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Anno III

Numero I

Gennaio - Marzo 1999

 

Proposte per una episteme degli stati "altri" di coscienza

 

 

P. Pracca*, M. Alloisio**

*Psicoterapeuta e Psicologo - Acqui Terme

**Etnologa - "Anthropos e Iatria"

 

Lo studio degli stati alterati o "altri" di coscienza rientra nell'idea di penetrare all'interno del mondo soggettivo evidenziandone gli aspetti più nascosti, che la nostra cultura "ufficiale" e la nostra realtà consensuale ritengono di interesse marginale. Eppure il 90% delle culture del nostro pianeta possiede una qualche forma di rituale, più o meno istituzionalizzato o riconosciuto, di alterazione della mente o se preferiamo di ricerca di una dimensione "altra". Come le popolazioni ad interesse etnologico anche la società occidentale, apparentemente refrattaria, possiede luoghi e momenti di catarsi individuale o collettiva in cui le dimensioni "altre" della coscienza si manifestano: gli acid parties, le febbrili cadenze musicali delle discoteche unite a luci psichedeliche, l'uso di droghe pesanti, il tifo negli stadi sono esempi di come possano esistere differenti modalità di coscienza. La diffusione in tutte le culture di stati di coscienza "altri" farebbe supporre una qualche loro importanza o utilità per l'uomo. Il problema che a mio parere merita di essere sollevato riguarda l'importanza da un punto di vista epistemologico, di queste diverse modalità di esperire il reale. Inoltre, quale legame può esistere fra lo studio degli stati "altri" di coscienza e il rapporto Soggetto/Oggetto, dal momento che le nostre interpretazioni della realtà non sono indipendenti dai nostri stati psichici profondi, i quali sono anch'essi, per parte loro, in un rapporto di interdipendenza rispetto ai nostri stadi bio-neuro-cerebrali? Per riprendere Tart (1975) si possono distinguere differenti livelli di coscienza oltre a quello ordinario di base. Lo stato ordinario di base è quello che sperimentiamo durante la veglia, indispensabile per la soppravvivenza nell'ambiente fisico regolato dal principio di non contraddizione. La coscienza ordinaria nella nostra cultura è caratterizzata da un alto grado di razionalità e da un grado relativamente basso di capacità immaginativa.

All'estremo opposto c'è una regione di spazio psicologico nel quale la razionalità è normalmente bassa o diversa; in ciò consiste ad esempio il sognare ordinario notturno, durante il quale noi creiamo l'intero mondo del sogno, tale spazio corrisponde a ciò che Morin (1986) nella Conoscenza della Conoscenza definisce Archi-mente, la quale conformemente al senso forte del termine archè presiederebbe all'attività produttrice dei miti e della rappresentazione fantastica. Per Fisher (1971) gli stati altri di coscienza si dividono in due classi<12: i primi sono gli stati di coscienza detti ergotropici, stati caratterizzati da un'iperattività psichica; essi possono essere indotti da droghe allucinogene ed esaltazioni mistiche. Gli altri, detti stati di coscienza trofotrofici, sono invece caratterizzati da una ipoattività psichica che, inducendo una desensibilizzazione progressiva agli stimoli esterni conduce, agli stati estatici dello zazen o del samadhi. Uno stato "altro" di coscienza è un nuovo spazio esperienziale dotato di proprietà sue proprie, una nuova strutturazione della coscienza, che possiede una propria coerenza e proprie leggi. Il termine "altro" deve essere inteso in senso puramente descrittivo senza lasciare spazio ad alcun giudizio di valore.

