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Proposte
per una episteme degli stati "altri" di coscienza
P.
Pracca*, M. Alloisio**
*Psicoterapeuta
e Psicologo - Acqui Terme
**Etnologa
- "Anthropos e Iatria"
Lo
studio degli stati alterati o "altri" di coscienza
rientra nell'idea di penetrare all'interno del mondo
soggettivo evidenziandone gli aspetti più nascosti, che la
nostra cultura "ufficiale" e la nostra realtà
consensuale ritengono di interesse marginale. Eppure il 90%
delle culture del nostro pianeta possiede una qualche forma
di rituale, più o meno istituzionalizzato o riconosciuto,
di alterazione della mente o se preferiamo di ricerca di una
dimensione "altra". Come le popolazioni ad
interesse etnologico anche la società occidentale,
apparentemente refrattaria, possiede luoghi e momenti di
catarsi individuale o collettiva in cui le dimensioni "altre"
della coscienza si manifestano: gli acid parties, le
febbrili cadenze musicali delle discoteche unite a luci
psichedeliche, l'uso di droghe pesanti, il tifo negli stadi
sono esempi di come possano esistere differenti modalità di
coscienza. La diffusione in tutte le culture di stati di
coscienza "altri" farebbe supporre una qualche
loro importanza o utilità per l'uomo. Il problema che a mio
parere merita di essere sollevato riguarda l'importanza da
un punto di vista epistemologico, di queste diverse modalità
di esperire il reale. Inoltre, quale legame può esistere
fra lo studio degli stati "altri" di coscienza e
il rapporto Soggetto/Oggetto, dal momento che le
nostre interpretazioni della realtà non sono indipendenti
dai nostri stati psichici profondi, i quali sono anch'essi,
per parte loro, in un rapporto di interdipendenza rispetto
ai nostri stadi bio-neuro-cerebrali? Per riprendere Tart
(1975) si possono distinguere differenti livelli di
coscienza oltre a quello ordinario di base. Lo stato
ordinario di base è quello che sperimentiamo durante la
veglia, indispensabile per la soppravvivenza nell'ambiente
fisico regolato dal principio di non contraddizione. La
coscienza ordinaria nella nostra cultura è caratterizzata
da un alto grado di razionalità e da un grado relativamente
basso di capacità immaginativa.
All'estremo
opposto c'è una regione di spazio psicologico nel quale la
razionalità è normalmente bassa o diversa; in ciò
consiste ad esempio il sognare ordinario notturno, durante
il quale noi creiamo l'intero mondo del sogno, tale spazio
corrisponde a ciò che Morin (1986) nella Conoscenza
della Conoscenza definisce Archi-mente, la quale
conformemente al senso forte del termine archè
presiederebbe all'attività produttrice dei miti e della
rappresentazione fantastica. Per Fisher (1971) gli stati
altri di coscienza si dividono in due classi<12: i primi
sono gli stati di coscienza detti ergotropici,
stati caratterizzati da un'iperattività psichica; essi
possono essere indotti da droghe allucinogene ed esaltazioni
mistiche. Gli altri, detti stati di coscienza trofotrofici,
sono invece caratterizzati da una ipoattività psichica che,
inducendo una desensibilizzazione progressiva agli stimoli
esterni conduce, agli stati estatici dello zazen o
del samadhi. Uno stato "altro" di coscienza
è un nuovo spazio esperienziale dotato di proprietà sue
proprie, una nuova strutturazione della coscienza, che
possiede una propria coerenza e proprie leggi. Il termine
"altro" deve essere inteso in senso puramente
descrittivo senza lasciare spazio ad alcun giudizio di
valore.
