Associazione

    

Rivista online

    

 

    

 

 

 

Anno III

Numero III

Luglio - Settembre 1999

 

PIANTE E TUMORI

DALLA FITO-ONCOLOGIA EMPIRICA

ALLE TERAPIE SCIENTIFICAMENTE ACCREDITATE

Dott. Fernando Piterà

Medico Chirurgo — Dottore in Scienze biologiche h.c.

Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie - Genova


Non dimentichiamo che tutte le credenze popolari,
anche quelle apparentemente più assurde,
si fondano su fatti reali, ma trascurati.
Disdegnarle significa perdere le tracce di una scoperta
".

(Alexander Von Humboldt)

Per questo numero della rivista mi era stato chiesto di scrivere un articolo sull’efficacia terapeutica delle piante medicinali nella cura dei tumori. L’argomento, oltre che essere di estremo interesse e attualità, presenta non poche difficoltà data l’ingente mole di lavori ormai presente in letteratura. Avrei pertanto potuto sviluppare l’argomento a temi monografici occupandomi di una pianta medicinale alla volta, oppure fare una rassegna delle più importanti e recenti acquisizioni sull’argomento. Lo scopo di questo lavoro, sarà pertanto quello di passare in breve rassegna alcune tra le piante medicinali con attività antimitotica che presentano una possibile utilizzazione nella cura delle varie forme tumorali; dal più antico Colchicum autumnale al Podophyllum peltatum, dalla Vinca rosea (Catharanthus roseus) sino ai derivati semisintetici ottenuti da alberi del genere Chelidonium majus Taxus baccata e brevifolia e ai meno noti ma altrettanto importanti Pittosporum toriba e Chamaerops excelsa. Mentre raccoglievo dati e riordinavo le idee per scrivere sull’argomento, nella mente mi appariva sempre più chiaro che le indicazioni "scientifiche" modernamente attribuite ad ogni singolo vegetale, nella stragrande maggioranza dei casi, altro non erano che la "nuova etichetta" di un lontano sapere. Qualcuno mi accuserà di voler polemizzare a tutti costi, visto che la Fitoterapia, da sempre ignorata dalla scienza ufficiale come molte altre metodiche terapeutiche, è finalmente entrata (dopo qualche secolo di quarantena) nella ortodossa famiglia delle "terapie scientificamente accreditate". Ma come si fa a ignorare e dimenticare che molti degli gli stessi feroci detrattori di un tempo, sono oggi diventati i promulgatori e i paladini di questo nuovo campo di ricerca? Non molto tempo fa si assisteva in programmi televisivi sulle medicine definite "alternative" a battute di spirito del tipo che curarsi col prezzemolo, basilico ed erbette varie non poteva certo nuocere a nessuno, semmai bisognava stare attenti a non confonderle con la cicuta; come a dire che se con basilico e prezzemolo si poteva condire qualche pietanza, non sempre curarsi in modo naturale poteva essere scevro da rischi! Il che equivale a dire che le piante medicinali o non fanno nulla o avvelenano! Ebbene gli stessi intelligentoni, tra i quali colleghi o tecnici esperti in ricerca farmacologica forse ignoravano o facevano finta (voglio sperare) che oltre il 60% dei farmaci attualmente in commercio altro non sono che la brutta copia di sintesi di ciò che in natura esiste già dalla notte dei tempi. Potrei stancare il lettore con una interminabile lista di farmaci ancora in uso da più di un secolo e mai sostituiti da nessuna molecola farmacologica di sintesi o mai scaturita dalla più avanzata ricerca tecnologica in grado di sostituirla! La moderna fitoterapia rimette oggi in vigore rimedi antichi la cui efficacia è altrettanto attiva delle droghe chimiche e che per secoli sono stati ferocemente boicotatti o relegati al ruolo di cenerentole della terapia, etichettati come "farmaci della nonna" o rimedi da donnicciole.

E’ possibile affermare che la Fitoterapia è contemporanea alla comparsa dell’uomo. Da millenni la specie umana utilizza in tutto il mondo numerose piante a scopo alimentare e terapeutico. Probabilmente mediante avvelenamenti accidentali, svariate prove e l’osservazione di animali che si nutrono di particolari piante solo in determinate circostanze, a poco a poco l’uomo imparò a conoscere le proprietà dei vegetali e a distinguere le piante da quelle che potevano essere utilizzate come alimento o come rimedio. Non esiste infatti civiltà che non abbia legato il suo stato di conoscenza dell’uomo e della natura all’arte di guarire. In tutte le scoperte terapeutiche che si sono avvicendate nel corso dei millenni sino a quelle contemporanee esiste un profondo legame e sembra che esse siano collegate tra di loro da un unico denominatore ad una tradizione millenaria. Rimedi conosciuti e utilizzati in passato vengono oggi riscoperti per entrare a far parte di nuovi presidi farmacologici.

