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Anno III

Numero IV

Ottobre - Dicembre 1999

CRITHMUM MARITIMUM  L.
L’ERBA DI SAN PIETRO

DALLA FITOTERAPIA DIMENTICATA
 UN NUOVO GEMMODERIVATO

Dott. Fernando Piterà
Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie - Genova


Ordine: …………….......     Umbelliflorales
Sottoclasse: ……..….......    Choripetalae
Classe: …………….…....    Dicotyledones
Sottodivisione: …….......    Angiospermae
Divisione: ………..…......     Spermatophyta
Famiglia ……………. ...    Apiaceae (Umbelliferae)
Specie: …………….…....     Crìthmum maritimum

Danese: Stranddild.
Francese: Fenouil de mer, Creste marine, Criste marine, Perce pierre, Perce pierre maritime. Franc. Antico: Bacile, Basille, Fenoil marin, Passe pierre.
Inglese: Common Samphire, Crest Marine, Rock fennel, Rock Samphire, Samphire, Sampier, Sea fennel. Ingl. Antico: Pierce-stone.
Italiano: Bacicci, Crètamo, Crista marina, Critamo, Critamo marittimo, Crite, Critmo, Erba di San Pietro, Finocchio marino, Finocchio marino di scoglio, Frangisasso, Spaccasassi.
It. Antico: Baciuco, Basecchia, Crithmo, Sanpetra.
Latino: Crithmum maritimum L., Cachrys maritima Spreng.
Olandese: Zeevenkel.
Portoghese: Funcho marítimo, Marinho, Perrexil-do-mar, Fiuncho do mar, Prixel do mar.
Spagnolo: Hinojo marino. Castigliano : Perejil de mar, Perejil de la Isla (Cádiz); Catalano:  Fenoll marí, Fonoll marí. Sp. Antico: Perexilde la mar, Unas de agnu la yerva.
Tedesco: Meerfenchel, Seefenkel, Bazille; Ted. Antico: Baulen, Meer fenichen.

Nomi dialettali italiani:

Campania: Granfa di quaglia (Ischia).
Liguria: Bassiga, Basciggia, Erba sascio, Fenôggio maèn (Genova); Bürcio (Quarto); Erba sascio (Chiavari); Basiggi (S. Terenzo); Bacidè, Erba de S. Piè, Ferruggiu marin (Pontedecimo); Fenugiu marin, Fenugiu mên (Porto Maurizio), Ferruggiu mên (Imperia); Erba de marina (Mortola).
Marche: Paccasassi, Spaccasassi.
Sardegna: Fenugu maritimu, Fenuju de mare, Finocciu marittimu, Fenugu de mari, Erba de Santu Perdu.
Sicilia: Finocchiu marinu, Finocciu marinu, Erba di lu pitittu.
Toscana: Bacicci, Baciglia, Baciucco, Baciucchio, Crètamo, Crìtamo, Crètino, Erba San Pietro, Finocchio marino.

Il genere Crithmum è rappresentato da una unica specie, Crithmum maritimum L., una pianta della famiglia delle Apiaceae [Umbelliferae] che vive lungo le coste mediterranee e dell’Europa Occidentale, sulle spiagge o i greti ciottolosi, nei luoghi aridi e salati, su scogli, scogliere e dirupi sul mare, rocce, muri, ciottoli e sabbia. E’ più comune nell’Italia mediterranea. La specie in oggetto è attualmente l’unica di questo genere, essendone escluse quelle che vi erano state ascritte da Linneo e da altri botanici.
Il suo nome deriva dal greco Krìthmon o Krêthmon (Cretzmon) in allusione alla forma delle sue foglie carnose, profondamente intagliate. Per altri autori la parola greca resta tuttora inspiegata, ma viene messa in relazione con una voce greca Krithe che vuol dire “orzo” e ciò per la rassomiglianza del frutto del Critmo con la cariosside dell’orzo: “per la sua forma e la corteccia ond’è ricoperto”. Di questa parola ne fece corretto uso Dioscoride e la voce Crithmum è giunta sino ai nostri tempi del tutto immodificata ad indicare l’unica specie di questa singolare Ombrellifera. Alla denominazione generica e specifica di Linneo Crithmum maritimum corrispondono numerose denominazioni del nostro volgare di Bacicci, di Finocchio marino o lacustre, di Erba di San Pietro (nome in comune a Crysanthemum balsamita che nulla ha in comune col Critmo) e di Frangisasso. I botanici erboristi del Rinascimento gli davano il nome di Petrus  crescentius a cui corrisponde il già citato Frangisasso ed il vecchio nome volgare francese di Perce-pierre (che ora sta ad indicare anche la Parietaria officinalis); Pierce-stone era anche, anticamente, il nome volgare inglese al quale si è andato sostituendo quello di Samphire oppure quello di Rock Samphire. I tedeschi, che coltivano e apprezzano questa pianta nei loro condimenti, la chiamano Meerfenchel o finocchio di mare, alla nostra stessa maniera e del francese Creste marine. Verso la seconda metà dell’Ottocento, in qualche dizionario farmaceutico dell’epoca, il Crithmum maritimum era impropriamente anche detto Sassifraga marina.  

