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Risoluzione
di vasto angioma facciale infantile mediante
terapia omeopatica
Fernando
Piterà
Medico
Chirurgo (Genova).
Docente di Omeopatia-Fitoterapia-Bioterapie
RISOLUZIONE
DI UN VASTO EMANGIOMA INFANTILE "PROBLEMATICO"
MEDIANTE SOMMINISTRAZIONE DEL RIMEDIO OMEOPATICO FLUORIC
ACIDUM.IL TRATTAMENTO OMEOPATICO HA CONSENTITO, NEL TEMPO DI
9 MESI, LA REGRESSIONE DEL 90% DELLA SUPERFICIE ANGIOMATOSA
E LA SUA TOTALE SCOMPARSA IN 15 MESI.
CONSIDERAZIONI
GENERALI:
L’angioma
è una neoplasia benigna di origine mesodermica,
costituita da una malformazione del tessuto mesenchimale
angioblastico. Già presente alla nascita o a comparsa
più tardiva, può avere modalità evolutive diverse in
rapporto al maggiore o minore grado di maturità delle
strutture vasali. E’ caratterizzato da chiazze di
arrossamento non infiammatorio di varia tonalità cromatica,
a superficie piana o rilevata, o da tumefazioni
sottocutanee, che configurano aspetti clinici diversi
(angioma piano, angioma tuberoso, angioma cavernoso) cui
corrispondono diversi riscontri istopatologici (28:210).
Dal punto di vista classificativo e a seconda del grado
di differenziazione raggiunto, gli angiomi possono essere
distinti in :
- Angiomi capillari immaturi, formati dalla
persistenza di cellule vasali primitive evolventi in
capillari. Aumentarono sino all’ottavo mese di vita: si
stabilizzano e successivamente possono regredire.
- Angiomi capillarimaturi, costituiti da displasia
dei capillari definitivi. Sono stabili per tutta la vita.
- Angiomi venosi, caratterizzati dal mancato
riassorbimento di un segmento di rete vasale primitiva con
la persistenza di un rapporto circolatorio con un tronco
venoso. Non hanno alcuna tendenza alla regressione.
- Angiomi artero-venosi, (aneurismi cirsoidei)
contraddistinti da un segmento della rete capillare
primitiva con persistenza di comunicazione diretta tra
tronchi arteriosi e tronchi venosi.
- Angiodisplasie miste-complesse (linfatiche, venose
e arteriose), caratterizzate da molteplici variazioni
individuali cui spesso si associano ipertrofia ,
ipotrofia degli arti e/o deformità della regione colpita.(5:36-37).
Gli
angiomi congeniti o acquisiti sono piuttosto frequenti ed in
genere non evolvono in senso maligno. La diagnosi non ha
bisogno di essere discussa ma in alcuni casi è necessario
completare il quadro anatomo-funzionale con
l’utilizzazione di metodiche diagnostiche sequenziali non
invasive e talvolta anche invasive: teletermometria,
ecodoppler, elettroencefalogramma, RX, angiografia, TAC e
R.M.
Clinicamente
si distinguono:
L’ANGIOMA
PIANO (nevo vascolare piano, naevus flammeus, voglia di
vino): si forma tra la 5a e 10a settimana di vita
embrionaria con un’incidenza del 3-5% (25:179-195); può
però svilupparsi e crescere notevolmente dopo la nascita
presentandosi come una chiazza di colore rosso-vinoso,
appiattita, a limiti netti, di forma e grandezza variabile,
di dimensione stabile, senza risoluzione spontanea, che
scompare solo parzialmente sotto la pressione, e può
interessare anche le mucose. Istologicamente
l’angioma piano è caratterizzato da una disembrioplasia
della struttura vascolare del derma papillare e reticolare
superficiale, in media fino ad una profondità di 0,5 mm in
età pediatrica (25:179-195). I capillari appaiono ectasici,
delimitati da epitelio appiattito a lento turn over. Con il
passare del tempo essi tendono ad ispessirsi e a dilatarsi
assumendo l’aspetto di venule che cercano di invadere il
derma più profondamente (27:30). Ciò giustifica il fatto
che gli angiomi piani nell’età adulta, non solo non
regrediscono, ma diventano più spessi, di colorito rosso
scuro, con superficie irregolare o rugosa e talvolta con
nodosità. Una diversa forma di angioma piano è l’angioma
stellato o aracnoideo, costituito da un punto centrale da
cui si diramano delle telangectasie raggiate o a zampe di
ragno. L’angioma piano ha sempre costituito un notevole
problema estetico e quindi psicologico, tanto è vero che
numerosi sono stati i metodi ed i tentativi terapeutici di
volta in volta utilizzati, peraltro con scarsissimi
risultati; tra di essi ricordiamo la crioterapia, gli agenti
sclerosanti, l’elettrocoagulazione, la chirurgia plastica,
la radioterapia, la dermoabrasione, il tatuaggio.(27:30).
ANGIOMI
RUBINO o PUNTI RUBINO: sono angiomi puntiformi o
lenticolari, talvolta leggermente rilevati che si
considerano come nevi angiomatosi a sviluppo tardivo: si
presentano infatti più o meno numerosi, localizzati sul
tronco o sugli arti in individui anziani.(33:477).
L’ANGIOMA
TUBEROSO:- costituisce tumori di forme e dimensioni assai
varie, appena rilevati sul piano della cute (angioma
rilevato) o notevolmente prominenti, a superficie liscia o
moriforme, irregolarmente bernoccoluta, di colorito rosso
cupo o bluastro, ricoperti da epidermide normale,
assottigliata o ispessita, più o meno riducibili con la
pressione (33:477).Si presenta già alla nascita, o compare
nei primi mesi di vita, ed aumenta, talora rapidamente, di
dimensioni nel corso del primo anno di vita, entrando
successivamente in una fase di stazionarietà. In una buona
percentuale di casi si assiste, successivamente, ad una
spontanea anche se lenta regressione, annunciata dalla
comparsa di aree più chiare o biancastre e depresse nella
parte centrale della chiazza che tende a risoluzione
spontanea verso i 12-15 anni. L’esito può essere la
completa restitutio ad integrum o la persistenza di aree
ipotrofiche o anelastiche con teleangectasie. L’angioma
tuberoso è caratterizzato dalla proliferazione di cellule
endoteliali immature che appaiono riunite in ammassi a sede
dermica e ipodermica, nei quali si trovano abbozzi di
capillari neoformati e talora spazi vascolari dilatati
situati più profondamente che configurano e sconfinano
negli aspetti di angioma cavernoso. La loro regressione è
dovuta a successivi fenomeni di fibrosi. Anche questi
angiomi sono spesso congeniti e possono interessare sia la
cute sia le mucose. Nella fase di accrescimento
dell’angioma possono verificarsi ulcerazioni, emorragie,
infezioni sovrapposte (28:211). Per traumatismi, per
infezioni accidentali, e qualche volta anche spontaneamente,
possono andare incontro a fatti infiammatori o gangrenosi
che possono avere una certa gravità per le emorragie che
spesso si determinano (33:477).
L’ANGIOMA
CAVERNOSO (o sottocutaneo): è formato da chiazze più
rilevate, di varie dimensioni, che compaiono durante la
prima infanzia e non regrediscono spontaneamente. Appare
come una tumefazione di consistenza teso-elastica, coperta
da cute di colorito normale o di tonalità bluastra talora
con teleangectasie, a limiti mal definiti, che generalmente
compare nei primi mesi o anni di vita (con predilezione per
il capo ed il collo), si accresce lentamente ed ha scarsa
tendenza alla regressione. L’angioma cavernoso è formato
da ampie ed irregolari lacune vasali situate più
profondamente che negli altri tipi di angioma, tappezzate da
cellule endoteliali appiattite e circondate da una parete
fibrosa di vario spessore. Talvolta, specialmente al tronco
ed al cuoio capelluto, può essere associato ad un angioma
tuberoso, o, meno frequentemente, ad un angioma piano
(28:211). Il trattamento chirurgico dovrebbe essere
riservato solo a quelli angiomi che a due o tre anni di età
non accennano a regredire ed è comunque sconsigliabile
nelle fasi di accrescimento dell’angioma.
