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Medicina e divinazione: il calendario azteca
Lourdes
Velázquez González
Gli
antenati lasciano ai loro discendenti documenti e ricordi, e
allo stesso modo le epoche della storia lasciano spesso alle
epoche successive documenti che servono a trasmettere la
memoria del passato, a ricostruire la verità dei fatti e il
loro significato, ciascuno con un proprio linguaggio: orale
o scritto, cuneiforme o geroglifico, e secondo una varietà
di stili comunicativi assai grande (ad esempio, alcuni
narrano della creazione del mondo in forma di leggende molto
complesse, e utilizzano per illustrarle le forme più
elevate dell’espressione artistica, sia essa letteraria o
figurativa).
Così i popoli del Messico antico trasmisero la loro storia
per mezzo della parola orale, oppure la dipinsero su rotoli
di <papel amate> o di pelle di cervo. Quando
l’evento era ai loro occhi particolarmente significativo,
lo scolpirono su una pietra che chiamiamo <stele>:
La stele è un cippo,
volontà di memoria intagliata
nella pietra,
le stele del Messico preispanico
costituivano una modalità
del linguaggio collettivo;
elevate sulle pubbliche piazze,
ai piedi delle scalinate dei templi,
ricordavano l’eclissi, le gesta guerresche
o l’evento magico.
Sfida di composizione e sintesi,
segno di comunicazione,
le stele sono opere d’arte
che, in molti casi,
rendono omaggio personale al monarca,
al sacerdote, all’eroe,
o alla divinità.
Queste
parole, scritte da due autori contemporanei nell’occasione
della dedica di una stele in omaggio a Sigmund Freud,
elencano alcuni elementi importanti del valore storico e
testimoniale delle stele, ma non menzionano altri fattori più
complessi: in alcuni casi molto speciali, le stele possono
addirittura costituire la sintesi potente di una visione
cosmica, di un sapere astronomico, di una tradizione
sapienziale, di una scienza divinatoria, in cui esattezza di
calcolo, potenza di previsione, dottrine filosofiche,
concezioni teologiche, indicazioni per la condotta
dell’esistenza umana si mescolano in un intreccio
complesso, i cui elementi si possono districare soltanto
mediante un lavoro di accurata interpretazione. Tale è il
caso della stele di cui vogliamo brevemente occuparci, nota
col nome di <Pietra del Sole> e chiamata spesso anche
<Calendario Azteca>. Il suo nome corretto è Cuauhxicalli
che, in lingua náhuatl, significa <ricettacolo dell’aquila>:
come abbiamo detto, non si tratta solamente di un
calendario, ma anche di una pietra che commemorava una data
sacra, dal momento che, allo stesso modo delle stele mayas,
certe pietre azteche ricordavano la festa rituale celebrata
ogni cinquantadue anni, ossia la festa del fuoco nuovo.
Tale
pietra è chiamata pure <Stele dei Soli>, poiché su
di essa sono compendiate le vicende dei cinque <Soli>,
o ere cosmiche, che, secondo la cosmologia náhuatl, si sono
succedute dall’origine del mondo sino all’epoca attuale.
Come afferma un autore che le ha dedicato una monografia,
essa <è> l’espressione materiale dell’anelito di
un popolo; dà risposta al mistero della creazione, dice
come si debbono ringraziare gli dei per il sacrificio da
loro compiuto per dar vita agli esseri umani; nello stesso
tempo indica con quale volto e personalità é
caratterizzato ogni individuo u mano - a seconda dell’ora
e del giorno della sua nascita - e come può cambiare il
proprio destino. Permette inoltre di conoscere ogni momento
del giorno, del mese, degli anni e dei secoli della vicenda
cosmica e umana. Contiene inoltre il computo delle rotazioni
attorno al Sole della Luna, delle stelle, dei pianeti e
delle comete, in alcuni casi unitamente alle loro
congiunzioni. La conoscenza del tempo e dello spazio offre a
questo popolo fiducia e identità.
Oggi
si afferma che nessuno dei calendari usati dall’uomo, in
tutti i tempi e paesi, è stato tanto esatto quanto la
Pietra del Sole o Calendario Azteca, affermazione che
risulta sempre più confermata dalle ricerche che su di essa
sono state eseguite a livello internazionale. Il computo del
tempo nel calendario azteca era talmente esatto che era
sufficiente aggiungervi un giorno in più ogni 500 anni per
renderlo conforme alla realtà astronomica. Le settimane
azteche erano di 5 giorni, i mesi di 20 giorni, gli anni di
320 giorni, e i secoli di 104 anni, divisi in due periodi di
52 anni ciascuno. Tutta la complessa scienza astronomica
indigena, che produsse come risultato l’anno azteca, si
trova iscritta in questo calendario..
