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Anno II

Numero I

Gennaio - Febbraio 1998

 

Risoluzione di vasto angioma facciale infantile mediante terapia omeopatica

 

 

Fernando Piterà

 

Medico Chirurgo (Genova).
Docente di Omeopatia-Fitoterapia-Bioterapie

 

 


RISOLUZIONE DI UN VASTO EMANGIOMA INFANTILE "PROBLEMATICO" MEDIANTE SOMMINISTRAZIONE DEL RIMEDIO OMEOPATICO FLUORIC ACIDUM.IL TRATTAMENTO OMEOPATICO HA CONSENTITO, NEL TEMPO DI 9 MESI, LA REGRESSIONE DEL 90% DELLA SUPERFICIE ANGIOMATOSA E LA SUA TOTALE SCOMPARSA IN 15 MESI.


 

CONSIDERAZIONI GENERALI:

L’angioma è una neoplasia benigna di origine mesodermica, costituita da una malformazione del tessuto mesenchimale angioblastico. Già presente alla nascita o a comparsa più tardiva, può avere modalità evolutive diverse in rapporto al maggiore o minore grado di maturità delle strutture vasali. E’ caratterizzato da chiazze di arrossamento non infiammatorio di varia tonalità cromatica, a superficie piana o rilevata, o da tumefazioni sottocutanee, che configurano aspetti clinici diversi (angioma piano, angioma tuberoso, angioma cavernoso) cui corrispondono diversi riscontri istopatologici (28:210). Dal punto di vista classificativo e a seconda del grado di differenziazione raggiunto, gli angiomi possono essere distinti in :
- Angiomi capillari immaturi, formati dalla persistenza di cellule vasali primitive evolventi in capillari. Aumentarono sino all’ottavo mese di vita: si stabilizzano e successivamente possono regredire.
- Angiomi capillarimaturi, costituiti da displasia dei capillari definitivi. Sono stabili per tutta la vita.
- Angiomi venosi, caratterizzati dal mancato riassorbimento di un segmento di rete vasale primitiva con la persistenza di un rapporto circolatorio con un tronco venoso. Non hanno alcuna tendenza alla regressione.
- Angiomi artero-venosi, (aneurismi cirsoidei) contraddistinti da un segmento della rete capillare primitiva con persistenza di comunicazione diretta tra tronchi arteriosi e tronchi venosi.
- Angiodisplasie miste-complesse (linfatiche, venose e arteriose), caratterizzate da molteplici variazioni individuali cui spesso si associano ipertrofia , ipotrofia degli arti e/o deformità della regione colpita.(5:36-37).

Gli angiomi congeniti o acquisiti sono piuttosto frequenti ed in genere non evolvono in senso maligno. La diagnosi non ha bisogno di essere discussa ma in alcuni casi è necessario completare il quadro anatomo-funzionale con l’utilizzazione di metodiche diagnostiche sequenziali non invasive e talvolta anche invasive: teletermometria, ecodoppler, elettroencefalogramma, RX, angiografia, TAC e R.M.

Clinicamente si distinguono:

L’ANGIOMA PIANO (nevo vascolare piano, naevus flammeus, voglia di vino): si forma tra la 5a e 10a settimana di vita embrionaria con un’incidenza del 3-5% (25:179-195); può però svilupparsi e crescere notevolmente dopo la nascita presentandosi come una chiazza di colore rosso-vinoso, appiattita, a limiti netti, di forma e grandezza variabile, di dimensione stabile, senza risoluzione spontanea, che scompare solo parzialmente sotto la pressione, e può interessare anche le mucose. Istologicamente l’angioma piano è caratterizzato da una disembrioplasia della struttura vascolare del derma papillare e reticolare superficiale, in media fino ad una profondità di 0,5 mm in età pediatrica (25:179-195). I capillari appaiono ectasici, delimitati da epitelio appiattito a lento turn over. Con il passare del tempo essi tendono ad ispessirsi e a dilatarsi assumendo l’aspetto di venule che cercano di invadere il derma più profondamente (27:30). Ciò giustifica il fatto che gli angiomi piani nell’età adulta, non solo non regrediscono, ma diventano più spessi, di colorito rosso scuro, con superficie irregolare o rugosa e talvolta con nodosità. Una diversa forma di angioma piano è l’angioma stellato o aracnoideo, costituito da un punto centrale da cui si diramano delle telangectasie raggiate o a zampe di ragno. L’angioma piano ha sempre costituito un notevole problema estetico e quindi psicologico, tanto è vero che numerosi sono stati i metodi ed i tentativi terapeutici di volta in volta utilizzati, peraltro con scarsissimi risultati; tra di essi ricordiamo la crioterapia, gli agenti sclerosanti, l’elettrocoagulazione, la chirurgia plastica, la radioterapia, la dermoabrasione, il tatuaggio.(27:30).

ANGIOMI RUBINO o PUNTI RUBINO: sono angiomi puntiformi o lenticolari, talvolta leggermente rilevati che si considerano come nevi angiomatosi a sviluppo tardivo: si presentano infatti più o meno numerosi, localizzati sul tronco o sugli arti in individui anziani.(33:477).

L’ANGIOMA TUBEROSO:- costituisce tumori di forme e dimensioni assai varie, appena rilevati sul piano della cute (angioma rilevato) o notevolmente prominenti, a superficie liscia o moriforme, irregolarmente bernoccoluta, di colorito rosso cupo o bluastro, ricoperti da epidermide normale, assottigliata o ispessita, più o meno riducibili con la pressione (33:477).Si presenta già alla nascita, o compare nei primi mesi di vita, ed aumenta, talora rapidamente, di dimensioni nel corso del primo anno di vita, entrando successivamente in una fase di stazionarietà. In una buona percentuale di casi si assiste, successivamente, ad una spontanea anche se lenta regressione, annunciata dalla comparsa di aree più chiare o biancastre e depresse nella parte centrale della chiazza che tende a risoluzione spontanea verso i 12-15 anni. L’esito può essere la completa restitutio ad integrum o la persistenza di aree ipotrofiche o anelastiche con teleangectasie. L’angioma tuberoso è caratterizzato dalla proliferazione di cellule endoteliali immature che appaiono riunite in ammassi a sede dermica e ipodermica, nei quali si trovano abbozzi di capillari neoformati e talora spazi vascolari dilatati situati più profondamente che configurano e sconfinano negli aspetti di angioma cavernoso. La loro regressione è dovuta a successivi fenomeni di fibrosi. Anche questi angiomi sono spesso congeniti e possono interessare sia la cute sia le mucose. Nella fase di accrescimento dell’angioma possono verificarsi ulcerazioni, emorragie, infezioni sovrapposte (28:211). Per traumatismi, per infezioni accidentali, e qualche volta anche spontaneamente, possono andare incontro a fatti infiammatori o gangrenosi che possono avere una certa gravità per le emorragie che spesso si determinano (33:477).

