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Anno II

Numero I

Gennaio - Febbraio 1998

 

Medicina e divinazione: il calendario azteca

 

 

Lourdes Velázquez González

 

 

 

Gli antenati lasciano ai loro discendenti documenti e ricordi, e allo stesso modo le epoche della storia lasciano spesso alle epoche successive documenti che servono a trasmettere la memoria del passato, a ricostruire la verità dei fatti e il loro significato, ciascuno con un proprio linguaggio: orale o scritto, cuneiforme o geroglifico, e secondo una varietà di stili comunicativi assai grande (ad esempio, alcuni narrano della creazione del mondo in forma di leggende molto complesse, e utilizzano per illustrarle le forme più elevate dell’espressione artistica, sia essa letteraria o figurativa).
Così i popoli del Messico antico trasmisero la loro storia per mezzo della parola orale, oppure la dipinsero su rotoli di <papel amate> o di pelle di cervo. Quando l’evento era ai loro occhi particolarmente significativo, lo scolpirono su una pietra che chiamiamo <stele>:

La stele è un cippo,
volontà di memoria intagliata
nella pietra,
le stele del Messico preispanico
costituivano una modalità
del linguaggio collettivo;
elevate sulle pubbliche piazze,
ai piedi delle scalinate dei templi,
ricordavano l’eclissi, le gesta guerresche
o l’evento magico.
Sfida di composizione e sintesi,
segno di comunicazione,
le stele sono opere d’arte
che, in molti casi,
rendono omaggio personale al monarca,
al sacerdote, all’eroe,
o alla divinità.

Queste parole, scritte da due autori contemporanei nell’occasione della dedica di una stele in omaggio a Sigmund Freud, elencano alcuni elementi importanti del valore storico e testimoniale delle stele, ma non menzionano altri fattori più complessi: in alcuni casi molto speciali, le stele possono addirittura costituire la sintesi potente di una visione cosmica, di un sapere astronomico, di una tradizione sapienziale, di una scienza divinatoria, in cui esattezza di calcolo, potenza di previsione, dottrine filosofiche, concezioni teologiche, indicazioni per la condotta dell’esistenza umana si mescolano in un intreccio complesso, i cui elementi si possono districare soltanto mediante un lavoro di accurata interpretazione. Tale è il caso della stele di cui vogliamo brevemente occuparci, nota col nome di <Pietra del Sole> e chiamata spesso anche <Calendario Azteca>. Il suo nome corretto è Cuauhxicalli che, in lingua náhuatl, significa <ricettacolo dell’aquila>: come abbiamo detto, non si tratta solamente di un calendario, ma anche di una pietra che commemorava una data sacra, dal momento che, allo stesso modo delle stele mayas, certe pietre azteche ricordavano la festa rituale celebrata ogni cinquantadue anni, ossia la festa del fuoco nuovo.

Tale pietra è chiamata pure <Stele dei Soli>, poiché su di essa sono compendiate le vicende dei cinque <Soli>, o ere cosmiche, che, secondo la cosmologia náhuatl, si sono succedute dall’origine del mondo sino all’epoca attuale. Come afferma un autore che le ha dedicato una monografia, essa <è> l’espressione materiale dell’anelito di un popolo; dà risposta al mistero della creazione, dice come si debbono ringraziare gli dei per il sacrificio da loro compiuto per dar vita agli esseri umani; nello stesso tempo indica con quale volto e personalità é caratterizzato ogni individuo u mano - a seconda dell’ora e del giorno della sua nascita - e come può cambiare il proprio destino. Permette inoltre di conoscere ogni momento del giorno, del mese, degli anni e dei secoli della vicenda cosmica e umana. Contiene inoltre il computo delle rotazioni attorno al Sole della Luna, delle stelle, dei pianeti e delle comete, in alcuni casi unitamente alle loro congiunzioni. La conoscenza del tempo e dello spazio offre a questo popolo fiducia e identità.

Oggi si afferma che nessuno dei calendari usati dall’uomo, in tutti i tempi e paesi, è stato tanto esatto quanto la Pietra del Sole o Calendario Azteca, affermazione che risulta sempre più confermata dalle ricerche che su di essa sono state eseguite a livello internazionale. Il computo del tempo nel calendario azteca era talmente esatto che era sufficiente aggiungervi un giorno in più ogni 500 anni per renderlo conforme alla realtà astronomica. Le settimane azteche erano di 5 giorni, i mesi di 20 giorni, gli anni di 320 giorni, e i secoli di 104 anni, divisi in due periodi di 52 anni ciascuno. Tutta la complessa scienza astronomica indigena, che produsse come risultato l’anno azteca, si trova iscritta in questo calendario..

