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CRITHMUM MARITIMUM
L.
L’ERBA DI SAN PIETRO
DALLA FITOTERAPIA DIMENTICATA
UN NUOVO GEMMODERIVATO
Dott. Fernando Piterà
Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie - Genova
Ordine: ……………....... Umbelliflorales
Sottoclasse: ……..…....... Choripetalae
Classe: …………….….... Dicotyledones
Sottodivisione: ……....... Angiospermae
Divisione: ………..…...... Spermatophyta
Famiglia ……………. ... Apiaceae (Umbelliferae)
Specie: …………….….... Crìthmum maritimum
Danese: Stranddild.
Francese: Fenouil de mer, Creste marine, Criste marine, Perce pierre, Perce
pierre maritime. Franc. Antico: Bacile, Basille, Fenoil marin, Passe pierre.
Inglese: Common Samphire, Crest Marine, Rock fennel, Rock Samphire, Samphire,
Sampier, Sea fennel. Ingl. Antico: Pierce-stone.
Italiano: Bacicci, Crètamo, Crista marina, Critamo, Critamo marittimo,
Crite, Critmo, Erba di San Pietro, Finocchio marino, Finocchio marino di scoglio,
Frangisasso, Spaccasassi.
It. Antico: Baciuco, Basecchia, Crithmo, Sanpetra.
Latino: Crithmum maritimum L., Cachrys maritima Spreng.
Olandese: Zeevenkel.
Portoghese: Funcho marítimo, Marinho, Perrexil-do-mar, Fiuncho do
mar, Prixel do mar.
Spagnolo: Hinojo marino. Castigliano : Perejil de mar, Perejil de la Isla
(Cádiz); Catalano: Fenoll marí, Fonoll marí. Sp.
Antico: Perexilde la mar, Unas de agnu la yerva.
Tedesco: Meerfenchel, Seefenkel, Bazille; Ted. Antico: Baulen, Meer fenichen.
Nomi dialettali italiani:
Campania: Granfa di quaglia (Ischia).
Liguria: Bassiga, Basciggia, Erba sascio, Fenôggio maèn (Genova);
Bürcio (Quarto); Erba sascio (Chiavari); Basiggi (S. Terenzo); Bacidè,
Erba de S. Piè, Ferruggiu marin (Pontedecimo); Fenugiu marin, Fenugiu
mên (Porto Maurizio), Ferruggiu mên (Imperia); Erba de marina
(Mortola).
Marche: Paccasassi, Spaccasassi.
Sardegna: Fenugu maritimu, Fenuju de mare, Finocciu marittimu, Fenugu de
mari, Erba de Santu Perdu.
Sicilia: Finocchiu marinu, Finocciu marinu, Erba di lu pitittu.
Toscana: Bacicci, Baciglia, Baciucco, Baciucchio, Crètamo, Crìtamo,
Crètino, Erba San Pietro, Finocchio marino.
Il genere Crithmum è rappresentato da una unica specie, Crithmum maritimum
L., una pianta della famiglia delle Apiaceae [Umbelliferae] che vive lungo
le coste mediterranee e dell’Europa Occidentale, sulle spiagge o i greti ciottolosi,
nei luoghi aridi e salati, su scogli, scogliere e dirupi sul mare, rocce,
muri, ciottoli e sabbia. E’ più comune nell’Italia mediterranea. La
specie in oggetto è attualmente l’unica di questo genere, essendone
escluse quelle che vi erano state ascritte da Linneo e da altri botanici.
Il suo nome deriva dal greco Krìthmon o Krêthmon (Cretzmon)
in allusione alla forma delle sue foglie carnose, profondamente intagliate.
Per altri autori la parola greca resta tuttora inspiegata, ma viene messa
in relazione con una voce greca Krithe che vuol dire “orzo” e ciò per
la rassomiglianza del frutto del Critmo con la cariosside dell’orzo: “per
la sua forma e la corteccia ond’è ricoperto”. Di questa parola ne
fece corretto uso Dioscoride e la voce Crithmum è giunta sino ai nostri
tempi del tutto immodificata ad indicare l’unica specie di questa singolare
Ombrellifera. Alla denominazione generica e specifica di Linneo Crithmum
maritimum corrispondono numerose denominazioni del nostro volgare di Bacicci,
di Finocchio marino o lacustre, di Erba di San Pietro (nome in comune a Crysanthemum
balsamita che nulla ha in comune col Critmo) e di Frangisasso. I botanici
erboristi del Rinascimento gli davano il nome di Petrus crescentius
a cui corrisponde il già citato Frangisasso ed il vecchio nome volgare
francese di Perce-pierre (che ora sta ad indicare anche la Parietaria officinalis);
Pierce-stone era anche, anticamente, il nome volgare inglese al quale si
è andato sostituendo quello di Samphire oppure quello di Rock Samphire.
I tedeschi, che coltivano e apprezzano questa pianta nei loro condimenti,
la chiamano Meerfenchel o finocchio di mare, alla nostra stessa maniera e
del francese Creste marine. Verso la seconda metà dell’Ottocento,
in qualche dizionario farmaceutico dell’epoca, il Crithmum maritimum era
impropriamente anche detto Sassifraga marina.