Descrizione botanica:

Pianta erbacea perenne, carnosa, alofita (che ama il sale), grassetta, glabra, cerosa, glauca, aromatica, che raggiunge l’altezza media di 15–35 centimetri ma che può arrivare a formare un cuscino cespuglioso di circa 50 cm. Ha radice rizomatosa carnosa, vigorosa, espansa, con lungo fittone ramoso, strisciante, serpiginosa e perenne, spesso lignificata, che quando incontra una fenditura nella roccia vi si insinua tenacemente e può svilupparsi notevolmente, allungandosi fino a 5 metri. Spesso sono presenti tre o quattro rami radicali grossi quanto un dito e dall’odore gradevole. Quando la pianta fiorisce, la radice principale scompare.

Il fusto è ascendente, con andamento flessuoso, tortuoso, sinuoso a zigzag e prostrato, di consistenza carnosa, solido, spesso lignificato alla base, di color verde-grigiastro, striato e fittamente solcato, è semplice o ramificato alla base, cilindrico, striato longitudinalmente, con scapi erbacei ascendenti. Stelo e foglie sono carnose nella loro tessitura e glabre.

Le foglie sono basali, composte, alterne, glabre, deltoidi, pennatosette, lunghe 1–7 cm., con segmenti di primo ordine opposti, quelli di ultimo ordine lanceolato-lineari (3 x 18 mm.) bi- o tri-ternate, dalla tipica tonalità glauca (tra il grigio e il verde) e distese, con lunghe guaine membranacee, a segmenti lanceolati, rigide, appuntite e acute, simili a lacinie setolose o subfusiformi, carnose, spesse, grassocce, di consistenza simile a quelle di una pianta grassa, lucenti, glabre, con segmenti stretti non dentati e corti piccioli.  La carnosità delle sue foglie è dovuta ad una mirabile capacità di adattamento alle condizioni dell’habitat in cui la pianta vive. Le foglie carnose e coriacee del Critmo hanno escogitato un valido sistema di difesa per resistere sia all’aridità che all’eccesso di salinità che altri vegetali non sopporterebbero: sono infatti rivestite da un velo che limita le perdite d’acqua, così come avviene per le piante che vivono in zone desertiche.
L’aria salmastra delle coste marine, pur contenendo abbondante vapore acqueo, tende infatti a riassorbire acqua dalle piante non protette, cosicché Crithmum maritimum assomiglia a una pianta del deserto, essendo le sue foglie carnose coperte da un’epidermide cutinizzata che ne limita le perdite d’acqua. Poche fra esse hanno un reale bisogno di sale, ma il loro adattamento ad un simile ambiente sembra piuttosto un efficace espediente per sottrarsi alla concorrenza di altre specie rustiche.

I fiori sono minuscoli [2–5 mm. di diametro], pentapetali, di colore bianco o verdiccio-giallastri, raramente rosei, con calice senza denti; petali minuti interi e arrotondati all’apice, a larga base con un apice involuto e oblungo, rotondato. I fiori sono disposti in inflorescenze a grosse ombrelle composte da otto a trenta raggi robusti e fitti, del diametro di 3–6 cm., formate a loro volta da numerose ombrellette, ciascuna circondata da un involucro composto di numerose brattee. Involucro e involucello con numerose e corte brattee e bratteole verdi ricadenti che ne circondano le basi, ripiegate all’indietro alla fruttificazione. Le ombrelle fiorali sono portate da un breve e robusto peduncolo carnoso e sono piatte o convesse, con minuti e bianchi petali anche se l’ombrella, con i suoi pedicelli, assume, nell’insieme, un aspetto verde-giallognolo. Quando la pianta fiorisce da luglio a settembre, la radice principale è ormai scomparsa ed i fiori in ombrelle sorgono da una rosetta di foglie che ha impiegato 2 o 3 anni per emettere il fusto fioriero. Si è dunque verificata per divisione una separazione dal fusto madre, dando vita ad una vera e propria moltiplicazione agamica.

Il frutto a maturazione (agosto– settembre) diventa color porpora scuro e si rompe quando è secco. E’ piccolo, gialliccio, ovoidale, arrotondato [5–6 mm.], lievemente appiattito su un lato, segnato da 10 coste longitudinali, che presenta una larga commessura, è formato da due acheni addossati piano-convessi; con tre coste salienti dal lato opposto, porta i resti degli stili ricurvati  e ha tessuto spugnoso. Contiene un minuscolo nocciolo simile a un granello di grano. Tutta la pianta ha un odore aromatico, odorante come di un misto finocchio-mentato, dal sapore amarognolo, salato e leggermente piccante.

