|
La peste e la sagra di Sant'Efisio in Sardegna
Dott.ssa
Alessandra Guidoni
Etnologa
– Cagliari
Da
sempre la peste ha colpito l'immaginario collettivo secondo
modalità che permangono tuttora nella cultura occidentale
(si pensi alla definizione di AIDS come peste del 2000).
Essa ha infatti influenzato la fantasia e la vis creativa
degli scrittori, in quanto dotata di una grande forza
allegorica, poiché rappresenta la dissoluzione delle norme
del vivere civile, dei valori, dei legami familiari e
comunitari: il contagio, misterioso e invisibile, amplifica
la paura del diverso, la difficoltà nel rapporto con
l'altro, promuove comportamenti aggressivi o antisociali. In
effetti tutte le epidemie, e in primis quelle di
peste, hanno nei secoli condizionato la demografia, le
migrazioni, i costumi, la religione e l'economia europea
La
sagra di Sant'Efisio a Cagliari nacque nel 1656, a seguito
del voto civico espresso dai cagliaritani a Sant' Efisio per
debellare l'ennesima epidemia di peste2. L'epidemia cessò
miracolosamente e dalla peste nacque la festa, di cui
quest'anno si è festeggiata la 342' edizione. E' una delle
tradizioni più popolari, sentite e "spettacolari"
della Sardegna: vi convengono sia sardi da tutta l'isola sia
parecchi emigrati nel continente o in altre parti del mondo,
sia turisti, richiamati dal fascino che essa esercita.
L'Europa,
fino alla seconda metà del Seicento(3) ha dovuto combattere
con la peste e con la paura del contagio. L'impatto
psicologico di questo morbo sul mondo occidentale fu forte:
basti pensare ai riferimenti all'epidemia che costellano la
letteratura, sin dalle sue origini. Uno dei primi, a parte
le citazioni bibliche(4) si fa risalire addirittura
all'Iliade omerica. (5) Alcuni studiosi si sono infatti
chiesti se nei versi del I libro vi potesse essere un vago
riferimento ad un'epidemia di peste. Questo perché la peste
colpì varie volte la Grecia, ad opera forse dei barbari:
nel periodo classico terribile e famosa risulta l'epidemia
che colpì Atene nel 430 a.C. di cui resta la superba
descrizione dello storico Tucidide (6), ripresa poi da
Lucrezio nel suo De rerum natura.
Il
morbo penetrò facilmente, a partire dal III secolo a. C.
nel mondo romano, e sconquassò prima la Repubblica e poi
l'Impero, come possiamo vedere dalle Storie dello
scrittore imperiale Ammiano Marcellino(7). La peste si
manifestò con particolare violenza nell'Alto Medioevo:
durante il papato di Gregorio Magno, in concomitanza con le
guerre longobarde, scoppiò una grave epidemia a Roma. Era
il 590 d. C. lacopo da Varagine racconta nella Leggenda
Aurea che, dopo mesi di inutili penitenze, per placare
il castigo divino, papa Gregorio Magno fece portare in
processione la statua della Vergine dalla basilica di S.
Maria Maggiore, con i fedeli che gridavano "a peste,
fame et bello libera nos Domine". Si vide allora,
secondo la leggenda, un angelo sopra il castello dei
Crescenzi che riponeva nel fodero una spada insanguinata.
Gregorio capì che il pericolo era finalmente cessato. Da
allora il castello prese il nome di Castel
Sant'Angelo. (8) Tuttavia, la peste più famosa del Basso
Medioevo rimane quella del 1348, che decimò la popolazione
di tutta Europa. Francesco Petrarca in quell'occasione perse
l'amata Laura, sua musa ispiratrice, colpita fatalmente dal
morbo e Giovanni Boccaccio utilizzò l'epidemia come cornice
del Decameron. Dopo il 1348, la peste colpì molte
altre volte. Più vicina a noi.
E' la celebre peste del 1630, magistralmente descritta ne I
Promessi sposi di Alessandro Manzoni, che volle anche
testimoniare, con la Storia della colonna infame le
persecuzioni, i processi e le morti di tanti innocenti,
considerati a torto "untori". L'eziologia della
peste, infatti, rimase per molti secoli sconosciuta e il
mistero contribuì ad aumentare la componente irrazionale.
