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Anno III

Numero II

Aprile - Giugno 1999

 

Claviceps purpurea: quando il pane intossica ma fa sognare

 

Prof. Paolo Aldo Rossi

 

 

Storia del pensiero scientifico Università degli Studi di Genova

 

la sua potenza è di circa un ventesimo dell'LSD e di cinque volte magiore della psilocibina

[Albert Hoffman]

Nel l978 consegnai alle stampe, per le Monnier, un lavoro intitolato l'eclisse della ragione all'alba della scienza moderna, dedicato alla caccia alle streghe e alla stregoneria europea nei secoli XV - XVII. Non era un articolo, dato che si svolgeva per l23 pagine, ma neppure un vero libro. Non dava colpe o torti al crimine dei roghi, ma cercava di capire attraverso quali percorsi si era arrivati a tanto.

In questa prospettiva di lavoro si istallano quelli che ho chiamato i "temi fondamentali" o le strutture formali su cui si istituiscono i rapporti fra gli attori della vicenda: il tema del rapporto con il potere religioso o del passaggio dal peccato di superstizione al crimine di eresia; il tema del rapporto con il potere politico o della ribellione delle forme culturali endogene verso quelle esogene; il tema del rapporto con l'istituzione giuridica o dei procedimenti penali; il tema del rapporto con il sociale o della disperazione: i tempi negati alla speranza in cui si gioca la partita del tutti contro tutti, allorchè Satana diviene l'ipostatizzazione del male quotidianamente presente; il tema del rapporto etnicoculturale, una tradizione che, pur compromessa dalle culture esogene, si ripresenta prepotentemente come riconoscimento della propria identità.

Ma accanto a questi percorsi, più propriamente attinenti alle modalità delle discipline storiografiche, si presentano altri cammini o avventure quali sono le avventure del corpo e della mente degli uomini che hanno vissuto in prima persona la vicenda: il primo di questi prende avvio dalle condizioni igienicosanitarie entro le quali si gioca un rapporto corpo-mente fatto di costanti e reciproche dipendenze fra la fisiopatologia e la psicopatologia con i processi ideativi (allucinazioni, fantasie, forme di pensiero...).

le ricorrenti epidemie di peste prima e di sifilide poi, la presenza di esiti psicopatologici ad eziologia fisiologica (legati a condizioni alimentari o a danni genetici), l'utilizzazione di farmaci piscoattivi sia a fini terapeutici che per pratiche "religiose", le crisi endemiche di ergotismo e patologie scrofolose, le patologie tireotossiche e i danni epatici, nonchè l'insorgenza di malattie mentali ad eziologia non fisiologica sono tutti eventi che, giocando un ruolo fondamentale nella vicenda "stregoneria", ci impongono di focalizzare la nostra attenzione sulla affabulazione psicopatologica e sulla connotazione archetipi dell'inconscio collettivo, qui considerato nei suoi collegamenti con l'immagine di particolari aree di rifugio, luoghi sia geografici che simbolici di insediamento della strega.

Uno di questi temi (o strade multiway), ovvero l'induzione farmacologica a rilevanza psichica, era quello che mi interessava più di tutti.

Ma 22 anni fa ero giovane ed inesperto e, di solito, stavo ad ascoltare i più vecchi. Havevo tracciato uno schema facile (o facilone): la segale viene coltivata a latitudini settentrionali e a medie altitudini, che corrispondono alla localizzazione geografica della caccia alle streghe.

A quel punto ho iniziato a mettere le bandierine e tutto corrispondeva: dove c'era stata una epidemia d'ergotismo, subito iniziava la caccia alle streghe le quali venivano trovate a dedicarsi al sabba e al volo magico.

Ma è la dietilamide dell'acido lisergico ad essere allucinogena, e questo è un prodotto di semisintesi; a quei tempi non esisteva il cromatografo a colonna! mi dicevano i vecchi-saggi.

Allora ho messo a perdere alcuni dei miei amici psicofarmacologi, neurologi e criminologi (non solo italiani!) chiedendo se alla formula dell'lSD si poteva arrivare modificando l'acido lisergico e gli alcaloidi idrosolubili della segale cornuta.

In quello stesso anno (l978) Albert Hoffmann, lo scopritore dell'lSD, rispondeva a Gordon Wasson che gli poneva la mia stessa domanda (ovviamente io non conoscevo l'editore newyokese che pubblicò l'epistolario); "Ampiamente dimostrata è la proprietà psicoattiva di queste semplici amidi dell'acido lisergico, molto simile all'lSD.

Il problema, a questo punto, era quello di verificare se l'ergonovina, essendo un alcaloide costitutivo non solo dell'ergot, ma dello stesso ololiuqui (*), manifestasse un'azione allucinogena.

Alla luce della sua struttura chimica, il fenomeno non sembrava improbabile: difatti essa non differisce molto dall'lSD. Potremmo comunque chiederci perché, se è allucinogeno, questa notizia sorprendente non sia mai stata annunciata, considerato soprattutto il suo vasto uso terapeutico nel corso degli ultimi decenni.

Senza dubbio la risposta risiede nel dosaggio molto basso di questa sostanza - compreso tra 0,l e 0,25 mg - impiegato per arrestare l'emorragia uterina. Sapendo che la dose efficace di amide dell'acido lisergico oscilla tra l e 2 mg per via orale, decisi pertanto di sperimentare personalmente una quantità simile di ergonovina ...

Tra i tipi di ergot prodotti dalle varie specie del genere Claviceps che si trovano su cereali e erbe selvatiche, ne esistono alcuni contenenti alcaloidi allucinogeni, gli stessi presenti nei convolvoli psicoattivi messicani. Questi alcaloidi - soprattutto amide dell'acido lisergico, idrossietilamide dell'acido lisergico ed ergonovina - sono idrosolubili, al contratto di quelli non allucinogeni del tipo ergotamina ed ergotossina impiegati in medicina.

Grazie alle tecniche e alle strumentazioni di cui disponeva l'antichità era quindi facile preparare un estratto allucinogeno a partire da determinati tipi di ergot". (A. Hoffinan, Un problema stimolante e la mia risposta, Harcourt Brace Jovanovich) A questo punto si può finalmente rimettere un punto fisso sulla storia della stregoneria europea.


Etimologia: il termine "Claviceps" sembra derivare da clavus = chiodo e da cespes (o caespes) = zolla, cioè sclerozio a forma di chiodo in funzione di zolla germinante i corpi fruttiferi; "purpurea", per indicare il colore rosso porporino delle capocchie, dette sferidii, contenenti i pereteci (l) ascofori.

lo sclerozio è denominato "Sclerotium clavus" D.C.- "Secale cornutum", Auct. dal greco σληρω=duro, secco e dal latino clavus = chiodo.

Secale, in quanto lo sclerozio, ingrandito, risulta simile alla cariosside (2) della Segale. la parola "secale" deriva da seco = taglio, dal celtico segal, da cui sega = falce e dal latino seges = messi, biade; quindi piante che si tagliano con la falce.

Cornutum, per la forma a' cornetto dello sclerozio. lo stato miceliale (3) è indicato col termine "Sfacelia segetum" Tul., dal greco σφαkελιω= cancrena, per la massa vischiosa, mucillaginosa (4) che invade l'ovario ospite. Segetum, dal latino seges, segetis = messe, seminato/genitivo plurale = delle messi.

Si credeva che fosse una degenerazione del grano della segale dovuta alla umidità oppure alla puntura di un dittero, ma nel XIX sec. i naturalisti ne ammisero la natura fungica. Tulasne ne scopri il ciclo.