Questa stele è un monolito di 3 metri di diametro e del peso di 20 tonnellate. Secondo Raúl Noriega, autore di uno degli studi più importanti dedicati a questa pietra: <non si tratta di un altare votivo dedicato al Sole, bensì di una Pietra Cosmografica, ossia di un monumeto recante iscrizioni e dati cosmografici, unico nel suo genere nel mondo, e il cui studio scientifico potrebbe aiutare a risolvere problemi di cronologia che non poterono risolvere gli antichi astronomi egiziani, indiani e cinesi>. Fatto in realtà stupefacente.

La pietra venne scolpita durante il regno del sesto imperatore azteca, Axayacatl, nel’anno 13 acatl, corrispondente al 1479 dell’era cristiana, e fu collocata nel Tempio Maggiore della Città del Messico. Dopo che gli Spagnoli conquistarono l’impero azteca nel 1521, procedettero alla <distruzione degli idoli> e la Pietra del Sole venne gettata nella Piazza Grande. L’arcivescovo fra’ Alonso de Montúfar ordinò che fosse seppellita, in considerazione dei gravi delitti di morte che erano stati commessi sopra di essa (evidentemente, le autorità ecclesiastiche spagnole ritenevano che questa fosse stata una pietra o altare rituale sul quale venivano compiuti sacrifici umani). Ritrovata in questo luogo nel 1790, essa venne trasferita nella torre occidentale della Cattedrale del Messico, dove rimase fino al 1885, anno in cui fu inviata al Museo Nazionale di Antropologia e Storia, dove si trova tuttora.

 

Volendo indicare il motivo che indusse a creare questo monumento, l’ipotesi più ragionevole appare quella secondo cui i reggitori degli Aztechi vollero realizzare una sorta di <simbolo> (nel senso forte e profondo secondo cui, ad esempio, i cristiani chiamano <simbolo degli Apostoli> una certa versione del Credo) che riassumesse nel modo più semplice e accessibile le ragioni dell’esistenza umana: conoscere dove si situa l’uomo negli spazi dell’universo in ogni mese dell’anno era considerato come parte della comunione delle divinità con il loro popolo. Da questo punto di vista, la Stele dei Soli o Pietra del Sole è forse la testimonianza dottrinale più importante degli Aztechi e delle altre culture di lingua náhuatl: culture che, al momento della conquista spagnola, avevano raggiunto livelli altissimi nel campo dell’arte, della filosofia, delle conoscenze naturali e umane. Per questo non possiamo stupirci che, nella storia universale dell’arte, esistano ben pochi esempi di creazioni plastiche iconografiche capaci di racchiudere in uno spazio limitato significati tanto numerosi e profondi, capaci di trasmettere al proprio popolo, nel medesimo tempo, godimento estetico e significato per la vita collettiva.

Su questa stele sono rappresentati i <Soli> scomparsi (ossia le ere cosmiche già tramontate), unitamente alle loro relazioni con i giorni, i mesi, gli anni, i secoli, e con le zone e gli spazi legati ai punti cardinali, alle ore del giorno e della notte, alle stagioni. Vi si collegano le predizioni dei destini umani e la possibilità di indicare i giorni propizi e nefasti; vi sono segnalate tutte le cerimonie e feste importanti. Sulla superficie di questa grande scultura sono evidenziati gli influssi delle eclissi e delle comete e, in generale, le varie relazioni cosmiche. Per queste diverse ragioni gli studiosi sono pervenuti alla conclusione che questa stele sintetizza due tipi di calendario: quello solare e quello divinatorio. E’ cosa nota che, presso molte culture, esistono tipi di calendario diversi: astronomici, civili, religiosi, ciascuno rispondente alle diverse esigenze pratiche, simboliche, spirituali, che inducono gli uomini a scandire il tempo e a fissare le date di certe ricorrenze di particolare importanza sociale e collettiva. Tuttavia tali calendari sono solitamente disgiunti, e capaci di dar luogo soltanto saltuariamente ad alcune <coincidenze> fortuite ed irregolari, o comunque abbastanza difficili da stabilire. Nel caso degli Aztechi, invece, si realizzò con successo lo sforzo eccezionale (dal punto di vista teorico e computazionale) di unificare in un solo calendario i diversi aspetti della scansione per così dire <scientifica> e <simbolico-esistenziale> del tempo. Pertanto, risultò loro possibile, come già si è detto, non soltanto fissare un ordine oggettivo dei giorni e degli anni (basato essenzialmente sulla scienza stronomica), capace di consentire la determinazione di date passate e future con sorprendente esattezza, ma anche di identificare i giorni più adatti per intraprendere, ad esempio, i lavori agricoli sulla scorta di questo <orologio solare>.