Gli stati "altri" di coscienza comprendono essenzialmente questi specifici caratteri:

- Percezione del tempo distorta rispetto a quella ordinaria o senso di atemporalità

- Spersonalizzazione e perdita del sé

- Attenuazione delle inibizioni

-Accresciuta empatia seguita da sensazioni come quella fondersi con altre persone od oggetti

-Prevalenza di pensieri basati sull'uso dell'analogia e della metafora con conseguente sospensione del principio di non contraddizione

L'induzione di uno stato "altro" o "alterato" di coscienza comporta due operazioni fondamentali; in primo luogo vengono applicate forze disgreganti allo stato ordinario di base (azioni di carattere psicologico e/o fisiologico). L'induzione può anche non funzionare nel caso in cui lo stato ordinario di coscienza sia caratterizzato da una forte stabilità; succede spesso con l'uso di sostanze psichedeliche o con l'ipnosi; esse sono tecniche di induzione, che consentono il raggiungimento di uno stato "altro" solo dopo che il soggetto sa come espandere la propria attenzione/consapevolezza e ha forti aspettative in questo tipo di esperienza. Ciò fa comprendere come nel campo degli stati "altri" sia importante l'aspetto psicologico e l'ambiente socioculturale nel quale esso viene esperito. Questo fatto ci permette di comprendere il perchè in certi gruppi di meditazione la funzione del maestro è anche quella di permettere all'adepto di riconoscere un certo tipo di esperienza in maniera tale che al pari dello studente di biochimica al quale viene insegnato come si osserva la coltura batterica disposta sul vetrino anche per lui possano essere ordinate impressioni ed esperienze altrimenti non decodificabili. Dopo il processo di induzione si applicano forze strutturanti psicologiche e fisiologiche finalizzate allo stato "altro" desiderato.

La descrizione del meccanismo grazie al quale si accede da uno stato ordinario di coscienza ad uno "altro" e quindi da quello "altro" a quello iniziale sfrutta il modello cibernetico della teoria dei sistemi riassumibile con uno schema ad anello in cui gli effetti sono in continuo e costante feed-back con le cause.

Stato ordinario--induzione forze disgreganti--disgregazione --transizione--Stato altro o alterato--disgregazione --transizione--Stato ordinario

I profeti del vuoto e il viaggio interiore

Fra gli stati "altri" di coscienza, che in questi anni sono stati studiati vi sono: l'ebbrezza da droga e da alcool, le visioni ESP, gli stati di trance dei medium, l'esperienza peritanatica della quasi-morte, il digiuno e la meditazione, i sogni guidati e la deprivazione sensoriale. Ci è sembrato interessante esaminare tre tipi di studio sugli stati "altri" compiuti negli Stati Uniti D'America. Il primo studio di cui vogliamo parlare è quello di Siegel (1978), che nel campo della sperimentazione con sostanze allucinogene notò come una certa dose di farmaco psico-attivo somministrata ad un gruppo di suoi "psiconauti" creasse in quel campione di persone immagini- prototipo medie. Dopo anni di minuziosi rilevamenti si scoprì che la mente umana tende a contenere solo un numero finito di visioni. Quando gli psiconauti chiudevano gli occhi e guardavano dentro di sé senza avere assunto droghe riferivano tonalità nere, bianche e violette, mentre sotto l'influenza di sostanze psichedeliche i colori predominanti erano il rosso e l'arancione; infine il T.H.C (tetraidrocannabinolo), il principio attivo della marijuana, produceva invece un azzurro freddo.

Sotto gli effetti dell'L.S.D e della mescalina gli psiconauti riferivano forme geometriche che diventavano sempre più complesse con il procedere del "viaggio". Man mano che l'esperienza si faceva più intensa, queste forme ruotavano e pulsavano cedendo poi il posto ad immagini più personali.

L'aspetto più importante di questi studi fu la seguente scoperta; sotto l'effetto di allucinazioni furono registrate quattro forme geometriche fondamentali e ricorrenti: la spirale, la galleria o l'imbuto, la ragnatela e la grata. Le visioni ottenute in laboratorio furono molto simili alle visioni di popolazioni i cui membri sono soliti all'interno di specifici rituali religiosi, all'uso di sostanze allucinogene; da queste ricerche sembrerebbe emergere il dato secondo il quale il nostro cervello fornirebbe immagini predeterminate in risposta a stimoli particolari. Siegel scoprì che nell'allucinazione si possono distinguere due fasi:

1) Fase geometrica, in cui vi è la prevalenza di figure colorate.