Distribuzione :

Crithmum maritimum è una specie che si estende nella sua area di distribuzione geografica dalle coste della Crimea a quelle del Mediterraneo, alle coste atlantiche dell’Europa occidentale e alle coste mediterranee, dalla Spagna alla Crimea e al Mar Nero, sulle coste della Manica, nel tratto che corre dalle isole Azzorre e Canarie all’Irlanda ed alle coste sud-occidentali della Scozia. Diffuso in Europa meridionale e occidentale, Africa settentrionale, Asia centro-occidentale, America settentrionale. In Italia cresce spontaneamente sulle rocce litoranee marine di tutte le coste mediterranee, dall’Istria alla Liguria ed in tutte le Isole maggiori e minori, dove mostra di gradire particolarmente i suoli impregnati di sale marino. Presente nelle scogliere dell’Adriatico, in tutta la riviera del mar Tirreno, intorno al monte Argentario e per tutta la costa verso Napoli. E’ raro che il Critmo si allontani dai litorali, ma eccezionalmente cresce anche nell’entroterra spingendosi all’interno e crescendo sporadicamente su vecchi muri, sui tetti, tra le ghiaie e i castelli, colonizzando spesso le opere costruite dall’uomo (colli Euganei presso le terme; a Gravedona nel Comasco; in Piemonte sui castelli di Cinzano; a Castiglione d’Asti; Mombracelli e della Cisterna; a Mondovì-Piazza; in Toscana a Vagliano; nel Lucchese; a Volterra; così a Venezia sui Murazzi e sulle “fondamente”). Nel secolo scorso, l’indiscriminata raccolta per la conservazione ed il commercio come sottaceto ne avevano provocato la scomparsa in molte località della Liguria e del Nizzardo.  

Habitat: pianta erbacea spontanea nella flora italiana che cresce su tutte le coste marittime italiane, sulle rupi, scogli e scogliere, manufatti e spiagge ciottolose, sui muri e nei luoghi ghiaiosi del territorio compreso nella fascia mediterranea.  Cresce impavida nelle fenditure delle scogliere, sulla sabbia, nei moli e frangiflutti, negli incolti e nei vecchi muri di tutte le coste peninsulari e insulari; si insinua soprattutto nelle screpolature dei muri, nei luoghi sassosi esposti ai venti marini, sulle rupi e nei terreni sassosi delle coste; vegeta qua e là nei sassoni del piano o in zone sassose interne della Penisola e Isole, sempre però in prossimità del mare. Ogni fenditura nella roccia raggiunta dagli spruzzi marini prima o poi è colonizzata da questa pianta. I suoi cespi, spesso molto folti, rivestono le più aride rocce e le sabbie più asciutte. Predilige l’umidità, gli spruzzi salmastri, la mitezza dei climi marittimi, oceanici o mediterranei. E’ una pianta che ama e ricerca i suoli impregnati di sale marino diffuso dagli spruzzi del mare agitato. L’esposizione prediletta dal Critmo marittimo è quella soleggiata, sulle rupi a mare esposte agli spruzzi delle onde e alla salsedine. Il Critmo forma associazioni proprie denominate Critmeti , in consorzio con altre piante rupicole e alofile e in particolare con le Statici, sui litoranei mediterranei ed Atlantici. Personalmente ho visto talvolta il Critmo vivere consociato ad Armenia maritima e a Opuntia ficus indica.
Coltivazione e riproduzione: per il suo valore decorativo e per le sue qualità aromatiche e mangerecce non c’è da stupirsi se il Critamo sia entrato un tempo nei giardini situati nelle località marine e nella coltivazione dell’orto pur non essendo mai stato coltivato se non da pochi amatori. Attualmente non ha quasi alcun valore commerciale perché dimenticato. Pur essendo una pianta decorativa, elegante, profumata e di facile coltivazione, l’erba di San Pietro non è ricercata né a scopo terapeutico né a scopo ornamentale. Eppure la sua coltivazione non presenta particolari difficoltà se il clima è dolce, perché non sopporta il gelo. Una volta ben insediato, riesce a colonizzare grandi estensioni di muri e di rocce. Si riproduce per seme o con le barbatelle. Si semina annualmente, già sin da settembre, subito dopo la maturazione dei semi ponendoli in seminiere con terriccio leggero costituito con terra di limo, mescolata a sabbia in parti eguali, e distribuendoli in buchette distanziate di una trentina di centimetri l’una dall’altra, in ogni senso. La pianta non richiede che qualche sarchiatura e di essere annaffiata di frequente durante l’estate. Più il seme è recente più le piantine avranno possibilità di nascere e crescere discretamente bene. Se le piantine germinano, come è usuale che avvenga per semina settembrina, converrà ricoprirle con un buon strato di foglie o di paglia, affinché esse svernino e a primavera comincino a consentire il primo raccolto di foglie. Quando le nuove piante sono un po’ sviluppate, sui 4–6 cm., potranno essere trapiantate in vasi con buon drenaggio e terriccio un po’ più ricco per l’aggiunta di vermicomposta. In primavera si potrà scegliere un posto molto assolato e caldo, possibilmente riparato, o addirittura nelle fessure e interstizi di un vecchio muro ove vi sia terra leggera e ricca. Vi si sistemeranno con cura le nuove piantine. E’ anche possibile la coltivazione in vasi evitando in modo assoluto il ristagno di acqua e ponendo le piantine in pieno sole e, se si tratta di luoghi a clima più freddo, ritirando le piante in un locale asciutto e luminoso nella cattiva stagione per evitare il congelamento del fogliame. I semi si possono stratificare in una mistura di sabbia e terra leggera, per i mesi sino a marzo, affinché non se ne perda la germinabilità. La moltiplicazione può avvenire anche per divisione dei cespi, da effettuarsi in primavera, o meno facilmente per talee di punta. Quest’ultimo metodo ha però minori probabilità di successo in quanto le talee vengono facilmente attaccate da micosi.
Talvolta la si pianta nei vecchi muri, dove può vivere parecchi anni. Pianta che ama il calore, ma che pare non abbia speciali esigenze pedologiche, cresce bene in qualsiasi tipo di terreno purché la messa a dimora sia in buona esposizione e sia soleggiata. La pianta educata nei giardini o nell’orto è però assai inferiore per le sue proprietà medicamentose a quella che cresce spontanea in riva al mare. Viene ancora raccolto in Inghilterra e si può trovare fresco o conservato in salamoia nei mercati dell’Europa meridionale, soprattutto in Spagna.