L’ANGIOMA CAVERNOSO (o sottocutaneo): è formato da chiazze più rilevate, di varie dimensioni, che compaiono durante la prima infanzia e non regrediscono spontaneamente. Appare come una tumefazione di consistenza teso-elastica, coperta da cute di colorito normale o di tonalità bluastra talora con teleangectasie, a limiti mal definiti, che generalmente compare nei primi mesi o anni di vita (con predilezione per il capo ed il collo), si accresce lentamente ed ha scarsa tendenza alla regressione. L’angioma cavernoso è formato da ampie ed irregolari lacune vasali situate più profondamente che negli altri tipi di angioma, tappezzate da cellule endoteliali appiattite e circondate da una parete fibrosa di vario spessore. Talvolta, specialmente al tronco ed al cuoio capelluto, può essere associato ad un angioma tuberoso, o, meno frequentemente, ad un angioma piano (28:211). Il trattamento chirurgico dovrebbe essere riservato solo a quelli angiomi che a due o tre anni di età non accennano a regredire ed è comunque sconsigliabile nelle fasi di accrescimento dell’angioma.

ANGIOMA SERPIGINOSO di HUTCHINSON: si sviluppa senza sedi di predilezione per lo più in soggetti giovani. Inizialmente è un piccolo angioma leggermente rilevato: allargandosi perifericamente impallidisce nella parte centrale dove compare una lieve atrofia. Si hanno così delle formazioni anulari, reticolari, serpiginose (28: 477).

L’emangioma infantile è un tumore benigno, che aumenta di volume per angiogenesi dermica da turn over endoteliale aumentato. L’incidenza alla nascita, è compresa tra l’1 ed il 3 %, per aumentare, entro l’anno di età, soprattutto nei caucasici, sino al 10 - 12 %. Il rapporto femmine/maschi è valutato intorno a 3:1 (18:218-222) (26).

L’evoluzione naturale dell’emangioma infantile è caratterizzato da una rapida crescita nei primi 3 - 9 mesi di vita, e da una fase di stato dai 6 ai 12 mesi. Successivamente l’angioma può andare incontro ad una fase involutiva con parziale risoluzione spontanea (circa il 70% dei casi) entro i 7 anni, potendo ulteriormente migliorare, seppure in maniera molto lenta, sino ai 12 anni (26). Nel restante 30% dei casi, la superficie angiomatosa può subire un’iniziale regressione, o può anche accrescersi per restare poi invariata per tutta la vita, con impatto negativo sull’aspetto estetico del paziente. Particolare importanza assume l’angioma piano localizzato nell’area del trigemino in quanto può, nell’8% dei casi, associarsi ad angiodisplasie oculari e leptomeningee, con alto rischio di glaucoma, con possibilità di epilessia focale, emiparesi controlaterale e ritardo mentale, a caratterizzare la cosiddetta Sindrome di Sturge-Weber (25). Circa il 20% degli emangiomi infantili si localizzano in vicinanza di strutture vitali o funzionalmente importanti come occhi, naso, bocca, vie aeree superiori, ano e mammelle. Quando lo sviluppo di questi organi e la loro funzione sono compromessi sin dalla nascita, l’emangioma è definito "emamgioma problematico o allarmante" e la terapia diventa allora necessaria.(12)(26)(32).

LA TERAPIA TRADIZIONALE:

La terapia (non sempre e subito da attuare) varia da caso a caso. Nel passato gli angiomi piani o lievemente tuberosi erano trattati con causticazioni, elettrolisi, neve carbonica o il Radium (31:478). L’uso del Radium in età pediatrica è senz’altro da bandire perché può arrestare lo sviluppo delle strutture sottostanti l’angioma con danni ben maggiori dell’inestetismo angiomatosico. Per gli angiomi tuberosi profondi e voluminosi si ricorre al trattamento chirurgico o alla diatermocoagulazione. Più recentemente, soprattutto in caso di angiomi "problematici" la letteratura rileva che solo un terzo di questi risentono favorevolmente della terapia cortisonica per via orale o per via intralesionale, e diversi autori hanno espresso riserve per il rischio di complicanze. Infatti, dopo un ciclo di terapia, si può ottenere una lieve riduzione di volume della neoformazione che può mitigare la situazione di emergenza; ma non si raggiunge mai un’accettabile riduzione della lesione. Va inoltre sottolineato che il ricorso successivo a terapia corticosteroidea può alterare il metabolismo del soggetto, interferire con la sua crescita corporea e ritardare il programma di vaccinazioni obbligatorie (32:24).

Se è vero che un terzo dei pazienti rispondono con un rapido ma fugace miglioramento ai corticosteroidi per via sistemica, è altrettanto vero che al cessare della terapia può presentarsi un effetto rebound. Nei casi in cui vi sia coinvolgimento oculare o delle strutture perioculari, l’infiltrazione intralesionale di cortisonici, se da un lato può rappresentare il trattamento di scelta, d’altro canto può causare (come riportato in letteratura) gravi complicazioni oculari quali: occlusione dell’arteria centrale della retina, necrosi palpebrale, subatrofia del grasso sottocutaneo e depigmentazione della palpebra. Questi inconvenienti dovrebbero limitarne l’uso solamente in caso di piccoli emangiomi palpebrali senza coinvolgimento orbitario (35:42). Come alternative al trattamento corticosteroideo e per ovviare a questi rischi si è ricorsi recentemente all’impiego dell’interferone alfa-2b. Questo farmaco, pur essendo ben tollerato, può provocare una sintomatologia febbrile di tipo para-influenzale, oppure leucopenia e trombocitopenia reversibili con la diminuzione del dosaggio o la sospensione del trattamento. Si sono inoltre verificati aumento delle transaminasi da citolisi epatica e aumento della fosfatasi alcalina (32:25). La durata del trattamento con interferone alfa 2b varia in media dai 5 ai 17 mesi con una percentuale di regressione che oscilla tra il 20 ed il 90 % (con una media del 71,6 %) di regressione della superficie angiomatosa che rientra comunque, o poco si discosta, dalla percentuale di regressione spontanea (70%). L’aspetto negativo di questa terapia resta l’alto costo economico, che induce ad un estremo rigore nel valutare i soggetti da sottoporre a questa terapia (32:26).

In ultimo, l’utilizzo di sorgenti laser in medicina ha offerto da possibilità di disporre nuove strumentazioni dotate di attività specifiche sulle lesioni angiomatose, prima con l’argon laser e attualmente con il dye laser il quale sembra agire più selettivamente sulle strutture vascolari, riducendo la possibilità di residui cicatriziali inestetici, ma il suo impiego riguarda solo gli angiomi piani, le teleangectasie, gli angiomi racemosi, gli angiocheratomi, le teleangectasie su cicatrice ecc. (27:32) ma non gli angiomi immaturi, tuberosi e cavernosi. Per l’angioma piano sono stati anche impiegati gli isotopi radioattivi (P32) (28:212).

STORIA CLINICA :

Si tratta di un bimbo nato alla 39a settimana a seguito di parto eutocico nel gennaio del 1990.

Anamnesi familiare: nonna materna diabetica, zio materno allergico a pollini, zio paterno con ipersensibilità al cortisone, avo materno deceduto per tumore della vescica. Avi paterni entrambi deceduti per ictus cerebri. Madre allergica ai metalli, affetta da vescica "a spugna" e sofferente nel passato di cistiti ricorrenti.