Gli
stati "altri" di coscienza comprendono
essenzialmente questi specifici caratteri:
-
Percezione del tempo distorta rispetto a quella ordinaria o
senso di atemporalità
-
Spersonalizzazione e perdita del sé
-
Attenuazione delle inibizioni
-Accresciuta
empatia seguita da sensazioni come quella fondersi con altre
persone od oggetti
-Prevalenza
di pensieri basati sull'uso dell'analogia e della metafora
con conseguente sospensione del principio di non
contraddizione
L'induzione
di uno stato "altro" o "alterato" di
coscienza comporta due operazioni fondamentali; in primo
luogo vengono applicate forze disgreganti allo stato
ordinario di base (azioni di carattere psicologico e/o
fisiologico). L'induzione può anche non funzionare nel caso
in cui lo stato ordinario di coscienza sia caratterizzato da
una forte stabilità; succede spesso con l'uso di sostanze
psichedeliche o con l'ipnosi; esse sono tecniche di
induzione, che consentono il raggiungimento di uno stato
"altro" solo dopo che il soggetto sa come
espandere la propria attenzione/consapevolezza e ha forti
aspettative in questo tipo di esperienza. Ciò fa
comprendere come nel campo degli stati "altri" sia
importante l'aspetto psicologico e l'ambiente socioculturale
nel quale esso viene esperito. Questo fatto ci permette di
comprendere il perchè in certi gruppi di meditazione la
funzione del maestro è anche quella di permettere
all'adepto di riconoscere un certo tipo di esperienza in
maniera tale che al pari dello studente di biochimica al
quale viene insegnato come si osserva la coltura batterica
disposta sul vetrino anche per lui possano essere ordinate
impressioni ed esperienze altrimenti non decodificabili.
Dopo il processo di induzione si applicano forze
strutturanti psicologiche e fisiologiche finalizzate allo
stato "altro" desiderato.
La
descrizione del meccanismo grazie al quale si accede da uno
stato ordinario di coscienza ad uno "altro" e
quindi da quello "altro" a quello iniziale sfrutta
il modello cibernetico della teoria dei sistemi riassumibile
con uno schema ad anello in cui gli effetti sono in continuo
e costante feed-back con le cause.
Stato
ordinario--induzione forze disgreganti--disgregazione
--transizione--Stato altro o alterato--disgregazione
--transizione--Stato ordinario
I
profeti del vuoto e il viaggio interiore
Fra
gli stati "altri" di coscienza, che in questi anni
sono stati studiati vi sono: l'ebbrezza da droga e da
alcool, le visioni ESP, gli stati di trance dei medium,
l'esperienza peritanatica della quasi-morte, il digiuno e la
meditazione, i sogni guidati e la deprivazione sensoriale.
Ci è sembrato interessante esaminare tre tipi di studio
sugli stati "altri" compiuti negli Stati Uniti
D'America. Il primo studio di cui vogliamo parlare è quello
di Siegel (1978), che nel campo della sperimentazione con
sostanze allucinogene notò come una certa dose di farmaco
psico-attivo somministrata ad un gruppo di suoi "psiconauti"
creasse in quel campione di persone immagini- prototipo
medie. Dopo anni di minuziosi rilevamenti si scoprì che la
mente umana tende a contenere solo un numero finito di
visioni. Quando gli psiconauti chiudevano gli occhi e
guardavano dentro di sé senza avere assunto droghe
riferivano tonalità nere, bianche e violette, mentre sotto
l'influenza di sostanze psichedeliche i colori predominanti
erano il rosso e l'arancione; infine il T.H.C (tetraidrocannabinolo),
il principio attivo della marijuana, produceva invece un
azzurro freddo.
Sotto
gli effetti dell'L.S.D e della mescalina gli psiconauti
riferivano forme geometriche che diventavano sempre più
complesse con il procedere del "viaggio". Man mano
che l'esperienza si faceva più intensa, queste forme
ruotavano e pulsavano cedendo poi il posto ad immagini più
personali.
L'aspetto
più importante di questi studi fu la seguente scoperta;
sotto l'effetto di allucinazioni furono registrate quattro
forme geometriche fondamentali e ricorrenti: la spirale, la
galleria o l'imbuto, la ragnatela e la grata. Le visioni
ottenute in laboratorio furono molto simili alle visioni di
popolazioni i cui membri sono soliti all'interno di
specifici rituali religiosi, all'uso di sostanze
allucinogene; da queste ricerche sembrerebbe emergere il
dato secondo il quale il nostro cervello fornirebbe immagini
predeterminate in risposta a stimoli particolari. Siegel
scoprì che nell'allucinazione si possono distinguere due
fasi:
1)
Fase geometrica, in cui vi è la prevalenza di figure
colorate.
