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Storia di errori e ordinaria follia della scienza
ufficiale
Fernando
Piterà
Medico
chirurgo (Genova) Docente di Omeopatia, Fitoterapia e
Bioterapie
La
storia del pensiero scientifico occidentale e il lungo
cammino della ricerca scientifica sono stati tracciati da
grandi "eretici" le cui teorie si sono poi
rivelate giuste. Coloro che un tempo furono giudicati folli
per le loro tesi, sono coloro che poi hanno cambiato il
mondo. Così era ieri e così è ancora oggi. Così è
successo per ogni grande innovazione che poi ha trasformato
la vita sul nostro pianeta. Un tempo li torturavano, li
bruciavano o, nella migliore delle ipotesi, li
scomunicavano. Oggi, più semplicemente, non fanno più
carriera, perdono il posto e la cattedra o la nomination per
il Nobel. Ma anche oggi c’è chi ha il coraggio di andare
controcorrente.
l’inerzia
della mente umana e la sua resistenza aill'innovazione si
dimostran0 piu' chiaramente non, come si potrebbe pensare,
nelle masse incoite, le quali vengono facilmente trisinate
una volta ciie e' stata colpita la loro immaginazione,
bensi' nei professionisti coi loro interessi acquisiti per
tradizione e per il monopolio del sapere. l'innovazione
costitiusce una dupiace minaccia per le mediocrita'accademiche:
mette in pericolo la loro autorita' di oracoli ed evoca il
timore piu' profondo che tutto il loro edifcio
intellettuale, laboriosamente costruito, possa
crollare." (arthur koestler. da "i sonnarnbuli").
Forse
non tutti hanno la consapevolezza che scienza ufficiale e
pregiudizio, nel corso dei secoli, abbiano spesso coinciso
formando una terribile coppia. "Ogni concezione
scientifica comincia come un'eresia." fa giu stamente
notare A. Huxley. Esiste però una minoranza di esseri umani
capaci di liberare la propria mente dai dogmatismi e andare
controcorrente pur di perseguire le loro idee. Sono luci
solitarie ad illuminare le tenebre del pregiudizio, uomini
che ieri erano definiti eretici e che oggi definiremmo
eccentrici, outsider anticonformista. Per
secoli e secoli tale minoranza si è battuta con coraggio e
determinazione contro l'inviolabilità della scienza
ufficiale. Ma essere in minoranza non significa
necessariamente essere in errore. Un tempo coloro i quali
pensavano che la terra fosse rotonda erano un'esigua
minoranza; e ci fu un tempo in cui coloro che pensavano che
la stessa girasse intorno al sole erano non molto lontani
dalla forca se avessero osato affermare ciò in cui
credevano!
Per
dirla con Ungar: "Le dottrine vigenti esigono spesso
una devozione che non tollera l'eresia, e i fatti nuovi che
minacciano la sicurezza dello statu quo, possono
essere attaccati con il fanatismo intollerante
dell'inquisitore." Eretico è chi, nel modo di pensare
e di giudicare, diverge dalle opinioni e dalle ideologie
comuni o da quelle accolte dal gruppo di cui fa parte o si
allontana radicalmente da ideologie ufficiali e da idee
comunemente accettate.
Socialmente
si definiscono eretici tutti coloro che in qualche modo si
contrappongono alla sacralità della scienza ufficiale. Non
essere allineati a tutto ciò che è conforme", essere outsider
o remare controcorrente è sempre stato pericoloso in
tutte le epoche e in tutti i campi, compreso nella scienza.
Chi pensa col proprio cervello e si discosta da schemi
convenzionali, rischia infatti di essere escluso dalle
pubblicazioni accademiche, di non essere invitato ai
convegni internazionali, di non ottennere finanziamento
pubblici e privati, di essere ammonito o richiamato dal
proprio ordine professionale e persino di perdere la
cattedra.
E'
ciò che accadde, per esempio, al fisico americano George
Zweig, che agli inizi degli anni Sessanta propose insieme a
Murray Gell-Man il modello dell'atomo ad "assi" o
a "quark". Proprio in quel periodo una rinomata
università americana aveva offerto a Zweig una cattedra, ma
questa non gli fu mai assegnata a causa dell'ostruzionismo
del maggior fisico teorico dell'ateneo, il quale riteneva il
modello a "quark" l'opera di un ciarlatano".
Ironia della sorte, fu Murray Gell-Man che nel 1969 conseguì
il premio Nobel e proprio grazie alla teoria dei quark,
mentre lo sfortunato Zweig, ormai bollato come eretico, fu
dimenticato.
"Se
dovessimo contare sulla imparzialità degli scienziati, la
scienza, perfino la scienza naturale, sarebbe del tutto
impossibile" (Karl Popper, in Miseria dello storicismo).Questa
osservazione sottolinea il fatto che gli scienziati sono
esseri umani e dunque anch'essi soggetti all'eterno errare
humanum est. Non solo i teologi, ma anche gli scienziati
hanno contribuito, nel corso dei secoli, a relegare
ingiustamente ai margini della loro comunità tanti
colleghi, spesso soltanto perché più creativi o
innovatoti, in altre parole "eretici." Non solo i
pensatori eccentrici ma anche coloro che, pur potendo
dimostrare la validità scientifica delle loro scoperte, non
sono mai stati creduti, ma anzi ridicolizzati; salvo poi
ottenere una riabilitazione, ovviamente postuma. Quelle di
Galileo Gablei, Giovanni Copernico, Charles Darwin, sono
storie ben note. L'assenza di consapevolezza della storia
del pensiero scientifico può erroneamente indurre a credere
che sia stata la scienza ufficiale ad insegnarci e a
tramandarci ciò che oggi è il patrimonio acquisito delle
grandi scoperte che hanno migliorato le conoscenze
nell'ambito delle scienze umane. Le più grandi innovazioni
in quasi tutti i campi del sapere, in astronomia, biologia,
cosmologia, filosofia, fisica, matematica, medicina,
teologia, e scienze tecnologiche, sono invece la faticosa
risultante di lotte, discordie e incomprensioni consumatesi
nel corso di secoli tra i "geni eretici", quasi
sempre incompresi, e "scienziati normali", quasi
sempre impregnati di indottrinamenti dogmatici e di
pregiudizi formali: "Scientia et potentia humana in
idem coincidunt', per dirla con Francesco Bacone.
Scoperte
e invenzioni che hanno formato la società in cui viviamo
dall'età del ferro ai quark, dal motore a vapore al
trapianto di geni, nel fluire del tempo non sempre hanno
avuto un percorso lineare.
