Alessandra Parodi
Università di Genova - Dipartimento di Filosofia - Sezione di
Epistemologia
Institut für Geschichte der Medizin,
Ruprecht-Karls-Universitèt Heidelberg
Alle origini dell'epidemiologia moderna: causalità e
prevenzione
1. Introduzione
L'epidemiologia è
lo studio della distribuzione delle malattie e dei loro determinanti
nelle popolazioni. Le domande a cui l'epidemiologia cerca di fornire
una risposta sono "quanti individui si ammalano di una certa malattia"
e "quali fattori differenziano coloro che si ammalano da coloro che non
si ammalano" e, di conseguenza "quali sono i fattori di rischio legati
a una certa malattia". Il termine epidemiologia, quindi, non
designa soltanto lo studio delle malattie epidemiche in senso classico,
cioè infettive e a diffusione periodica. Se una certa "aria di
famiglia" ancora è riscontrabile tra il significato odierno e
quello antico del termine, essa deriva da una questione più che
altro quantitativa: le malattie di cui l'epidemiologia odierna
prevalentemente (anche se non esclusivamente) si occupa sono quelle
caratterizzate da un'ampia prevalenza: malattie epidemiche nel senso
stretto di epò demos, "sul popolo", non limitate a casi
sporadici. Tra queste, in tempi relativamente recenti occupano un posto
di particolare rilievo le malattie cronico-degenerative quali i tumori
e le patologie cardiocircolatorie1.
L'epidemiologia intesa in
questo secondo senso trae la sua origine dallo spostamento
dell'attenzione dal caso singolo alla numerosità dei casi di una
malattia, ossia al conteggio dei casi di malattia. Numerosità
non significa ancora distribuzione: sapere quante persone si sono
ammalate di una certa malattia in un certo tempo non dice nulla su
ciò che hanno eventualmente in comune queste persone e se
ciò che hanno in comune può in qualche modo essere
considerato un fattore causale della malattia.
Cercheremo di ritrovare,
per mezzo di una ricognizione di alcuni avvenimenti e idee, le radici
del pensiero epidemiologico attuale, ossia di ripercorrere alcune tappe
che portano dal conteggio dei casi alle ipotesi causali, attraverso la
correlazione tra malattie e caratteristiche specifiche di parti della
popolazione. Risulterà inoltre chiaro che dall'epidemiologia
discende la prevenzione: la conoscenza dei fattori che negli individui
sono associati a un'alta frequenza di casi di malattia costituisce un
punto di partenza per cercare di mettere questi stessi fattori fuori
gioco e diminuire la frequenza della malattia; in questa prospettiva,
l'epidemiologia costituisce non solo una parte indispensabile della
medicina, ma anche in un certo modo un approccio alla malattia
speculare a quello della terapia.
2. Radici remote: Graunt e gli inizi
della demografia
La prima radice remota
dell'epidemiologia può essere rinvenuta nell'analisi che John
Graunt (1620-1674), commerciante londinese, dedicò nel 1662 ai
Bills of Mortality, ovvero alle registrazioni dei casi di morte
raccolte a partire dal XVI secolo nella città di Londra. Questi
registri contenevano, almeno da un certo momento in poi, l'indicazione
della causa di morte e dell'età dei soggetti e costituivano un
giacimento di informazioni che Graunt per primo portò alla luce.
L'importanza dell'opera di Graunt (Natural and Political Observations
Mentioned in a Following Index, and Made Upon the Bills of Mortality)
2 sta da una parte nella ricerca di leggi che spieghino le
regolarità constatate nei registri e dall'altra
nell'evidenziazione di errori e inconsistenze nella registrazione
stessa dei dati. Tra questi difetti si trovavano, ad esempio, la scarsa
omogeneità nella nomenclatura delle malattie e una certa
tendenza ad abbellire e mascherare la causa di morte quando si trattava
di malattie socialmente stigmatizzanti, quali ad esempio la
sifilide3.
