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Musica
sogno creatività
Nuove
vie di approccio alla terapia con musica
Dott.
Paolo Rossi - Dott. Enrico Caruso
Scuola
Superiore di Psicoterapia di Cremona
Istituto
di Psicoterapia dell'Immagine di Milano
Equipe
Logodinamica di Milano
Questo
lavoro presenta una tecnica riabilitativa e psicoterapica
nuova, basata sull'attivazione delle funzionii
rappresentative tramite la musica. Con essa si stimolano le
funzioni mentali assopite, ma si agisce anche sul conflitto
nevrotico e si stimola il gusto della produzione creativa.
Le basi neurofisiologiche di questo intervento si trovano in
quello spazio funzionale del cervello dimostrabile
elettroencefalograficamente con i potenziali evocati
percettivi o motori, nel momento di cogliere un significato
o di programmare un'azione ("onda di attesa" e
presenza di aumento della latenza della risposta evocata).
Questo momento funzionale dimostra che dopo la sensazione e
prima del gesto esiste un'attività di decodificazione delle
aspettative della sensazione o del gesto stessi.
Quest'attività è probabilmente riferibile alla
comparazione effettuata dalla coscienza tra la realtà
sensoriale e quella immagazzinata nella memoria, che va
sotto il nome di immaginario. Essa è presente in tutte le
funzioni mentali, da qelle più meccanicistiche, legate alla
relazione automatica esistente tra la sensorialità e la
motricità, come ad esempio nei riflessi di difesa. Ma essa
diventa sempre piu' consistente man mano si determini la
necessità di una valutazione e di ana scelta.
La
musica non si presenta all'ascoltatore con immagini
specifiche, di tipo tattile o olfattivo o visivo ad esempio,
ma, per le proprietà che vedremo, di coordinazione a di
mediazione delle percezioni interne ed esterne; tramite essa
lapparato osteovestibolare probabilmente attiva una
"disponibilità" viscerale o muscolare alla
percezione o all'azione.
Per
cui, come vedremo, le immagini suscitate della musica sono
di tipo onirico, aspecifiche, impalpabili e sconclusionate
come quelle dei sogni. Ma proprio nella aleatorietà de
queste rappresentazioni sussiste quella multipotenzealità
prospettica che rende l'immaginario creativo.
Il
divario tra l'mmaginario onirico e quello della memoria
"fotografica" dà spazio alla scelta soggetteva,
all'interpretatività della percezione o dell'intenzionalità
del gesto.
In
questo spazio soggettivo si colloca il momento della scelta
affettiva o logica del comportamento. L'immaginario onirico,
simile a quello suscitato dalla musica, dà quindi il
massimo spazio alla soggettività interpretativa o
progettuale, salla cui base vengono poi, messe all'erta le
altre percezioni, dopo qualla uditiva.
Sulla
cui base viene anche preparata la disponibilità espressiva
della voce (la funzione espressivo-motoria concomitante alla
percezione acustica), che può innescare ogni altro genere
di comportamento espressivo, facilitato neurologicamente
dalla preliminare pervietà dalla funzione audio-verbale.
Potrebbe
essere importante, intendendo in questo senso diverso la
musica, intravedere nel brano musicale gli aspetti
biopsicologici che massimamente innescano i collegamenti tra
udito e altre percezioni, come tra la voce ed espressività
diverse.
La
musica, ad esempio, è spesso centrata su messaggi ignorati
sotto questo profilo psicobiologico dai musicisti, anche se,
forse inconsciamente, ritmi o effetti particolari sono
presenti nei brani come contenuti comunicazionali, estranei
tuttavia alla tematica estetica coltivata dal'Artista.
Ad
esempio, con frequenze sintoniche con il ritmo del cuore e
del respiro la musica induce la calma e la stasi, altre
volte essa porta al dialogo (ad esempio nelle sonate al
pianoforte a due o più mani, o nei quartetti, ecc.), così
come essa porta depressione, sgomento, maniacalità, gioia,
ecc. se presentata tramite "insiemi" o "clusters"
compositivi che riecheggiano le modalità associateve del
pensiero umano.
Questi
contenuti comunicazionali non fanno parte della lirica
estetica, anche se sono parte integrante del messaggio
musicale. Noi lavoriamo con la musica per favorire questo
aspetto interattivo del messaggio, la dimensione di
aspettativa o di intenzionalità potenziale dimostrabile con
i potenziali e evocati, in cue inserire gli spazi positivi
del paziente, delle sue risorse residue alla sua creatività.
Il
nostro lavoro clinico con la Musica differisce dalla
Musicoterapia: questa prevede l'ascolto o la partecipazione
attiva alla musica. Noi invece utilizziamo i messaggi
intrinseci del brano, per stimolare subliminarmente,
preconsciamente o inconsciamente specifiche funzioni
corporee o mentali, in riabilitazione o in psicoterapia ad
orientamento anaIitico.
Il
brano musicale, opportunamente prescelto, viene usato come
sottofondo, spesso disatteso dal paziente. La sua attenzione
è rivolta al corpo, a quelle funzioni percettive o motorie
su cui si desidera lavorare.
Grazie
alle proprietà strutturali del brano, con esso si innescano
nell'ascoltatore modificazioni positive, che sono comprovate
da evidenti miglioramenti delle funzioni percettive o
prassiche, da una rivitalizzazione dell'Immaginano nelle sue
componenti oniriche o progettuali, compresa una maggior
libertà di intuizioni creative.
Quali
riabilitatori, usiamo la musica come "traccia"
subconscia, necessaria per attivare potenzialità percettive
o espressive latenti. Come psicoterapeuti e psicoanalisti
usiamo la Musica per stimolare 1'Immaginario ed i sogni,
quali espressioni delle risorse creative.
Essa
riesce a modificare molto oggettivamente le potenzialità
del paziente, agendo sulla sua possibilità di accedere alle
risorse dell'Io corporeo e mentale e, qualora le sue capacità
di accesso alle funzioni sensomotorie sono ottimali,
stimolando con essa la sua inventività creativa.
MUSICA
IMMAGINARIO E SOGNO
Tutto
ciò è possibile grazie ad alcune proprietà della musica
di interagire con 1'immagmario. La musica possiede un
grandissimo potere di stimolazione dei sogni.
Probabil-mente
a causa della sua globalità comunicazionale, che coinvolge
contemporaneamente percezioni, elaborazioni mentali ed
espressività, essa possiede un elevatissimo grado di potere
di induzione onirica, quasi che 1'Io fosse sostituito dalle
sue funzioni dal messaggio musicale, che strutturalmente
viene a sovrapporsi alla sua produzione originale.
Probabilmente
si realizza che la musica fa da ponte tra il sogno,
affettività, soggettiva ed evanescente nella sua irrealtà,
con la creatività, rivolta al collettivo ed alla
concretezza pratica.
Vedremo
come la sintesi tra l'affettività e la pratica sia la base
dell'evoluzione e anche la base dell'armonia dalla
personalità.