Questa
stele è un monolito di 3 metri di diametro e del peso di 20
tonnellate. Secondo Raúl Noriega, autore di uno degli studi
più importanti dedicati a questa pietra: <non si tratta
di un altare votivo dedicato al Sole, bensì di una Pietra
Cosmografica, ossia di un monumeto recante iscrizioni e dati
cosmografici, unico nel suo genere nel mondo, e il cui
studio scientifico potrebbe aiutare a risolvere problemi di
cronologia che non poterono risolvere gli antichi astronomi
egiziani, indiani e cinesi>. Fatto in realtà
stupefacente.
La
pietra venne scolpita durante il regno del sesto imperatore
azteca, Axayacatl, nel’anno 13 acatl, corrispondente al
1479 dell’era cristiana, e fu collocata nel Tempio
Maggiore della Città del Messico. Dopo che gli Spagnoli
conquistarono l’impero azteca nel 1521, procedettero alla
<distruzione degli idoli> e la Pietra del Sole venne
gettata nella Piazza Grande. L’arcivescovo fra’ Alonso
de Montúfar ordinò che fosse seppellita, in considerazione
dei gravi delitti di morte che erano stati commessi sopra di
essa (evidentemente, le autorità ecclesiastiche spagnole
ritenevano che questa fosse stata una pietra o altare
rituale sul quale venivano compiuti sacrifici umani).
Ritrovata in questo luogo nel 1790, essa venne trasferita
nella torre occidentale della Cattedrale del Messico, dove
rimase fino al 1885, anno in cui fu inviata al Museo
Nazionale di Antropologia e Storia, dove si trova tuttora.
Volendo
indicare il motivo che indusse a creare questo monumento,
l’ipotesi più ragionevole appare quella secondo cui i
reggitori degli Aztechi vollero realizzare una sorta di
<simbolo> (nel senso forte e profondo secondo cui, ad
esempio, i cristiani chiamano <simbolo degli Apostoli>
una certa versione del Credo) che riassumesse nel
modo più semplice e accessibile le ragioni dell’esistenza
umana: conoscere dove si situa l’uomo negli spazi
dell’universo in ogni mese dell’anno era considerato
come parte della comunione delle divinità con il loro
popolo. Da questo punto di vista, la Stele dei Soli o Pietra
del Sole è forse la testimonianza dottrinale più
importante degli Aztechi e delle altre culture di lingua náhuatl:
culture che, al momento della conquista spagnola, avevano
raggiunto livelli altissimi nel campo dell’arte, della
filosofia, delle conoscenze naturali e umane. Per questo non
possiamo stupirci che, nella storia universale dell’arte,
esistano ben pochi esempi di creazioni plastiche
iconografiche capaci di racchiudere in uno spazio limitato
significati tanto numerosi e profondi, capaci di trasmettere
al proprio popolo, nel medesimo tempo, godimento estetico e
significato per la vita collettiva.
Su
questa stele sono rappresentati i <Soli> scomparsi
(ossia le ere cosmiche già tramontate), unitamente alle
loro relazioni con i giorni, i mesi, gli anni, i secoli, e
con le zone e gli spazi legati ai punti cardinali, alle ore
del giorno e della notte, alle stagioni. Vi si collegano le
predizioni dei destini umani e la possibilità di indicare i
giorni propizi e nefasti; vi sono segnalate tutte le
cerimonie e feste importanti. Sulla superficie di questa
grande scultura sono evidenziati gli influssi delle eclissi
e delle comete e, in generale, le varie relazioni cosmiche.
Per queste diverse ragioni gli studiosi sono pervenuti alla
conclusione che questa stele sintetizza due tipi di
calendario: quello solare e quello divinatorio. E’ cosa
nota che, presso molte culture, esistono tipi di calendario
diversi: astronomici, civili, religiosi, ciascuno
rispondente alle diverse esigenze pratiche, simboliche,
spirituali, che inducono gli uomini a scandire il tempo e a
fissare le date di certe ricorrenze di particolare
importanza sociale e collettiva. Tuttavia tali calendari
sono solitamente disgiunti, e capaci di dar luogo soltanto
saltuariamente ad alcune <coincidenze> fortuite ed
irregolari, o comunque abbastanza difficili da stabilire.