ANGIOMA
SERPIGINOSO di HUTCHINSON: si sviluppa senza sedi di
predilezione per lo più in soggetti giovani. Inizialmente
è un piccolo angioma leggermente rilevato: allargandosi
perifericamente impallidisce nella parte centrale dove
compare una lieve atrofia. Si hanno così delle formazioni
anulari, reticolari, serpiginose (28: 477).
L’emangioma
infantile è un tumore benigno, che aumenta di volume per
angiogenesi dermica da turn over endoteliale aumentato.
L’incidenza alla nascita, è compresa tra l’1 ed il 3 %,
per aumentare, entro l’anno di età, soprattutto nei
caucasici, sino al 10 - 12 %. Il rapporto femmine/maschi è
valutato intorno a 3:1 (18:218-222) (26).
L’evoluzione
naturale dell’emangioma infantile è caratterizzato da una
rapida crescita nei primi 3 - 9 mesi di vita, e da una fase
di stato dai 6 ai 12 mesi. Successivamente l’angioma può
andare incontro ad una fase involutiva con parziale
risoluzione spontanea (circa il 70% dei casi) entro i 7
anni, potendo ulteriormente migliorare, seppure in maniera
molto lenta, sino ai 12 anni (26). Nel restante 30% dei
casi, la superficie angiomatosa può subire un’iniziale
regressione, o può anche accrescersi per restare poi
invariata per tutta la vita, con impatto negativo
sull’aspetto estetico del paziente. Particolare importanza
assume l’angioma piano localizzato nell’area del
trigemino in quanto può, nell’8% dei casi, associarsi ad
angiodisplasie oculari e leptomeningee, con alto rischio di
glaucoma, con possibilità di epilessia focale, emiparesi
controlaterale e ritardo mentale, a caratterizzare la
cosiddetta Sindrome di Sturge-Weber (25). Circa il 20% degli
emangiomi infantili si localizzano in vicinanza di strutture
vitali o funzionalmente importanti come occhi, naso, bocca,
vie aeree superiori, ano e mammelle. Quando lo sviluppo di
questi organi e la loro funzione sono compromessi sin dalla
nascita, l’emangioma è definito "emamgioma
problematico o allarmante" e la terapia diventa allora
necessaria.(12)(26)(32).
LA
TERAPIA TRADIZIONALE:
La
terapia (non sempre e subito da attuare) varia da caso a
caso. Nel passato gli angiomi piani o lievemente tuberosi
erano trattati con causticazioni, elettrolisi, neve
carbonica o il Radium (31:478). L’uso del Radium in età
pediatrica è senz’altro da bandire perché può arrestare
lo sviluppo delle strutture sottostanti l’angioma con
danni ben maggiori dell’inestetismo angiomatosico. Per gli
angiomi tuberosi profondi e voluminosi si ricorre al
trattamento chirurgico o alla diatermocoagulazione. Più
recentemente, soprattutto in caso di angiomi
"problematici" la letteratura rileva che solo un
terzo di questi risentono favorevolmente della terapia
cortisonica per via orale o per via intralesionale, e
diversi autori hanno espresso riserve per il rischio di
complicanze. Infatti, dopo un ciclo di terapia, si può
ottenere una lieve riduzione di volume della neoformazione
che può mitigare la situazione di emergenza; ma non si
raggiunge mai un’accettabile riduzione della lesione. Va
inoltre sottolineato che il ricorso successivo a terapia
corticosteroidea può alterare il metabolismo del soggetto,
interferire con la sua crescita corporea e ritardare il
programma di vaccinazioni obbligatorie (32:24).
Se
è vero che un terzo dei pazienti rispondono con un rapido
ma fugace miglioramento ai corticosteroidi per via
sistemica, è altrettanto vero che al cessare della terapia
può presentarsi un effetto rebound. Nei casi in cui vi sia
coinvolgimento oculare o delle strutture perioculari,
l’infiltrazione intralesionale di cortisonici, se da un
lato può rappresentare il trattamento di scelta, d’altro
canto può causare (come riportato in letteratura) gravi
complicazioni oculari quali: occlusione dell’arteria
centrale della retina, necrosi palpebrale, subatrofia del
grasso sottocutaneo e depigmentazione della palpebra. Questi
inconvenienti dovrebbero limitarne l’uso solamente in caso
di piccoli emangiomi palpebrali senza coinvolgimento
orbitario (35:42). Come alternative al trattamento
corticosteroideo e per ovviare a questi rischi si è ricorsi
recentemente all’impiego dell’interferone alfa-2b.
Questo farmaco, pur essendo ben tollerato, può provocare
una sintomatologia febbrile di tipo para-influenzale, oppure
leucopenia e trombocitopenia reversibili con la diminuzione
del dosaggio o la sospensione del trattamento. Si sono
inoltre verificati aumento delle transaminasi da citolisi
epatica e aumento della fosfatasi alcalina (32:25). La
durata del trattamento con interferone alfa 2b varia in
media dai 5 ai 17 mesi con una percentuale di regressione
che oscilla tra il 20 ed il 90 % (con una media del 71,6 %)
di regressione della superficie angiomatosa che rientra
comunque, o poco si discosta, dalla percentuale di
regressione spontanea (70%). L’aspetto negativo di questa
terapia resta l’alto costo economico, che induce ad un
estremo rigore nel valutare i soggetti da sottoporre a
questa terapia (32:26).
In
ultimo, l’utilizzo di sorgenti laser in medicina ha
offerto da possibilità di disporre nuove strumentazioni
dotate di attività specifiche sulle lesioni angiomatose,
prima con l’argon laser e attualmente con il dye laser il
quale sembra agire più selettivamente sulle strutture
vascolari, riducendo la possibilità di residui cicatriziali
inestetici, ma il suo impiego riguarda solo gli angiomi
piani, le teleangectasie, gli angiomi racemosi, gli
angiocheratomi, le teleangectasie su cicatrice ecc. (27:32)
ma non gli angiomi immaturi, tuberosi e cavernosi. Per
l’angioma piano sono stati anche impiegati gli isotopi
radioattivi (P32) (28:212).
STORIA
CLINICA :
Si
tratta di un bimbo nato alla 39a settimana a seguito di
parto eutocico nel gennaio del 1990.
Anamnesi
familiare: nonna materna diabetica, zio materno allergico a
pollini, zio paterno con ipersensibilità al cortisone, avo
materno deceduto per tumore della vescica. Avi paterni
entrambi deceduti per ictus cerebri. Madre allergica ai
metalli, affetta da vescica "a spugna" e
sofferente nel passato di cistiti ricorrenti.
Anamnesi
ostetrica negativa; indice di Apgar 1’: 9, dopo 5’ : 10.