Anamnesi ostetrica negativa; indice di Apgar 1’: 9, dopo 5’ : 10. Gruppo sanguigno 0 Rh negativo, Test di Coombs diretto negativo, peso alla nascita Kg. 3.450, circonferenza cranica 35.5, lunghezza cm 50, classificazione auxologica 50-75%, polsi femorali apprezzabili, manovre per la ricerca della displasia congenita dell’anca negativa bilateralmente. Il neonato ha presentato ittero in terza giornata con bilirubina mg l4.2%, successivamente normalizzatasi. Alla nascita era presente solo un’area discromica con zone teleangectasiche all’emivolto destro. L’angioma non si era ancora manifestato ed il neonatologo prescrisse, alla dimissione, una crema (a base di centella asiatica) da applicare sulle zone teleangectasiche. Dopo circa dieci giorni l’emivolto destro del neonato appariva sempre più rosso; pensando ad una reazione allergica dovuta alla pomata, la madre decise di sospendere l’applicazione della stessa. Dopo circa 15 giorni, il colore dell’emivolto destro divenne decisamente purpureo ed alcune macchie rosse apparvero sulle palpebre, sull’occhio destro, sulla guancia, intorno alla bocca, sul lato interno della bocca, sulle gengive. La madre consultò allora uno specialista in dermatologia che fece diagnosi di angioma ed espresse il parere che poteva trattarsi di un "Sturge Weber", a causa della sua particolare localizzazione che si estendeva lungo l’innervazione del trigemino. In data 18-02-90 il piccolo paziente fu ricoverato presso la Divisione di Neonatalogia dell’Ospedale per angiomatosi del viso e sospetta Sindrome di Sturge Weber. All’ingresso in reparto le sue condizioni generali erano discrete. All’esame obbiettivo si rilevò: vasto angioma piano interessate l’emifaccia di destra ed il cuoio capelluto in sede temporoparietale destra. Reperto toracico negativo. Toni cardiaci netti. Addome trattabile. Tra gli esami praticati durante la degenza risultarono nei limiti normali: l’esame RX del cranio, l’EEG, la visita neurologica, gli esami ematologici. La visita oculistica, del 21-02-90, evidenziò: "papille di forma e colorito normali con vasi normali. Depigmentazione della retina. All’occhio destro soffusione ematica o rubeosis iridis? (Da rivedere con lampada a fessura)". Il paziente fu pertanto dimesso con diagnosi di angiomatosi del viso in data 21-02-90.In considerazione della normalità dell’Rx cranio, della visita neurologica, e dell’EEG, non si ravvisò la necessità di una TAC cranica immediata che sarebbe stata decisa in base ai risultati del follow up clinico ed Elettroencefalografico programmato. I risultati della visita oculistica (ed in particolare la presenza in OD di un tono oculare ai limiti) resero indispensabile un accurato monitoraggio del paziente. In data 27-02-90, un’ulteriore visita oculistica denotava in OD: "cornea trasparente, camera oculare anteriore presente, di profondità normale. Congestione dei vasi iridei con presenza di aree angiomatose della superficie iridea nel settore h. 10-12. Pupilla centrata reagente. Mezzi diottrici trasparenti. Fundus: papilla di forma e colorito normale, vasi di decorso e calibro normale, depigmentazione della retina ODT 21 mmHg APL. OS: cornea trasparente, camera anteriore presente di profondità normale. Congestione dei vasi radiali iridei. Mezzi diottrici trasparenti. Fundus: papilla di forma e colorito normale, vasi di calibro e decorso normali, depigmentazione della retina. OST: 15 mmHg APL".

Successivamente il piccolo paziente fu esaminato da un neurologo di chiara fama che non riscontrò alcun problema neurologico e suggerì di posticipare la TAC a più tarda data escludendo la diagnosi di "Sturge Weber".

Nel mese di marzo del 1990 il bimbo fu esaminato da un Professore universitario specialista in chirurgia plastica il quale, escluse la Sindrome di "Sturge Weber" definendo l’angioma come "angioma immaturo". Durante tale visita fu fatta diagnosi di "esteso angioma immaturo dell’emiviso destro con interessamento palpebrale e genieno profondo". L’angioma, a detta dello specialista, sarebbe cresciuto ulteriormente fino all’anno di età mentre successivamente avrebbe manifestato la tendenza ad una spontanea, anche se lenta regressione, sino ai 7-8 anni di età. L’obiettivo terapeutico che si proponeva lo specialista era di arrestare l’ulteriore sviluppo dell’angioma ed il mantenimento dell’apertura palpebrale per evitare l’instaurarsi di una ambliopia videopriva. Per favorire la regressione dell’angioma, il collega prescrisse un ciclo di terapia cortisonica per un mese, a pieno dosaggio nelle prime due settimane, e con dosaggio dimezzato nella terza settimana e a giorni alterni nell’altra, ma preannunciò alla madre che, al termine della terapia cortisonica, vi sarebbe stata una ripresa dello stesso, pur mantenendosi un certo risultato rispetto alle condizioni di partenza. Per mantenere la massima sollecitazione visiva dell’occhio interessato, fu consigliato di praticare al bambino l’occlusione dell’occhio sano per almeno un’ora, due o tre volte al giorno.

In data 30-04-90 un day hospital di controllo evidenziava un tampone faringeo positivo per Escherichia coli. Il bimbo pesava gr. 5.450 con circonferenza cranica di cm. 40. La diagnosi fu di angioma cavernoso al viso (emilato destro) (foto n. 1). In quel periodo l’angioma del viso era diventato color rosso porpora scuro e in alcune parti presentava zone di edema di consistenza teso elastica. Per questo aspetto lo stesso angioma era definito come "angioma cavernoso".

In data 23-05-90 il bimbo fu rivisitato dallo specialista in chirurgia plastica che trovò l’angioma lievemente migliorato, ma poiché sussisteva sempre il problema di garantire al massimo l’apertura dell’occhio destro, il medico ritenne di ripetere il ciclo di terapia cortisonica associando copertura antibiotica, in quanto le palpebre erano ancora deformi e non permettevano la visione dell’occhio destro. Il Professore escluse il bisogno di ulteriori esami neurologici, e al bimbo fu praticata infiltrazione cortisonica peripalpebrale destra e prescritta terapia corticosteroidea per via orale. Dopo l’ulteriore somministrazione di cortisonici, il bimbo fu sottoposto a controlli periodici presso specialisti - Oculisti - Dermatologi e Chirurghi vascolari all’Estero (Inghilterra e USA) ma da allora non assunse nessun’altra terapia per circa due anni.

ESAME OBIETTIVO:

Il piccolo paziente giunge alla mia osservazione, per la prima volta, in data 15-04-93 (foto n. 2 e 3) l’età di 3 anni. L’angioma, a detta della madre, è stabile da tempo e non ha più presentato alcun fenomeno di regressione da circa due anni. In certe zone del viso sembra che lo stesso sia addirittura aumentato e rialzato.

All’esame obiettivo il paziente presenta una vasta area angiomatosa, di color rosso purpureo, interessante quasi tutta l’emifaccia di destra e gran parte della regione temporo-parietale. L’emangioma si presenta rilevato, a tratti di aspetto moriforme, prominente, interessando le palpebre dell’occhio destro, la gabella e la sella del naso, per estendersi alla guancia, attorno alla bocca, sul labbro e le gengive. La superficie angiomatosa emana calore radiante come se fosse febbricitante e in alcune zone presenta esiti cicatriziali di lesioni post-traumatiche e fistolizzazioni spontanee. La guancia destra, verso la regione parotidea e all’angolo della mandibola, si presenta esternamente liscia ma edematosa e turgida a tutto spessore, sin quasi verso la mucosa interna; lo stesso per la porzione geniena e dell’emilabbro superiore di destra.