2)
Fase in cui si presentano immagini strettamente personali,
legate agli habitat psico-socio-culturali di compie questa
esperienza
Questa
seconda fase, a differenza della prima, non si presta ad un
sistema di classificazione scientifica, perchè la mente è
come se attingesse ad un catalogo di forme ed impressioni
interne e strettamente soggettive. Ad una conclusione simile
a quella di Siegel (1978) giunse Lilly (1981;a), il quale
qualche anno prima considerò un classico enigma filosofico
e neurologico: che cosa accadrebbe al cervello se venisse
deprivato di ogni imput sensoriale? Egli cercò di darvi una
risposta usando tecniche eterodosse.
Negli
anni 50 la maggior parte degli scienziati e degli psicologi
comportamentisti supponeva che in assenza di stimolazioni si
sarebbe registrata una mancanza dell'attività coscienziale,
ma, in seguito ad esperimenti effettuati alcuni anni dopo su
soggetti posti all'interno di stanze buie, senza che
giungesse loro alcuno stimolo esterno, si osservò che la
loro attività psichica subiva un notevole incremento.
Lilly
(1981;b) negli anni sessanta propose una variante agli
esperimenti classici di deprivazione sensoriale ideando una
vasca di isolamento (vasca emozionale), buia, isolata
acusticamente, con all'interno un liquido a concentrazione
ultrasalina, che secondo lui, avrebbe dovuto ricreare per
coloro che la provavano, le condizioni della vita
intrauterina.
Dai
primi esperimenti emerse che; il cervello, anzichè
risultare vuoto di impressioni, fu soggetto ad una
sovrapproduzione di stati di coscienza non ordinari come
trance, illuminazioni mistiche e viaggi extracorporei. In
seguito a queste esperienze Lilly (1981;a) combinò per la
prima volta il soggiorno nella vasca di isolamento con
l'assunzione di LSD conoscendo esperienze alluciantorie
ancora più forti. Dopo queste esperienze Lilly (1981;b)
sposò la teoria radicale del cervello implicante la
consapevolezza di un principio esistente al di fuori della
struttura del cervello fisico; in termini religiosi questa
è l'idea di un'anima che usa il corpo:
"
Viaggiai nel mio cervello, osservando i neuroni e le loro
attività...Mi mossi in dimensioni sempre più piccole fino
ai livelli quantici, e osservai il gioco degli atomi nei
loro vasti universi, i loro vasti spazi vuoti e le forze
fantastiche in gioco in ciascuno dei nuclei lontani, con le
loro nubi orbitali di elettroni, di forza di campo...Era
veramente spaventoso vedere verificarsi l'effetto tunnel e
gli altri fenomeni del livello quantico" ( Da
Lilly. J, - (1981;a) The center of the cyclone).
Questa
concezione estremamente impopolare negli ambienti
scientifici, riprendeva quella di Pearce (1973; 1974) e da
Moody (1976). Ciò che emerse da questi studi eterodossi fu
che l'uomo non coincide unicamente con l'attività del
cervello e neppure con il suo corpo in quanto in noi sarebbe
presente un'essenza spirituale distinta da un supporto
corporeo. Un altro studio a nostro parere interessante fu
quello compiuto da S. La Berge (1981) sul sogno lucido. Dal
1953 si sapeva che il sonno con sogni è associato a
caratteristici rapidi movimenti oculari (Rem), i quali
vengono facilmente rilevati da un sensore posto sotto gli
occhi del sognatore. Se era veramente possibile essere
coscienti durante il sogno, riflettè La Berge, perchè il
sognatore non poteva comunicare al mondo esterno e perchè
non poteva usare i propri movimenti oculari come dizionario?
Si avvalse così dell'aiuto di un polinografo, un
dispositivo simile a una macchina della verità, che
controlla automaticamente i movimenti dei muscoli degli
occhi e altri segnali fisiologici; ad ogni sogno lucido, gli
occhi si muovono in una sequenza predisposta:
sinistra-destra-sinistra-destra. Quando in seguito si
esaminarono le registrazioni, ecco che fra i tracciati
dell'EEG e gli irregolari movimenti degli occhi consueti del
sonno Rem fu possibile scorgere il messaggio
codificato. In seguito a questa esperienza La Berge elaborò
una tecnica di induzione dei sogni chiamata MILD (mnemonic
induction of lucid dreams) in grado di permettere a chi
l'applicava di trasformare sogni normali in sogni lucidi. Il
semplice criterio di licidità coincise con la capacità di
essere in grado di creare le situazioni del sogno con un
atto di volontà. Il fine di questa tecnica fu quello di
istituire un raporto fra la realtà dei sogni lucidi e
quella della veglia. Ulteriori sviluppi fecero sì che il
sogno lucido funzionasse come un laboratorio in cui si
potevano simulare esperienze e situazioni che in uno stato
di veglia avrebbero causato un impatto emotivo
insormontabile, mentre in questa realtà autoindotta e
virtuale potevano essere trattati blocchi emozionali
altrimenti non contattabili.