STORIA

Come altre specie non velenose delle Ombrellifere, questa pianta conosciuta dagli antichi venne un tempo considerata dagli erboristi idonea per aiutare la digestione e come curativa contro i calcoli renali; le si attribuivano virtù aperitiva, diuretica, emmenagoga, deostruente e litontrittica. Le proprietà terapeutiche di questa pianta medicinale non sono state giustamente considerate per cui essa è rimasta obsoleta e priva di utilizzazione clinica. In altri tempi la pianta era utilizzata per ricavarne la soda. La fitoterapia di un tempo ha utilizzato le foglie carnose, spesse e lucenti, del finocchio di mare le quali, consumate crude, offrivano il meglio delle loro proprietà aperitive, toniche e antiscorbutiche.
Il Crithmum maritimum se non ebbe grande fortuna come pianta medicinale, fu invece trapiantato negli orti per tentarne la coltivazione allo scopo di raccoglierne i germogli e le foglie più tenere per essere impiegati nell’alimentazione umana quale condimento consumato fresco o conservato sotto aceto alla pari dei capperi, o come verdura cotta. Nel XVI secolo le foglie carnose e i piccioli di questa pianta venivano raccolti e mangiati dopo essere stati cucinati come gli asparagi, tanto in insalate quanto in salse aromatiche e piccanti; tritate, nelle insalate, le minestre d’erbe, cotte nel burro come guarnizione a piatti di carne; le foglie erano anche conservate sotto aceto. Dioscoride nel Libro II, al capitolo 118, parla del Crithmo o Crithamo descrivendo la pianta e le sue proprietà: “la radice i semi e le foglie cucinate nel vino e bevute sono utili nella ritenzione di urina, nell’itterizia e provocano il mestruo.”.
L’utilizzazione terapeutica del Critmo era invece ben nota al Durante il quale nel suo Erbario Novo così scrive: “Abstergit Crithmum, lotiumq; menstrua tarda cit; siccat, mollitq; aluum, consertq; podargris; Corporis atque facit gratum pulchrumque colorem, faemineis morbis, renibus auxiliatur.” Riguardo le sue qualità e virtù, lo stesso Autore prosegue: “È caldo e secco nel terzo grado, è al gusto salato e alquanto amaretto, il perché è egli nelle sue facoltà disseccativo e astersivo... La decottion della radice delle frondi, e del seme fatta nel vino e bevuta vale alle difficoltà d’urina, al trabocco del fiele, e à provocare i mestrui. Mangiasi il Crithmo crudo e cotto come l’altr’erbe de gli horti, e muove il corpo; e il seme bevuto con vino scaccia le ventosità, conforta lo stomaco e le reni, e fa buon colore à quelli che’l mangiano. Mangiasi crudo e cotto, come l’altre herbe de gli horti, e conservasi ancora in salamoia”.
William Turner ci ricorda come la pianta fosse nota fra i suoi predecessori e naturalisti contemporanei come Creta marina. Ai tempi di Gerarde la pianta aveva grande reputazione come condimento. John Gerarde la definì “di gradevole profumo, delicato e delizioso al palato, benché di sapore che molti giudicano salato” essendo le sue foglie, già sin da allora, consumate come insalate. Nel 1597 egli infatti così scrisse: “The leaves kept in pickle and eaten in sallads with oile and vinegar is a pleasant sauce for meat, wholesome for the stoppings of the liver, milt and kidnies. It is the pleasantest sauce, most familiar and best agreeing with man’s body.” Condite con olio ed aceto se ne ottiene una salsa dal gradevole sapore, molto utile per attivare e facilitare la digestione delle carni. Anche Shakespeare ce ne ricorda l’uso, pur essendo improbabile che egli conoscesse gli scritti del Turner e del Gerarde. Troviamo infatti autorevole citazione del Critmo nel Re Lear, (IV. vi 15) dove il grande poeta, riferendosi alla gente che si guadagnava pericolosamente da vivere raccogliendo l’erba di San Pietro dai dirupi più scoscesi delle bianche scogliere di Dover, così scriveva: “Half-way down Hangs one that gathers samphire; dreadful trade! (A metà strada cade colui che raccoglie l’erba di San Pietro, lavoro terribile!).” Da ricordare infine che il Bromfield riferisce di un tributo corrisposto al castellano di Freshwater per avere la privilegiata concessione di raccogliere (ovviamente a rischio e personale pericolo del concessionario) la pianta che cresceva spontaneamente in abbondanza sui muri del suo maniero.
Secondo Bosc (1821) le popolazioni rivierasche del Mediterraneo ne facevano commercio perché i marinai e i naviganti che si avventuravano in lunghe traversate le portavano a bordo, utilizzandole come valido antiscorbutico, apprezzandone molto le foglie, un poco amare e salate, però molto gustose e digestive.
La pianta è ancora ricercata in certe contrade per la preparazione di un aceto aromatico molto apprezzato. L’intenso sfruttamento commerciale aveva raggiunto nel secolo scorso una tale diffusione che molti naturalisti ne denunciarono la progressiva scomparsa da alcune zone rivierasche, causata dall’indiscriminata raccolta a opera delle popolazioni locali. Thore, nel 1803 scriveva: “Sta diventando ogni giorno più raro, perché gli abitanti delle rive marine lo mangiano dopo averlo messo in aceto.” La Chambers’s Encyclopaedia così considera la pianta: “Samphire makes one of the best of pickles, and is also used in salads. It has a piquant, aromatic taste, and is considered very diuretic.”
 E’ veramente curioso pensare che una pianta medicinale di cui si è fatto intenso commercio, che veniva raccolta anche a rischio della vita umana, che era utilizzata sia in cucina che in medicina, sia ad un tratto scomparsa da quasi tutti gli erbari e dai testi di fitoterapia. Il fatto poi che essa sia una ombrellifera avrebbe dovuto attirare maggiormente l’attenzione degli studiosi su questa insolita specie. Dico insolita perché essa è un’ombrellifera che si comporta come una pianta desertica, ma vive sul mare e resiste alla salsedine e alle calure estive. E certamente non insolite dovevano essere le sue proprietà medicinali. Infatti l’importanza economica e medicamentosa delle umbellifere è dovuta essenzialmente dalla presenza di oli eterei  in molte specie che vengono utilizzate come spezie, piante aromatiche o come piante officinali, ma stranamente la presenza di principi medicinali nel Crithmum maritimum è stata accertata solo in epoca recente, nonostante la sua appartenenza alla famiglia delle umbellifere avrebbe dovuto fargli attribuire almeno le prerogative di molti suoi confratelli. Infatti la radice, le foglie, i frutti hanno le proprietà delle altre ombrellifere aromatiche: sono aperitive, diuretiche e stimolanti. Tutti infatti conoscono le proprietà diuretiche e carminative del Finocchio (Foeniculum dulce) la cui radice entra nell’antico “sciroppo delle cinque radici” tuttora in uso, e il cui frutto possiede le virtù comuni ai semi delle ombrellifere, è cioè carminativo e galattogogo e fa parte dei “quattro semi caldi”, insieme all’Anice, al Coriandolo e al Cumino dei prati, miscela dell’antica farmacopea ancora iscritta nel Codice del 1884. Si poteva forse pensare che il finocchio marino avesse indicazioni terapeutiche dissimili o inferiori? Semmai la sua resistenza, l’adattabilità, il particolare metabolismo vegetale, l’aroma particolare e i principi attivi di questa pianta avrebbero dovuto far riflettere che questa benemerita ombrellifera, la quale segna il limite terricolo della famiglia oltre il quale solo le alghe possono osare, doveva necessariamente possedere proprietà curative.
Crithmum maritimum L. fu studiato dal Lavini nel 1882, poi da Borde, farmacista a La Rochelle nel 1909, dal Prof. Delépine e più recentemente dal Prof. Guido Rovesti. Secondo Lavini il succo fresco sarebbe un buon vermifugo; Rovesti in accordo con la tradizione ritiene il Critamo un buon stomatico e carminativo, stimolante la tonicità dei muscoli dello stomaco, adatto a sopprimere la formazione di gas intestinali e a favorire l’assimilazione dei cibi.

