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L'energia
di origine biologica
Dott. Pietro M. Borselli
Biologo,esperto di Fisica
Sanitaria.
Ricercatore nei settori farmacologico, biochimico e
biomedico.
Docente di biomatematica c/o il Dipartimento di Fisiologia e
Biochimica Generali dell'Università degli Studi di Milano
1.PREMESSA
Non
di rado capita di imbattersi in neologismi, in definizioni
trovate all'improvviso e poi usate comunemente per moda,
anche a sproposito, e per ciò di restare perplessi. Il
caso della bioenergia ripete in un certo senso il fraintendimento
che fu fatto, e mai più rimediato, per la ecologia. E'
un po' come se d'un tratto, senza alcun valido motivo,
l'aspetto più nobile del mondo prendesse le sembianze della
spazzatura e noi ci si adeguasse, senza critica e
rimostranze.
2.
ENERGIA
Possiamo
definire come energia di un sistema quella
particolare attitudine del sistema stesso a
compiere un lavoro. Ciò significa che, se
l'energia non si manifestasse in un dato momento nel lavoro,
potremmo persino dubitare della sua esistenza. Tale
affermazione risulta evidente: l'energia elettrica che noi
paghiamo deve corrispondere all'energia assorbita dai nostri
strumenti ad alimentazione elettrica, per eseguire alcuni
lavori. Quasi a dire che ce ne accorgiamo perché ci costa.
3.
QUALITA’ DELL’ENERGIA
Esistono
molteplici manifestazioni dell'energia. La qualità e, per
così dire, la sua nobiltà sono esse ente
collegate alla sua natura, cioè al tipo di fenomeno che
l'ha sprigionata. E dato che i nostri apparecchi sono
sottoposti, come noi e anche più di noi, a forti
limitazioni (per esempio agli attriti, perché alla legge
della gravitazione nulla sfugge) la capacità dell'energia
di produrre più o meno lavoro porta a una sorta di
graduatoria costruibile in base alla definizione di
efficienza, ovvero al rapporto tra il lavoro compiuto e
l'energia fornita al sistema. Così che l'energia elettrica
può degnamente occupare i primi posti, quella meccanica
stare in zona intermedia, il calore posizionarsi in fondo.
Un sistema che dissipa calore e che genera energia non più
riutilizzabile (se non spendendo, a sua volta, ancor
maggiore energia) è un sistema di tipo entropico. In
tutti i sistenù termodinanmici, compreso l'organismo
vivente, l'energia termica è fondamentale e l’entropia
è una grandezza fisica niente affatto trascurabile.
4.
ENEGIA BIOLOGICA
Esiste
una energia che possiamo chiamare chimico-fisica,
ampiamente utilizzata dai sistemi viventi e che si fonda:
(a) sulle energie di coesione delle particelle elementari
che compongono l'atomo, (b) sulle energie di legame tra gli
atomi che compongono le molecole, (c) sulle energie messe in
gioco durante le reazioni chimiche. Ciò non sembra
sufficiente per chiarire la qualità dell’energia
derivante dai processi biochimici e biofisici tipici
e specifici dell' organismo vivente, ossia dai
processi biologici. L'organismo vivente non solo
utilizza un tipo di energia già di per sé ordinata e
nobile, ma sviluppa e ottimizza processi altamente specifici
per servirsene, magari riducendo l'efficienza ma aumentando
la specializzazione.
5.
PRESUPPOSTI FISICI DELLA BIOENERGIA
Dell'energia
biologica, a questo punto, dobbiamo introdurre i
presupposti, che possono essere riassunti schematicamente
nelle condizioni chimico-fisiche e nei processi altamente
specializzati dell'essere vivente. Anche condividendo il
pensiero di chi tende a superare il contrasto tra qualità e
quantità, non v'è dubbio che, anche solo per motivi
analitici, tra le due una certa distinzione vada mantenuta.
Un tempo si credeva che i continui naturali (come
acqua, aria, energia, ecc.) potessero essere considerati
divisibili all'infìnito. Più di mezzo secolo fa Max Plank
sostituì la nozione di continuo d'energia con quella dei
discontinui (quanti d'energia). Per la fisica classica la
luce e un raggio di elettroni sono due cose diverse: alla
prima corrisponde la propagazione di un'onda
elettromagnetica, il secondo consiste in un vero e proprio
spostamento di materia. Con l'avvento della fisica atomica i
fenomeni ondulatori e quelli corpuscolari diventano
inscindibili perché già all’origine associati tra loro.