Erroneamente si crede che sia stata la scienza ufficiale ad insegnarci ad utilizzare le proprietà terapeutiche delle piante medicinali e a scoprirne le virtù curative: in realtà, solo in epoca molto recente la scienza "ufficiale" ha rapidamente assimilato le conoscenze accumulate in secoli di storia della terapia che l’hanno preceduta, raccogliendo spesso immeritate benemerenze per aver prima osteggiato e definite ciarlatanesche certe pratiche fitoterapiche e poi per aver dato, ravvedendosi, contenuto e rigore scientifico a "scoperte" di un lontano sapere. Per ciò che riguarda le piante medicinali dotate di attività antimitotica e antineoplastica queste sono note da lungo tempo per essere state utilizzate in medicina popolare - o come oggi si usa dire in etnomedicina - ancora prima che se ne comprendesse pienamente il loro meccanismo d’azione.

In realtà, la moderna farmacologia occidentale ha una storia recentissima, compresa nell’arco di tempo di poco più di un secolo e potrebbe essere riassunta, per quanto riguarda i farmaci di derivazione naturale, in un breve elenco di nomi di sostanze tuttora in uso o con indicazioni terapeutiche ancora attuali. A titolo di solo esempio ricordiamo il chinino (1643), la digitale (1785), la morfina (1803), la colchicina (1763), l’ergotamina (1804), la nicotina (1828), la codeina (1832), l’acido salicilico (1827), l’atropina (1831), la pilocarpina (1874), la fisostigmina o eserina (1855), la cocaina (1880), l’acido acetilsalicilico (1899), l’efedrina (1924), il curaro (1932), la penicillina (1941). Ma come dimenticare l’ajmalina, gli antociani e antocianosidi, gli antrachinoni, l’apomorfina, l’arbutina, il balsamo del Perù, la bleomicina, la bromelina, la caffeina, il carotene e i carotenoidi, la chinidina, la clorochina, la colchicina, il cortisone, il creosoto, le cumarine, la curcumina, la diacereina, la digitossina, la digotossina, la digossina, la diidroergocristina e diidroergotamina, la diosmina, l’emetina, l’ergonovina, l’ergotamina, l’escina, l’eugenolo, il farnesolo, i flavonoidi, il guajacolo, gli idrochinoni, l’idrossiantracene, l’ipecacuana, la katina, la leucoblastina, la lobelina, la lorajmina, il mannitolo, la metilergotamina, il metisergide maleato, la mitomicina, le mucillagini, la papaina, la papaverina, il piretro, la podoffillina, la quecetina, la reserpina, la rutina, le saponine, la silimarina, la stricnina, la strofantina, i sucralfati, il taxolo, il tiocolchioside, la vinblastina, la vinburnina, la vincaleucocristina, la vincristina, la vincamina, la warfarina? Era solo per fare qualche nome tra quelli che la memoria mi suggerisce all’istante tra i molti farmaci che sono di derivazione vegetale. Le sostanze ormonali e gli steroidi presenti in alcune piante hanno struttura simile a quella presente nell’uomo: il progesterone, per esempio, è il precursore degli ormoni maschili e femminili e possiede una struttura che è correlata a quella del colesterolo e del cortisolo. Un classico esempio sono le sostanze steroidee che costituiscono la struttura di base del cortisone e dei contraccettivi. Nel recente passato sia il cortisone che gli anticoncezionali venivano estratti dalle radici di Dioscorea villosa che era a tale scopo estesamente coltivata in Messico. Ricordiamoci che la Digitale, per più di due secoli, è stata, ed è tuttora un insostituibile farmaco cardiologicamente attivo (e non solo). La stessa cosa dicasi per lo Strofanto. Citiamo ancora l’efedrina ricavata da Ephedra vulgaris, la china e i derivati chininici, gli alcaloidi della Secale cornuta, la Rauwolfia serpentina per la cura dell’ipertensione e strati depressivi. Gli esempi si sprecherebbero sino ad occupare interi volumi, ma per arrivare in tema di neoplasie, le piante si sono dimostrate anche in questo campo altamente attive con i loro principi. Cosa farebbe un anestesista e quindi il chirurgo senza l’atropina e il curaro? Cosa farebbero gli oncologi senza vincristina e vinblastina visto che queste due sostanze entrano a far parte di almeno una dozzina di protocolli polichemioterapici antitumorali in varie combinazioni con doxorubicina, 6-mercaptopurina, bleomicina, ciclofosfomide, etoposide, cisplatino, metrotexate, mecloretamina, procarbazina, dactinomicina e prednisone ? E non dimentichiamo che pure la bleomicina , la daunirubicina, la mitomicina C, e la mitramicina sono state isolate da piante inferiori o funghi. Eppure, anche la Vinca rosea, dalla quale queste sostanze sono state isolate, era ritenuta dai sapientoni di turno "un’erbetta." A tal proposito mi è caro ricordare come Luigi Oreste Speciani, straordinaria figura di medico e padre della Medicina Integrata in Italia, facesse notare che fino agli inizi degli anni sessanta era considerata ciarlataneria somministrare decotti di Vinca rosea e peruviana ad ammalati di cancro, secondo l’antica medicina popolare peruviana, sino a che gli alcaloidi purificati Vincristina e Vinblastina entrarono nella pratica medica di tutti i centri anticancro del mondo con l’etichetta di "Scienza", anche se di diverso da prima non c’era che il vetro del flaconcino.

