, le estremità caddero in cangrena e si
manifestò la necrosi parziale del grugno e delle orecchie.
Model
fece varie esperienze sui colombi somministrando dosi
crescenti di Segala cornuta e la giudicò innocua. Schleger,
nel l772, studiò mosche, cani, galline, maiali, pecore,
scorpioni; applicò poi la polvere di Segale al dito ferito
di un uomo e la trovò, anche in questo caso, non nociva.
Solo se mista al tabacco provocava irritazioni al naso.
Parmentier,
nel suo scritto Observations et additions aux recreations
chimiques de Mr. Mdndel, confermava le osservazioni di
questo autore. Infatti, dopo aver fatto ingerire la polvere
degli sclerozi a colombi, galline e cani, non aveva
constatato nulla di grave. Sperimentò anche su se stesso,
prendendo ogni giorno a digiuno per intere settimane l/2
dramma (9) di polvere e mangiando carne di colombi e galli
nutriti con la Segale, ma non manifestò inconvenienti di
sorta.
Nel
l777 anche Wahlin era giunto a simili risultati e Murray,
nello stesso anno, spiegava come questi risultati discordi
dipendessero dalle differenti quantità di segale cornuta
usata e le ricerche moderne confermano questa tesi.
Comunque, nonostante la sua tossicità, la droga continua ad
essere raccomandata da molti medici, tra cui Stearns di
Washington.
Per
facilitare il parto, poi, veniva venduta col nome di
"polvere ostetrica di Desgranges" o "polvere
ergotinica" di Prescot. Epidemie continuarono a
manifestarsi qua e là: sulla fine del l800, ad esempio, una
colpì la Germania provocando 500 intossicati. Fra le più
recenti sono da annoverare quelle che si ebbero a lamentare
nel l927-28 in Russia, nelle regioni degli Urali di Vostiak
e di Perm, durante le quali si contarono 93 morti e oltre
ll.000 intossicati.
PROPRIETA' FARMACOLOGICHE E IMPIEGO TERAPEUTICO
Per
quanto l'impiego della Segale cornuta nella medicina
popolare fosse noto da tempo, l'ingresso della droga nella
medicina ufficiale è relativamente recente e risale al
l808, anno in cui il ginecologo americano John Stearn
pubblicò uno scritto sulle sue proprietà emostatiche ed
uterotoniche.
l'azione
caratteristica della Segale cornuta e dei suoi preparati
totali si manifesta con un'energica contrazione dell'utero,
azione che rappresenta la risultante delle azioni proprie ai
singoli alcaloidi che compongono il fitocomplesso attivo
contenuto nella droga.
Essa
viene impiegata come uterotorico ed emostatico soprattuto
durante le metro- emenorragie. E' utilizzata come rimedio
preventivo e curativo nelle emorragie post-partum e nel
periodo iniziale del puerperio per favorire la retroazione
dell'utero e in altri stati patologici, metriti, ipertrofie
croniche dell'utero, dovuti alla sua incompleta involuzione.
la
Segale può essere anche impiegata per favorire il
secondamento durante il parto, ma solo se il distacco della
placenta è già avvenuto ed essa ha raggiunto il collo
dell'utero. Al contrario la Segale cornuta, poiché provoca
contrazioni persistenti sull'utero non alternate da periodi
di rilassamento e che non avvengono in senso espulsivo, non
è utilizzabile per favorire l'espulsione del feto. Infatti
potrebbe costituire un serio pericolo sia per la gestante,
nella quale potrebbe provocare la lacerazione dell'utero,
sia per il feto, di cui potrebbe provocare la morte per
asfissia.
L'azione
della Claviceps purpurea è dovuta agli alcaloidi contenuti
nel suo sclerozio; prima dell'isolamento degli alcaloidi la
Segale cornuta veniva usata sotto forma di polvere
sgrassata, di estratto fluido e di preparazioni note sotto
il nome di "ergotina", alcune delle quali anche
iniettabili.
Ma
già nel l824 un altro americano, David Hosack,
sottolineando il pericolo del suo impiego per sollecitare il
parto, raccomandava un uso limitato al solo controllo
dell'emorragia postparto. Da allora l'ergot è stato
utilizzato in ostetricia soprattutto per questo scopo.
II
più recente e importante capitolo nella storia dell'ergot
mette in evidenza la sua ricchezza di alcaloidi
farmacologicamente validi. Ne sono stati isolati, finora, più
di trenta e probabilmente molti altri verranno scoperti.
Inoltre, sono state preparate e analizzate
farmacologicamente centinaia di loro modificazioni chimiche.
Oggi
tutti questi alcaloidi possono anche essere preparati
mediante sintesi totale. Gli alcaloidi di maggior interesse
dal punto di vista medicinale derivano dall'ergot della
segale. Uno dei primi ad aver avuto ampio utilizzo
terapeutico fu l'ergotamina, isolata da A. Stoll nel l9l8.
