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Terapia
musicale: alcune linee di sviluppo
Giacomo
Gaggero
Pedagogista
e Ricercatore musicale (Genova)
L'empatia
musicale: alcune riflessioni
Il Tao che si può nominare
non è il Tao eterno
il Nome che si può pronunciare
non è il Nome eterno
Lao Tse, Tao-te ching.
Vittorio
Mathieu nel suo bel saggio Le figure fondamentali
dell'interpretazione filosofica della musica(1) scrive
che fin dall'antichità la parola musica, che
etimologicamente indica qualsiasi attività sacra alle Muse,
ha visto circoscrivere progressivamente il proprio
significato fino a riferirsi unicamente all'arte dei suoni.
Pare interessante chiederci perchè l'arte dei suoni
acquisti, ad un certo punto, questo privilegio di richiamare
le Muse più di ogni altra(2).
Non
ripercorreremo qui la complessa ed interessante indagine di
Mathieu, ma ci limiteremo a richiamarne alcuni passi che
sembrano, ai fini del nostro lavoro, particolarmente
illuminanti e pertinenti.
"Le
parole, nel loro articolarsi concatenato, colgono le idee
solo nello stadio finale della loro estrinsecazione; mentre
la musica ci riporta all'origine di tutto ciò,
all'intenzione ideale pura"(3), essa coglie
cioè "l'intenzione allo stato nascente, già
determinata in sè, ma non ancora espressa o rappresentata
di fronte alla mente in forma di progetto"(4).
In
ragione di ciò Mathieu ritiene che quella musicale sia una
modalità adeguata (ed anzi privilegiata quanto a capacità
rivelativa) ad esplorare quella dimensione originaria da cui
tutti i significati provengono.
Potremmo,
per meglio connotare la natura di tale dimensione,
assimilarla ad una sorta di fonte originaria nella quale,
heideggerianamente, allo strutturarsi del linguaggio
nell'autenticità corrisponde un tacere autenticamente del
silenzio; intendendo con ciò che la matrice di senso del
linguaggio autentico e dell'autentico silenzio è la
medesima(5).
L'accenno
ad Heidegger ci rimanderebbe obbligatoriamente al complesso
tema dello statuto ontologico del linguaggio, ed infatti una
riflessione in tal senso mi parrebbe ineludibile per chi
professionalmente si interessa di "terapia delle
parole", riflessione all'interno della quale ampio
spazio meriterebbe il tema del "silenzio"; se
l'estensione ed il taglio della presente ricerca ci esimono
dall'accoglimento di tale richiamo, ci consentono tuttavia
di porci alcune domande sulla relazione musica-linguaggio.
Nella
musica non ci sono parole, in musica è cioè difficile
"identificare tratti discreti minimi che significano
qualcosa come le parole o i fonemi"(6).
In
altri termini "la musica non è un linguaggio in senso
semiologico di cui si possa costruire un vocabolario"(7).
La
semeiologia ci mostra che "se una forma linguistica
significa qualcosa, devo capirla e poterla tradurre in un
altro linguaggio. La significazione dev'essere intellegibile
e traducibile"(8).
La
musica invece produce pensiero e sommuove sentimenti
attraverso canali non discorsivi. Essa è intellegibile ma
intraducibile(9).
Per
meglio approfondire quanto sopra esposto giunge in nostro
aiuto la proficua distinzione ta senso e significato
che Michel Imberty richiama nel suo libro Suoni
emozioni significati(10).
Secondo
la proposta da Imberty ricordata la musica"ha un senso
ma non un significato, cioè non permette di definire
delle relazioni tra significante e significato paragonabili
a quelle del linguaggio"(11).
La
musica non significa, ma piuttosto suggerisce, cioè
"crea delle forze immaginative che provocano ed
orientano le associazioni verbali, in altre parole si
potrebbe dire che alla coscienza del soggetto si
manifestano, sotto forma di impressioni vaghe e fluttuanti,
delle direzioni semantiche e che questa, la coscienza, le
cristallizza con parole in significati precisi"(12).
Per
tornare alla metafora della fonte originaria da cui il
significato trae alimento potremmo a questo punto dire che
tale fonte nel suo sgorgare indica il regno del senso e in
tale regno l'empatia appare come la modalità più
elementare ma al tempo stesso più profonda di condivisione
del senso originario.
