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Musicoterapia
e multimedialità in casi di psicosi
Agostino
Fortini
Etnomusicologo
e musicoterapeuta
SINTESI
Parte I
Etnologia-musicale,
informatica e psichiatria: sodalizio esperienziale per
l'elaborazione di una tecnica di rilevazione di frasi e
parole contenute nel linguaggio psicotico inaccessibile e
conseguente costruzione di una terapia musicale. Il metodo,
che implica conoscenze etnomusicali e tecnologia
elettronico-informatica, è articolato in quattro fasi: 1)
Registrazione dell'accadimento sonoro-vocale del paziente.
2) Procedimento di decodificazione computerizzato per la
rilevazione di parole chiave e relativa ritmica musicale. 3)
Costruzione e abbinamento di tessuti sonori utilizzando
anche la voce stessa del paziente 4) Seduta di ascolto con
il paziente e conseguente registrazione sonora per
l'intervento successivo.
Parte II
La musicoterapia come tecnica ed esperienza per tutti: per
ampliare il proprio spazio espressivo, usando il corpo e le
emozioni, per instaurare benessere ed armonia.
LINGUAGGI COMPARATI
La
ricerca e la metodologia di questo lavoro sono il frutto
della mia collaborazione decennale con il Dott. Gaetano Roi,
medico psicoanalista-psicoterapeuta, consulente di
Neuropsichiatria dell'Istituto Medico Pedagogico di Asso. Ne
"IL BOSCO MAGICO" Erga Edizioni, '96, con Giulio
Calegari, conservatore della sezione di Paleontologia del
Museo di Storia Naturale di Milano, Direttore Scientifico
del Centro Studi di Archeologia Africana di Milano e con
Rosalba Monguzzi, Direttore dell'Istituto Medico Pedagogico
del Presidio di Asso, Responsabile del Servizio di
Assistenza Sociale USSL Ambito Territoriale di Cantù, il
dott. Roi ed io abbiamo offerto un' anteprima sui risultati
di un aspetto della nostra ricerca: quella inerente la
terapia iniziatica che accompagna i ragazzi in luoghi nei
quali si possono scorgere le "aure".
Le "aure" sono luoghi dove le raffigurazioni
artistiche, le rocce, il paesaggio e i suoni contengono ed
esprimono movimenti affettivi condivisibili, ed offrono alla
scienza psicoanalitica e psicoterapeutica dei mezzi
espressivi. In questo contesto, invece, l'aspetto che viene
sottolineato, sia pure in forma estremamente sintetica, è
riferito alla necessità del dott. Roi di riconoscere,
interpretare e spiegare, anche attraverso l'indagine
tecnologica una serie di manifestazioni gestuali e
linguistico-espressive dei suoi pazienti.
Con il mio apporto, gettando un ponte fra etnicità e
informatica, la terapia psichiatrica viene quindi a porre un
altro dei tasselli mancanti nella relazione terapeutica con
soggetti psicotici: si può finalmente comprendere
maggiormente il loro linguaggio e ciò che essi hanno da
comunicarci. I risultati sono stati resi possibili
attraverso l'uso di computer e varie apparecchiature
elettroniche musicali con le quali ho potuto elaborare le
mie conoscenze sonoro-musicali etniche acquisite dalla
diretta pratica e "contatto sul campo", nel corso
di un ventennio di lavoro e ricerca con popolazioni della
West Papua, Aborigeni dell'Australia, Tuvani, Tibetani,
Indios del Suriname ed anche in ripetuti viaggi in Nepal,
India, Stati Uniti ed Europa nord orientale.
Le modalità comunicative degli psicotici sono ricche di
archetipi e di messaggi ancestrali; si rendeva necessario da
parte mia poterli riconoscere e compararli con i diversi
sistemi vocali etnici; sovente di questi non si conosce il
significato rappresentativo, ma si riconosce sola-mente il
significato simbolico. È come quando ascoltiamo un brano
suonato al pianoforte: non ascoltiamo le parole della poesia
che è nella melodia, sentiamo invece solo suoni che però
contengono un'emozione che tutti riconoscono.
Nel contatto con gli psicotici l'importante è non emettere
giudizi: occorre sentire questa sequela di idiomi,
apparentemente sgraziati, per comprendere che, al di là
dell'apparenza, entrando dentro il contesto, questi idiomi
diventano un tutto costituito da una connessione di simboli
e di modi con cui la persona si esprime. Occorre una grande
consapevolezza di ciò che è il linguaggio globale e
multimediale. Diversamente, se questo linguaggio venisse
analizzato con lo spirito del musicista, si compirebbe una
valutazione di ordine estetico e questo comprometterebbe
subito la sua comprensione.
