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Musica maga
Il sapere terapeutico della musica attraverso i
saperi degli uomini
Dott.
Ombretta Franco
Musicoterapeuta
a musicista (Bologna)
Dell'oblio
di Sapienza, figlia di follia, ebbe origine la Scienza.
Scienza, divinità ricca e possente, esclusiva depositaria
della conoscenza, giustifica il suo strapotere rendendosi
garante di verità, qualità, efficacia e successo. Questa
giovane divinità dalle potenti virtù ammaliatrici, si
circonda di un numero molto ristretto di adepti super
specializzati che parlano del mondo senza vederlo,
descrivono l'uomo senza nominarlo, liquidano tutto ciò
che non rientra nella loro griglia interpretativa con il
riduttivo a dispregiativo marchio di: magia,
superstizione, arcaismo.
Ma
questa non può che essere una delle possibili opinioni
riconducibile ad un certo contesto e ad un certo criterio di
valutazione. Condividendo l'idea di «un mondo ad universi
multipli» (l) possiamo derivarne che non esiste un unico
modello di razionalità scientifica, così come non esiste
un'unica via alla conoscenza (dal mythos al logos).
Esiste
una razionalità analitica a quantitative, così come esiste
una razionalità sintetica a qualitativa, non meno valida
della prima, tipica caratteristica di tradizioni di ricerca
ormai abbandonate: sogni, miti, arte, medicine tradizionali,
filosofie. ... Non stiamo facendo della poesia, nè
dell'ideologia alla meno uno, spostando completamente l'asse
del mondo sul pensiero arcaico. Crediamo che quello
scientifico non sia l'unico modello di sviluppo possibile e
con Feyexabend (2) condividiamo la provocazione espressa da
«tutto fa brodo» convinti della fecondità di un
atteggiamento di ricerca aperto alla pluralità delle
teorie, le più lontane, le più inimmaginabili, consapevoli
che il progresso non sia annullamento del passato ma
sedimentazione: ogni tempo affonda le proprie radici in
quello precedente, contenendolo a superandolo senza mai
cancellarlo, conservandone la sintesi.
In
questo contesto, apparentemente deviante, certamente
sorprendente, il mito si inscrive con tutta la sue carica
arcaica non come favola ma come scienza. Non si tratta di un
vaneggiamento o vagheggiamento, ad un tempo seducente a
sfuggente, ma di un processo di rivalutazione di tradizioni
altre che, se da una parte possono essere ridotte a
massificante capriccio della mode, dall'altra vedono
coinvolte personalità del mondo scientifico, 'garanzia di
massima affidabilità, come Giorgio de Santillana, eminente
studioso del razionalismo scientifico che dichiara: «anche
il mito è una scienza esatta» (3).
Le
difficoltà e estraneità ad una simile affermazione sono da
ricondursi alla maturata incapacità di interpretare il
linguaggio e decodificarne i segni, trasportati, come siamo,
sempre più lontano della cultura greca, custode del segreto
sapienziale pitagorico a orfico in cui si riflette l'antica
conoscenza orientate. Parafrasando le parole di Emanuele
Severino4 possiamo affermare di essere andati troppo oltre
Parmenide. E' questa la ragione per cui si liquida
l'astrologia come abbietta superstizione mentre molti suoi
assunti (influenza reciproca dei pianeti) sono stati
dimostrati scientificamente (radioastrologia). Non è
diverso il destino dell'astronomia megalitica (Stonehenge,
osservatorio astronomico), della geometria a della meteorologia
dell'età della pietra il cui sviluppo è negato in quanto
in contrasto «con il modello concettuale della preistoria
comunemente in uso nel nostro secolo..." (5).
Al
medesimo destino sono assoggettate le medicine tradizionali
e tutu i saperi portatori di una verità che non si
sottomette a principi logici né ad assunti di base ed
esperimenti quali procedure naturali a indiscutibili della
ricerca. In cameo medico la ricerca della cause immediate
della malattia, che ha colpito un uomo ormai completamente
assimilato al suo sintomo, viene spesso condotta attraverso
indagini di tipo selettivo a invasivo, considerato l'unico
approccio scientifico valido alla formulazione di una
teraoia e alla formulazione di una teoria medica. Da un
simile contesto vengono escluse le medicine popolari a le
pratiche terapeutiche tradizionali come quelle africane (6)
che liberano l'uomo dal suo sintomo attribuendolo ad
un'entità esteriore e formulano la diagnosi attraverso la
divinazione (portatrice di una verità altra rispetto quella
scientifica), applicando una terapia fondata
sull'integrazione dell'individuo nella comunità e
sull'esperienza a la sapienza terapeutica di generazioni.