Essa è il componente fondamentale di preparati farmaceutici
quali il "CafergoC e il "Bellergal", indicati
per il trattamento delle emicranie e dei disturbi nervosi.
Validi
preparati a base di ergot più recenti sono la "Hydergina"
prodotta da A. Stoll e A. Hofmann nei laboratori della
Sandoz a Basilea, contenente ergotossine idrogenate e
impiegata nel trattamento delle disfunzioni geriatriche, e
il "Didergot" con diidroergotamina come componente
attivo, per la terapia dei disturbi circolatori.
La
prima di queste preparazioni fu l'ergotina di Wiggers, poi
quella di Bonjeax, di Bombelon, di Wernich e varie altre. Il
contenuto alcaloideo di questi composti è praticamente
nullo, tuttavia la loro attività uterotonica è tale da
soddisfare le esigenze terapeutiche. Evidentemente tale
attività è da attribuire in gran parte alle varie ammine
biogene contenute nella droga che, più facilmente degli
alcaloidi, potevano essere estratte dalla droga stessa.
Nel
l875-l874 Tanret isolò dalla Segale cornuta il primo
alcaloide cristallizzato, l'ergotinina. Il primo alcaloide
veramente puro e cristallizzato fu l'ergotamina e venne
isolato da Stoll nel l9l8. Ma
le prime ricerche complete e approfondite sulla farmacologia
dell'ergotamina si devono a Rothlin, ricerche che portarono
a una più esatta conoscenza delle caratteristiche
farmacologiche di questo alcaloide e che permisero di
definirne le indicazioni terapeutiche.
Gli
alcaloidi della Segale cornuta, ad eccezione dell'ergobasina,
specificatamente uterotonica, sono dotati di una complessa
azione centrale e periferica la quale, pertanto, si riflette
sulla funzionalità di diversi organi.
L'azione
uterotonica di tutti gli alcaloidi naturali della Segale
cornuta è dovuta a una stimolazione diretta della fibra
muscolare liscia alla quale l'organo reagisce con una
contrazione normale seguita da un rilasciamento, per le
piccole dosi. Dosi più elevate detenninano contrazioni
energiche di tipo tetanico (sono state descritte forme di
tetania epidemica riconducibili probabilmente
all'ergotismo). A seconda della sua maturità e delle
condizioni fisiologiche in cui si trova, l'utero è più o
meno sensibile all'azione degli alcaloidi della Claviceps.
L'utero gravido, immediatamente prima e dopo il parto,
presenta una sensibilità notevolmente più elevata.
Azione
cardiovascolare. Gli alcaloidi naturali della Segale
cornuta manifestano un'azione vasodilatatrice centrale per
abbassamento del tono vasale e un'azione vasocostrittrice
periferica che in genere maschera la prima. Esplicano
inoltre un'azione bradicardizzante (l0) di origine centrale
che si manifesta anche con un effetto inibitore sulle zone
vasosensibili senocarotidee. Essi determinano inoltre un
leggero effetto sedativo.
Azione
adrenosimpaticolitica. Anche questa azione, come quella
bradicardizzante, è tipica dell'ergotamina e degli
alcaloidi ergotossinici. L'azione adrenosimpaticolitica
dell'ergotamina, oltre che sull'attività stimolante e
inibitrice dell'adrenalina, si manifesta anche sugli effetti
che essa esplica sulla glicemia e sul metabolismo basale.
Modificazioni
della secrezione lattea. Grosvenor prima, Chanduury e
Dikshit successivamente hanno condotto esperimenti per
studiare gli effetti, provocati dagli alcaloidi della Segale
cornuta, su ratte allattanti. Oltre a una significativa
perdita di peso delle madri durante il trattamento,
correlata probabilmente a una diminuita assunzione di cibo,
è stato osservato un aumento della secrezione lattea nelle
ratte che allattavano, previa la somministrazione di dosi
deboli (50 - l0 g ) di ergobasina o ergotamina.
Come
notarono Stoll e Hofmann fin dal l943, basta saturare il
doppio legame nell'anello D (in posizione 9-l0), per
riduzione catalitica con idrogeno, degli alcaloidi naturali
della Segale cornuta perché essi perdano le loro proprietà
uterotoniche. Inoltre per l'ergotamina e gli alcaloidi
ergotossinici si osserva un considerevole aumento delle loro
proprietà adrenosimpaticolitica e vasocostrittrice e una
diminuzione di tossicità nei confronti dell'alcaloide
naturale corrispondente.
Si
può affermare, in generale, che quanto più è marcato
l'abbassamento della tossicità degli alcaloidi diidrogenati
tanto è più elevata la tossicità dell'alcaloide naturale
da cui derivano.