In realtà si tratta di un angioma misto la cui parte superiore (parietale, palpebrale, frontale, nasale e zigomatica) è di tipo "tuberoso", mentre la zona interessante il labbro, la guancia e il mento, di tipo "cavernoso". Ciò spiega e giustifica le differenti diagnosi (angioma piano, angioma immaturo, angioma tuberoso, angioma cavernoso) fatte durante il suo naturale biocronogramma.

L’occhio destro del paziente è quasi completamente chiuso a causa della massa angiomatosa palpebrale. L’apertura della rima palpebrale permette di evidenziare la rarefazione delle ciglia ed un fastidioso e pericoloso entropion dovuto all’incurvamento verso l’interno dei bordi liberi palpebrali con irritazione corneo-congiuntivale, ed il serio pericolo di cheratite. Inoltre, la persistente chiusura palpebrale espone il paziente al rischio funzionale di una profonda ambliopia da deprivazione visiva.

LA SINTOMATOLOGIA:

Il piccolo paziente si lascia tranquillamente visitare, per nulla intimorito dall’esame medico, anzi cerca di fare amicizia col medico (34:72). E’ un bimbo dall’intelligenza vivace, parla correttamente e conosce in parte già l’inglese. Il paziente, infatti, ad esclusione dell’angioma non presenta altri sintomi degni di nota e la madre sa riferire solo alcune modalità sulla già scarsa sintomatologia del figlio. Gli unici elementi certi sono la lateralità destra dell’angioma ed il calore che lo stesso emana al tatto. La madre mi riferisce che il figlio è caloroso, dorme sempre scoperto o si scopre continuamente durante la notte. Suda molto, soprattutto in fronte e ai piedi .Si gratta spesso l’angioma procurandosi lesioni e ulcerazioni con gemizio di sangue. Il prurito è aggravato dal calore. Dorme poco per la sua età, va a dormire molto tardi, non prima delle ore 23; e si alza molto presto, verso le ore 7; diventa leggermente sonnolento nel primo pomeriggio quando sente il bisogno di fare un breve riposo. Non si lamenta mai di nulla, si sveglia al mattino allegro e gioioso. E’ sempre ottimista e vede ogni cosa in maniera positiva, si preoccupa di tutto, parla sempre di viaggi e di spostamenti; molto creativo, disegna navi, aerei e mezzi di trasporto. Canta volentieri; "prima era molto più vispo e dinamico nei movimenti, ma ora si muove con più attenzione per paura dei traumi sull’angioma che gli provocano dolore e fastidiosi sanguinamenti; per questo motivo ha imparato a essere più prudente". E’ insofferente al caldo, non ha paure in particolare, desidera uscire, viaggiare, incontrare altra gente. E’ gentile, gli piace aiutare gli altri, molto sensibile alle sofferenze altrui (34:72).L’alvo è alterno, periodi di stipsi seguono episodi di dissenteria. Desidera farinacei e carni, non ama la frutta e le verdure. Fame notturna con desiderio di dolci.

LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE

In questo caso la scelta del rimedio omeopatico "simillimum" era di non facile soluzione. Infatti, trattandosi di una lesione congenita e localizzata, non necessariamente poteva essere accompagnata da una sintomatologia generale tale da permettere di individuare con precisione il rimedio idoneo per la totalità dei sintomi del paziente.

Cominciamo con il considerare il dato obiettivo più evidente: la lateralità della lesione. In omeopatia, diversi sono i rimedi che possiedono un organotropismo per il sistema vascolare e più precisamente per gli angiomi, gli aneurismi capillari e i nevi vascolari. A seconda dell’esperienze di diversi Autori, buoni risultati si ottengono nel naevus flammeus e nei piccoli emangiomi (Naevus vasculosus) (21). I rimedi omeopatici più indicati dalla letteratura sono: Abrotanum, Acetic acidum, Calcarea carbonica, Calcarea fluorica, Carbo animalis, Fluoric acidum, Lycopodium, Natrum sulfuricum, Phosphorus, Radium bromatum, Thuya occidentalis, Tubercolinum.

Tra i rimedi sopra elencati, quelli ad avere lateralità destra sono: Calcarea Carbonica, Fluoric Acidum, Lycopodium e Phosphorus; ma mentre Calcarea Carbonica, Lycopodium e Phosphorus possono avere una lateralità destra per molti disturbi, Fluoric Acidum possiede la specifica lateralità destra per l’angioma del viso. Infatti in "key notes of Materia Medica" di Allen si trova descritto nel rimedio Fluoric Acidum: "Angioma dei bambini (tempia destra; aneurisma capillare)" (1). In "The Guiding Symptoms of our Materia Medica" di C. Hering, (14:343) troviamo per quanto riguarda Fluoric Acidum alla voce "Skin": "Naevus of children (on right temple); capillary aneurism". Nel testo di W. Boeriche (8:853) nel capitolo "Circulatory system" alla voce "Aneurismi capillari" vi sono elencati solo tre rimedi: Calcarea Carbonica, Fluoric Acidum e Tubercolinum. Il repertorio di Kent (20) riporta sotto SKIN alla voce "Naevi" Acetic Acidum 3° - Calc: Cab. 2° - Carbo veg. 2° - Fluoric acidum 3° - Lycop. 2° - Nux Vom. 1° - Phosphorus 3° - Thuya 2° - Vaccininum 1° (20:1330/a). Questo elenco dovrebbe essere completato con Abrotanum e Calcarea fluorica. Vediamo quindi di analizzare le modalità dei rimedi che più si prestano alla prescrizione in questo caso.

ABROTANUM: Nella Sperimentazione omeopatica eseguita da Stockebrand, sono stati osservati evidenti nessi organici con i capillari. E’ indicato per teleangectasie e piccoli emangiomi; ha effetto dilatatorio sui capillari venosi e prurito della pelle. Il soggetto ha inappetenza o dimagrisce nonostante la fame e la voracità; alvo alterno con diarrea e costipazione. Il tipo Abrotanum è però peggiorato dal freddo, mentre il nostro paziente peggiora col caldo e migliora col fresco. Inoltre i bambini Abrotanum sono brontoloni, irritabili, e talvolta denotano cattiveria. (11) (21) (33).

ACETIC ACIDUM: esercita un’intensa azione depressiva sulla vitalità. Esso influenza selettivamente il sangue e la circolazione procurando un imponente stato anemico che favorisce la sua azione emoraggipara, con astenia miocardica. Anche questo rimedio favorisce la dilatazione capillare e varicosa, ma la psiche di Acetic Acidum è irritabile, il paziente è solitamente un soggetto ansioso e preoccupato, una persona macilenta, indebolita e molto freddolosa. Inoltre la lateralità di questo rimedio è prevalentemente sinistra. (11) (21) (33).

CALCAREA CARBONICA: presenta come Fluoric Acidum sudorazione alla testa e agli arti inferiori, ma il paziente è indolente, irritabile, di cattivo umore, testardo. Anche Calcarea Carbonica desidera viaggiare e vedere cose nuove, ma spesso è depresso e malinconico. E’ un tipo linfatico con addome globoso, mani umide, molto freddoloso che suda facilmente all’occipite, in fronte, sul viso, alle mani e ai piedi. Calcarea Carbonica ha desiderio di uova ma avversione per la carne. La lateralità di questo rimedio è destra ma il paziente è timido, pauroso, riservato e ostinato, freddoloso ed aggravato dal freddo (contrariamente al nostro caso). (11) (21) (33).