Oltre agli errori nella
registrazione, Graunt trasse dall'esame dei registri alcune
informazioni rilevanti in quanto inaspettate, come per esempio
l'osservazione che in tempo di peste aumentano anche le dichiarazioni
di morte per cause diverse dalla peste. I dati inattesi richiedevano un
atto di creatività epidemiologica4 che li spiegasse;
Graunt interpretò questo dato avanzando l'ipotesi che durante le
epidemie di peste la causa principale di morte fosse in effetti la
peste, ma che alcuni casi di morte per peste venissero confusi con
altre malattie. Il problema della classificazione e
dell'univocità della nomenclatura si rivelò uno dei
punti principali su cui intervenire per rendere maggiormente perspicue
le dichiarazioni di morte e costruire un quadro il più possibile
esatto della situazione sanitaria e demografica al fine di intervenire
con misure igieniche e preventive. Tale finalità era ben
presente nel lavoro di Graunt, il quale, collocandosi in una visione
baconiana della scienza, concepiva la conoscenza come strumento per
modificare la realtà 5.
3. Louis e il metodo numerico
in medicina
Se Graunt rappresenta
una radice remota dell'epidemiologia attuale attraverso il suo studio
demografico sulla popolazione londinese, troviamo in Pierre Charles
Alexandre Louis (1787-1872) uno dei primi esempi di statistica
applicata esplicitamente alla medicina, in particolare a un
procedimento terapeutico. Il problema preso in considerazione da Louis,
che costituisce l'oggetto del suo saggio del 18356, è il
trattamento della polmonite per mezzo del salasso. La sua conclusione
è che questo procedimento non sortisce tutta l'utilità
che gli viene comunemente attribuita e che anzi si rivela praticamente
inutile. A questa conclusione, che mette in dubbio una delle pratiche
più comuni e accreditate dell'epoca, Louis arriva in seguito a
un esperimento terapeutico controllato in base al quale constata che il
decorso della polmonite non viene sostanzialmente influenzato né
dal giorno in cui si comincia a somministrare il salasso, né
dalla frequenza con la quale esso viene ripetuto, né dalla
quantità di sangue prelevata. Viene messa quindi in discussione
l'autorità della tradizione e ad essa si sostituisce la nuova
autorità dei numeri. Alla base del ragionamento di Louis sta il
confronto tra casi trattati secondo certe modalità (con una
certa frequenza, estraendo una certa quantità di sangue e
così via) e casi trattati diversamente o non trattati del tutto
7. Si tratta di altro aspetto che confluirà nell'epidemiologia
moderna: l'aspetto del confronto tra casi e controlli 8. Secondo Louis,
l'applicazione del metodo numerico alla medicina si identificava con
l'ingresso di quest'ultima nell'età adulta, nella quale non ci
si accontenta di dire "spesso ho osservato questo fenomeno", ma si dice
"quanto spesso". Cinque anni dopo la pubblicazione del lavoro di Louis,
il medico Jules Gavarret riprenderà e
sistematizzerà il tema dell'applicazione del "metodo
numerico" alla medicina in un trattato intitolato Principes
gènèraux de statistique mèdicale 9.
4. William Farr e le "leggi ferree"
Un altro elemento del
quadro da cui risulterà l'epidemiologia moderna, è la
sanità pubblica, in special modo quella che trasse impulso a
Londra intorno alla metà del secolo scorso.
Nel 1834 fu fondata a
Londra la Statistical Society e prese slancio il General Registrar
Office, un organismo volto alla raccolta dei dati demografici e animato
da William Farr (1807-1883), ex allievo di Louis a Parigi. Farr
lavorò nel campo della statistica e della statistica medica in
tre direzioni: compilazione di tabelle di sopravvivenza, studio delle
cause principali di malattia e nosologia. Le tabelle di sopravvivenza,
nate a scopi assicurativi, fornivano molte informazioni sull'andamento
della salute e della mortalità secondo fasce di età,
sesso, professione, condizioni economiche. A partire da questi dati,
Farr formulò l'ipotesi che le leggi che governano la
mortalità umana sono ferree esattamente come le leggi del moto
dei corpi celesti. Nel 1837 10 Farr affermò che dallo studio
delle cause di morte si possono scoprire le cause di malattia e anche
quei fattori che, al contrario, contribuiscono a migliorare le
condizioni di salute delle popolazioni. La prevenzione messa in atto in
modo scientifico deve basarsi sull'analisi dei dati demografici: dalla
ricerca di spiegazioni per i dati si passa alla ricerca di metodi per
modificare i dati stessi. Farr si pronunciò inoltre a favore
degli studi prospettivi (una popolazione caratterizzata da certi
requisiti viene seguita nel tempo e confrontata con una popolazione
priva di quei requisiti allo scopo di stabilire quali malattie si
presentino e in quale misura esse siano diverse nei due gruppi); gli
studi retrospettivi gli apparivano inficiati da troppi elementi
incontrollabili. Nell'articolo Vital Statistics (cfr. nota 10) Farr
presentò una analogia suggestiva che costituisce una definizione