Gruppo sanguigno 0 Rh negativo, Test di Coombs diretto
negativo, peso alla nascita Kg. 3.450, circonferenza cranica
35.5, lunghezza cm 50, classificazione auxologica 50-75%,
polsi femorali apprezzabili, manovre per la ricerca della
displasia congenita dell’anca negativa bilateralmente. Il
neonato ha presentato ittero in terza giornata con
bilirubina mg l4.2%, successivamente normalizzatasi. Alla
nascita era presente solo un’area discromica con zone
teleangectasiche all’emivolto destro. L’angioma non si
era ancora manifestato ed il neonatologo prescrisse, alla
dimissione, una crema (a base di centella asiatica) da
applicare sulle zone teleangectasiche. Dopo circa dieci
giorni l’emivolto destro del neonato appariva sempre più
rosso; pensando ad una reazione allergica dovuta alla
pomata, la madre decise di sospendere l’applicazione della
stessa. Dopo circa 15 giorni, il colore dell’emivolto
destro divenne decisamente purpureo ed alcune macchie rosse
apparvero sulle palpebre, sull’occhio destro, sulla
guancia, intorno alla bocca, sul lato interno della bocca,
sulle gengive. La madre consultò allora uno specialista in
dermatologia che fece diagnosi di angioma ed espresse il
parere che poteva trattarsi di un "Sturge Weber",
a causa della sua particolare localizzazione che si
estendeva lungo l’innervazione del trigemino. In data
18-02-90 il piccolo paziente fu ricoverato presso la
Divisione di Neonatalogia dell’Ospedale per angiomatosi
del viso e sospetta Sindrome di Sturge Weber. All’ingresso
in reparto le sue condizioni generali erano discrete.
All’esame obbiettivo si rilevò: vasto angioma piano
interessate l’emifaccia di destra ed il cuoio capelluto in
sede temporoparietale destra. Reperto toracico negativo.
Toni cardiaci netti. Addome trattabile. Tra gli esami
praticati durante la degenza risultarono nei limiti normali:
l’esame RX del cranio, l’EEG, la visita neurologica, gli
esami ematologici. La visita oculistica, del 21-02-90,
evidenziò: "papille di forma e colorito normali con
vasi normali. Depigmentazione della retina. All’occhio
destro soffusione ematica o rubeosis iridis? (Da rivedere
con lampada a fessura)". Il paziente fu pertanto
dimesso con diagnosi di angiomatosi del viso in data
21-02-90.In considerazione della normalità dell’Rx
cranio, della visita neurologica, e dell’EEG, non si
ravvisò la necessità di una TAC cranica immediata che
sarebbe stata decisa in base ai risultati del follow up
clinico ed Elettroencefalografico programmato. I risultati
della visita oculistica (ed in particolare la presenza in OD
di un tono oculare ai limiti) resero indispensabile un
accurato monitoraggio del paziente. In data 27-02-90,
un’ulteriore visita oculistica denotava in OD:
"cornea trasparente, camera oculare anteriore presente,
di profondità normale. Congestione dei vasi iridei con
presenza di aree angiomatose della superficie iridea nel
settore h. 10-12. Pupilla centrata reagente. Mezzi diottrici
trasparenti. Fundus: papilla di forma e colorito normale,
vasi di decorso e calibro normale, depigmentazione della
retina ODT 21 mmHg APL. OS: cornea trasparente, camera
anteriore presente di profondità normale. Congestione dei
vasi radiali iridei. Mezzi diottrici trasparenti. Fundus:
papilla di forma e colorito normale, vasi di calibro e
decorso normali, depigmentazione della retina. OST: 15 mmHg
APL".
Successivamente
il piccolo paziente fu esaminato da un neurologo di chiara
fama che non riscontrò alcun problema neurologico e suggerì
di posticipare la TAC a più tarda data escludendo la
diagnosi di "Sturge Weber".
Nel
mese di marzo del 1990 il bimbo fu esaminato da un
Professore universitario specialista in chirurgia plastica
il quale, escluse la Sindrome di "Sturge Weber"
definendo l’angioma come "angioma immaturo".
Durante tale visita fu fatta diagnosi di "esteso
angioma immaturo dell’emiviso destro con interessamento
palpebrale e genieno profondo". L’angioma, a detta
dello specialista, sarebbe cresciuto ulteriormente fino
all’anno di età mentre successivamente avrebbe
manifestato la tendenza ad una spontanea, anche se lenta
regressione, sino ai 7-8 anni di età. L’obiettivo
terapeutico che si proponeva lo specialista era di arrestare
l’ulteriore sviluppo dell’angioma ed il mantenimento
dell’apertura palpebrale per evitare l’instaurarsi di
una ambliopia videopriva. Per favorire la regressione
dell’angioma, il collega prescrisse un ciclo di terapia
cortisonica per un mese, a pieno dosaggio nelle prime due
settimane, e con dosaggio dimezzato nella terza settimana e
a giorni alterni nell’altra, ma preannunciò alla madre
che, al termine della terapia cortisonica, vi sarebbe stata
una ripresa dello stesso, pur mantenendosi un certo
risultato rispetto alle condizioni di partenza. Per
mantenere la massima sollecitazione visiva dell’occhio
interessato, fu consigliato di praticare al bambino
l’occlusione dell’occhio sano per almeno un’ora, due o
tre volte al giorno.
In
data 30-04-90 un day hospital di controllo evidenziava un
tampone faringeo positivo per Escherichia coli. Il bimbo
pesava gr. 5.450 con circonferenza cranica di cm. 40. La
diagnosi fu di angioma cavernoso al viso (emilato destro)
(foto n. 1). In quel periodo l’angioma del viso era
diventato color rosso porpora scuro e in alcune parti
presentava zone di edema di consistenza teso elastica. Per
questo aspetto lo stesso angioma era definito come
"angioma cavernoso".
In
data 23-05-90 il bimbo fu rivisitato dallo specialista in
chirurgia plastica che trovò l’angioma lievemente
migliorato, ma poiché sussisteva sempre il problema di
garantire al massimo l’apertura dell’occhio destro, il
medico ritenne di ripetere il ciclo di terapia cortisonica
associando copertura antibiotica, in quanto le palpebre
erano ancora deformi e non permettevano la visione
dell’occhio destro. Il Professore escluse il bisogno di
ulteriori esami neurologici, e al bimbo fu praticata
infiltrazione cortisonica peripalpebrale destra e prescritta
terapia corticosteroidea per via orale. Dopo l’ulteriore
somministrazione di cortisonici, il bimbo fu sottoposto a
controlli periodici presso specialisti - Oculisti -
Dermatologi e Chirurghi vascolari all’Estero (Inghilterra
e USA) ma da allora non assunse nessun’altra terapia per
circa due anni.
ESAME
OBIETTIVO:
Il
piccolo paziente giunge alla mia osservazione, per la prima
volta, in data 15-04-93 (foto n. 2 e 3) l’età di 3 anni.
L’angioma, a detta della madre, è stabile da tempo e non
ha più presentato alcun fenomeno di regressione da circa
due anni. In certe zone del viso sembra che lo stesso sia
addirittura aumentato e rialzato.
All’esame
obiettivo il paziente presenta una vasta area angiomatosa,
di color rosso purpureo, interessante quasi tutta l’emifaccia
di destra e gran parte della regione temporo-parietale. L’emangioma
si presenta rilevato, a tratti di aspetto moriforme,
prominente, interessando le palpebre dell’occhio destro,
la gabella e la sella del naso, per estendersi alla guancia,
attorno alla bocca, sul labbro e le gengive. La superficie
angiomatosa emana calore radiante come se fosse
febbricitante e in alcune zone presenta esiti cicatriziali
di lesioni post-traumatiche e fistolizzazioni spontanee. La
guancia destra, verso la regione parotidea e all’angolo
della mandibola, si presenta esternamente liscia ma
edematosa e turgida a tutto spessore, sin quasi verso la
mucosa interna; lo stesso per la porzione geniena e dell’emilabbro
superiore di destra.
In
realtà si tratta di un angioma misto la cui parte superiore
(parietale, palpebrale, frontale, nasale e zigomatica) è di
tipo "tuberoso", mentre la zona interessante il
labbro, la guancia e il mento, di tipo
"cavernoso". Ciò spiega e giustifica le
differenti diagnosi (angioma piano, angioma immaturo,
angioma tuberoso, angioma cavernoso) fatte durante il suo
naturale biocronogramma.