CALCAREA FLUORICA: assomiglia molto nella sua patogenesia a Fluoric Acidum e anch’esso produce debolezza del tessuto connettivo con varici, dilatazioni capillari e venulari, ectasie vascolari e fragilità delle fibre elastiche con facoltà di tendere troppo le piccole articolazioni. L’individuo che richiede Calcarea Fluorica è aggravato dal freddo; ha un carattere tenace e metodico ed uno spirito positivo. Temperamento calmo, pigro, facile ad adattarsi e pratico, ma esagera spesso le proprie preoccupazioni diventando facilmente scoraggiato e pessimista. Pelle secca, screpolata, spesso bianchissima. Tendenza ai cheloidi: Ectasie venose molto appariscenti su pelle bianca come alabastro. (11) (21) (33).

CALCAREA PHOSPHORICA: ha lateralità prevalentemente sinistra. Come Fluoric Acidum e Tubercolinum ama viaggiare, ma a differenza di Fluoric Acidum migliora d’estate e col tempo caldo, inoltre ha desiderio di carni salate, affumicate. Dal punto di vista psicologico i bambini sono nervosi, agitati, vogliono costantemente andare da un posto all’altro, inclini allo sbadiglio, temono l’oscurità e il temporale. Hanno un ritardo nella dentizione e nel camminare. La fontanella resta aperta a lungo. Soffrono spesso di linfadeniti e adenoiditi. Inoltre sono assai pigri al risveglio. (11)(21)(33).

CARBO ANIMALIS: Indicato per gli angiomi, soprattutto per l’emangioma blu sul bordo delle labbra, per il naevus vasculosus e più raramente per il naevus flammeus. Risulta più efficace nel trattamento degli angiomi blu che rossi. Rimedio adatto per individui con guance e labbra bluastre, con grande spossatezza e freddolosità. (11) (21) (33).

LYCOPODIUM: questo rimedio ha lateralità destra ma si sveglia imbronciato. E’ timido, timoroso, ha paura della gente; i bambini hanno paura delle persone estranee. Lycopodium peggiora in ambiente affollato, si spaventa facilmente, è collerico, rabbioso, superbo, aggravato dal freddo e dall’aria fredda anche se migliora all’aria aperta, ma a differenza di Fluoric Acidum è misantropo, lamentoso, ha paura di star solo, nervoso e irritabile sino alla collera. Il cattivo umore di Lycopodium si manifesta soprattutto al mattino al risveglio. Teme di stare in società e desidera stare solo, pur temendo la solitudine. I bambini Lycopodium si svegliano gridando e piangendo o respingono tutto intorno ad essi. Hanno desiderio di dolci ed avversione per i farinacei. (11) (21) (33).

NATRUM SULFURICUM: più indicato in presenza di numerosi angiomi rubino; piccoli nevi rossi della grandezza di una testa di spillo o di una lenticchia, localizzati sul torace e sul dorso. Costituzione sicotica con affezioni epatobiliari. Lateralità sinistra. Aggravato dai farinacei e dal tempo umido. Soggetto di cattivo umore e irritabile soprattutto al mattino appena alzato, detesta parlare o che gli si parli. (11) (21) (33).

PHOSPHORUS: è più indicato negli emangiomi delle estremità (mani, dita, coscia) in pazienti con efelidi e pelle sensibile alla luce. Possiede lateralità destra ma è fortemente emotivo, si esalta facilmente ed altrettanto facilmente si deprime. E’ ansioso, agitato, pauroso soprattutto al crepuscolo, in solitudine, durante i temporali ed ha paura del buio. Peggiora di solito con il freddo, di sera, al crepuscolo, durante il temporale, con le emozioni. Migliora con il calore (eccetto la testa e lo stomaco) con il sonno e mangiando. Ha desiderio di sale o di cibi salati con avversione per i dolci, la carne e il latte. Generale tendenza a sanguinare: da piccole ferite fuoriesce molto sangue; epistassi, lividi per traumi anche minimi. (11) (21) (33).

RADIUM BROMATUM: il radio ha un’azione distruttiva sulle cellule viventi e particolarmente sulle cellule di neoformazione. E’ indicato per soggetti astenici, moralmente depressi, paurosi, che temono la solitudine e l’oscurità; irritabili e molto suscettibili. Si aggravano con il calore del letto, di sera e di notte, migliorano con il movimento, all’aria aperta, dopo mangiato o dopo aver dormito. Hanno desiderio di carne (di maiale) ma avversione per lo zucchero e la carne in generale. Radium Bromatum ha alternanza di stipsi e diarrea. Ma a differenza di Fluoric Acidum migliora con i bagni caldi ed è un soggetto affetto da grande depressione morale, suscettibilità e irritabilità. (11) (21) (33).

THUYA OCCIDENTALIS: è indicata per l’emangioma sul collo e sul viso. Il soggetto Thuya è freddoloso, migliora col caldo e con il sudore, mentre si aggrava col freddo ed il tempo umido. Ha desiderio di sale e possiede lateralità sinistra. La psiche di Thuya è un misto tra indolenza e agitazione nervosa, di comportamento impaziente e frettoloso, irritabile per un non nulla, soggetto pigro di pensiero, ha paura dei minimi ostacoli e ha idee fisse. I bambini Thuya sono spesso ipopituitari con ritardo dell’intelligenza, hanno elocuzione esitante e difficoltà a trovare le parole. Pur essendo un grande rimedio per le neoformazioni, le modalità e la sintomatologia del paziente non sembrano richiedere questo rimedio. (11) (21) (33).

TUBERCOLINUM: Il soggetto Tubercolinum, come Fluoric Acidum e Calcarea Phosphorica, ha un costante bisogno di cambiamento e di viaggiare ma è un soggetto triste e di cattivo umore, irritabile al mattino al risveglio è scontento di tutto, pronto alla collera alla minima provocazione. I bambini hanno una dentizione ritardata, intellettualmente precoci ma fisicamente deboli, sono di cattivo umore al mattino al risveglio, irritabili e intrattabili al momento della visita medica. Migliorano all’aria aperta, nel vento e col calore. Inoltre Tubercolinum è migliorato dal calore del letto, ha desiderio di latte freddo, di dolciumi ma ha avversione per la carne. (11) (21) (33).

 

FLUORIC ACIDUM: L’Acido fluoridrico denominato in omeopatia come FLUORICUM ACIDUM o HYDROFLUORIC ACID, fu introdotto e sperimentato in basse e alte diluizioni (30th) per la prima volta da Hering, con la collaborazione di Jeanes, Williamson, Neidhard, Behlert, Campos, Freitag, Geist, Gosewich, Husman, Lippe, Paterson, Kreiner e Thénard (Neue Archiv.,2, 1, 100, and Trans. of Am. Institute, 1846) (14:328).