Questa
sintesi tra affettività a tecnica porta alla creatività,
passando dall'lmmagznario. E' probabile che la capacità
di forte stimolazione onirica del brano musicale sia alla
base del processo per cui la musica stimola la creatività,
in quanto la fantasia è la "palestra" ove la
progettualità viene prefigurata.
Questo
primo aspetto, per il quale la musica è evidentemente fonte
di creatività, è affrontabile sperimentalmente.
Nella
misura in cui i sogni e l'immaginario sono il supporto della
fantasia, che come è noto porta all'inventività
progettuale creativa, si può sperimentalmente verificare
che la musica si connetta con la creatività, perchè genera
inaspettatamente sogni e capacità di rappresentazioni, che
forse prima non avevamo.
Questa
tecnica, nuova nel campo dalla psicoterapia, permette di
introdurre nell'ascoltatore, paziente o cercatore di
esperienze nuove, dinamiche associative tratte dal messaggio
del musicista.
Si
fa interagire di fatto la personalità e lo stato d'animo
del musicista al momento dalla composizione con la
personalità del paziente.
In
questa proposta la musica induce dinamiche nuove, sia nei
sogni in seduta che in quelli notturni, in funzione dei
contenuti simbolici o strutturali del brano presentato.
L'impressione
è che la musica, tramite i sogni indotti, arrivi a
determinare esperienze identificatorie, sostitutive o
complementari a quelle originarie infantile. Inoltre, la
caratteristica paradossale, che si può notare nelle sedute,
è che al paziente viene raccomandato di non ascoltare la
musica.
Gli
viene invcce effettuata la consegna di focalizzare,
insistentemente e tenacemente, la propria attenzione su
percezioni cinestesiche o viscerali, site all'interno del
torace e dell'addome, inusuali quindi rispetto alle modalità
percettive correnti.
Nella
stragrande maggioranza dei pazienti sottoposti a questa
consegna, fino dalla prima seduta, si realizza, per
distrazione, il blocco di ricordi e di fantasticherie
evasive. Nasce invece, una produzione nitida ed intensa, a
carattere fiancamente onirico.
Nelle
sedute di psicoterapia con musica viene presentato al
paziente il brano musicale mentre questi è assorto in
queste sue "allucimazioni ipnagogiche", come le
chiamava Freud.
La
produzione onirica spontanea viene modificata dalla musica:
ne emerge un sogno, interpretabile analiticamente, come
frutto della complessa relazione terapeutica, in cui compare
anche il messaggio del Musicista.
A
proposito dalla personalità del Musicista, devo accennare
al fatto che sono state condotti vari tentativi, per tentare
di classificare i vari Musicisti secondo le loro
caratteristiche affettive o razionali usate
nell'organizzazione delle loro opere.
Tali
caratteristiche vengono inconsciamente percepite dal
paziente secondo un insieme di codici linguistici complessi,
che tuttavia possono essere ricondotti a leggi
comunicazionali musicali costituite da moduli elementari di
relativa semplicità.
Con
questa tecnica psicoterapica riusciamo ad evocare sogni in
seduta che sono rapportabili ai contenuti del messaggio
musicale presentati. Anche i sogni notturni ed i movimenti
transferali vengono condizionati dall'esperienza musicale.
Si
riesce pertanto a dipanare i conflitti, amplificando con 1'immagirnario
indotto dalla musica le dinamiche in atto, o
interpretandole, usando il brano come elemento di
comunicazione allusiva, sul piano metaforico o simbolico.
IL
POTERE DELLA MUSICA NELL'INTEGRAZIONE DELLE FUNZIONI
SENSOMOTORIE
Prima
dell'approccio psicologico o psicoanalitico, esiste comunque
1'essere umano incapace di determinate coordinazioni. Un
numero relativamente alto di persone non sogna. Molti non
riescono a fantasticare. Moltissimi non riescono ad
introdurre nelle loro rappresentazioni, nel corrente
esercizio della progettualità quotidiana, spazio o tempo.
L'accesso
alle funzioni percettive ed espressive secondo parametri
funzionali definiti, previsti dalle leggi di costruzione
dello schema corporeo o della dimensione relazionale
esterna, è indispensabile per garantire al paziente la
necessaria libertà di costruzione dei suoi modelli
esistenziali.
A
volte, per il paziente, manca un modello fisico di
riferimento a cui adeguarsi. Non gli è mai stato fornito,
forse per assenza di gioco tra genitore e bambino, forse per
la carenza organica di schemi comportamentali, a cui
adeguare le proprie percezioni o le proprie azioni.
La
musica è gioco, ma contemporaneamente propone uno schema
tra il sentire, l'essere ed il fare. Quest'approccio
musicale con il paziente può essere anche utilizzato per
stimolare nel medesimo determinate funzioni sensomotorie
inibite o incoordinate.
In
tal caso la musica riesce a stimolare nell'immaginario
1'organizzazione degli schemi spazio-temporali e di
interazione con il reale. La musica infatti possiede
un'ulteriore proprietà di interazione rispetto alla
personalità umana, agendo sulla struttura dell'immaginario,
stimolandone la coerenza e la compattezza comunicazionale
intema.
La
musica è infatti una forma di comunicazione globale e,
rispetto alle altre forme estetiche o culturali di
relazione, essa può sintetizzare spazio (tramite la
direzionalità) e tempo (con i ritmi). Essa può anche
contenere contemporaneamente simboli (tramite la diacronicità,
i riferimenti a codici sottointesi) e metafore (tramite la
sincronicità, la similitudine analogica), così come può
essere empatica (cioè affettivamente partecipativa) o
transizionale (cioè strumento fisico di coinvolgimento,
pretesto di contatto).
Può
essere quindi affettiva (malinconica o eccitante) o logica (architetturalmente
articolata o focalizzata su virtuosismi tecnici). può
essere senza forma, emozione, pura psicodrammatizzazione
(come la musica atonale), può essere forma a diversi
livelli di strutturazione (come la melodia), oppure può
essere messaggio nel tempo simultaneo (armonia), nel tempo
ciclico (ritmo) o in quello lineare (motivo, tema).
La
musica può essere un virtuosismo acustico, ma può anche
coinvolgere 1'intera architettura delle percezioni esterne
ed interne. Può essere voce (canto) a rievocare anche
timbricamente le funzioni espressive della fonazione, ad
esempio col particolare uso dei "fiati"; può
essere gesto (danza) e rievocare la mimica dell'esternazione
gestuale ("percussioni") o quella della postura o
del passo.
Può
suscitare ricordi, associazioni o archetipi, regressione o
inventività creativa. Della musica abbiamo proposto una
descrizione insiemistica rapportabile ad una visione
junghiana della personalità, la quale potrebbe essere
utilizzata per "tarare" una comunicazione mirata
in una comunicazione interpersonale (Caruso, Callegari a
Rossi).