CURIOSITÀ

Famosa pianta antiscorbutica che i naviganti di altri tempi apprezzavano per le sue proprietà curative e preventive. Il nome volgare di Erba di San Pietro che il Critmo condivide con un’altra pianta che nulla ha a che fare con il finocchio marino, si spiega ricordando che San Pietro è il santo patrono dei pescatori e che questa pianta predilige gli ambienti di mare, soprattutto le rocce soleggiate e gli spruzzi salmastri del clima marino.

Parti usate: foglie, frutti, i giovani getti (germogli), radici, semi, steli.

Costituenti e principi attivi: come la maggior parte delle umbellifere anche il Critamo assume importanza come spezia, pianta aromatica e officinale per la presenza di oli eterei. La pianta  contiene la maggior quantità di essenze durante la prima quindicina di Agosto. Sono presenti olio essenziale: p-cimolo, pinene, g-terpinene, dilapiolo, eugenolo, carvacrolo, timolo metiletere, fenoli, b-fellandrene. Acido acetico, Bromo, Iodio, pectine, sali minerali, solfati e carbonati di potassio, vitamina A, B2, C. Contiene inoltre il critmene, terpene isolato per la prima volta dal Francesconi nel 1913.
Timolo: dalle proprietà vermicide, contro i tricocefali, anchilistoma duodenale, teniasi.
Eugenolo: dalle proprietà antisettiche e analgesiche.
Carvacrolo: proprietà antisettiche;
Pinene: proprietà litontrittiche (litiasi renale e biliare);
Fellandrene: proprietà espettoranti, anticatarrali (affezioni bronchiali croniche), diuretiche e febbrifughe.