Come
ha scritto il Prof. P. A- Rossi in "Razionalità scientifica
e pseudoscienze eretiche" (Anthropos &
latria - Anno 1 - n' 4): "La storia della scienza è
costellata di errori, illusioni, imbrogli, verità in
anticipo e anticipi di verità, gli scienziati sono esseri
umani che hanno sbagliato, barato e si sono illusi, hanno
sacrificato la verità ad ideologie e ad interessi
personali, ma spesse volte hanno anche pagato di persona e
si sono sacrificati per testimoniare le loro idee contro la
violenza della scienza 'normale' e contro la prepotenza dei
"signori della verità", alcuni hanno perso la
vita, altri sono finiti in manicomio, molti più
semplicemente sono stati estromessi dalle 'accademie'. Il
camnìino della conoscenza può aver avuto, quindi, momenti
progressivi e momenti regressivi, flussi, riflussi e
ristagni, luci ed ombre, ma neppure la terribile
intolleranza che spesso ha avuto origine all'intemo della
comunità scientifica è mai riuscita ad ariestame la
crescita". Spesso infatti le idee troppo audaci sono
anche troppo scomode perché obbligano a rivedere e a
rivoluzionare non solo il proprio modo di pensare, ma anche
intere e consolidate linee produttive.
Sulla
neutralità della scienza il Prof. Evandro Agazzi in Il bene,
Il male e la scienza scrive: "Ma un passo ancora più
impegnativo fu presto compiuto: esso concentrava la critica
della scienza non più sul suo possibile impiego e sulle sue
conseguenze, ma direttamente sulla sua struttura noetica (cioè
conoscitiva), negando che essa fosse quel modello di
conoscenza imparziale, pubblica, controllabile e ciitica
che, a lungo, si era creduto che fosse. Si proclamò, al
contrario, che la scienza è sempre il prodotto di una
comunità sociale, che essa cresce a partire dalle
fondamentali visioni del mondo e dalle convinzioni
preconcette che caratterizzano una tale comunità, che essa
tende a servire inevitabilmente gli interessi della classe
dominante, a sostenere i suoi fondamenti ideologici, a
fomirle strumenti intellettuali e pratici per preservare le
sue posizioni di privilegio. La pretesa oggettività e
controllabilità delle dottrine scientifiche fu dichiarata
puramente fittizia, mentre si sottolineò fino all'eccesso
che l'organizzazione gerarchica della comunità scientifica,
i legami tra i suoi leaders ed il potere politico e/o
economico, il controllo esercitato sulle pubblicazioni,
l'accesso ai fondi per la ricerca, l'effettiva possibilità
di esprimere opinioni (scientifiche) dissidenti, erano tutte
detenninate da potenti fattori extra-scientifici."
E'
legittimo quindi chiedersi se la scienza sia nata lungo un
percorso che sicuramente non era l'unico possibile né
l'unico praticabile e rispetto al quale non poche furono le
alternative tentate e proposte. Ma la storia, solitamente,
si concentra sui vincitori, anche se noi non possiamo ancora
sapere se ne facciamo parte.
Per
questo è interessante domandarsi se la via che la scienza
"ufficiale" ci ha indicato sia stata davvero la
migliore o se magari non ci abbia alla fine portato fuori
strada. Vale dunque la pena ricordare alcuni personaggi
"eretici" che non furono ascoltati ma che alla
fine cambiarono le sorti e il divenire del nostro mondo. La
storia della scienza è in definitiva molto più complessa
di quanto suggerisce l’idea, oggi così di moda, che ci
viene proposta nel nome di Karl Popper, di una filosofia
razionale, secondo la quale vi sarebbe una linea
ininterrotta di continua crescita e sarebbe facile scegliere
tra il vincitore, Copernico, e il vinto, Tolomeo. Se è vero
che nella scienza ciò che contano sono i dati, è anche
vero che " ... un ammasso di dati non è scienza più
di quanto un mucchio di pietre sia una casa...." (Henri
Poincaré: "La scienza e l'ipotesi".).
Se
con Euclide la somma degli angoli di un triangolo è di 180'
e le parallele non si intersecano mai, ci sono voluti più
di duemila anni perché i matematici fossero dell'idea che
esistono altre possibilità di definire uno spazio e
rappresentare le sue figure. E ci volle ancora circa mezzo
secolo perché un fisico, Alberi Einstein, vedesse che un'altemaúva
non euclidea aveva un signfflcato effettivo per l'Univeiso e
apparteneva alla realtà del nostro cosmo. Esistono dunque
spazi curvi nei quali le parallele si intersecano e la somma
degli angoli dei triangoli può risultare maggiore o minore
dei tradizionali 180'. Questo non significa che i modelli di
pensiero dominanti siano inutili o, peggio, dannosi
all’avanzamento delle scienze: per affermarsi, infatti, un
nuovo modello deve riscuotere successi concreti, anche se la
storia ci insegna che spesso, nonostante l'evidenza di fatti
concreti, nuovi e validi modelli sono stati comunque
boicottati. La teoria di gravitazione universale di Newton
ad esempio, pur contenendo varie inesattezza che vennero poi
corrette dalla teoria della relatività, consentì
ugualmente di compiere enormi progressi scientifici. Il vero
problema è che spesso i modelli mentali si fossilizzano,
diventando l'intoccabile patrimonio culturale di un'intera
generazione e qualsiasi contestazione o vera innovazione
viene vista come un attacco distruttivo al sistema. E così
ogni scienziato sospettato o marchiato di
"eresia", oggi come ieri, viene silenziosamente
estromesso dalla comunità scientifica. Scriveva Max Planck
in la filosofia della fisica: "Di rado un
importante innovazione scientifica si fa strada convincendo
e convertendo gradualmente i suoi oppositori. Quel che
accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiano e la
nuova generazione si familiarizza con quell’idea sin dalla
nascita."