UDITO,
CANTO E DANZA AL CENTRO DELL'EVOLUZIONE
Le
proprietà psicobiologiche della musica precedentemente
accennate possono probabilmente essere comprese meglio
riflettendo su alcuni dati sperimentali. Poichè la musica
può accedere alla psicologia in termini a volte più
radicali di altri canali di relazione, può essere, come
riferito, che essa abbia analogie strutturali con
1'organizzazione della personalità.
Ma,
oltre questi aspetti, di fatto udito a linguaggio
costituiscono la cerniera di spinta dell'evoluzione, come è
anche vero che udito e canto, udito e danza, sono gli
epicentri della musica.
Udito
ed espressività gestuale o verbale sono comunque le fonne
di organizzazione di quell'immaginario che si propone come
ponte tra 1'Io e 1'Ambiente.
Che
udito e linguaggio siano il fulcro dello sviluppo emerge
dalle ricerche di A. Leroi-Gourhan, biologo, antropologo e
paleontologo. Secondo questo Autore la spinta evolutiva non
interverrebbe soltanto con il perfezionamento e con
1'integrazione polivalente di questo feed-back sensomotorio
centrato sull'ascolto e sulla parola, ma avverrebbe anche
per la messa in atto di alcune prerogative strutturali del
corpo e della mente umana.
Intrinseca
nella fisiologia somatica dell'Uomo e dei suoi antenati,
dimostrabile dai pesci alle scimmie fino all'Uomo, esistono
alcune proprietà dell'individuo di osservarsi: le azioni
che più significativamente hanno permesso all'Essere in
evoluzione di assumere una graduale coscienza sono 1'uso
dell'arto inferiore, per assumere la postura eretta, a
1'atto di portare la mano alla bocca, guardandola e
proponendola all'ambiente come strumento libero dal proprio
corpo.
Mentre
quest'Essere cammina, o mentre libera dagli schemi riflessi
la propria mano, il suo controllo degli arti sembrerebbe
generare il senso dell'Io che si vede, il Sè, primitiva
dimensione di coscienza, con la quale compararsi ai simili,
identificati nel branco.
Lo
studio di Leroi-Gourhan è tutto sottilmente equilibrato
nella dimostrazione anatomica a sociologica di queste
sottili alchimie, tra udito e percezioni esterne (vista,
tatto, olfatto e gusto), funzioni otovestibolari a
percezioni interne (cenestesi e cinestesia), percezione del
Sè e percezione dell'Altro.
ASPETTI
FREQUENZIALI E TONALI COME STIMOLO PSICOBIOLOGICO
La
musica, per le caratteristiche di globalità e di
simultaneità comunicazionale appena viste, permette la
visione contemporanea di voce e gesto, di sè e dell'altro,
del contesto oggettivo, fisico, e di quello soggettivo,
immaginano.
Le
componenti frequenziali (ricorsive) e tonali (energetiche)
della musica permettono anche di indagare su altre sue
analogie con la struttura dell'evoluzione umana, come se
essa permettesse oggettivamente la produzione di flussi
biologici ad azione neurovogetativa.
Le
interferenze dell'ascolto individuale della musica sulle
risposte psicogalvaniche, sull'E.C.G. e sull'E.E.G. sono
dimostrate.
Forse
meno dimostrata è stata 1'interferenza della dimensione
collettiva dell'ascolto musicale sulla psicobiologia
individuale. Del resto è evidente che la condivisione
dell'ascolto musicale scatena un'apertura di identità, un
attaccamento all'Altro che apre a trasformazioni
psicobiologiche radicali, sul piano regressivo, abreativo,
ipnotico, ecc.
Tali
trasformazioni avvengono probabilmente per la messa in gioco
di definiti parametri della fisiologia dell'Immaginario nel
processo di identificazione. Questi parametri evolutivi sono
valutabili osservando in chiave collettiva il fenomeno dello
sviluppo del singolo.
Altri
biologi o fisici, dopo Leroi-Gourhan, hanno infatti fornito
prove della complessità articolata dell'evoluzione. La
teoria darwiniana della selezione naturale forse non è
sufficiente, perchè sono necessarie altre spinte biologiche
per giustificare la qualità della relazione sociale che
accompagna lo sviluppo del singolo.
Caratteristiche
fisiologiche e dinamiche particolari, insite nelle leggi del
gruppo, intervengono ad avvallare la supremazia del più
forte. Le leggi gruppali e quelle selettive alimentano a
loro volta migrazioni, movimenti e selezioni cellulari
nell'individuo, ad esprimere corrispondenze ed adeguamenti
biologici conseguenti alle regole ed alle trasformazioni del
gruppo (si vedano Gould, Edelman, Changeux, Capra, Portmann,
Morpurgo).
Nuove
teorie, molto suggestive ed in via di convincente
sperimentazione, dimostrano che esistono aspetti
comunicazionali intrapsichici non rispondenti ai modelli di
trasmissione sinaptica, perchè molto primordialmente legati
a lenti flussi ionici, suscettibili di interferenze fisiche
diverse dalle leggi elettrologiche (Anati, Reckeweg).
MUSICA
E CREATIVITA'
Il
tema dell'immaginario e della creatività è tuttavia
complesso e non può essere affrontato riduttivamente
pensando che sussistano spunti creativi solo ricoordinando
la fisiologia mentale con il corporeo. +
E'
vero che la base psicofisiologica di fondo dalla creatività
consiste per 1'individuo nel fatto di poter disporre della
massima libertà di accesso alle proprie potenzialità di
percezione, di elaborazione mentale e di espressività.
Ma
è anche vero che esistono livelli di comunicazione
particolarmente evoluti che non sono riconducibili
pedissequamente agli schemi psicobiologici
dell'organizzazione dell'Immaginario.
Freud
collegò la creatività all'immaginazione, soprattutto a
quella edipica. Con una concettualizzazione analoga, almeno
per ciò che riguarda la centralità della fantasia, la
Klein, a proposito del fantasma, ribadì che la vocazione
artistica alla creatività deriva da un elaborazione delle
posizioni schizoparanoidee, proiettive, e depressive,
introiettive.
Esistono
aspetti comuni tra l'ottica edipica di Freud e quella di
elaborazione delle introiezioni e delle proiezioni della
Klein. L"'Edipo" rappresenta l'impatto col
"diverso", con la pulsione finalmente
eterocentrica, affascinante proprio perchè prevede la
necessità di una complementarietà speculare dell'Io
rispetto all'oggetto d'amore.
Ma
anche l'attaccamento critico all'oggetto d'amore postulato
dalla Klein esprime un piano di percezione della realtà
"evoluto", meno egocentrico, rispetto
all'onnipotenza infantile.
Infatti
il fantasma kleiniano, 1'immagine mentale tra il conscio e
1'inconscio, nasce dall'interazione della percezione di
realtà ed il mondo interiore, che è l'insieme degli
oggetti internalizzati per identificazione.