Gli
uomini-medicine, i guaritori, sono coloro the conoscono gli
spiriti e i segreti canti, ad essi bisogna ricorre per
guarire colui che, impreparato, è entrato in contatto con
il mondo soprannaturale trasformandosi in soggetto ambiguo a
pericoloso per l'equilibrio della comunità. L'individuo
malato viene temuto, interrogato a invidiato perché spesso
prescelto da una divinità che nell'atto della guarigione ne
farà un suo fedele adepto; ogni guarigione coincide con una
conversione, (7) con la rivelazione di un'appartenenza
insospettata e, se consideriamo la medicina popolare
europea, con la devozione verso un particolare santo. In un
simile ambito terapeutico il sintomo si trasforma in segno,
in nodo di comunicazione degli universi multipli che
popolano il mondo e che possono essere indagati solo
attraverso un atto creativo come la divinazione the non
interroga il malato ma ciò che lo circonda, la sabbia, i
cauri, il rosario di noci di palma, il Corano, il
sogno...(8)
Anche
la medicina tradizionale cinese appartiene a questo
patrimonio di conoscenza. Quando negli anni `70 l'agopuntura
si presentò all'Occidente, venne accolta come una tecnica
rivoluzionaria e, forse, panacea universale per i mali della
società occidentale. Rimedio orientale, del resto, come
orientali sono tutti i sogni e i miraggi. Ben presto gli
entusiasmi si attenuarono poiché la società scientifica,
non riuscendo a misurare, riprodurre a spiegare secondo i
propri parametri di veridicità i fenomeni a le guarigioni,
liquidò la pratica con la solita etichetta: magia a
superstizione. Non potendo fornire spiegazioni interne al
paradigma nel quale era situata la biomedicina occidentale,
tutto venne ridotto a un effetto di suggestione (placebo)
caratteristico di molte terapie tradizionale ma irrilevante
per la medicina scientifica.
L'adesione
a questa risoluzione non fu unanime, lo studio a la ricerca
continuarono, tanto the oggi l'agopuntura è considerate una
pratica medica assimilabile a tutte le altre ed è
riconosciuta dagli "iniziati" alla medicina
occidentale. Nella prima consapevolezza che quanto rimane
all'Occidente della complessità di un'arte medica che
affonda le proprie radici in un profondo e complesso sistema
di pensiero è ben poco, ci sembra interessante poter
applicare il principio della «costante intellettuale» a
ricostruire il rapporto interrotto fra le diverse tradizioni
rilevandone le tracce a le permanenze all'interno del pensiero
cinese, ma anche costruendo confronti e paralleli con le
medicine più antiche dell'Occidente e con la medicina tradizionale
che in molti casi è stata capace di conservare ricette,
rimedi a un sapere definiti sbrigativamente empirici solo
dall'incapacità della scienza ufficiale di comprendere
altre logiche a strutture cognitive.
Ripristinare
1'ordine dell'uomo e del suo mondo armonizzandolo con
il cosmo, con il `mondo di sopra', è una necessità di
tutte le culture variamente distribuite nel tempo a nello
spazio e pare che ogni volta la musica e il suono,
invisibile trama dell'ordine universale, si siano dimostrati
medium privilegiati per creare o indurre armonia. Se «in
quella the è la meno scientifica delle testimonianze,
la Bibbia, si legge ancora che Dio dispose ogni cosa secondo
numero, peso a misura; testi cinesi antichi dicono che
"tra il calendario a le altezze dei suoni dei flauti
rituali c'è un accordo così perfetto che non potresti
infilarvi in mezzo nemmeno un capello"» (9). Se in
Cina il Ministro dei pesi e delle misure aveva il compito di
controllare anche il diapason, vuol dire che la musica si
poneva al vertice di un ordine totale dove numero a tempo,
legge a misura, rito e ritmo si rendevano garanti di
un'armonia alla quale tutti partecipavano: uomini, animali,
piante, pietre a stelle.
Usiamo
il passato poiché il filo che risale indietro nel tempo è
stato spezzato forse dalla presunzione di un uomo che,
volendo spingersi oltre il concepibile, finisce per perdere
se stesso a la sue umanità. Ma ora ritorniamo alla
musica. Nei miti, nelle leggende a negli antichi testi la
musica è sempre descritta quale custode di potere magico a
forza onnipotente. In tutte le cosmogonie, da quelle dei popoli
primitivi a quelle delle civiltà superiori, da quelle
orientali a quelle occidentali, il suono (rappresentato in
maniera diverse nei differenti racconti) è la primigenia
energia cosmica artefice della creazione di tutte le cose.