Da qualche tempo una nuova scienza l’Etnomedicina si dedica a studiare affannosamente, prima che sia troppo tardi, l’immane moltitudine di rimedi vegetali ignoti ai più, ma utilizzati con successo da popolazioni che abbiamo arrogantemente considerate "selvagge". Così intere troup di competenti specialisti finanziati da governi e multinazionali del farmaco hanno dovuto riconoscere l’esistenza di una "scienza botanica" di gran lunga superiore alla nostra, rimanendo attoniti dalla conoscenza così profonda delle immense possibilità del mondo vegetale che si può riscontrare in quelle popolazioni non ancora del tutto raggiunte o rovinate dalla civilizzazione bianca. Mi riferisco ad esempio agli indiani dell’America del Sud o ad alcune tribù africane. E’ stato infatti necessario creare una nuova disciplina, l’Etnobotanica appunto, per individuare, studiare e catalogare una seppur minuscola parte di dati così preziosi che sarebbero andati sicuramente persi. Un tentativo estremo, dell’ultima ora, per reintegrare nel nostro patrimonio culturale e biologico ciò che la "Scienza" ufficiale da sempre ha presuntuosamente escluso e di cui aveva perso persino il ricordo. Diversi ricercatori hanno finalmente capito che il recupero di antiche culture tribali poteva essere di grande utilità per identificare ed estrarre dalle piante nuovi rimedi, da sempre utilizzati nelle tradizioni popolari, trasmesse di generazione in generazione solo oralmente. L’occasione di recuperare questa conoscenza si va però rapidamente perdendo poiché molte di tali culture tribali stanno scomparendo ed interi gruppi etnici hanno perdudo o stanno perdendo il loro tradizionale modo di vivere, e con esso, la conoscenza fitoterapica. In questo tipo di conoscenza, in questa "selvaggia scienza del concreto" - non frammentaria come la nostra ufficiale e astratta scienza (astratta perché paradossalmente avulsa ed estrapolata dall’uomo e dal suo sentire), il campo del sapere è paradossalmente più unitario e coagula piante e animali, uomini e dei, naturale e sovrannaturale, visibile e invisibile, coesi da molteplici legami, sottili ma percettibili, solidi, concreti.

Per secoli e secoli, nozioni della tradizione risalenti alla notte dei tempi e osservazioni empiriche hanno coesistito l’una accanto alle altre nel grembo di un sapere unitario non necessariamente antitetico. Col passare del tempo, si venne però a creare una profonda scissione che diede vita a due diverse correnti di pensiero; la seconda e più recente, basata sulla sperimentazione pratica e sulla cartesiana teoria razionale che si costituì a partire da questa, pretese poi arrogantemente, una volta sicura di se stessa, di detenere il monopolio della verità, proclamando l’inutilità della tradizione, del sapere e della "conoscenza" che non fosse "scienza", tacciando di eresia tutto ciò che non si accordava più con il nuovo metodo scientifico. Figlia dell’impostazione meccanicistica e positivistica del Sapere, la Medicina scientifica nasce e si afferma come cultura analitica. Tutto il pensiero medico-filosofico occidentale diviene, dopo il "trauma Galileiano", refrattario ad ogni substrato di empirismo. Crollato il mito dei "testi sacri", tutto il sapere viene messo in dubbio; ogni nozione e argomentazione viene riesaminata, misurata, analizzata. Si frantuma così irrimediabilmente il sapere delle tradizioni. La conoscenza trasmessa oralmente nei secoli, di generazione in generazione, le tradizioni culturali e terapeutiche di interi gruppi etnici, saranno spazzate vie dal nuovo fervore intellettuale illuminista. Le scienze mediche saranno presto e a lungo influenzate dal pensiero di Erlich, Morgagni e Virchow. Il secolo positivista della chimica e dell’anatomia patologica non potrà più tollerare nessuna Medicina che non sia sperimentale e critica. Anche la patologia e la fisiopatologia diventano i cardini e le nuove fondamenta di un sapere sempre più tecnicistico, il quale, nel delirio esaltante di scoperte sempre nuove, rischia di inseguire il mito dell’uomo artificiale.

Tuttavia molti dati e troppe variabili rimanevano fuori del campo, singolarmente limitato, di investigazione scientifica: infatti ogni volta che la Scienza è incapace di dare una spiegazione ad un qualsiasi fenomeno, quest’ultima preferisce infatti ignoralo o si limita a rifiutarlo, come se non esistesse. Ben presto però, così come sempre succede con tutte le "vere", le "uniche", le "perfette" e "inconfutabili" ortodossie, siano esse scientifiche, religiose o politiche, queste prima o poi devono eliminare l’avversario, e sappiamo quali mezzi esse in genere siano capaci di utilizzare a tal fine.