E’ un liquido incolore, fumante all’aria, e di odore irritantissimo, che bolle a soli 19°; solubilissimo in acqua, la sua soluzione concentrata trattiene il 70% dell’acido. Molto venefico e caustico, l’acido fluoridrico è estremamente corrosivo, capace di intaccare fortemente il vetro, la porcellana e la maggior parte dei metalli; per questo motivo è conservato in recipienti di gomma vulcanizzata, chiusi con tappi anch’essi di gomma e a vite. I contenitori vanno poi a loro volta conservati in vasi di terra ed in luogo fresco. Sulla pelle l’acido fluoridrico produce bruciature e ulcerazioni molto profonde, assai dolorose e di difficile guarigione. La sua proprietà principale è quella de decomporre la silice e tutti i corpi che ne derivano o che ne contengono, secondo l’equazione chimica: Si02 + 4 HF = Si F4 + 2 H20.In virtù di questa sua proprietà è usato nell’incisione del vetro, che è un silicato. Per la stessa ragione è indicato in medicina omeopatica (secondo la legge di similitudine), quando i tessuti contenenti silicio: tessuti connettivi, tessuti elastici, tessuti di sostegno e tessuto osseo sono coinvolti da processi patologici.(15)

L’acido fluoridrico intacca il sistema vascolare, e dopo aver causato varici, varicosità, emangiomi ed emorroidi, produce fistole e ulcere varicose. L’azione distruttrice dell’acido fluoridrico sul tessuto elastico lo renderà indicato, quando questo tessuto sia alterato o divenuto insufficiente o prematuramente usurato. Facciamo notare che è proprio a livello dei tessuti ricchi di fluoro cioè ossa, denti, sistema vascolare, che possiamo osservare la maggior parte di quelle alterazioni, che possono beneficiare di Fluoric acidum. Avviene come se il fluoro si salificasse al calcio ed al fosforo subendo, sotto l’influenza di una "tossina", un’acidificazione, e lasciasse le sue combinazioni saline per formare acido fluoridrico libero di distruggere i tessuti dei quali era sino a poco tempo prima un componente fisiologico. D’altronde in omeopatia è facile constatare che molto spesso le lesioni indicative di Fluoric acidum, evolvono su di un terreno particolare (15).

Il paziente che necessita di Fluoric acidum si aggrava con il calore e migliora con il freddo a causa di uno stato ossigenoide accentuato, dovuto all’elemento fluoro. Il soggetto ossigenoide, infatti, brucia più degli altri; questa eccessiva combustione metabolica determina una maggior produzione di scorie cataboliche. Ne risulta un aggravamento con il calore ed un miglioramento con il fresco, poiché sono le combustioni interne a produrre il calore e queste, nel caso presente si trovano in eccesso. E sempre a causa del suo stato ossigenoide che "Fluoric acidum" avrà sensazioni di calore localizzato, tale da farlo a volte confondere con "Sulfur" o "Iodum". Tipico di Fluoric acidum è infatti il calore alla testa, al viso, il bruciore nucale, l’intolleranza al calore, la sensazione di bruciore alle mani e ai piedi che lo obbligano a scoprirsi di notte perché questi soggetti sono aggravati con il calore del letto e delle coltri ecc., così come il bisogno di rinfrescarsi. Fluoric acidum è uno dei rimedi più pruriginosi della materia medica: non dimentichiamo che la pelle contiene tessuto elastico, che l’acido fluoridrico intacca proprio questo. Infine, il suo stato ossigenoide e le sue congestioni vascolari localizzate che ne risultano, possono produrre la sensazione oggettiva di un vapore caldo che emana dalla pelle (15) e non sempre si tratta solo di una sensazione.

Quest’acido sviluppa lassità e fenomeni degenerativi, specialmente del sistema vascolare (34:73); possiede lateralità destra per quanto riguarda la lesione angiomatosa, (localizzazione temporo-facciale destra) (1) (14). E’ riportato in letteratura per l’effetto positivo sugli angiomi dei bambini e gli aneurismi capillari (1) (8). Il soggetto Fluoric Acidum è caloroso, ottimista, suda abbondantemente sulla fronte e ai piedi, si aggrava con il calore, coprendosi, peggiora in una stanza calda e migliora col fresco. Il paziente Fluoric Acidum è allegro, entusiasta, desidera viaggiare, ha sempre troppo caldo ed è aggravato con il calore del letto che gli provoca prurito e desiderio di scoprirsi (15). Paziente rapidamente esausto con poca forza vitale. Fluoric Acidum produce una sensazione di calore localizzato, e benché questo sintomo non sia riferito dal bambino, tutto l’emiviso di destra affetto dall’angioma emanava calore avvertibile al tatto. L’azione distruttrice dell’acido fluoridico sul tessuto elastico e vascolare rende questo rimedio ancora più indicato per l’affezione da trattare.

LA SCELTA DEL RIMEDIO

Se analizziamo il "mentale" del piccolo paziente, dobbiamo senz’altro rimarcare i seguenti sintomi: felice, allegro e gioioso al mattino, gaio. Questi sintomi sono importanti perché ci aspetteremmo che il nostro piccolo paziente, avendo già una certa coscienza del proprio stato fisico, dovrebbe forse essere un po’ più introverso o irritabile, considerando anche il fatto che è stato sottoposto a diverse visite mediche, che ha già subito diversi ricoveri ospedalieri, che è stato controllato più volte da colleghi dermatologi, chirurghi, oculisti e specialisti in Italia e all’estero, che ha subito infiltrazioni perioculari ecc. Sappiamo infatti come spesso i bambini temono le visite mediche, soprattutto quando queste sono accompagnate da indagini strumentali. Eppure egli si lascia visitare tranquillamente, "conscio" della sua condizione ma per nulla timoroso, anzi gioviale. Ogni medico sa quanto sia difficile a volte visitare accuratamente un bimbo di tre anni, specie se questo ha già avuto a che fare con camici bianchi.

Nella sezione " Mind " del repertorio di Kent (20:10/b) alla voce " Cheerful" (allegro ), troviamo Fluoric acidum al 2° grado; sotto " Cheerful, morning" (allegro al mattino), Fluoric acidum è al 1° grado con soli 15 rimedi e tutti al 1° grado tranne Platina che è al 2° (20: 11/a ).Se consideriamo il sintomo "gioia" (ilarità, vivacità) e " gioia al mattino ", alla voce " Mirth " dello stesso repertorio incontriamo sempre Fluoric acidum al 2° grado; alla voce " Mirth, morning" ricompare Fluoric acidum come unico rimedio al 2° grado insieme a soli altri 4 rimedi, tutti al 1° grado. Sempre nel " Mind" alla voce "Exhilaration" (allegria) ritroviamo Fluoric acidum al 2° grado (20: 41/b). Si deve tenere in grande considerazione il fatto che Fluoric acidum è l’unico rimedio sempre presente in ogni rubrica esaminata, anche se con grado diverso. Infatti su 5 rubriche esaminate il rimedio totalizza, sul mentale, un valore di 9, condividendo a parimerito, tale punteggio con Cannabis indica e Coffea. Solo Lachesis possiede 10 punti per gli stessi sintomi mentali, però non è presente in tutte le rubriche esaminate e comunque non è il rimedio da considerare perché oltre ad avere la lateralità sinistra, Lachesis peggiora al mattino al risveglio. Il sintomo "desiderio di viaggiare" è stato considerato ma non repertorizzato, perché i genitori, entrambi professionisti, viaggiano spesso anche all’estero per motivi di lavoro, e quindi il sintomo poteva essere nel bimbo l’equivalente di voler stare più vicino ai genitori. Per quanto riguarda le modalità termiche, i desideri alimentari e le avversioni, già si è detto nella diagnosi differenziale di Fluoric Acidum.

LA PRESCRIZIONE:

Il quadro patogenetico di Fluoric Acidum è sembrato il più indicato ai sintomi lesionali, generali e mentali del paziente ed è stato pertanto somministrato con le seguenti modalità.