L’occhio
destro del paziente è quasi completamente chiuso a causa
della massa angiomatosa palpebrale. L’apertura della rima
palpebrale permette di evidenziare la rarefazione delle
ciglia ed un fastidioso e pericoloso entropion dovuto
all’incurvamento verso l’interno dei bordi liberi
palpebrali con irritazione corneo-congiuntivale, ed il serio
pericolo di cheratite. Inoltre, la persistente chiusura
palpebrale espone il paziente al rischio funzionale di una
profonda ambliopia da deprivazione visiva.
LA
SINTOMATOLOGIA:
Il
piccolo paziente si lascia tranquillamente visitare, per
nulla intimorito dall’esame medico, anzi cerca di fare
amicizia col medico (34:72). E’ un bimbo
dall’intelligenza vivace, parla correttamente e conosce in
parte già l’inglese. Il paziente, infatti, ad esclusione
dell’angioma non presenta altri sintomi degni di nota e la
madre sa riferire solo alcune modalità sulla già scarsa
sintomatologia del figlio. Gli unici elementi certi sono la
lateralità destra dell’angioma ed il calore che lo stesso
emana al tatto. La madre mi riferisce che il figlio è
caloroso, dorme sempre scoperto o si scopre continuamente
durante la notte. Suda molto, soprattutto in fronte e ai
piedi .Si gratta spesso l’angioma procurandosi lesioni e
ulcerazioni con gemizio di sangue. Il prurito è aggravato
dal calore. Dorme poco per la sua età, va a dormire molto
tardi, non prima delle ore 23; e si alza molto presto, verso
le ore 7; diventa leggermente sonnolento nel primo
pomeriggio quando sente il bisogno di fare un breve riposo.
Non si lamenta mai di nulla, si sveglia al mattino allegro e
gioioso. E’ sempre ottimista e vede ogni cosa in maniera
positiva, si preoccupa di tutto, parla sempre di viaggi e di
spostamenti; molto creativo, disegna navi, aerei e mezzi di
trasporto. Canta volentieri; "prima era molto più
vispo e dinamico nei movimenti, ma ora si muove con più
attenzione per paura dei traumi sull’angioma che gli
provocano dolore e fastidiosi sanguinamenti; per questo
motivo ha imparato a essere più prudente". E’
insofferente al caldo, non ha paure in particolare, desidera
uscire, viaggiare, incontrare altra gente. E’ gentile, gli
piace aiutare gli altri, molto sensibile alle sofferenze
altrui (34:72).L’alvo è alterno, periodi di stipsi
seguono episodi di dissenteria. Desidera farinacei e carni,
non ama la frutta e le verdure. Fame notturna con desiderio
di dolci.
LA
DIAGNOSI DIFFERENZIALE
In
questo caso la scelta del rimedio omeopatico "simillimum"
era di non facile soluzione. Infatti, trattandosi di una
lesione congenita e localizzata, non necessariamente poteva
essere accompagnata da una sintomatologia generale tale da
permettere di individuare con precisione il rimedio idoneo
per la totalità dei sintomi del paziente.
Cominciamo
con il considerare il dato obiettivo più evidente: la
lateralità della lesione. In omeopatia, diversi sono i
rimedi che possiedono un organotropismo per il sistema
vascolare e più precisamente per gli angiomi, gli aneurismi
capillari e i nevi vascolari. A seconda dell’esperienze di
diversi Autori, buoni risultati si ottengono nel naevus
flammeus e nei piccoli emangiomi (Naevus vasculosus) (21). I
rimedi omeopatici più indicati dalla letteratura sono:
Abrotanum, Acetic acidum, Calcarea carbonica, Calcarea
fluorica, Carbo animalis, Fluoric acidum, Lycopodium, Natrum
sulfuricum, Phosphorus, Radium bromatum, Thuya occidentalis,
Tubercolinum.
Tra
i rimedi sopra elencati, quelli ad avere lateralità destra
sono: Calcarea Carbonica, Fluoric Acidum, Lycopodium e
Phosphorus; ma mentre Calcarea Carbonica, Lycopodium e
Phosphorus possono avere una lateralità destra per molti
disturbi, Fluoric Acidum possiede la specifica lateralità
destra per l’angioma del viso. Infatti in "key notes
of Materia Medica" di Allen si trova descritto nel
rimedio Fluoric Acidum: "Angioma dei bambini (tempia
destra; aneurisma capillare)" (1). In "The Guiding
Symptoms of our Materia Medica" di C. Hering, (14:343)
troviamo per quanto riguarda Fluoric Acidum alla voce "Skin":
"Naevus of children (on right temple); capillary
aneurism". Nel testo di W. Boeriche (8:853) nel
capitolo "Circulatory system" alla voce
"Aneurismi capillari" vi sono elencati solo tre
rimedi: Calcarea Carbonica, Fluoric Acidum e Tubercolinum.
Il repertorio di Kent (20) riporta sotto SKIN alla voce
"Naevi" Acetic Acidum 3° - Calc: Cab. 2° - Carbo
veg. 2° - Fluoric acidum 3° - Lycop. 2° - Nux Vom. 1° -
Phosphorus 3° - Thuya 2° - Vaccininum 1° (20:1330/a).
Questo elenco dovrebbe essere completato con Abrotanum e
Calcarea fluorica. Vediamo quindi di analizzare le modalità
dei rimedi che più si prestano alla prescrizione in questo
caso.
ABROTANUM:
Nella Sperimentazione omeopatica eseguita da Stockebrand,
sono stati osservati evidenti nessi organici con i
capillari. E’ indicato per teleangectasie e piccoli
emangiomi; ha effetto dilatatorio sui capillari venosi e
prurito della pelle. Il soggetto ha inappetenza o dimagrisce
nonostante la fame e la voracità; alvo alterno con diarrea
e costipazione. Il tipo Abrotanum è però peggiorato dal
freddo, mentre il nostro paziente peggiora col caldo e
migliora col fresco. Inoltre i bambini Abrotanum sono
brontoloni, irritabili, e talvolta denotano cattiveria. (11)
(21) (33).
ACETIC
ACIDUM: esercita un’intensa azione depressiva sulla
vitalità. Esso influenza selettivamente il sangue e la
circolazione procurando un imponente stato anemico che
favorisce la sua azione emoraggipara, con astenia miocardica.
Anche questo rimedio favorisce la dilatazione capillare e
varicosa, ma la psiche di Acetic Acidum è irritabile, il
paziente è solitamente un soggetto ansioso e preoccupato,
una persona macilenta, indebolita e molto freddolosa.
Inoltre la lateralità di questo rimedio è prevalentemente
sinistra. (11) (21) (33).
CALCAREA
CARBONICA: presenta come Fluoric Acidum sudorazione alla
testa e agli arti inferiori, ma il paziente è indolente,
irritabile, di cattivo umore, testardo. Anche Calcarea
Carbonica desidera viaggiare e vedere cose nuove, ma spesso
è depresso e malinconico. E’ un tipo linfatico con addome
globoso, mani umide, molto freddoloso che suda facilmente
all’occipite, in fronte, sul viso, alle mani e ai piedi.
Calcarea Carbonica ha desiderio di uova ma avversione per la
carne. La lateralità di questo rimedio è destra ma il
paziente è timido, pauroso, riservato e ostinato,
freddoloso ed aggravato dal freddo (contrariamente al nostro
caso). (11) (21) (33).
CALCAREA
FLUORICA: assomiglia molto nella sua patogenesia a Fluoric
Acidum e anch’esso produce debolezza del tessuto
connettivo con varici, dilatazioni capillari e venulari,
ectasie vascolari e fragilità delle fibre elastiche con
facoltà di tendere troppo le piccole articolazioni.