efficace dell'epidemiologia e della sua legittimità come
impresa scientifica. I singoli organismi umani non sono semplici come
orologi, ai quali basta dare uno sguardo esperto per capire quanto a
lungo ancora funzioneranno. L'opinione comune, sostiene Farr, porta a
credere che lo stesso valga anche per le popolazioni, ovvero che sia
impossibile formulare previsioni sul loro stato di salute e sui loro
tassi di mortalità ma si tratta di un errore. In
realtà, a parità di circostanze, i tassi di
mortalità e di incidenza delle malattie sono costanti. Il
problema consiste naturalmente nello stabilire quali siano queste
circostanze, ma una volta che esse sono note, la popolazione nel suo
complesso può essere vista a sua volta come un orologio di cui
gli individui rappresentano gli ingranaggi. Nonostante sia difficile
dire qualcosa sulla durata dei singoli ingranaggi, è possibile
formulare previsioni sull'insieme e affermare, per esempio, che date
certe condizioni igieniche e certi tipi di alimentazione sussiste la
probabilità che un certo numero di individui si ammali di una
certa malattia. Compito della sanità pubblica è derivare
indicazioni per la prevenzione e quindi per il miglioramento della
salute dell'intera popolazione, a partire dai dati che associano un
certo fattore a una certa malattia in un numero sufficientemente grande
di casi. L'assunzione è naturalmente causale e il momento della
prevenzione comincia a farsi strada come criterio del successo delle
ipotesi causali.
La sistemazione della
nosologia era già stata evidenziata come necessità da
Graunt nel 1662: in mancanza di una classificazione e di una
nomenclatura unitaria delle malattie, non è possibile
confrontare dati raccolti in tempi e luoghi diversi e Farr si trovava
quotidianamente di fronte alla difficoltà di decifrare
certificati di morte e descrizioni di malattie redatti da medici
diversi con differenti criteri. Per questo motivo fu spinto a elaborare
una nuova nosologia che mettesse ordine in questa situazione e nel 1853
presentò la sua proposta di classificazione delle malattie in
cinque tipi principali11.
5. Virchow e le radici sociali della
malattia
Il carattere sociale
della medicina viene posto in evidenza da Rudolf Virchow (1821-1902)
pochi anni dopo l'introduzione del metodo numerico da parte di Louis e
contemporaneamente allo sviluppo della sanità pubblica inglese e
costituisce un ulteriore passo per la ricostruzione delle componenti
storiche dell'epidemiologia.
Negli scritti di
Virchow12 si riscontra spesso l'uso di metafore mediche applicate
alla politica e viceversa, culminanti nell'analogia tra cellule
connettive negli organismi e terzo stato nella società e
nell'intuizione che dai livelli alti dei rapporti politici e delle
condizioni economiche si propaghino conseguenze sino al livello basso
delle cellule; ciò equivale a dire che la comparsa delle
malattie è almeno in parte dovuta alle condizioni sociali.
Compito della medicina è trasformarsi in una scienza sociale13 e
denunciare a livello politico i danni constatati a livello biologico
nei singoli organismi. Questa visione globale del campo d'azione della
medicina è testimoniata dallo studio che Virchow pubblicò
nel 1849 in seguito a una indagine sull'epidemia di tifo verificatasi
in Slesia14. Tra le ipotesi sull'origine dell'epidemia in questa
regione, abitata prevalentemente da minatori e caratterizzata da
condizioni di povertà, si trovava l'ipotesi climatica. Virchow
sostenne invece che il clima non avrebbe potuto causare l'epidemia se
la popolazione avesse avuto un'alimentazione adeguata e fosse stata
meno oppressa. La sua prospettiva, come quella climatico-atmosferica,
si situava nel filone anticontagionistico, rappresentava cioè
l'opinione che la malattia non fosse trasmessa da persona a persona
bensç dall'ambiente alle persone, ma, a differenza dei fautori
dell'ipotesi climatica, Virchow intendeva qualcosa di diverso,
collocandosi della tradizione ippocratica: dell'ambiente fanno parte
anche la politica e l'economia. Se la causa principale si trova a
livello politico, questo il senso dell'argomentazione di Virchow, una
terapia che vada ad agire proprio a quel livello rappresenta la
"terapia causale" per eccellenza. La terapia proposta prevedeva quindi
tre ingredienti principali: "istruzione con i suoi figli libertà
e benessere". Non basta l'opera dei singoli medici per attuare una
terapia di cosç vasta portata, ma è necessaria una azione
politica generale. Il messaggio di Virchow potrebbe essere sintetizzato
in questo modo: cellule e parlamenti non sono mondi separati ma livelli
della realtà in continua interazione; i cambiamenti che
interessano uno di essi si ripercuotono sull'altro e la medicina si
trova nella posizione di poter segnalare quando le condizioni sociali
contribuiscono a causare la malattia. La politica è in questa
prospettiva "medicina in grande", cosç come la medicina è
una "scienza sociale".