Descrizione botanica:
Pianta erbacea perenne, carnosa, alofita (che ama il sale), grassetta, glabra,
cerosa, glauca, aromatica, che raggiunge l’altezza media di 15–35 centimetri
ma che può arrivare a formare un cuscino cespuglioso di circa 50 cm.
Ha radice rizomatosa carnosa, vigorosa, espansa, con lungo fittone ramoso,
strisciante, serpiginosa e perenne, spesso lignificata, che quando incontra
una fenditura nella roccia vi si insinua tenacemente e può svilupparsi
notevolmente, allungandosi fino a 5 metri. Spesso sono presenti tre o quattro
rami radicali grossi quanto un dito e dall’odore gradevole. Quando la pianta
fiorisce, la radice principale scompare.
Il fusto è ascendente, con andamento flessuoso, tortuoso, sinuoso
a zigzag e prostrato, di consistenza carnosa, solido, spesso lignificato alla
base, di color verde-grigiastro, striato e fittamente solcato, è semplice
o ramificato alla base, cilindrico, striato longitudinalmente, con scapi
erbacei ascendenti. Stelo e foglie sono carnose nella loro tessitura e glabre.
Le foglie sono basali, composte, alterne, glabre, deltoidi, pennatosette,
lunghe 1–7 cm., con segmenti di primo ordine opposti, quelli di ultimo ordine
lanceolato-lineari (3 x 18 mm.) bi- o tri-ternate, dalla tipica tonalità
glauca (tra il grigio e il verde) e distese, con lunghe guaine membranacee,
a segmenti lanceolati, rigide, appuntite e acute, simili a lacinie setolose
o subfusiformi, carnose, spesse, grassocce, di consistenza simile a quelle
di una pianta grassa, lucenti, glabre, con segmenti stretti non dentati e
corti piccioli. La carnosità delle sue foglie è dovuta
ad una mirabile capacità di adattamento alle condizioni dell’habitat
in cui la pianta vive. Le foglie carnose e coriacee del Critmo hanno escogitato
un valido sistema di difesa per resistere sia all’aridità che all’eccesso
di salinità che altri vegetali non sopporterebbero: sono infatti rivestite
da un velo che limita le perdite d’acqua, così come avviene per le
piante che vivono in zone desertiche.
L’aria salmastra delle coste marine, pur contenendo abbondante vapore acqueo,
tende infatti a riassorbire acqua dalle piante non protette, cosicché
Crithmum maritimum assomiglia a una pianta del deserto, essendo le sue foglie
carnose coperte da un’epidermide cutinizzata che ne limita le perdite d’acqua.
Poche fra esse hanno un reale bisogno di sale, ma il loro adattamento ad un
simile ambiente sembra piuttosto un efficace espediente per sottrarsi alla
concorrenza di altre specie rustiche.
I fiori sono minuscoli [2–5 mm. di diametro], pentapetali, di colore bianco
o verdiccio-giallastri, raramente rosei, con calice senza denti; petali minuti
interi e arrotondati all’apice, a larga base con un apice involuto e oblungo,
rotondato. I fiori sono disposti in inflorescenze a grosse ombrelle composte
da otto a trenta raggi robusti e fitti, del diametro di 3–6 cm., formate a
loro volta da numerose ombrellette, ciascuna circondata da un involucro composto
di numerose brattee. Involucro e involucello con numerose e corte brattee
e bratteole verdi ricadenti che ne circondano le basi, ripiegate all’indietro
alla fruttificazione. Le ombrelle fiorali sono portate da un breve e robusto
peduncolo carnoso e sono piatte o convesse, con minuti e bianchi petali anche
se l’ombrella, con i suoi pedicelli, assume, nell’insieme, un aspetto verde-giallognolo.
Quando la pianta fiorisce da luglio a settembre, la radice principale è
ormai scomparsa ed i fiori in ombrelle sorgono da una rosetta di foglie che
ha impiegato 2 o 3 anni per emettere il fusto fioriero. Si è dunque
verificata per divisione una separazione dal fusto madre, dando vita ad una
vera e propria moltiplicazione agamica.
Il frutto a maturazione (agosto– settembre) diventa color porpora scuro
e si rompe quando è secco. E’ piccolo, gialliccio, ovoidale, arrotondato
[5–6 mm.], lievemente appiattito su un lato, segnato da 10 coste longitudinali,
che presenta una larga commessura, è formato da due acheni addossati
piano-convessi; con tre coste salienti dal lato opposto, porta i resti degli
stili ricurvati e ha tessuto spugnoso. Contiene un minuscolo nocciolo
simile a un granello di grano. Tutta la pianta ha un odore aromatico, odorante
come di un misto finocchio-mentato, dal sapore amarognolo, salato e leggermente
piccante.