Esso,
quale ponte tra 1'Io, il Superio e 1'esperienza dell'oggetto
d'amore, permette una progettualità più vantaggiosa, perchè
non unilateralinente legata ad una visione dalla realtà.
La
creatività secondo l'ottica Junghiana nasce da una visione
di una pluralità di livelli di realtà e della loro
complicata relazione. Esiste per Jung una dottrina
psicologica, pretenziosamente oggettiva, che descrive gli
archetipi, l'articolazione delle funzioni dell'Io, la
complementarietà degli opposti, ecc.
Ma
esiste anche un pensare psicologico, che ha come oggetto la
relazione della psiche con la sua intenzionalità. Questo
mondo, tipicamente soggettivo, si realizza, ad esempio, nel
sogno, quale "organo di informazione e di
controllo" rispetto alle funzioni dell'Io.
Nell'intuizione
della circolarità tra immaginario conscio ed immaginario
inconscio e dell'aspetto retroagente di quest'ultimo, si
propone una concezione totalmente nuova di causalità e di
determinismo.
L'individuo,
proiettato su aspetti reticolari, stratificati o circolari
di realtà, i cui livelli sono dominati dallo
"spirito", al reale aderisce con una sa concezione
"numinosa". Ciò presuppone una sua ampia libertà
di riferimento e di movimenti, espressione delle sue
potenzialità creative.
MUSICA
E TERAPIA: UN MODELLO DI SENSOMOTRICITA' ACCOMUNABILE PER LA
DESCRIZIONE DELLA MUSICA E DELLA PERSONALITA'
Su
queste nuove basi biologiche tenta di proporsi questo nostro
studio della Musica. Essa coinvolge tutto il corpo: la voce
con il canto e la gestualità con la danza. Nel praticare
queste attività connesse con la Musica, l'attenzione è
impegnata a controllare ogni coordinazione somatica,
ponendola in sintonia con gli Altri.
Il
consistente potere di coinvolgimento razionale ed emotivo
della Musica, la sua spinta alla partecipazione somatica ed
alla sensazione di forza dell'Io, dipendono da effetti
psicofisici che la Musica possiede costituzionalmente,
avendo un potere comunicazionale globate che, radicato nella
fisica e nella psicoacustica, si spinge fino alla creatività.
Noi
usiamo questi effetti comunicazionali della Musica per fini
riabilitativi, psicoterapici a psicoanalitici, in modo da
presentarla come stimolo di attivazione delle funzioni
biopsicologiche fino ad accedere alla prerogativa massima
dell'umano, la creatività.
Come
la Musica si articola su leggi che vanno dalla fisica
acustica, alla grammatica ed all'estetica musicale, alla sua
incommensurabilità di Arte nell'istante creativo, così la
Persona va dalla fisica, alla biologia, alla psicologia,
alla creatività vista dalla psicoanalisi e dalla religiosità
...
La
Musica, oltre ad essere in grado di stimolare la Creatività
ai livelli speculativi eccelsi, è in grado di sollecitare
attitudini più elementari, di coordinamento o di coscienza
che alimentano la libertà personale, quindi 1'accesso alle
costruzioni ideative più elevate.
La
Musica infatti, manifestazione artistica complessa più di
ogni altra, possiede una struttura che, per alcuni aspetti
può essere fatta collimare con la struttura delle
personalità umana.
Su
questi temi abbiamo già proposto ipotesi che non intendiamo
riprendere nel vivo della loro discussione, ma che in questa
sede vorremmo riassumere così: esiste un'analogia tra
alcune funzioni dell'Io con alcune caratteristiche
dell'ascolto o dell'espressività musicale.
Prendiamo
in considerazione, ad esempio, le funzioni sensomotorie e le
loro elaborazioni (mnestiche o associative) che possiamo
presentare come segue.
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voce|
comunicaz.logica | piano maschile
gesto
|comunicaz. affettiva | piano femminile
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Questo
schema, pur nella sua elementarietà, racchiude deduzioni
sperimentali e cliniche complesse, in quanto si riferisce da
un lato alla logica della circolarità dell'evoluzione di
Piaget, che presuppone che lo sviluppo del bambino nasca
dalla "sensomotricità", con la quale si intende
1'anello comportamentale per cui "mi muovo a mi esprimo
per come sento e percepisco le cose".
Dall'altro
lato questo schema si riferisce alle ricerche di
Leroim-Gourhan, il quale sostanzialmente sostiene che non si
può pensare alla percezione ed alla espressività
considerandole processi isolati.
Percezione
intema ed esterna, gestualità e voce sono manifestazioni
che si articolano in maniera reciprocamente integrata.
Questo schema può adattarsi ancora alle funzioni dell'Io
secondo Jung, ove la comunicazione affettiva è prodotta
dalle funzioni "femminili" di sensazione e di
intuizione, mentre la comunicazione "logica" è
prodotta dalle funzioni "maschili" di pensiero e
sentimento.
Anche
la musica può adattarsi ad uno schema sovrapponibile,
considerando che le proprietà dell'udito di fungere da
integratore delle percezioni e da "ponte" tra la
realtà intema (sensorialità cenestesica e statocinestesica)
a quella estema (sensorialità prossimale e distale di
vista, tatto, olfatto, gusto).
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percezione
musicale
|
elaborazioni
possibili
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espressività
musicale
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| orecchio
interno musicale orecchiabilità e possibile
collimabilità della musica con le altre percezioni
(vista, equilibrio, tatto ecc.) |
significato
musicale
musica
"ambiente"
|
canto
|efficienza e focalizzazione comunicazione
Danza|
sintonia comunicazionale
|
Dalla
sovrapponibilità di questi schemi si può comprendere forse
come la musica possa sollecitare le funzioni dell'Io,
abilitandole a dimensioni di costruzione più elevate,
appunto verso la creatività.
MUSICA
E TERAPIA: UN TENTATIVO DI CLASSIFICAZIONE DEI MODULI
COMUNICAZIONALI MUSICALI PER ENTRARE NELL'IMMAGINARIO DEL
PAZIENTE.
Se,
come è stato accennato, aspetti della sensorialità e
dell'espressività del paziente possono essere descritti
secondo un'orgarrizzazione sovrapponibile alla struttura di
un brano musicale, esaminando la sua composizione
psicoacustica, melodica o armonica, per certi versi saremo
in grado di scegliere il brano musicale ottimale per
comunicare con questi.
Si
apre in questo senso forse una modalità diversa di
concepire la psicologia della Musica, quindi la strada per
nuove fromtiere di creatività può consistere
nell'intravedere nel brano messaggi di accoglienza, di
sintonia, di femminilità, piuttosto che di efficienza
finalizzata ad un'espressività definita, maschile.
Le
percezioni interne, favorite dall'orecchio musicale, dalla
oggettività della memorie e dalla precisione descrittiva
della voce e dei simboli favoriscono la dimensione maschile.
Le
percezioni esterne, 1'adattabilità delle associazioni e
della sintonia dei gesti favoriscono la dimensione
femminile.