Dunque
l'onda elettromagnetica si propaga in modo discreto e non
continuo, per quanti di energia, e quindi tiene ad assumere
contemporaneamente anche l'aspetto corpuscolare. La materia,
le molecole, gli atomi hanno una struttura indisturbata
fintanto che le condizioni ener-getiche restano stabili.
Possiamo allora esemplificare, a ritroso, i grandi
cambiamenti che all'origine devono essere avvenuti: (a) alla
temperatura di -273' C (zero assoluto) ogni sostanza si
presenta rigida e cristallina.
Se
innalziamo la temperatura incomincerebbero a ottenersi
fusioni ed evaporazioni e, di conseguenza, si produrrebbero
liquidi e gas. Proseguendo nell'incremento termico avremmo
tutto allo stato gassoso. Quando l'energia degli urti tra le
molecole dovesse superare via via quella dei legami
otterremmo un gas di atomi e di elettroni. Alla fine le
particelle atomiche sarebbero come strappate dai loro atomi.
Nuclei e particelle si muoverebbero liberamente e del tutto
casualmente alla temperatura delle stelle. A temperature
ancora più alte si otterrebbe la disintegrazione del nucleo
e dunque un gas di particelle atomiche e nucleari. Che cosa
significa questa esemplificazione della scala quantica ?
Significa che le condizioni per la comparsa della materia
organica si sono verificate mediante un processo inverso, di
raffreddamento del gas caotico di particelle: i nuclei si
sono formati a temperature mille volte superiori a quella
della superficie solare, gli atomi a temperature come quella
della superficie solare, le molecole a 1500°C, le
macromolecole (molecole a grande peso molecolare,
costituite da catene di molecole più piccole; i polimeri
sono macromolecole fatte dalla sequenza di più monomeri) si
sono formate a temperature comprese tra i 35 e i 40°C.
Infatti soltanto in questo intervallo termico ha inizio
la formazione di una grande varietà di composti chimici
organici, tra i quali gli acidi nucleici, le proteine, i
polisaccaridi, ecc., risultanti soprattutto dalle
combinazioni di atomi di carbonio, ossigeno, idrogeno,
azoto, fosforo, zolfo, ecc.
6.PRESUPPOSTI
BIOLOGICI DELLA BIOENERGIA
Una
proprietà nota delle macromolecole è quella di replicarsi.
Dal momento che le condizioni furono ottimali ebbe inizio la
sintesi delle macromolecole e, da qui, la comparsa degli
esseri viventi: la temperatura doveva esser bassa perché
avesse luogo la sintesi delle macromolecole, ma non così
bassa da non poter fornire l'energia necessaria e
sufficiente alla sintesi. Continuando a raffreddare il
nostro sistema, quello dal quale siamo partiti, noi
scenderemmo ulteriormente lungo la scala quantica verso
livelli dove la vita risulta impossibile, ovvero, come
abbiamo accennato, alla cristallizzazione della materia e
alla morte totale. Qui tutto sarebbe al livello più basso
in senso assoluto. Il sistema sarebbe caratterizzato forse
dalla massima specificità delle strutture, ma anche dalla
assoluta immobilità (energia cinetica = O). Dalla
descrizione fatta è importante sottolineare che alla
posizione lungo la scala quantica non
corrisponde soltanto una differente condizione energetica ma
anche e principalmente una diversa qualità della materia.
La
qualità altro non è che l'organizzazione della materia
all'interno detessere vivente per lo svolgimento di
funzioni. Si tratta di un'organizzazione finalizzata,
non fine a se stessa.
Si
realizza attraverso: (a) la differenziazione cellulare che
conduce ad avere strutture subcellulari, cellulari,
tessutali ecc. specializzate, (b) la specificità dei
processi biochimici, riassumibili genericamente nelle
reazioni del metabolismo (anabolismo e catabolismo). Se le
reazioni cataboliche (i cui processi ossidativi permettono
sia la produzione della energia necessaria alle funzioni
vitali sia la produzione delle sostanze di scarto da
eliminare) rappresentano complessivamente il risultato del
fenomeno di distruzione, quelle anaboliche (che utilizzano
l'energia per le reazioni sintetiche, ovvero per la
formazione di nuova materia vivente) costituiscono, al
contrario, il fenomeno di costruzione della nuova materia
vivente.
Così
che il perpetuarsi della vita, filogeneticamente e
ontogeneticarnente, si fonda in modo dinamico
sull'incessante e continuo rinnovarsi della materia vivente,
giacchè, istante dopo istante, l'equilibrio
metabolico consente al vecchio di essere sostituito
col nuovo.
Tra
le strutture subcellulari significativamente rappresentative
della qualità della materia vivente (organizzazione
finalizzata) possiamo fornire un cenno su: (a) DNA, (b)
mitocondri.