Molti pensarono che "streghe", storpi, vagabondi,
fossero i candidati ideali a fregiarsi del titolo di
"untori", in quanto "diversi". Altri
ritennero la peste diabolica, e perciò chi meglio degli
ebrei, comunemente considerati deicidi, potevano esserne
artefici e portatori? La persecuzione contro gli ebrei
naturalmente aveva radici antiche e, ad esempio, la peste
nera del XIV secolo non fece altro che catalizzare le
energie negative contro di loro. Tra il 1348 ed il 1350
infatti nuove calunnie e nuove persecuzioni colpirono gli
ebrei. Nella sola Strasburgo ne vennero bruciati vivi
duemila, e comunque in tutta l'Europa i massacri erano
all'ordine del giorno(IO). Le epidemie, come si è già
detto, influenzarono molto la letteratura. Valga per tutti
la citazione di due celebri romanzi: Diario dell'anno
della peste di D. Defoe, pubblicato nel 1722, ma
ambientato a Londra durante la terribile peste del 1665, e La
peste di A. Camus (1947), ambientato in Algeria, a
Orano, negli anni '40. Qui la peste dilaga e l'epidemia (che
è il simbolo dell'occupazione nazista in Europa) viene
utilizzata per analizzare le reazioni varie e
contraddittorie che scatena negli uomini. Quando l'epidemia
finalmente cessa , il protagonista, il dottor Rieux, invita
significativamente gli abitanti della città a non
abbandonarsi al sonno dell'incoscienza, ma a rimanere
vigili, perché il pericolo del contagio pestilenziale non
scompare mai.
La
scelta del mese di maggio è collegata con antichi riti
pagani propiziatori, di rinnovamento e rinascita della
natura, di cui rimangono innumerevoli tracce negli usi e
costumi sardi(11). Nessuna ricorrenza della vita del santo,
o nella vita di Cagliari, sembra infatti legata a tale data.
Maggio, inoltre, nella società agropastorale sarda è
tradizionalmente il mese della tosatura delle pecore e del
rientro dalla transumanza, e perciò occasione di feste e
banchetti. (12)
S.
Efisio é il martire guerriero patrono di tutta l'isola, e
da tutta l'isola arrivano per partecipare alla processione,
fin dall'alba del 1° maggio, fedeli, gruppi folkloristici,
curiosi e turisti soprattutto stranieri.
Ogni
anno il simulacro del santo è trasportato sul tradizionale
carro trainato da buoi dalla chiesa di S. Anna, nel
quartiere di Stampace, nella cui cripta sarebbe stato
incarcerato il santo, fino alla chiesa di Nora, nei pressi
del luogo del suo martirio. La vestizione del santo è un
rituale molto importante. Il suo abbigliamento in parte
ricorda il costume tipico di un soldato romano, munito di
spada, schinieri e lorica; d'altro canto l'ampio collare in
pizzo, il mantello ricamato finemente ed il pizzetto lo
fanno rassomigliare ad un nobile spagnolo. Il corteo si apre
con is traccas, carri addobbati con corone di
fiori e oggetti della tradizione contadina, (13) tirati da
buoi anch'essi ornati da fiori e nastri colorati. Seguono
molti gruppi folkloristici provenienti da tutta l'isola.
Dopo di loro un drappello di cavalieri, i "Cavalieri
campidanesi", e, con i costumi rossi della guardia
civica, i "Miliziani", scelti soprattutto nei
quattro quartieri storici di Cagliari (l4). Questo corpo di
guardia venne istituito secoli addietro, per proteggere la
processione dalle frequenti incursioni dei banditi lungo la
strada litoranea che da Cagliari conduce a Nora. Dopo i
"Miliziani" viene la "Guardiania", in
frac nero e cilindro, in rappresentanza della nobiltà
cittadina, i cui rappresentanti fanno parte
dell'Arciconfraternita di S. Efisio, e l'AlterNos (l5),
simbolo dell'autorità civile e politica. Infine arrivano in
processione i confratelli e le consorelle in abito
penitenziale, appartenenti anch'essi all'Arciconfraternita
di S.Efisio, i suonatori di launeddas (16) e
il secentesco cocchio dorato di S.Efisio. Dietro di lui il
lungo corteo dei fedeli. Al suo passaggio ha luogo sa
ramadura, il rituale lancio di petali di fiori, rose in primis,
sia dalle finestre e dai balconi che lungo le strade.