"C'è pericolo - sostiene il dott. Roi - di ascoltare
di preferenza le stonature che stridono con la formazione
musicale, piuttosto che essere ricettivi alle invenzioni
estetiche del paziente alle quali si dovrebbe fare eco
". E' importante astenersi da un giudizio di qualità.
Lo psicotico si esprime in modo esteticamente sgradevole;
noi dobbiamo permettergli di farlo. L'autentica
comunicazione implica risonanza: con un legame
ascolto-risposta si assume il punto di vista altrui, non lo
blocchiamo; forse può accadere che riusciamo a superare la
barriera di quel temporaneo o durevole disturbo nel processo
di comunicazione che è la chiusura autistica.
L' ARTE DELLA PAROLA RITROVATA
Vi
è stata dunque, una necessità di sodalizio di esperienze:
da una parte la razionale visione scientifica psichiatrica
del dott. Roi, dall'altra il mio estro creativo artistico,
la capacità di ri-conoscimento sonoro etnico, nonché l'uso
di tecnologie elettroniche computerizzate. Ciò ha così
permesso di condurre la ricerca sullo sviluppo di un metodo
che avvicinasse alla comprensione effettiva e non intuitiva
dei linguaggi prodotti dai soggetti psicotici.
Il dott. Roi con un audio-recorder registra tutto
l'accadimento sonoro durante un momento di incontro con i
pazienti. Successivamente, nel mio studio, inizia il lavoro
di decodificazione. Come prima fase, con un computer di
elevata memoria, il reperto audio viene digitalizzato
processandolo attraverso un hardware ad alta risoluzione di
campionamento e utilizzando un software per la gestione ed
editing; quindi, con un equalizzatore grafico oppure con un
analizzatore di spettro, si passa alla fase di pulizia delle
frequenze che interferiscono con la voce che si vuole
analizzare, attuando un procedimento attento e meticoloso
per non rovinare il modello sonoro interessato. Una volta
ottenuta la sequenza più pulita possibile, si procede
all'ascolto, in maniera scansionata, del linguaggio isolato;
il processo continua con il riascolto in ripetizione,
allargando e chiudendo il settore evidenziato.
Dopo aver rilevato le varie parole chiave, in lingua
italiana, quelle che il dott. Roi ritiene cruciali di un
momento terapeutico, inizia il delicato lavoro di
riconoscimento del tipo di emozione ed inflessione etnica
che queste parole possono contenere; molte volte abbiamo
riconosciuto schemi sonori orientali, di origine arcaica,
classici occidentali (es. " il recitar cantando"
di Monteverdi, ritmicità del teatro di Artaud), così come
nello stesso soggetto abbiamo rilevato anche scale arabe
fino a vocalizzazioni tibetane ed Ainu giapponesi.
Alla fine del procedimento ci ritroviamo in possesso di una
voce isolata ed evidenziata ed abbiamo inoltre il
corrispondente modello sonoro. Passiamo quindi alla fase di
costruzione di un elaborato musicale, che ogni volta sarà
una risposta alla precedente sessione, una continuazione
sonora che espanderà ed approfondirà la nostra relazione
col paziente. E' possibile usare la sua stessa voce per
avvalorare una musica appositamente creata per il caso e che
si svolge parallela e con modalità simile, oppure momenti
di reale musica etnica sulla quale viene doppiata la voce
del paziente.
Questa diventa parte intonata di una composizione già
esistente e che mette in condizione il paziente di
riconoscersi nell'ascolto insieme ad altri esecutori; in ciò
egli potrà risentire una eco che gli darà coraggio e
soprattutto la certezza di non essere solo e chiuso in un
irrecuperabile isolamento idiomatico, e sentirà di aver
comunicato col mondo e aver ricevuto risposta. Con un
convertitore Pitch to Midi abbiamo anche usato l'impulso
della voce psicotica per pilotare dei sintetizzatori
musicali che rispondevano esattamente agli impulsi generati
dalla conversione in segnali midi, producendo così una
composizione musicale creata dall'intensità della voce
stessa, senza nessun altro intervento, tranne che per la
nostra scelta del timbro assegnato preventivamente allo
strumento.
Abbiamo così ottenuto un risultato molto interessante in
quanto, ritradotta in questo modo, la voce rientra in un
quadro musicalmente "estetico", saltando così il
pregiudizio del suono diretto e dissonante: composizione
musicale creata dall'intensità della voce stessa. Abbiamo
una registrazione audio dove la voce di una paziente,
Ornella, genera, così trasformata, un brano di musica
contemporanea, con momenti di jazz. Questo risultato è
stato montato in modo che a tratti uscisse la sola voce,
ritornasse poi in musica e poi uscisse mixato tutto insieme.
