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Anno II

Numero II - III

Marzo - Giungo 1998


LA SCATOLA CRANICA


Mauro Fornari
Fisioterapeuta – Osteopata
Direttore del Collegio Italiano di Osteopatia
 

Mauro Fornari presenta, da questo numero, una serie di traduzioni tratte dal libro "The Cranial Bowl" del Dott. William G. Sutherland, per meglio comprendere la respirazione craniale primaria. Il libro, scritto agli inizi del Novecento e pubblicato nel 1939, riporta un linguaggio che si discosta dalle definizioni correnti.




MOBILITA’ ARTICOLARE CRANIALE


Accettare il postulato che via sia una mobilità di tutte le articolazioni del cranio e delle ossa della faccia, è la prima cosa richiesta per poter valutare le tensioni di membrana e articolari o le lesioni craniali, come etiologie trovate spesso nei disturbi della testa.

Le ossa del cranio sono legate le une alle altre in modo inamovibile tramite delle suture.
Nella sua Anatomia applicata, Davis fornisce una base sulla quale possiamo ragionare in modo diverso. Ha scritto: "Le ossa della base del cranio sono di origine cartilaginea mentre quelle della volta sono di origine membranosa. Le suture della volta iniziano ad ossificarsi verso i quaranta anni e continuano a fondersi fino ad ottant’anni.".

I tessuti articolari membranosi craniali dimostrati dall’anatomia applicata e dal cranio del vivente, hanno una consistenza molto diversa da quelli del cadavere inanimato. Io sostengo che nel cranio del vivo la mobilità normale che si manifesta con un’espansione e una contrazione, è presente nella volta all’interno di un sistema di suture concatenate tra di loro, e queste suture continuano a fondersi durante tutta la vita.

Per consentire l’espansione e la contrazione nelle suture della volta, è necessaria la mobilità della base del cranio e delle articolazioni tra le ossa della faccia.

La mobilità della base è accomodata dal lavoro compensatore espansivo e contrattile delle suture della volta. Io considero la struttura articolare craniale come un meccanismo respiratorio primario funzionante in connessione con il cervello, i ventricoli e le membrane intra-craniali; il meccanismo respiratorio diaframmatico è secondario.



SUPERFICI ARTICOLARI CRANIALI


Per poter riconoscere l’ampiezza normale del movimento, per diagnosticare delle fissazioni articolari anomali e quindi per il trattamento, è necessario avere un’immagine mentale delle superfici articolari delle ossa del cranio e di quelle della faccia. E’ necessario avere questa immagine mentale anche per le articolazioni sacro-iliache descritte dal Dott. Schwab nel suo libro Problemi lombari.


Le superfici articolari craniali hanno maggiore estensione dell’articolazione sacro-iliaca. Nel cranio esistono diverse superfici articolari separate, mentre esistono solo due sacro-iliache.

(Nella rappresentazione mentale del meccanismo articolare craniale, le superfici articolari separate devono essere considerate come un insieme intricato).

Senza una rappresentazione mentale dettagliata dell’insieme della struttura articolare craniale, il terapeuta può fare riferimento a ciò che gli è famigliare.

(La conoscenza si può acquisire con uno studio intensivo delle superfici articolari come le vediamo sulle ossa separate di un cranio disarticolato).

Considerando la mobilità articolare craniale, occorre distinguere tre parti:

1.    La mobilità della zona basilare comprendente lo sfenoide, i due temporali e la parte basilare dell’occipitale.

2.    La funzione accomandativa suturale della volta comprendente l’osso frontale, i due parietali e la zona suturale dell’occipitale.

3.    La mobilità delle ossa della faccia, comprende i mascellari, i palatini, i malari, i lacrimali o unguis, il vomere e l’etmoide.


Le mobilità della zona basilare.

Lo sfenode si articola con undici altre ossa. Esso è di primaria importanza tanto per la mobilità della zona basilare che per quella della volta e della faccia.