2) Fase in cui si presentano immagini strettamente personali, legate agli habitat psico-socio-culturali di compie questa esperienza

Questa seconda fase, a differenza della prima, non si presta ad un sistema di classificazione scientifica, perchè la mente è come se attingesse ad un catalogo di forme ed impressioni interne e strettamente soggettive. Ad una conclusione simile a quella di Siegel (1978) giunse Lilly (1981;a), il quale qualche anno prima considerò un classico enigma filosofico e neurologico: che cosa accadrebbe al cervello se venisse deprivato di ogni imput sensoriale? Egli cercò di darvi una risposta usando tecniche eterodosse.

Negli anni 50 la maggior parte degli scienziati e degli psicologi comportamentisti supponeva che in assenza di stimolazioni si sarebbe registrata una mancanza dell'attività coscienziale, ma, in seguito ad esperimenti effettuati alcuni anni dopo su soggetti posti all'interno di stanze buie, senza che giungesse loro alcuno stimolo esterno, si osservò che la loro attività psichica subiva un notevole incremento.

Lilly (1981;b) negli anni sessanta propose una variante agli esperimenti classici di deprivazione sensoriale ideando una vasca di isolamento (vasca emozionale), buia, isolata acusticamente, con all'interno un liquido a concentrazione ultrasalina, che secondo lui, avrebbe dovuto ricreare per coloro che la provavano, le condizioni della vita intrauterina.

Dai primi esperimenti emerse che; il cervello, anzichè risultare vuoto di impressioni, fu soggetto ad una sovrapproduzione di stati di coscienza non ordinari come trance, illuminazioni mistiche e viaggi extracorporei. In seguito a queste esperienze Lilly (1981;a) combinò per la prima volta il soggiorno nella vasca di isolamento con l'assunzione di LSD conoscendo esperienze alluciantorie ancora più forti. Dopo queste esperienze Lilly (1981;b) sposò la teoria radicale del cervello implicante la consapevolezza di un principio esistente al di fuori della struttura del cervello fisico; in termini religiosi questa è l'idea di un'anima che usa il corpo:

" Viaggiai nel mio cervello, osservando i neuroni e le loro attività...Mi mossi in dimensioni sempre più piccole fino ai livelli quantici, e osservai il gioco degli atomi nei loro vasti universi, i loro vasti spazi vuoti e le forze fantastiche in gioco in ciascuno dei nuclei lontani, con le loro nubi orbitali di elettroni, di forza di campo...Era veramente spaventoso vedere verificarsi l'effetto tunnel e gli altri fenomeni del livello quantico" ( Da Lilly. J, - (1981;a) The center of the cyclone).

Questa concezione estremamente impopolare negli ambienti scientifici, riprendeva quella di Pearce (1973; 1974) e da Moody (1976). Ciò che emerse da questi studi eterodossi fu che l'uomo non coincide unicamente con l'attività del cervello e neppure con il suo corpo in quanto in noi sarebbe presente un'essenza spirituale distinta da un supporto corporeo. Un altro studio a nostro parere interessante fu quello compiuto da S. La Berge (1981) sul sogno lucido. Dal 1953 si sapeva che il sonno con sogni è associato a caratteristici rapidi movimenti oculari (Rem), i quali vengono facilmente rilevati da un sensore posto sotto gli occhi del sognatore. Se era veramente possibile essere coscienti durante il sogno, riflettè La Berge, perchè il sognatore non poteva comunicare al mondo esterno e perchè non poteva usare i propri movimenti oculari come dizionario? Si avvalse così dell'aiuto di un polinografo, un dispositivo simile a una macchina della verità, che controlla automaticamente i movimenti dei muscoli degli occhi e altri segnali fisiologici; ad ogni sogno lucido, gli occhi si muovono in una sequenza predisposta: sinistra-destra-sinistra-destra. Quando in seguito si esaminarono le registrazioni, ecco che fra i tracciati dell'EEG e gli irregolari movimenti degli occhi consueti del sonno Rem fu possibile scorgere il messaggio codificato. In seguito a questa esperienza La Berge elaborò una tecnica di induzione dei sogni chiamata MILD (mnemonic induction of lucid dreams) in grado di permettere a chi l'applicava di trasformare sogni normali in sogni lucidi. Il semplice criterio di licidità coincise con la capacità di essere in grado di creare le situazioni del sogno con un atto di volontà. Il fine di questa tecnica fu quello di istituire un raporto fra la realtà dei sogni lucidi e quella della veglia. Ulteriori sviluppi fecero sì che il sogno lucido funzionasse come un laboratorio in cui si potevano simulare esperienze e situazioni che in uno stato di veglia avrebbero causato un impatto emotivo insormontabile, mentre in questa realtà autoindotta e virtuale potevano essere trattati blocchi emozionali altrimenti non contattabili.