Tutta
la storia della Musica tende a proporre i due modelli di
comunicazione. Essi sono peraltro anche allusivi di modalità
psicologiche valutabili in modo diverso: prevalentemente
affettive, estetizzanti, ciclotimiche, potenzialmente
regressive sono le modalità femminili, razionali,
culturali, schizotimiche ed efficienti sono quelle maschili.
Solo
i grandi musicisti hanno sintetizzato in maniera libera e
creativa la dimensione di efficienza e di accoglienza,
riuscendo a non schierarsi secondo le pulsioni derivanti
dalla loro struttura e dalla loro storia, riuscendo quindi
ad essere creativi.
Curt
Sacs, nel suo trattato di etnomusicologia "Le sorgenti
della Musica" sostiene che 1'evoluzione della melodia
segue un percorso particolare: tra le melodie primitive
alcune sono caratterizzate da alternanza delle tunalità,
destinata a determinare accoglienza (come nelle melodie ad
intervallo unico), altre sottolineano ed esasperano le
differenze tonali, dando luogo ad una sorta di esclamazione,
come le melodie a picco.
Melodie
più evolute ripropongono accoglienza o esternazione
giocando, a diversi livelli di conclusione, sull'apertura o
sulla chiusura degli intervalli, secondo una progressiva
coscienza musicale di simmetria, femminile, o di asimmetria,
maschile, delle note.
Ma,
prima di arrivare alla melodia, si può facilmente notare
come il singolo stimolo tonale possa essere caratterizzato
da carattenstiche prevalentemente armoniche se presentato
come suono, cioè come vibrazione promossa da una gestualità
regolare e sintonica con to strumento.
Oppure
lo stimolo può essere costituito da un rumore, soprattutto
se proveniente da una percussione impulsiva. Il rumore
impulsivo possiede un'energia cinetica più elevata,
eclatante, "maschile", rispetto al suono,
sinusoidale, "femminile".
L'uso
del ritmo può essere sintonico con le frequenze cardiaca e
respiratoria ed in tal caso induce necessariamente a
regressione e ad associazioni di contenimento femminili.
Un
"ritmo" inteso come una ricorsività di un tema
che viene ripreso dialogicamente allude invece a qualche
cosa di più culturale, di più evoluto, di maschile.
Considerando
i brani musicali sotto profili complessi si può notare che
i concetti di accoglienza (femminile) o di incisività
espressiva (maschile) sono riproposti, tramite il tipo di
strumenti usati, per i tempi, per il tipo di melodia, o di
chiave, o di accordi o di motivo.
Tra
gli strumenti, ad esempio, i fiati sottolineano maggiormente
la precisione formale, le percussioni 1'incisività
espressiva, che sono allusività maschili. Gli archi
suggeriscono invece il gesto, più vicino ad un'allusività
femminile.
Gli
Autori stessi possono essere visti a seconda della
sensibilità tematica in essi ricorrente, come
prevalentemente impulsivi e razionali, attenti
all'architettura ed al simbolismo.
Altre
volte sono più attenti a proporre un contesto, un ambiente
di sintonia con l'ascoltatore. Anche a questi livelli si
ripropone una comunicazione maschile ed una femminile.
Allo
stesso modo 1'Autore può essere provocatoriamente ermetico,
di una impenetrabilità maschile, o fascinoso per seduzioni
timbriche o per accostamenti estranei alle regole tonali,
quindi femminile.
La
musica classica è probabilmente la sintesi di un movimento
estetico e culturale in cui i modelli antichi, pagani a
classici, pitagorici, sono stati rivisitati secondo i
parametri di una cultura recente, cristiana.
L'inconciliabilità delle due culture ha costretto gli
Autori del cosiddetto filone classico a proporsi con
messaggi estranei alle due matrici, derivanti dalla loro
inventiva personale.
Come
avviene nella creatività in psicoanalisi, ove il paziente
deve inventare un suo nuovo piano esistenziale situato oltre
i retaggi dalla sua storia ed oltre la personalità del suo
analista, così anche nella musica classica la grande
ricchezza creativa nacque dallo sforzo di superare il
contrasto tra il passato ed il presente.
Come
fu per la musica classica altri filoni musicologici possono
nascere, comparando il "sentire" di altre culture
popolari antiche, diverse dal paganesimo greco e romano, con
le "percezioni" di un mondo moderno, caratterizato
da nuove "fedi" di democrazia e di solidarietà
tra i popoli.
Seguendo
queste ipotesi di ricerca dello "spirito" di nuovi
valori forse una creatività più pura potrà emergere,
mediando il sogno inconscio di un mondo senza frontiere con
la diffidenza conscia delle differenze a delle ostilità
etniche.Forse potrà nascere una nuova Musica.
MUSICAE
TERAPIA: LA RICERCA DELIA MUSICALITA' DEL LINGUAGGIO COME
ESEMPIO DI CORREZIONE DI DISFUNZIONI ORGANICIE IN
RIABILITAZIONE.
In
riabilitazione si usano musiche diverse, ma tutte molto
semplici, uniformi, continuative a ritmiche. Probabilmente
devono essere proposti modelli che si adattano ad una
comunicazione regressiva e contenitiva, basata sulla
costanza dei punti di riferimento.
Ad
esempio, per favorire la musicalità e la spontaneità del
linguaggio del paziente, la persona dovrà essere aiutara
nel ritrovare un buon dialogo con se stesso, per riscoprire
il bioritmo dalla vita interna e dalla vita esterna.
Esempi
di riabilitazione del linguaggio saranno proposti per
sottolineare come la ricerca della sua musicalità illumini
riguardo la ricerca della musicalità delle coordinazioni
delle funzioni sensomotorie in generale.
Gli
stati emotivi consci o inconsci del soggetto, che
interferiscono nel dialogo con sè e con gli altri, per cui
la produzione verbale risulta bloccata, possono essere
interpretati dal punto di vista funzionale ed in questo
senso riavviati tramite una programmazione terapeutica più
armorrica.
Ma,
affinché la persona possa ritrovare la musicalità e la
spontaneità del proprio linguaggio, sarà importante saper
ascoltare e decifrare ciò che questa sta realmente dicendo,
interpretando i motivi dell'interruzione della ritmicità
linguistica.
Comprese
le cause del disordine fonemico o verbale, per facilitare il
ritmo o per sollecitare la capacità catartica di far
defluire lo spasmo, oppure per sviluppare la capacità di
accogliersi e di sentirsi accolto, la musica diventa un
potente strumento per stabilire il senso dell'accoglienza e
dell'adattamento rispetto all'ambiente.
La
musica riorganizza dal punto di vista interiore ed inserisce
l'individuo nei codici ritmici che vengono sollecitati dalla
fisicità transizionale della musica stessa.
L'esistenza
di un ruolo disturbante del feedback audio verbale ci
permette di comprendere perché, inserendoci
terapeuticamente in questo meccanisino, in realtà possiamo
riabilitare la funzione linguistica.