Nel caso degli Aztechi, invece, si realizzò con successo lo
sforzo eccezionale (dal punto di vista teorico e
computazionale) di unificare in un solo calendario i diversi
aspetti della scansione per così dire <scientifica> e
<simbolico-esistenziale> del tempo. Pertanto, risultò
loro possibile, come già si è detto, non soltanto fissare
un ordine oggettivo dei giorni e degli anni (basato
essenzialmente sulla scienza stronomica), capace di
consentire la determinazione di date passate e future
con sorprendente esattezza, ma anche di identificare i
giorni più adatti per intraprendere, ad esempio, i lavori
agricoli sulla scorta di questo <orologio solare>.
Stando
così le cose, si comprende come non avessero tutti i torti
i conquistatori spagnoli nell’attribuire a questa stele
anche un forte significato religioso. Essi lo
banalizzarono, riducendolo ad un’espressione di idolatria,
ma in realtà questa scultura esprime anche una forma di
adorazione del Sole, nella quale si insegna come porsi in
relazione con questo simbolo della divinità suprema,
riassumendo le diverse dottrine morali e religiose dei Náhuas
(su cui siamo abbondantemente informati sulla base dei
codici pervenutici), nelle quali si illustra come l’uomo
sia impegnato a conservare, attraverso le sue opere, il
movimento del sole e l’equilibrio cosmico.
In
modo del tutto analogo, è vero che interpretando questa
stele si possono ritrovare i tempi di rotazione dei pianeti
visibili ad occhio nudo (come Venere, Giove, Marte e
Saturno), così come le fasi lunari e le diverse
congiunzioni di questi corpi celesti (il che diede ai
sapienti messicani la possibilità di predire eclissi e
l’apparizione di comete). Tuttavia non si deve
sottovalutare il fatto che queste conoscenze strettamente
astronomiche davano luogo ad extrapolazioni riguardanti
addirittura la genesi della terra e le modalità della sua
futura scomparsa, all’interno di una vera e propria cosmologia
filosofica caratterizzata da un profondo senso della
caducità di tutto quanto esiste. Secondo tale cosmologia,
infatti, il mondo è destinato alla distruzione, esso è
sogetto ad un termine, al quale non sfuggono perfino le
divinità: in questo senso, tutto è soggetto ad un destino
non eludibile e prefissato, la cui logica non è dato
all’uomo di cogliere. Tuttavia l’uomo non è totalmente
impotente di fronte a questo destino: la sua arma è la conoscenza,
e se egli non è in grado di cogliere il perché di
questo decorso di caducità, può per lo meno indagarne il come,
ossia descriverne e predirne l’andamento:
dall’osservazione dei cieli sorgono la conoscneza e la
misura delle rivoluzioni astrali e risulta possibile la loro
riduzione entro l’ambito di calendari utilizzabili per il
computo del tempo, ma anche per pronosticare eventi futuri e
predire la buona o cattiva sorte delle persone. I cultori di
questa scienza erano chiamati Tonalapohualli.
Dopo
queste premesse di carattere generale, possiamo venire al
tema che più direttamente ci interessa, cioè ai rapporti
fra il calendario divinatorio e la medicina. Due aspetti
essenziali risaltano nel rapporto fra tale alendario e le
malattie. Il primo consiste nell’influsso esercitato dal
giorno della nascita (o della purificazione lustrale) sopra
lo stato di salute generale dell’individuo: ad esempio, i
nati nel giorno del coniglio avrebbero avuto tendenza
all’ubriachezza, e sarebbero addirittura morti in
conseguenza dell’assunzione di alcool; i nati sotto il
segno del cane sarebbero sempre stati malaticci, e via
dicendo (considereremo in dettaglio questo aspetto più
avanti, quando passeremo in rassegna le caratteristiche
particolari dei singoli giorni).