Idee
che sono apparentemente bizzarre, tesi e proposte non
convenzionali, interpretazioni originali e posizioni
dissidenti non dovrebbero mai essere considerate come
elementi di opposizione al sistema, ma come reali opportunità
in quanto capaci di dare nuovi impulsi alla scienza, anche
se solo alcune di queste idee, alla fine, si dimostreranno
valide. Disdegnare tali idee significa perdere le tracce di
una importante scoperta, anche se riuscire a capire quali
siano le migliori tra le moltissime ipotesi
"eretiche" è impresa non facile. E' dunque
necessaria una costante attenzione epistemologica
nell'ambito delle discipline praticate che deve porre lo
studioso in una critica e feconda osmosi dinamica nei
confronti del sapere e della conoscenza. Nella storia del
pensiero scientifico occidentale molti sono stati gli uomini
geniali che si sono scontrati col pensiero scientifico
dominante. In questo numero della nostra rivista abbiamo
deciso di presentare alcuni personaggi, noti e meno noti,
considerati eretici nel passato e le cui scoperte fanno
parte dell'attuale patrimonio di conoscenze. Essi sono la
testimonianza storica di vitalità di pensiero perché i
grandi progressi dell'umanità sono il frutto tanto del suo
spirito indagatore quanto del suo spirito critico. Eccovi
dunque solo alcuni dei grandi uomini che con le loro idee
eretiche hanno cambiato le sorti del genere umano. Prima che
le loro tesi e le loro scoperte fossero riconosciute ed
accettate, essi sono stati oltraggiati, derisi,
perseguitati, boicottati e osteggiati dalla scienza
ufficiale del loro tempo, la stessa che ora si onora di
averli avuti nei propri ranghi e che, non più memore degli
errori commessi, continua magari a perpetuare nel presente
gli stessi errori con altri suoi uomini, spesso cieca ma
sempre presuntuosamente "signora della verità'.
ANDREAS
VESALIUS (Bruxefles, 1514 - Zante, 1564)
La
fabbrica del corpo umano.
Grande
anatomista, Vesalio è considerato il fondatore
dell’anatomia moderna. Si laureò presso l'università di
Padova e qualche anno dopo fu nominato professore di
anatomia presso lo stesso Ateneo dove continuò le sue
ricerche anatomiche sui cadaveri. Nel 1538 pubblicò a
Venezia la sua prima opera, le Tabulae Anatomicae Sex, in
cui incominciava a fissare la moderna terminologia
anatomica. La sua opera più importante resta tuttavia De
humani corporis fabrica libri septem, pubblicata una
prima volta a Basilea nel 1543 e una seconda volta, sempre a
Basilea, nel 1555; questa seconda edizione è
particolannente importante perché in essa Vesalio
sottolinea apertamente gli errori di Galeno e mette in
dubbio la stessa teoria galenica dei fori interventricolaii
del cuore. Fu dunque tra i primi che osò correggere gli
errori e le imperfezioni commesse da Galeno nelle sue opere
anatomiche. Vesalio era capace di distinguere, con gli occhi
bendati, qualsiasi parte del corpo umano; alle sue lezioni
accorrevano anche persone estranee all'università, tanta
era la novità del suo metodo: un professore che
dissezionava e contemporaneamente parlava e spiegava
l'anatomia e, per giunta, un professore che raramente
consultava un libro di Galeno, se non per far nota re che
conteneva qualche errore. La sua opera infranse per la prima
volta la sacralità del grande e autorevole Galeno i cui
insegnamenti erano ritenuti "intoccabili" e tali
rimasero sin quasi alle soglie detl'Ottocento.
AMBROISE
PARE' (Laval, 1510 -
Parigi, 1590).
Un
chinugo chiamato "sartina".
Fu
uno dei maggiori chirurghi di tutti i tempi. Nacque nel 1510
in un villaggio presso Laval in provincia di Maine. Figlio
di un povero artigiano cominciò la vita nelle condizioni più
umili e la carriera come "apprendista barbiere".
Prese parte come chirurgo alle campagne d'Italia dal 1536 al
1542. Il genio e la bravura lo condussero alla carica di
chirurgo di ben quattro re di Francia: Enrico 11, Francesco
11, Carlo IX ed Enrico III. Scrisse parecchie opere di
medicina in francese e godette di grande popolarità. Non vi
è campo della chirurgia e dell'ostetricia in cui egli non
abbia apportato fondamentali contributi. Rivoluzionò
totalmente lo stesso concetto di chirurgia, reintroducendo
il metodo della legatura dei vasi nelle amputazioni e la
sutura nelle ferite da arma da fuoco, eliminando l'uso di
versarvi sopra prima l'olio bollente e poi la cauterazione
mediante applicazione del ferro rovente. In ostetricia
introdusse la manovra del rivolgimento. A causa
dell'abitudine di cucire le ferite, venne a lungo deriso e
osteggiato dai suoi colleghi che lo schernivano chiamandolo
"sartina".
GASPARE
TAGLIACOZZI (1545-1599).
La
pelle si può trapiantare.
Medico
bolognese pubblicò a Venezia il De curtorum
chirurgia per insitionem, il primo trattato di
chirurgia plastica. Tagliacozzi utilizzava la pelle
prelevata dal braccio del paziente per irnpiantarla sul
naso, avvicinando il braccio stesso al volto e lasciandovelo
per settimane con opportuni bendaggi. Sembra che Tagliacozzi
abbia realizzato anche il primo innesto di ossa nella
calotta cranica, utilizzando quelle di cane. La sua opera fu
definita eretica e maledetta dalla Chiesa. Solo nel 1823
verrà riscoperta dal tedesco G. Bunger il quale eseguirà
la prima rinoplastica moderna.
GALILE0
GALILEI (1564-1642).
Diamo
avvio ad una scienza novissima intorno a un antichissimo
soggetto.
In
una lettera a fra' Paolo Sarpi (16 Ottobre 1604), Galileo
Galilei formula per la prima volta la sua legge sul moto dei
gravi che segna la nascita della dinamica e il primo
embrione della legge di inerzia che sarà poi sviluppata da
Newton. E' la prima legge fisica che ha creato il metodo
induttivo-deduttivo e la confenna con esperimenti
riproducibili, destinata a rivoluzionare la scienza e a
rappresentare ancora oggi lo spartiacque tra vero e falso in
ogrni ricerca. Per la prima volta tutti i corpi della Terra
sono uniti da una medesima legge. Quella di Galilei è la
prima legge fisica ""universale" mai
scoperta. L'edificio aristotehco secondo cui esistevano moti
diversi per corpi diversi cominciò a sgretolarsi e avrà la
sua fine conclusiva con la legge di gravitatone universale
di Newton. Galileo dimostrerà successivamente che
l'accelera-
zione
dei corpi in caduta libera è uguale per tutti gli oggetti,
indipendentemente dal loro peso, dimensioni o forme. Questa
teoria rimarrà intoccabile nei secoli e troverà conferma
anche al di fuori della Terra: nel febbraio 1971 quando gli
astronauti della missione Apollo, durante la permanenza
sulla Luna, compiranno lo stesso esperimento di Galileo
facendo cadere simultaneamente una piuma e un martello sul
suolo lunare, riscontrando che l'accelerazione di gravità
resta identica per entrambi i corpi anche su un altro corpo
celeste. Ma ciò che mise nei guai Galileo fu la sua teoria
eliocentrica. IL 22 Giugno 1633 rappresenta senza dubbio un
giorno buio per la storia della scienza; Galileo al tennine
del processo del Sant'Uffizio è costretto ad abiurare la
teoria eliocentrica. La chiesa cattolica impiegò più di
tre secoli per riabilitare Galileo, cosa che avvenne il 31
ottobre 1992 ad opera di papa Giovanni Paolo II.