Nomi volgari: la denominazione "Clavice", indica anche specie affini quali il loglio o zizzania, la festuca, il paspalum distichum, l'ampelodesos tenax, il brachypodium sylvaticum ecc.

In Italia viene anche chiamata: grano speronato, sperone del frumento, segale puntuta, mal d'la seel (Emilia), madre segal (Sondrio), mascarella (Trapani), fong de la segala (Trento). In Europa viene indicata con: Mutterkom, Kornmutter, Zapfencorn, Roggenmutter, Rockenmutter, Hungkom, Afterkom, Todtenkom, Tollkorn o grano pazzo (Germania), ergot of rye, rye smut, mother of rye, cock spur rye (Gran Bretagna), seigle ivre o segale ubriaca, seigle ergoté, blè comu, ergot de seigle (Francia), cornezuelo de centeno, nieblons, comadillo, comichos, cornicuelo (Spagna), esporao de centeio, cravagem de centeio, centeio espigado (Portogallo); anyaross (Ungheria).

Habitat: cresce in tutta l'Europa, in particolare in Svizzera, Germania, Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Paesi scandinavi, Paesi Baltici, Russia... Inoltre nell'Africa del nord, isola di Tenerifa (Canarie), America del sud, Asia (India). In Italia, la Segale la si trova un p_ dovunque: in Trentino, a Sondrio, in Emilia... Prolifera soprattutto nelle alte vallate alpine, nelle basse colline e si sviluppa in particolare durante le annate calde e piovose.

Parti usate: gli sclerozi (inodori, se freschi) seccati.

Fitografia: fungo parassita che cresce nella spiga della Segale e trasforma, con i suoi filamenti, il chicco del cereale in un cornetto arquato, lo sclerozio, di colore nero-violaceo. Ha consistenza cornea, odore nauseabondo e sapore un po' amaro. In autunno gli sclerozi si distaccano dalle spighe e cadono sul terreno dove rimangono per tutto l'inverno. Poi, a primavera, sporificano, invadendo le piante di segale durante la fioritura. la spora cade nell'ovario di un fiore, germina e origina un micelio filamentoso che, a poco a poco, ricopre la superficie dell'ovario e si introduce nelle pareti, distruggendone le cellule e assumendo la forma dell'organo distrutto. Durante questa fase il parassita ha un colore bianco sporco e secerne un umore zuccherino speciale, detto "melata" o "miele di segale" che, trasportato dagli insetti sugli altri ovari alle graminacee ancora intatte, le infetta.

Tempo balsamico: prima della mietitura dei cereali.

Contravveleni: emetici, purganti, belladonna, tannino, joduro di potassio, caffè, cloralio ed iniezioni di etere.


PRINCIPAlI COMPONENTI

le prime sostanze di natura alcaloidica, estratte dalla Segale cornuta, sono state l'ergotina e l'ecbolina ottenute da Wenzell nel l864 e la cornutina da Kobert nel l884. Si trattava però di prodotti amorfi, mal definiti. l'isolamento del primo alcaloide cristallino, cui fu dato dallo scopritore stesso il nome di ergotina, avvenne per opera di Tanret. Una frazione amorfa, molto attiva, fu in seguito studiata e denominata ergotossina da Barger e Carr ed idroergotinina da Kraft. Verso il l920 Stoll estrasse dalla Segale cornuta ergotamina ed ergotaminina. l'ergotossina fu poi cristallizzata da Smith e Timmis che, nel l93l, isolarono anche un altro alcaloide, la ψ ergotinina.

Nuovamente Stoll, nel l935, dimostrò che la sensibamina, segnalata quale nuovo alcaloide da Wolf, era una miscela equimolare di ergotamina e di ergotaminina. l'ergoclavina, un altro alcaloide indicato da Kosaner, fu successivamente identificata come un complesso cristallino costituito da ergosina ed ergosinina.

Si era frattanto notato che gli alcaloidi, isolati sino a quel momento, erano insolubili in acqua ed avevano proprietà farmacologiche diverse da quelle degli estratti acquosi, pure molto attivi. Queste considerazioni condussero contemporaneamente, intorno al l935, all'isolamento di un alcaloide idrosolubile, chiamato con nomi diversi, fra cui quello di ergobasina da Stoll.

In America per questa sostanza fu poi adottato il nome di ergonovina (accettato dalla Commissione Internazionale di Farmacopeia) mentre in Europa è stato fissato il nome di ergometrina (o ergobasina, ergotocina, ergostetrina). All'ergomettina corrisponde l'isomero ergometrinina trovato da Smith e Timmis.

Successivamente Stoll e i suoi collaboratori dimostrarono essere l'ergotossina di Barger e Carr una miscela di alcaloidi e non una sostanza unica. Da questa essi, nel l937, isolarono ergocristina e nel l943, ergocriplina ed ergocornina. Anche la ergotinina di Smilh e Timmis e l'ergotinina di Tanret risultarono essere basi impure.

Stoll stabili infine che negli sclerozi della "Claviceps purpurea" Tulasne si trovano sei paia di alcaloidi, ripartiti nei tre gruppi sotto elencati:


l) Gruppo dell'ergotamina
Ergotamina
Ergotaminina
Ergosina
Ergosinina

2) Gruppo dell'ergotossina
Ergocristina
Ergocristinina
Ergocriplina
Ergocriplinina
Ergocornina
Ergocorninina

3) Gruppo dell'ergometrina
Ergometrina
Ergometrinina

Altri alcaloidi sono stati estratti più recentemente, ma la loro struttura non è stata ben definita.


CONTENUTO PERCENTUALE DI ALCALOIDI

I contenuto di alcaloidi della droga, secondo le analisi di Kussner e Wolff, varia dallo 0,025 allo 0,l08%. Békésy ha trovato da 0,025 a 0,4%, Stivic 0,027-0,l38% di alcaloidi totali. Secondo il British Pharmaceutical Codex, la droga spagnola e la droga portoghese contengono per lo più lo 0,2-0, 25 % di alcaloidi totali; fra le varietà coltivate in Europa Occidentale, quelle dell'Ungheria possono contenere sino al 5% di alcaloidi.

Per le droghe della Germania sono segnalati valori percentuali piuttosto bassi; infatti dall'analisi di l53 campioni di droga, nata spontaneamente in zone diverse, il contenuto di alcaloidi è stato giudicato in genere inferiore allo 0,05. Per la droga spontanea jugoslava Kovavic e i suoi collaboratori hanno trovato un elevato contenuto di alcaloidi; infatti solo 2 su 48 campioni esaminati avevano un titolo (5) inferiore allo 0,l00%. Esaminando 49 campioni di droga slovena Perpar, Kolsek, Kornhauser hanno notato un titolo di alcaloidi totali, variabile tra lo 0,044 e lo 0,l52%.

E' facile constatare dagli studi sopra citati come il contenuto di alcaloidi della Segale cornuta vari molto a seconda della provenienza della droga. Si è inoltre potuto osservare che gli sclerozi della Segale Cornuta, cresciuti spontaneamente in zone diverse del mondo, appartengono a diverse razze chimiche. Non solo i caratteri genetici rappresentano un fattore importante nella formazione e nella composizione degli alcaloidi. Sul titolo degli alcaloidi esercitano notevole influenza l'altitudine, l'esposizione al sole, le caratteristiche pedologiche del terreno, la pianta ospite e lo stato di maturazione della pianta stessa.

l'analisi del fungo nei vari stadi della sua crescita ha messo in evidenza che il contenuto alcaloidico è massimo quando gli sclerozi giungono a piena maturazione. Il titolo sembra subire oscillazioni anche nel corso della giornata: raggiunge due massimi alle cinque antimeridiane e pomeridiane e due minimi all'una antimeridiana e pomeridiana.Per quanto riguarda gli sclerozi hanno titolo più elevato quelli grossi, più pesanti, cresciuti alla base della pianta e particolarmente ricco è lo strato colorato esterno.