Scortato
dalle più alte autorità civili e religiose della città.
S. Efisio andrà a soggiornare a Nora per tre giorni,
rientrando a Cagliari il quattro di maggio, accompagnato in
processione dai fedeli. Il primo Maggio, dopo avere mutato
il primo cocchio con uno più modesto presso la chiesa
campestre di Giorgino, il santo prende la via che costeggia
il golfo di Cagliari, procedendo verso sud ovest. (17)
Il
viaggio include diverse tappe in varie chiese nei paesi di
Sarroch e di San Pietro, tra Cagliari e Nora. Qui il santo
"soggiorna" per la notte, e spesso viene
abbigliato in modo diverso. Numerosi tratti del tragitto su
cui passa il corteo di Sant' Efisio sono coperti di fiori.
E'
interessante assistere alla penultima tappa del viaggio di
Sant' Efisio, nel paese di Pula, dove il santo arriva il 2
Maggio. Gli abitanti del paese infatti fanno ancor oggi a
gara nel preparare i vicoli e le strette strade al passaggio
del santo: fiori variopinti, in particolare garofani, piante
di palma, petali di rosa ornano e abbelliscono le case, i
tipici cortili, i muri, l'asfalto. Lungo i pali della luce
sono fissati dei festoni di carta colorata. Le case decorate
più riccamente sono oggetto di commenti lusinghieri ma
anche di invidia, da parte dei compaesani, che esprimono ad
alta voce, spesso in campidanese (l8), le proprie opinioni
al riguardo, mentre aspettano sulla soglia dei tipici
portoni in legno o in ferro battuto, il passaggio della
processione. Verso sera il santo arriva a Nora, nella
chiesetta a lui dedicata. Tutto il giorno seguente è
dedicato alla festa a Nora. Il quarto giorno (4 Maggio) il
santo viene trasportato da Nora a Cagliari. La festa si
conclude con l'augurio beneaugurante Atrus annus che
significa "ad altri anni", proprio per augurare
continuità alla tradizione della sagra. (19)
Se
nella seconda metà del Seicento la peste cessa in Europa,
altrove dilaga: laddove le condizioni sanitarie sono pessime
e la denutrizione, la povertà sono un male comune, fino ad
arrivare ai giorni nostri, senza dare tregua. Essa infatti
colpisce tuttora alcune aree dell'Africa, del Sud America,
dell'Asia. Ma che cos'è dunque la Peste? In proposito, ho
intervistato il Prof. Giuseppe Angioni, Primario del reparto
di Malattie Infettive Tropicali dell'Ospedale S.S.Trinità
di Cagliari.
"Che
cos'è la Peste?"
Angioni.
"E' una malattia infettiva acuta, contagiosa, trasmessa
da un parassita, la pulce del ratto, da cui è stata
infettata in precedenza. E' una zoonosi, cioè una malattia
che di solito colpisce topi, roditori, animali selvatici
insomma; in determinate occasioni però può diventare
antropozoonosi: l'uomo quindi non è ospite abituale ma
accidentale nella catena della malattia."
"In
quali particolari condizioni la pulce infetta si trasferisce
sull'uomo ?
"In
caso di promiscuità, scarse condizioni igieniche."
Quanto
dura il periodo d'incubazione?
"Attorno
alla settimana, dopo la puntura della pulce. Poi si
manifesta la malattia, in genere con febbri alte e
decadimento dello stato generale. Bisogna però specificare
che esistono tre tipi di peste: la bubbonica, la setticemica
e la polmonare, che è la più contagiosa e pericolosa.
Quest'ultima infatti, colpendo quasi tutto il polmone,
provoca
una
polmonite assai grave. Se non è diagnosticata e curata
nelle prime 24 ore conduce spesso alla morte. La percentuale
degli infettati è sempre altissima: naturalmente dipende
dallo stato di salute della persona, che in stato di
denutrizione, debolezza, difese immunitarie abbassate ecc.,
viene molto più facilmente colpita."
"Comunque
è sufficiente un colpo di tosse per trasmettere la peste
polmonare, vero?"
"Sì
purtroppo. La tempestività della cura a questo punto è
molto importante: usando antibiotici come la tetraciclina,
la chemiocetina, la streptomicina a dosaggi sostenuti
l'organismo infettato migliora e guarisce
completamente."