La distanza che si è creata tra l’uomo e il mondo della natura ha fatto si che egli perdesse la certezza sovrana che guida invece automaticamente altri esseri viventi nell’utilizzazione del loro ambiente. In realtà, ciò che oggi sembra così inaccettabile non sono le conclusioni a cui molti nostri predecessori erano giunti ma il principio filosofico sul quale si basava il loro metodo. Già molto tempo fa gli uomini di "scienza" hanno rifiutato tutte queste "insulsaggini", gettando via preziose opportunità. Ma l’universo ha senso solo per chi sa leggere i segni che esso contiene, per chi sa entrare in sintonia con questo sistema di sottili corrispondenze, in cui segni e simboli rappresentano segreti soltanto agli occhi e alle menti presuntuose che non si fidiamo più di nessun ordine, se non quello che ingenuamente o arrogantemente pensano di aver essi stessi instaurato.

DALL’ETONOMEDICINA ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Conclusioni

Esiste una notevole varietà di composti vegetali capaci di impedire la mitosi cellulare. Molti di questi composti sono derivati da piante superiori dei più svariati generi e tutti sono potenzialmente utilizzabili come antitumorali. Alcuni, come la vinblastina e la vincristina (Caiharanthus roseus), sono già estesamente impiegati e rappresentano i primi farmaci antineoplastici ad essere stati introdotti in terapia e tuttora fanno parte della maggioranza dei protocolli polichemioterapeutici in tutto il mondo. Un altro composto vegetale, il paclitaxel (Taxus brevifolia) è stato utilizzato in questi ultimi anni e promette di contribuire significativamente al progresso della terapia del carcinoma ovarico epiteliale; un suo derivato semisintetico ancora più recente, il docetaxel, ha dimostrato di essere particolarmente efficace nel trattamento del cancro mammario metastatizzato resistente alle antracicline.

Nella ricerca biologica e farmaceutica la Fito-oncologia è un campo di indagine ancora tutto da esplorare, soprattutto se consideriamo che delle oltre 600.000 specie vegetali esistenti sul nostro pianeta soltanto il 5% di esse sono state sinora studiate specificamente dal punto di vista chimico e farmacologico, potremo allora renderci conto del grande e inesauribile potenziale terapeutico che la natura ancora nasconde e ci offre spesso casualmente, oppure con indicazioni che appartengono già alla tradizione secolare. Ma la cosa più stimolante è che, come spesso è avvenuto in passato, i composti di origine vegetale sicuramente attivi, oltre al loro valore terapeutico, hanno fornito spunti e caratteristiche per servire da modello e da incentivo per ulteriori settori della ricerca che possono accrescere le probabilità di individuare nuovi farmaci in grado di contribuire al progresso della terapia. Avvertenza:

L’Autore declina ogni responsabilità per l’uso incongruo e autoterapico di piante medicinali riportate in questo articolo. Le informazioni sono state tratte da testi medici tradizionali e da recenti studi scientifici sulle piante medicinali e sono qui riportate a scopo di divulgazione, consultazione e studio. L’utoterapia senza una corretta diagnosi può essere estremamente dannosa alla salute. Il consiglio di esperti e qualificati operatori sanitari è quindi sempre indispensabile, soprattutto se la patologia appartiene all’argomento in oggetto. Per quanto concerne il caso di melanoma citato a proposito della Larrea, dobbiamo ricordarci che esso è una tra le più aggressive forme tumorali che richiede assolutamente un precoce trattamento medico polispecialistico.

PIANTE ANTITUMORALI

PIANTE

Responsabili

Sindrome

DIGESTIVA

Buccofaringea

Sindrome

GASTRO

INTESTINALE

Sindrome

CARDIO

VASCOLARE

Sindrome

NEURO-

LOGICA

Sindrome

RESPI-

RATORIA

Sindrome

URINARIA

Sindrome

CUTANEA

ALTRI

Apocynum

Cannabinum

 

 

+

Cardiotossico

In cardiopatici

   

 

Diuretico

   

Arnica

Montana

 

 

+

Cardiotossico

Allucinazioni

   

Allergia

Dermatite

Pruriginosa

 

Cetraria

Islandica

             

Atrofia organi

sessuali, blocco

ormonale

gonodotropico

Cnicus

Benedictus

Bruciori,

irritazioni

Vomito

           

Colchicum

Autumnalis *

 

 

+

+

+

+

+

   

Coronilla varia

L. *

   

+

         

Cyclamen

Persicum Mill*

 

Emetocatartico

         

 

Emolisi

Cynoglossum

Officinale *

 

Epatotossico

 

Depressione

S.N.C.