Fatto ascoltare alla paziente, è diventato gioco ed ha
suscitato il suo interesse nel vedere come il suo soliloquio
ora fosse diventato così espressivo; è diventato per lei
uno specchio che le ha mostrato come poteva addolcirsi ed
iniziare a giocare con il proprio esprimersi.
Abbiamo sollecitato la teatralità drammatica di Ornella,
spazio potenziale, quello, verso il quale tende con
nostalgia. Ornella canta la follia. Canta il mito della sua
storia . L' analisi del suo linguaggio ci dice che "non
interviene con il suo sé, ma sembra mettersi in contatto
con un altro sé". Molte volte ci siamo chiesti come
potessero scaturire anche da Fulvio e Umberto, due pazienti
che sono stati per noi "maestri" nella nostra
ricerca, modalità espressive così vicine e attinenti a
metodi comunicativi propri di altre culture distanti da loro
nel tempo e nello spazio.
Si potrebbe sconfinare in supposizioni: possiamo pensare che
in particolari stati altri di coscienza avvenga un
raggruppamento di quelle che sono le modalità espressive
insite in ogni essere umano, archetipi che non conoscono
limiti spazio-temporali-culturali. E' probabile che, in
condizioni di basso potenziale razionale, si possa accedere
ad una chiave di comunicazione unificata ed unificante che
permette di entrare in contatto con l'universo dei
contenuti, idee, immagini, suoni e potenzialità senza
sforzi per impararne i codici. Il significato sommerso,
empatico, depositato nella parola, ora resa comprensibile,
produce le informazioni affinché si possa iniziare a
costruire una terapia.
Abbiamo un esempio audio dove viene costruita una
musicoterapia in cui la parola isolata "sono io",
espressa da Fulvio, viene immediatamente montata in sequenza
prima della battuta conclusiva della Moldava di Smetana.
Questa battuta finale prevede un movimento molto affermativo
e avvalorante; in terapia, è la risposta all'affermazione
di Fulvio che si dice "sono io", gridandolo. I
risultati ottenuti finora sono incoraggianti: abbiamo notato
una notevole rivalutazione degli aspetti creativi, perché
vissuti da noi come comunicazione e poi rimandati come
potenzialità espressiva, anzi come gioco in cui lasciare
uscire, senza giudizio squalificante, quello che
effettivamente sono i momenti di vitalità comunicativa di
queste persone; è in base a questo che ci si regola per gli
interventi successivi.
Ogni momento ha la sua musica, così come ogni soggetto su
cui interveniamo ha un suo per-corso sonoro terapeutico, non
programmato, ma elaborato di volta in volta, a secondo delle
informazioni sonore e verbali che il soggetto stesso
produce, che noi riconosciamo e che siamo in grado,
attraverso il nostro metodo, di trasformare in un intervento
musico-terapeutico. Apparentemente, all'atto della loro
produzione, i linguaggi fonemici risultano incomprensibili,
escono fuori e se ne vanno nel tempo, espressi in un modo
così inusuale che nessuno riesce a coglierli e capirli
prima che si dissolvano nello spazio.
Non potrò mai dimenticare lo stupore che provammo quando,
per la prima volta, in un fraseggio di Fulvio, che sembrava
sgraziato, cacofonico ed incomprensibile, dopo averlo
isolato con la scansione, sentimmo perfettamente ed in
lingua italiana:"il pazzo viene e va, ma va via"
in modo leggermente cantato. Ponemmo più cura nel
delimitare i settori della forma d'onda sonora ed alla fine,
quello che era all'inizio un linguaggio incomprensibile, ora
lo ritrovavamo chiaro e palese nel suo significato ed
attinente al momento in cui il dott.Roi ne ha effettuato la
registrazione audio.(Fulvio doveva realmente partire per un
viaggio con i suoi genitori.)
Naturalmente sono infinite le prove e controprove che
l'etica scientifica ci ricorda, per chiarire i dubbi. E'
nostra consuetudine sottoporre i frammenti isolati
all'audizione di persone esterne e non a conoscenza del
nostro lavoro; statisticamente, circa il 90% delle persone
sottoposte a questo tipo di esperimento ha riconosciuto
perfettamente la parola da noi isolata. I casi di Fulvio ,
Umberto e Ornella ci hanno dimostrato che il loro linguaggio
empatico è utilizzabile in terapia e la diagnosi può
cambiare. Ad Umberto era stata diagnosticata una regressione
ad uno stadio preverbale: il nostro metodo ha dimostrato il
contrario. E' vitale elaborare un panorama globale per
arrivare ad una situazione di intervento multimediale in cui
la musica, l'immagine, i suoni, la danza, i gesti diventano
elementi integrativi per la costruzione di una totalità che
facilita enormemente la terapia.