La superficie articolare superiore della grande ala dello sfenoide, nel suo contatto con il frontale, presenta una superficie a L di forma paragonabile alla superficie articolare delle sacro-iliache. Poiché si sono due grandi ali, vi sono due superfici a L e queste funzionano probabilmente come un punto di appoggio nel loro contatto con le altre due superfici a L del frontale, regolando così la mobilità a livello delle altre articolazioni dello sfenoide.

Posteriormente alle superfici ad L, le superfici articolari divengono superfici a smusso interno e presentano dei contatti articolari con le superfici a smusso esterno del frontale e dei parietali. Ciò indica un movimento di scivolamento.


Le superfici articolari posteriori delle grandi ali iniziano con un angolo acuto laddove le superfici superiori terminano. Possiamo osservare che a questo punto esse cambiano da smusso interno a smusso esterno. E’ così che si presentano in tutta la metà superiore, e partendo da un punto pivot a metà articolazione, diventano a smusso interno nella metà inferiore. Queste superfici articolari interne e esterne, hanno alternativamente dei contatti esterni e interni con le superfici articolari anteriori delle porzioni squamose dei temporali.

Questa differenza tra le grandi ali e le porzioni squamose, dovrebbe essere comparata in dettaglio: la grande ala è esterna nella sua metà superiore, e la porzione squamosa corrispondente è interna, mentre la metà inferiore della porzione squamosa è esterna. La zona dell’angolo situata a metà strada tra le due metà superiore e inferiore, in connessione con il contatto di proiezione dell’angolo con la porzione squamosa, deve essere considerata minuziosamente (punto pivot).

Questo meccanico contatto articolare tra le grandi ali sfenoidali e le porzioni squamose, descritte bene lo scopo della base craniale nel movimento articolare, anche senza fare riferimento ad alcuna altra indicazione articolare meccanica. Le interessanti caratteristiche delle superfici articolari della base del cranio, mi hanno dato la prima idea sulla possibilità di mobilità articolare craniale. Esse richiedono uno studio minuzioso nella formulazione dell’immagine mentale necessaria per la diagnosi delle lesioni articolari membranose craniali e per il loro trattamento.

Le superfici articolari anteriori dello sfenoide, avendo relazione articolare con le ossa della faccia e non con quelle della base, saranno considerate nella parte che tratta le ossa della faccia.

Sui crani disarticolati, la base separata in due, non è disarticolata in modo corretto alla giunzione articolare normale tra lo sfenoide e l’apofisi basilare dell’occipite. I modelli in esame, divisi in due, sono di tipo adulto. Il cranio che ho utilizzato per la dimostrazione è quello di una persona tra i 25 e 35 anni. Le superfici articolari dello sfenoide e dell’apofisi basilare dell’occipite, indicano la presenza di un disco intervertebrale, che ha la possibilità di flettere, estendendosi e di fare movimento di rotazione-flessione laterale dello sfenoide sull’apofisi basilare.

Durante le mie ricerche ho trovato molti crani non disarticolati, di adulti, sui quali potevo ottenere un movimento tra lo sfenoide e l’apofisi basilare, con una semplice pressione della mano. Era un movimento di scivolamento della squama sui parietali e un allargamento della fessura sfeno-mascellare della cavità orbitaria. Ho anche dimostrato l’esistenza di movimento di flessione e di flessione-laterale rotazione tra lo sfenoide e l’apofisi basilare.

Nelle persone mature in vita, penso che il disco intervertebrale nella giunzione sfeno-basilare, esista fino all’età di 25-30 anni e segua, dopo questa età, un’articolazione mobile che dà un movimento di flessione, estensione e rotazione flessione-laterale, leggermente modificato.





Le ossa temporali hanno un’altra importanza. Lo studio delle superfici articolari dell’uno, dà l’immagine mentale dei due. La superficie articolare superiore della squama, contigua alla grande ala dello sfenoide ha uno smusso interno e possiede un contatto con la superficie a smusso esterno del parietale che indica un movimento di scivolamento. Nella parte mastoide della superficie articolare superiore esiste uno smusso interno che entra in contatto con lo smusso esterno del parietale nel suo angolo postero-inferiore. Questa superficie presenta delle scanalature che sono in contatto con quelle analoghe del parietale. Esse indicano un movimento basculante.