Impieghi: alimentare (condimenti, conserve, insalate, minestre e salse), bevande aromatiche, farmaceutico, cosmetico.










Forme d’uso: decotto, enolito, estratto, gemmoderivato, infuso, olio essenziale, sciroppo, succo, tintura e Tintura Madre.

PORZIONI AEREE FRESCHE: FOGLIE, GIOVANI STELI.
Epoca di raccolta: maggio – luglio. Le foglie si impiegano solitamente allo stato fresco, ma possono anche essere essiccate al sole coperte con un foglio di carta.

Proprietà: antiscorbutiche, aperitive, aromatizzanti, carminative, coleretiche, depurative, digestive, diuretiche, eupeptiche, stimolanti, toniche e vermifughe. Favoriscono la digestione e l’eliminazione di calcoli renali e biliari. Secondo il Palma, mentre le foglie avrebbero proprietà alimurgiche o lievemente anoressizzanti, i frutti al contrario stimolerebbero l’appetito.

Indicazioni: appetito eccessivo, dispessia, obesità, oliguria, parassitosi intestinale, verminosi, scorbuto, flatulenza, calcolosi.

Preparazioni e prescrizioni: tutta la pianta intera, fresca può essere usata come diuretico e depurativo. L’infuso della pianta fresca è molto efficace come depurativo e diuretico. Il succo estratto dalla pianta senza radice in dosi di gr. 20-30 pro die sino ad un massimo di gr.100; in media due-tre cucchiai due volte al giorno. Sebbene il succo del finocchio marino sia facilmente estraibile occorre aver cura nel conservarlo e di utilizzarlo in brevi periodi di tempo perché è facilmente alterabile. Passare nella centrifuga le piante fresche e pulite e bere il succo in ragione di 20 gr. 3 volte al giorno come diuretico, tonico gastrico, stimolante della colecisti ed emmenagogo. La tintura vinosa: si prepara con 5 gr. di foglie fresche in 100 ml di vino di buona gradazione lasciando a macerare per 10 giorni, bere un bicchierino prima dei pasti.  Per preparare il vino medicato: versare 60 grammi di foglie essiccate in un litro di vino bianco secco e dopo una settimana colare e filtrare; bere un bicchierino dopo i pasti. Decotto al 2-3%: 2-3 tazzine al dì. Il decotto della pianta è considerato diuretico e antielmintico, ma è soprattutto il seme ad essere rinomato come vermicida. Vino macerato al 3-5% da somministrare 2–5 cucchiai al giorno. Sciroppo: centrifugare la pianta fresca, foglie e steli (non legnosi), colare il succo, pesarlo, scaldare a bagnomaria aggiungendo eguale peso di zucchero; somministrare un cucchiaio più volte al giorno nel rachitismo e scorbuto.
La Tintura Madre (T.M.) in rapporto di 1:10 si ottiene da parti aeree fresche e ha un grado alcolico di 45° secondo quanto stabilito dalla F.U. francese.
Olio essenziale: 1-3 gocce su zolletta di zucchero favorisce la digestione. Indicato nelle affezioni delle mucose buccali e delle gengive. In dosi più alte l’olio essenziale del Critmo ha proprietà di sedare emicranie e interessanti proprietà antisettiche.

Uso gastronomico

Sottaceti: le foglie più giovani, dopo essere state ben lavate e asciugate, vanno conservate in aceto di vino che deve essere cambiato dopo due settimane con dell’altro aceto, in modo che le foglie cedano al primo liquido di salamoia l’eventuale gusto amaro in eccesso. In cucina i sottaceti di Critmo conservano appieno l’aroma marino ed il loro sapore rievoca nella brutta stagione il sole e l’aria dell’estate. Le foglie hanno inoltre impiego alimentare in salse, condimenti e minestre. Le foglie si mangiano come condimento, alla maniera dei cetriolini, preparate con sale, pepe ed aceto, oppure consumate crude in insalata. Vennero utilizzate per rendere più gustose, appetitose e digeribili le carni fredde e il pesce lesso, ma anche con funzioni di stimolante gastrico. Per consumare le foglie del finocchio marino nel modo più gradevole bisogna marinarle sottaceto, come si fa per i cetriolini. Si preparano i vasetti che devono poi essere chiusi ermeticamente e conservati in ambiente secco. Dopo aver raccolto le foglie, lasciarle un po’ all’aria perché perdano una parte della loro acquosità vegetativa, poi metterle in un vaso di terracotta con una manciata di sale, qualche rametto di Dragoncello e due peperoni verdi. Annaffiare il tutto con aceto di vino bollente e, dopo una notte di macerazione, rinnovare l’operazione con lo stesso aceto rimesso a bollire. Poi tappare il vaso ermeticamente.
Uso esterno: in caso di verminosi intestinale la medicina popolare  raccomandava un cataplasma di  foglie fresche applicate sul ventre per tutta la notte per tre notti la settimana sino a guarigione.