Distribuzione :
Crithmum maritimum è una specie che si estende nella sua area di
distribuzione geografica dalle coste della Crimea a quelle del Mediterraneo,
alle coste atlantiche dell’Europa occidentale e alle coste mediterranee,
dalla Spagna alla Crimea e al Mar Nero, sulle coste della Manica, nel tratto
che corre dalle isole Azzorre e Canarie all’Irlanda ed alle coste sud-occidentali
della Scozia. Diffuso in Europa meridionale e occidentale, Africa settentrionale,
Asia centro-occidentale, America settentrionale. In Italia cresce spontaneamente
sulle rocce litoranee marine di tutte le coste mediterranee, dall’Istria alla
Liguria ed in tutte le Isole maggiori e minori, dove mostra di gradire particolarmente
i suoli impregnati di sale marino. Presente nelle scogliere dell’Adriatico,
in tutta la riviera del mar Tirreno, intorno al monte Argentario e per tutta
la costa verso Napoli. E’ raro che il Critmo si allontani dai litorali, ma
eccezionalmente cresce anche nell’entroterra spingendosi all’interno e crescendo
sporadicamente su vecchi muri, sui tetti, tra le ghiaie e i castelli, colonizzando
spesso le opere costruite dall’uomo (colli Euganei presso le terme; a Gravedona
nel Comasco; in Piemonte sui castelli di Cinzano; a Castiglione d’Asti; Mombracelli
e della Cisterna; a Mondovì-Piazza; in Toscana a Vagliano; nel Lucchese;
a Volterra; così a Venezia sui Murazzi e sulle “fondamente”). Nel
secolo scorso, l’indiscriminata raccolta per la conservazione ed il commercio
come sottaceto ne avevano provocato la scomparsa in molte località
della Liguria e del Nizzardo.
Habitat: pianta erbacea spontanea nella flora italiana che cresce su tutte
le coste marittime italiane, sulle rupi, scogli e scogliere, manufatti e spiagge
ciottolose, sui muri e nei luoghi ghiaiosi del territorio compreso nella
fascia mediterranea. Cresce impavida nelle fenditure delle scogliere,
sulla sabbia, nei moli e frangiflutti, negli incolti e nei vecchi muri di
tutte le coste peninsulari e insulari; si insinua soprattutto nelle screpolature
dei muri, nei luoghi sassosi esposti ai venti marini, sulle rupi e nei terreni
sassosi delle coste; vegeta qua e là nei sassoni del piano o in zone
sassose interne della Penisola e Isole, sempre però in prossimità
del mare. Ogni fenditura nella roccia raggiunta dagli spruzzi marini prima
o poi è colonizzata da questa pianta. I suoi cespi, spesso molto folti,
rivestono le più aride rocce e le sabbie più asciutte. Predilige
l’umidità, gli spruzzi salmastri, la mitezza dei climi marittimi, oceanici
o mediterranei. E’ una pianta che ama e ricerca i suoli impregnati di sale
marino diffuso dagli spruzzi del mare agitato. L’esposizione prediletta dal
Critmo marittimo è quella soleggiata, sulle rupi a mare esposte agli
spruzzi delle onde e alla salsedine. Il Critmo forma associazioni proprie
denominate Critmeti , in consorzio con altre piante rupicole e alofile e in
particolare con le Statici, sui litoranei mediterranei ed Atlantici. Personalmente
ho visto talvolta il Critmo vivere consociato ad Armenia maritima e a Opuntia
ficus indica.
Coltivazione e riproduzione: per il suo valore decorativo e per le sue qualità
aromatiche e mangerecce non c’è da stupirsi se il Critamo sia entrato
un tempo nei giardini situati nelle località marine e nella coltivazione
dell’orto pur non essendo mai stato coltivato se non da pochi amatori. Attualmente
non ha quasi alcun valore commerciale perché dimenticato. Pur essendo
una pianta decorativa, elegante, profumata e di facile coltivazione, l’erba
di San Pietro non è ricercata né a scopo terapeutico né
a scopo ornamentale. Eppure la sua coltivazione non presenta particolari difficoltà
se il clima è dolce, perché non sopporta il gelo. Una volta
ben insediato, riesce a colonizzare grandi estensioni di muri e di rocce.
Si riproduce per seme o con le barbatelle. Si semina annualmente, già
sin da settembre, subito dopo la maturazione dei semi ponendoli in seminiere
con terriccio leggero costituito con terra di limo, mescolata a sabbia in
parti eguali, e distribuendoli in buchette distanziate di una trentina di
centimetri l’una dall’altra, in ogni senso. La pianta non richiede che qualche
sarchiatura e di essere annaffiata di frequente durante l’estate. Più
il seme è recente più le piantine avranno possibilità
di nascere e crescere discretamente bene. Se le piantine germinano, come
è usuale che avvenga per semina settembrina, converrà ricoprirle
con un buon strato di foglie o di paglia, affinché esse svernino e
a primavera comincino a consentire il primo raccolto di foglie. Quando le
nuove piante sono un po’ sviluppate, sui 4–6 cm., potranno essere trapiantate
in vasi con buon drenaggio e terriccio un po’ più ricco per l’aggiunta
di vermicomposta. In primavera si potrà scegliere un posto molto assolato
e caldo, possibilmente riparato, o addirittura nelle fessure e interstizi
di un vecchio muro ove vi sia terra leggera e ricca. Vi si sistemeranno con
cura le nuove piantine. E’ anche possibile la coltivazione in vasi evitando
in modo assoluto il ristagno di acqua e ponendo le piantine in pieno sole
e, se si tratta di luoghi a clima più freddo, ritirando le piante
in un locale asciutto e luminoso nella cattiva stagione per evitare il congelamento
del fogliame. I semi si possono stratificare in una mistura di sabbia e terra
leggera, per i mesi sino a marzo, affinché non se ne perda la germinabilità.