Lo stato "altro" di coscienza e la realtà noumenica

La ricerca di stati di coscienza alternativi a quello ordinario, evidenziata dagli esperimenti soprariportati e presente nella stragrande maggioranza delle tradizioni religiose ed esoteriche, può essere interpretata come il tentativo di afferrare porzioni di realtà diverse o superiori ed è in pratica il sogno millenario di rompere la circolarità della conoscenza umana superando la ricorsività dei processi logico/razionali. Per molti ambiti culturali, infatti, taluni stati alterati dovrebbero condurci alla comprensione di una realtà al di là del conoscibile; l'estasi, ad esempio, per molte tradizioni religiose sarebbe una modalità della coscienza nel porsi in relazione con la presunta realtà noumenica. Come appare evidente, si pone il problema gnoseologico per eccellenza e cioè: quali sono i limiti della conoscenza umana ed è possibile superare il nostro punto di vista parziale costituito dal nostro ordinario apparato categoriale?

Secondo Godel ciò non è possibile in quanto nessun sistema cognitivo può conoscersi esaustivamente nè convalidarsi completamente a partire dai propri strumenti di conoscenza.

L'allucinazione, la follia, il delirio mistico rappresentano le porte di accesso a meta-punti di vista o sono piuttosto, al pari dello stato ordinario, i risultati di interpretazioni, seppur diversi della stessa realtà fenomenica percepita ad un livello di maggiore complessità? In uno stato di coscienza superiore (o più correttamente diverso) si approda ad una esperienza diretta della verità/realtà, come afferma la visione radicale della mente, o si ha semplicemente una lettura differente degli imput sensoriali che riceviamo dall'ambiente? Alcuni di questi, come sappiamo (droghe, alcool, tecniche di meditazione, musiche), eliminano le categorie distintive del nostro universo fenomenico (oggetto/soggetto, spazio/tempo) fornendone un'interpretazione alternativa in cui parrebbe possibile l'esperienza di un'unità che da molte tradizioni religioso/iniziatiche viene indicata come la verità. A questo proposito ci sembra opportuno ricordare che quanto scrisse Kant ne "I prolegomeni ad ogni futura metafisica" a proposito della ricorsività del sapere emerge in tutta la sua drammaticità

:

"Tutte le rappresentazioni della sensitività vengono riferite ad una coscienza per la quale è possibile pensare solo attraverso regole che, per mezzo loro, è possibile l'esperienza da tenersi ben distinta dalla conoscenza degli oggetti in sé. Ma come sia possibile questa speciale proprietà della nostra sensitività o quella del nostro intelletto e della appercezione necessaria che sta a fondamento di questo e di ogni pensiero non si può dare una risposta nè una soluzione dal momento che per ogni risposta e per ogni pensiero degli oggetti si ha sempre bisogno di tali leggi le quali stanno a priori a fondamento della sua possibilità."

Secondo Kant quindi le leggi innate del pensiero impedirebbero la percezione della cosa in sè. Questo pessimismo gnoseologico, secondo molte tradizioni iniziatiche, sarebbe superabile in virtù di tecniche indotte o auto-indotte che dovrebbero favorire il raggiungimento di un meta-punto di vista (Nirvana, Samadhi, Stato Diretto, Tao) ottenuto il quale sarebbe possibile sospendere le categorie kantiane dello spazio, del tempo e della causalità.