Nella
cellula, all'intermo del nucleo, una macromolecola con peso
molecolare dell'ordine del milione di Dalton
contraddistingue la specifici dell'essere vivente. Il
numero possibile degli stati quantici è così infinitamente
elevato da rendere pressoché infinite le varietà
dell’essere. Si dice, forse in modo un po' riduttivo,
che il DNA rappresenti qualcosa come la direzione di
un'orchestra.
Effettivamente
nel DNA sono contenute tutte le informazioni necessarie per
la vita e per la replicazione del patrimonio genetico. I
mitocondri possono essere invece immaginata come le vere
centrali energetiche della cellula (la struttura analoga,
che esercita la medesima funzione, nella cellula vegetale è
quella dei cloroplasti).
Al
loro interno si produce energia e si immagazzina ATP (adenosintrifosfato)
mediante reazioni accoppiate di degradazione ossidativa e di
fosforilazione dell' ADP (adenosindifosfato). Tali reazioni,
per fasi, sono assai complesse e vengono catalizzate da
enzimi specifici. Solo le fasi nelle quali interviene
l'ossigeno molecolare sono quelle dalle quali si libera una
certa quantità di energia. Nel ciclo di Krebs, dove avviene
praticamente la degradazione finale dei carboidrati, dei
grassi e delle proteine, con produzione di anidride
carbonica e altri composti intermedi utili alle biosintesi
(anabolismo), vengono prodotte complessivamente 12 molecole
di ATP. Ciò corrisponde a una energia di circa 100 kcal
equivalenti a 418 kjoule. L'ATP non viene utilizzato
soltanto per le reazioni biosintetiche ma anche per la
contrazione muscolare, per i trasferimenti transcellulari di
sostanze non dissociate ecc.
7.
CARATTERISTICHE QUALITATIVE DELL’ENERGIA BIOLOGICA
Tra
le caratteristiche dell'essere vivente la più peculiare è
la totalità organico-funzionale, in ragione della
quale non può essere applicata la proprietà additiva. In
altre parole: è quasi impossibile che la totalità
dell’essere sia ottenibile mediante la somma delle
singole parti che lo costituiscono.
Al
riguardo si possono portare alcuni esempi: (a) tanto la
differenziazione quanto la specificità dei processi
cellulari sottolineano l'enorme distanza che si è ormai
formata tra l’essere vivente ed un qualsiasi sistema naturale
continuo , che è per definizione divisibile in infinite
parti la cui somma ritorna a dare la totalità, il tutto del
sistema.
Nel
caso del sistema vivente, quando anche si riuscisse a
sostituire una parte del tutto, ne verrebbe quanto meno
compromessa la funzionalità, quindi la qualità. L'additività
è una proprietà tipica dei processi lineari.
Si
pensi che, in prevalenza, i processi biologici non sono
lineari (es.: reazioni enzimatiche, trasportatori
allosterici, sinergie positive o negative tra sostanze
associate ecc.); (b) la risposta tutto-nulla che
segue uno stimolo capace di superare o meno il valore di
soglia, ossia l'intensità minima oltre la quale soltanto può
esservi una reale risposta, è completamente diversa e
ingiustificato da un qualsiasi meccanismo di
gradualità, meccanismo, quest'ultimo, molto meno
specializzato e più primitivo, ma lineare. La capacità
della cellula di rispondere a uno stimolo, ovvero
quella sua caratteristica definita con il termine di
eccitabilità cellulare, allorchè dai protozoi (organismi
unicellulari) sono comparsi i metazoi (organismi
pluricellulari) sempre più grandi, si è andata via via
modificando, specializzandosi appunto in un sistema nervoso
centralizzato che potesse tenere sotto controllo anche le
parti più lontane dell'organismo. Pertanto alla primitiva e
insufficiente risposta graduale si è aggiunta la risposta
più fine del tutto-nulla.
8.
BASI BIOFISICEE E BIOCHMCHE DELL’GIA BIOLOGICA
Sempre
a titolo esemplificativo possiamo fare un breve cenno
all'applicazione dei concetti di (a) campo elettromagnetico
e di (b) regolazione enzimatica, la cui applicazione trova
valido riscontro nell'organismo vivente.
(a)
Nella porzione di spazio, dove esiste un campo corrispondente
ad una particolare caratteristica dei corpi (gravitazionale,
elettrico, magnetico), viene esercitata una forza
proporzionale alla caratteristica stessa dei corpi. Nel
campo gravitatazionale, la forza peso è uguale al prodotto
della massa per l'accelerazione di gravità. Quindi si
definisce come campo o come intensità di campo proprio il
vettore che agisce sulla massa del corpo, ossia
l'accelerazione di gravità g.