Potremmo
definire l'empatia come uno stato mentale nel quale si
comunica condividendo una permanenza nel faustiano regno
delle madri da Jung evocato, con grande efficacia icastica,
nella sua descrizione del simbolo della madre(13)
Mefistofele:
Auguste dee troneggiano in solitudine
L'eterno le circonda senza ne luogo ne tempo
La lingua si confonde a voler parlare di esse
Sono le madri!
La
divinità fuori dal tempo e dallo spazio del regno delle
madri ci riporta a ciò che Imberty ipotizza a proposito di
quel senso fondamento di ogni codice e linguaggio:
"Bisogna dire che il senso al di là dei codici -
sintattici e simbolici - è trans-storico? Sì, perchè il
senso è al di là di tutti i significati particolari
acquisiti dalle opere attraverso le diverse epoche
storiche"(14) e ben a ragione il linguaggio denotativo
si rivela inadatto a parlare nel regno delle madri (la
lingua infatti si confonde).
L'incontro
col senso racchiuso in tal regno è possibile seguendo al
massimo grado(15) l'invito di Goethe:
...fuggi
da ciò che è foggiato verso i regni
indefiniti delle forme possibili.
A
questo punto credo sia possibile osservare quanto segue:
quell'atteggiamento umano che usualmente definiamo empatico
e che in psicologia indica la capacità di immedesimarsi in
un'altra persona, di calarsi nei suoi pensieri e stati
d'animo si configura come una con-presenza di coscienze in
una dimensione psicologica in cui vengono condivise
affettivamente le sorgenti del desiderio (il senso appunto)
e in cui le emozioni che questa con-presenza suscita
costituiscono i colori della relazione stessa.
L'empatia
si configura come la con-permanenza di più soggetti nel
regno delle possibilità e quindi della libertà che è
fondamento di qualunque scelta e progetto.
Alla
luce di quanto finora esposto la musica si potrebbe
connotare come una forma espressiva che rende condivisibile
il senso originario senza oggettivarlo, e quindi senza
rischiare di alienarlo in significati.
Per
questa sua natura l'elemento empatico ci pare
indissolubilmente connesso con il fatto musicale con
particolare riferimento all'interpretazione,
all'improvvisazione ed all'ascolto musicale (diverso ci
sembra il caso della composizione di cui tuttavia non
tratteremo in questa sede).
II
Ascolto
empatico nella relazione e nella musica
E
se anche ho il dono della profezia e conosco
tutti i misteri e tutta la scienza, e se anche possiedo
tutta la fede, sì da trasportare le montagne ma non
ho amore (agape), io non sono niente.
S.Paolo,
I lettera ai Corinzi.
Attualmente
la mia idea centrale sul senso dell'intervento in
musicoterapia si potrebbe riassumere nel modo seguente:
ritengo
sia possibile, attraverso l'empatia musicale, facilitare nel
cliente un contatto con il suo mondo interiore originario in
modo tale che egli riavvicinandovisi si renda maggiormente
consapevole dell'importanza fondamentale e della ricchezza
di questa sua parte costitutiva.
Attraverso
l'espressione musicale, opportunamente agevolata dal
musicoterapeuta, egli può dare testimonianza di questo suo
rinnovato contatto e può, successivamente, iniziare ad
incidere sui contenuti del suo mondo interiore a partire da
quello che definirei un ascolto creativo di se stesso.
Parlerei
in questa fase di una riscoperta del senso originario e di
un graduale aumento della capacità, da parte del cliente,
di mobilizzazione delle diverse parti di tale originarietà.
Parallelamente
al realizzarsi di questa rinnovata relazione con le parti più
profonde di se stesso, il cliente ritrova (o potenzia) la
propria capacità di relazionarsi agli altri.
Ritengo
infatti che il campo relazionale che si apre attraverso
l'empatia musicale consenta all'esperienza interiore di
espandersi in senso intrapsichico da una parte ed
interpersonale dall'altra.
Potremmo
dire inoltre che il nesso che unisce le due esperienze,
quella intrapsichica e quella interpersonale, è quello
della specularità.