Questa credenza, comune a gran parte delle discipline spirituali, ritiene che l'essere umano sia ordinariamente in uno stato di coscienza connotabile da termini come: illusione, sogno ad occhi aperti, ignoranza, maya (l'insegnamento di Budda, ad esempio, definisce lo stato ordinario di coscienza come uno stato di sofferenza e di intrappolamento nelle forme e nei deliri della nostra mente)<13 superabile attraverso quelle che Maslow (1971) ha definito le "esperienze di vetta" in cui, per lo meno provvisoriamente, si trascenderebbe la condizione samsarica della coscienza ordinaria e quindi si raggiungerebbe la verità. A nostro parere, occorre, tuttavia distinguere l'idea di verità scientifica dal sentimento di verità che, come afferma Morin (1986), aggiunge una dimensione affettivo/esistenziale all'idea di vero. Nel campo delle esperienze mistico religiose siamo nell'ambito di una verità religiosa nel senso etimologico del termine "religo": essa "religat", lega l'essere umano all'essenza del reale stabilendo, più che una comunicazione una comunione.

Come si evince dai ragionamenti precedenti coesistono due atteggaimenti diversi: da una parte quello che fa appello a un sentimento di verità e ritiene certe esperienze coincidenti con la realtà noumenica; dall'altra il riduzionismo neurofisiologico di chi sostiene la causa organica degli stati mentali religiosi. Il nostro studio vuole invece seguire una terza prospettiva. L'aiuto a nostro parere è offerto da Maturana il quale afferma che la cognizione è un processo dipendente dal soggetto e, in quanto fenomeno individuale, subordinata all'autopoiesi del soggetto conoscente. Quindi dal punto di vista epistemologico, secondo questo modello interpretativo, non vi sarebbe alcuna differenza qualitativa fra uno stato ordinario di coscienza e uno "altro" in quanto noi vivremmo perennemente in uno stato di realtà virtuale per cui risulta indifferente stabilire lo status ontologico di un evento psichico. L'aspetto fondamentale di questo ragionamento sta nel significato che un qualsiasi evento psicologico assume per colui che ne fa esperienza all'interno di un determinato habitat bio-psico-socio-culturale . Cade così la logica del "non è reale" a favore di un atteggiamento che distingua tra percezioni con oggetto comune e percezioni senza oggetto comune come ad esempio avviene con l'allucinazione; ciò che in essa manca come ricorda Borgna (1995) è ciò che viene comunemente ascoltato, visto o toccato (da ciascuno di noi).

"Non c'è più nell'allucinare un orizzonte di senso comune e non-privato ("pubblico") che consenta a chi allucina e a chi- non-allucina una comune regione di significati e di esperienze sensoriali."

(da Come se finisse il mondo di E. Borgna p.)

Ciò che noi percepiamo inteso come l'insieme degli imput sensoriali in entrata si può forse paragonare a quello che in linguistica è conosciuto con il termine di significante mentre il significato è ciò che noi soggettivamente o collettivamente attribuiamo al significante in un processo in cui il significato di cui si carica il percetto è strettamente legato alla realtà consensuale nella quale ciascuno di noi vive.

Questo dialogo tra l'io e il mondo postula una circolarità che fa dell'io e del mondo una sola unità di significazioni in cui il soggetto costruisce l'oggetto in maniera kantiana<14 e l'oggetto costruito retroagisce sul soggetto modificandolo a sua volta. Questa interpretazione che offre al modello kantiano della conoscenza il soccorso della teoria dei sistemi è un ipotesi di lavoro sulla quale penso valga la pena soffermarsi.