Affnchè
siano garantiti successi duraturi, è tuttavia necessario
che 1'intervento correttivo preveda un programma
pedagogico-riabilitativo comprendente una batteria di
tecniche e che sia organico ed olistico.
In
una nuova metodologia, si è cercato d'integrare tecniche di
autodistensione, musica e tecniche foniche, per favorire
l'organizzazione fra mente, corpo e linguaggio.
Oltre
alle funzioni di rilassamento e di contenimento, che si
producono sulla base delle dinamiche individuali, la musica
può funzionare come binario di riferimento fisico e
psichico nella pedagogia e nella riabilitazione degli schemi
percettivi e motori carenziali.
Attraverso
la musica e tecniche foniche ritmate, si agisce sollecitando
la capacità linguistica e si modulano i ritmi e le
frequenze. La parola è una struttura semantica, e la
ricezione di una struttura necessita non tanto di un
potenziamento settoriale del linguaggio, quanto di una
riorganizzazione complessiva della comunicazione nel suo
complesso, nel cogliere gli elementi creativi della
medesima.
L'apparato
pneumo-fono-aricolatorio può pertanto essere potenziato,
non tanto con un'amplificazione protesica massiccia di una
tecnica fonica, ossia basandoci solo nella esclusiva
riabilitazione esterna del linguaggio, quanto sarà
importante ricomporre il suono vocalico con 1'emozione,
sfruttando le qualità catartiche, determinate dal ritmo,
dall'armonia e dalla melodia della musica.
La
carenza pneumo-fonica va poi integrataq con un allenamento
alla ricezione del ritmo, in tutte le sue forme (ginnastica
ritmica, intonazione linguistica, stimolazione psicologica
dell'affettività, ecc.). Giova un'amplificazione delle
basse frequenze associata all'amplificazione uditiva
sensoriale, trasmessa al soggetto mediante 1'ascolto di
stimoli sonori che rinforzano la timbricità e la melodia
del linguaggio parlato.
Musiche
specifiche e canti d'origine indiana vengono utilizzati per
sollecitare la percezione del ritmo e la comunicazione
verbale che ritrova la sua integrità. La terapia si basa
nel sollecitare una specifica catarsi attraverso la musica e
il canto, per poter notevolmente ridurre la tensione fono
articolatoria, ridando al linguaggio musicalità e
spontaneità.
La
regolazione della voce e del ritmo verbale, in accordo ai
ritmi sonori che vengono presentati, permette una
riappropriazione corporea della propria voce. Il linguaggio
verbale diventa linguaggio corporeo ed ogni zona somatica,
librandosi dalla rigidità, diventa recettiva alle
modificazioni indotte dalle vibrazioni sonore che a poco a
poco invadono lo schema corporeo.
Vengono
sollecitati due tipi di ascolto: quello cocleare e quello di
un altro orecchio intemo, distribuito lungo tutto il corpo.
In
altre parole noi siamo ricettivi al suono non solo in virtù
del nostro apparato uditivo, ma tutto il nostro corpo vibra
ed ascolta quando si presentano dei suoni esterni. Le
vibrazioni sonore, modificano il corpo ed amplificano le
basse frequenze ambientali, facendo da collegamento con il
ritmo della musicalità del linguaggio.
In
stato di autodistensione, sinergicamente vengono fatte
ascoltare musiche caratterizzate da motivi lenti,
associabili agli aspetti contenitivi e ritmici. Il paziente,
sulla base di tale ascolto, reagisce spontaneamente
riducendo 1'ansia correlata al linguaggio e regolarizza le
funzioni connesse, senza 1'intervento ossessivo
dell'operatore.
Sono
prescelte musiche che fanno parte del repertono animistico,
che, per le loro caratteristiche musicali, costituiscono un
valido appoggio di riferimento per la ricerca di un proprio
ritmo interno ed estemo, lento e metabolizzabile,
facilitando 1'espressione emotiva e la comunicazione secondo
diversi livelli.
I1
motivo musicale ed i contenuti timbrici e melodici devono
essere suggestivi per attrarre ed interessare la persona,
per far in modo che egli non cada nei soliti meccanismi
ossessivi che detemrinano il blocco del linguaggio.
Le
musiche inserite, che prevedono rumori naturali - onde del
mare, suoni periodici associabili al respiro o al cuore -
servono a confermare il modulo ritmico ed armonico della
musica associabile al linguaggio. Quando il motivo coinvolge
il soggetto, esso può divenire uno schema subconscio per
parametrare automaticamente il proprio eloquio.
Con
la musica vengono sfruttate le qualità riaggregative che
essa esercita sullIo. In questo caso, non solo si sfruttano
gli aspetti simbolicoemotivi espressi dal brano musicale, ma
contemporaneamente, tramite il messaggio ritmico, si educa
1a persona ad ascoltarsi piacevolmente in maniera non
disturbante.
Questi
metodi rientrano pertanto nel settore
pedagogico-riabilitativo, sfruttano 1'attivazione di
schematizzazioni percettivo-motorie, permettendo una
reintegrazione di queste funzioni. In altre parole, si cerca
di sollecitare la funzione dell'VIII nervo cranico che
integra le frequenze vibratorie ed acustiche (funzione
cocleare) con le percezioni statocinetiche interne del soma
(funzione vestibolare).
MUSICA
E TERAPIA: LA MUSICA INDIANA COME PEDAGOGIA DELLA RELAZIONE
La
musica indiana che proponiamo è un buon esempio di sintesi
tra aspetti maschili a femminili, modello di integrazione
nell'ascolto delle diverse parti del Sè. Essa fa parte del
repertorio sacro ed è costituita da produzioni rituali
avvallate da un'antichissima tradizione.
Tali
musiche sono caratterizzate da una struttura che concilia la
meditazione, proponendo 1'ascolto di ciò che è al limite
tra 1'oggettivo e 1'immaginario. Per cui essa ben si addice
per un uso riflessivo sui rapporti tra mente e corpo, tanto
che essa può essere usata in chiave di riabilitazione
verbale, e in chiave psicologica.
Quando
il flusso dinamico delle emozioni appare bloccato, o quando
il linguaggio corporeo o verbale hanno perso la loro
funzione di comunicare i percetti emotivi, la musica sacra
indiana diventa un potente strumento atto a riorganizzare le
potenzialità dell'Io, nella sua continua relazione col
mondo inconscio e col mondo reale.
La
musica indiana attiva un sistema di amplificazione, che
permette di ascoltare in proprio mondo interno e la propria
voce che racchiude la propria identità. Si procede ad
ascoltare il proprio Sè, attraverso il suono, che attiva
processi di bio-feedback, mediante 1'utilizzo di principi
che sono alla base del Mantra e dei canti di origine
tibetana.