Con lo scopo di migliorare il rendimento dei raccolti e di abbassare il prezzo elevato della droga, sin dal l920 sono stati intrapresi studi circa la possibilità di coltivare la Segale cornuta, specialmente nell'Europa centrale, in Ungheria, in Svizzera e in Austria. Si è così scoperto che una droga con elevato titolo si può ottenere, secondo Peters, Wirth e Sclemmer, quando la pianta ospite cresce in una zona temperata meridionale e su terreno cretaceo.

Inoltre gli sclerozi ottenuti da una seconda infezione hanno titolo più alto rispetto a quelli derivanti dalla prima. la Segale comuta si altera facilmente col trascorrere del tempo e soprattutto in presenza di umidità, perdendo parte della propria forza. Il contenuto del fitocomplesso attivo, poi, e quindi l'attività della droga e dei suoi preparati galenici, subisce notevoli variazioni in rapporto al luogo di provenienza della droga stessa, come già accennato, e a seconda dei metodi usati per ottenere le sue preparazioni più comunemente usate in terapia.

Al fine di ottenere preparati ad attività costante è stata studiata l'influenza della temperatura sullo stato di conservazione della droga fresca, intera o polverizzata e si è appurato che la droga si mantiene meglio a bassa temperatura. Stoll, Schlieniz e Hellberg hanno anche dimostrato che gli alcaloidi della Segale sono molto sensibili alla luce. In pratica, quindi, l'essicazione a temperatura ordinaria dà risultati soddisfacenti, ma, secondo Eaczmareck e Spsichert, la temperatura ottimale è quella di 600 centigradi per la durata di tre ore e mezza.

Gli sclerozi della Segale cornuta, oltre agli alcaloidi, contengono anche:

- aminoacidi liberi: in quantità relativamente stabile;

- ammine: su 7 campioni di Segale cornuta analizzati da Steiner e Stein v. Kamienski, non è stata trovata alcuna relazione tra il contenuto delle ammine volatili e quello degli alcaloidi.

· betaine e altre sostanze azotate: uracile, guanosina, betaina ed ergotioneina, estratta per la prima volta da Tanret nella quantità dello 0,l %.

· sostanze coloranti: ergoflavina, acido secalonico, endocrocina, clavorubina.

· glucidi: trealosio, zucchero estratto da Wiggers e, secondo vecchie analisi, anche mannano.

· altri componenti: vitamina D, acido lattico, olio grasso, acqua, fosforo, ferro, manganese, zinco, enzimi.


CENNI STORICI


Sembra che gli antichi popoli occidentali e orientali ignorassero completamente la Segale cornuta, ad eccezione forse dei Cinesi, a cui pare fosse nota in epoche lontane ed imprecisabili. Gli accenni agli avvelenamenti prodotti da questo fungo infestante delle graminacce (6) che, secondo alcuni, si troverebbero in qualche passo della Bibbia risultano vaghi e tali da dare adito a molti dubbi.

Altrettanto incerto appare il riferimento a una tavoletta assira, risalente al 600 a.C., in cui si afferma che quei popoli avevano individuato "una pericolosissima pustola dell'orecchio del grano".

Pure scarsamente degno di credito è ciò che si trova nei libri sacri Persiani (400-300 a.C.), dove si legge che "fra le cose malvagie create dai demoni del male vanno annoverate erbe nocive che provocano la caduta dell'utero delle donne gravide e le uccidono nel letto del parto", in quanto effetti simili possono essere provocati anche da altre erbe nocive con le quali lo sclerozio della Segale non poteva essere confuso.

Greci e Romani avevano escluso la segale dalla loro alimentazione come un "graveolente prodotto". Sindromi di ergotismo (da ergot = sprone del gallo, in francese) sembrano già essere descritte nelle Georgiche di Virgilio, nel De rerum naturae di lucrezio Caro, nei libri di Paolo di Egina.

Probabile che un accenno alla Segale cornuta sia stato fatto da Galeno (l29 - 20l d.C.) nel suo Alimentorum facultatis (libro I, cap. 37), là dove allude a un "grano nero" che si formerebbe per una "mutazione" del grano stesso. Egli però considera questo "grano nero" solo da un punto di vista economico, giudicandolo meno dannoso del lollio e della zizzania.

Manifestazioni tossiche, con la comparsa di mal di testa e ulcere, che potrebbero ricordare le lesioni prodotte da intossicazione cronica da Segale cornuta, vengono però attribuite dallo stesso Galeno a un non precisato agente infestante del grano.

Risalgono all'857 e si trovano negli annali dell'Abbazia di Xanten le prime notizie sicure di intossicazioni collettive che, in base alle cognizioni acquisite successivamente dalla tossicologia sugli effetti della Segale cornuta, possono essere con certezza attribuite a farine di cereali inquinate da questo fungo.

Fra le numerose intossicazioni a tipo epidemico di cui si ha notizia, tristemente famose, per la loro gravità ed estensione, sono alcune di quelle che si verificarono nel X e XI secolo in Germania, in Inghilterra e in Francia. Durante una di queste epidemie si racconta che Ugo Capeto raccogliesse gli infermi nella chiesa di Notre Dame a Parigi e li nutrisse a proprie spese e che un certo Gastone gentiluomo del Delfinato, dopo la insperata guarigione del figlio dal "fuoco di S. Antonio" (7), fondasse l'ordine degli Antonisti, incaricati di assistere e curare questo tipo di ammalati.

Nel l095 Urbano II confermerà poi l'Ordine dei Frati di S. Antonio, i quali avranno proprio il preciso compito di soccorrere i colpiti da ergotismo. Particolarmente catastrofica fu l'intossicazione che colpì le regioni francesi di Aquitania e limousino, nel 994, provocando la morte di 40.000 persone.

Queste epidemie non erano attribuite allo sclerozio della Segale cornuta, ma sembra che, sin dal l096, Siegebert Gremblour ne intuisse la correlazione con una qualche alterazione delle farine; alterazione che solo molto più tardi venne attribuita alla presenza di questo fungo infestante.

Anche il medico Roberto Dumont, nel ll25, avanzò dei sospetti sull'azione patogena della Segale cornuta. la Claviceps era generalmente considerata una malattia del grano.

Il primo a nominarla sotto il nome di Clavus siliginis fu il Ixonicero (l565) che, nel suo Kriiterbuch, accenna alle proprietà tossiche di questo fungo, indicando anche l'uso che ne facevano le donne "per produrre dolori all'utero, assumendolo alla dose di tre sclerozi, ripetuta varie volte".

Il Thalius la chiama la Secalis mater e il Bauhin la Secalis luxurians. Il Rotham, in Amoenitates Academicae (t. VI, p. 249), parla di un piccolo rafano (8) silvestre il cui odore e sapore è comune a tutte le piante crocifere.

Perforo linneo, ancora nel XVIII secolo, attribuiva la contaminazione del grano a un rafano bastardo, un rafanistro.

Nel l808 John Stearn pubblica quella che è la prima memoria scientifica sulla "pulvis parturiensis". la malattia, però, esisteva molto prima che se ne fosse identificato il colpevole. Intossicazioni più o meno estese si verificarono, però, anche dopo che ne venne individuata la causa: nel XVII, XVIII e XIX secolo in alcuni paesi dell'Europa centrale e settentrionale, in dettaglio Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Svezia.