Secondo
Bicher e Cerletti ciascuno dei derivati degli alcaloidi
ergotossinici ha un diverso grado di attività che dipende
essenzialmente dalla sensibilità individuale, ma il
preparato attualmente in commercio, che associa in parti
uguali questi tre derivati (diidroergocomina,
diidroergocristina, diidroergocriptina) evita questo
inconveniente e permette di ottenere un effetto terapeutico
relativamente indipendente dalle reazioni individuali.
Secondo
Rothlin e Cerletti gli alcaloidi diidrogenati attenuano
alcune alterazioni funzionali di tipo anossemico
dell'elettrocardiogramma. La loro attività sedativa
centrale è più marcata rispetto a quella dei
corrispondenti alcaloidi naturali e si manifesta con un
rinforzo dell'azione degli ipnotici della serie barbiturica;
contrariamente agli alcaloidi naturali i quali,
somministrati in forti dosi, determinano un aumento della
temperatura corporea, i derivati idrogenati provocano una
leggera ipotermia.
l
diidrogenati degli alcaloidi ergotossinici sono i più
attivi fra i derivati della Segale cornuta usati in terapia,
mentre i corrispondenti alcaloidi naturali non sono
utilizzabili in considerazione del loro sfavorevole
coefficiente terapeutico.
Dall'idrolisi
degli alcaloidi si ottiene l'acido lisergico; tra i suoi
derivati di semi-sintesi, ottenuti nei laboratori
scientifici di Basilea della Ditta Sandoz, va ricordata la
sua dietilamide distinta con la sigla LSD 25 o semplicemente
LSD. Questa sostanza ha assunto particolare importanza sia
in campo psicofarmacologico che farmacopsichiatrico.
Essa
fu studiata sin dal l938, epoca in cui le venne riconosciuta
da Rothlin una marcata azione oxitocica (ll) sull'utero di
coniglio. L'A. osservò inoltre che un'iniezione endovena di
0,l - 0,2 mg/kg produceva, nei conigli in anestesia,
un'insolita eccitazione accompagnata da crampi muscolari.
Solo
molto più tardi nel l943, A.Hofmann, avendo ingerito
incidentalmente una piccola quantita di LSD, notò la
comparsa di fenomeni psicogeni che si ripeterono
costantemente dopo l'assunzione orale di una dose di 250 y
Rothlin ripeté su se stesso e i suoi collaboratori queste
prove e trovò che nei soggetti normali la dose attiva della
LSD varia da 0,5 a ly/kg.
La
constatazione di questa elevata ed inattesa attività del
LSD dette il via alle ricerche fondamentali di Stoll,
pubblicate nel l947, svolte nei laboratori della "Sandoz"
e nella clinica psichiatrica dell'Università di Zurigo.
TOSSICOLOGIA
Gli
alcaloidi naturali della Segale comuta, ad eccezione dell'ergobasina,
possono provocare, per somministrazione prolungata,
vasocostrizione arteriolare e persino manifestazioni
cangrenose delle estremità. L'avvelenamento acuto è
piuttosto raro. Esso può tuttavia verificarsi per
ingestione di forti dosi di Segale cornuta o dei suoi
preparati galenici a scopo abortivo. L'avvelenamento cronico
(ergotismo), dovuto a farine provenienti da cereali
infestati dallo sclerozio di Claviceps purpurea, è oggi
rarissimo, quasi eccezionale.
L'ergotismo
comporta tre fasi: un periodo iniziale dove le dita si
contraggono e formicolano e si è anoressici; dopo dieci
giorni si manifestano le crisi esplosive (4/5 settimane) che
possono condurre alla morte (rigidità alle articolazioni;
vivissimo dolore; sensazione di bruciore e, al contrario, un
freddo intenso; edema alle estremità che si coprono di
eruzioni pustolose); l'ultimo periodo presenta un
deperimento generale (cachessia) che rende spossa to e
stremato il sistema nervoso. L'affaticamento e la
prostrazione mentale e cerebrale si accompagnano alle
modificazioni somatiche. Si hanno allucinazioni visive e
uditive.
Abbiamo
già accennato alle intossicazioni collettive da Claviceps
che si verificarono nell'Europa del Nord, e principalmente
in Francia, durante il Medioevo (Sologne, Blasois, Dauphinè,...)
e in Germania durante i secoli XVI e XVII (Amburgo,
Lunebourg, Slesia ...); e anche in
Svizzera, Danimarca, Prussia, Svezia e Italia.
Quelle
intossicazioni si presentavano sotto due forme, una cronica
e una convulsiva. All'inizio le due forme presentano una
sintomatologia comune: depressione, stanchezza, dolori
lombari e alle estremità, specialmente al polpaccio,
nausea, a volte vomito, spesso indebolimento delle facoltà
mentali, formicolio della pelle.