Stando così le cose, si comprende come non avessero tutti i torti i conquistatori spagnoli nell’attribuire a questa stele anche un forte significato religioso. Essi lo banalizzarono, riducendolo ad un’espressione di idolatria, ma in realtà questa scultura esprime anche una forma di adorazione del Sole, nella quale si insegna come porsi in relazione con questo simbolo della divinità suprema, riassumendo le diverse dottrine morali e religiose dei Náhuas (su cui siamo abbondantemente informati sulla base dei codici pervenutici), nelle quali si illustra come l’uomo sia impegnato a conservare, attraverso le sue opere, il movimento del sole e l’equilibrio cosmico.

In modo del tutto analogo, è vero che interpretando questa stele si possono ritrovare i tempi di rotazione dei pianeti visibili ad occhio nudo (come Venere, Giove, Marte e Saturno), così come le fasi lunari e le diverse congiunzioni di questi corpi celesti (il che diede ai sapienti messicani la possibilità di predire eclissi e l’apparizione di comete). Tuttavia non si deve sottovalutare il fatto che queste conoscenze strettamente astronomiche davano luogo ad extrapolazioni riguardanti addirittura la genesi della terra e le modalità della sua futura scomparsa, all’interno di una vera e propria cosmologia filosofica caratterizzata da un profondo senso della caducità di tutto quanto esiste. Secondo tale cosmologia, infatti, il mondo è destinato alla distruzione, esso è sogetto ad un termine, al quale non sfuggono perfino le divinità: in questo senso, tutto è soggetto ad un destino non eludibile e prefissato, la cui logica non è dato all’uomo di cogliere. Tuttavia l’uomo non è totalmente impotente di fronte a questo destino: la sua arma è la conoscenza, e se egli non è in grado di cogliere il perché di questo decorso di caducità, può per lo meno indagarne il come, ossia descriverne e predirne l’andamento: dall’osservazione dei cieli sorgono la conoscneza e la misura delle rivoluzioni astrali e risulta possibile la loro riduzione entro l’ambito di calendari utilizzabili per il computo del tempo, ma anche per pronosticare eventi futuri e predire la buona o cattiva sorte delle persone. I cultori di questa scienza erano chiamati Tonalapohualli.

 

Dopo queste premesse di carattere generale, possiamo venire al tema che più direttamente ci interessa, cioè ai rapporti fra il calendario divinatorio e la medicina. Due aspetti essenziali risaltano nel rapporto fra tale alendario e le malattie. Il primo consiste nell’influsso esercitato dal giorno della nascita (o della purificazione lustrale) sopra lo stato di salute generale dell’individuo: ad esempio, i nati nel giorno del coniglio avrebbero avuto tendenza all’ubriachezza, e sarebbero addirittura morti in conseguenza dell’assunzione di alcool; i nati sotto il segno del cane sarebbero sempre stati malaticci, e via dicendo (considereremo in dettaglio questo aspetto più avanti, quando passeremo in rassegna le caratteristiche particolari dei singoli giorni).