Nel
Mantra si cerca 1'unità tra Spirito-Suono; ogni suono ed
ogni fonema non è solo il prodotto del funzionamento
meccanicistico dell'apparato linguistico, ma è qualcosa di
elevato che libera 1'uomo da ogni esteriorizzazione. Nel
mantra si cerca la purezza e la catarsi mediante il potente
strumento del linguaggio. Attraverso questa tecnica, il
suono linguistico si arricchisce e si esce dai rigidi schemi
occidentali.
Le
vibrazioni sonore prodotte dai mantra riorganizzano le
parole del soggetto e lo mettono in un armonico contatto con
se stesso e in relazione agli altri. Il suo linguaggio si
armonizza, si modula e si potenzia. Le vibrazioni si
ripercuotono su tutto il corpo: anche quest'ultimo impara ad
esprimersi e a sciogliersi.
La
regola è sola una: lasciarsi andare al dolce andamento del
ritmo sonoro. Il canto che si ritrova in queste musiche,
sollecita la respirazione a vari livelli: addominale,
toracica, clavicolare. Abbiamo la presa di coscienza del
respiro in armonia con le vibrazioni sonore. Un suono
liberato produce delle onde che acquietano le emozioni e
rieducano la persona a sentirsi padrone del proprio mondo
intemo.
L'uso
del canto fa percepire il senso dell'Unità e della Potenza
Linguistica. Vocali e consonati sono 1'espressione
dell'anima e non frammenti sonori di un corpo che non
risponde al comando. Tutto il corpo, e non solo il
linguaggio, deve vibrare e risuonare musicalmente, per
ottenere una buona plasticità dello schema corporeo. Il
corpo, mediante 1'utilizzo della musica, vive, pensa e si
distende.
Le
musiche proposte sono accompagnate dai suoni prodotti
inizialmente dalla sola tampura. Il suono della tampura
viene prodotto da quattro corde pizzicate che determinano
una melodia continua senza interruzioni. Nella meditazione
indiana, il suono della tampura viene usato come
accompagnamento dei diversi sottosuoni gutturali (overtons),
che vengono prodotti dalla voce umana.
Inoltre
la tampura è lo strumento per eccellenza che viene suonato
nel cosiddetto canto carnatico, un canto spirituale avente
anche la funzione di favorire il parto nella donna. Nel
cosiddetto Raga Indiano, la tampura è uno strumento che per
le sue qualità timbriche e melodiche, e per la sua confomità,
viene suonato esclusivamente dalle donne.
E'
uno strumento tipicamente fernminle il quale entra in
risonanza con 1'identità femminile. La tampura non è uno
strumento complesso, è costituita da una grande cassa di
risonanza, la quale altro non è che una grossa zucca
essiccata. Ha un manico largo, il quale è attraversato
nella parte superiore da quattro corde. Per suonare questo
grosso strumento, la donna si siede e, incrociando le gambe,
pone la cassa armonica a contatto con la zona addominale.
Nel
raga indiano, le donne iniziano a far vibrare le corde della
tampura e solo quando le onde melodiche dello strumento
hanno raggiunto la purezza timbrica e un'ampia frequenza, i
maschi inizieranno a suonare il Sitar.
Con
la tampura, raggiungendo una determinata frequenza sonora,
il corno entra in risonanza che a sua volta vi risponde
riproducendo la stessa frequenza. Ogni parte del corpo
contratta, si decontrae e tutte le funzioni correlate al
linguaggio e al corpo, come il ritmo del cuore, del respiro,
e del diaframma, riacquistano la loro coordinazione.
Il
suono emesso dalla tampura è così ampio da coprire tutti
gli spettri frequenziali. Ciò significa che qualsiasi voce
umana, anche stonata, può intonare le note della tampura.
Le frequenze delle note coprono tutte le tonalità, dagli
alti ai bassi.
La
tampura è uno strumento sacro molto antico, risalente a tre
o quattro mila anni fa. In piccole miniature di quell'epoca,
la dea Saraswati, divinità ispiratrice del canto
devozionale, veniva rappresentata con in mano una tampura.
Questo strumento nel raga indiano rappresenta l'elemento
femminile.
L'ampia
cassa di risonanza, che genera un'ampia vibrazione delle
corde pizzicate, rappresenta 1'elemento materno che tutto
accoglie a contiene. Il suono della tampura diventa ciò che
purifica e rigenera, per dare nuovamente la vita. Le onde
sonore della tampura fanno risuonare il corpo per simpatia e
questo ritrova tutti i suoi bioritmi.
Solo
quando 1'elemento femminile-materno, rappresentato dalla
tampura, ha purificato e consacrato 1'Uomo alla sua Vera
Natura, farà il suo ingresso 1'elemento maschile-patemo,
rappresentato dalla melodia del Sitar, il quale proporrà
laforza, la dinamicità, l'efficienza, la creatività e
1'unione con la propria essenza umana e al contempo
spirituale.
Il
sitar è una chitarra indiana di origine antichissima,
diffusa nell'India del Nord. Il suono delle sue corde ben si
avvicina alle vibrazioni prodotte delle corde vocaliche. Il
sitar è uno strumento formato da 11\13 corde. Le corde
principali che vengono pizzicate per produrre la melodia
sono 6\7, le altre fungono da bordone e risuonano per
simpatia.
Pizzicando
le corde si provocano alterazioni del glissando delle note.
Le corde pizzicate del sitar fanno entrare in risonanza
altre corde, che determinano una melodia continua senza
interruzioni. Il Sitar, quale elemento maschile, propone la
melodia, il fare, la forza, il progetto e 1'autonomia dal
mondo matemo.
Quando
il Sitar e la tampura s'incontrano, la scenografia melodica
si colora sempre di più con 1'ingresso della tabla, tamburi
indiani che segnano il tempo. La melodia viene arricchita
dall'ingresso dei flauti che colorano ulteriormente
1'equilibrio meditativo.
Quando
il raga indiano ha raggiunto la sua massima unità, il suono
linguistico espresso nel canto potrà elevarsi attraverso i
colori del paesaggio musicale. La voce umana si riapproprierà
della sua anima a del suo calore. Col Raga Indiano si cerca
di fare un viaggio nel proprio intemo, sfruttando le qualità
catartiche ed abreative degli strumenti, della voce e delle
naturali modalità espressive, elementi che rappresentano il
suggello dell'equilibrio interiore.
Allo
scopo di mantenere costante 1'equilibrio psico-emotivo del
soggetto e garantire la continua integntà dell'appartato
fono-articolatorio 1'ascolto di musiche e canti indiani
induce la continua distensione muscolare e il contenimento
di fantasie, pensieri e stati emotivi che potrebbero inibire
la funzione linguistica, il fiusso emotivo, la creatività a
la capacità semantico-sintattica.
Le
musiche riproducono il senso di una ritmicità Universale ed
una continuità spazio-temporale melodica, che invita il
soggetto a non spezzare il flusso delle proprie energie
canalizzate nella ricerca del suono interiore, il quale deve
ritrovare la sua trasparenza, la sua chiarezza, la sua
purezza, e il suo ritmo, che ben si accorda con il tempo
ritmico del mondo.