Dopo
un periodo di incubazione, variabile da alcuni giorni a due
o tre settimane, l' ergotismo cangrenoso si manifesta con
infianunazione delle estremità, più frequentemente le
inferiori, dolori lancinanti e senso di bruciore intenso,
"come se un ferro rovente attraversasse le membra
colpite", da cui i vari nomi con i quali, durante il
Medio Evo, era nota questa forma di ergotismo: mal des
ardents, ignis sacer, fuoco sacro, fuoco di S. Antonio o di
San Marziale.
Dopo
i primi sintomi seguono i tipici fenomeni cangrenosi: la
cute delle parti colpite prima si arrossa, poi assume un
colore azzurronerastro, quindi l'epidermide si stacca dalle
zone cangrenose. Nei casi più gravi si può giungere alla
cangrena secca delle dita del piede e al distacco degli arti
senza fuoriuscita di sangue.
Il
processo cangrenoso si svolge inizialmente con dolori
acutissimi, cui segue una fase di anestesia completa. Le
parti più frequentemente colpite sono gli arti inferiori,
meno frequente la perdita della mano, del naso o delle
orecchie.
Il
malato, dopo aver subito queste amputazioni, può migliorare
e anche guarire senza altre conseguenze. Le prime
descrizioni dell'ergotismo cangrenoso risalgono al X secolo,
quelle della forma convulsiva si ebbero, invece, solo nel
XVI secolo.
L'ergotismo
convulsivo, che si sviluppava con maggior frequenza nei
paesi ad Ovest del Reno (l2), si manifesta con sintomi di
formicolio alle estremità, forti dolori, nausea, vomito,
cecità, sordità, vertigini, mal di testa, convulsioni di
tipo epilettico, delirio, indebolimento delle facoltà
mentali, afasia, disturbi oculari. La morte può
sopraggiungere entro tre giorni, oppure può seguire la
guarigione, dopo una convalescenza prolungata e con postumi
di emiplegia (l3), paraplegia (l4), o epilessia.
La
presenza di turbe psichiche o sensoriali, che compaiono nel
quadro della forma convulsiva dell'ergotismo, denoterebbe
che responsabile di questa intossicazione non siano soltanto
gli alcaloidi specifici contenuti nella droga, ma anche
altre sostanze quali le ammine biogene e un concomitante
stato carenziale di vitamina A.
Durante
le già citate epidemie di ergotismo si manifestarono con
grande frequenza aborti e parti prematuri e, già dal XVI
secolo, si tentò di utilizzare la Segale cornuta come
rimedio espulsivo per facilitare il parto. Ma l'impiego
della droga, a causa di una insufficiente conoscenza delle
sue caratteristiche di tossicità e del suo meccanismo di
azione, produsse gravi inconvenienti, cosicchè il suo uso
venne combattuto e poi abbandonato, sino alla fine del XVIII
secolo.
Soltanto
all'inizio del secolo scorso questa droga fu restituita alla
terapia. L'uso della Segale cornuta e dei suoi alcaloidi
naturali è controindicato nel caso di infezioni, in quanto
l'esistenza di fatti settici può facilitare la comparsa di
fenomeni cangrenosi. Altre controindicazioni sono
rappresentate da gravidanza, disturbi vascolari, lesioni
epatiche e renali, prurito, specialmente se di origine
epatica.
Non
sono sufficientemente note le trasformazioni che subiscono
gli alcaloidi della Segale cornuta nell'organismo.
Indubbiamente gli alcaloidi vengono, in gran parte distrutti
dal fegato, ma la velocità di tale distinzione risulta
ridotta quando nel fegato siano presenti lesioni
degenerative, dovute a intossicazioni da fosforo o da
cloroformio.
Kobert,
Dille e Rothlin ritengono che il nucleo dell'acido lisergico
venga rapidamente degradato dal corpo umano; infatti 5
minuti dopo l'iniezione endovena di una determinata dose di
ergotamina, il fegato rivela la presenza di appena lo 0,5%
della dose iniettata.
TITOLAZIONE DEI PREPARATI
L'impiego
in terapia della Segale cornuta e dei suoi preparati
galenici è attualmente molto diminuito, in quanto va
diffondendosi sempre più la tendenza a sostituirli con
alcaloidi puri; nonostante questo, il problema della
titolazione presenta un interesse non trascurabile.
Per
ottenere preparati ad attività costante si è cercato di
normalizzare i vari metodi di preparazione, completandoli
con la titolazione chimica e biologica dei principi attivi.
Per quanto riguarda la titolazione chimica, occorre dire che
l'attendibilità dei vari metodi proposti è molto relativa.
Essi
non permettono infatti di valutare le variazioni del
rapporto esistente fra i vari alcaloidi, il che può
influire quantitativamente sulla reazione biologica, nel
senso che due preparati con lo stesso valore di contenuto
alcaloideo totale possono esplicare un'attività biologica
diversa.