Rientrano
in questo quadro le azioni benefiche o malefiche che,
secondo il pensiero náhuatl, derivavano proprio
dall’ordine cosmico, in quanto esercitate da determinati
astri in giorni specifici del calendario. I raggi degli
astri, infatti, erano pensati come loro emanazioni e, più
esattamente, come azioni delle loro <anime>
rispettive, che potevano essere anche molto pericolose. Ad
esempio, la luce dell’alba (intesa come personificazione
di Quetzalcoatl sotto la denominazione e identità di
Tlahuizcalpantecuhtli) attaccava diversi tipi di persone a
seconda dei vari segni calendarici: i vecchi nei giorni ce-cipactli;
gli adolescenti nei giorni ce-ocelot, ce-mázatl e ce-tochtli;
i governanti nei giorni ce-miquiztli e ce-acatl,
soprattutto se nel primo segno appariva la stella del
mattivo.E’ così che ogni uomo personificava tutta una
serie di influssi astrologicamente predicibili, in base ai
quali avrebbe dovuto affrontare i rischi e i pericoli che
gli preparava il destino. Nel medesimo tempo, la
composizione stessa del suo corpo era di per sé espressione
di qualcuna di queste forze cosmiche.
E’
giunto sino a noi, nel codice Vaticano Latino, uno schema
(riprodotto nella figura sottostante) che indica le
corrispondenze fra gli organi del corpo e i segni del
calendario: il cuore si rapporta al segno ollin (movimento),
il fegato al segno cipactli (l’animale che simbolizza la
terra), il pene con il segno coatl (il serpente), il piede
col segno mazatl (il cervo), gli intestini col segno
malinalli (un’erba attorcigliata), la matrice col segno
cuetzpalin (la lucertola), e così via. E’ stata avanzata
l’obiezione che il fatto che tali dati si incontrino in un
testo indigeno, redatto però verso la metà del secolo XVI,_
indicherebbe la presenza di un influsso europeo, dal momento
che l’astrologia era un elemento molto importante nella
cultura europea de tale epoca, cosicché i segni calendarici
preispanici, applicati alle parti del corpo, sarebbero
solamente i sostituti dei ben noti segni zodiacali. Tuttavia
l’esistenza di antecedenti preispanici di ciò che in
seguito fu chiamata la <astrologia giudiziaria> (nella
quale si teneva conto degli influssi più che astrali dei
quadranti del calendario divinatorio e dei molteplici dati
riferentisi al destino e alla sorte degli esseri umani
determinati essi pure in funzione di tali influssi)
consentono di pensare che tali credenze hanno un’origine
chiaramente preispanica.
Il
secondo aspetto non riguardava direttamente la persona,
quanto piuttosto il decorso che avrebbe seguito la malattia.
Così, ad esempio, ogni infermità che iniziasse nei giorni
chiamati nemontemi (che erano gli ultimi cinque giorni
dell’anno e corrispondevano ai quattro ultimi giorni di
gennaio e al primo di febbraio del nostro calendario) erano
considerate incurabili, e si diceva che si dovevano
somministrare ai malati delle medicine, lasciando però alla
misericordia delle divinità la rara possiblità che
potessero guarire. Lo stesso accadeva a coloro che si
ammalavano nel giorno uno della scimmia, in quanto il loro
problema veniva aggravato dall’influsso negativo
esercitato dalle cihuateteo (ossia le donne morte durante il
parto). Inoltre, le comete, che venivano a rompere
l’ordine celeste, presagivano grandi calamità che non si
risolvevano col passar del calendario.
Dentro
questo quadro concettuale, l’uomo, concepito come creatura
prodotta dagli dei, dipendeva da loro nella vita e nella
morte, in conformità con gli influssi per lui decretati a
seconda del giorno in cui era nato e in cui era stato
purificato. Tuttavia aveva a propria disposizione il
rituale, mediante cui poteva sempre effettuare il tentativo
di provocare il ripetersi di azioni quali si erano
verificate in qualche mito. Aveva pure la possiblità di
praticare orazioni e sacrifici, di utilizzare amuleti e
talismani, in una parola, di ingraziarsi le divinità, e
specialmente quelle che proteggevano la località del
calpulli o del gruppo (nel caso dei Mexicas, di
Huitzilopochtli). Così pure, curando l’educazione, lo
spirito di sacrificio personale, l’osservazione dei cieli
e del mondo, poteva formarsi una personalità (chiamata
metaforicamente <un volto e un cuore>) e acquisire in
tal modo più possibilità di risolvere le difficoltà e i
problemi della vita. Debole di fronte alle forze cosmiche,,
ma dotato di intelligenza e raziocinio che gli consentivano
di prender posizione verso di esse e di realizzare
comportamenti tesi a dirigerle e incanalarle, l’uomo
preispanico ricercò sempre una vita migliore sulla terra e
un’opzione migliore per trascendersi nel tempo. La
risposta al primo problema risiede nel suo modo di concepire
la salute e la malattia, nonché i metodi da usare per
conservare la prima e combattere la seconda.
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