|
La
pratica taoista del Qigong
Stefano
Piemonte e Fabio Gaudio
Perché
pratichiamo Qigong e perché ne parliamo? Il "noi"
non é impersonale ma riferito a chi scrive. Perché ci
siamo accostati a questa disciplina? Perché abbiamo
accettato di tenere una rubrica sull’argomento su una
rivista scientifica?
Perché le cose iniziano sempre dal molto piccolo; poi si
espandono. Praticare Qigong non é come andare in palestra
d’inverno per buttare giù qualche chiletto di troppo, o
come prepararsi con una ginnastica presciistica, anche se
crediamo che, da qualche parte, qualcuno lo utilizzi proprio
in questo modo.
Il concetto di Qi, come é ben descritto nel libro di Giulia
Boschi "Medicina Cinese: La Radice e i Fiori", "..esprime
un aspetto sostanziale, che comprende tutti i substrati
fisiologici dell’organismo; un aspetto funzionale, che
esprime l’attività vitale dell’organismo; un aspetto
psicologico e spirituale ossia la vita emotiva, razionale e
cognitiva, nonché il concetto di trascendenza...".
L’ideogramma Gong, come ha definito il Prof. Li Xiao Ming
in una delle sue lezioni, esprime l’idea di applicarsi nel
tempo con tenacia per ottenere un risultato, quindi:
allenamento, addestramento. In sintesi i due ideogrammi
esprimono la possibilità di un lavoro su se stessi sul
proprio funzionamento sia da un punto di vista fisiologico
che psicologico.
La scelta di praticare il Qi Gong nasce da esigenze
manifeste che si esprimono spesso come disagi che limitano
la qualità di vita della persona; per esempio: emicranie,
ansia, insonnia, gastriti, dolori in varie parti del corpo e
altro.
Questo non è che il primo passo; successivamente, ognuno
con i suoi tempi, entra nell’esperienza e inizia a
cogliere il senso profondo del Qigong, comincia ad
utilizzarlo, non esegue una serie di movimenti perché
"imposti" da un istruttore, ma ascolta e segue ciò
che il suo corpo e la sua mente gli chiedono. In altre
parole entra in contatto con le sue sensazioni ed é
consapevole del suo corpo.
In questo senso il Qigong rappresenta una pratica
estremamente libera: é il praticante stesso che sceglie di
utilizzare una tecnica piuttosto che un’altra, in base
alle sue esigenze e ciò genera piacere.
Come? Riuscire ad eliminare una tensione muscolare o
un’emozione negativa, permette un’espansione, crea una
sensazione nuova di piacere: abbiamo eliminato qualcosa che
ci faceva soffrire. Mentre pratichiamo é necessario entrare
in una condizione simile a quella dei bambini quando
giocano. Questo concetto é espresso bene da Alexander Lowen
nel suo libro Il Piacere:
"...molti giochi infantili contengono
l’atteggiamento del ‘facciamo finta che’; questa
finzione é necessaria perché permette al bimbo di
coinvolgersi fino in fondo nell’attività del gioco, senza
questa simulazione i bambini non riuscirebbero ad ottenere
un serio coinvolgimento e non vi sarebbe quindi piacere...
In virtù di questa simulazione il bambino entra con tutto
il cuore nel gioco, e ne trae piacere grazie
all’espressione di sè... La facilità con cui un bambino
riesce a fingere e a simulare, indica che il suo mondo é
prettamente interiore e che contiene un vasto deposito di
sensazioni dal quale può attingere... Tuttavia qualunque
sia la simulazione un bambino resta in contatto con le sue
sensazioni e resta in contatto con il suo corpo. Questa
realtà interiore non viene mai sospesa: se il bambino
perdesse per qualche motivo il piacere, per lui il gioco
sarebbe finito, non si mette ad autoingannarsi... La
differenza tra immaginazione ed illusione, tra simulazione
creativa ed autoinganno dipende dalla capacità di rimanere
veri di fronte alla propria realtà interiore: sapere chi si
é e cosa si percepisce."
Se riusciamo a praticare con questo atteggiamento,
sicuramente otterremo dei risultati.
Dobbiamo guidare il pensiero, trovare la nostra condizione
ideale. Se partiamo da una situazione debole, é necessario
iniziare a far sì che la nostra intenzione e il nostro
pensiero simulino una trasformazione.
Se il corpo e la mente sono indeboliti mettono in grande
pericolo la capacità di rilassarci, condizione necessaria
per ottenere l’efficacia di questi esercizi. All’inizio
della pratica, proprio per queste debolezze di base, é
molto importante riuscire a guidare i pensieri e
trasformarli da preoccupati in pensieri felici.
Prima di mettersi a praticare la cosa più importante é
quella di cambiare il proprio atteggiamento mentale, provare
a dimenticare tutte le sofferenze ed i dolori. Ad esempio se
avverto un dolore alla schiena durante il lavoro, cercherò
di distogliere pensieri tipo "non ce la faccio, non ci
riuscirò mai", e così via. Proverò a cercare un
pensiero felice. Questa é la caratteristica fondamentale
per iniziare questo tipo di pratica.
Un ulteriore aspetto riguarda la facilità dei movimenti.
Tutti i movimenti del corpo durante gli esercizi devono
essere spontanei, ci si deve sentire a proprio agio.