Lo
stato "altro" di coscienza e la realtà noumenica
La
ricerca di stati di coscienza alternativi a quello
ordinario, evidenziata dagli esperimenti soprariportati e
presente nella stragrande maggioranza delle tradizioni
religiose ed esoteriche, può essere interpretata come il
tentativo di afferrare porzioni di realtà diverse o
superiori ed è in pratica il sogno millenario di rompere la
circolarità della conoscenza umana superando la ricorsività
dei processi logico/razionali. Per molti ambiti culturali,
infatti, taluni stati alterati dovrebbero condurci alla
comprensione di una realtà al di là del conoscibile;
l'estasi, ad esempio, per molte tradizioni religiose sarebbe
una modalità della coscienza nel porsi in relazione con la
presunta realtà noumenica. Come appare evidente, si pone il
problema gnoseologico per eccellenza e cioè: quali sono i
limiti della conoscenza umana ed è possibile superare il
nostro punto di vista parziale costituito dal nostro
ordinario apparato categoriale?
Secondo
Godel ciò non è possibile in quanto nessun sistema
cognitivo può conoscersi esaustivamente nè convalidarsi
completamente a partire dai propri strumenti di conoscenza.
L'allucinazione,
la follia, il delirio mistico rappresentano le porte di
accesso a meta-punti di vista o sono piuttosto, al pari
dello stato ordinario, i risultati di interpretazioni,
seppur diversi della stessa realtà fenomenica percepita ad
un livello di maggiore complessità? In uno stato di
coscienza superiore (o più correttamente diverso) si
approda ad una esperienza diretta della verità/realtà,
come afferma la visione radicale della mente, o si ha
semplicemente una lettura differente degli imput sensoriali
che riceviamo dall'ambiente? Alcuni di questi, come sappiamo
(droghe, alcool, tecniche di meditazione, musiche),
eliminano le categorie distintive del nostro universo
fenomenico (oggetto/soggetto, spazio/tempo)
fornendone un'interpretazione alternativa in cui parrebbe
possibile l'esperienza di un'unità che da molte tradizioni
religioso/iniziatiche viene indicata come la verità. A
questo proposito ci sembra opportuno ricordare che quanto
scrisse Kant ne "I prolegomeni ad ogni futura
metafisica" a proposito della ricorsività del
sapere emerge in tutta la sua drammaticità
:
"Tutte
le rappresentazioni della sensitività vengono riferite
ad una coscienza per la quale è possibile pensare solo
attraverso regole che, per mezzo loro, è possibile
l'esperienza da tenersi ben distinta dalla conoscenza
degli oggetti in sé. Ma come sia possibile questa
speciale proprietà della nostra sensitività o quella
del nostro intelletto e della appercezione necessaria
che sta a fondamento di questo e di ogni pensiero non si
può dare una risposta nè una soluzione dal momento che
per ogni risposta e per ogni pensiero degli oggetti si
ha sempre bisogno di tali leggi le quali stanno a priori
a fondamento della sua possibilità."
Secondo
Kant quindi le leggi innate del pensiero impedirebbero la
percezione della cosa in sè. Questo pessimismo
gnoseologico, secondo molte tradizioni iniziatiche, sarebbe
superabile in virtù di tecniche indotte o auto-indotte che
dovrebbero favorire il raggiungimento di un meta-punto di
vista (Nirvana, Samadhi, Stato Diretto, Tao) ottenuto il
quale sarebbe possibile sospendere le categorie kantiane
dello spazio, del tempo e della causalità.