Molto spesso si usano metri valutativi che non sempre hanno
una rispondenza oggettiva, se la comunicazione è
unilaterale (cioè se è solamente il terapeuta che comunica
con il paziente e interpreta secondo un proprio criterio
soggettivo ). In questo modo automaticamente il discorso
diventa limitante: manca ciò che il paziente ha da dire. Ciò
che avviene normalmente è un tentativo di relazione con il
paziente, non una relazione: è come dire tentare di suonare
e suonare. Avere una relazione è essere nella relazione,
dunque una dipendenza l'uno dall'altro, essere entrambi in
gioco, con un ruolo attivo entrambi.
Come è intuibile, questa formula terapeutica si articola in
modo differente rispetto ai criteri classici in uso: vi è
alla base, da parte nostra, il superamento del pregiudizio
estetico, necessario per un nuovo e migliore contatto con
gli "altri". Ciò può avvenire soltanto con
l'acquisizione di determinate consapevolezze riguardo il
sistema comunicativo umano. Dice il dott. Roi:
-"dimensione estetica ed invenzioni estetiche inducono
a concludere che la terapia è un'arte"-. Sì, perché
quando si entra nel contesto relazionale e si fa eco alle
invenzioni estetiche del paziente automaticamente anche il
terapeuta diventa creativo e la relazione si trasforma in
un'opera d'arte.
Dunque l'arte diventa terapeutica. Se poi i pazienti sono
soggetti psicotici, la cura acquisisce la connotazione di un
simposio artistico, in cui tutti i partecipanti, operatori e
pazienti, interagendo tra loro con i medesimi codici
metacomunicativi ed espressivi, creano la loro opera unica e
irripetibile. Così come ogni artista è unico nella sue
modalità espressive, intensamente intrise d'emozione,
altrettanto lo sono le sue opere che mantengono la proprietà
dell'unicità e dell'irripetibilità. Orbene, quando
costruisco tessuti sonori, o meglio, grembi sonori di
musiche altamente assonanti, so che queste creazioni non
saranno giudicate a livello estetico, ma serviranno
esclusivamente a produrre un'onda energetico-emozionale che
metterà in moto tutta una serie di vibrazioni e stimoli a
cui lo psicotico fornirà a sua volta determinate risposte
"artistico-emozionali".
Il dott. Roi provvederà poi a dirigere la terapia globale,
con le dinamiche che riterrà ogni volta più opportune per
la relazione, nella quale sono di capitale importanza le
strutture dei partners. E' questa la caratteristica della
terapia. E' sempre unica, come è unico il paziente e le sue
risposte, è unica la relazione e il dialogo, é unica
l'opera d'arte.
E' stato detto che ogni scienza conosce una metodologia
diversa; data la peculiarità del soggetto, i risultati del
nostro lavoro scientifico - terapeutico, per il momento non
possono sottostare a valutazioni di tipo statistico. I
risultati sono condizionati dalle dinamiche ambientali che
interferiscono e pesano sul principio della ripetizione;
sono altresì condizionati dal rapporto transferale col
paziente e pertanto dall'arte terapeutica.
Si temeva che la rivelazione della nostra scoperta fosse
traumatica per Fulvio, Umberto e Ornella, invece è stata
per loro "una rivelazione" importante; essi si
sono trovati improvvisamente protagonisti di un dialogo e si
sono scoperti interlocutori in una dimensione diversa. L'uso
delle parole scoperte con il nostro procedimento è
diventato un ausilio indispensabile per la terapia; è stato
inserito negli interventi psicoterapici.
Ogni volta che abbiamo fatto poi un intervento
musicoterapeutico come risposta, abbiamo mitigato episodi
regressivi e rilanciato il discorso musicale. Non dobbiamo
cercare di stabilire i risultati della terapia con criteri
banali e non chiediamoci subito cosa hanno capito i
pazienti. Il germe creativo rivitalizzato ha tempi di
latenza non quantificabili; le sensazioni 'magiche'
alimentano una potenzialità indistruttibile che troverà
modo di esplodere anche a distanza di molti anni. Questi
casi, studiati correttamente, valgono molto di più che
cento casi fatti rientrare in stereotipi diagnostici che non
hanno alcun valore e che non tengono conto delle dinamiche
messe in moto dall'incontro dei partners terapeutici e della
molteplicità degli interventi e degli operatori.