I° visita 15-04-93 (foto 2, 3, 5): prescrizione di Fluoric Acidum 5 CH: 5 granuli al risveglio e 5 prima di dormire per due settimane. Prosegue con Fluoric Acidum 7 CH: 5 granuli mattino e sera per due settimane; continua con Fluoric Acidum 9 CH: 5 granuli mattino e sera per due settimane. In seguito : Fluoric Acidum 12 CH: 5 granuli mattino e sera per ulteriori due settimane (cura per 2 mesi).

II° visita giugno 93: l’edema palpebrale si è sensibilmente ridotto, le palpebre non sono più chiuse e il bimbo può proseguire con più profitto l’educazione visiva dell’occhio compromesso. Prescrizione: Fluoric Acidum 15 CH: 1 tubo dose la settimana da assumersi al mattino al risveglio per otto settimane.

III° visita 22-09-93: l’angioma è nettamente migliorato su tutta la superficie; sulla zona frontale e temporoparietale sono comparse zone discromiche e in diversi punti l’aspetto tuberoso della neoformazione tende nettamente ad appiattirsi. L’angioma non ha più sanguinato ed il bimbo non presenta altri sintomi degni di nota. Il ritmo sonno-veglia è più regolare. Prescrizione: Fluoric Acidum 30 CH: un tubo dose la settimana da assumersi al mattino al risveglio per otto settimane.

IV° visita 17-12-93: la superficie angiomatosa è nettamente ridotta. La zona frontale, nasale e palpebrale è completamente priva di angioma, così come gran parte della guancia. Permangono piccole zone angiomatoso-teleangectasiche all’emilabbro superiore di destra e qualche chiazza rossastra di poco conto in regione naso-labro-geniena. L’emiviso di destra non emana più calore radiante ed è scomparso anche il prurito. Il paziente continua la rieducazione visiva. Prescrizione: Fluoric Acidum 200 CH: 1 tubo dose da assumersi al mattino al risveglio ogni 2 settimane per un totale di 4 dosi.

Il 6-01-94 (foto n. 4) il bimbo presenta la quasi totale scomparsa della massa angiomatosa (90% di riduzione). Permane in regione naso-labro-geniena una zona teleangectasica e un leggero ispessimento della mucosa labiale. Vi è crescita delle sopracciglia e delle ciglia di destra. L’entropion è scomparso e la chiusura della rima palpebrale è fisiologica. Sono passati dalla prima visita, circa 9 mesi, e si è ottenuta la riduzione di oltre il 90 % della vasta neoformazione angiomatosa.

V° visita giugno 94 (foto n. 6, 7): rivedo il paziente per un controllo dopo circa sei mesi, non vi è quasi più traccia dell’angioma e del notevole inestetismo cutaneo. Il bimbo cresce bene, ed è perfettamente integrato con i suoi coetanei. Prescrizione: Fluoric Acidum 1000 CH: 1 tubo dose solo una volta. Prescrivo inoltre pomata di Bellis Perennis T.M. al 10% da applicare sulle zone più soggette a retrazione cicatriziale.

VI° visita 6-12-94: (foto n. 7) situazione ulteriormente migliorata. Il trattamento ha permesso la totale scomparsa dell’emangioma (100%) con la restitutio ad integrum dell’emivolto destro, del cuoio capelluto, delle complicazioni oculari e la riduzione delle lesioni cicatriziali. Permane qualche inestetismo cicatriziale. Prescrizione: Fluoric Acidum 10.000 CH: 1 tubo dose solo una volta.

DISCUSSIONE E VALUTAZIONE DEL CASO

Diversi Autori della medicina tradizionale (32) considerano regredito l’emangioma infantile quando, a seguito di un ciclo di terapia di almeno sei mesi, si ottiene una riduzione del 50% o più della neoformazione, mentre la crescita si considera stabilizzata quando essa si arresta entro i 6 mesi dall’inizio della terapia. I risultati sono considerati ottimi quanto vi è più del 75% di schiarimento della lesione e buoni con riduzione della lesione dal 50 al 75%. In questo caso la percentuale di regressione (90% in nove mesi e 100% in quindici mesi) va ben oltre quella di altri AA che utilizzano le più moderne terapie.

Il trattamento di questo caso di emangioma problematico è stato oltremodo positivo.

I punti a favore di questo approccio terapeutico sono:

1) rapida risoluzione dell’angioma in tempi molto più brevi di quelli previsti o descritti dalla letteratura mondiale; considerando la vasta superficie delle stesso.

2) riduzione e scomparsa dei fattori " allarmanti" quali le emorragie spontanee, i fattori infiammatori, i residui cicatriziali inestetici, i problemi oculari (entropion, disturbi visivi ecc.);

3) nessuna interferenza con la crescita del bambino;

4) estrema facilità e praticità nell’assunzione del rimedio;

5) ottima tollerabilità del rimedio somministrato;

6) nessun effetto collaterale riscontrato;

7) nessuna interferenza con lo schema di vaccinazioni obbligatorie;

8) eventuale possibilità di intraprendere il trattamento anche sin dai primi giorni di vita senza alcun rischio;

9) eliminazione in tempi brevi e comunque prima dell’età scolare dell’inestetismo cutaneo, la cui persistenza senza dubbio, ha un impatto negativo sull’aspetto estetico del paziente con i conseguenti disagi psicologici;

10) selettiva azione terapeutica sulle strutture vascolari anomale, lasciando integre le strutture epidermiche;

11) bassissimo costo della terapia in confronto ad altri metodi terapeutici sinora conosciuti.

La risoluzione di questo caso fa necessariamente riflettere sull’opportunità di ricorrere ad altri presidi terapeutici quanto determinate patologie non sono ulteriormente trattabili con i mezzi terapeutici tradizionali nei tempi e nei modi desiderati. In questo caso l’evoluzione della lesione angiomatosa ed il suo biocronogramma sarebbero inevitabilmente entrati negli spazi della statistica: 30% di permanenza dell’angioma? Oppure il 70% di guarigione spontanea? E in quanti anni ? Forse 3 ? Forse 7 ? Oppure 10-15 anni, o forse mai?

E’ doveroso dire che la terapia tradizionale degli angiomi congeniti è a tutt’oggi ancora complessa e di non facile valutazione. Infatti, qualora non esista il fattore "allarmante o problematico" si preferisce differirla ad età più avanzata, almeno alla seconda o terza infanzia. Essa richiede comunque un impegno multidisciplinare nel quale possono intervenire il dermatologo, il chirurgo vascolare, il chirurgo ortopedico, il neurologo, l’oculista, ed altri ancora, tra cui a buon diritto l’omeopata, e certamente non ultimo per grado d’importanza o per efficacia terapeutica.

E’ chiaro che solo una vasta esperienza, e non un singolo caso, può permettere di selezionare per ogni paziente e per ogni singola patologia vascolare, il trattamento più idoneo per raggiungere il risultato migliore con il migliore esito estetico possibile. Ma è altrettanto vero che con pochi segnali biologici del paziente e la conoscenza dell’organospecificità e della patogenesia dei rimedi omeoterapici (prescritti secondo la legge dei simili), spesso si ottengono risultati straordinari, impensabili da raggiungere con le tradizionali terapie.

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GLOSSARIO DEI TERMINI TECNICI

Ambliopia: diminuzione dell’acutezza visiva

Anelastiche: prive o insufficienti di elasticità.

Angioblastico: Cellula giovane di origine vascolare non arrivata a maturità.

Angiocheratoma: dilatazione vascolare contraddistinta da un punto rosso della dimensione della testa di spillo sul quale si sviluppa un processo cheratosico più o meno apparente e talvolta propriamente verrucoso.