6. Colera a Londra: come ragionare in
epidemiologia
Virchow elabora il quadro di
fondo nel quale si colloca l'epidemiologia dei nostri giorni: le cause
di malattia vanno cercate dentro gli organismi ma anche e soprattutto
fuori di essi, nell'ambiente inteso in senso lato. Attraverso la storia
dell'anestesista londinese John Snow (1813-1858), che era
altresç interessato al problema delle epidemie, vedremo ora
invece uno dei primi esempi del metodo con cui oggi si lavora in
epidemiologia.
Nel 1848-49, mentre
Virchow si occupava del tifo in Slesia, e nel 1853-54, due epidemie di
colera colpirono l'Inghilterra (e l'intera Europa). Nel corso della
prima, William Farr aveva elaborato una analisi dalla quale risultava
una differenza nel tasso di mortalità tra la zona di Londra in
cui le abitazioni si trovavano a livello del Tamigi e la zona in cui le
case erano al di sopra del livello del fiume. Nel 1849 furono
pubblicati due contributi di medici londinesi sulla questione della
causa del colera: "Malignant Cholera" di William Budd e "On the Mode of
Communication of Cholera" di John Snow. Il modello proposto era simile:
non un miasma, ma l'acqua è da considerare causa della malattia,
dal momento che l'apparato maggiormente interessato è l'apparato
digerente e non quello respiratorio. Alcuni fatti raccolti e
analizzati da Snow permisero di precisare quest'idea. Durante
l'epidemia del 1853-54 egli concentrò l'attenzione su un
focolaio epidemico che si trovava in un quartiere di Londra rifornito
da due compagnie idriche. La compagnia Southwark & Vauxhall
estraeva l'acqua da un tratto del Tamigi particolarmente inquinato
dagli scarichi fognari, mentre la Lambeth si serviva di una parte meno
contaminata. Snow innanzitutto constatò che nelle case
approvvigionate dalla Southwark il tasso di mortalità per colera
era circa otto volte maggiore di quello relativo alle case rifornite
dalla seconda compagnia; poichÇ le due compagnie si dividevano
praticamente a scacchiera le abitazioni del quartiere risultando
cosç fortemente intersecate sul territorio, era poco plausibile
che un altro fattore fosse responsabile della differenza nei tassi e
che risultasse "oscurato" da una sua coestensione territoriale con il
campo d'azione delle due imprese idriche. L'ipotesi dell'inquinamento
con escrementi risultava a questo punto avvalorata. Nella tarda estate
1854 Snow ebbe occasione di precisarla per mezzo di un'osservazione che
egli usò come esperimento. In un momento di recrudescenza
dell'epidemia un certo numero di casi di morte si era concentrato in
una strada chiamata Broad Street, dove si trovava una pompa alla quale
gli abitanti attingevano l'acqua. Snow sospettò che l'acqua di
quella pompa fosse responsabile dei casi di malattia in quel quartiere
e il sospetto fu confermato da due "esperimenti" non provocati: gli
operai di una fabbrica di birra che si trovava in quella strada non si
erano ammalati, mentre si erano ammalati ed erano morti i componenti di
una famiglia di un altro quartiere che avevano l'abitudine di bere
l'acqua della pompa. A questo punto Snow provocò un esperimento
di prevenzione (l'unica forma di esperimento eticamente possibile,
essendo l'alternativa costituita dalla somministrazione di acqua
sospetta a un gruppo di persone) rimuovendo il rubinetto della pompa e
l'epidemia si arrestò, o meglio fu accelerata la sua fase
discendente. Snow fornç in questo modo dati sperimentali
corroboranti rispetto all'ipotesi della correlazione acqua-colera; dal
nostro punto di vista, la storia di Broad Street mette in luce vari
modi in cui si può parlare di causa di una malattia. Se si
assume come criterio causale il criterio batteriologico, non si
può dire che sia stata nota la causa del colera fino al 1883,