All'interno della grande famiglia psicanalitica c'è una corrente di pensiero che vede gli stati "altri" di coscienza aspetti fondamentali dell'esistenza umana: mi riferisco alla psicologia transpersonale. Avendo come substrato la teoriaj unghiana e quella della psicologia umanistica, la psicologia transpersonale si configura come un aspetto integrale che riconosce l'essere umano come unità di mente, corpo e spirito. In questo contesto lo sviluppo appare come il superamento di uno stadio personale dominato dagli influssi culturali d'appartenenza e da abitudini egocentriche, verso uno stadio transpersonale dove si esprimono le qualità spirituali di creatività, di saggezza e comprensione empatica. Questo stadio è inoltre caratterizzato dal superamento della coscienza duale percepiente la realtà in maniera frammentaria e dallo sviluppo di una consapevolezza intuitiva che è insieme unitiva ed olistica cioè integrativa di opposti e riconoscente l'integrazione dinamica dei sistemi viventi. Inoltre nella psicologia transpersonale, la conoscenza intuitiva appare collegata al Sè, una sorta di principio trascendente e immanente nello stesso tempo, che costituirebbe il nucleo della persona, ma anche il fine di tutto il processo di individuazione dell'essere umano. Quello che ci preme sottolineare in una visione di questo tipo è l'imprescindibilità delle "esperienze di vetta" per una corretta crescita ed il raggiungimento di un livello esistenziale che consenta all'uomo di vivere in maniera armonica la realzione con se stesso, con gli altri e col mondo.

Note bibliografiche:

Borgna, E., (1995) Come se finisse il mondo, Feltrinelli, Milano.

Fischer, R., A Cartography of the Ecstatic and meditative States in Science, 174, 1971 pp. 897-904.

Kant, I., (1783) Prolegomena zu einerj eden kunftigen Metaphysik die als Wissenschaft wird aufreten konnen, Hartknoch, Riga.

La Berge, S., Lucid Dreaming: directing an action as it Happens, in "Psychology Today, Je", 1981.

Lilly, J.C.(1981), The center of the cyclone: an autobiography of inner space, Bantam Books, ,New York.

Lilly, J.C.,(1981) The scientist, Bantam Books, New York,.

Maslow, A., (1962) Toward a Psychology of Being, Van Nostrand Reinhold, Princeton.

Maturana, H.R., (1980) Autopoiesis and cognition. The realization of the living, , by D. Reidel Publishing Company, Dordrecht, Holland.

Moody, R.,(1976) Life after life, Bantam/Mockinbird Books, New York.

Morin. E., (1986) La methodè. III. La connaisance de la connaisance, by Editions du Seuil, Paris.

Pearce, J., (1973) The crack the cosmic Egg,, Simon & Schuster, New York.

Pearce, J., (1974) Exploring the crack in the cosmic Egg, Julian Press, New York.

Siegel, R.K., Allucinazioni, in Le scienze, 113, Gennaio 1974, pp. 88-96.

Tart, C.T., (1975) States of Consciusness, E.P. Dutton & Co., New York.

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<1Farfalla il cui ciclo vitale è di sole 12 ore

<2Un paradigma è un'acquisizione intellettuale che sta alla base della normale ricerca scientifica e polarizza e guida stabilmente l'attività di una comunità di ricercatori. E' una teoria di portata abbastanza ampia da influenzare l'organizzazione della maggioranza o di tutti i fenomeni conosciuti nel suo campo.

Spesso un paradigma diviene una struttura implicita per la maggioranza degli scienziati che non pensano al suo valore relativo e provvisorio; per questa ragione, secondo Kuhn, un paradigma può fungere da paraocchi e diventare un fattore principale nella mancanza di comunicazioni efficace durante i confronti tra paradigmi.

<3Il concetto di Qi non ha equivalenti nella nostra lingua. Spesso viene tradotto con energia, termine che tuttavia non ne esprime tutta la complessità. In senso lato, il Qi è la forza vitale presente all'interno dell'organismo umano, che comprende tutte le attività della vita: spirituali, emotive, mentali e fisiche.

In senso più ristretto il termine Qi assume significati diversi a seconda del ruolo che svolge nel processo vitale, per esempio: costituzionale o Jing Qi; nutritivo o Yin Qi; difensivo o Wei Qi. Esso è usato dalla medicina cinese in un modo molto sottile per descrivere i vari modelli di flusso e di fluttuazione dell'organismo umano, oltre che gli scambi continui fra organismo e ambiente. Esso non si riferisce ad una qualsiasi sostanza particolare, ma sembra piuttosto rappresentare il principio del flusso in quanto tale, che, nella concezione cinese è sempre ciclico.