Questa
credenza, comune a gran parte delle discipline spirituali,
ritiene che l'essere umano sia ordinariamente in uno stato
di coscienza connotabile da termini come: illusione, sogno
ad occhi aperti, ignoranza, maya (l'insegnamento di Budda,
ad esempio, definisce lo stato ordinario di coscienza come
uno stato di sofferenza e di intrappolamento nelle forme e
nei deliri della nostra mente)<13 superabile attraverso
quelle che Maslow (1971) ha definito le "esperienze di
vetta" in cui, per lo meno provvisoriamente, si
trascenderebbe la condizione samsarica della
coscienza ordinaria e quindi si raggiungerebbe la verità. A
nostro parere, occorre, tuttavia distinguere l'idea di verità
scientifica dal sentimento di verità che, come afferma
Morin (1986), aggiunge una dimensione affettivo/esistenziale
all'idea di vero. Nel campo delle esperienze mistico
religiose siamo nell'ambito di una verità religiosa nel
senso etimologico del termine "religo": essa
"religat", lega l'essere umano all'essenza del
reale stabilendo, più che una comunicazione una comunione.
Come
si evince dai ragionamenti precedenti coesistono due
atteggaimenti diversi: da una parte quello che fa appello a
un sentimento di verità e ritiene certe esperienze
coincidenti con la realtà noumenica; dall'altra il
riduzionismo neurofisiologico di chi sostiene la causa
organica degli stati mentali religiosi. Il nostro studio
vuole invece seguire una terza prospettiva. L'aiuto a nostro
parere è offerto da Maturana il quale afferma che la
cognizione è un processo dipendente dal soggetto e, in
quanto fenomeno individuale, subordinata all'autopoiesi del
soggetto conoscente. Quindi dal punto di vista
epistemologico, secondo questo modello interpretativo, non
vi sarebbe alcuna differenza qualitativa fra uno stato
ordinario di coscienza e uno "altro" in quanto noi
vivremmo perennemente in uno stato di realtà virtuale per
cui risulta indifferente stabilire lo status ontologico di
un evento psichico. L'aspetto fondamentale di questo
ragionamento sta nel significato che un qualsiasi evento
psicologico assume per colui che ne fa esperienza
all'interno di un determinato habitat bio-psico-socio-culturale
. Cade così la logica del "non è reale"
a favore di un atteggiamento che distingua tra percezioni
con oggetto comune e percezioni senza oggetto comune come ad
esempio avviene con l'allucinazione; ciò che in essa manca
come ricorda Borgna (1995) è ciò che viene comunemente
ascoltato, visto o toccato (da ciascuno di noi).
"Non
c'è più nell'allucinare un orizzonte di senso comune e
non-privato ("pubblico") che consenta a chi
allucina e a chi- non-allucina una comune regione di
significati e di esperienze sensoriali."
(da
Come se finisse il mondo di E. Borgna p.)
Ciò
che noi percepiamo inteso come l'insieme degli imput
sensoriali in entrata si può forse paragonare a quello che
in linguistica è conosciuto con il termine di significante
mentre il significato è ciò che noi soggettivamente o
collettivamente attribuiamo al significante in un processo
in cui il significato di cui si carica il percetto è
strettamente legato alla realtà consensuale nella quale
ciascuno di noi vive.
Questo
dialogo tra l'io e il mondo postula una circolarità che fa
dell'io e del mondo una sola unità di significazioni in cui
il soggetto costruisce l'oggetto in maniera kantiana<14 e
l'oggetto costruito retroagisce sul soggetto modificandolo a
sua volta. Questa interpretazione che offre al modello
kantiano della conoscenza il soccorso della teoria dei
sistemi è un ipotesi di lavoro sulla quale penso valga la
pena soffermarsi.