Rientrano in questo quadro le azioni benefiche o malefiche che, secondo il pensiero náhuatl, derivavano proprio dall’ordine cosmico, in quanto esercitate da determinati astri in giorni specifici del calendario. I raggi degli astri, infatti, erano pensati come loro emanazioni e, più esattamente, come azioni delle loro <anime> rispettive, che potevano essere anche molto pericolose. Ad esempio, la luce dell’alba (intesa come personificazione di Quetzalcoatl sotto la denominazione e identità di Tlahuizcalpantecuhtli) attaccava diversi tipi di persone a seconda dei vari segni calendarici: i vecchi nei giorni ce-cipactli; gli adolescenti nei giorni ce-ocelot, ce-mázatl e ce-tochtli; i governanti nei giorni ce-miquiztli e ce-acatl, soprattutto se nel primo segno appariva la stella del mattivo.E’ così che ogni uomo personificava tutta una serie di influssi astrologicamente predicibili, in base ai quali avrebbe dovuto affrontare i rischi e i pericoli che gli preparava il destino. Nel medesimo tempo, la composizione stessa del suo corpo era di per sé espressione di qualcuna di queste forze cosmiche.

E’ giunto sino a noi, nel codice Vaticano Latino, uno schema (riprodotto nella figura sottostante) che indica le corrispondenze fra gli organi del corpo e i segni del calendario: il cuore si rapporta al segno ollin (movimento), il fegato al segno cipactli (l’animale che simbolizza la terra), il pene con il segno coatl (il serpente), il piede col segno mazatl (il cervo), gli intestini col segno malinalli (un’erba attorcigliata), la matrice col segno cuetzpalin (la lucertola), e così via. E’ stata avanzata l’obiezione che il fatto che tali dati si incontrino in un testo indigeno, redatto però verso la metà del secolo XVI,_ indicherebbe la presenza di un influsso europeo, dal momento che l’astrologia era un elemento molto importante nella cultura europea de tale epoca, cosicché i segni calendarici preispanici, applicati alle parti del corpo, sarebbero solamente i sostituti dei ben noti segni zodiacali. Tuttavia l’esistenza di antecedenti preispanici di ciò che in seguito fu chiamata la <astrologia giudiziaria> (nella quale si teneva conto degli influssi più che astrali dei quadranti del calendario divinatorio e dei molteplici dati riferentisi al destino e alla sorte degli esseri umani determinati essi pure in funzione di tali influssi) consentono di pensare che tali credenze hanno un’origine chiaramente preispanica.

 

Il secondo aspetto non riguardava direttamente la persona, quanto piuttosto il decorso che avrebbe seguito la malattia. Così, ad esempio, ogni infermità che iniziasse nei giorni chiamati nemontemi (che erano gli ultimi cinque giorni dell’anno e corrispondevano ai quattro ultimi giorni di gennaio e al primo di febbraio del nostro calendario) erano considerate incurabili, e si diceva che si dovevano somministrare ai malati delle medicine, lasciando però alla misericordia delle divinità la rara possiblità che potessero guarire. Lo stesso accadeva a coloro che si ammalavano nel giorno uno della scimmia, in quanto il loro problema veniva aggravato dall’influsso negativo esercitato dalle cihuateteo (ossia le donne morte durante il parto). Inoltre, le comete, che venivano a rompere l’ordine celeste, presagivano grandi calamità che non si risolvevano col passar del calendario.

Dentro questo quadro concettuale, l’uomo, concepito come creatura prodotta dagli dei, dipendeva da loro nella vita e nella morte, in conformità con gli influssi per lui decretati a seconda del giorno in cui era nato e in cui era stato purificato. Tuttavia aveva a propria disposizione il rituale, mediante cui poteva sempre effettuare il tentativo di provocare il ripetersi di azioni quali si erano verificate in qualche mito. Aveva pure la possiblità di praticare orazioni e sacrifici, di utilizzare amuleti e talismani, in una parola, di ingraziarsi le divinità, e specialmente quelle che proteggevano la località del calpulli o del gruppo (nel caso dei Mexicas, di Huitzilopochtli). Così pure, curando l’educazione, lo spirito di sacrificio personale, l’osservazione dei cieli e del mondo, poteva formarsi una personalità (chiamata metaforicamente <un volto e un cuore>) e acquisire in tal modo più possibilità di risolvere le difficoltà e i problemi della vita. Debole di fronte alle forze cosmiche,, ma dotato di intelligenza e raziocinio che gli consentivano di prender posizione verso di esse e di realizzare comportamenti tesi a dirigerle e incanalarle, l’uomo preispanico ricercò sempre una vita migliore sulla terra e un’opzione migliore per trascendersi nel tempo. La risposta al primo problema risiede nel suo modo di concepire la salute e la malattia, nonché i metodi da usare per conservare la prima e combattere la seconda.