«Il creatore stesso non è che un canto, strumento musicale
o caverna risonante, per cui è probabile the la
materializzazione del creatore sotto specie di strumento
musicale, caverna, corpo o soltanto testa umana o animale
non sia che una concessione al mito al fine di dargli
evidenza più concreta.
In
realtà il creatore è un essere puramente acustico, canto o
grido emesso probabilmente con una voce di testa, che crea
un mondo di suoni e di luce. L'apparizione della materia è
un atto posteriore considerato spesso un decadimento» (10).
«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il
Verbo era Dio.» (Giovanni 1,1). Secondo gli egiziani il dio
Thot creò il mondo così: «Egli rise ancora sei volte e
ogni scoppio di rise fece nascere esseri a fenomeni nuovi.
» (11). Nella tradizione indiana «Mentre atman (anima del
mondo) covava il mondo, la sua bocca si scisse come un uovo
a dalla bocca uscì vác (parola) a da vác balzò fuori
Agni (fuoco, sole) «La voce è suono. Il suono è
l'elemento più sottile della materia percettibile. Nella
storia di ciascuno di noi, come nella nostra storia
collettiva, fu proprio esso, in origine, il luogo di
incontro dell'universo e dell'intelligenza.» (13).
Fenomeno
fondante dell'esperienza sonora umana, la voce è 'suono
primordiale', oggetto materiale, espressione di quel
desiderio the non vuole né può trovare compimento. «Prima
ancora che il linguaggio abbia inizio e si articoli in
parole per trasmettere messaggi nella forma di enunciati
verbali, la voce ha già da sempre origine, c 'è come
potenzialità di significazione e vibra quale indistinto
flusso di vitalità, spinta confusa al vler-dire
all'esprimer cioè all'esistere La sua natura è
essenzialmente fisica, corporea, ha relazione con la vita a
con la morte, con il respiro con il suono, è emanata dagli
stessi organi che presiedono all'alimentazione e alla
sopravvivenza."
La
storia prosegue e l'originario mondo popolato da lace,
suono, voce, musica a armonia, materializzandosi
progressivamente, non perde completamente la sue sostanza
acustica, cosicché tutte le cose, anche quelle
apparentemente più mute, conservano la loro voce
originaria, il loro canto segreto, quello che in
musicoterapia viene definito ISO (identità
sonoro-archetipica): via privilegiata d'accesso al contatto
con 1'altro (15). . Questo è il segreto, forse
inconsapevole, di chi opera oggi con la musica in ambito
terapeutico; è la forza apotropaica dello sciamano, del
guaritore a del medico-esorcista, fiutto della loro
iniziazione all'ascolto del suono di entità materiali o
spirituali, animate o inanimate, a della capacità di una
perfetta imitazione della loro «giusta voce» attraverso
una profonda comunione con il mondo dei morti, con il mondo
degli spiriti e con il proprio strumento musicale (tamburo),
ad un tempo oggetto magico, medicinale a di comunicazione
fra il mondo di sopra (degli spiriti) a il mondo di sotto
(degli uomini).
Viaggio
iniziatico ad una conoscenza a consapevolezza 'altra' che
esige l'estasi, "l'uscir fuori da sé" per
raggiungere la 'verità' che vive oltre i sensi. Nella voce
a nel suono, quindi, risiede la forza creatrice originaria e
«se le parole sono simboli, i suoni sono in primo luogo le
sostanze stesse delle cose.» (16). Si può comprendere
perciò il valore del «canto individuale» e la forza delle
sillabe magiche, apparentemente prive di significato, ma
pregne dell'essenza sonora a della forza dello stregone
cassa di risenanza del mondo, voce (suono) a ritmo di un pattern
musicale the modella a scandisce la vita. Il ritmo è una
realtà vitale profonda e intima, forma formante di ogni
entità, invisibile essenza dell'occulto a del manifesto,
pulsazione di corpo a psiche the si congiungono e si
disgiungono orchestrando il benessere a il malessere della
persona, preminente in tutte le espressioni umane, in ogni
culture il ritmo è sinonimo di vita.
«Linguaggio
comune al poeta e al mago, stabilisce la direzione, la
polarità entro la quale si genera in noi l'attesa di
qualcosa. Ritmo quindi non come misura, ma come direzione a
senso: non il tempo che passa sotto il nostro sguardo come
le lancette degli orologi o le pagine dei calendari, ma
tempo che nel suo eterno ripetersi si rigenera.» (17).