FRUTTI: si raccolgono a maturazione dall’estate inoltrata fino all’autunno (agosto- settembre): si recidono le ombrelle, si riuniscono in mazzi e si fanno essiccare all’ombra. I frutti si separano poi dalle ombrelle per battitura e successiva setacciatura. Si conservano quindi in recipienti di vetro o di porcellana. I frutti sono aperitivi, digestivi e carminativi: hanno proprietà di stimolare l’appetito e i processi digestivi, attenuare le fermentazioni e gli spasmi intestinali.
Preparazioni e prescrizioni: Infuso: 1 gr. in 100 ml di acqua, una tazzina prima dei pasti. Tintura: 20 gr. in 100 ml di alcool di 70° a macero per 8 giorni, somministrare venti gocce in poca acqua o su zolletta di zucchero prima dei pasti. Tintura vinosa:  3 gr. in 100 ml di vino di buona gradazione a macero per due settimane, somministrare un bicchierino prima dei pasti. Usati come spezia.

RADICI: Dioscoride ricorda che “le radici, i semi e le foglie, cotte con vino e bevute, sono utilizzate per la ritenzione urinaria, l’itterizia e provocano il mestruo”.

SEMI:

Epoca di raccolta: da Agosto a settembre.
Istruzioni: assunti a maturazione, vanno battuti e asciugati al sole, quindi essiccati. Si conservano in sacchetti, scatole, cassette o vasi curando che siano ben protetti dall’umidità.
Resa: 57%
Componenti e principi attivi: olio essenziale, pectina, cera, resina, ecc.
Proprietà: eupeptici carminativi, coleretici, galattogoghi, vermifughi e vermicidi.
Preparazioni e prescrizioni: Decotto: un cucchiaino da caffè di semi in 250 gr. di acqua fredda; bollire per 10 minuti e raffreddare. Bere nella giornata (rachitismo). Tintura 1: 5, somministrare due mezzi cucchiaini al dì. Sciroppo: 3-6 cucchiai; vino al 3%: 2-3 bicchierini al giorno.

IL GEMMODERIVATO

GIOVANI GETTI (Germogli):
Prima d’ora l’erba di San Pietro non era mai stata utilizzata come “gemmoderivato” e in letteratura non si trova alcun riferimento della possibile utilizzazione come gemmoterapico del Critmo. Il grande vantaggio di utilizzare i succulenti germogli del finocchio marino è dovuto al fatto che i principi attivi di questa pianta (a parte quelli contenuti nei semi) sono instabili e pertanto foglie, steli e succo devono essere consumati nella stagione e in un breve periodo di tempo. La soluzione idrogliceroalcolica è tra le più idonee ad estrarre la maggior concentrazione di principi attivi e a stabilizzarli per una durata di cinque anni. Ciò permette una facile e pratica utilizzazione delle proprietà terapeutiche di questa benemerita pianta medicinale. Inoltre, i germogli di Critmo possiedono una estrema facilità di assorbimento e di utilizzazione da parte dell’organismo umano.

TECNICA DI PREPARAZIONE:

Il metodo di preparazione dei Gemmoterapici è quello dettagliatamente descritto nella monografia “Preparazioni Omeopatiche” contenuta nella Farmacopea Francese del 1965 e in successive edizioni. In essa sono descritte le varie fasi  del procedimento di estrazione e preparazione che riassumiamo qui di seguito e valevole anche per il Crithmum Maritimum.