L’individuo che richiede Calcarea Fluorica è aggravato
dal freddo; ha un carattere tenace e metodico ed uno spirito
positivo. Temperamento calmo, pigro, facile ad adattarsi e
pratico, ma esagera spesso le proprie preoccupazioni
diventando facilmente scoraggiato e pessimista. Pelle secca,
screpolata, spesso bianchissima. Tendenza ai cheloidi:
Ectasie venose molto appariscenti su pelle bianca come
alabastro. (11) (21) (33).
CALCAREA
PHOSPHORICA: ha lateralità prevalentemente sinistra. Come
Fluoric Acidum e Tubercolinum ama viaggiare, ma a differenza
di Fluoric Acidum migliora d’estate e col tempo caldo,
inoltre ha desiderio di carni salate, affumicate. Dal punto
di vista psicologico i bambini sono nervosi, agitati,
vogliono costantemente andare da un posto all’altro,
inclini allo sbadiglio, temono l’oscurità e il temporale.
Hanno un ritardo nella dentizione e nel camminare. La
fontanella resta aperta a lungo. Soffrono spesso di
linfadeniti e adenoiditi. Inoltre sono assai pigri al
risveglio. (11)(21)(33).
CARBO
ANIMALIS: Indicato per gli angiomi, soprattutto per l’emangioma
blu sul bordo delle labbra, per il naevus vasculosus e più
raramente per il naevus flammeus. Risulta più efficace nel
trattamento degli angiomi blu che rossi. Rimedio adatto per
individui con guance e labbra bluastre, con grande
spossatezza e freddolosità. (11) (21) (33).
LYCOPODIUM:
questo rimedio ha lateralità destra ma si sveglia
imbronciato. E’ timido, timoroso, ha paura della gente; i
bambini hanno paura delle persone estranee. Lycopodium
peggiora in ambiente affollato, si spaventa facilmente, è
collerico, rabbioso, superbo, aggravato dal freddo e
dall’aria fredda anche se migliora all’aria aperta, ma a
differenza di Fluoric Acidum è misantropo, lamentoso, ha
paura di star solo, nervoso e irritabile sino alla collera.
Il cattivo umore di Lycopodium si manifesta soprattutto al
mattino al risveglio. Teme di stare in società e desidera
stare solo, pur temendo la solitudine. I bambini Lycopodium
si svegliano gridando e piangendo o respingono tutto intorno
ad essi. Hanno desiderio di dolci ed avversione per i
farinacei. (11) (21) (33).
NATRUM
SULFURICUM: più indicato in presenza di numerosi angiomi
rubino; piccoli nevi rossi della grandezza di una testa di
spillo o di una lenticchia, localizzati sul torace e sul
dorso. Costituzione sicotica con affezioni epatobiliari.
Lateralità sinistra. Aggravato dai farinacei e dal tempo
umido. Soggetto di cattivo umore e irritabile soprattutto al
mattino appena alzato, detesta parlare o che gli si parli.
(11) (21) (33).
PHOSPHORUS:
è più indicato negli emangiomi delle estremità (mani,
dita, coscia) in pazienti con efelidi e pelle sensibile alla
luce. Possiede lateralità destra ma è fortemente emotivo,
si esalta facilmente ed altrettanto facilmente si deprime.
E’ ansioso, agitato, pauroso soprattutto al crepuscolo, in
solitudine, durante i temporali ed ha paura del buio.
Peggiora di solito con il freddo, di sera, al crepuscolo,
durante il temporale, con le emozioni. Migliora con il
calore (eccetto la testa e lo stomaco) con il sonno e
mangiando. Ha desiderio di sale o di cibi salati con
avversione per i dolci, la carne e il latte. Generale
tendenza a sanguinare: da piccole ferite fuoriesce molto
sangue; epistassi, lividi per traumi anche minimi. (11) (21)
(33).
RADIUM
BROMATUM: il radio ha un’azione distruttiva sulle cellule
viventi e particolarmente sulle cellule di neoformazione.
E’ indicato per soggetti astenici, moralmente depressi,
paurosi, che temono la solitudine e l’oscurità;
irritabili e molto suscettibili. Si aggravano con il calore
del letto, di sera e di notte, migliorano con il movimento,
all’aria aperta, dopo mangiato o dopo aver dormito. Hanno
desiderio di carne (di maiale) ma avversione per lo zucchero
e la carne in generale. Radium Bromatum ha alternanza di
stipsi e diarrea. Ma a differenza di Fluoric Acidum migliora
con i bagni caldi ed è un soggetto affetto da grande
depressione morale, suscettibilità e irritabilità. (11)
(21) (33).
THUYA
OCCIDENTALIS: è indicata per l’emangioma sul collo e sul
viso. Il soggetto Thuya è freddoloso, migliora col caldo e
con il sudore, mentre si aggrava col freddo ed il tempo
umido. Ha desiderio di sale e possiede lateralità sinistra.
La psiche di Thuya è un misto tra indolenza e agitazione
nervosa, di comportamento impaziente e frettoloso,
irritabile per un non nulla, soggetto pigro di pensiero, ha
paura dei minimi ostacoli e ha idee fisse. I bambini Thuya
sono spesso ipopituitari con ritardo dell’intelligenza,
hanno elocuzione esitante e difficoltà a trovare le parole.
Pur essendo un grande rimedio per le neoformazioni, le
modalità e la sintomatologia del paziente non sembrano
richiedere questo rimedio. (11) (21) (33).
TUBERCOLINUM:
Il soggetto Tubercolinum, come Fluoric Acidum e Calcarea
Phosphorica, ha un costante bisogno di cambiamento e di
viaggiare ma è un soggetto triste e di cattivo umore,
irritabile al mattino al risveglio è scontento di tutto,
pronto alla collera alla minima provocazione. I bambini
hanno una dentizione ritardata, intellettualmente precoci ma
fisicamente deboli, sono di cattivo umore al mattino al
risveglio, irritabili e intrattabili al momento della visita
medica. Migliorano all’aria aperta, nel vento e col
calore. Inoltre Tubercolinum è migliorato dal calore del
letto, ha desiderio di latte freddo, di dolciumi ma ha
avversione per la carne. (11) (21) (33).
FLUORIC
ACIDUM: L’Acido fluoridrico denominato in omeopatia come
FLUORICUM ACIDUM o HYDROFLUORIC ACID, fu introdotto e
sperimentato in basse e alte diluizioni (30th) per la prima
volta da Hering, con la collaborazione di Jeanes, Williamson,
Neidhard, Behlert, Campos, Freitag, Geist, Gosewich, Husman,
Lippe, Paterson, Kreiner e Thénard (Neue Archiv.,2, 1, 100,
and Trans. of Am. Institute, 1846) (14:328).