La superficie superiore ad angolo acuto diventa posteriore pur restando a smusso interno, ed è in contatto con lo smusso esterno dell’occipite. Essa presenta delle scanalature e delle dentellature che forniscono un vero punto di appoggio per l’accomodazione al movimento di bascula del temporale. Bisogno studiare dettagliatamente questa regione poiché essa subisce una compressione durante l’estrazione di un dente, in quanto è appoggiata sulla testiera della poltrona del dentista.

La regione inferiore è rappresentata da una superficie articolare laterale: la superficie articolare della mastoide che è ellittica. Essa entra in contatto con una superficie concava laterale dell’occipitale. Ciò è molto importante e deve essere studiato accuratamente. In questa zona possono sopravvenire diverse lesioni che disturbano la tensione delle membrano intra-craniali e danno problemi di circolazione venosa e di circolazione del LCR. Alla fine di questa zona ellittica si trova una scanalatura immediatamente posteriore alla fessura giugulare. Questa scanalatura tocca un punto di appoggio anch’esso immediatamente posteriore alla fessura giugulare sull’apofisi basilare dell’occipitale. Lo possiamo considerare come un punto di appoggio sul quale il temporale bascula. La scanalatura e il punto di appoggio sono trasversali nelle superfici articolari.

Nella rappresentazione mentale della zona basilare, possiamo considerare il fatto che la rocca del temporale punta in avanti in diagonale e che vi è un contatto laterale con l’apofisi basilare dell’occipitale.

Questa superficie articolare laterale, oltre la fessura giugulare, come quella della zona laterale della mastoide, è ellittica e combacia con la superficie concava dell’apofisi basilare.

Vi è anche una scanalatura longitudinale che si articola con una superficie a forma di cresta posta sull’apofisi basilare, creando così uno scivolamento e un movimento di rotazione simultanei.

La superficie articolare anteriore della squama, è in contatto con la superficie articolare posteriore della grande ala dello sfenoide che è stata menzionata precedentemente e che dovrebbe essere studiata contemporaneamente.

La superficie articolare basilare dell’occipite è stata studiata insieme con la porzione petrosa. Quando studieremo la volta, riprenderemo lo studio dell’occipite.




Funzione accomodativa delle suture della volta.


In questo studio dobbiamo ricordare l’origine cartilaginea della base e l’origine membranosa della volta. Questa origine indica la flessibilità della parti strutturali delle ossa della volta durante tutta la vita. Ciò vuol dire che noi possiamo contare sulla flessibilità accomodativa sia a livello delle parti strutturali, che a livello delle suture dentellate che collegano le parti strutturali tra di esse.

Una meccanica geniale ha creato il cranio membranoso nella volta rendendolo atto ad una flessione accomodativa, e mentre lo ha fatto cartilagineo per la mobilità della base.

Lo studio inizia con le suture lambdoidee delle ossa parietali e occipitale. Ne esiste una da ogni lato. Esse curvano in basso e all’esterno, a partire dall’angolo superiore sporgente dell’occipite. Iniziando dal punto di giunzione con la sutura sagittale, possiamo notare come le superfici articolari delle dentellature dell’occipitale sono smussate dal lato interno, in basso, fino ad un punto intermedio.

(là esse cambiano in esterno fino alla loro giunzione con i temporali. Possiamo osservare come queste superfici articolari smussate con delle dentellature dal lato interno o esterno, hanno contatto con gli smussi esterno o interno delle ossa parietali. Cioè la superficie articolare della porzione superiore è interna e si articola con una superficie articolare esterna del parietale. La superficie articolare della porzione inferiore è esterna e si articola con una superficie articolare interna del parietale).

Tutto è predestinato ad accomodarsi con la mobilità articolare della base.
Esempio: quando l’articolazione sfeno-basilare flette, la parte superiore dell’occipite si estende all’indietro e la parte inferiore si porta in avanti. Se l’articolazione sfeno-basilare si estende, avviene l’opposto.