       
                 

 

 

 

PIANTE

Responsabili

Sindrome

DIGESTIVA

Buccofaringea

Sindrome

GASTRO

INTESTINALE

Sindrome

CARDIO

VASCOLARE

Sindrome

NEURO-

LOGICA

Sindrome

RESPI-

RATORIA

Sindrome

URINARIA

Â

CUTANEO

Â

ALTRI

Ecballium

Elaterium Rich

 

Diarrea + +

+

   

+

   

Echium vulgare L. *

 

 

+

       

+

 

Heliotropum

Europaeum L.*

     

Paralisi delle

Terminazioni

Nervose

       

Larrea

Tridentata

 

Nausea, vomito

Crampi

Addominali, epatotossicità

 

 

         

Lithospermum

Officinale

             

Atrofia degli

organi sessuali,

blocco degli

ormoni,

gonodotrophes

Petasites albus

     

Narcotico

       
                 
                 



Tossicità 

                 

 

 

PIANTE

Responsabili

Sindrome

DIGESTIVA

Buccofaringea

Sindrome

GASTRO

INTESTINALE

Sindrome

CARDIO

VASCOLARE

Sindrome

NEURO-

LOGICA

Sindrome

RESPI-

RATORIA

Sindrome

URINARIA

Â

CUTANEO

Â

ALTRI

Podophyllum

 

Irritazione

Delle mucose

Intestinali

           

Senecio

 

Epatotossico

         

Cancerogeno

Solanum

Dulcamara

 

+

Diarrea + +

Vomito

Epatotossico

Bradicardia

Iposistolia

Parasimpatico-

Litico, Turbe

Neurosensoriali,

Vertigini,

paralisi

convulsioni

       

Sonchus

Oleraceus L.

 

Idragogo

+

           
                 
                 

Tabebuia

Cassinoides

 

Nausea

Vomito

         

Emorragiparo

Anticoagulante

Taxus

Brevifolia

 

Epatotossico

Cardiotossico

Veleno bulbare

Narcotico

     

Ecchimosi

Azione sulle

Noyaux et les

Mitochondries

Viscum album

 

Diarrea + +

Vomito

Ipotensivo

Eccitazione

S.N.C.

Depressione

S.N.C.

 

Diuretico

+

 

Sangue:

diminuzione dei globuli rossi Leucopenia

Purpura

BIBLIOGRAFIA

1) - AHSAN, A.M., PIATAK, D.M. et SORENSEN, P.D.: Exper., 29, 788-789, 1973.

2) - AUTERHOFF et MÜLLER: Dtsche Ap. Zig., 107, 1353, 1967.

3) - BATRA, J.K. et Al.: .Mol. Pharmacol., 1985, 27, 94.

4) - BEUTLER. J.A. et Al.: Med. Chem. Lett., 1993, 3, 581.

5) - BEZANGER-BEAUQUESNE L.: Antitumoraux d’origine naturelle. Le Moniteur, Nà 1555, p. 1015-1016, 1983.

6) - BIANCHI, A.: L’impiego di Viscum album come risorsa antitumorale. Erboristeria domani, pp.108- 116, Studio Edizioni Milano, settembre 1996

7) - BLOCK, J.B., et al.: Early Clinical Studies with Lapachol (NSC-11905), Cancer Chemotherapy Report, part. 2, 4(4):27-28 (1974).

8) - BOLLAG, D.M. et Al.: Cancer Res., 1995, 55, 2325.

9) - BONDARENKO et Coll.: in C.A., 1978, 88, 186099 J.

10) - BOOTHMAN, D.A., et al.: Potentiation of Halogenated Prymidine Radiosensitizers in Human Carcinoma Cells by Beta-Lapachone (4,2-Dilydro-2,2-Dimenthyl-2H-Naptholl[1,2-b]Pyran-5,6-Dione), a novel DNA Repair Inhibitor, Cancer Research 47:5361-66 (1987).

11) - BOOTHMAN, D.A., et al.: Inhibition of Potentially Lethal DHA Damage Repair in Human Tumor Cells by Beta-Lapachone, an Activator of Topoisomerase I, Cancer Research 49:605-12 (1989).

12) - BONDARENKO et Coll., in C.A., 88, 186099 j., 1978.

13) - BOXUS: La flore médicale wallonne, 1939.

14) - BROSSE, J.: La magia delle Piante. Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1992.

15) - BRUNETON, J.: Pharmacognosie-Phytochimie-Plantes médicinales. Ed. TEC et DOC Lavoisier, Paris, 1993.

16) - CHATURVEDI et SINGH: Indian J. Med. Res., 53, 71-80, 1965.

17) - CIULEI et Coll.: Phytother., 7, 199, 1973.

18) - COBB: Quart J. Crude Drug Res., 12, 1877-1879, 1972.

19) - CORDELL et FARNSWORTH: Lloydia, 40, 1, 44, 1977.

20) - CULP and KAPLAN: Condylomata acuminata. Esperienza su 200 pazienti tutti guariti. Ann. Surg., 120, 251-256, 1944.