E’
un liquido incolore, fumante all’aria, e di odore
irritantissimo, che bolle a soli 19°; solubilissimo in
acqua, la sua soluzione concentrata trattiene il 70%
dell’acido. Molto venefico e caustico, l’acido
fluoridrico è estremamente corrosivo, capace di intaccare
fortemente il vetro, la porcellana e la maggior parte dei
metalli; per questo motivo è conservato in recipienti di
gomma vulcanizzata, chiusi con tappi anch’essi di gomma e
a vite. I contenitori vanno poi a loro volta conservati in
vasi di terra ed in luogo fresco. Sulla pelle l’acido
fluoridrico produce bruciature e ulcerazioni molto profonde,
assai dolorose e di difficile guarigione. La sua proprietà
principale è quella de decomporre la silice e tutti i corpi
che ne derivano o che ne contengono, secondo l’equazione
chimica: Si02 + 4 HF = Si F4 + 2 H20.In virtù di questa sua
proprietà è usato nell’incisione del vetro, che è un
silicato. Per la stessa ragione è indicato in medicina
omeopatica (secondo la legge di similitudine), quando i
tessuti contenenti silicio: tessuti connettivi, tessuti
elastici, tessuti di sostegno e tessuto osseo sono coinvolti
da processi patologici.(15)
L’acido
fluoridrico intacca il sistema vascolare, e dopo aver
causato varici, varicosità, emangiomi ed emorroidi, produce
fistole e ulcere varicose. L’azione distruttrice
dell’acido fluoridrico sul tessuto elastico lo renderà
indicato, quando questo tessuto sia alterato o divenuto
insufficiente o prematuramente usurato. Facciamo notare che
è proprio a livello dei tessuti ricchi di fluoro cioè
ossa, denti, sistema vascolare, che possiamo osservare la
maggior parte di quelle alterazioni, che possono beneficiare
di Fluoric acidum. Avviene come se il fluoro si salificasse
al calcio ed al fosforo subendo, sotto l’influenza di una
"tossina", un’acidificazione, e lasciasse le sue
combinazioni saline per formare acido fluoridrico libero di
distruggere i tessuti dei quali era sino a poco tempo prima
un componente fisiologico. D’altronde in omeopatia è
facile constatare che molto spesso le lesioni indicative di
Fluoric acidum, evolvono su di un terreno particolare (15).
Il
paziente che necessita di Fluoric acidum si aggrava con il
calore e migliora con il freddo a causa di uno stato
ossigenoide accentuato, dovuto all’elemento fluoro. Il
soggetto ossigenoide, infatti, brucia più degli altri;
questa eccessiva combustione metabolica determina una
maggior produzione di scorie cataboliche. Ne risulta un
aggravamento con il calore ed un miglioramento con il
fresco, poiché sono le combustioni interne a produrre il
calore e queste, nel caso presente si trovano in eccesso. E
sempre a causa del suo stato ossigenoide che "Fluoric
acidum" avrà sensazioni di calore localizzato, tale da
farlo a volte confondere con "Sulfur" o "Iodum".
Tipico di Fluoric acidum è infatti il calore alla testa, al
viso, il bruciore nucale, l’intolleranza al calore, la
sensazione di bruciore alle mani e ai piedi che lo obbligano
a scoprirsi di notte perché questi soggetti sono aggravati
con il calore del letto e delle coltri ecc., così come il
bisogno di rinfrescarsi. Fluoric acidum è uno dei rimedi più
pruriginosi della materia medica: non dimentichiamo che la
pelle contiene tessuto elastico, che l’acido fluoridrico
intacca proprio questo. Infine, il suo stato ossigenoide e
le sue congestioni vascolari localizzate che ne risultano,
possono produrre la sensazione oggettiva di un vapore caldo
che emana dalla pelle (15) e non sempre si tratta solo di
una sensazione.
Quest’acido
sviluppa lassità e fenomeni degenerativi, specialmente del
sistema vascolare (34:73); possiede lateralità destra per
quanto riguarda la lesione angiomatosa, (localizzazione
temporo-facciale destra) (1) (14). E’ riportato in
letteratura per l’effetto positivo sugli angiomi dei
bambini e gli aneurismi capillari (1) (8). Il soggetto
Fluoric Acidum è caloroso, ottimista, suda abbondantemente
sulla fronte e ai piedi, si aggrava con il calore,
coprendosi, peggiora in una stanza calda e migliora col
fresco. Il paziente Fluoric Acidum è allegro, entusiasta,
desidera viaggiare, ha sempre troppo caldo ed è aggravato
con il calore del letto che gli provoca prurito e desiderio
di scoprirsi (15). Paziente rapidamente esausto con poca
forza vitale. Fluoric Acidum produce una sensazione di
calore localizzato, e benché questo sintomo non sia
riferito dal bambino, tutto l’emiviso di destra affetto
dall’angioma emanava calore avvertibile al tatto.
L’azione distruttrice dell’acido fluoridico sul tessuto
elastico e vascolare rende questo rimedio ancora più
indicato per l’affezione da trattare.
LA
SCELTA DEL RIMEDIO
Se
analizziamo il "mentale" del piccolo paziente,
dobbiamo senz’altro rimarcare i seguenti sintomi: felice,
allegro e gioioso al mattino, gaio. Questi sintomi sono
importanti perché ci aspetteremmo che il nostro piccolo
paziente, avendo già una certa coscienza del proprio stato
fisico, dovrebbe forse essere un po’ più introverso o
irritabile, considerando anche il fatto che è stato
sottoposto a diverse visite mediche, che ha già subito
diversi ricoveri ospedalieri, che è stato controllato più
volte da colleghi dermatologi, chirurghi, oculisti e
specialisti in Italia e all’estero, che ha subito
infiltrazioni perioculari ecc. Sappiamo infatti come spesso
i bambini temono le visite mediche, soprattutto quando
queste sono accompagnate da indagini strumentali. Eppure
egli si lascia visitare tranquillamente, "conscio"
della sua condizione ma per nulla timoroso, anzi gioviale.
Ogni medico sa quanto sia difficile a volte visitare
accuratamente un bimbo di tre anni, specie se questo ha già
avuto a che fare con camici bianchi.
Nella
sezione " Mind " del repertorio di Kent (20:10/b)
alla voce " Cheerful" (allegro ), troviamo Fluoric
acidum al 2° grado; sotto " Cheerful, morning"
(allegro al mattino), Fluoric acidum è al 1° grado con
soli 15 rimedi e tutti al 1° grado tranne Platina che è al
2° (20: 11/a ).Se consideriamo il sintomo "gioia"
(ilarità, vivacità) e " gioia al mattino ", alla
voce " Mirth " dello stesso repertorio incontriamo
sempre Fluoric acidum al 2° grado; alla voce " Mirth,
morning" ricompare Fluoric acidum come unico rimedio al
2° grado insieme a soli altri 4 rimedi, tutti al 1° grado.
Sempre nel " Mind" alla voce "Exhilaration"
(allegria) ritroviamo Fluoric acidum al 2° grado (20:
41/b). Si deve tenere in grande considerazione il fatto che
Fluoric acidum è l’unico rimedio sempre presente in ogni
rubrica esaminata, anche se con grado diverso. Infatti su 5
rubriche esaminate il rimedio totalizza, sul mentale, un
valore di 9, condividendo a parimerito, tale punteggio con
Cannabis indica e Coffea. Solo Lachesis possiede 10 punti
per gli stessi sintomi mentali, però non è presente in
tutte le rubriche esaminate e comunque non è il rimedio da
considerare perché oltre ad avere la lateralità sinistra,
Lachesis peggiora al mattino al risveglio. Il sintomo
"desiderio di viaggiare" è stato considerato ma
non repertorizzato, perché i genitori, entrambi
professionisti, viaggiano spesso anche all’estero per
motivi di lavoro, e quindi il sintomo poteva essere nel
bimbo l’equivalente di voler stare più vicino ai
genitori. Per quanto riguarda le modalità termiche, i
desideri alimentari e le avversioni, già si è detto nella
diagnosi differenziale di Fluoric Acidum.
LA
PRESCRIZIONE:
Il
quadro patogenetico di Fluoric Acidum è sembrato il più
indicato ai sintomi lesionali, generali e mentali del
paziente ed è stato pertanto somministrato con le seguenti
modalità.