Su alcuni crani, la parte inferiore è caratterizzata da molte piccole divisioni dell’osso e da suture corrispondenti.

Le superfici articolari della sutura sagittale comune ai due parietali lungo la parte posteriore, sono caratterizzate da dentellature più larghe e meno numerose. Nella parte anteriore le dentellature sono più fini e più ravvicinate le une alle altre.

Questa differenza indica la capacità di maggiore espansione posteriore allo scopo di collaborare con il lavoro di espansione dell’articolazione lambdoidale.

(Le superfici articolari dentellate della sutura coronale, possono essere considerate come alternativamente interne e esterne nel loro contatto articolare tra il parietale e il frontale).

E’ importante osservare che il frontale si adatta tra i parietali con i suoi angoli inferiori. Possiamo considerare il frontale come sospeso da una cerniera nella sua porzione sagittale, avente la funzione di bilanciare in avanti la sua parte inferiore. Ciò è importante da ricordare poiché spesso, traumi sul frontale, lo incastrano tra i parietali e producono delle fissazioni articolari a livello delle grandi ali dello sfenoide, che limitano l’ampiezza normale della mobilità basilare.

L’osso frontale ha due centri di ossificazione, e su qualche cranio la sutura sagittale continua ad essere elastica oltre al periodo di fine ossificazione. Ciò indica la possibilità di modellare la parte strutturale e di ristabilire così la mobilità a livello dell’articolazione fronto-etmoidale.

Le altre superfici articolari delle ossa della volta sono menzionate durante lo studio della base.




La mobilità delle ossa della faccia.


Lo sfenoide è l’osso più importante per la mobilità della faccia. Tutte le fissazione articolari o malposizioni dello sfenoide cambino i lineamenti della faccia, comprese le cavità orbitali.

A mezza via dalla superficie articolare supero-anteriore dello sfenoide troviamo la piccola spina etmoidale, una protezione sottile e piatta che si articola in una piccola nicchia sull’etmoide. Questa disposizione meccanica suggerisce la presenza di un movimento dello sfenoide con l’etmoide.

Immediatamente sotto questa spina si trova la cresta etmoidale, che ha un contatto articolare flessibile con la lama cribrosa dell’etmoide. Sotto la cresta si trova un’apofisi ad uncino chiamata rostro, che ha un contatto articolare con la superficie articolare a forma di coppa sul vomere, che ricorda una funzione similare a quella procurata da un’articolazione universale (rotula).

Spostandoci lateralmente a partire dalla spina etmoidale, sulla superficie articolare antero-superiore, la zona è smussata superiormente. Questa zona (vomere) è in contatto articolare con una superficie similare dell’etmoide smussata inferiormente.

Dobbiamo studiare questi smussi perché aiutano ad interpretare la mobilità delle ossa della faccia. Possiamo immaginare lo sfenoide bilanciarsi, sospeso all’osso frontale, attraverso le superfici a L. L’osso si bilancia come un piatto di bilancia: la sella turcica è un’estremità di questo piatto e le ossa della faccia corrispondono all’altra estremità.

La sella turcica scende durante l’espirazione e le ossa della faccia salgono mentre durante l’inspirazione la sella turcica sale e le ossa della faccia scendono.

Le articolazioni anteriori delle grandi e piccole ali dello sfenoide all’interno delle cavità orbitarie originano la flessibilità così come tutte le altre ossa contribuiscono, con i loro contatti articolari, alla formazione delle cavità orbitarie.

Le cavità orbitarie non sono delle strutture ossee solide come le cavità glenoidi del bacino, ma delle strutture articolari che consentono il movimento.



Esse sono formate da: sfenoide, frontale, etmoide, mascellari, palatini e le ossa malari e lacrimali. Sono destinate a fare luogo ad un movimento di allargamento e di restringimento per accomodarsi a un movimento di avanzamento e di indietreggiamento dei globi oculari.