21) - D’ARRIGO, C.: Minerva Medica…………………………….

22) - D’ARRIGO, C.: Nuove prospettive di chemioterapia antineoplastica con sostanze estratte da piante farmacologicamente sconosciute in campo oncologico. Anthropos & Iatria Rivista Italiana di Studi e Ricerche sulle Medicine Antropologiche, Anno II, N° 4, pp.7-18, De Ferrari Editore, Genova, luglio-agosto 1998.

23) - DAVID, B. et Al.: Motil. Cyroskel.. 1994, 28, 317.

24) - DELAVEAU, P., FERRY, S., BARBAGALATTA, M. et CASPER, C.: Ac. Pharm., séance du 5 juillet 1978.

25) - DE MONTMORENCY, A.: Ancient South American Cancer Cure Blacked Our in America, Spotlight, January 5, pp. 10-11 (1981).

26) - DE MONTMORENCY, A.; South American Medicine Men Still Cure with Herbal Remedies, Spotlight, June 8, pp. 6-7 (1981).

27) - DITTMANN et Coll.: Arzneim Forsch., 21, 1999-2002, 1971.

28) - DOMBRADI: Tumori, 52, 173, 1966.

29) - DOUSSET, J.C.: Storia dei Medicamenti e dei Farmaci, Ed. ECIG, Genova 1989.

30) - DROZDZ et Coll, 1972.

31) - DZHIOEV: Vopr. Onkol., 11, 51-54, 1965.

32) - EISENHAUER, E.A. : J. Clin. Oncol., 1995, 13, 2865.

33) - FELLOUS, A. et Al., Cancer Res., 1985, 45, 5004.

34) - FERRYS, S.: Plantes Méd. Phytothérap., 4, 79-91, 1970.

35) - FIESER, L.F., et al.: Napthoquinone Antimalarials. I: General Survey, Journal of the American Chemical Society 70:3151-65 (1948).

36) - FIRSTATER, M.: Podophyllin in the treatment of vesical papilloma. J. Urol., 86, 5, 565-7, 1961.

37) - FOLDEAK et DOMBRADI, Acta Phys. Chem., 10, 91-93, 1964.

38) - FONG et Coll.: J. Pharm. Sc., 61, 1818, 1972.

39) - FUCHS et JOHNSON: Cancer treatm. Rep., 62, 1219-1222, 1978.

40) - GALLEZOT, J., MILLET, F., DORCHE, J.: Plantes Méd. Phythothér., 2, 63, 74, 1968.

41) - GERWICK, W.H. et Al., J. Org. Chem., 1994, 59, 1243.

42) - GUENARD, D. et Al., Curr. Med. Design., 1995, 1, 95.

43) - MecGUIRE, W.P. et Al., Proc. .Am. Soc. Clin. Oncol. 1995, 14,771.

44) - GUNASEKERA, S.P. et Al.: J. Org. Chem., 1991, 56, 4912.

45) - HADLER, H.I., and MOREAU, T.L.: The Induction of ATP Energized Mitochondrial Volume Changes by the Combination of the Two Antitumor Agents Showdomycin and Lapachol, Journal of Antibioticas 22(11):513.20 (1969).

46) - HADLON, DROZDZ, HOBLUB et BOBKIEWICZ: Arch. Immunol. Ther. Exp., 1975, 23, 845-855.

47) - HAMEL, E. Microtubule proteins. J Avila Ed., CRC Press, Boca Raton, FL (USA); 1990, p. 89.

48) - HAMEL. E. : Pharmac. Ther., 1992, 55, 31.

49) - HAMEL, E.: Med. Res. Rev., 1996, 16. 207.

50) - HARBORNE, J.B., BAXTER, H.: Phytochemical Dictionary. Ed. Taylor & Francis, London, 1993.

51) - HARTWELL JONATHAN L.: Plants Used Against Cancer — A survey, Quarterman publications, 2 voll. Lawrence, Massachusetts, 01843, 1982.

52) - HVIDT, V.: Podophyllin in the treatment of the bladder. Nord. Med., 68, 51, 1645-1647, 1962.

53) - HLADON, DROZDZ, HOLUB et BOBKIEWICZ: Arch. Immunol. Ther. Exp., 33, 845-855, 1975.

54) - HLADON et Coll.: 1975.

55) - HOKANSON: Diss. Abstr. Int. B., 37, 1265, 1976.

56) - IWASAKI, S. et AI., J. .Antibiotics, 1984, 47. 354.

57) - JAMIESON et Coll.: Phytochem., 15, 1713-1715, 1976.

58) - JONES, E.G.: Cancro, sue Cause, Sintomi e Trattamento. Prima edizione italiana De Ferrari editore, Genova 1991.

59) - JUNG: Planta Méd., 22, 316-323, 1972.

60) - JURIN, M., ZARKOVIC, N., HRZENJAK, M., ILIC, Z.: Oncology, vol. 50, pp. 393-398, 1993.