All'interno
della grande famiglia psicanalitica c'è una corrente di
pensiero che vede gli stati "altri" di coscienza
aspetti fondamentali dell'esistenza umana: mi riferisco alla
psicologia transpersonale. Avendo come substrato la teoriaj
unghiana e quella della psicologia umanistica, la psicologia
transpersonale si configura come un aspetto integrale che
riconosce l'essere umano come unità di mente, corpo e
spirito. In questo contesto lo sviluppo appare come il
superamento di uno stadio personale dominato dagli influssi
culturali d'appartenenza e da abitudini egocentriche, verso
uno stadio transpersonale dove si esprimono le qualità
spirituali di creatività, di saggezza e comprensione
empatica. Questo stadio è inoltre caratterizzato dal
superamento della coscienza duale percepiente la realtà in
maniera frammentaria e dallo sviluppo di una consapevolezza
intuitiva che è insieme unitiva ed olistica cioè
integrativa di opposti e riconoscente l'integrazione
dinamica dei sistemi viventi. Inoltre nella psicologia
transpersonale, la conoscenza intuitiva appare collegata al
Sè, una sorta di principio trascendente e immanente nello
stesso tempo, che costituirebbe il nucleo della persona, ma
anche il fine di tutto il processo di individuazione
dell'essere umano. Quello che ci preme sottolineare in una
visione di questo tipo è l'imprescindibilità delle
"esperienze di vetta" per una corretta crescita ed
il raggiungimento di un livello esistenziale che consenta
all'uomo di vivere in maniera armonica la realzione con se
stesso, con gli altri e col mondo.
Note
bibliografiche:
Borgna,
E., (1995) Come se finisse il mondo, Feltrinelli, Milano.
Fischer,
R., A Cartography of the Ecstatic and meditative States in
Science, 174, 1971 pp. 897-904.
Kant,
I., (1783) Prolegomena zu einerj eden kunftigen Metaphysik
die als Wissenschaft wird aufreten konnen, Hartknoch, Riga.
La
Berge, S., Lucid Dreaming: directing an action as it Happens,
in "Psychology Today, Je", 1981.
Lilly,
J.C.(1981), The center of the cyclone: an autobiography of
inner space, Bantam Books, ,New York.
Lilly,
J.C.,(1981) The scientist, Bantam Books, New York,.
Maslow,
A., (1962) Toward a Psychology of Being, Van Nostrand
Reinhold, Princeton.
Maturana,
H.R., (1980) Autopoiesis and cognition. The realization of
the living, , by D. Reidel Publishing Company, Dordrecht,
Holland.
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R.,(1976) Life after life, Bantam/Mockinbird Books, New
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Morin.
E., (1986) La methodè. III. La connaisance de la
connaisance, by Editions du Seuil, Paris.
Pearce,
J., (1973) The crack the cosmic Egg,, Simon & Schuster,
New York.
Pearce,
J., (1974) Exploring the crack in the cosmic Egg, Julian
Press, New York.
Siegel,
R.K., Allucinazioni, in Le scienze, 113, Gennaio 1974, pp.
88-96.
Tart,
C.T., (1975) States of Consciusness, E.P. Dutton & Co.,
New York.
.
<1Farfalla
il cui ciclo vitale è di sole 12 ore
<2Un
paradigma è un'acquisizione intellettuale che sta alla base
della normale ricerca scientifica e polarizza e guida
stabilmente l'attività di una comunità di ricercatori. E'
una teoria di portata abbastanza ampia da influenzare
l'organizzazione della maggioranza o di tutti i fenomeni
conosciuti nel suo campo.
Spesso
un paradigma diviene una struttura implicita per la
maggioranza degli scienziati che non pensano al suo valore
relativo e provvisorio; per questa ragione, secondo Kuhn, un
paradigma può fungere da paraocchi e diventare un fattore
principale nella mancanza di comunicazioni efficace durante
i confronti tra paradigmi.
<3Il
concetto di Qi non ha equivalenti nella nostra
lingua. Spesso viene tradotto con energia, termine che
tuttavia non ne esprime tutta la complessità. In senso
lato, il Qi è la forza vitale presente all'interno
dell'organismo umano, che comprende tutte le attività della
vita: spirituali, emotive, mentali e fisiche.
In
senso più ristretto il termine Qi assume significati
diversi a seconda del ruolo che svolge nel processo vitale,
per esempio: costituzionale o Jing Qi; nutritivo o Yin
Qi; difensivo o Wei Qi. Esso è usato dalla
medicina cinese in un modo molto sottile per descrivere i
vari modelli di flusso e di fluttuazione dell'organismo
umano, oltre che gli scambi continui fra organismo e
ambiente. Esso non si riferisce ad una qualsiasi sostanza
particolare, ma sembra piuttosto rappresentare il principio
del flusso in quanto tale, che, nella concezione cinese è
sempre ciclico.