I°
visita 15-04-93 (foto 2, 3, 5): prescrizione di Fluoric
Acidum 5 CH: 5 granuli al risveglio e 5 prima di dormire per
due settimane. Prosegue con Fluoric Acidum 7 CH: 5 granuli
mattino e sera per due settimane; continua con Fluoric
Acidum 9 CH: 5 granuli mattino e sera per due settimane. In
seguito : Fluoric Acidum 12 CH: 5 granuli mattino e sera per
ulteriori due settimane (cura per 2 mesi).
II°
visita giugno 93: l’edema palpebrale si è sensibilmente
ridotto, le palpebre non sono più chiuse e il bimbo può
proseguire con più profitto l’educazione visiva
dell’occhio compromesso. Prescrizione: Fluoric Acidum 15
CH: 1 tubo dose la settimana da assumersi al mattino al
risveglio per otto settimane.
III°
visita 22-09-93: l’angioma è nettamente migliorato su
tutta la superficie; sulla zona frontale e temporoparietale
sono comparse zone discromiche e in diversi punti
l’aspetto tuberoso della neoformazione tende nettamente ad
appiattirsi. L’angioma non ha più sanguinato ed il bimbo
non presenta altri sintomi degni di nota. Il ritmo
sonno-veglia è più regolare. Prescrizione: Fluoric Acidum
30 CH: un tubo dose la settimana da assumersi al mattino al
risveglio per otto settimane.
IV°
visita 17-12-93: la superficie angiomatosa è nettamente
ridotta. La zona frontale, nasale e palpebrale è
completamente priva di angioma, così come gran parte della
guancia. Permangono piccole zone
angiomatoso-teleangectasiche all’emilabbro superiore di
destra e qualche chiazza rossastra di poco conto in regione
naso-labro-geniena. L’emiviso di destra non emana più
calore radiante ed è scomparso anche il prurito. Il
paziente continua la rieducazione visiva. Prescrizione:
Fluoric Acidum 200 CH: 1 tubo dose da assumersi al mattino
al risveglio ogni 2 settimane per un totale di 4 dosi.
Il
6-01-94 (foto n. 4) il bimbo presenta la quasi totale
scomparsa della massa angiomatosa (90% di riduzione).
Permane in regione naso-labro-geniena una zona
teleangectasica e un leggero ispessimento della mucosa
labiale. Vi è crescita delle sopracciglia e delle ciglia di
destra. L’entropion è scomparso e la chiusura della rima
palpebrale è fisiologica. Sono passati dalla prima visita,
circa 9 mesi, e si è ottenuta la riduzione di oltre il 90 %
della vasta neoformazione angiomatosa.
V°
visita giugno 94 (foto n. 6, 7): rivedo il paziente per un
controllo dopo circa sei mesi, non vi è quasi più traccia
dell’angioma e del notevole inestetismo cutaneo. Il bimbo
cresce bene, ed è perfettamente integrato con i suoi
coetanei. Prescrizione: Fluoric Acidum 1000 CH: 1 tubo dose
solo una volta. Prescrivo inoltre pomata di Bellis Perennis
T.M. al 10% da applicare sulle zone più soggette a
retrazione cicatriziale.
VI°
visita 6-12-94: (foto n. 7) situazione ulteriormente
migliorata. Il trattamento ha permesso la totale scomparsa
dell’emangioma (100%) con la restitutio ad integrum
dell’emivolto destro, del cuoio capelluto, delle
complicazioni oculari e la riduzione delle lesioni
cicatriziali. Permane qualche inestetismo cicatriziale.
Prescrizione: Fluoric Acidum 10.000 CH: 1 tubo dose solo una
volta.
DISCUSSIONE
E VALUTAZIONE DEL CASO
Diversi
Autori della medicina tradizionale (32) considerano
regredito l’emangioma infantile quando, a seguito di un
ciclo di terapia di almeno sei mesi, si ottiene una
riduzione del 50% o più della neoformazione, mentre la
crescita si considera stabilizzata quando essa si arresta
entro i 6 mesi dall’inizio della terapia. I risultati sono
considerati ottimi quanto vi è più del 75% di schiarimento
della lesione e buoni con riduzione della lesione dal 50 al
75%. In questo caso la percentuale di regressione (90% in
nove mesi e 100% in quindici mesi) va ben oltre quella di
altri AA che utilizzano le più moderne terapie.
Il
trattamento di questo caso di emangioma problematico è
stato oltremodo positivo.
I
punti a favore di questo approccio terapeutico sono:
1)
rapida risoluzione dell’angioma in tempi molto più
brevi di quelli previsti o descritti dalla letteratura
mondiale; considerando la vasta superficie delle stesso.
2)
riduzione e scomparsa dei fattori " allarmanti"
quali le emorragie spontanee, i fattori infiammatori, i
residui cicatriziali inestetici, i problemi oculari (entropion,
disturbi visivi ecc.);
3)
nessuna interferenza con la crescita del bambino;
4)
estrema facilità e praticità nell’assunzione del
rimedio;
5)
ottima tollerabilità del rimedio somministrato;
6)
nessun effetto collaterale riscontrato;
7)
nessuna interferenza con lo schema di vaccinazioni
obbligatorie;
8)
eventuale possibilità di intraprendere il trattamento
anche sin dai primi giorni di vita senza alcun rischio;
9)
eliminazione in tempi brevi e comunque prima dell’età
scolare dell’inestetismo cutaneo, la cui persistenza
senza dubbio, ha un impatto negativo sull’aspetto
estetico del paziente con i conseguenti disagi
psicologici;
10)
selettiva azione terapeutica sulle strutture vascolari
anomale, lasciando integre le strutture epidermiche;
11)
bassissimo costo della terapia in confronto ad altri
metodi terapeutici sinora conosciuti.
La
risoluzione di questo caso fa necessariamente riflettere
sull’opportunità di ricorrere ad altri presidi
terapeutici quanto determinate patologie non sono
ulteriormente trattabili con i mezzi terapeutici
tradizionali nei tempi e nei modi desiderati. In questo caso
l’evoluzione della lesione angiomatosa ed il suo
biocronogramma sarebbero inevitabilmente entrati negli spazi
della statistica: 30% di permanenza dell’angioma? Oppure
il 70% di guarigione spontanea? E in quanti anni ? Forse 3 ?
Forse 7 ? Oppure 10-15 anni, o forse mai?
E’
doveroso dire che la terapia tradizionale degli angiomi
congeniti è a tutt’oggi ancora complessa e di non facile
valutazione. Infatti, qualora non esista il fattore
"allarmante o problematico" si preferisce
differirla ad età più avanzata, almeno alla seconda o
terza infanzia. Essa richiede comunque un impegno
multidisciplinare nel quale possono intervenire il
dermatologo, il chirurgo vascolare, il chirurgo ortopedico,
il neurologo, l’oculista, ed altri ancora, tra cui a buon
diritto l’omeopata, e certamente non ultimo per grado
d’importanza o per efficacia terapeutica.
E’
chiaro che solo una vasta esperienza, e non un singolo caso,
può permettere di selezionare per ogni paziente e per ogni
singola patologia vascolare, il trattamento più idoneo per
raggiungere il risultato migliore con il migliore esito
estetico possibile. Ma è altrettanto vero che con pochi
segnali biologici del paziente e la conoscenza dell’organospecificità
e della patogenesia dei rimedi omeoterapici (prescritti
secondo la legge dei simili), spesso si ottengono risultati
straordinari, impensabili da raggiungere con le tradizionali
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DEI TERMINI TECNICI
Ambliopia:
diminuzione dell’acutezza visiva
Anelastiche:
prive o insufficienti di elasticità.
Angioblastico:
Cellula giovane di origine vascolare non arrivata a maturità.
Angiocheratoma:
dilatazione vascolare contraddistinta da un punto rosso
della dimensione della testa di spillo sul quale si sviluppa
un processo cheratosico più o meno apparente e talvolta
propriamente verrucoso.