"La
peste potrebbe colpire l'Europa, così come accadeva sino
agli inizi del '700?'
"Per
fortuna non ci sono le condizioni per il suo sviluppo; le
condizioni igienico-sanitarie sono molto buone, per quanto
ce ne lamentiamo, non c'è denutrizione né sottosviluppo.
La nostra organizzazione sanitaria inoltre è in grado di
far fronte ad una malattia del genere, isolando i casi e
sensibilizzando la popolazione. La peste è una malattia
molto legata alle condizioni socio-economiche, i cui focolai
sono là appunto dove c'è miseria, sottosviluppo, precarie
condizioni igieniche."
Ormai
la peste al giorno d'oggi è perfettamente curabile e
inoltre é assai improbabile che colpisca l’Occidente.
Eppure, forse perché si tratta di un nemico invisibile e
imprevedibile, forse perché nei secoli addietro
l'Europa è stata martoriata da rovinose epidemie (v. il
riquadro sulla peste nella letteratura), il suo nome (20)
viene ancor oggi usato come metafora di cataclismi,
flagelli, morbi e non ha ancora smesso di avere un fascino
sinistro, tanto che persino Intemet ne è invasa. Una
ricerca generale sull'argomento rischia di portare ad un
naufragio cognitivo nel cyberspazio; infatti, digitando sul
motore di ricerca Altavista (21) la parola chiave
"peste" si aprono al navigatore oceani di siti:
sono oltre 17000, molti dei quali naturalmente sono dedicati
ad argomenti non attinenti a quanto abbiamo esposto finora (2
2).
Tra
i siti da me presi in esame segnalo senz'altro l'ipertesto,
tutto italiano, sulla storia della peste, notevole per
l'accuratezza e la completezza delle informazioni contenute:
http://www.ve.Nettuno.it/scuola/pacinotti/peste/default.htm
Esistono
inoltre, allo stato attuale delle conoscenze, oltre un
centinaio di siti su S. Efisio, quasi tutti messi in rete da
Intemet Providers sardi. Parecchi sono veramente
interessanti, perché contengono foto inedite o addirittura
filmati della sagra, oltre ad una miniera di informazioni.
Molto bello il sito dotato di un vero e proprio book
fotografico sulla sagra di S.Efisio:
http://www.essenet.it/it/sefisio/
book/index.htm"
La
pubblicazione in rete della sagra di Sant' Efisio fa parte
di una dinamica complessa che vorrebbe unire la tradizione
all'innovazione, ma, a mio parere vi riesce solo in parte: i
media utilizzati, l'ipertesto e Intemet non cambiano
solo la forma esteriore delle informazioni, ma strutturano i
contenuti in un certo modo, e a lungo andare modificano le
modalità di fruizione e i significati di tale fruizione da
parte degli utenti, in una misura che va ben oltre le
intenzioni.
In
Sardegna la festa in onore di S. Efisio è molto sentita e
la partecipazione è enorme: il carro del santo è seguito
da una turba di penitenti, di ammalati e quant'altro, con la
speranza di una guarigione, di una grazia, di un perdono. E'
evidente allora notare come in questa istituzione
convergano, oltre al rito cattolico, anche elementi pagani e
appartenenti alla sfera delle tradizioni popolari. La natura
conservativa della cultura sarda ha fatto sì che tutte
queste componenti si siano fuse in modo abbastanza armonico,
sino a formare quello straordinario melting pot di
fede, folklore, rito, spettacolo reliquie, costumi, fiori
che costituisce oggi la festa di Sant' Efisio a 342 anni
dalla sua istituzione.
Note
1
V. ad esempio: K. Belgolt, La peste nera, Ed. Piemme,
Milano, 1997; P. Preto, Epidemia, paura e politica
nell'Italia moderna, Latèrza, Bari, 1987; M. Livi Bacci,
Storia minima della popolazione del mondo, Loescher
, Torino, 1989; W. Mc Neill, La peste nella storia, Einaudi,
Torino, 1991.