Sul finire del l600, ad esempio, si scatenò in Voigtlandia un'epidemia gravissima che fu descritta da Hoffmann nel suo De rebus venenatis. Egli attribuiva l'intossicazione a un "solfo peregrino" contenuto nello sclerozio e a un "recondito sale volatile caustico". Hoffmann fece anche molti esperimenti su galline e altri animali per dimostrare l'azione nociva della Segale.

Continuarono a verificarsi poi altre epidemie: nel l709 l'ergotismo si manifestò nella Sologna (gangrène de Solognais), nel l7l6-l7 in Sassonia e in Svezia, nel l736 in Boemia, nel l749 a Lilla e nelle Fiandre, nel l764 ad Arras ed a Donai e pare negli stessi ospedali di Parigi, stando alle descrizioni di Noel e di Fagon. Srinc, medico della Slesia, descrisse 500 casi di ergotismo da lui direttamente osservati: questi casi terminavano quasi sempre con stato comatoso, perdita della memoria, mania e cecità.

I dolori colpivano il malato ad accessi, cosicché i malati stessi potevano negli intervalli accudire alle loro faccende. Ma dopo l'accesso si manifestava una fame furiosa e poi, all'autopsia, i vasi sanguigni si presentavano "ripieni di bile". I gravi sintomi di queste intossicazioni vennero descritti da Carlo Nicolò Lange nel l7l7, nel l770 da Tissot, nel l776 da Tessier, nel l777 da Read e da altri, cosicché le autorità proibirono l'uso medicinale della Segale cornuta che, in quel periodo, veniva venduta dai ciarlatani come polvere adatta a facilitare il parto, con il nome di "pulvis parturiensis".

Verso la fine del XVIII secolo vari esperimenti furono condotti anche per conto dell'Accademia delle Scienze di Parigi; in particolare venne avvelenato un maiale con lo scopo di studiare i sintomi dell'intossicazione. l'animale perse l'uso delle zampe, le estremità caddero in cangrena e si manifestò la necrosi parziale del grugno e delle orecchie.

Model fece varie esperienze sui colombi somministrando dosi crescenti di Segala cornuta e la giudicò innocua. Schleger, nel l772, studiò mosche, cani, galline, maiali, pecore, scorpioni; applicò poi la polvere di Segale al dito ferito di un uomo e la trovò, anche in questo caso, non nociva. Solo se mista al tabacco provocava irritazioni al naso.

Parmentier, nel suo scritto Observations et additions aux recreations chimiques de Mr. Mdndel, confermava le osservazioni di questo autore. Infatti, dopo aver fatto ingerire la polvere degli sclerozi a colombi, galline e cani, non aveva constatato nulla di grave. Sperimentò anche su se stesso, prendendo ogni giorno a digiuno per intere settimane l/2 dramma (9) di polvere e mangiando carne di colombi e galli nutriti con la Segale, ma non manifestò inconvenienti di sorta.

Nel l777 anche Wahlin era giunto a simili risultati e Murray, nello stesso anno, spiegava come questi risultati discordi dipendessero dalle differenti quantità di segale cornuta usata e le ricerche moderne confermano questa tesi. Comunque, nonostante la sua tossicità, la droga continua ad essere raccomandata da molti medici, tra cui Stearns di Washington.

Per facilitare il parto, poi, veniva venduta col nome di "polvere ostetrica di Desgranges" o "polvere ergotinica" di Prescot. Epidemie continuarono a manifestarsi qua e là: sulla fine del l800, ad esempio, una colpì la Germania provocando 500 intossicati. Fra le più recenti sono da annoverare quelle che si ebbero a lamentare nel l927-28 in Russia, nelle regioni degli Urali di Vostiak e di Perm, durante le quali si contarono 93 morti e oltre ll.000 intossicati.


PROPRIETA' FARMACOLOGICHE E IMPIEGO TERAPEUTICO


Per quanto l'impiego della Segale cornuta nella medicina popolare fosse noto da tempo, l'ingresso della droga nella medicina ufficiale è relativamente recente e risale al l808, anno in cui il ginecologo americano John Stearn pubblicò uno scritto sulle sue proprietà emostatiche ed uterotoniche.

l'azione caratteristica della Segale cornuta e dei suoi preparati totali si manifesta con un'energica contrazione dell'utero, azione che rappresenta la risultante delle azioni proprie ai singoli alcaloidi che compongono il fitocomplesso attivo contenuto nella droga.

Essa viene impiegata come uterotorico ed emostatico soprattuto durante le metro- emenorragie. E' utilizzata come rimedio preventivo e curativo nelle emorragie post-partum e nel periodo iniziale del puerperio per favorire la retroazione dell'utero e in altri stati patologici, metriti, ipertrofie croniche dell'utero, dovuti alla sua incompleta involuzione.

la Segale può essere anche impiegata per favorire il secondamento durante il parto, ma solo se il distacco della placenta è già avvenuto ed essa ha raggiunto il collo dell'utero. Al contrario la Segale cornuta, poiché provoca contrazioni persistenti sull'utero non alternate da periodi di rilassamento e che non avvengono in senso espulsivo, non è utilizzabile per favorire l'espulsione del feto. Infatti potrebbe costituire un serio pericolo sia per la gestante, nella quale potrebbe provocare la lacerazione dell'utero, sia per il feto, di cui potrebbe provocare la morte per asfissia.

L'azione della Claviceps purpurea è dovuta agli alcaloidi contenuti nel suo sclerozio; prima dell'isolamento degli alcaloidi la Segale cornuta veniva usata sotto forma di polvere sgrassata, di estratto fluido e di preparazioni note sotto il nome di "ergotina", alcune delle quali anche iniettabili.

Ma già nel l824 un altro americano, David Hosack, sottolineando il pericolo del suo impiego per sollecitare il parto, raccomandava un uso limitato al solo controllo dell'emorragia postparto. Da allora l'ergot è stato utilizzato in ostetricia soprattutto per questo scopo.

II più recente e importante capitolo nella storia dell'ergot mette in evidenza la sua ricchezza di alcaloidi farmacologicamente validi. Ne sono stati isolati, finora, più di trenta e probabilmente molti altri verranno scoperti. Inoltre, sono state preparate e analizzate farmacologicamente centinaia di loro modificazioni chimiche.

Oggi tutti questi alcaloidi possono anche essere preparati mediante sintesi totale. Gli alcaloidi di maggior interesse dal punto di vista medicinale derivano dall'ergot della segale. Uno dei primi ad aver avuto ampio utilizzo terapeutico fu l'ergotamina, isolata da A. Stoll nel l9l8. Essa è il componente fondamentale di preparati farmaceutici quali il "CafergoC e il "Bellergal", indicati per il trattamento delle emicranie e dei disturbi nervosi.

Validi preparati a base di ergot più recenti sono la "Hydergina" prodotta da A. Stoll e A. Hofmann nei laboratori della Sandoz a Basilea, contenente ergotossine idrogenate e impiegata nel trattamento delle disfunzioni geriatriche, e il "Didergot" con diidroergotamina come componente attivo, per la terapia dei disturbi circolatori.

La prima di queste preparazioni fu l'ergotina di Wiggers, poi quella di Bonjeax, di Bombelon, di Wernich e varie altre. Il contenuto alcaloideo di questi composti è praticamente nullo, tuttavia la loro attività uterotonica è tale da soddisfare le esigenze terapeutiche. Evidentemente tale attività è da attribuire in gran parte alle varie ammine biogene contenute nella droga che, più facilmente degli alcaloidi, potevano essere estratte dalla droga stessa.