61) - KABIEV et VERMENICHEV: Vop. Onkol., 16, 60-62, 1970.

62) - KELLY and HARTWELL: The biological effects and the chimical composition of podophyllin, a review. J. Nat. Cancer. Inst., 14, 1967, 1954.

63) - KOISO, Y. et Al, J. Antibiotics, 1994, 47, 765.

64) - KOST, J.: The elements of materia medica and therapeutics, 2d ed. Cincinnati, Moore, Wilstach, Keys and Co., p. 829, 1858.

65) - KOZAKIEWICZ, J.: Treatment of skin epitheliomas with podophyllin. Personal observations. Przegl. Derm., 8,1, 53-63, 1958.

66) - KUGELMAN et Coll., Llyodia, 39, 125-128, 1976.

67) - KUPCHAN: 1964.

68) - KUPCHAN, et Coll.: 1965.

69) - KUPCHAN, HEMINGWAY et Coll.: 1967.

70) - KUPCHAN, S.M. et Al.: J. Am. Chem. Soc., 1972, 94, 1354.

71) - KUPCHAN, M.S. et Al., J. Am. Chem. Soc., 1973, 95, 1335.

72) - KUPCHAN et Coll.: 1976.

73) - KURODA, AKAO, KANISAWA et MIYAKI: Cancer Res., 36, 1900-1903, 1976.

74) - KUTTAN, G., VASUDEVAN, D.M., KUTTAN, R.: Journal of Ethnopharmac., vol. 29, pp. 35-41, 1990.

75) - LANKISCH, P.G. e VOGT, W.: Experientia, vol 27 (2), pp 122-123, 1971.

76) - LICHIUS, J.J. et Al.: J. Nat. Prod., 1994, 57, 1012.

77) - LIN, C.M. et Al., .Mol. Pharmacol., 1988, 34, 200.

78) - LIN, C.M. et Al..: Biochemistry. 1989, 28, 6984.

79) - LU, C.C.: Studies on the treatment of uterine cancer, 1960.

80) - MAKLEIT et BOGNAR: Acta Pharm. Chirg., 38, 58-62, 1968.

81) - MELEGARI, M.: Il Lapacho: dalla medicina popolare alle attuali prospettive fitoterapiche. Erboristeria Domani, Studio Edizioni, Milano, pp. 52-57, luglio-Agosto 1996.

82) - MONAKHOV: Vopr. Onkol., 11, 60-63, 1965 et 13, 94-97, 1967.

83) - MONTI, L. et Al.: Acta Phytotherapeutica, 1:24, 1995.

84) - MONTI, L., GALANTE, M.A.: Una famiglia di nuovi agenti antitumorali dall’albero del Tasso. Erboristeria Domani, Studio Edizioni, Milano, maggio 1992.

85) - MONTI, L., GALANTE, M.A.: Antitumorali antimitotici di origine vegetale. Erboristeria Domani, Studio Edizioni, Milano, luglio-agosto 1997.

86) - MONTI, L., LONGO, R.: Erboristeria Domani, giugno 1989, 46.

87) - MUELLER, E. A. e ANDERER, F. A.: Cancer Immunology and Immunother., vol 32, pp. 221-227, 1990.

88) - NAGIE, D.G. et AI., Tetrahedron Lett. 1995.36, 1189.

89) - OTTEN, S., and ROSAZZA, J.P.: Microbial Transformations of Natural Antitumor Agents: Oxidation of Lapachol by Penicillium notatum, Applied and Environmentl Microbiology 35(3):554-57 (1978).

90) - OTTEN, S., ROSAZZA, J.P.: Microbial Transformations of Natural Antitumor Agents: Conversion of Lapachol to Delydro-Alpha-Lapachone by Curvularia lunata, Applied and Environmental Microbiology 38(2):311-13 (1979).

91) - PESENTI, E. et AI., Proc. Am Àssoc. Cancer Res., 1995,36,307.

92) - PETTIT, G.R. et Al.: Can. J. Chem., 1982, 60, 1374.

93) - PETTIT, G.R. et Al.: J. Im. Chem. Soc., 1987, 109, 6583.

94) - PETTIT, G.R. et Al.: J. Org. Chem., 1993, 58, 2538.

95) - PETTIT, G.R. et Al., J.. Chem. Soc. Chem. Commun., 1994, 1605.

96) - PETTIT, SALDANA, LEHTO: Lloydia, 1974, 37, 539-540.

97) - PETTIT et GRAGG: Exper., 29, 781, 1973.

98) - PETTIT et Coll., J. Med. Chem., 17, 1013-1016, 1974.

99) - PITERÀ, F.: Compendio di Gemmoterapia Clinica (Meristemoterapia). Ed. De Ferrari, Genova 1994.

100) - PODWYSSOTSKI, V.: Arch. Exp. Pathol. Pharmako1.,1880. 13.29.