La libertà dei movimenti é una condizione necessaria per
provare piacere. Spesso le funzioni di una persona sono
disturbate da tensioni muscolari croniche. Per allentarle é
necessario sentirle come una limitazione all’espressione
di se stessi. Non é sufficiente essere consapevoli del
dolore che provocano. Alexander Lowen ha scritto che "Una
delle caratteristiche qualitative della vitalità é il
fatto di essere in contatto. Potrete chiedervi: in contatto
con che cosa? In contatto con tutto ciò che si trova nel
raggio e alla portata delle percezioni sensoriali. Essere in
contatto significa essere consapevoli di ciò che accade
dentro di voi e intorno a voi. È qualcosa di completamente
differente dal conoscere, che é un’attività più
intellettuale che percettiva."
Nei periodi iniziali di sperimentazione di questi
esercizi, il pensiero e l’energia non si muovono
esattamente in maniera sincronica, hanno tendenza ad avere
una diversità di movimento. La differenza di base é che il
pensiero si muove con grande velocità mentre il qi
all’interno si muove molto lentamente.
Ci vuole un certo periodo di tempo per riuscire a
sincronizzare, ad armonizzare la velocità del pensiero con
quella dell’energia, per ottenere questa sincronizzazione
l’unica possibilità risiede nella spontaneità del
movimento.
Il modo in cui respiriamo determina la qualità della nostra
vita. Le tecniche di respirazione del qigong tradizionale
cinese, prevedono delle respirazioni lente, sono
respirazioni lunghe, sottili, profonde e piene, sono mirate
a tonificare il corpo e l’energia.
In questo modo si possono curare le malattie croniche. È
chiaro che non si deve forzare la respirazione affinché
abbia queste caratteristiche. Anche questo processo dovrà
essere un divenire spontaneo.
Utilizzando questo atteggiamento nella pratica, il salto di
qualità é evidente. Si é partiti da un interesse generico
e non chiaro e si é arrivati ad un vero e proprio processo
in cui siamo noi a prenderci cura di noi stessi.
Se riusciamo a praticare in questo modo, questo tipo di
allenamento ci risulterà comodo e ci darà una sorta di
formazione da utilizzare in qualunque momento ce ne sia
bisogno.
Insomma
la pratica del Qigong non é fine a se stessa, si pratica in
modo che tramite il Gong (l’applicazione nel tempo con
tenacia per ottenere un risultato), si possa arrivare al Qi
(che fa capo a tutte le relazioni del mondo naturale), per
trovare un’equilibrata armonia della sfera funzionale ed
emotiva.
Questo
allenamento potrà essere applicato potrà essere impiegato
in una serie infinita di attività umane.
Paolo Caruso é un esperto di arrampicata sportiva, nel 1993
ha scritto un libro "L’arte di arrampicare", con
"...l’intenzione di presentare un nuovo approccio
culturale nei confronti dell’arrampicata." Nelle
sue riflessioni é arrivato ad affermare che "Di
certo la motivazione più evidente é insita nell’attività
stessa, nel senso che é il piacere della scalata in ogni
suo istante che ci porta a praticare la disciplina medesima.
Ma ciò che attualmente sembra accadere é che la
motivazione reale non é data tanto dall’attività in sé,
quanto piuttosto dalla speranza o dall’ambizione di
riuscire a raggiungere determinati risultati. È
interessante però osservare come alla volontà di migliore
fisicamente per poter conseguire quei risultati, spesso non
corrisponda una adeguata volontà di migliorare mentalmente.
La separazione tra mente e corpo porta in genere ad
affrontare le cose unilateralmente, sviluppando volta per
volta solo uno dei due aspetti... È’ il modo in cui
arrampichiamo, cioè il ‘come’, ed in senso ancora più
lato é il nostro comportamento che ha in sé il significato
che ricerchiamo... Negli scalatori che aspirano
prevalentemente al risultato si verifica spesso che ad un
allenamento esasperato fa riscontro un risultato inadeguato,
che é poi corrispondente all’atteggiamento mentale".
Grazie alla percezione delle sensazioni e ad un buon
atteggiamento mentale, possiamo "praticare"
all’interno di qualunque attività umana. Le persone che
maggiormente sono in un profondo contatto con se stesse
praticano Qigong senza avere la necessità di impararne le
tecniche elementari.
Poi il Qigong come cultura e disciplina legata alla
tradizione Taoista é ancora molto di più, ma questa é
un’altra storia.
BIBLIOGRAFIA
LI
XIAO MING: Appunti raccolti dalle sue lezioni.
LI
XIAO MING: Metodo pratico di autoelevazione col Qigong
tradizionale cinese; Erga edizioni, Genova 1997.
GIULIA
BOSCHI: Medicina cinese: la radice e i fiori; Erga
edizioni, Genova 1997.
ALEXANDER
LOWEN: Il piacere, un approccio creativo alla vita; Casa
Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma 1984.
ALEXANDER
LOWEN: Espansione e integrazione del corpo in
Bioenergetica, manuale di esercizi pratici; Casa Editrice
Astolabio-Ubaldini Editore, Roma 1979.
PAOLO
CARUSO: L’arte di arrampicare, un metodo per sviluppare
la coscienza di sé; Edizioni Mediterranee, Roma 1993.
THOMAS
CLEARY: Il libro dell’equilibrio e dell’armonia; Oscar
Mondadori, Milano 1991.
|