Nel l875-l874 Tanret isolò dalla Segale cornuta il primo alcaloide cristallizzato, l'ergotinina. Il primo alcaloide veramente puro e cristallizzato fu l'ergotamina e venne isolato da Stoll nel l9l8. Ma
le prime ricerche complete e approfondite sulla farmacologia dell'ergotamina si devono a Rothlin, ricerche che portarono a una più esatta conoscenza delle caratteristiche farmacologiche di questo alcaloide e che permisero di definirne le indicazioni terapeutiche.

Gli alcaloidi della Segale cornuta, ad eccezione dell'ergobasina, specificatamente uterotonica, sono dotati di una complessa azione centrale e periferica la quale, pertanto, si riflette sulla funzionalità di diversi organi.

L'azione uterotonica di tutti gli alcaloidi naturali della Segale cornuta è dovuta a una stimolazione diretta della fibra muscolare liscia alla quale l'organo reagisce con una contrazione normale seguita da un rilasciamento, per le piccole dosi. Dosi più elevate detenninano contrazioni energiche di tipo tetanico (sono state descritte forme di tetania epidemica riconducibili probabilmente all'ergotismo). A seconda della sua maturità e delle condizioni fisiologiche in cui si trova, l'utero è più o meno sensibile all'azione degli alcaloidi della Claviceps. L'utero gravido, immediatamente prima e dopo il parto, presenta una sensibilità notevolmente più elevata.

Azione cardiovascolare. Gli alcaloidi naturali della Segale cornuta manifestano un'azione vasodilatatrice centrale per abbassamento del tono vasale e un'azione vasocostrittrice periferica che in genere maschera la prima. Esplicano inoltre un'azione bradicardizzante (l0) di origine centrale che si manifesta anche con un effetto inibitore sulle zone vasosensibili senocarotidee. Essi determinano inoltre un leggero effetto sedativo.

 

Azione adrenosimpaticolitica. Anche questa azione, come quella bradicardizzante, è tipica dell'ergotamina e degli alcaloidi ergotossinici. L'azione adrenosimpaticolitica dell'ergotamina, oltre che sull'attività stimolante e inibitrice dell'adrenalina, si manifesta anche sugli effetti che essa esplica sulla glicemia e sul metabolismo basale.

 

Modificazioni della secrezione lattea. Grosvenor prima, Chanduury e Dikshit successivamente hanno condotto esperimenti per studiare gli effetti, provocati dagli alcaloidi della Segale cornuta, su ratte allattanti. Oltre a una significativa perdita di peso delle madri durante il trattamento, correlata probabilmente a una diminuita assunzione di cibo, è stato osservato un aumento della secrezione lattea nelle ratte che allattavano, previa la somministrazione di dosi deboli (50 - l0 g ) di ergobasina o ergotamina.

Come notarono Stoll e Hofmann fin dal l943, basta saturare il doppio legame nell'anello D (in posizione 9-l0), per riduzione catalitica con idrogeno, degli alcaloidi naturali della Segale cornuta perché essi perdano le loro proprietà uterotoniche. Inoltre per l'ergotamina e gli alcaloidi ergotossinici si osserva un considerevole aumento delle loro proprietà adrenosimpaticolitica e vasocostrittrice e una diminuzione di tossicità nei confronti dell'alcaloide naturale corrispondente.

Si può affermare, in generale, che quanto più è marcato l'abbassamento della tossicità degli alcaloidi diidrogenati tanto è più elevata la tossicità dell'alcaloide naturale da cui derivano.

Secondo Bicher e Cerletti ciascuno dei derivati degli alcaloidi ergotossinici ha un diverso grado di attività che dipende essenzialmente dalla sensibilità individuale, ma il preparato attualmente in commercio, che associa in parti uguali questi tre derivati (diidroergocomina, diidroergocristina, diidroergocriptina) evita questo inconveniente e permette di ottenere un effetto terapeutico relativamente indipendente dalle reazioni individuali.

Secondo Rothlin e Cerletti gli alcaloidi diidrogenati attenuano alcune alterazioni funzionali di tipo anossemico dell'elettrocardiogramma. La loro attività sedativa centrale è più marcata rispetto a quella dei corrispondenti alcaloidi naturali e si manifesta con un rinforzo dell'azione degli ipnotici della serie barbiturica; contrariamente agli alcaloidi naturali i quali, somministrati in forti dosi, determinano un aumento della temperatura corporea, i derivati idrogenati provocano una leggera ipotermia.

l diidrogenati degli alcaloidi ergotossinici sono i più attivi fra i derivati della Segale cornuta usati in terapia, mentre i corrispondenti alcaloidi naturali non sono utilizzabili in considerazione del loro sfavorevole coefficiente terapeutico.

Dall'idrolisi degli alcaloidi si ottiene l'acido lisergico; tra i suoi derivati di semi-sintesi, ottenuti nei laboratori scientifici di Basilea della Ditta Sandoz, va ricordata la sua dietilamide distinta con la sigla LSD 25 o semplicemente LSD. Questa sostanza ha assunto particolare importanza sia in campo psicofarmacologico che farmacopsichiatrico.

Essa fu studiata sin dal l938, epoca in cui le venne riconosciuta da Rothlin una marcata azione oxitocica (ll) sull'utero di coniglio. L'A. osservò inoltre che un'iniezione endovena di 0,l - 0,2 mg/kg produceva, nei conigli in anestesia, un'insolita eccitazione accompagnata da crampi muscolari.

Solo molto più tardi nel l943, A.Hofmann, avendo ingerito incidentalmente una piccola quantita di LSD, notò la comparsa di fenomeni psicogeni che si ripeterono costantemente dopo l'assunzione orale di una dose di 250 y Rothlin ripeté su se stesso e i suoi collaboratori queste prove e trovò che nei soggetti normali la dose attiva della LSD varia da 0,5 a ly/kg.

La constatazione di questa elevata ed inattesa attività del LSD dette il via alle ricerche fondamentali di Stoll, pubblicate nel l947, svolte nei laboratori della "Sandoz" e nella clinica psichiatrica dell'Università di Zurigo.


TOSSICOLOGIA

Gli alcaloidi naturali della Segale comuta, ad eccezione dell'ergobasina, possono provocare, per somministrazione prolungata, vasocostrizione arteriolare e persino manifestazioni cangrenose delle estremità. L'avvelenamento acuto è piuttosto raro. Esso può tuttavia verificarsi per ingestione di forti dosi di Segale cornuta o dei suoi preparati galenici a scopo abortivo. L'avvelenamento cronico (ergotismo), dovuto a farine provenienti da cereali infestati dallo sclerozio di Claviceps purpurea, è oggi rarissimo, quasi eccezionale.

L'ergotismo comporta tre fasi: un periodo iniziale dove le dita si contraggono e formicolano e si è anoressici; dopo dieci giorni si manifestano le crisi esplosive (4/5 settimane) che possono condurre alla morte (rigidità alle articolazioni; vivissimo dolore; sensazione di bruciore e, al contrario, un freddo intenso; edema alle estremità che si coprono di eruzioni pustolose); l'ultimo periodo presenta un deperimento generale (cachessia) che rende spossa to e stremato il sistema nervoso. L'affaticamento e la prostrazione mentale e cerebrale si accompagnano alle modificazioni somatiche. Si hanno allucinazioni visive e uditive.

Abbiamo già accennato alle intossicazioni collettive da Claviceps che si verificarono nell'Europa del Nord, e principalmente in Francia, durante il Medioevo (Sologne, Blasois, Dauphinè,...) e in Germania durante i secoli XVI e XVII (Amburgo, Lunebourg, Slesia ...); e anche in Svizzera, Danimarca, Prussia, Svezia e Italia.