anno in cui il microorganismo chiamato vibrio cholerae non fu isolato e
battezzato da Koch15. Nel caso di Snow, tuttavia, non si può
negare che egli abbia individuato una causa (anche senza isolare alcun
agente specifico), dal momento che tagliando la catena causale
ipotizzata l'effetto venne rimosso come ci si aspettava. Prevenire il
contatto con un certo fattore di rischio è un obiettivo in certo
senso più semplice ed economico rispetto all'intervento
nell'organismo malato, in quanto esso può essere perseguito in
vari modi: in questo caso, "non bere acqua ma birra"; "non
attingere l'acqua di Broad Street"; "non bere acqua in zone in cui si
verificano casi di colera", e cosç via. La vicenda di Snow
evidenzia da una parte il legame indissolubile tra epidemiologia e
prevenzione e dall'altra l'esigenza, fondamentale in epidemiologia e a
cui abbiamo già fatto cenno, di collegare in modo nuovo i dati
di cui si dispone e di osservare in modo comparativo la
realtà nei casi in cui, per motivi di durata temporale o
per motivi etici, (entrambe limitazioni caratteristiche della medicina)
non è possibile compiere esperimenti.
7. Conclusioni
Dalla storia
dell'epidemiologia, della quale sono stati presentati alcuni momenti
significativi - anche se non esaustivi del complesso di idee e azioni
che hanno portato alla sua configurazione attuale - emerge il concetto
di causa di malattia come insieme di condizioni (sociali, Virchow;
igieniche, Snow) sulle quali si può e si deve intervenire; in
questo senso la storia del'epidemiologia si interseca con la storia
della prevenzione. Un altro aspetto risulta essere rilevante per la
specificità della medicina anche in quanto impresa
conoscitiva e non soltanto in quanto attività mirante a favorire
la salute umana: la nozione di esperimento che si trae dalla storia
dell'epidemiologia si differenzia dalla nozione di "intervento" fino
ad assumere le caratteristiche di un "osservare come se si
sperimentasse" (Louis, Farr, Snow), ossia ponendo in relazione
diversi eventi osservati in modo creativo per sondarne, con la
strumentazione della statistica, la rilevanza nella determinazione
della salute e prendere le necessarie e possibili misure preventive. Si
può dire che l'epidemiologia fornisca in questo senso, fin dal
secolo scorso, la possibilità di rendere concreta l'affermazione
secondo cui "le malattie derivano da complessi di condizioni",
precisando "quali" e "in quale misura", cosç come Louis
passò a chiedersi "quanto spesso?" non accontentandosi di
constatare "spesso" un fenomeno.
Note
1 Il primo grande studio
epidemiologico moderno fu condotto a partire dal 1950 a Framingham,
Massachusetts, proprio con lo scopo di determinare i fattori legati
alla comparsa di malattie cardiocircolatorie. Alcune centinaia di
persone vennero seguite per venti anni al fine di stabilire relazioni
tra abitudini (quali l'alimentazione e il fumo) e incidenza delle
patologie. Caratteristica delle malattie croniche e degenerative
è l'intervallo temporale che intercorre tra l'esposizione ai
fattori di rischio e la manifestazione della malattia stessa. Una
ricognizione di questo studio si trova ad esempio in T.R. Dawber,
"Erfahrungen aus der Framingham Studie - 25 Jahre Framingham",
Zeitschrift für Kardiologie und Angiologie in Klinik und Praxis,
11, 1977, 615-620.
2 John Graunt verrà proposto
come membro della Royal Society poche settimane dopo la pubblicazione
del suo libro, con la motivazione che la sua opera poteva essere usata
proficuamente al servizio della città. (R. Kargon, "John Graunt,
Francis Bacon, and the Royal Society: The Reception of Statistics",
Journal of the History of medicine and Allied Sciences, 18, 1963,
337-348).
3 Un simile tipo di errore
nella raccolta dei dati viene oggi chiamato distorsione o bias.