A
questo punto il cliente, pervenuto ad una migliore
integrazione tra le diverse istanze della sua personalità,
ormai in grado di percepire con maggior consapevolezza i
propri flussi emotivi e di darvi forma in una espressione
musicale, può meglio riuscire ad esprimere il proprio
progetto esistenziale (che ovviamente si articola in una
serie indefinita di sottoprogetti) attraverso il linguaggio
(ricorrendo cioè all'universo dei significati).
Facendo
riferimento ad un modello neumaniano potremmo dire che ai
due poli di un ipotetico continuum troviamo da una parte uno
stato di totale con-fusione in un mondo dal quale la
coscienza non riesce ad emergere ne ad intravvedere la
possibilità di un progetto individuativo (potremmo parlare
a questo proposito di una sorta di naufragio della coscienza
nel senso originario che viene vissuto come
"caos"), e dall'altra una modalità di vita che si
rivela inautentica in quanto la serie di episodi-significati
in cui si eventua sono vissuti, da parte della persona, in
uno stato di sradicamento dal senso originario dando quindi
luogo ad una esistenza alienata.
La
musicoterapia quale strumento agevolante il passaggio dal
senso al significato e, cosa altrettanto importante, dal
significato al senso, si rivela strumento potente di questa
ricomposizione.
L'importanza
di quanto appena detto mi pare esigere un ulteriore
approfondimento.
Nella
nostra società iperspecializzata ed altamente competitiva
spesso per ottenere il necessario controllo delle situazioni
l' opera di rimozione e di sterilizzazione delle emozioni si
spinge oltre il necessario fino a generare delle forme
espressive che, nei casi più gravi, paiono ormai svuotate
di ogni autentica partecipazione da parte dell'individuo.
Tuttavia
il generale avvilimento a cui il linguaggio viene sottoposto
nel suo uso quotidiano fa si che lo smascheramento delle sue
espressioni più convenzionali ed alienate, di cui sono
latori soggetti spesso socialmente ben integrati, almeno
apparentemente, risulti particolarmente complesso. E la
stessa presa di coscienza del proprio disagio necessaria al
determinarsi ad intraprendere un cammino di crescita e
maturazione, come ad esempio ma non esclusivamente una
psicoterapia, può risultare dall'interno di un tale
contesto linguistico particolarmente difficile.
Mi
piace a questo punto aprire una parentesi richiamandomi ad
una interessante distinzione che Paula Philippson propone
nel suo lavoro dedicato al mito greco(16).
I
Greci, a proposito del tempo, distinguevano tra Cronos ed
Aion; al primo termine veniva attribuito il significato del
tempo processuale della quotidianità (assimilabile, in un
certo senso, al tempo astorico e ciclico della Natura),
mentre al secondo si conferiva il significato del tempo
degli dei, cioè di un tempo in cui confluivano la totalità
di significati di presente, passato e futuro.
Nell'incontro
tra la retta della dimensione cronica ed il punto della
dimensione aionica si costituisce un ordine simbolico. In
tale kosmos symbolikos dall'incontro tra quotidianità e
trascendenza ha origine il significato nella sua pienezza.
Ma se è vero che è grazie all'allusività e
all'interrogazione che il gesto (di qualunque natura esso
sia) può tentare la mutazione alchemica del segno in
simbolo, allora è necessario che il linguaggio consegua una
maturazione che lo porti ad un livello espressivo tale da
poter esprimere quell'allusività e quella interrogazione.
Tappa
significativa di questo processo mi pare il conseguimento di
quella "deletteralizzazione" del linguaggio che, a
mio avviso correttamente, Hillman pone a confine tra delirio
e rivelazione(17). Tale conseguimento si realizza con quel
movimento attraverso il quale la coscienza perviene alla
scoperta sperimentale di evidenze diverse dalle proprie.
Tale movimento della coscienza costituisce molto
probabilmente il primo passo verso quella relativizzazione
del proprio punto di vista fondamentale per lo sviluppo di
un'attitudine ad un pensare interlocutorio, condizione
ineludibile di ogni autentico processo autotrasformativo.
Come abbiamo visto l'esperienza musicale si configura come
particolarmente adatta a propiziare tale processo.
In
ultima analisi ritengo che attraverso la mobilizzazione di
vissuti inconsci la terapia musicale possa facilitare nel
paziente un accrescimento della propria consapevolezza
intorno alle proprie modalità relazionali sia in senso
intrapsichico che interpersonale.