WILLIAM
HARVEY (Folkestone, 1578 -
Londra, 1657).
Il
cuore principio di vita e idraulico sovrano delle funzioni
organiche.
Medico
e fisiologo inglese laureatosi a Padova. Fu certamente uno
dei più illustri e geniali fisiologi del Seicento. Il suo
nome è legato alla scoperta della circolazione del sangue
da lui esposta nel 1628 nel volume intitolato: Exercitatio
anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, che
contiene la scoperta della circolazione del sangue. Harvey
compie la prima distinzione tra sangue venoso e sangue
arterioso e scopre che il sangue lascia il ventricolo destro
del cuore per raggiungere i polmoni e poi ritornare al
ventricolo sinistro e da qui irrorare l'organismo. Tale
scoperta era già, per così dire, nell'aria; in altri
termini altri autori dal Cesalpino al Colombo, avevano già
messo in luce dati anatomo-fisiologici e intuizioni che
Harvey ha poi utilizzato per la sua sintesi geniale. Scopre
inoltre la funzione delle valvole cardiache, grazie
all'esperienza di Fabrici d'Acquapendente. E' un'altra
rivoluzione delle conoscenze mediche che sarà sviluppata da
Malpighi. La teoria di Harvey era così nuova che nessuno la
capì, anzi nessuno volle accettarla! - Affermare che il
sangue circola ... ma è una cosa orribile! - Pretendere che
il sangue che circola sia sempre lo stesso... ma è
un'assurdità! peggio, è un insulto alla natura! - come
potrebbe vivere un corpo umano se il sangue, già così
sfruttato, venisse davvero pompato continuamente? - Dopo un
solo giro del sangue l'uomo sarebbe già morto... - non può
essere che si usi sempre lo stesso sangue.... - Ma non
badate a quello, è solo un pazzo!. La sua geniale scoperta
fu avversata dai suoi oppositori i quali derisero Harvey e i
seguaci della sua teoria chiamandoli ingiuriosamente con
l'epiteto di "circolatori". Con l'ingiuria di
"pazzo", Harvey visse fino alla più tarda età e,
solo allora, qualcuno cominciò a prendere sul serio la sua
opera di scienziato. Egli non ebbe da vivo le soddisfazioni
e il riconoscimento che si meritava, ma ancora oggi, la sua
teoria è ritenuta la più grande scoperta mai fatta sul
corpo umano. Il suo libro fu per la fisiologia ciò che il
testo di Vesalio fu per l'anatomia. Su questi due libri,
come su pietre miliari, si fonda ancora gran parte della
moderna medicina.
ANTONY
VAN LEEUWENHOEK (Delft,
1632-1723).
Il
mondo dell’invisibile.
Naturalista
e scienziato olandese, fu il pioniere dello studio della
biologia microscopica. Autodidatta, figlio di un Bambino
prodigio, a soli dodici anni sostituisce alle leziocestaio,
fa prima il commesso in una drogheria, poi il commerciante
di tessuti e infine il portinaio. Si dedicò alla
fabbricazione di microscopi, arte nella quale raggiunse
un'eccellenza che non sarebbe stata eguagliata per molto
tempo. Mediante i suoi strumenti esplorò il mondo
dell'invisibile, allora completamente sconosciuto, compiendo
in questo campo studi e scoperte fondamentali nel campo
della batteriologia e dell'ematologia microscopica. Per
primo descrisse i globuli rossi ematici e la prima
rappresentazione dei batteri. Fu il primo a scoprire e a
descrivere gli spertnatozoi che battezzò "homunculi",
ai quali dedicò una lunga ed accurata serie di e ricerche
sperimentali che lo portarono a intuire con esattezza il
ruolo che questi hanno nella riproduzione animale.
Leeuwenhoek elaborò una impressionante mole di lavoro e
fece un'infinità di osservazioni al microscopio studiando
tutto ciò che gli capitava sotto mano, dall'acqua al
tartaro dei denti, dai capelli ai muscoli. Essendo però un
illetterato, comunicava le sue osservazioni e scoperte alla
Royal Society di Londra con "lettere" scritte in
rozzo dialetto olandese. Tali lettere vennero
successivamente tradotte in latino e raccolte in volumi che
godettero di enorme diffusione assicurandogli una fama
universale. Nessuno però capì l’importanza delle sue
ricerche. La scoperta degli spermatozoi resterà dimenticata
e nonostante il lavoro di Spallanzani bisognerà attendere
il 1875 quando Herwig scoprirà la struttura degli ovuli e
degli spermatozoi chiarendo il processo della fecondazione.
Per i batteri invece bisognerà aspettare la
"riscoperta" di Koch nel 1876. Senza dubbio
Leeuwenhoek fu un uomo troppo avanti per il suo tempo.
SAMUEL
C. F. HABNEMANN (Meissen,
1775 – Parigi, 1843)
Il
simile si cura col simile.
Bambino
prodigio, a soli dieci anni sostituisce alle lezioni di
greco il suo professore e già a quell’età conosceva
perfettamente parecchie lingue. In soli quattro anni si
laurea in medicina a Erlangen nel 1779. Diventa grande e
geniale medico, chimico, botanico, fisico e traduttore. Solo
negli anni 1785-1789 furono edite ben duemila sue pagine di
traduzioni e opere originali. Fondatore dell’0meopatia
coniò il termine Homeopathie e denominò Allopathie
la terapia classica (Allopatia). A differenza di questa,
l’omeopatia si basa sul principio (espresso
dall’aforisma similia similibus curantur: i simili
si curano coi simili) per il quale le varie forme morbose
vanno curate somministrando ai malati, in dosi
infinitesimali, quelle sostanze che, se somministrate alle
persone sane, producono in esse sintomi analoghi a quelli
della malattia da curare. Colpito dalle affermazioni di
Cullen che l’uso del chinino in un soggetto in buona
salute provoca una sintomatologia simile a quella
determinata dalla malattia che il chinino stesso è chiamato
a curare, elaborò la teoria secondo cui ogni malattia va
curata con un medicamento che provochi nell’uomo sano una
analoga sintomatologia. Nacque così l’Omeopatia. Nella
storia del pensiero medico occidentale Habnemann è il primo
e l'unico medico e pensatore che rompe completamente con
tutti gli schemi scientifici, mentali e metodologici sino
allora conosciuti in medicina. E' il primo che nella storia
del pensiero medico occidentale sperimenta farmaci su uomini
sani (volontari) per capime gli effetti e la patogenesi
delle sostanze, applicando fino all'esasperazione il metodo
galileiano: osservare attentamente ciascun fenomeno naturale,
nsalire dalla osservazione di più fenomeni alla
ricerca della legge generale che li governa, riprodurre il
fenommo seguendo la legge che lo ha prodotto. E' il
primo che adotta il periodo di quarantena nelle epidemie di
colera e separa i malati da quelli non ancora contagiati. E'
il primo che considera l'ammalato nella sua globalità di
mente, corpo e ambiente, è il primo che pone attenzione sui
sintomi eziologici, il primo che si adopera per condizioni
più umane verso i malati di mente ecc.; prima di lui nessun
altro medico aveva osato spingersi tanto avanti. Fu
perseguitato e ferocemente dalla classe medica imperante .