Angiodisplasia:
anomalia vascolare da turba dello sviluppo
Angiogenesi
dermica: che originano dai vasi della pelle.
Angiomi
racemosi: sinonimo di aneurismi cirsoidei. Angiomi
caratterizzati da dilatazione ed allungamen- to serpentino
dei tronchi, dei rami e ramuscoli di uno o più distretti
arteriori e venosi, che stabiliscono una comunicazione
abnorme tra il sistema arterioso e quello venoso.
Apgar:
(indice di): valore che permette di valutare lo stato di
salute di un neonato, calcolato nei minuti che seguono alla
nascita, e che si basa sulla frequenza cardiaca, la
respirazione, la colorazione della pelle, il tono muscolare
e la reazione all’eccitazione dei tegumenti. Ciascuno di
questi elementi è gratificato da un coefficiente che varia
da 0 a 2; un totale di 10 indica uno stato eccellente; un
valore inferiore a 7, uno stato anormale.
Biocronogramma:
lo studio dell’evoluzione e del- l’insieme delle
variazioni nel tempo e nella forma di un essere vivente o di
una sua parte
Citolisi:
dissoluzione o distruzione cellulare.
Cortisonici:
gruppo di composti a struttura steroidea, ottenuti
sinteticamente che presentano fondamental-
mente
le proprietà biologiche del cortisone.
Derma:
tessuto connettivo cutaneo alla cui superficie aderisce
l’epidermide; ha uno spessore da 0,5 a 3 mm. e vi si
distinguono uno strato superficiale o papillare contenente i
capillari e le terminazioni nervose ed uno strato profondo o
reticolare costituito da vasci fibrosi.
Depigmentazione:
rimozione del pigmento
Disembrioplasia:
malformazione di un organo di origine embrionale
Displasia:
disturbo nello sviluppo di un tessuto, di organi o di parti
anatomiche che può causare degenerazione degli stessi;
deformità o mostruosità compatibili o meno con la vita.
Ectasici:
dilatati; riferiti a dilatazione di un organo cavo o di un
vaso.
E.E.G.:
elettroencefalogramma.
Emiparesi:
paralisi di una metà del corpo.
Endoteliali:
cellule che originano dall’endotelio, tessuto costituito
da cellule fortemente appiattite e unite in una membrana che
forma la tunica interna dei vasi sanguigni, dei vasi
linfatici e del cuore.
Entropion:
riflessione delle palpebre all’indentro
Epilessia
focale: crisi di epilessia localizzata, al meno
all’inizio; scarica epilettogena che nasce da un focolaio
della corteccia cerebrale.
Epitelio:
tessuto costituito da gregati di cellule di forma più o
meno regolare poste a mutuo contatto senza
l’interposizione di sostanza intercellulare che ricopre le
superfici cutanee e mucose.
Eutocico:
parto normale.
Follow
up: proseguimento, azione supplementare inteso come
continuare sino alla conclusione.
Fosfatasi
alcalina: enzima che agisce in ambiente alcalino, presente
nella maggior parte dei tessuti ma soprattutto nell’osso e
nel fegato: ha un ruolo importante nelle mineralizzazione
dello scheletro. Normalmente presente nel sangue, è in
parte eliminata con la bile. La forsfatasi alcalina aumenta
durante la crescita e durante alcune malattie ossee ed
epatiche.
Fundus:
fondo. La base o la parte di un organo cavo più lontana
dalla sua apertura. Riferito a fondo dell’occhio. (Fundus
oculi).
Genieno:
relativo al mento.
Glaucoma:
malattia dell’occhio caratterizzata dal- l’aumento della
pressione oculare al di sopra dei 20mm di Hg.
Ictus
cerebri: sinonimo di apoplessia. Terrnine usato in
neuropatologia per designare le manifestazioni morbose che
si producono in maniera improvvisa con cessazione della
funzione cerebrale. L’apoplessia è causata nella maggior
parte dei casi da emorragia cerebrale.
Interferone:
glicoproteina molto piccola (più piccola di un virus) che
viene prodotta in brevissimo tempo da una cellula infettata
da un virus e che inibisce la moltiplicazione del virus
stesso diffondendosi nei tessuti circostanti e informando le
altre cellule non infettate. Oltre alla sua azione
antivirale l’interferone può modificare le reazioni
immunologiche dell’organismo e impedire lo sviluppo delle
cellule normali e tumorali. L’interferone di tipo 1 di cui
esistono le due varietà alfa e beta, può prodursi da
qualunque cellula sotto l’influenza di un virus.
Ipertrofia:
aumento di volume di un organo, in rapporto a varie
alterazioni anatomiche.
Ipotrofia:
diminuzione di volume di un organo, in rapporto a varie
alterazioni anatomiche.
Ipotrofiche:
da ipotrofia: difetto di nutrizione di un organo che
comporta generalmente la diminuzione di volume. Riduzione di
volume di un organo dovuta a diminuzione di volume degli
elementi cellulari che lo compongono.
Istologicamente:
dal punto di vista anatomico riguardante lo studio dei
tessuti di cui sono formati gli esseri viventi.
Istopatologia:
studio, al microscopio, dei tessuti e degli organi malati.
Leptomeninge
: l’insieme della pia madre e dell’aracnoide considerate
come una sola membrana.
Leucopenia:
diminuzione del numero dei globuli bianchi (leucociti)
contenuti nel sangue.
Mesenchimale:
da mesenchima, tessuto connettivo embrionale che forma la
maggior parte del mesoderma.
Mesodermica:
da mesoderma, foglietto mediano della membrana primitiva
dell’embrione ( blastodetma) che formerà il tessuto di
sostegno, i muscoli, gli organi genito-urinari, il sistema
cardiovascolare, il sangue e l’epitelio della cavità
pleuro-peritoneale (celomatica)
Necrosi:
processo degenerativo e irreversibile che porta alla morte
le cellule; più specificamente morte di un gruppo di
cellule o di parte di un tessuto o di un intero organo che
restano in continuità con le altre strutture viventi
dell’organismo
O.D.:
occhio destro.
O.S.:
occhio sinistro.
Papilla:
disco biancastro rotondo leggermente incavato al centro, del
diamentro di 1,5 mm situato nel fondo oculare e corrisponde
al punto di penetrazione del nervo ottico e dei vasi
retinici dell’occhio.
Rebound:
rimbalzo, ripercussione.
Restitutio
ad integrum: recupero di uno stato identico a quello che
esisteva prima. Completo ristabilimento delle condizioni di
salute di un organismo o totale restaurazione di una parte
interessata da lesioni.
R.M.:
risonanza magnetica.
Rubeosis
iridis: arrossamento del globo oculare e dell’iride
causato da alterazioni capillari, spesso osservabile nei
diabetici.
Simillimum:
rimedio che corrisponde alla similitudine più perfetta tra
i sintomi prodotti dal medicamento nella sperimentazione
(patogenesi) ed i sintomi che caratterizzano il malato.
Subatrofia:
pseudo atrofia , parziale diminuzione di volume di un
organo, in rapporto a varie lesioni anatomiche.
T.A.C.:
tomografia assiale computerizzata.
Teleangectasie:
dilatazione dei piccoli vasi
Transaminasi:
sistema enzimatico diffuso nei tessuti animali e vegetali.
Nell’uomo sono presenti in notevole quantità nel tessuto
muscolare ed epatico ed aumentano quando uno di questi
organi è colpito da necrosi; gli enzimi che esso contiene,
si liberano ed il tasso delle transaminasi aumenta nel
sangue.
Trombocitopenia:
diminuzione del numero delle piastrine (trombociti) nel
sangue circolante al di sotto di 150.000 per mm cubo.
Turn
over: sostituzione, avvicendamento, ricambio; velocità di
reazione.
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