<4Il modello biomedico è saldamente radicato nel pensiero Cartesiano in cui spicca la netta separazione fra corpo ed anima, unitamente all'idea che il corpo è una macchina che può essere compresa completamente in funzione della disposizione e del funzionamento delle sue parti.

<5Il corpo per la medicina tradizionale cinese al di là della configurazione visibile presenta una struttura intima che lo organizza e lo definisce. L'uomo possiede un campo energetico che si presenta sotto forma di forze che i cinesi chiamano soffi.

<6Tra queste troviamo in rapida diffusione l'idroterapia, la aromoterapia, l'osteopatia, l'erboristeria, l'iridologia, ciascuna con il proprio modello ed i propri paradigmi.

<7E' un metodo di diagnosi in cui la condizione patologica si deduce toccando e premendo determinato parti del polso in corrispondenza dell'arteria radiale e a seconda della manifestazione del flusso del sangue si è ingrado di risalire alla funzionalità e al potenziale energetico degli organi interni.

<8Anche per noi occidentali la nascita dell'ego è storicamente ricostruibile. L'esperienza dell'io nella Grecia arcaica era interpretata come l'esperienza di forze e messaggi divini; all'epoca di Omero la nozione di un io autonomo, di un corpo individuale e compatto era sconosciuta ai Greci. Una delle categorie dello spirito umano, che noi siamo soliti considerare innata, si è sviluppata molto lentamente nel corso di lunghi secoli e attraverso numerose vicissitudini, al punto da essere ancora oggi ai nostri giorni, fluttuante, fragile, bisognosa di una ulteriore elaborazione. L'idea di ego è da considerarsi come il risultato di una costruzione storico-sociale.

<9Popper ne "L'io e il suo cervello" ha proposto la suddivisione dell'universo umano in tre mondi o universi

1) Il mondo delle cose materiali esterne

2) Il mondo delle esperienze vissute

3) Il mondo costituito dalle cose dello spirito, prodotti culturali, linguaggi, nozioni, teorie, comprese le conoscenze oggettive.

<10Il fatto che in occidente, tranne rari casi ai margini dei paradigmi ufficiali, non venga usata la danza della pioggia contro la siccità è significativo di un diverso adattamento culturale all'ambiente. Attualmente la danza della pioggia non rientra negli schemi della cultura ufficiale dal momento che questa deve essere eseguita con una preparazione adeguata nelle circostanze appropriate, tra le quali troviamo la tradizionale organizzazione tribale e gli atteggiamenti mentali corrispondenti.

<11La distinzione Genotipo-Fenotipo risale al 1909 grazie al genetista Joansen. Morin applica la teoria dell'informazione a questa diade aggiungendo un terzo termine, l'oikos (ambiente).

<12Roland Fisher (1971) distingue tra due condizioni neurofisiologiche, quali differenti vie d'accesso al sé, quella del risveglio psicosomatico (ergotrofica, legata all'attività del sistema parasimpatico), che ha come condizione estrema l'estasi, e quella del rilassamento psicosoamtico (trofotrofica, legata all'attività del sistema ortosimpatico), che ha come condizione estrema il samadhi. Secondo Fisher dall'estasi e dal samadhi si accede, benchè appartengano a polarità opposte, alla condizione comune del sé.

<13Esistono stretti paralleli tra questo approccio al mondo fenomenico quale lo conosciamo nella vita di ogni giorno e il concetto buddista di Maya, secondo il quale la realtà oggettiva è una speciale forma di illusione metafisica. Ma ricordiamo anche il mito della Caverna di Platone nel quale si afferma che l'uomo ha accesso solo alle ombre proiettate sulla parete oppure Giordano Bruno il quale sosteneva che l'uomo è costretto in una Realtà umbratile, che è solo l'ombra delle idee al mondo delle quali si ha accesso solo attraverso una intuizione.

<14Per Kant l'intelletto attraverso l'uso delle categorie organizza le sensazioni provenienti dall'esterno in rappresentazioni. Dunque la conoscenza del mondo avviene attraverso un processo di interpretazione da parte del soggetto conoscente.