Quelle intossicazioni si presentavano sotto due forme, una cronica e una convulsiva. All'inizio le due forme presentano una sintomatologia comune: depressione, stanchezza, dolori lombari e alle estremità, specialmente al polpaccio, nausea, a volte vomito, spesso indebolimento delle facoltà mentali, formicolio della pelle.

Dopo un periodo di incubazione, variabile da alcuni giorni a due o tre settimane, l' ergotismo cangrenoso si manifesta con infianunazione delle estremità, più frequentemente le inferiori, dolori lancinanti e senso di bruciore intenso, "come se un ferro rovente attraversasse le membra colpite", da cui i vari nomi con i quali, durante il Medio Evo, era nota questa forma di ergotismo: mal des ardents, ignis sacer, fuoco sacro, fuoco di S. Antonio o di San Marziale.

Dopo i primi sintomi seguono i tipici fenomeni cangrenosi: la cute delle parti colpite prima si arrossa, poi assume un colore azzurronerastro, quindi l'epidermide si stacca dalle zone cangrenose. Nei casi più gravi si può giungere alla cangrena secca delle dita del piede e al distacco degli arti senza fuoriuscita di sangue.

Il processo cangrenoso si svolge inizialmente con dolori acutissimi, cui segue una fase di anestesia completa. Le parti più frequentemente colpite sono gli arti inferiori, meno frequente la perdita della mano, del naso o delle orecchie.

Il malato, dopo aver subito queste amputazioni, può migliorare e anche guarire senza altre conseguenze. Le prime descrizioni dell'ergotismo cangrenoso risalgono al X secolo, quelle della forma convulsiva si ebbero, invece, solo nel XVI secolo.

L'ergotismo convulsivo, che si sviluppava con maggior frequenza nei paesi ad Ovest del Reno (l2), si manifesta con sintomi di formicolio alle estremità, forti dolori, nausea, vomito, cecità, sordità, vertigini, mal di testa, convulsioni di tipo epilettico, delirio, indebolimento delle facoltà mentali, afasia, disturbi oculari. La morte può sopraggiungere entro tre giorni, oppure può seguire la guarigione, dopo una convalescenza prolungata e con postumi di emiplegia (l3), paraplegia (l4), o epilessia.

La presenza di turbe psichiche o sensoriali, che compaiono nel quadro della forma convulsiva dell'ergotismo, denoterebbe che responsabile di questa intossicazione non siano soltanto gli alcaloidi specifici contenuti nella droga, ma anche altre sostanze quali le ammine biogene e un concomitante stato carenziale di vitamina A.

Durante le già citate epidemie di ergotismo si manifestarono con grande frequenza aborti e parti prematuri e, già dal XVI secolo, si tentò di utilizzare la Segale cornuta come rimedio espulsivo per facilitare il parto. Ma l'impiego della droga, a causa di una insufficiente conoscenza delle sue caratteristiche di tossicità e del suo meccanismo di azione, produsse gravi inconvenienti, cosicchè il suo uso venne combattuto e poi abbandonato, sino alla fine del XVIII secolo.

Soltanto all'inizio del secolo scorso questa droga fu restituita alla terapia. L'uso della Segale cornuta e dei suoi alcaloidi naturali è controindicato nel caso di infezioni, in quanto l'esistenza di fatti settici può facilitare la comparsa di fenomeni cangrenosi. Altre controindicazioni sono rappresentate da gravidanza, disturbi vascolari, lesioni epatiche e renali, prurito, specialmente se di origine epatica.

Non sono sufficientemente note le trasformazioni che subiscono gli alcaloidi della Segale cornuta nell'organismo. Indubbiamente gli alcaloidi vengono, in gran parte distrutti dal fegato, ma la velocità di tale distinzione risulta ridotta quando nel fegato siano presenti lesioni degenerative, dovute a intossicazioni da fosforo o da cloroformio.

Kobert, Dille e Rothlin ritengono che il nucleo dell'acido lisergico venga rapidamente degradato dal corpo umano; infatti 5 minuti dopo l'iniezione endovena di una determinata dose di ergotamina, il fegato rivela la presenza di appena lo 0,5% della dose iniettata.


TITOLAZIONE DEI PREPARATI

L'impiego in terapia della Segale cornuta e dei suoi preparati galenici è attualmente molto diminuito, in quanto va diffondendosi sempre più la tendenza a sostituirli con alcaloidi puri; nonostante questo, il problema della titolazione presenta un interesse non trascurabile.

Per ottenere preparati ad attività costante si è cercato di normalizzare i vari metodi di preparazione, completandoli con la titolazione chimica e biologica dei principi attivi. Per quanto riguarda la titolazione chimica, occorre dire che l'attendibilità dei vari metodi proposti è molto relativa.

Essi non permettono infatti di valutare le variazioni del rapporto esistente fra i vari alcaloidi, il che può influire quantitativamente sulla reazione biologica, nel senso che due preparati con lo stesso valore di contenuto alcaloideo totale possono esplicare un'attività biologica diversa.

Con i metodi biologici si ottengono risultati migliori, anche se anch'essi non sono esenti da critiche e se i loro risultati non sono sempre proporzionali all'attività terapeutica. Essi si basano su vari tests; il più antico e oggi abbandonato è quello della cianosi della cresta di gallo. Rothlin ha indicato un metodo basato sull'attività che esplicano i preparati di Segale cornuta sull'utero e sulla vagina in "situ" di coniglia in anestesia, comparativamente con una sostanza campione.


LE STREGHE

Unguento, unguento, mandame alla noce di Benevento, supra acqua et supra a vento, et supra ad omne maltempo! (Italia del sud). Baston blanc, baston noyr, pourtemoy là ou tu doibt, va, de par le diable, va! (Ginevra). Vola, vola, mignattùn, che tra en unra mi ghe sun! (Triora). Oben aus unndnirgent an! (Germania) Emen-Hetan, Emen-Hean! [Qui e là, qui e là!] (Paesi Baschi).

A. J. Clark in appendice al The witch-cult in Westem Europe di M. Murray riporta tre formule per l'unguento che serve per andare al sabba in volo:

i) Du persil, de l'eau de l'aconite, des feuilles de peuple, et de la suie.

2) De la berle, de l'acorum vulgaire, de la quintefeuille, du sang de chauvesouris, de la morelle endormante et de l'huyle.

3) De graisse d'enfant, de suc d'ache, d'aconite, de la quintefeuille, de la morelle et de la suye.

Quattro componenti di questi preparati sono interessanti:

- il "persil", ossia la cicuta maggiore, Conium maculatum (molto simile al prezzemolo). Tutte le parti della pianta sono tossiche: contengono infatti alcaloidi piperidinici, principalmente l'alcaloide liquido e volatile coniina, oltre a coniceina, conidrina e altri. I frutti immaturi contengono le maggiori concentrazioni di alcaloidi (fino al 2%).

I sintomi dell'avvelenamento sono costituiti da vomito, dolori addominali, incapacità di deglutizione e di parola, soffocamento e morte. L'attività cardiaca non viene influenzata. Generalmente l'intossicazione è dovuta a errori di identificazione: può infatti capitare di confondere le varie parti della cicuta con parti omologhe di piante commestibili; ad esempio le foglie con quelle del prezzemolo, le radici con quelle della pastinaca, oppure i semi con quelli dall'aroma di anice di alcune ombrellifere.

- la "morelle endonnante" (Scopolia, il Giusquiamo nero, Dulcamara). L'avvelenamento provocato dai tropano-alcaloidi del giusquiamo determina i medesimi sintomi della belladonna (v. Atropa belladonna). Gli individui che comunque sopravvivono all'intossicazione da giusquiamo mostrano molto spesso alterazioni irreversibili causate dall'elevata concentrazione di scopolamina. L'ingestione di 20-30 semi si rivela fatale per un bambino; l00-l50 semi costituiscono una dose mortale anche per un adulto. L'avvelenamento da giusquiamo causa spesso sdoppiamento della vista, spasmi dolorosi dei muscoli del collo e delle mascelle, accessi di follia e di aggressività.