Con
i metodi biologici si ottengono risultati migliori, anche se
anch'essi non sono esenti da critiche e se i loro risultati
non sono sempre proporzionali all'attività terapeutica.
Essi si basano su vari tests; il più antico e oggi
abbandonato è quello della cianosi della cresta di gallo.
Rothlin ha indicato un metodo basato sull'attività che
esplicano i preparati di Segale cornuta sull'utero e sulla
vagina in "situ" di coniglia in anestesia,
comparativamente con una sostanza campione.
LE STREGHE
Unguento,
unguento, mandame alla noce di Benevento, supra acqua et
supra a vento, et supra ad omne maltempo! (Italia del sud).
Baston blanc, baston noyr, pourtemoy là ou tu doibt, va, de
par le diable, va! (Ginevra). Vola, vola, mignattùn, che
tra en unra mi ghe sun! (Triora). Oben aus unndnirgent an!
(Germania) Emen-Hetan, Emen-Hean! [Qui e là, qui e là!]
(Paesi Baschi).
A.
J. Clark in appendice al The witch-cult in Westem Europe di
M. Murray riporta tre formule per l'unguento che serve per
andare al sabba in volo:
i)
Du persil, de l'eau de l'aconite, des feuilles de peuple, et
de la suie.
2)
De la berle, de l'acorum vulgaire, de la quintefeuille, du
sang de chauvesouris, de la morelle endormante et de l'huyle.
3)
De graisse d'enfant, de suc d'ache, d'aconite, de la
quintefeuille, de la morelle et de la suye.
Quattro
componenti di questi preparati sono interessanti:
-
il "persil", ossia la cicuta maggiore, Conium
maculatum (molto simile al prezzemolo). Tutte le parti
della pianta sono tossiche: contengono infatti alcaloidi
piperidinici, principalmente l'alcaloide liquido e volatile
coniina, oltre a coniceina, conidrina e altri. I frutti
immaturi contengono le maggiori concentrazioni di alcaloidi
(fino al 2%).
I
sintomi dell'avvelenamento sono costituiti da vomito, dolori
addominali, incapacità di deglutizione e di parola,
soffocamento e morte. L'attività cardiaca non viene
influenzata. Generalmente l'intossicazione è dovuta a
errori di identificazione: può infatti capitare di
confondere le varie parti della cicuta con parti omologhe di
piante commestibili; ad esempio le foglie con quelle del
prezzemolo, le radici con quelle della pastinaca, oppure i
semi con quelli dall'aroma di anice di alcune ombrellifere.
-
la "morelle endonnante" (Scopolia, il Giusquiamo
nero, Dulcamara). L'avvelenamento provocato dai
tropano-alcaloidi del giusquiamo determina i medesimi
sintomi della belladonna (v. Atropa belladonna). Gli
individui che comunque sopravvivono all'intossicazione da
giusquiamo mostrano molto spesso alterazioni irreversibili
causate dall'elevata concentrazione di scopolamina.
L'ingestione di 20-30 semi si rivela fatale per un bambino;
l00-l50 semi costituiscono una dose mortale anche per un
adulto. L'avvelenamento da giusquiamo causa spesso
sdoppiamento della vista, spasmi dolorosi dei muscoli del
collo e delle mascelle, accessi di follia e di aggressività.
I
frutti molto tossici della Dulcamara prima della
maturazione, una volta maturi contengono soltanto saponine
neutre poco velenose. Si conoscono casi di bambini
intossicati dall'ingestione di 6-8 bacche verdi. I sintomi
dell'avvelenamento sono: nausea, vomito, diarrea, notevole
diminuzione dei globuli rossi del sangue, sensazione di
generale indebolimento, paralisi della lingua, difficolta di
deglutizione e di respirazione; molto raramente a queste
manifestazioni può seguire la morte, provocata da
insufficienza respiratoria o da arresto cardiaco.
-
la "morelle furieuse", ossia l'Atropa belladonna.
Contiene atropina, un alcaloide che influenza la funzionalità
degli organi e dei sistemi governati dal parasimpatico.
Provoca midriasi, diminuisce la secrezione gastrica,
salivare e sudorifera, aumenta le pulsazioni cardiache e, a
dosi medie, provoca eccitazione e delirio.
-
Infine l'Aconito. Tra i suoi principi attivi: gli alcaloidi
del gruppo diterpene, napellina, aconitina e i glucosidi
flavonici luteolina e apigenina. E', subito dopo l'Aconitum
ferox del Nepal, il veleno vegetale più attivo che esista.