Ritmo come rito capace di rigenerare il mito, la fine di un
tempo o la venuta di un altro; rito come ritmo, procedimento
magico per incantare, catturare, esorcizzare, guarire e
danzare. Se il ritmo è movimento, allora possiamo affermare
con Eduard Hanslick che la musica si compone di «forme
risonanti in movimento» e possiamo ribadire the il
movimento è l'essenza della musica: un movimento di forme
sensibili afferrate dall'udito che si svolgono in un tempo
particolare, lontano dal quotidiano a scandito da
altrettanto sensibili tensioni ed emozioni. «L'essenza di
ogni composizione-tonale o atonale, vocale o strumentale, o
anche puramente percussive, è la parvenza di movimento
organico, l'illusione di un'unità invisibile.
L'organizzazione
vitale è la struttura di ogni sentimento, perché esiste
solo negli organismi viventi; e la logica di ogni simbolo
che possa esprimere sentimento è la logica dei processi
organici. Il principio più caratteristico dell'attività
vitale è il ritmo. Tutta la vita è ritmica; in caso di
difficoltà i suoi ritmi possono diventare motto complessi,
ma quand'essi vengono veramente meno la vita non può durare
a lungo. Questo carattere ritmico dell'organismo permea la
musica, che è una presentazione simbolica delta più
elevate reazione organica, la vita emotive degli esseri
umani. La grande finzione della musica è di organizzare la
nostra concezione del sentimento entro una consapevolezza più
che occasionale dell'imperversare dell'emozione, cioè di
darci la capacità di penetrare ciò che veramente potrebbe
chiamarsi la "vita del sentimento", o unità
soggettiva dell'esperienza; e questo essa fà in virtù
dello stesso principio che organizza l'esistenza fisica in
uno schema biologico: il ritmo.» (18).
Date
queste premesse che ritroviamo variamente formulate e
applicate ma onnipresenti dal lontano storico all'altro
geografico, dalla curltura greca a quella cinese, dal vudu
haitiano al tarantismo, dalle culture sciamaniche ai
benandanti, pur non rappresentando realtà, culturalmente e
storicamente, a noi estranee vengono messe al bando come
manifestazioni superstiziose di società popolari o
arcaiche. Eppure in ogni rito terapeutico, sia esso
sciamanico o di possessione, la musica interviene ad
intensificare ogni atto, a chiamare a riconoscere entità-sintomo
estranee al corpo ma cause del disagio, a stimolare a
contenere la crisi, a esprimere a comunicare
l'incomunicabile, ad accedere a uno stato di coscienza
modificato, soglia da varcare per raggiungere una verità
altra che riconduce all'equilibrio e alla reintegrazione del
sé e dell'altro.
Ogni
qualvolta cantiamo una ninnananna, una filastrocca o uno
scongiuro ricorriamo, anche se inconsapevolmente, alla
`magia' della musica e al potere incantatorio del suono e
della parole che si fa suono; eppure, quando si parla di
musicoterapia, si riscontra molto scetticismo, la stessa
incredulità che ha visto coinvolte 1'astrologia e
1'astronomia megalitica di cui abbiamo parlato
precedentemente. Il problema è sempre to stesso: forme di
conoscenza così come terapie che non rispondano a parametri
sperimentali e quindi ripetibili in situazioni
decontestualizzate, che non appartengono a logiche
analitiche a quantitative, che non offrono risultati
razionali e oggettivi, non possono essere considerati veri,
scientifici a quindi affidabili. «Dov'è la teoria
incompatibile con 1'idea che la danza della pioggia porti la
pioggia?
Naturalmente,
quest'idea è imperniata su alcune convinzioni fondamentali
condivise dalla gran maggioranza degli scienziati, ma, per
quanto ne capisco, queste convinzioni non trovano
espressione in teorie specifiche, che potrebbero essere
usate per escludere i miti. Tutto quello che abbiamo è una
vaga benché fortissima sensazione che nel mondo della
scienza le danze della pioggia non possono funzionare. Non
vi è un insieme di osservazioni che contraddice quest'idea.