I frutti molto tossici della Dulcamara prima della maturazione, una volta maturi contengono soltanto saponine neutre poco velenose. Si conoscono casi di bambini intossicati dall'ingestione di 6-8 bacche verdi. I sintomi dell'avvelenamento sono: nausea, vomito, diarrea, notevole diminuzione dei globuli rossi del sangue, sensazione di generale indebolimento, paralisi della lingua, difficolta di deglutizione e di respirazione; molto raramente a queste manifestazioni può seguire la morte, provocata da insufficienza respiratoria o da arresto cardiaco.

- la "morelle furieuse", ossia l'Atropa belladonna. Contiene atropina, un alcaloide che influenza la funzionalità degli organi e dei sistemi governati dal parasimpatico. Provoca midriasi, diminuisce la secrezione gastrica, salivare e sudorifera, aumenta le pulsazioni cardiache e, a dosi medie, provoca eccitazione e delirio.

- Infine l'Aconito. Tra i suoi principi attivi: gli alcaloidi del gruppo diterpene, napellina, aconitina e i glucosidi flavonici luteolina e apigenina. E', subito dopo l'Aconitum ferox del Nepal, il veleno vegetale più attivo che esista. Una dose di 2 gr. di tubero fresco (da l a 3 mg. di aconitina) può rappresentare la dose mortale per l'uomo. Il veleno penetra attraverso la pelle (anche il semplice mazzetto, tenuto in mano, provoca intossicazioni e dermatiti). Tutte le parti della pianta contengono alcaloidi tossici, il principale dei quali è l'aconitina, presente fino alla quantità dell' l-3%. Tali sostanze sono concentrate principalmente nell'apparato radicale.

La dose letale per l'uomo è di appena 38 mg. Nell'uomo i sintomi di avvelenamento sono costituiti da prurito che, iniziando dalla bocca, si estende rapidamente all'intero volto, seguito da sensazioni di freddo, sudore, vomito, grave affaticamento e senso di ansietà; parzialmente una eccitazione sensoriale, cui segue un caratteristico formicolio e l'ottundimento della sensibilità con conseguente anestesia, disturbi sensoriali, paralisi dei centri bulbari, irregolarità cardiache. La morte sopraggiunge per insufficienza respiratoria e cardiaca; la vittima rimane pienamente cosciente fino al decesso. L'eccitazione sensoriale e il disordine della sensibilità fanno pensare ad effetti psicolettici e psicoanalettici.

Gli altri componenti sono: l'olio e il grasso "di bambino non battezzato", che fungono da eccipienti lipidici che veicolano i composti liposolubili (i principi attivi), Erba cannella (antisettico), acoro (carminativo), appio (diuretico e antidolorifico), cinquefoglie (emostatico) ... la fuliggine (disinfettante e emostatico) e le foglie di pioppo (antisettico, antinfiammatorio e vulnerario ) ... il sangue di pipistrello (ingrediente magico simbolico).

Esistono numerosissime testimonianze circa l'uso da parte dell'erboristeria delle streghe di varie piante spontanee quali la cicuta, la belladonna, il giusquiamo, l' aconito, il verbasco, la valeriana, l'erba morella, la dulcamara, la digitale, il salice, l'actea, l'aquilegia, l'erba astrologa, il baccaro, la brionia, il cerfoglio, le dature, lo stramonio ... E anche le malattie scrofolose sono patologie normali, i parassiti sono ospiti fissi, le carenze vitaminiche naturale prodotto di squilibri alimentari e l'ignoranza di ogni elementare cautela antisettica porta con sé il prurito e l'infezione.

Gli unguenti delle streghe calmano il dolore e spesso lo guariscono, ma sovente danno reazioni tossiche. Molti degli ingredienti visti sopra entrano nella pomata con funzione vulneraria (es. le foglie di pioppo), sedativa (es. le solanacee), antiflogistica ed antibatterica (es. l'olio di iperico) e quindi non solo leniscono i dolori, ma curano anche i mali dando in aggiunta "sogni dilettevoli" che soddisfano le "bramosie esagerate di sensazioni morbose".

E' quindi plausibile ammettere, in generale, che gli stati tossici indotti dall'uso di questi farmaci neuropsicoattivi provochino nell'individuo una lacerazione del tessuto connettivo coscienziale fra immagini di origine sensoriale e immagini endogene che si presentano con carattere percettivo e vengono vissute dal soggetto come autentiche percezioni e scambiate con queste, tanto che sono attribuite alla realtà esterna e ritenute immagini reali.

In definitiva si induce un feed-back positivo: coloro che sono affetti da piaghe dolorose o algie varie ricorrono alla strega erborista per avere lenimento e questa, nel procurare loro un potente analgesico (ipnotici, tranquillanti, neurolettici), li inizia, può essere anche inconsapevolmente, ai misteri del Sabba e li lega ad una assuefacente tossico-dipendenza.

L'obiezione che questi unguenti, essendo ovviamente spalmati sulla pelle, non potevano essere assorbiti in maniera apprezzabile dall'organismo non tiene conto del fatto che, strofinati sulla pelle lacera, su piaghe o sulla carne viva possono funzionare più rapidamente che se fossero ingeriti.

L'igiene dell'epoca, specie nelle classi più povere (si pensi, però, anche alla scarsa pulizia delle classi ricche) era del tutto approssimativa, le malattie scrofolose sono patologie normali (tipo il nostro raffreddore), le carenze vitaminiche (A, C, E) sono naturale prodotto di squilibri alimentari e l'ignoranza di ogni cautela antisettica porta con sé il prurito e l'infezione (si pensi alle ulcere della pelle che Paracelso diceva preparassero la sifilide).

Raramente queste erbe entrano a far parte delle raccolte della farmacopea dotta ma, a differenza di questa, che propone cure più fantasiose che efficienti, i rimedi delle streghe funzionano e spesso tanto bene da tramutarsi in micidiali veleni.

Valga per tutte l'esempio della Magia Naturale del Della Porta, la quale raccoglie, tra l'altro, tutte le credenze e le teorie dotte in materia di magia simpatica. In essa troviamo come cura contro l'alcolismo il cavolo, perché non s'è mai vista una vite attorcigliarsi a tale pianta, e federa, che è nociva alla vite; il sambuco selvatico (erba scorpius) guarisce dalla punture degli scorpioni, la cicerbita rinforza la vista dato che è prediletta dai falchi che notoriamente hanno occhi acuti; il dragoncello fa bene contro il morso dei serpenti ed infine le erbe che crescono su immagini che portano un copricapo fanno bene per il mal di testa.

Anche le pratiche farmacologiche delle grandi scuole mediche medievali sono perlopiù di igiene, dietetica e medicina preventiva, ma quando approdano all'ambito terapeutico, o risultano essenzialmente di tipo empirico o entrano nel campo del fantastico. A differenza dell'empiria o della simpatia del rimedio dotto, le erbe delle streghe operano con una "audace omeopatia"; il veleno può diventare un antidoto, il convulsivo seda il delirio, gli urticanti guariscono le piaghe e un eccitante può diventare un analgesico (si veda ad esempio l'aconito che, a seconda del dosaggio, dà i due diversi risultati).