Una dose di 2 gr. di tubero fresco (da l a 3 mg. di
aconitina) può rappresentare la dose mortale per l'uomo. Il
veleno penetra attraverso la pelle (anche il semplice
mazzetto, tenuto in mano, provoca intossicazioni e
dermatiti). Tutte le parti della pianta contengono alcaloidi
tossici, il principale dei quali è l'aconitina, presente
fino alla quantità dell' l-3%. Tali sostanze sono
concentrate principalmente nell'apparato radicale.
La
dose letale per l'uomo è di appena 38 mg. Nell'uomo i
sintomi di avvelenamento sono costituiti da prurito che,
iniziando dalla bocca, si estende rapidamente all'intero
volto, seguito da sensazioni di freddo, sudore, vomito,
grave affaticamento e senso di ansietà; parzialmente una
eccitazione sensoriale, cui segue un caratteristico
formicolio e l'ottundimento della sensibilità con
conseguente anestesia, disturbi sensoriali, paralisi dei
centri bulbari, irregolarità cardiache. La morte
sopraggiunge per insufficienza respiratoria e cardiaca; la
vittima rimane pienamente cosciente fino al decesso.
L'eccitazione sensoriale e il disordine della sensibilità
fanno pensare ad effetti psicolettici e psicoanalettici.
Gli
altri componenti sono: l'olio e il grasso "di bambino
non battezzato", che fungono da eccipienti lipidici che
veicolano i composti liposolubili (i principi attivi), Erba
cannella (antisettico), acoro (carminativo), appio
(diuretico e antidolorifico), cinquefoglie (emostatico) ...
la fuliggine (disinfettante e emostatico) e le foglie di
pioppo (antisettico, antinfiammatorio e vulnerario ) ... il
sangue di pipistrello (ingrediente magico simbolico).
Esistono
numerosissime testimonianze circa l'uso da parte
dell'erboristeria delle streghe di varie piante spontanee
quali la cicuta, la belladonna, il giusquiamo, l' aconito,
il verbasco, la valeriana, l'erba morella, la dulcamara, la
digitale, il salice, l'actea, l'aquilegia, l'erba astrologa,
il baccaro, la brionia, il cerfoglio, le dature, lo
stramonio ... E anche le malattie scrofolose sono patologie
normali, i parassiti sono ospiti fissi, le carenze
vitaminiche naturale prodotto di squilibri alimentari e
l'ignoranza di ogni elementare cautela antisettica porta con
sé il prurito e l'infezione.
Gli
unguenti delle streghe calmano il dolore e spesso lo
guariscono, ma sovente danno reazioni tossiche. Molti degli
ingredienti visti sopra entrano nella pomata con funzione
vulneraria (es. le foglie di pioppo), sedativa (es. le
solanacee), antiflogistica ed antibatterica (es. l'olio di
iperico) e quindi non solo leniscono i dolori, ma curano
anche i mali dando in aggiunta "sogni dilettevoli"
che soddisfano le "bramosie esagerate di sensazioni
morbose".
E'
quindi plausibile ammettere, in generale, che gli stati
tossici indotti dall'uso di questi farmaci neuropsicoattivi
provochino nell'individuo una lacerazione del tessuto
connettivo coscienziale fra immagini di origine sensoriale e
immagini endogene che si presentano con carattere percettivo
e vengono vissute dal soggetto come autentiche percezioni e
scambiate con queste, tanto che sono attribuite alla realtà
esterna e ritenute immagini reali.
In
definitiva si induce un feed-back positivo: coloro che sono
affetti da piaghe dolorose o algie varie ricorrono alla
strega erborista per avere lenimento e questa, nel procurare
loro un potente analgesico (ipnotici, tranquillanti,
neurolettici), li inizia, può essere anche
inconsapevolmente, ai misteri del Sabba e li lega ad una
assuefacente tossico-dipendenza.
L'obiezione
che questi unguenti, essendo ovviamente spalmati sulla
pelle, non potevano essere assorbiti in maniera apprezzabile
dall'organismo non tiene conto del fatto che, strofinati
sulla pelle lacera, su piaghe o sulla carne viva possono
funzionare più rapidamente che se fossero ingeriti.
L'igiene
dell'epoca, specie nelle classi più povere (si pensi, però,
anche alla scarsa pulizia delle classi ricche) era del tutto
approssimativa, le malattie scrofolose sono patologie
normali (tipo il nostro raffreddore), le carenze vitaminiche
(A, C, E) sono naturale prodotto di squilibri alimentari e
l'ignoranza di ogni cautela antisettica porta con sé il
prurito e l'infezione (si pensi alle ulcere della pelle che
Paracelso diceva preparassero la sifilide).
Raramente
queste erbe entrano a far parte delle raccolte della
farmacopea dotta ma, a differenza di questa, che propone
cure più fantasiose che efficienti, i rimedi delle streghe
funzionano e spesso tanto bene da tramutarsi in micidiali
veleni.