La moltiplicazione può avvenire anche per divisione dei cespi, da
effettuarsi in primavera, o meno facilmente per talee di punta. Quest’ultimo
metodo ha però minori probabilità di successo in quanto le
talee vengono facilmente attaccate da micosi.
Talvolta la si pianta nei vecchi muri, dove può vivere parecchi anni.
Pianta che ama il calore, ma che pare non abbia speciali esigenze pedologiche,
cresce bene in qualsiasi tipo di terreno purché la messa a dimora sia
in buona esposizione e sia soleggiata. La pianta educata nei giardini o nell’orto
è però assai inferiore per le sue proprietà medicamentose
a quella che cresce spontanea in riva al mare. Viene ancora raccolto in Inghilterra
e si può trovare fresco o conservato in salamoia nei mercati dell’Europa
meridionale, soprattutto in Spagna.
STORIA
Come altre specie non velenose delle Ombrellifere, questa pianta conosciuta
dagli antichi venne un tempo considerata dagli erboristi idonea per aiutare
la digestione e come curativa contro i calcoli renali; le si attribuivano
virtù aperitiva, diuretica, emmenagoga, deostruente e litontrittica.
Le proprietà terapeutiche di questa pianta medicinale non sono state
giustamente considerate per cui essa è rimasta obsoleta e priva di
utilizzazione clinica. In altri tempi la pianta era utilizzata per ricavarne
la soda. La fitoterapia di un tempo ha utilizzato le foglie carnose, spesse
e lucenti, del finocchio di mare le quali, consumate crude, offrivano il meglio
delle loro proprietà aperitive, toniche e antiscorbutiche.
Il Crithmum maritimum se non ebbe grande fortuna come pianta medicinale,
fu invece trapiantato negli orti per tentarne la coltivazione allo scopo di
raccoglierne i germogli e le foglie più tenere per essere impiegati
nell’alimentazione umana quale condimento consumato fresco o conservato sotto
aceto alla pari dei capperi, o come verdura cotta. Nel XVI secolo le foglie
carnose e i piccioli di questa pianta venivano raccolti e mangiati dopo essere
stati cucinati come gli asparagi, tanto in insalate quanto in salse aromatiche
e piccanti; tritate, nelle insalate, le minestre d’erbe, cotte nel burro come
guarnizione a piatti di carne; le foglie erano anche conservate sotto aceto.
Dioscoride nel Libro II, al capitolo 118, parla del Crithmo o Crithamo descrivendo
la pianta e le sue proprietà: “la radice i semi e le foglie cucinate
nel vino e bevute sono utili nella ritenzione di urina, nell’itterizia e
provocano il mestruo.”.
L’utilizzazione terapeutica del Critmo era invece ben nota al Durante il
quale nel suo Erbario Novo così scrive: “Abstergit Crithmum, lotiumq;
menstrua tarda cit; siccat, mollitq; aluum, consertq; podargris; Corporis
atque facit gratum pulchrumque colorem, faemineis morbis, renibus auxiliatur.”
Riguardo le sue qualità e virtù, lo stesso Autore prosegue:
“È caldo e secco nel terzo grado, è al gusto salato e alquanto
amaretto, il perché è egli nelle sue facoltà disseccativo
e astersivo... La decottion della radice delle frondi, e del seme fatta nel
vino e bevuta vale alle difficoltà d’urina, al trabocco del fiele,
e à provocare i mestrui. Mangiasi il Crithmo crudo e cotto come l’altr’erbe
de gli horti, e muove il corpo; e il seme bevuto con vino scaccia le ventosità,
conforta lo stomaco e le reni, e fa buon colore à quelli che’l mangiano.
Mangiasi crudo e cotto, come l’altre herbe de gli horti, e conservasi ancora
in salamoia”.
William Turner ci ricorda come la pianta fosse nota fra i suoi predecessori
e naturalisti contemporanei come Creta marina. Ai tempi di Gerarde la pianta
aveva grande reputazione come condimento. John Gerarde la definì “di
gradevole profumo, delicato e delizioso al palato, benché di sapore
che molti giudicano salato” essendo le sue foglie, già sin da allora,
consumate come insalate. Nel 1597 egli infatti così scrisse: “The leaves
kept in pickle and eaten in sallads with oile and vinegar is a pleasant sauce
for meat, wholesome for the stoppings of the liver, milt and kidnies. It
is the pleasantest sauce, most familiar and best agreeing with man’s body.”
Condite con olio ed aceto se ne ottiene una salsa dal gradevole sapore, molto
utile per attivare e facilitare la digestione delle carni. Anche Shakespeare
ce ne ricorda l’uso, pur essendo improbabile che egli conoscesse gli scritti
del Turner e del Gerarde. Troviamo infatti autorevole citazione del Critmo
nel Re Lear, (IV. vi 15) dove il grande poeta, riferendosi alla gente che
si guadagnava pericolosamente da vivere raccogliendo l’erba di San Pietro
dai dirupi più scoscesi delle bianche scogliere di Dover, così
scriveva: “Half-way down Hangs one that gathers samphire; dreadful trade!
(A metà strada cade colui che raccoglie l’erba di San Pietro, lavoro
terribile!).” Da ricordare infine che il Bromfield riferisce di un tributo
corrisposto al castellano di Freshwater per avere la privilegiata concessione
di raccogliere (ovviamente a rischio e personale pericolo del concessionario)
la pianta che cresceva spontaneamente in abbondanza sui muri del suo maniero.