(Le superfici articolari delle apofisi pterigoidee dello sfenoide sono di forma arrotondata e danno un movimento di bascula o di spazzaneve nel loro contatto con le superfici concave dei palatini). Questa disposizione articolare dovrà essere studiata minuziosamente poiché è sede di fissazioni o cattivi allineamenti.

L’etmoide possiede un’apofisi, la crista galli, che si incastra nella fessura etmoidale del frontale. La falce del cervello si attacca a questa prominenza. Delle fissazioni dell’articolazione fronto-etmoidale producono delle limitazioni dell’attività della falce del cervello e della tenda del cervelletto.

L’etmoide è un osso della base e non un osso della faccia. Tramite la crista galli su cui si inserisce la falce del cervello, esso lavora con lo sfenoide nei movimenti articolari della base.

Possiamo considerare i mascellari come sospesi al frontale dalla loro apofisi nasale. Queste apofisi nasali sono separate da un grande spazio e ricoperte dalle ossa nasali. Le apofisi sono spesso distorte le une verso le altre da eventuali estrazioni dentali. In tali casi è più appropriata una seduta osteopatica piuttosto che un intervento chirurgico.

Ricordiamoci che i mascellari non si articolano con lo sfenoide, salvo in rare eccezioni. Al posto di un’articolazione diretta esiste una disposizione meccanica interossea per intermediazione dei palatini. Ritroviamo una disposizione simile sul piano meccanico e interosseo con le ossa malari che forniscono un movimento che collega i mascellari e i temporali.

Questa connessione avviene attraverso le articolazioni semi-oblique tra i malari e le apofisi zigomatiche dei temporali. Queste due disposizioni meccaniche interossee, l’una tra lo sfenoide ed i mascellari, l’altra tra i mascellari e i temporali, hanno importanza nel movimento della base.

I contatti articolari dei mascellari tra di loro sono frequentemente soggetti a delle fissazioni e cattivi allineamenti.




LA MEMBRANA DI TENSIONE RECIPROCA.

Nella descrizione delle lesioni spinali, l’autore preferisce il termine di tensioni articolari legalmente e per le lesioni craniali il termine di tensioni articolari membranose.

Le lesioni spinali inglobano sia i legamenti che le articolazioni, così come le lesioni craniali inglobano le membrane intra-craniali e le articolazioni.

A livello delle articolazioni spinali i legamenti agiscono nella regolazione della tensione del movimento come degli agenti "frenanti" dell’azione muscolare volontaria. Possono essere chiamati legamenti di tensione reciproca. Le articolazioni craniali  sono involontarie nella loro mobilità e non sono messe in movimento dai muscoli. Esse hanno un tessuto membranoso intra-craniale speciale che non agisce solo come intermediario, ma anche come agente di tensione reciproca limitando l’ampiezza normale della loro mobilità articolare. Questo meccanismo agisce per l’intermediazione della falce del cervello e della tenda del cervelletto, producendo del movimento e allo stesso tempo regolarizzando o limitando l’ampiezza normale della loro mobilità articolare.

Questo tessuto di tensione funzione in qualche modo come la molla di una ruota d’orologio, questa molla limita e regolarizza i movimenti di va e vieni della ruota.
E’ stato scelto il termine di membrana di tensione reciproca perché il tessuto membranoso intra-craniale funziona in sincronia con le articolazioni craniali.

Occorre prestare un’attenzione particolare ai poli di inserzione specifici della falce del cervello e della tenda del cervelletto che sono adattati a mantenere l’ampiezza normale del movimento delle articolazioni della base: un polo antero-superiore sulla crista galli dell’etmoide e un polo antero-inferiore sulle apofisi clinoidi dello sfenoide, dei poli laterali sulle parti petrose dei temporali e dei poli posteriori sull’occipite.

Durante l’inspirazione il polo antero-superiore si proietta in avanti mentre il polo antero-inferiore si proietta all’indietro e in alto. Nello stesso momento i poli laterali si alzano e i poli posteriori avanzano.

(W.G. Sutherland).