"
La
sua opera ed il suo metodo sono tuttora oggetto di diatriba
e accese discussioni. Nonostante l'omeopatia abbia subito
per oltre duecento anni gli attacchi più feroci, i
boicottaggi più incredibili, le pubblicazioni più
infamanti e ostracismi di ogni tipo, oggi essa è diffusa e
praticata in quasi tutti i paesi del mondo in costante e
continua crescita. L'Omeopatia è sicuramente la metodica
terapeutica che raccoglie in sé più prove scientifiche di
ogni altro metodo curativo e nel contempo più opposizioni
da parte del mondo accademico di tutte le altre terapie non
convenzionali. Il motivo di questa avversione è senz'altro
dovuto al fatto che accettare il dato che sostanze
estremamente diluite riescano a provocare modificazioni nei
substrati biologici (fenomeno già ampiamente dimostrato e
confermato in numerosi test di laboratorio) richiederebbe da
parte degli oppositori un profondo cambiamento dei loro
schemi mentali, tale da costringerli a rivedere gran parte
delle loro dogmatiche conoscenze chimico-fisiche. Per questo
motivo l'Omeopaúa è ancora oggi in quarantena: accettata e
praticata da molti medici in diverse nazioni, rifiutata da
tanti altri; elevata agli onori universitari in alcuni
Paesi, messa al bando in altri; tollerata in alcuni ambienti
accademici universitari, messa all'indice in altri.
EDWARD
JENNER (Berkeley,
1749-1823).
La
vaccinazione contro il vaiolo.
Il
nome di jenner è indissolubilmente legato alla scoperta
della vaccinazione contro il vaiolo. I primi studi erano già
stati fatti in India, ma Jenner fu il primo a riprenderli in
Europa. Medico condotto inglese nato e vissuto in campagna,
Jenner aveva avuto modo di osservare che i soggetti
accidentalmente infettati dal vaiolo vaccino avevano
manifestazioni estremamente attenuate della malattia e
soprattutto risultavano successivamente immuni di fronte al
vaiolo umano, malattia allora diffusissima anche in Europa.
Jenner si basò anche sulla pratica popolare della "variolizzazione",
importata dall'Oriente dalla nobildonna inglese Mary Montagu
(1689-1762) e basata sull'immunizzazione dal vaiolo col pus
prelevato da malati. Jenner studiò sistematicamente e
sperimentalmente il problema, sviluppò e definì questa
tecnica usando però il pus del vaiolo bovino, che è meno
aggressivo di quello umano, finché poté convincersi della
esattezza delle sue deduzioni. Il 14 Maggio 1796 inocula in
un ragazzo, James Phipps, del pus prelevato da bovini
colpiti da vaiolo animale. Il metodo riesce a immunizzare il
giovane. Nel 1798 pubblicava un articolo in cui spiegava la
scoperta della vaccinazione antivaiolosa che fu al principio
accolta con grande ostilità. L'autorevolissima Royal
Society lo scoraggiò dal continuare e si costituì
addirittura una Antivaccination Society per
ostacolare il diffondersi della vaccinazione. Il motivi di
tale reazione vanno ricercati nel pregiudizio dell'epoca,
secondo il quale non si doveva contrastare il corso della
natura volendone addirittura anticipare lo svolgimento.
Grazie però all'interessamento di vari entusiasti
sostenitori in diverse nazioni e grazie poi agli studi di
Louis Pasteur, la vaccinazione venne accolta senza più
timori e finì per divenire obbligatoria in tutti i Paesi
civili col risultato di aver praticamente eliminato questa
paurosa malattia dalle aree in cui viene praticato questo
metodo proffiattico. Il metodo Jenneriano era dunque ancora
empirico, Jenner infatti non sapeva che all'origine del
vaiolo vi erano microrganismi viventi. Solo una ventina di
anni dopo lo scopriranno Bassi, Koch e Pasteur.
RENE'
THEOPHILE HYACINTHE LAENNEC (Quimper, 1781 - Kerlouanec,
1826).
L'arte
e la scienza della diagnosi.
Nacque
a Quimper, in Francia nel 1781. All'età di 14 anni iniziò
a studiare medicina con uno zio, medico di Nantes. Durante
le guerre civili nel 1799 e nel 1800 prestò la sua opera di
chirurgo nell'esercito. Nel 1801 andò a Parigi per seguire
corsi universitari di medicina. Studiò intensamente i
problemi di anatomia patologica e di medicina clinica.
Affetto da tubercolosi polmonare, si ritirò a quarant'anni
nella sua casa in Bretagna, dove morì il 3 Agosto 1826. E
suo nome è legato all'invenzione dello stetoscopio, lo
strumento che tuttora i medici utilizzano quotidianamente
per ascoltare il cuore e i polmoni. Studiò e indagò quali
correlazioni vi fossero tra i suoni che lo stetoscopio
amplificava nell'orecchio e le alterazioni
anatomopatologiche che le determinavano, distinguendo e
classificando tutti i suoni dei polmoni malati. Per far
conoscere il suo metodo di auscultazione scrisse il
trattato: De l'auscultation médiate, che divenne un
testo basilare per la moderna medicina. Laénnec sosteneva
che non solo la tubercolosi era provocata da un agente
specifico (più tardi il bacillo sarebbe stato scoperto da
Koch) ma che vi era una grande differenza tra le varie forme
di malattia, differenza che poteva essere messa in evidenza
con la semplice auscultazione mediante lo stetoscopio. Fu
malvagiamente osteggiato e avversato da Broussais che tenne
addirittura delle conferenze contro di lui coprendolo di
ridicolo, e ci riuscì. Questo Broussais, come molti altri
medici del suo tempo, credeva fermamente nella
"medicina fisiologica", dottrina secondo la quale
la tubercolosi era causata da qualche
"irritazione" in una qualsiasi parte del corpo.