Valga
per tutte l'esempio della Magia Naturale del Della
Porta, la quale raccoglie, tra l'altro, tutte le credenze e
le teorie dotte in materia di magia simpatica. In essa
troviamo come cura contro l'alcolismo il cavolo, perché non
s'è mai vista una vite attorcigliarsi a tale pianta, e
federa, che è nociva alla vite; il sambuco selvatico (erba
scorpius) guarisce dalla punture degli scorpioni, la
cicerbita rinforza la vista dato che è prediletta dai
falchi che notoriamente hanno occhi acuti; il dragoncello fa
bene contro il morso dei serpenti ed infine le erbe che
crescono su immagini che portano un copricapo fanno bene per
il mal di testa.
Anche
le pratiche farmacologiche delle grandi scuole mediche
medievali sono perlopiù di igiene, dietetica e medicina
preventiva, ma quando approdano all'ambito terapeutico, o
risultano essenzialmente di tipo empirico o entrano nel
campo del fantastico. A differenza dell'empiria o della
simpatia del rimedio dotto, le erbe delle streghe operano
con una "audace omeopatia"; il veleno può
diventare un antidoto, il convulsivo seda il delirio, gli
urticanti guariscono le piaghe e un eccitante può diventare
un analgesico (si veda ad esempio l'aconito che, a seconda
del dosaggio, dà i due diversi risultati).
Le
streghe, oltre che curatrici e avvelenatrici, svolgono anche
la funzione di ostetrica. Su questo punto molto ci sarebbe
da dire, ma ci limiteremo a considerare un solo illuminante
esempio di pratica abortiva, legato ad un intero ciclo della
storia della salute e della medicina popolare. Ci riferiamo
all'uso della "segale cornuta" (claviceps
purpurea) come farmaco uterotonico e abortivo ed alla sua
funzione patogena nelle endemiche intossicazioni croniche
che percorrono l'Europa contadina dal X al XIX secolo e che
solitamente vengono definite epidemie di ergotismo.
In
primo luogo la segale viene coltivata a latitudini
settentrionali e a medie altitudini (Nord Europa e regioni
alpine) e questo ci porta ad ipotizzare un ulteriore
(certamente anche indicativo) legame fra la localizzazione
montanara della stregoneria e le endemiche intossicazioni da
fungo parassita delle graminacee.
L'avvelenamento
endemico (ergotismo) dovuto a farine provenienti da cereali
infestati dallo sclerozio in questione è già rilevato fin
dall'epoca altomedievale. Le farine colpite dal fungo hanno
un odore nauseabondo e sapore un po' amaro, ma ha chi
interessava questo quando si aveva fame (compagna abituale
dei poveri) e oltretutto si era in un periodo di carestia
(malattia endemica). Vincevi l'inedia per qualche giomo, ma
ti avvelenavi.
Le
intossicazioni collettive da segale cornuta si sono
storicamente presentate sotto due forme: una cronica e
l'altra convulsiva, come già detto precedentemente. Vale la
pena però insistere ancora sul quadro sintomatologico.
All'inizio esse presentano una sintomatologia comune:
depressione, stanchezza, dolori lombari e alle estremità,
specie al polpaccio, nausea, vomito, turbe mentali ed
eccitazione sensoriale.
Dopo
un periodo di incubazione (variabile da alcuni giorni a tre
settimane) l'ergotismo cangrenoso si manifesta con
infiammazione delle estremità, più frequentemente le
inferiori, dolori lancinanti e senso di insopportabile
bruciore di tipo caustico.
Dopo
l'insorgenza del fenomeno cangrenoso (che si svolge
all'inizio con dolori acutissimi, da cui la necessità di un
qualche analgesico) ne segue una quasi completa anestesia e
la perdita degli arti inferiori (ma anche del naso e delle
orecchie); la forma convulsiva si manifestava invece con
sintomi di forte formicolio alle estremità, forti dolori,
nausea, cecità, sordità, vertigini, cefalee, delirio,
epilessia, indebolimento delle facoltà mentali, afonia e
disturbi della visione.
In
questa forma la morte può sopraggiungere dopo tre giorni,
oppure può seguire la guarigione che lascia come postumi:
emiplegia, epilessia, disturbi mentali. La presenza di turbe
psichiche o sensoriali, che compaiono nelle forme convulsive
dell'ergotismo, chiama a responsabili non solo gli alcaloidi
dei gruppi ergotossinici e ergometrinici, ma anche le ammine
biogene e, essenzialmente, un concomitante stato carenziale
di vitamina A. E, fondamentalmente, l'ergotamina o
ergonovina, che ha una potenza psicoattiva di circa un
ventesimo dell'LSD, ma di cinque volte maggiore della
psilocibina.