1) - Epoca di raccolta: i germogli, facilmente riconoscibili per il loro colore verde chiaro, vanno raccolti nel loro habitat naturale, rigorosamente freschi, lontani da strade litoranee o da fonti inquinanti, anche provenienti dal mare. Si raccolgono prima della fioritura perché in seguito diventano amari e non più gradevoli, ma soprattutto perché prima della fioritura sono più ricchi di principi attivi e medicamentosi. Si deve inoltre evitare la raccolta durante condizioni climatiche o ambientali sfavorevoli che potrebbero costituire motivo di deterioramento delle piante stesse. La raccolta deve sempre rispettare l’incolumità della pianta per evitarne l’estinzione.
2) - Esame macroscopico accurato del materiale vegetale raccolto il quale deve essere sottoposto a identificazione botanica e ad una attenta ispezione per evitare la lavorazione di parti vegetali avariate o affette da malattie parassitarie, fungine ecc. Una parte rappresentativa della partita di vegetale deve essere conservata essiccata in erbario come riferimento botanico riportante il nome latino, l’epoca di raccolta ecc.
3) - Pulitura: le parti fresche appena raccolte che sono state sottoposte a ispezione vengono accuratamente ripulite.
5) - Triturazione: la parte di materiale vegetale fresco, che è già stata ispezionata, pulita e selezionata, viene sottoposta ad appropriata triturazione per agevolare l’operazione estrattiva da parte del solvente.
6) - Macerazione: il materiale ancora fresco, pulito, determinato e triturato viene messo a macerare per un periodo di tre settimane in una soluzione di alcool a 90° e glicerolo in parti uguali (1:1) la cui quantità è calcolata in modo da ottenere un macerato glicerinato a 1/20, affinché il prodotto finale corrisponda a 20 volte il peso della materia prima rapportata a quella della campionatura allo stato secco. Il fine è di ottenere un prodotto costante e riproducibile sia negli effetti terapeutici che nelle  percentuali di principi attivi. Il tutto viene agitato quanto basta.
7) - Decantazione, Filtrazione e Spremitura: a macerazione conclusa si decanta e quindi si filtra. Ciò che resta dopo la filtrazione viene ancora spremuto con una pressione costante di circa 10-7 Pascal (vicina a 100 Bar). Si uniscono e si mescolano quindi il filtrato al prodotto della spremitura e si lascia riposare il tutto per altre 48 ore ed infine si filtra nuovamente. A questo punto si è ottenuto il MACERATO GLICERICO (M.G.) di base. Dal Macerato di base, con opportuna e successiva diluizione, si otterrà il prodotto finale.
8) - Diluizione: il Macerato Glicerico di base viene a questo punto diluito in proporzione di 1:10 (prima diluizione decimale), con una nuova miscela, questa volta formata da acqua + alcool + glicerina preparata a parte e composta da 50 parti di peso in glicerina, 30 parti in alcool e 20 parti di acqua. Si ottiene così il Macerato Glicerico alla prima diluizione decimale hahnemanniana (1 DH) che viene meglio definito come M.G. 1 DH. Su 100 grammi di macerato alla 1 DH devono essere presenti 0,50 gr. di prodotti di estrazione di gemme disidratate. Di norma il grado alcolico finale raggiunto dal gemmoderivato oscilla tra i 36-38°.
9) - Controlli: il prodotto finito, prima di essere messo in commercio, deve essere sottoposto a ulteriori controlli atti a verificare e stabilire l’odore, il sapore, la densità, la gradazione alcolica ed eventuali residui. Un ulteriore saggio serve ad individuare la presenza di eventuali contaminanti quali il metanolo e il 2-propanolo.
10) - Conservazione: il Gemmoterapico va infine imbottigliato e conservato in recipienti di vetro scuro ben chiusi, conservati al fresco e al riparo dalla luce.
11) - Scadenza:  tutti i Macerati Glicerinati devono essere utilizzati entro 5 anni dalla data di fabbricazione.

Organotropismo: ghiandole linfatiche, apparato digestivo e intestinale, metabolismo generale. I germogli possiedono proprietà antiscorbutiche, attività coleretiche, antirachitiche, diuretiche, emmenagoghe, galattogoghe e vermifughe. Il gemmoderivato è un valido tonico e stimolante delle funzioni digestive e dell’apparato digerente; provoca un’eccitazione generale con aumento del tono della muscolatura gastrica e un aumento della peristalsi. Stimola la secrezione ghiandolare del tubo digerente e favorisce le contrazioni, contrastando nel contempo le flatulenze. Può essere utilizzato per facilitare e migliorare i processi digestivi o la digestione di pietanze un po’ pesanti mediante una stimolazione della  secrezione gastrica (atonia gastrica, achilia gastrica) e biliare, per stimolare la secrezione urinaria, nei ritardi mestruali, per contrastare il rachitismo ed eliminare i vermi intestinali. Riequilibrante ghiandolare e renale. Riduce l’eccessivo appetito e stimola i processi digestivi e la diuresi, attenua le fermentazioni e gli spasmi intestinali, calma le coliche. Riequilibrante intestinale in caso di disbiosi e verminosi. Diuretico e solvente di mucosità renali, vescicali e polmonari.

Indicazioni: l’azione del gemmoterapico è dolce ma vasta e complessa. Essa conferma pienamente le indicazioni degli antichi autori a cui vanno aggiunte indicazioni e proprietà particolari del gemmoterapico. Questo può essere utilizzato in casi di ritardato ricambio in geriatria, nell’obesità stimola dolcemente la funzionalità tiroidea e possiede lieve azione anoressizzante, utile come limitante ponderale nelle diete dimagranti. Nelle infiammazioni del cavo orale, gastralgie, aerofagia, flatulenza, nel linfatismo, nella calcolosi renale e vescicale, nel fango biliare. Potente aperitivo e carminativo indicato nella dispepsia fermentativa e putrefattiva, nausea, vomito, coliche intestinali, disbiosi intestinale. Indicazioni: Amenorrea - Astenia - disturbi ghiandolari - ittero - obesità -  ritenzione idrica qualunque ne sia l’origine e la localizzazione - gonfiore alle caviglie, piedi, gambe, gonfiore palpebrale - ritenzione urinaria - linfatismo - adenoidismo - scorbuto. Diatesi urica, artrite urica.
Giovani radici: ritenzione urinaria, itterizia, amenorrea.

SINERGIE:

Abies pectinata: azione antirachitica.

Opuntia Ficus indica: linfa, azione coleretica e diuretica, malattie del fegato.

Rosmarinus officinalis: azione colecistocinetica.

Rubus idaeus: azione emmenagoga.




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