Esistono vari tipi di distorsione: se l'errore deriva dalla memoria di
chi viene interrogato e consiste quindi in una relazione dei fatti
reinterpretata per mezzo dei propri interessi ed esperienze, si parla
di distorsione da ricordo (recall bias; K. Rothman, Modern
Epidemiology, Boston, 1986): l'esempio tipico è quello dei
genitori di bambini ammalati che pongono esperienze passate in
relazione con lo stato di salute del figlio perchè essi sono in
certo modo ipersensibilizzati, mentre tali esperienze (esposizioni a
certe sostanze, incidenti) sono del tutto estranee alla malattia. Un
altro tipo di distorsione che si ripercuote sui risultatidelle indagini
epidemiologiche è quello del "volontario sano": si trova
talvolta che i volontari presentatisi per partecipare a studi
epidemiologici non sono del tutto rappresentativi della popolazione
complessiva, in quanto il fatto stesso che si siano presentati
testimonia a favore della loro attenzione per la salute e fa presumere
di conseguenza che si tratti di individui più sani della media
delle persone. Si potrebbe chiamare il caso di distorsione di cui
parla Graunt "distorsione da pregiudizio sociale".
4 Il concetto di creatività
epidemiologica viene preso in esame da S. Graham, "Enhancing Creativity
in Epidemiology", American Journal of Epidemiology, aug. 1988, 249-253.
5 R. Kargon (cfr. nota 2)
presenta John Graunt come "a close student of Sir Francis Bacon" (p.
343).
6 Recherches sur les effects de la
saignèe dans quelques maladies inflammatoires, Paris, 1835.
7 I passi fondamentali dell'opera di
Louis sono riportati e commentati in L.S. King (cur.), A History of
Medicine: Selected Readings, Baltimore, 1971.
8 Le nozioni di caso e di controllo
sono oggi componenti fondamentali di ogni studio epidemiologico. Alla
base del confronto tra casi (soggetti ammalati) e controlli (soggetti
sani) sta l'assunzione che la malattia rappresenta l'unica differenza
rilevante tra i due gruppi, ovvero che essi sono paragonabiili per
tutti gli altri tratti. In altre parole, i soggetti di controllo sono
"quello che sarebbero i soggetti malati se non fossero malati" (K.
Rothman, cfr. nota 3). Le differenze individuali, sosteneva Louis, non
vanno negate, ma è necessario astrarre da esse al fine di poter
produrre proposizioni di portata generale per le popolazioni umane. Il
problema consisteva e consiste nello stabilire in quale misura di volta
in volta le differenze tra casi i controlli siano rilevanti o
irrilevanti e si può dire che costituisca il nocciolo
dell'epidemiologia.
9 Principes Généraux de
Statistique Médicale, Paris, 1840.
10 Si tratta dell'articolo Vital
Statistics, comparso in Mc Culloch, A Statistical Account of the
British Empire, pubblicato a Londra nel 1837.
11 Il problema dell'omogeneità
del linguaggio medico rappresenta la premessa per la costituzione dei
gruppi dei casi e dei controlli: prima ancora di trovare controlli
paragonabili ai casi in tutto tranne che nella malattia, è
necessario stabilire chi sono i casi.
12 La sua opera più famosa
è Die Cellularpathologie in ihrer Begründung auf
physiologische und pathologische Gewebelehre, Berlin 1958.
13 Il progetto di rinnovamento della
medicina ideato da Virchow venne diffuso per mezzo del settimanale Die
medizinische Reform, che uscì negli anni 1848 e 1849 coordinato
da Virchow e nel quale la medicina venne programmaticamente definita
"l'avvocato naturale dei poveri".
14 Mittheilungen über die
in Oberschlesien herrschende Typhus-Epidemie, Berlin, 1849.
15 Il problema della
circolarità delle definizioni eziologico-batteriologiche delle
malattie infettive viene messo in evidenza ad esempio da P. Vineis,
Modelli di rischio, Torino 1990. Se si definisce causa di una malattia
infettiva un certo agente e si definiscono casi di quella malattia
tutti e soli i casi in cui si riscontra la presenza di quell'agente, si
formula un asserto infalsificabile: casi di malattia senza la presenza
dell'agente o casi di presenza dell'agente senza la manifestazione
della malattia non varrebbero come falsificazioni della
proposizione "l'agente causa la malattia", perchè per
definizione riguarderebbero qualcos'altro e non quella malattia.