Non
conosciamo gli agenti patogeni che hanno provocato la grande
epidemia di epilessia, ma conosciamo sia l'origine che gli
esiti psicopatogenetici dell'ergotismo. Lasciamo, quindi, al
lettore di trarre le conseguenze del caso. Sta comunque di
fatto che l'epilessia e l'ergotismo convulsivo sono vere e
proprie forme epidemiche di malattie mentali ad eziologia
organica (le patologie a carattere psicogeno, come s'è già
ricordato, potrebbero anche non far testo nei riguardi del
nostro problema).
L'unica
cura, a quei tempi, davvero efficiente contro lo squilibrio
del sistema nervoso centrale e le distonie neurovegetative
sarebbe proprio stato l'uso omeopatico della claviceps
purpurea associata all'atropa belladonna. Oggi si usano, tra
gli altri, farmaci a base di ergotamina e alcaloidi
simpaticolitici della belladonna (atropina e scopolamina).
La
segale comuta, presa sia in grani che in polvere, è un
potentissimo uterotonico (in passato veniva detta "pulvis
parturiensis", ma ancora oggi viene somministrata sotto
forma di metilergobasina come facilitante del parto e come
abortivo) e serve a guarire varie forme di metro e
menoraggia.
In
più di un processo per stregoneria gli inquisitori danno
segno di conoscere le attività di "procuratrici
d'aborto" delle donne che, tra gli altri metodi
meccanici, facevano uso del "fong de la segale".
Molte
delle intossicazioni a sintomatologia convulsiva sono
dovute, molto probabilmente, ad ingestione di forti dosi di
segale cornuta, o suoi preparati galenici, a scopo abortivo.
Come nel caso dei sedativi allucinogeni, anche in questo
caso non è irragionevole supporre che la terapia della
strega si trasformi in preparazione di una nuova
"sacerdotessa di Satana".
NOTE
(*)
Piccolo seme, simile ad una lenticchia, proveniente da una
pianta: la Rivea Corymbosa (una ipomea). Nel l960 A. Hofmann
ricevette i semi dall'emobotanico R. Evans Schultes ed arrivò
a dichiarare che contevano gli stessi alcaloidi della segale
cornuta.
l
- Corpo fruttifero dei funghi ascomiceti pirenomiceti,
generalmente di forma tondeggiante, provvisto di una
apertura, detta "ostiolo", attraverso la quale
escono le ascospore.
2
- Frutto secco indeiscente, caratteristico delle graminacce,
che contiene un unico seme strettamente aderente o
addirittura concrescente con il pericarpo.
3
- Da "micelio", insieme delle ife che formano il
tallo dei funghi.
4
- Da "mucillagine", prodotto organico ad alto peso
molecolare, chimicamente molto simile alle gomme. Si pensa
che nelle piante esplichi la funzione di trattenere l'acqua
proteggendone i tessuti dall'essicamento.
5
-La percentuale di una determinata sostanza in una
soluzione.
6
- Il fungo oltre la segale può infestare orzo, frumento e
anche erbe selvatiche ( Dactylis. Briza, Festuca, Phalaris,
Calamagrostis, Lolium, il Paspalum distichum, l'Ampelodesos
tenax, il Brachypodium sylvaticum ecc.)
7
- La maggior parte dei colpiti da ergotismo si rifugiava in
chiese e conventi: là i monaci medicavano i malati e li
guarivano con diete esenti da farine contaminate.
8
- Radice piccante della famiglia delle crucifere, che
comprende il ravanello e il ramolaccio. Da
"rafano" deriva il termine "rafania"
usato per indicare l'ergotismo.
9
- Misura di peso.
l0
- Che provoca diminuzione della frequenza cardiaca.
ll
- Azione simile a quella dell'oxitocina, ormone polipeplico
del lobo posteriore dell'ipofisi. Essa aumenta le
contrazioni uterine durante il parto e stimola l'emissione
del latte dalle ghiandole mammarie della puerpera.
l2
- "In verità è da poco pervenuto alle nostre orecchie
- con nostra grande sofferenza - che in alcune regioni della
Germania, nelle provincie, città, terre, paesi e vescovati
di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema, parecchie
persone d'ambo i sessi, dimentichi della propria salvezza e
allontanatisi dalla fede cattolica, non temono di darsi
carnalmente ai diavoli incubi e succubi; di far morire o
deperire la progenie di donne, animali, dei frutti della
terra, le uve delle vigne e i frutti degli alberi ... per
mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili
pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti..."
Innocenzo VIII - SUMMIS DESIDERANTES AFFECTIBUS l484 )
l3
- Paralisi di una metà del corpo, controlaterale rispetto
alla zona colpita da trombosi o embolia cerebrale o
emorragica,con lesione delle vie motorie.
l4
- Paralisi della metà inferiore del corpo, in particolare
degli arti; può essere solamente motoria, ma in genere si
accompagna a disturbi della sensibilità.
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