L'osservazione diretta e prolungata di un solo caso è più
istruttiva di una raccolta di dati su soggetti disparati e
portatori di una storia terapeutica povera. Come abbiamo
detto nel convegno dell' ottobre '95 al Museo di Storia
Naturale di Milano:" il germe creativo che giace in
ciascuno di noi,viene rivitalizzato con immagini urto nel
clima di magia e mistero che si incontrano negli itinerari
iniziatici." Ora alla luce di un decennio di lavoro e
centinaia di floppy-disks e audiotapes non abbiamo più
dubbi: gli psicotici comunicano con noi, ci raccontano il
loro vissuto, a modo loro, ma perfettamente udibili e
riconoscibili: Il nostro compito è prestare ad essi
attenzione e rispetto.
Parte II
MUSICOTERAPIA COME TECNICA EVOLUTIVA PER TUTTI
Quanto
descritto prima rappresenta un aspetto peculiare e
specialistico mirato alle precise condizioni dei soggetti a
cui ci si rivolge. Se però riflettiamo onestamente, anche
noi "normali" abbiamo bisogno di liberarci da ciò
che accumuliamo e che diventa un sovraccarico emotivo ed
anche molte volte un disturbo fisico; tutto il malessere che
così avvertiamo, viene diagnosticato con la parola stress.
Purtroppo l'esigenza di prendere degli spazi, dove entriamo
in contatto con noi stessi, è ancora visto come
"optional " e quindi non necessario come il cibo
quotidiano. Così conviviamo il più delle volte con
moltissime parti di noi inespresse o poco sviluppate. Tutto
rimane chiuso in una sfera emotiva severa che controlla le
espansioni, ma quando il controllo viene meno.....si dice
:"sembrava una brava persona, ma ha perso la testa o è
stato colto da un raptus". L'esigenza di potersi
esprimere con il corpo, la voce, le emozioni è una necessità
vitale e naturale, tanto quanto l'alimentazione, la
respirazione, le escrezioni lo sono per la continuità del
ciclo biologico dell'organismo.
Sappiamo che quando viene a mancare questo processo
fondamentale, tutto si può bloccare, anche la vita. Può
sembrare paradossale che ai giorni nostri, per riuscire ad
utilizzare la musica come sostegno per la nostra crescita e
liberazione, bisogna presentarla come terapia; d'altra parte
è necessariamente utile.
Da sempre nell'ambito della ricerca interiore e
nell'espressione umana la musica ed il suono sono presenti
come componenti del complesso quadro multimediale che
l'umanità usa per esprimere il suo esistere. Attualmente,
per coloro che ne sentono la necessità, vi sono
innumerevoli possibilità di poter praticare tecniche che
mirano all'ampliamento delle latenti e poco espresse
potenzialità del proprio essere. Sono state composte
musiche appositamente strutturate, in modo che ad esse si
possano far corrispondere determinati movimenti e stati
emozionali, creando così un pretesto di esternazione: essi
possono così essere espressi liberamente e resi coscienti.
Vi sono numerosi Centri che propongono questo tipo di
attività.
Musicisti ed esperti di tutto il mondo partecipano alla
composizione di questo nuovo aspetto attivo della musica:
ognuno diventa un protagonista ed esprime il suo sentire,
cercando di liberarsi il più possibile, seguendo le modalità
che la musicoterapia ha predisposto per quel brano.
Queste "meditazioni-musicoterapie attive,"con il
loro approccio non-violento e creativa-mente costruttivo,
possono rappresentare, anche per il nostro futuro una
soluzione molto efficace e necessaria.
A mio avviso dovrebbero essere integrate nei processi
educativi e rese attive in tutte le strutture sociali e
didattiche, sia per fornire quello spazio all'espansione
dell'essere in modo gioioso e progressivo, sia per
implementare una struttura umana che si rivelerà in modo
meno violento e più attento durante la vita sociale.
In molte e prestigiose Università sopratutto degli Stati
Uniti, dove la meditazione-ativa è materia di studio e
pratica, si lavora già in questo modo, per instaurare un
clima rilassato ed emotivamente chiaro.
In questa convivenza così piacevole, anche l'apprendimento
si incrementa produttivamente. Questi insegnamenti e la loro
pratica giornaliera sono inseriti nelle attività proposte
alla comunità universitaria a cui partecipano anche i
docenti.
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