E, attenzione, vedere che le danze della pioggia oggi
falliscono, non è sufficiente. Una danza della pioggia deve
essere eseguita con la preparazione adeguata, nelle
circostanze appropriate, tra cui troviamo la vecchia
organizzazione tribale a gli atteggiamenti mentali
corrispondenti. La teoria hopi spiega molto chiaramente che,
con la distruzione di queste organizzazioni, l'uomo ha perso
potere sulla nature. Rifiutare 1'idea the la danza della
pioggia sia efficace semplicemente perché non funziona
nelle condizioni attuali, è come rifiutare la legge
d'inerzia, perché non si vede nessun oggetto the si muova
in linea retta a velocità costante.» (19).
In
questo modo si liquidano molto sbrigativamente logiche
qualitative a conoscenze empiriche relegate all'attività
dei così detti ciarlatani. Risale al 1784 il primo episodio
nel quale la comunità scientifica, in questo caso la
corporazione medica, si è adoperata per sottomettere ad
analisi scientifica 1'operato del medico magnetista viennese
Franz Anton Mesmer the dichiarava a applicava i poteri
terapeutici del fluido magnetico. «La commissione poté
allora giungere alla conclusione che "il fluido senza
1'immagmazione è impotente, mentre 1'irrmaginazione senza
il fluido può produrre gli effetti the si attribuiscono al
fluido". In breve, il fluido, nella misura in cui gli
effetti ne dimostrerebbero 1'esistenza, non esisteva.»
(20). Ne segue che le guarigioni non sono considerate una
prove della validità e scientificità del metodo
terapeutico etichettato come placebo, basato sul potere
curativo della suggestione, tecnica diffusa nella medicina
tradizionale, metodo squalificante per ogni prodotto e
pratica che voglia definirsi medica e medicinale.
Allo
stesso destino è condannata la musicoterapia, divisa fra
arte e medicina, incapace di definirsi ed essere definita,
esempio di razionalità pratica priva di uno statuto di
scientificità a di un metodo, luogo privilegiato di
sviluppo dove 1'ambiguità concettuale stimola la pluralità
dei punti di vista e supera il riduttivismo degli
specialisti. Crediamo che il vanta gio della musicoterapia
risieda proprio nel suo non essere una tecnica decodificata,
misurata a quantificata, ma nel1'offrirsi come processo
terapeutico creativo erelazionale, più vicino all'operato
di sciamani e guaritori di quanto non si creda, esempio di
sincretismo capace di usare e contenere i più diversi
approcci. Solo immergendosi nel flusso del cambiamento che
coinvolge corpi e spazi, tempi a luoghi la musecoterapia può
scongiurare l'aridità della decontestualizzazione a la
sterilità della spersonalizzazione dove la terapia si
confonde con il modo di Early, il terapeuta è assimilato
alla terapia a la vita non si distingue dalla sopravvivenza.
Bibliografia
1
Tobie Nathan, Isabelle Stenghers, Medici a stregoni, Boringhieri,
Milano 1996.
2
Paul K. Feyerabend, Contro il metodo. Abbozzo di una
teoria anarchica delta conoscenza, Feltrinelli, Milano 1994.
3
Giorgio de Santillana, Hertha von Dechend, IL mulino
di Amleto. Saggio sul mito a sulla struttura del tempo, Adelphi,
Milano 1993.
4
Emanuele Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi,
Milano 1995.
5
Paul K. Feyerabend, Dialogo .sul metodo, Laterza,
RomaBari 1993, p.34.
6
tì Cfr. Nathan, op.cit.
7
Cfr. George Lapassade, Stati modificati e trance,
Sensibili alle Foglie, Roma 1993.
8
Nathan, op.cit. p.24.
9
Santillana, op.cit. p.27-28. .
10
Marius Schneider, Le fondaments intellectuels et
psychologiques du chant magique, Les Colloques de Wégimont,
Bruxelles, 1956.
11Marius
Schneider, La musica primitive, Adelphi, Milano 1992,
p.27.
12
Marius Schneider, Il significato della musica, Rusconi,
Milano 1970, p.117.
13
Paul Zumthor, nella Prefazione a Corrado Bologna, Flatus
Vocis, Il Mulino, Bologna, 1992, p.10.
14
Ivi, p. 23 (i corsivi sono delfautore).
15
Ombretta Franco, Stefano Zuffi, Musica Maga. Teoresi
e storia della meloterapia, Erga, Genova 1996.
16
Schneider, Il siguificato della musica, p156.
17
Ombretta Franco, Stefano Zuffr, op.cit., pp. 28-29.
18
Susine K. Lager, Sentimento e forma, Milano 1975,
p. 146.
19
Paul K. Feyerabend,Dialogo sul metodo, p.78.
20
Tobie Nathan, Isabelle Stenghers, op.cit. p.109.
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