Angiodisplasia: anomalia vascolare da turba dello sviluppo

Angiogenesi dermica: che originano dai vasi della pelle.

Angiomi racemosi: sinonimo di aneurismi cirsoidei. Angiomi caratterizzati da dilatazione ed allungamen- to serpentino dei tronchi, dei rami e ramuscoli di uno o più distretti arteriori e venosi, che stabiliscono una comunicazione abnorme tra il sistema arterioso e quello venoso.

Apgar: (indice di): valore che permette di valutare lo stato di salute di un neonato, calcolato nei minuti che seguono alla nascita, e che si basa sulla frequenza cardiaca, la respirazione, la colorazione della pelle, il tono muscolare e la reazione all’eccitazione dei tegumenti. Ciascuno di questi elementi è gratificato da un coefficiente che varia da 0 a 2; un totale di 10 indica uno stato eccellente; un valore inferiore a 7, uno stato anormale.

Biocronogramma: lo studio dell’evoluzione e del- l’insieme delle variazioni nel tempo e nella forma di un essere vivente o di una sua parte

Citolisi: dissoluzione o distruzione cellulare.

Cortisonici: gruppo di composti a struttura steroidea, ottenuti sinteticamente che presentano fondamental-

mente le proprietà biologiche del cortisone.

Derma: tessuto connettivo cutaneo alla cui superficie aderisce l’epidermide; ha uno spessore da 0,5 a 3 mm. e vi si distinguono uno strato superficiale o papillare contenente i capillari e le terminazioni nervose ed uno strato profondo o reticolare costituito da vasci fibrosi.

Depigmentazione: rimozione del pigmento

Disembrioplasia: malformazione di un organo di origine embrionale

Displasia: disturbo nello sviluppo di un tessuto, di organi o di parti anatomiche che può causare degenerazione degli stessi; deformità o mostruosità compatibili o meno con la vita.

Ectasici: dilatati; riferiti a dilatazione di un organo cavo o di un vaso.

E.E.G.: elettroencefalogramma.

Emiparesi: paralisi di una metà del corpo.

Endoteliali: cellule che originano dall’endotelio, tessuto costituito da cellule fortemente appiattite e unite in una membrana che forma la tunica interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici e del cuore.

Entropion: riflessione delle palpebre all’indentro

Epilessia focale: crisi di epilessia localizzata, al meno all’inizio; scarica epilettogena che nasce da un focolaio della corteccia cerebrale.

Epitelio: tessuto costituito da gregati di cellule di forma più o meno regolare poste a mutuo contatto senza l’interposizione di sostanza intercellulare che ricopre le superfici cutanee e mucose.

Eutocico: parto normale.

Follow up: proseguimento, azione supplementare inteso come continuare sino alla conclusione.

Fosfatasi alcalina: enzima che agisce in ambiente alcalino, presente nella maggior parte dei tessuti ma soprattutto nell’osso e nel fegato: ha un ruolo importante nelle mineralizzazione dello scheletro. Normalmente presente nel sangue, è in parte eliminata con la bile. La forsfatasi alcalina aumenta durante la crescita e durante alcune malattie ossee ed epatiche.

Fundus: fondo. La base o la parte di un organo cavo più lontana dalla sua apertura. Riferito a fondo dell’occhio. (Fundus oculi).

Genieno: relativo al mento.

Glaucoma: malattia dell’occhio caratterizzata dal- l’aumento della pressione oculare al di sopra dei 20mm di Hg.

Ictus cerebri: sinonimo di apoplessia. Terrnine usato in neuropatologia per designare le manifestazioni morbose che si producono in maniera improvvisa con cessazione della funzione cerebrale. L’apoplessia è causata nella maggior parte dei casi da emorragia cerebrale.

Interferone: glicoproteina molto piccola (più piccola di un virus) che viene prodotta in brevissimo tempo da una cellula infettata da un virus e che inibisce la moltiplicazione del virus stesso diffondendosi nei tessuti circostanti e informando le altre cellule non infettate. Oltre alla sua azione antivirale l’interferone può modificare le reazioni immunologiche dell’organismo e impedire lo sviluppo delle cellule normali e tumorali. L’interferone di tipo 1 di cui esistono le due varietà alfa e beta, può prodursi da qualunque cellula sotto l’influenza di un virus.

Ipertrofia: aumento di volume di un organo, in rapporto a varie alterazioni anatomiche.

Ipotrofia: diminuzione di volume di un organo, in rapporto a varie alterazioni anatomiche.

Ipotrofiche: da ipotrofia: difetto di nutrizione di un organo che comporta generalmente la diminuzione di volume. Riduzione di volume di un organo dovuta a diminuzione di volume degli elementi cellulari che lo compongono.

Istologicamente: dal punto di vista anatomico riguardante lo studio dei tessuti di cui sono formati gli esseri viventi.

Istopatologia: studio, al microscopio, dei tessuti e degli organi malati.

Leptomeninge : l’insieme della pia madre e dell’aracnoide considerate come una sola membrana.

Leucopenia: diminuzione del numero dei globuli bianchi (leucociti) contenuti nel sangue.

Mesenchimale: da mesenchima, tessuto connettivo embrionale che forma la maggior parte del mesoderma.

Mesodermica: da mesoderma, foglietto mediano della membrana primitiva dell’embrione ( blastodetma) che formerà il tessuto di sostegno, i muscoli, gli organi genito-urinari, il sistema cardiovascolare, il sangue e l’epitelio della cavità pleuro-peritoneale (celomatica)

Necrosi: processo degenerativo e irreversibile che porta alla morte le cellule; più specificamente morte di un gruppo di cellule o di parte di un tessuto o di un intero organo che restano in continuità con le altre strutture viventi dell’organismo

O.D.: occhio destro.

O.S.: occhio sinistro.

Papilla: disco biancastro rotondo leggermente incavato al centro, del diamentro di 1,5 mm situato nel fondo oculare e corrisponde al punto di penetrazione del nervo ottico e dei vasi retinici dell’occhio.

Rebound: rimbalzo, ripercussione.

Restitutio ad integrum: recupero di uno stato identico a quello che esisteva prima. Completo ristabilimento delle condizioni di salute di un organismo o totale restaurazione di una parte interessata da lesioni.

R.M.: risonanza magnetica.

Rubeosis iridis: arrossamento del globo oculare e dell’iride causato da alterazioni capillari, spesso osservabile nei diabetici.

Simillimum: rimedio che corrisponde alla similitudine più perfetta tra i sintomi prodotti dal medicamento nella sperimentazione (patogenesi) ed i sintomi che caratterizzano il malato.

Subatrofia: pseudo atrofia , parziale diminuzione di volume di un organo, in rapporto a varie lesioni anatomiche.

T.A.C.: tomografia assiale computerizzata.

Teleangectasie: dilatazione dei piccoli vasi

Transaminasi: sistema enzimatico diffuso nei tessuti animali e vegetali. Nell’uomo sono presenti in notevole quantità nel tessuto muscolare ed epatico ed aumentano quando uno di questi organi è colpito da necrosi; gli enzimi che esso contiene, si liberano ed il tasso delle transaminasi aumenta nel sangue.

Trombocitopenia: diminuzione del numero delle piastrine (trombociti) nel sangue circolante al di sotto di 150.000 per mm cubo.

Turn over: sostituzione, avvicendamento, ricambio; velocità di reazione.