Tale
maturazione potrà avvenire attraverso una sorta di
"cova" del "senso" da cui i significati
in cui si articoleranno le intepretazioni emergeranno come
possibilità individuative del senso stesso, possibilità
che quindi attraverso la loro natora alludono ad una
ulteriorità di significato in cui il senso sempre si
articola e mai si esaurisce.
1
V.Mathieu, "Le figure fondamentali dell'interpretazione
filosofica della musica" in Musica e filosofia,
a.a.v.v., Bologna, Il Mulino 1973.
2
Ibid, pag 12.
3
V.Mathieu, "Le figure fondamentali dell'interpretazione
filosofica della musica", op.cit., pag 15.
4
Ibid, pag 15.
5
Cfr M.Heidegger In cammino verso il linguaggio, Milano,
Mursia 1990, tr.A.Caracciolo, cap VI.
6
D.Gaita, il pensiero del cuore musica simbolo inconscio
Milano, Bompiani 1971, pag 17.
7
Ibid, pag 15.
8
Ibid, pag 16.
9
Mi sembra opportuno qui ricordare la distinzione che in
linguistica si fa tra il discorso denotato (quello in cui il
significante rinvia a quella parte del significato che si
identifica con il referente) ed il discorso connotatao
(quello in cui il significante rinvia ad un significato
sganciato da un referente univoco e quindi disponibile a
caricarsi di una valenza simbolica.
10
M.Imberty, Suoni emozioni significati per una semantica
psicologica della musica, Bologna, Clueb 1986, tr.J.Tafuri e
L.Callegari.
11
Ibid, pag 55.
12
Ibid, pag 56.
13
C.G.Jung, Simboli della trasformazione, Torino, Bollati
Boringhieri 1992, tr.R.Raho, pag 206-207.
14
M.Imberty, Suoni emozioni significati, op.cit., pag 58.
15
Con ciò intendo dire che il linguaggio connotato si rivela
sul piano rivelativo superiore a quello denotato, la musica,
in quanto ancor meno denotata del linguaggio connotato, sarà
da ritenersi superiore a quest'ultimo.
16
P.Philippson, Origini e forme del mito greco, Torino,
Boringhieri 1983, tr.A.Brelich, tit.or. Untersuchungen uber
den Griechiscen, Mytos.
17
Cfr. J.Hillman, La vana fuga dagli dei, Milano, Adelphi
1991, titolo originale del saggio in oggetto On paranoia.
Nota
bibliografica
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titolo originale Elements de Semiologie.
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tr.S.Muscetta, titolo originale Esperiences in groups and
other papers.
Carotenuto
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1991.
Gaita
D. Il pensiero del cuore musica simbolo inconscio, Milano,
Bompiani 1991.
Heidegger
M. In cammino verso il linguaggio, Milano, Mursia 1990,
tr.A.Caracciolo, titolo originale Unterweigs zur Sprache.
Heidegger
M. L'abbandono, Genova, Il melangolo.
Imberty
M. Suoni emozioni significati per una semantica psicologica
della musica, Bologna, Clueb 1986, tr.J.Tafuri e L.Callegari.
Jung
C.G. Simboli della trasformazione, Torino, Bollati
Boringhieri 1992, tr.A.Raho, titolo originale Simbole der
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Kout
H. Narcisismo e analisi del sè, Torino, Bollati Boringhieri
1976, tr.A.Tatafiore, titolo originale The analysis of self.
Mathieu
U., "Le figure fondamentali dell'interpretazione
filosofica della musica" in Musica e filosofia, aa.vv.,
Bologna, Il mulino 1973.
Neumann
E. La psicologia del femminile, Roma, Astrolabio 1975,
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Pareyson
L. Verità e interpretazione, Milano, Mursia 1971.
Postacchini
P.L. La melodia ossessiva. Intense esperienze emotive con la
musica, Atti dal convegno: Analisi e canzoni, Università di
Trento 1995.
Ricoeur
P. Della interpretazione. Saggio su Freud, Genova, Il
Melangolo 1991, tr.E.Renzi, titolo originale De l'interpretation.
Essai sur Freud.
Stern
D. Il mondo interpersonale del bambino, Torino, Boringhieri
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Bunt
L. Music therapy, an art beyond words, London, Routledge
1994.
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