In
questo ritmo naturale, il tempo perde i suoi confini e
1'Uomo è invitato a ritrovarsi, per poi immettersi nel
tempo e nell'habitus della realtà sociale. La ritmicità
naturale del Raga Indiano, assume un valore particolare
finalizzando le qualità musicali, quali tempo, intensità,
melodia e valori musicali, all'unico scopo di sviluppare la
voce umana.
Ritmo
vuol dire armonia dei suoni a riorganizzazione strutturale
della costellazione dell'Io. Queste musiche ben architettate
cercano di dare al flusso dinamico delle emozioni un ritmo
di riferimento che si sintonizza con 1'armonia musicale del
proprio mondo interno.
Sfruttando
le qualità catartiche della musica, si invita il soggetto a
lasciarsi andare somaticamente e verbalmente. Non ci deve
essere alcuna inibizione nell'interscambio continuo tra
linguaggio, emozione e corpo. La musica indiana modula
1'inibizione e favorisce 1'integrazione corporea.
La
produzione sonora vocalizzata attiva un processo di
bio-feedback che armonizza e modula i movimenti
dell'apparato fonatorio e di tutte le altre funzioni
neurovegetative. Musica e Voce hanno entrambi uno scopo
comunicativo; i due canali, mediante 1'azione sinergica,
riproducono la correlazione linguaggio-emozione che è la
base del corretto funzionamento dello strumento linguistico.
La
musica indiana con la combinazione del suono vocalico
stimola 1'emozione e il mondo interno. La musica indiana,
come effetto naturale, è in grado di promuovere
1'espansione e 1'esplorazione delle potenzialità spaziali e
dinamiche del proprio corpo. Le stimolazioni musicali
diventano parole che suggeriscono il lasciarsi andare
all'interno della propria espressione corporea favorendo
1'interscambio continuo fra linguaggio emozione e corpo.
Con
la caduta delle inibizioni, si dispiega il linguaggio
corporeo, che propone la propria sonorità ed espressività.
Si cerca d'infondere nella persona la possibilità di poter
esprimere le proprie emozioni, la propria ricchezza,
ritrovando fiducia nelle proprie capacità creative,
partendo tuttavia dalle coordinazioni somatiche, che vengono
integrate aggiungendo al sottofondo musicale prestazioni di
tipo motorio ritmico, centrate, ad esempio, sulla cadenza
del passo.
A
questo punto la musica attua una sintesi complessiva,
permettendo al paziente di accedere agli aspetti ritmici
della propria corporalità (gesto, cammino) sintonizzandoli
con 1'accoglienza musicale (tampura), agendo simultaneamente
con una verbalizzazione intenzionale (ad es. narrazione del
quotidiano) espressa in concerto con la suasività
comunicazionale del sitar.
Per
il paziente balbuziente, ad esempio, emerge da questa
pratica un modello di riabilitazione che permette la
convergenza di un ritmo interno contestuale con significati
espressivi da esternare. Il paziente raggiunge la possibilità
di sintesi tra ritmo ed efficienza, che di solito non riesce
a raggiungere.
CREATIVITA'
COME FASCINAZIONE DEL NUOVO E DEL COMPLESSO
Il
tema della creatività è tuttavia complesso e non può
essere affrontato riduttivamente pensando che sussistano
spunti creativi solo ricoordinando la fisiologia mentale con
il corporeo. Freud collegò la creatività
all'immaginazione, soprattutto a quella edipica.
Con
una concettualizzazione analoga, almeno per ciò che
riguarda la centralità della fantasia, la Klein, a
proposito del fantasma, ribadì che la vocazione artistica
alla creatività deriva da un elaborazione delle posizioni
schizoparanoidee, proiettive, e depressive, introiettive.
Esistono
aspetti comuni tra 1'ottica edipica di Freud a quella di
elaborazione delle introiezioni e delle proiezioni della
Klein. L"'Edipo" rappresenta 1'impatto col
"diverso", con la pulsione finalmente
eterocentrica, affascinante proprio perchè prevede la
necessità di una complementarietà speculare dell'Io
rispetto all'oggetto d'amore.
Ma
anche 1'attaccamento critico all'oggetto d'amore postulato
dalla Klein esprime un piano di percezione della relatà
"evoluto", meno egocentrico, rispetto
all'onnipotenza infantile. Infatti il fantasma kleiniano,
1'immagine mentale tra il conscio e 1'inconscio, nasce
dall'interazione della percezione di realtà ed il mondo
interiore, che è 1'insieme degli oggetti internalizzati per
identificazione.
Esso,
quale ponte tra 1'Io, il Superio a 1'esperienza dell'oggetto
d'amore, permette una progettualità più vantaggiosa, perchè
non unilateralmente legata ad una visione della realtà.
La
creatività secondo 1'ottica Junghiana nasce da una visione
di una pluralità di livelli di realtà e della loro
complicata relazione. Esiste per jung una dottrina
psicologica, pretenziosamente oggettiva, che descrive gli
archetipi, 1'articolazione delle funzioni dell'Io, la
complementarietà degli opposti, ecc.
Ma
esiste anche un pensare psicologico, che ha come oggetto la
relazione della psiche con la sua intenzionalità. Questo
mondo, tipicamente soggettivo, si realizza, ad esempio, nel
sogno, quale "organo di informazione e di
controllo" rispetto alle funzioni dell'Io.
Nell'intuizione
della circolarità tra immaginario conscio ed immaginario
inconscio e dell'aspetto retroagente di quest'ultimo si
propone una concezione totalmente nuova di causalità e di
determinismo. L'individuo, proiettato su aspetti reticolari,
stratificati o circolari di realtà, i cui livelli sono
dominati dallo "spirito", al reale aderisce con
una sua concezione "numinosa".
Ciò
presuppone una sua ampia libertà di riferimento e di
movimenti, espressione delle sue potenzialità creative.
CONCLUSIONI
ll
presente lavoro propone un modo nuovo di concepire la musica
in terapia, centrato non sull'ascolto, ma sugli spazi di
aspettativa e di intenzionalità che la musica suggerisce,
agendo sulle sue funzioni rappresentative subconsce.
Il
metodo si rivela funzionale in riabilitazione ed in
psicoterapia analitica e non, in quanto può essere
applicato tanto per ottimizzare le funzioni sensomotorie e
rappresentative del paziente, quanto per agire sul suo
immaginario, allenandolo in dimensioni categoriali (spazio,
tempo, schema corporeo) inevolute, dinamizzandolo con
l'amplificazione ed il dipanamento del cornflitto, o
sollecitando la vena creativa, tramite l'identificazione
transferale o tratnite la sollecitazione di un gusto
creativo più libero e fine a se stesso.
Di
queste applicazioni possibili sono disponibili esempi
clinici diversi, i cui risultati sono obiettivabili
dall'esame dell'immaginario, la cui struttura ed i cui
contenuti si arricchiscono in seguito al lavoro terapeutico.
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