Non esistevano dunque diverse forme di malattia: esisteva
soltanto una diversa intensità d'irritazione. L'opera di
demolizione del gracile e piccolo Laénnec fu costante e
sistematica: "E ora, signori, sentiamo cosa ha da dirci
il professore stecchito (e qui scoppiavano fragorose risate)
sulla tubercolosi. Secondo il piccolo Lénnec (ancora
risate) la malattia è provocata da un non meglio
identificato 'agente specifico'. Ma che cos'è questo
agente, signori? Forse una farfallina che se ne va
svolazzando ad ammazzare gli uomini? Chi di voi l'ha mai
vista? Se qualcuno di voi la trova, me la cattturi con una
rete, per favore, e me la porti! Imprigioniamolo questo
'agente' misterioso e la tubercolosi scomparirà dalla
faccia della terra". Lénnec si difese come poté, ma
quando si vide beffato anche dai bambini per le strade,
quando si vide corrergli dietro agitando le mani come le ali
di una farfalla, quando imitarono anche la sua andatura,
allora capì che non aveva più la forza di lottare. Si
ritirò stanco e amareggiato nella sua Bretagna dove morì
in breve tempo all'età di quarantacinque anni. Solo i
posteri gli diedero pienamente ragione. Questo piccolo
grande uomo seppe dare alla medicina molto più di uno
stetoscopio! Egli creò un vero e proprio metodo per la
diagnosi di moltissime malattie e diede un enorme contributo
alla semiologia. Oggi tutti, adulti e bambini, conoscono lo
stetoscopio, sanno dire "trentatré", respirare
forte e tossire quando il medico li ausculta. La scienza
della diagnosi risale a questo grande uomo dal corpo esile e
dalla mente acuta, dall'udito sensibilissimo e
incurabilmente timido.
MATHIAS
JACOB SCHLEIDEN (Amburgo, 1804 - Francoforte sul Meno,
1881).
Botanico
e istologo, dopo essersi laureato in legge e aver per
qualche tempo esercitato la professione di avvocato, si
dedicò assiduamente allo studio della botanica. Nel 1838
Schleiden pubblicò un lavoro, considerato oggi come l'atto
di nascita della "teoria cellulare", in cui egli
dimostrava che i tessuti animali e vegetali sono costituiti
da cellule e che il loro accrescimento è dovuto a
modificazioni del loro nucleo.
CHARLES
DARWIN (Shrewsbuiry, 1809 - Londra, 1882).
L'Origine
della specie e il problema della creazione.
Celebre
naturalista, pose le basi per il suo fondamentale lavoro
sulla evoluzione durante un lungo viaggio da lui compiuto
con una spedizione scientifica (1831-1836) attraverso
diversi paesi. Nel 1859 pubblicò la sua celeberfima opera Sull'origine
delle specie in cui dimostrava come ogni specie animale,
quale oggi la conosciamo, sia il risultato di un complesso
lavoro di selezione e di evoluzione determinato o dalla
lotta per la vita e dalle circostanze ambientali, o dalla
mano dell'uomo. Le teorie danviniane, oggi quasi
universalmente accettate, sia pure in forma modificata degli
studi più recenti, suscitarono per lungo tempo violente
discussioni e opposizioni anche sotto il profilo religioso,
in quanto sembravano contrastare col dettato biblico della
creazione.
THEODOR
SCHWANN (Neuss, 1810 - Colonia, 1881).
Il
problema della fermentazione e della decomposizione.
Fisiologo
e ricercatore, Schwann è considerato, insieme a Schleiden,
uno dei fondatori della moderna teoria cellulare. Fu il
primo a sostenere, nel 1836, che il fenomeno della
fermentazione è dovuto all'azione di microrganismi, in
opposizione al più grande chimico dell'epoca, il tedesco
Justus von Liebig, il quale pensava che la fermentazione
avvenisse per processo chimico, cioè per dissoluzione, che
si verifica quando vengono meno le forze di coesione
tipicamente vitali. Secondo Liebig la fermentazione avveniva
insomma per decomposizione. Liebig era così convinto delle
sue asserzioni che non prese in minima considerazione le
idee di Schwann e anzi lo gettò nel ridicolo. In seguito
all'accanimento dei colleghi, Schwann fu costretto a
emigrare dalla Germania, dove ormai trovava chiuse le porte
di tutte le Università e trovò riparo in Belgio. A Schwann
si devono anche importanti studi sulla fisiologia della
digestione, che dimostrò essere legata alla presenza di un
fermento da lui denominato pepsina. Scoprì inoltre la
guaina mielinica del cilindrasse periferico, che ancora oggi
porta il suo nome.
JULIUS
ROBERT MAYER (1814-1878).
I’energia
si conserva!
Nel
Luglio del 1841 Mayer enunciò il principio di conservazione
dell'energia e lo descrisse in un articolo che inviò alla
rivista Annalen der Fisik Questa però rifiutò di
pubblicarlo perché Mayer non era un fisico ufficialmente
riconosciuto ma un medico della Marina, e dunque non aveva
titoli ufficiali per essere credibile. Morì senza ottenere
il riconoscimento dovuto. Fu un altro tedesco, Rudolf Julius
Clausius, a riprendere quegli studi di termodinamica e a
dimostrasse la validità.
FERD
INANDO PALASCIAN0 (Capua, 1815 –Napoli, 1891).
Il
primo medico senza frontiere.
Medico.
Nel 1848, durante l'assedio di Messina che era insorta
contro i Borboni, proclamò che, come medico, egli aveva il
diritto ed il dovere di curare tutti i feriti a qualsiasi
parte dei due campi belligeranti appartenessero. Per questo
suo atteggiamento Palasciano venne perseguitato e persino
incarcerato. Nel 1861 egli diffuse una "memoria"
in cui propugnava la "neutiaità" dei feriti in
tempo di guerra. Per questo il Palasciano deve essere
considerato a buon diritto uno degli ispiratori della Croce
Rossa Internazionale e della Convenzione di Ginevra.
IGNAZ
PHILIPP SEMMELWEIS (Budapest, 1818 - Vienna 1865).
Il
Medico dalle mani pulite.
Pasteur
e Koch non erano ancora comparsi sulla scena ma le
conclusioni di un giovane medico contribuirono a salvare la
vita a migliaia di donne. "E' il medico che fa ammalare
le pazienti", queste le gravi conclusioni del Dott.
Semmelweis, medico ostetrico ungherese la cui vicenda ispirò
racconti, romanzi, tesi universitarie e anche un libro di Céline.