2
In Sardegna, tacendo dei tempi antichi, tra il 1300 e il
1600 ci furono diverse epidemie di peste. I fedeli,
ritenendo per lo più la malattia come un castigo divino,
invocavano la Madonna di Bonaria (il cui appellativo stesso
bon-aria evoca sanità), San Sebastiano, San Rocco e
naturalmente Sant' Efisio. Nel 1548 a Cagliari ci fu il
primo voto civico rivolto a Sant' Efisio. La peste colpì
nuovamente la Sardegna nel 1578 e nel 1582. La festa dei
Candelieri in onore della Vergine Assunta, a Sassari, risale
al voto civico fatto appunto nel 1582, che fece cessare
miracolosamente la peste.Tra il 1652 ed il 1656 la peste si
diffuse di nuovo in Sardegna. Nel 1656 i cagliaritani
chiesero l'intercessione della Madonna di Bonaria e di
Sant'Efisio, portando i loro simulacri in processione fino a
Nora: la peste cessò e da allora, il 1° Maggio, si svolge
ogni anno la processione dedicata a Sant'Efisio martire.
3
In Europa le ultime epidemie di peste risalgono al 1650-1669
circa. Dopo i casi isolati di Marsiglia (1720) e di Messina
(1 743), essa scomparve.
4
Paolo de Magistris, Dalla peste alla festa, Edizioni
della Torre, Cagliari, 1993, pp.11-14
5
Cfr. Omero, Iliade, a cura di Rosa Calzecchi Onesti,
Einaudi, Torino, 1950, Libro 1, vv. 9-10 e vv.43-52.
6
Cfr. Tucidide, La guerra del Peloponneso, Guanda,
Milano, 1978, libro Il, par. 47-58.
7
Cfr. M. Ammiano, Stoyie, Rusconi, Milano, 1989, Capitoli XIX
e XXIII.
8
Paolo de Magistris, Op. cit., pp.20-21
9
Ibidem, p.34.
10
Si veda in proposito il sito sulle persecuzioni degli ebrei,
molto esauriente, curato da Marco Paganoni. http://internes.it/boll/Antisemitismo2.htm
11
V. in proposito il bel libro di Dolores Turchi, Maschere,
miti esiti della Sardegna, Newton Compton, Roma,
1990.
12
Salvatore Pirisinu, 10Ofeste, guida alleaste tradizionali
della Sardegna, Prefazione ed idea di Clara Gallini,
EDES, Cagliari, 1988, p. 28. In Maggio si svolgono in tutta
la Sardegna numerose sagre, tra cui quella di Sant'Isidoro,
protettore dei contadini, durante la quale avvengono le
caratteristiche processioni di buoi parati a festa e di
cavalli.
13
Prodotti dei campi, utensili della casa, come cesti di
vimini, oggetti in legno, splendidi tessuti , e prodotti
tipici.
14
Sono: Villanova, Stampace, Marina e San Michele.
15
Il titolo risale alla dominazione spagnola dell'isola (Luigi
Spanu, Guida alle sagre della Sardegna, Edizioni
Castello, Cagliari, 1989, p. 54)
16
Tipico strumento a fiato sardo, che sembra essere precedente
alla dominazione punica. (Gian Paolo Caredda, Sagre e
feste della Sardegna, Edizioni della Torre, Cagliari,
1990, p.351).
17
L. Spanu, Op. cit., p.61.
18
Il campidanese è una delle due varianti principali della
lingua sarda (limba) insieme al logudorese.
19
AA.VV., La Sardegna, Enciclopedia a cura di Manlio
Brigaglia, Edizioni della Torre, Cagliari, 1994, p. 1 32.
20
Dal termine latino pestis, che significa distruzione, forse
dalla radice ped-s, che quindi andrebbe connessa ai concetti
di caduta e poi di decadimento, corruzione, attraverso I's-
desiderativo. G.Devoto, Avviamento all'etimologia
italiana, Mondadori, Milano, 1979, p.314.
21
http://www.altavista.digital.com
22
Un'ultima curiosità: la parola "untore" annovera
più di 80 siti, e ciò è sintomatico, a mio parere, della
rilevanza della connotazione che il suddetto termine ha
tuttora.
23
Si v. a questo proposito la Prefazione di Giulio Angioni al
bel libro di G. Deidda, A.Della Maria, Sagre, riti e
feste popolari della Sardegna, lanus, Cagliari,
1987, pp. 15-16, nella quale l'Autore riconosce un ruolo
sempre più importante all'industria del divertimento e del
tempo libero nelle sagre "tradizionali".
|