Le streghe, oltre che curatrici e avvelenatrici, svolgono anche la funzione di ostetrica. Su questo punto molto ci sarebbe da dire, ma ci limiteremo a considerare un solo illuminante esempio di pratica abortiva, legato ad un intero ciclo della storia della salute e della medicina popolare. Ci riferiamo all'uso della "segale cornuta" (claviceps purpurea) come farmaco uterotonico e abortivo ed alla sua funzione patogena nelle endemiche intossicazioni croniche che percorrono l'Europa contadina dal X al XIX secolo e che solitamente vengono definite epidemie di ergotismo.

In primo luogo la segale viene coltivata a latitudini settentrionali e a medie altitudini (Nord Europa e regioni alpine) e questo ci porta ad ipotizzare un ulteriore (certamente anche indicativo) legame fra la localizzazione montanara della stregoneria e le endemiche intossicazioni da fungo parassita delle graminacee.

L'avvelenamento endemico (ergotismo) dovuto a farine provenienti da cereali infestati dallo sclerozio in questione è già rilevato fin dall'epoca altomedievale. Le farine colpite dal fungo hanno un odore nauseabondo e sapore un po' amaro, ma ha chi interessava questo quando si aveva fame (compagna abituale dei poveri) e oltretutto si era in un periodo di carestia (malattia endemica). Vincevi l'inedia per qualche giomo, ma ti avvelenavi.

Le intossicazioni collettive da segale cornuta si sono storicamente presentate sotto due forme: una cronica e l'altra convulsiva, come già detto precedentemente. Vale la pena però insistere ancora sul quadro sintomatologico. All'inizio esse presentano una sintomatologia comune: depressione, stanchezza, dolori lombari e alle estremità, specie al polpaccio, nausea, vomito, turbe mentali ed eccitazione sensoriale.

Dopo un periodo di incubazione (variabile da alcuni giorni a tre settimane) l'ergotismo cangrenoso si manifesta con infiammazione delle estremità, più frequentemente le inferiori, dolori lancinanti e senso di insopportabile bruciore di tipo caustico.

Dopo l'insorgenza del fenomeno cangrenoso (che si svolge all'inizio con dolori acutissimi, da cui la necessità di un qualche analgesico) ne segue una quasi completa anestesia e la perdita degli arti inferiori (ma anche del naso e delle orecchie); la forma convulsiva si manifestava invece con sintomi di forte formicolio alle estremità, forti dolori, nausea, cecità, sordità, vertigini, cefalee, delirio, epilessia, indebolimento delle facoltà mentali, afonia e disturbi della visione.

In questa forma la morte può sopraggiungere dopo tre giorni, oppure può seguire la guarigione che lascia come postumi: emiplegia, epilessia, disturbi mentali. La presenza di turbe psichiche o sensoriali, che compaiono nelle forme convulsive dell'ergotismo, chiama a responsabili non solo gli alcaloidi dei gruppi ergotossinici e ergometrinici, ma anche le ammine biogene e, essenzialmente, un concomitante stato carenziale di vitamina A. E, fondamentalmente, l'ergotamina o ergonovina, che ha una potenza psicoattiva di circa un ventesimo dell'LSD, ma di cinque volte maggiore della psilocibina.

Non conosciamo gli agenti patogeni che hanno provocato la grande epidemia di epilessia, ma conosciamo sia l'origine che gli esiti psicopatogenetici dell'ergotismo. Lasciamo, quindi, al lettore di trarre le conseguenze del caso. Sta comunque di fatto che l'epilessia e l'ergotismo convulsivo sono vere e proprie forme epidemiche di malattie mentali ad eziologia organica (le patologie a carattere psicogeno, come s'è già ricordato, potrebbero anche non far testo nei riguardi del nostro problema).

L'unica cura, a quei tempi, davvero efficiente contro lo squilibrio del sistema nervoso centrale e le distonie neurovegetative sarebbe proprio stato l'uso omeopatico della claviceps purpurea associata all'atropa belladonna. Oggi si usano, tra gli altri, farmaci a base di ergotamina e alcaloidi simpaticolitici della belladonna (atropina e scopolamina).

La segale comuta, presa sia in grani che in polvere, è un potentissimo uterotonico (in passato veniva detta "pulvis parturiensis", ma ancora oggi viene somministrata sotto forma di metilergobasina come facilitante del parto e come abortivo) e serve a guarire varie forme di metro e menoraggia.

In più di un processo per stregoneria gli inquisitori danno segno di conoscere le attività di "procuratrici d'aborto" delle donne che, tra gli altri metodi meccanici, facevano uso del "fong de la segale".

Molte delle intossicazioni a sintomatologia convulsiva sono dovute, molto probabilmente, ad ingestione di forti dosi di segale cornuta, o suoi preparati galenici, a scopo abortivo. Come nel caso dei sedativi allucinogeni, anche in questo caso non è irragionevole supporre che la terapia della strega si trasformi in preparazione di una nuova "sacerdotessa di Satana".


NOTE

(*) Piccolo seme, simile ad una lenticchia, proveniente da una pianta: la Rivea Corymbosa (una ipomea). Nel l960 A. Hofmann ricevette i semi dall'emobotanico R. Evans Schultes ed arrivò a dichiarare che contevano gli stessi alcaloidi della segale cornuta.

l - Corpo fruttifero dei funghi ascomiceti pirenomiceti, generalmente di forma tondeggiante, provvisto di una apertura, detta "ostiolo", attraverso la quale escono le ascospore.

2 - Frutto secco indeiscente, caratteristico delle graminacce, che contiene un unico seme strettamente aderente o addirittura concrescente con il pericarpo.

3 - Da "micelio", insieme delle ife che formano il tallo dei funghi.

4 - Da "mucillagine", prodotto organico ad alto peso molecolare, chimicamente molto simile alle gomme. Si pensa che nelle piante esplichi la funzione di trattenere l'acqua proteggendone i tessuti dall'essicamento.

5 -La percentuale di una determinata sostanza in una soluzione.

6 - Il fungo oltre la segale può infestare orzo, frumento e anche erbe selvatiche ( Dactylis. Briza, Festuca, Phalaris, Calamagrostis, Lolium, il Paspalum distichum, l'Ampelodesos tenax, il Brachypodium sylvaticum ecc.)

7 - La maggior parte dei colpiti da ergotismo si rifugiava in chiese e conventi: là i monaci medicavano i malati e li guarivano con diete esenti da farine contaminate.

8 - Radice piccante della famiglia delle crucifere, che comprende il ravanello e il ramolaccio. Da "rafano" deriva il termine "rafania" usato per indicare l'ergotismo.

9 - Misura di peso.

l0 - Che provoca diminuzione della frequenza cardiaca.

ll - Azione simile a quella dell'oxitocina, ormone polipeplico del lobo posteriore dell'ipofisi. Essa aumenta le contrazioni uterine durante il parto e stimola l'emissione del latte dalle ghiandole mammarie della puerpera.

l2 - "In verità è da poco pervenuto alle nostre orecchie - con nostra grande sofferenza - che in alcune regioni della Germania, nelle provincie, città, terre, paesi e vescovati di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema, parecchie persone d'ambo i sessi, dimentichi della propria salvezza e allontanatisi dalla fede cattolica, non temono di darsi carnalmente ai diavoli incubi e succubi; di far morire o deperire la progenie di donne, animali, dei frutti della terra, le uve delle vigne e i frutti degli alberi ... per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti..." Innocenzo VIII - SUMMIS DESIDERANTES AFFECTIBUS l484 )

l3 - Paralisi di una metà del corpo, controlaterale rispetto alla zona colpita da trombosi o embolia cerebrale o emorragica,con lesione delle vie motorie.

l4 - Paralisi della metà inferiore del corpo, in particolare degli arti; può essere solamente motoria, ma in genere si accompagna a disturbi della sensibilità.


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