Secondo Bosc (1821) le popolazioni rivierasche del Mediterraneo ne facevano
commercio perché i marinai e i naviganti che si avventuravano in lunghe
traversate le portavano a bordo, utilizzandole come valido antiscorbutico,
apprezzandone molto le foglie, un poco amare e salate, però molto gustose
e digestive.
La pianta è ancora ricercata in certe contrade per la preparazione
di un aceto aromatico molto apprezzato. L’intenso sfruttamento commerciale
aveva raggiunto nel secolo scorso una tale diffusione che molti naturalisti
ne denunciarono la progressiva scomparsa da alcune zone rivierasche, causata
dall’indiscriminata raccolta a opera delle popolazioni locali. Thore, nel
1803 scriveva: “Sta diventando ogni giorno più raro, perché
gli abitanti delle rive marine lo mangiano dopo averlo messo in aceto.” La
Chambers’s Encyclopaedia così considera la pianta: “Samphire makes
one of the best of pickles, and is also used in salads. It has a piquant,
aromatic taste, and is considered very diuretic.”
E’ veramente curioso pensare che una pianta medicinale di cui si è
fatto intenso commercio, che veniva raccolta anche a rischio della vita umana,
che era utilizzata sia in cucina che in medicina, sia ad un tratto scomparsa
da quasi tutti gli erbari e dai testi di fitoterapia. Il fatto poi che essa
sia una ombrellifera avrebbe dovuto attirare maggiormente l’attenzione degli
studiosi su questa insolita specie. Dico insolita perché essa è
un’ombrellifera che si comporta come una pianta desertica, ma vive sul mare
e resiste alla salsedine e alle calure estive. E certamente non insolite dovevano
essere le sue proprietà medicinali. Infatti l’importanza economica
e medicamentosa delle umbellifere è dovuta essenzialmente dalla presenza
di oli eterei in molte specie che vengono utilizzate come spezie, piante
aromatiche o come piante officinali, ma stranamente la presenza di principi
medicinali nel Crithmum maritimum è stata accertata solo in epoca
recente, nonostante la sua appartenenza alla famiglia delle umbellifere avrebbe
dovuto fargli attribuire almeno le prerogative di molti suoi confratelli.
Infatti la radice, le foglie, i frutti hanno le proprietà delle altre
ombrellifere aromatiche: sono aperitive, diuretiche e stimolanti. Tutti infatti
conoscono le proprietà diuretiche e carminative del Finocchio (Foeniculum
dulce) la cui radice entra nell’antico “sciroppo delle cinque radici” tuttora
in uso, e il cui frutto possiede le virtù comuni ai semi delle ombrellifere,
è cioè carminativo e galattogogo e fa parte dei “quattro semi
caldi”, insieme all’Anice, al Coriandolo e al Cumino dei prati, miscela dell’antica
farmacopea ancora iscritta nel Codice del 1884. Si poteva forse pensare che
il finocchio marino avesse indicazioni terapeutiche dissimili o inferiori?
Semmai la sua resistenza, l’adattabilità, il particolare metabolismo
vegetale, l’aroma particolare e i principi attivi di questa pianta avrebbero
dovuto far riflettere che questa benemerita ombrellifera, la quale segna
il limite terricolo della famiglia oltre il quale solo le alghe possono osare,
doveva necessariamente possedere proprietà curative.
Crithmum maritimum L. fu studiato dal Lavini nel 1882, poi da Borde, farmacista
a La Rochelle nel 1909, dal Prof. Delépine e più recentemente
dal Prof. Guido Rovesti. Secondo Lavini il succo fresco sarebbe un buon vermifugo;
Rovesti in accordo con la tradizione ritiene il Critamo un buon stomatico
e carminativo, stimolante la tonicità dei muscoli dello stomaco, adatto
a sopprimere la formazione di gas intestinali e a favorire l’assimilazione
dei cibi.
CURIOSITÀ
Famosa pianta antiscorbutica che i naviganti di altri tempi apprezzavano
per le sue proprietà curative e preventive. Il nome volgare di Erba
di San Pietro che il Critmo condivide con un’altra pianta che nulla ha a che
fare con il finocchio marino, si spiega ricordando che San Pietro è
il santo patrono dei pescatori e che questa pianta predilige gli ambienti
di mare, soprattutto le rocce soleggiate e gli spruzzi salmastri del clima
marino.
Parti usate: foglie, frutti, i giovani getti (germogli), radici, semi, steli.
Costituenti e principi attivi: come la maggior parte delle umbellifere anche
il Critamo assume importanza come spezia, pianta aromatica e officinale per
la presenza di oli eterei. La pianta contiene la maggior quantità
di essenze durante la prima quindicina di Agosto. Sono presenti olio essenziale:
p-cimolo, pinene, g-terpinene, dilapiolo, eugenolo, carvacrolo, timolo metiletere,
fenoli, b-fellandrene. Acido acetico, Bromo, Iodio, pectine, sali minerali,
solfati e carbonati di potassio, vitamina A, B2, C. Contiene inoltre il critmene,
terpene isolato per la prima volta dal Francesconi nel 1913.