Durante il periodo in cui esercitava la professione nella
clinica ostetrica di Vienna, egli capì che l'altissima
mortalità per febbre puerperale che si registrava tra le
partorienti era dovuta a una infezione trasmessa alle
pazienti dalle mani dei medici e degli studenti di medicina
che dalla sala dove praticavano le autopsie si recavano poi
a visitare le gestanti o le puerpere. Bastò che Semmelweis
imponesse agli studenti una scrupolosa pulizia delle mani
che venivano poi disinfettate con un antisettico, per far
crollare di colpo l'indice di mortalità dovuto a febbre
puerperale nel reparto da lui diretto dal 12,2% allo 0,5%,
contro il 33% della la Clinica viennese diretta dal Prof.
Klein che all'epoca era ormai tristemente nominata "La
Clinica della morte". Per questo motivo Semmelweis fu
popolarmente chiamato il "salvatore delle madri".
La sua era un'osservazione empirica ma giusta: a quel tempo
infatti i medici e studenti in medicina non usavano i guanti
e passavano dalla sala delle autopsie alla sala parto senza
neppure lavarsi le mani. Per questo motivo Semmelweis prima
di visitare le sue pazienti si lavava sempre le mani e le
detergeva con un antisettico. Un'intuizione semplice, ma che
i colleghi presero come un insulto e un grave affronto. Solo
poche voci si levarono a difendere la tesi di Semmelweis,
quelle dei più eminenti medici della Scuola Medica
Viennese: Skoda, Hebra, Rokitansky, Haller e Hyrtl che lo
difesero strenuamente esponendosi personalmente alle
invettive del mondo universitario. Fu proprio il grande
Hebra a presentare una concisa relazione alla Società dei
Medici viennesi (Gesellschaft der Arzte zu Wien) e a
pubblicare la stessa relazione nel numero del dicembre 1847
nella Zeitschrift della Società: Esperienze
cliniche della massima importanza sull'etiologia
della febbre puerperale epidemica nelle Maternità in
cui esponeva l'intera storia della scoperta di Semmelweis.
Nell'Aprile dell'anno successivo Hebra pubblicherà ancora
sulla stessa autorevole rivista viennese un secondo articolo
dal titolo Considerazioni sulle esperienze sull'etiologia
della febbre puerperale nelle case di Matemità di
Vienna, nel quale dimostrava che negli ultimi dieci mesi
in cui la disinfezione delle mani era stata praticata in
modo scrupoloso, i casi di puerpere morte furono soltanto di
67 su 2.670. Ma il direttore della clinica, il Prof. Klein,
e altri "baroni" della medicina avevano già
espresso il loro insindacabile parere: la mortalità era
dovuta ad un cambiamento spontaneo del genius epidemicus.
Gli stessi medici esterni e i più grandi medici
dell'epoca, lungi dall'incoraggiare il metodo di Semmelveis,
lo attaccarono e lo osteggiarono in tutti i modi, obbligando
Semmelweis a lasciare Vienna dove fu costretto a vivere per
il resto della sua vita ostracizzato dalla comunità
scientifica. Ormai Semmelweis non poteva più varcare la
soglia di un ospedale senza sentirsi insultato o deriso da
medici e studenti. La pratica di disinfettarsi le mani venne
considerata superflua, scomoda e da abbandonare.
Perseguitato, osteggiato, il medico dalle mani pulite"
subì ogni sorta di angherie, dalla perdita del posto sino
all'internamento in manicomio dove subì anche gravi
percosse. Tutto ciò per aver sostenuto la trasmissibilità
dell'infezione puerperale. Proprio in quegli anni tuttavia
si delineavano e avanzavano gli studi sui batteri che
diedero poi pienamente ragione a Semmelweis. Ma lui non poté
riscuotere il merito della sua scoperta: considerato pazzo,
morì, ironia della sorte, vittima della malattia
(setticemia) che aveva contribuito a debellare,
procurandosi, forse accidentalmente o a scopo macabramente
dimostrativo, una setticemia mortale per essersi ferito alla
mano con un bisturi affondato prima nelle carni di un
cadavere. Ma nemmeno questo tributo, pagato a prezzo della
propria vita, riuscì ad illuminare la mediocrità dei
sapientoni che continuavano ad osteggiarlo. Tanto è vero
che dopo la sua morte - come ha giustamente rimarcato il
Prof. Paolo Aldo Rossi in Razionalità Scientifiche e
Pseudoscienze eretiche - "si sostenne che egli da
giovane avesse contratto la sifilide che lo portò alla
malattia mentale e al suicidio, ma nel 1965 una ricognizione
paleopatologica, ad un secolo dalla morte, non trovò alcun
segno della malattia." E' questo uno dei più
vergognosi episodi della storia del pregiudizio medico che
vale la pena tenere sempre a mente. Così Ferdinando Von
Hebra - riferendosi all'incomprensione dei medici verso la
scoperta di Semmelweis - ebbe a dire: "Quando si farà
la storia degli errori umani, difficilmente si potranno
trovare esempi di tale forza. E si resterà stupiti che
uomini competitivi, così specializzati, potessero - nella
propria scienza - rimanere così ciechi e stupidi.".
GREGOR
JOHANN MENDEL (Heinzendorf, 1822 - Bmo, 1884).
Nei
piselli i segreti dell'ereditarietà.
Naturalista
il cui nome è legato alla grande scoperta delle leggi
dell'ereditarietà, Mendel aveva studiato scienze naturali
all'Università di Vienna. Si dedicò allo studio dei
fenomeni ereditari nelle specie generali e, attraverso
esperimenti sui piselli, arrivò a formulare tre leggi sulla
trasmissione dei caratteri ereditari rilevando
diligentemente e statisticamente le modalità secondo le
quali si trasmettono particolari caratteri da una
generazione all'altra. Il suo lavoro fu pubblicato nel 1866,
ma passò quasi inosservato nel mondo scientifico
dell'epoca. Le sue ricerche non vennero ben accolte dalla
comunità scientifica: vi si oppose in primo luogo il più
grande botanico dell'epoca, Carl Naegeli, che oggi viene
ricordato anche come colui che "non capì le leggi di
Mendel, benché gliele avesse spiegate Mendel stesso".
Nei suoi studi si trovano le nozioni fondamentali della
genetica che vennero rivalutate da altri botanici i quali
erano giunti indipendentemente alle medesime conclusioni
soltanto nel 1900.
LOUIS
PASTEUR (Dole, 1822 - St. Cloud, 1895).
Il
fondatore della batteriologia scientifica.
Chimico,
microbiologo. E' considerato a buon diritto il fondatore
della batteriologia scientifica, perché a lui si deve la
dimostrazione sperimentale della trasmissibilità delle
malattie ad opera di microrganismi. Nel 1857 poté
dimostrare che la fermentazione è dovuta alla presenza di
microrganismi specifici; nel 1868 individuò i batteri
responsabili di due diverse malattie epidemiche dei bachi.