101) - POPLAWSKI et Coll.: Coll. Czechols. Chem. Comm., 36, 2189-2199, 1971.

102) - PREUSCH, P.C., and SUTTIE, J.W.: Lapachol Inhibition of Vitamin K Epoxide Reductase and Vitamin K Quinone Reductase, Archives of Biochemistry and Biophysics 234(2):405-12 (1984).

103) - PUKHAL’SKAYA, E.C.: Bull. Exp. Biol. Med., 1958, 45, 363-366.

104) - RIBERAEAU-GAYON, G., JUNG, M.L., BAUDINO, S., SALLE’, G., BECK, P.: Experientia, vol 42, pp. 594-599, 1986.

105) - RAO, K.V., et al.: Recognition and Evaluation of Lapachol as an Antitumor Agents, Cancer Research 28:1952-54 (1968).

106) - RAO, K.V.: Quinone Natural Products: Streptonigrin (NSC-45383) and Lapachol (NSC-11905) Structure-Activity Relationships, Cancer Chemotherapy Reports, part 2, 4(4):11-17 (1974).

107) - RAO, M.M., KINGSTON, D.G.: Plant Anticancer Agents: XII. Isolation and Structure elucidation of New Cytotoxic Quinones from Tabebuia cassinoides, Journal of Natural Products 45(5):600-4 (1982).

108) - RAO, MESHULAM et LAVIE, Chem. Soc., 1974, 2552-2556.

109) - RAYNAUD, F.I., JUDSON, I.R. : Drugs of the Future. 1996.21.65.

110) - SAMEK, HOLUB, DROZDZ, IOMMI, CORBELLA et GARIBOLDI,: Tetrah. Lett., 4775-4778, 1971.

111) - SANKAWA et Coll.: Chem. Pharm. Bull., 25, 2392-2395, 1977.

112) - SCHLOESSER: Acta Phytopathol., 6, 85-95, 1971.

113) - SCHROEDER, G.: Contribution à l’étude d’une drogue chinoise: l’Euphorbia Fischeriana -Propriétés cytotoxiques di diterpènes d’Euphorbiacées de type Lathyrane. Doc. 3° cycle, Strasbourg, 1979.

114) - SCHWARTZ. R.E. et AI., 3. Industr. Microbiol., 1990, 5, 113.

115) - SEEGER, Vitalst. Zivilisation Skrank., 1966, 11, 187-191.

116) - SEIFERT et ELGAMAL: Pharmacozie, 1977, 32, 605-606.

117) - SHI, Q. et Al.: J. Nat. Prod., 1995, 58, 475.

118) - SHOHAT et Coll.: Cancer chemother, Rep., 1967, 51, 271-276.

119) - SIEBER, S.M., et al.: Pharmacology of Antitumor Agents from Higher Plants, Cancer Treatment Reports, 60 (8):1127-39 (1976).

120) - SOKOLOFF, B., Oncology, 1968, 22, 49-60.

121) - STIERLE, A. et Al.: Science, 1993, 260, 214.

122) - SWAIN, T.: Chemical Plant Taxonomy. Academic Press, London & New York, 1993.

123) - TIN-WA et Coll., Lloydia, 33, 267-269, 1970.

124) - THOISON, O. et Al., C.R. .Acad. Sc. Paris Jer., 1987, 304,157.

125) - TREASE et EVANS: Pharmacognosy, Baillère Tindall éd., Londres, 1978.

126) - TYIHAK, Naturwiss, 1964, 51, 315-316.

127) - VAN HAELEN — FASTRÉ: Plantes Méd. Phytothér., 2, 294-299, 1968.

128) - VESTER et Coll.: Hoppe seyler’s. Z. Physiol. Chem., 349, 127-147, 1968.

129) - VIGNEAU, C.: Plantes médicinales. Thérapeutique — Toxicité. Sous les auspices de la Fèdèration Mondiale des Associations des Centres de Toxicologie Clinique et des Centres Anti-Poisons (Lyon- France). Collection de Mèdecine Lègale et de Toxicologie Mèdicale N° 129, Ed. Masson, Paris 1985.

130) - VILLAGGI, T., GALANTE, M.A., MONTI, L.: L’attività immunostimolante e antitumorale di ukrain, un derivato di Chelidonium majus. Erboristeria Domani, Studio Edizioni, Milano pp.75-82, aprile 1997.

131) - WEISS et Coll.: J. Pharm. Sc., 64, 95-98, 1975.

132) — WEISS, R.: Trattato di Fitoterapia. Ed Aporie, Roma 1996.

133) - WILLIAMS et CASSADY: J. Pharm. Sc., 1976, 65, 912-914.

134) - YAREMENKO, 1966.

135) - YOON, T.J., YOO, Y.C., CHOI, O.B., DO, M.S., KANG, T.B., LEE, S.W., AZUMA, I., KIM, J.B.: Cancer Letters, vol. 97, pp.83-91, 1995.

136) ZIN: Santiago du Chili, 1930.