Timolo: dalle proprietà vermicide, contro i tricocefali, anchilistoma
duodenale, teniasi.
Eugenolo: dalle proprietà antisettiche e analgesiche.
Carvacrolo: proprietà antisettiche;
Pinene: proprietà litontrittiche (litiasi renale e biliare);
Fellandrene: proprietà espettoranti, anticatarrali (affezioni bronchiali
croniche), diuretiche e febbrifughe.
Impieghi: alimentare (condimenti, conserve, insalate, minestre e salse),
bevande aromatiche, farmaceutico, cosmetico.
Forme d’uso: decotto, enolito, estratto, gemmoderivato, infuso, olio essenziale,
sciroppo, succo, tintura e Tintura Madre.
PORZIONI AEREE FRESCHE: FOGLIE, GIOVANI STELI.
Epoca di raccolta: maggio – luglio. Le foglie si impiegano solitamente allo
stato fresco, ma possono anche essere essiccate al sole coperte con un foglio
di carta.
Proprietà: antiscorbutiche, aperitive, aromatizzanti, carminative,
coleretiche, depurative, digestive, diuretiche, eupeptiche, stimolanti, toniche
e vermifughe. Favoriscono la digestione e l’eliminazione di calcoli renali
e biliari. Secondo il Palma, mentre le foglie avrebbero proprietà alimurgiche
o lievemente anoressizzanti, i frutti al contrario stimolerebbero l’appetito.
Indicazioni: appetito eccessivo, dispessia, obesità, oliguria, parassitosi
intestinale, verminosi, scorbuto, flatulenza, calcolosi.
Preparazioni e prescrizioni: tutta la pianta intera, fresca può essere
usata come diuretico e depurativo. L’infuso della pianta fresca è molto
efficace come depurativo e diuretico. Il succo estratto dalla pianta senza
radice in dosi di gr. 20-30 pro die sino ad un massimo di gr.100; in media
due-tre cucchiai due volte al giorno. Sebbene il succo del finocchio marino
sia facilmente estraibile occorre aver cura nel conservarlo e di utilizzarlo
in brevi periodi di tempo perché è facilmente alterabile. Passare
nella centrifuga le piante fresche e pulite e bere il succo in ragione di
20 gr. 3 volte al giorno come diuretico, tonico gastrico, stimolante della
colecisti ed emmenagogo. La tintura vinosa: si prepara con 5 gr. di foglie
fresche in 100 ml di vino di buona gradazione lasciando a macerare per 10
giorni, bere un bicchierino prima dei pasti. Per preparare il vino medicato:
versare 60 grammi di foglie essiccate in un litro di vino bianco secco e
dopo una settimana colare e filtrare; bere un bicchierino dopo i pasti. Decotto
al 2-3%: 2-3 tazzine al dì. Il decotto della pianta è considerato
diuretico e antielmintico, ma è soprattutto il seme ad essere rinomato
come vermicida. Vino macerato al 3-5% da somministrare 2–5 cucchiai al giorno.
Sciroppo: centrifugare la pianta fresca, foglie e steli (non legnosi), colare
il succo, pesarlo, scaldare a bagnomaria aggiungendo eguale peso di zucchero;
somministrare un cucchiaio più volte al giorno nel rachitismo e scorbuto.
La Tintura Madre (T.M.) in rapporto di 1:10 si ottiene da parti aeree fresche
e ha un grado alcolico di 45° secondo quanto stabilito dalla F.U. francese.
Olio essenziale: 1-3 gocce su zolletta di zucchero favorisce la digestione.
Indicato nelle affezioni delle mucose buccali e delle gengive. In dosi più
alte l’olio essenziale del Critmo ha proprietà di sedare emicranie
e interessanti proprietà antisettiche.
Uso gastronomico
Sottaceti: le foglie più giovani, dopo essere state ben lavate e
asciugate, vanno conservate in aceto di vino che deve essere cambiato dopo
due settimane con dell’altro aceto, in modo che le foglie cedano al primo
liquido di salamoia l’eventuale gusto amaro in eccesso. In cucina i sottaceti
di Critmo conservano appieno l’aroma marino ed il loro sapore rievoca nella
brutta stagione il sole e l’aria dell’estate. Le foglie hanno inoltre impiego
alimentare in salse, condimenti e minestre. Le foglie si mangiano come condimento,
alla maniera dei cetriolini, preparate con sale, pepe ed aceto, oppure consumate
crude in insalata. Vennero utilizzate per rendere più gustose, appetitose
e digeribili le carni fredde e il pesce lesso, ma anche con funzioni di stimolante
gastrico. Per consumare le foglie del finocchio marino nel modo più
gradevole bisogna marinarle sottaceto, come si fa per i cetriolini. Si preparano
i vasetti che devono poi essere chiusi ermeticamente e conservati in ambiente
secco. Dopo aver raccolto le foglie, lasciarle un po’ all’aria perché
perdano una parte della loro acquosità vegetativa, poi metterle in
un vaso di terracotta con una manciata di sale, qualche rametto di Dragoncello
e due peperoni verdi. Annaffiare il tutto con aceto di vino bollente e, dopo
una notte di macerazione, rinnovare l’operazione con lo stesso aceto rimesso
a bollire. Poi tappare il vaso ermeticamente.