La sua scoperta più clamorosa e più nota riguarda però
l'approntamento di un siero per la cura della rabbia. Al suo
nome è legato anche quel particolare processo di
sterilizzazione degli alimenti che va sotto il nome di
"pastorìzzazione". Pasteur venne pesantemente
attaccato da justus Liebig, il quale rifiutava di credere
che i microrganismi avessero un qualunque ruolo nei processi
fermentativi; mentre l'intera comunità scientifica non
volle credere che i batteri fossero la vera causa delle
malattie infettive.
LISTER
J. LISTER (Upton, 1827 - Wahner, 1912).
Contro
le infezioni delle ferite.
Chirurgo
scozzese, fu l'inventore e il più autorevole divulgatore
del metodo di antisepsi che prese il suo nome. Grazie al
sacrificio di Semmelweis e ai lavori di Pasteur che avevano
mostrato come i germi patogeni siano presenti ovunque,
Lister pensò che si dovevano usare disinfettanti sia nella
pratica della medicina che in sala operatoria. Basandosi sui
lavori di Pasteur, che aveva inaugurato l'era
batteriologica, Lister si mise alla ricerca di una sostanza
chimica che, senza danneggiare i tessuti organici, fosse in
grado di distruggere i microrganismi responsabili delle
infezioni chirurgiche. L'acido fenico (fenolo) rispondeva a
tali requisiti e la sostanza venne generosamente impiegata
nella disinfezione delle sale operatorie, dello strumentario
chirurgico, delle mani e dei camici degli operatori.
"La chirurgia è del tutto cambiata" scrisse
Lister al padre nell'Ottobre 1867. Lo stesso principio di
antisepsi viene praticato, ma con minore pubblicità, nello
stesso anno a Novara dal medico Enrico Bottini (1835-1909)
senza suscitare alcun entusiasmo. Al metodo di antisepsi si
andò gradualmente affiancando il metodo
"asettico", ossia quello della più rigorosa
pulizia e sterilizzazione di tutti gli oggetti destinati a
venire a contatto con il campo operatorio. Anche qui è
doveroso ricordare che Lister fu a lungo osteggiato e deriso
per le sue idee, ma lentamente la sua celebrità si diffuse
in patria e all'estero. 1 colleghi pensarono che fosse matto
da legare perché prima di operare si lavava le mani, si
toglieva la giacca e si rimboccava le maniche. A quei tempi
i chirurghi indossavano una lunga veste nera che veniva
utilizzata per anni e anni, fino a quando acquistava una
bella patina di sporco, con decorative macchie di sangue che
erano l'orgoglio di colui che le poteva mostrare. Nelle
asole della giacca poi, i chir-urghi infilavano alcuni fili
di seta che potevano tirare ed usare come legature quando se
ne presentava l'occasione. Nel reparto di Lister i camici
divennero bianchi, i ferri chirurgici venivano bolliti e le
corsie puzzavano di acido fenico, ma nessuno moriva più per
suppurazioni delle ferite. Nelle altre corsie, invece era
diffuso l'odore di carne putrefatta dovuta alla mortale
cancrena. Ci volle tempo perché il metodo di Lister
conquistasse il mondo della chirurgia e vincesse il
pregiudizio, ma alla fine l'antisepsi e l'asepsi furono
adottate in tutte le sale chirurgiche del mondo, così come
il sistema di legatura con catgut per i punti interni, altra
scoperta di Lister. Il suo metodo consentì le più
clamorose conquiste della chirurgia moderna.
CARLO
FORLANINI (Milano, 1847 - Pavia, 1918).
Medico
che si interessò in modo particolare alla fisiopatologia
respiratoria. 1 suoi studi lo condussero, nel 1882, a ideare
il pneumotorace artificiale per la cura delle affezioni
tubercolari dell'apparato respiratorio. Questa geniale
invenzione non fu subito accettata e accorsero alcuni
decenni di discussioni perché venisse accolta. In seguito
essa contribuì in larghissima misura alla soluzione del
problema terapeutico costituito dalle forme polmonari
specifiche. Nel 1913 la sua scoperta gli valse la nomina di
Senatore.
ROBERT
KOCH (Klausthal, 1843 - Baden Baden 1910).
Medico
e batteriologo, è considerato uno dei creatori della
moderna batteriologia. Esordì in questo campo nel 1876
provando sperimentalmente che l'antrace, tipica malattia
degli animali che può colpire anche l'uomo, è provocata da
un batterio specifico. Nel 1882 identificò il bacillo della
tubercolosi che ancora porta il suo nome. Successivamente
estese i suoi studi e le sue ricerche ad altre malattie
infettive. Nel 1905 gli fu assegnato il premio Nobel per la
medicina, come riconoscimento per le scoperte da lui
effettuate sulla tubercolosi. Ma anche per Robert Koch farsi
comprendere non fu impresa facile. Quando egli cercò di
spiegare che alcuni topi infettati con dei bacilli
sviluppavano il carbonchio non fu capito, e quando dimostrò
di aver scoperto il bacillo della tubercolosi, il grande
Rudolph Virchow si alzò dalla sedia e se ne andò, seguito
dai presenti, trattandolo da pazzo.
RAYMOND
DART (1893-1988).
L'anello
mancante tra uomo e scimmia.
Professore
di anatomia all'università di Hohgannesburg (Repubblica
Sudafricana), nel 1924 fece una scoperta clamorosa: un
cranio di un primate fossile le cui caratteristiche,
soprattutto della colonna vertebrale, facevano pensare che
stesse in posizione eretta. Lo chiamò "Australopithecus
africanus" e pensò che fosse "l'anello
mancante", cioè la prova del passaggio dalla scimmia
l'uomo. Non venne creduto: non perché le sue argomentazioni
scientifiche non fossero valide, ma perché i suoi ex
insegnanti dell'università di Londra, Arthur Keith e
Grafton Elliot Smith, luminari del settore, fecero di tutto
per denigrarlo. Dart aveva infatti commesso l'imperdonabile
errore di non comunicare a loro per primi, la scoperta, ma
di pubblicarla sulla rivista "Nature". Inoltre
Keith e Smith sostenevano da tempo che l'origine dell'uomo
andasse ricercata in Asia e non in Africa. Dunque asserirono
che Dart aveva trovato solo una scimmia. La riabilitazione
dello scienziato avvenne soltanto 22 anni dopo, ad opera di
Zxilfred Legros Clark e Robert Broom che, sempre nella
Repubblica Sudafricana, trovarono resti di ominidi simili.
Ancora
oggi la storia continua ...
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