<4Il
modello biomedico è saldamente radicato nel pensiero
Cartesiano in cui spicca la netta separazione fra corpo ed
anima, unitamente all'idea che il corpo è una macchina che
può essere compresa completamente in funzione della
disposizione e del funzionamento delle sue parti.
<5Il
corpo per la medicina tradizionale cinese al di là della
configurazione visibile presenta una struttura intima che lo
organizza e lo definisce. L'uomo possiede un campo
energetico che si presenta sotto forma di forze che i cinesi
chiamano soffi.
<6Tra
queste troviamo in rapida diffusione l'idroterapia, la
aromoterapia, l'osteopatia, l'erboristeria, l'iridologia,
ciascuna con il proprio modello ed i propri paradigmi.
<7E'
un metodo di diagnosi in cui la condizione patologica si
deduce toccando e premendo determinato parti del polso in
corrispondenza dell'arteria radiale e a seconda della
manifestazione del flusso del sangue si è ingrado di
risalire alla funzionalità e al potenziale energetico degli
organi interni.
<8Anche
per noi occidentali la nascita dell'ego è storicamente
ricostruibile. L'esperienza dell'io nella Grecia arcaica era
interpretata come l'esperienza di forze e messaggi divini;
all'epoca di Omero la nozione di un io autonomo, di un corpo
individuale e compatto era sconosciuta ai Greci. Una delle
categorie dello spirito umano, che noi siamo soliti
considerare innata, si è sviluppata molto lentamente nel
corso di lunghi secoli e attraverso numerose vicissitudini,
al punto da essere ancora oggi ai nostri giorni, fluttuante,
fragile, bisognosa di una ulteriore elaborazione. L'idea di
ego è da considerarsi come il risultato di una costruzione
storico-sociale.
<9Popper
ne "L'io e il suo cervello" ha proposto la
suddivisione dell'universo umano in tre mondi o universi
1)
Il mondo delle cose materiali esterne
2)
Il mondo delle esperienze vissute
3)
Il mondo costituito dalle cose dello spirito, prodotti
culturali, linguaggi, nozioni, teorie, comprese le
conoscenze oggettive.
<10Il
fatto che in occidente, tranne rari casi ai margini dei
paradigmi ufficiali, non venga usata la danza della pioggia
contro la siccità è significativo di un diverso
adattamento culturale all'ambiente. Attualmente la danza
della pioggia non rientra negli schemi della cultura
ufficiale dal momento che questa deve essere eseguita con
una preparazione adeguata nelle circostanze appropriate, tra
le quali troviamo la tradizionale organizzazione tribale e
gli atteggiamenti mentali corrispondenti.
<11La
distinzione Genotipo-Fenotipo risale al 1909 grazie
al genetista Joansen. Morin applica la teoria
dell'informazione a questa diade aggiungendo un terzo
termine, l'oikos (ambiente).
<12Roland
Fisher (1971) distingue tra due condizioni neurofisiologiche,
quali differenti vie d'accesso al sé, quella del risveglio
psicosomatico (ergotrofica, legata all'attività del sistema
parasimpatico), che ha come condizione estrema l'estasi, e
quella del rilassamento psicosoamtico (trofotrofica, legata
all'attività del sistema ortosimpatico), che ha come
condizione estrema il samadhi. Secondo Fisher dall'estasi e
dal samadhi si accede, benchè appartengano a polarità
opposte, alla condizione comune del sé.
<13Esistono
stretti paralleli tra questo approccio al mondo fenomenico
quale lo conosciamo nella vita di ogni giorno e il concetto
buddista di Maya, secondo il quale la realtà
oggettiva è una speciale forma di illusione metafisica. Ma
ricordiamo anche il mito della Caverna di Platone nel
quale si afferma che l'uomo ha accesso solo alle ombre
proiettate sulla parete oppure Giordano Bruno il quale
sosteneva che l'uomo è costretto in una Realtà
umbratile, che è solo l'ombra delle idee al mondo delle
quali si ha accesso solo attraverso una intuizione.
<14Per
Kant l'intelletto attraverso l'uso delle categorie organizza
le sensazioni provenienti dall'esterno in rappresentazioni.
Dunque la conoscenza del mondo avviene attraverso un
processo di interpretazione da parte del soggetto
conoscente.
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