Uso esterno: in caso di verminosi intestinale la medicina popolare
raccomandava un cataplasma di foglie fresche applicate sul ventre per
tutta la notte per tre notti la settimana sino a guarigione.
FRUTTI: si raccolgono a maturazione dall’estate inoltrata fino all’autunno
(agosto- settembre): si recidono le ombrelle, si riuniscono in mazzi e si
fanno essiccare all’ombra. I frutti si separano poi dalle ombrelle per battitura
e successiva setacciatura. Si conservano quindi in recipienti di vetro o di
porcellana. I frutti sono aperitivi, digestivi e carminativi: hanno proprietà
di stimolare l’appetito e i processi digestivi, attenuare le fermentazioni
e gli spasmi intestinali.
Preparazioni e prescrizioni: Infuso: 1 gr. in 100 ml di acqua, una tazzina
prima dei pasti. Tintura: 20 gr. in 100 ml di alcool di 70° a macero per
8 giorni, somministrare venti gocce in poca acqua o su zolletta di zucchero
prima dei pasti. Tintura vinosa: 3 gr. in 100 ml di vino di buona gradazione
a macero per due settimane, somministrare un bicchierino prima dei pasti.
Usati come spezia.
RADICI: Dioscoride ricorda che “le radici, i semi e le foglie, cotte con
vino e bevute, sono utilizzate per la ritenzione urinaria, l’itterizia e provocano
il mestruo”.
SEMI:
Epoca di raccolta: da Agosto a settembre.
Istruzioni: assunti a maturazione, vanno battuti e asciugati al sole, quindi
essiccati. Si conservano in sacchetti, scatole, cassette o vasi curando che
siano ben protetti dall’umidità.
Resa: 57%
Componenti e principi attivi: olio essenziale, pectina, cera, resina, ecc.
Proprietà: eupeptici carminativi, coleretici, galattogoghi, vermifughi
e vermicidi.
Preparazioni e prescrizioni: Decotto: un cucchiaino da caffè di semi
in 250 gr. di acqua fredda; bollire per 10 minuti e raffreddare. Bere nella
giornata (rachitismo). Tintura 1: 5, somministrare due mezzi cucchiaini al
dì. Sciroppo: 3-6 cucchiai; vino al 3%: 2-3 bicchierini al giorno.
IL GEMMODERIVATO
GIOVANI GETTI (Germogli):
Prima d’ora l’erba di San Pietro non era mai stata utilizzata come “gemmoderivato”
e in letteratura non si trova alcun riferimento della possibile utilizzazione
come gemmoterapico del Critmo. Il grande vantaggio di utilizzare i succulenti
germogli del finocchio marino è dovuto al fatto che i principi attivi
di questa pianta (a parte quelli contenuti nei semi) sono instabili e pertanto
foglie, steli e succo devono essere consumati nella stagione e in un breve
periodo di tempo. La soluzione idrogliceroalcolica è tra le più
idonee ad estrarre la maggior concentrazione di principi attivi e a stabilizzarli
per una durata di cinque anni. Ciò permette una facile e pratica utilizzazione
delle proprietà terapeutiche di questa benemerita pianta medicinale.
Inoltre, i germogli di Critmo possiedono una estrema facilità di assorbimento
e di utilizzazione da parte dell’organismo umano.
TECNICA DI PREPARAZIONE:
Il metodo di preparazione dei Gemmoterapici è quello dettagliatamente
descritto nella monografia “Preparazioni Omeopatiche” contenuta nella Farmacopea
Francese del 1965 e in successive edizioni. In essa sono descritte le varie
fasi del procedimento di estrazione e preparazione che riassumiamo qui
di seguito e valevole anche per il Crithmum Maritimum.
1) - Epoca di raccolta: i germogli, facilmente riconoscibili per il loro
colore verde chiaro, vanno raccolti nel loro habitat naturale, rigorosamente
freschi, lontani da strade litoranee o da fonti inquinanti, anche provenienti
dal mare. Si raccolgono prima della fioritura perché in seguito diventano
amari e non più gradevoli, ma soprattutto perché prima della
fioritura sono più ricchi di principi attivi e medicamentosi. Si deve
inoltre evitare la raccolta durante condizioni climatiche o ambientali sfavorevoli
che potrebbero costituire motivo di deterioramento delle piante stesse. La
raccolta deve sempre rispettare l’incolumità della pianta per evitarne
l’estinzione.
2) - Esame macroscopico accurato del materiale vegetale raccolto il quale
deve essere sottoposto a identificazione botanica e ad una attenta ispezione
per evitare la lavorazione di parti vegetali avariate o affette da malattie
parassitarie, fungine ecc. Una parte rappresentativa della partita di vegetale
deve essere conservata essiccata in erbario come riferimento botanico riportante
il nome latino, l’epoca di raccolta ecc.
3) - Pulitura: le parti fresche appena raccolte che sono state sottoposte
a ispezione vengono accuratamente ripulite.
5) - Triturazione: la parte di materiale vegetale fresco, che è già
stata ispezionata, pulita e selezionata, viene sottoposta ad appropriata triturazione
per agevolare l’operazione estrattiva da parte del solvente.
6) - Macerazione: il materiale ancora fresco, pulito, determinato e triturato
viene messo a macerare per un periodo di tre settimane in una soluzione di
alcool a 90° e glicerolo in parti uguali (1:1) la cui quantità
è calcolata in modo da ottenere un macerato glicerinato a 1/20, affinché
il prodotto finale corrisponda a 20 volte il peso della materia prima rapportata
a quella della campionatura allo stato secco. Il fine è di ottenere
un prodotto costante e riproducibile sia negli effetti terapeutici che nelle
percentuali di principi attivi. Il tutto viene agitato quanto basta.
7) - Decantazione, Filtrazione e Spremitura: a macerazione conclusa si decanta
e quindi si filtra. Ciò che resta dopo la filtrazione viene ancora
spremuto con una pressione costante di circa 10-7 Pascal (vicina a 100 Bar).
Si uniscono e si mescolano quindi il filtrato al prodotto della spremitura
e si lascia riposare il tutto per altre 48 ore ed infine si filtra nuovamente.
A questo punto si è ottenuto il MACERATO GLICERICO (M.G.) di base.
Dal Macerato di base, con opportuna e successiva diluizione, si otterrà
il prodotto finale.
8) - Diluizione: il Macerato Glicerico di base viene a questo punto diluito
in proporzione di 1:10 (prima diluizione decimale), con una nuova miscela,
questa volta formata da acqua + alcool + glicerina preparata a parte e composta
da 50 parti di peso in glicerina, 30 parti in alcool e 20 parti di acqua.
Si ottiene così il Macerato Glicerico alla prima diluizione decimale
hahnemanniana (1 DH) che viene meglio definito come M.G. 1 DH. Su 100 grammi
di macerato alla 1 DH devono essere presenti 0,50 gr. di prodotti di estrazione
di gemme disidratate. Di norma il grado alcolico finale raggiunto dal gemmoderivato
oscilla tra i 36-38°.
9) - Controlli: il prodotto finito, prima di essere messo in commercio,
deve essere sottoposto a ulteriori controlli atti a verificare e stabilire
l’odore, il sapore, la densità, la gradazione alcolica ed eventuali
residui. Un ulteriore saggio serve ad individuare la presenza di eventuali
contaminanti quali il metanolo e il 2-propanolo.
10) - Conservazione: il Gemmoterapico va infine imbottigliato e conservato
in recipienti di vetro scuro ben chiusi, conservati al fresco e al riparo
dalla luce.
11) - Scadenza: tutti i Macerati Glicerinati devono essere utilizzati
entro 5 anni dalla data di fabbricazione.
Organotropismo: ghiandole linfatiche, apparato digestivo e intestinale,
metabolismo generale. I germogli possiedono proprietà antiscorbutiche,
attività coleretiche, antirachitiche, diuretiche, emmenagoghe, galattogoghe
e vermifughe. Il gemmoderivato è un valido tonico e stimolante delle
funzioni digestive e dell’apparato digerente; provoca un’eccitazione generale
con aumento del tono della muscolatura gastrica e un aumento della peristalsi.
Stimola la secrezione ghiandolare del tubo digerente e favorisce le contrazioni,
contrastando nel contempo le flatulenze. Può essere utilizzato per
facilitare e migliorare i processi digestivi o la digestione di pietanze
un po’ pesanti mediante una stimolazione della secrezione gastrica
(atonia gastrica, achilia gastrica) e biliare, per stimolare la secrezione
urinaria, nei ritardi mestruali, per contrastare il rachitismo ed eliminare
i vermi intestinali. Riequilibrante ghiandolare e renale. Riduce l’eccessivo
appetito e stimola i processi digestivi e la diuresi, attenua le fermentazioni
e gli spasmi intestinali, calma le coliche. Riequilibrante intestinale in
caso di disbiosi e verminosi. Diuretico e solvente di mucosità renali,
vescicali e polmonari.
Indicazioni: l’azione del gemmoterapico è dolce ma vasta e complessa.
Essa conferma pienamente le indicazioni degli antichi autori a cui vanno aggiunte
indicazioni e proprietà particolari del gemmoterapico. Questo può
essere utilizzato in casi di ritardato ricambio in geriatria, nell’obesità
stimola dolcemente la funzionalità tiroidea e possiede lieve azione
anoressizzante, utile come limitante ponderale nelle diete dimagranti. Nelle
infiammazioni del cavo orale, gastralgie, aerofagia, flatulenza, nel linfatismo,
nella calcolosi renale e vescicale, nel fango biliare. Potente aperitivo
e carminativo indicato nella dispepsia fermentativa e putrefattiva, nausea,
vomito, coliche intestinali, disbiosi intestinale. Indicazioni: Amenorrea
- Astenia - disturbi ghiandolari - ittero - obesità - ritenzione
idrica qualunque ne sia l’origine e la localizzazione - gonfiore alle caviglie,
piedi, gambe, gonfiore palpebrale - ritenzione urinaria - linfatismo - adenoidismo
- scorbuto. Diatesi urica, artrite urica.
Giovani radici: ritenzione urinaria, itterizia, amenorrea.
SINERGIE:
Abies pectinata: azione antirachitica.
Opuntia Ficus indica: linfa, azione coleretica e diuretica, malattie del
fegato.
Rosmarinus officinalis: azione colecistocinetica.
Rubus idaeus: azione emmenagoga.
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