Per
valutare l'energia connessa al campo occorre valutare il
lavoro dato dall'intensità di campo quando una massa
subisce uno spostamento.
Se
due corpi (corpi celesti piuttosto che cariche
elettriche ... ) interagiscono, noi siamo legittimati a
pensare che la interazione avvenga tanto immaginando
i due corpi separati tra loro da un certo spazio vuoto
quanto che ciascun corpo modifichi la struttura dello
spazio in cui si trova immerso e separato
dall’altro.
Nel
primo caso lo spazio è considerato un vuoto geometrico
e la descrizione del moto avviene tramite forze a
distanza. Nel secondo, i corpi sono considerati come
sorgenti di azioni che si propagano nello spazio, dunque si
parla di azione a contatto nell'ambito di uno spazio
dotato di proprietà fisiche oltre che geometriche.
Il
campo elettromagnetico è individuato dal vettore elettrico
E e dal vettore magnetico H.
Una
distribuzione di cariche elettriche in movimento in un
volume finito, come ad esempio si ha nel sangue, crea
un campo che decresce man mano che ci si allontana da
tale volume.
A
grande distanza resta solo la componente, detta
radiazione, che serve a trasmettere segnali
ed energia e che è caratterizzata dall'avere i valori
di E e H sempre più piccoli con l'aumentare della distanza.
Il campo magnetico del vivente scaturisce da differenti
contributi: il momento magnetico intrinseco dell'elettrone,
il momento magnetico orbitale dovuto alla rotazione
dell'elettrone attorno al nucleo, il movimento delle cariche
(ioni).
Dei
due fenomeni, elettrico e magnetico, è di gran lunga
più importante quello magnetico; infatti le cariche
di segno opposto possono annullarsi a due a due, mentre l'
effetto dovuto al loro movimento non è altrettanto
eliminabile. Il movimento degli ioni all'interno
dell'organismo vivente è fondamentale.
(b)
Abbiamo detto che gli enzimi catalizzano le reazioni in
modo specifico.
Il
controllo quantitativo dei prodotti che si formano, il
cui accumulo tra l'altro potrebbe anche essere dannoso, è garantito
da un meccanismo chiamato retroinibizione; il
prodotto finale, formatosi in eccesso, inibisce l’enzima
che catalizza la prima reazione delle reazioni a catena.
Tale
meccanismo offre immediatezza d'intervento. Altri due sono i
meccanismi utilizzati per tempi lunghi: la repressione, quando
il prodotto finale agisce sul primo enzima senza ridurne
l'attività ma riducendone la quantità coinvolta nella
reazione, e l'induzione, per la quale l'aggiunta di un
prodotto intermedio stimola la reazione successiva.
9.
APPUNTI SUL RUOLO DELL'ACQUA.
Circa
l'argomento acqua possono essere trovate molte notizie: (a)
è il composto più comune e diffuso, (b) si presenta allo
stato liquido, fatto abbastanza singolare soprattutto se la
si confronta con altre molecole di uguale peso molecolare
(ammoniaca, metano ... ), (e) la squilibrata distribuzione
delle cariche elettriche, conferisce alla sua molecola la
stessa caratteristica del dipolo, cioè di una sorta di
piccolo magnete, (d) la presenza della doppia carica
(dipolo) determina nella acqua, la capacità di formare
strutture ordinate non solo allo stato solido (neve,
ghiaccio), ma anche quando è liquida.
In
virtù di queste forze intermolecolari di attrazione tra le
diverse molecole, l'acqua, fortemente indissociata, si
organizza in struttura reticolare.
Ne
derivano inoltre inconsuete caratteristiche: nella fase
liquida l'acqua è più densa del ghiaccio
(fase
solida); ha la tensione superficiale più alta tra tutti i
liquidi (escluso il mercurio); ha eccezionali proprietà
dielettriche; è solvente ideale per le sostanze ionizzabili
e dissociabili; è mezzo di numerose reazioni chimiche.
Se
poi apriamo un qualsiasi libro di dietologia, possiamo
condividere il pensiero dei dietologi, secondo i quali
l'acqua non ha contenuto energetico. Ma, per questo, non
dobbiamo cadere nel comune e grave errore di escluderla a
priori dal bilancio di massa ed energia.
Nell'organismo
vivente l'acqua è la molecola chiave, la condizione senza
la quale non vi sarebbe stata possibilità di vita. Non è
neppure possibile parlare di bioenergia talasciando di
comprendere il ruolo dell'acqua. Essa non è affatto un
mezzo inerte con sole e tipiche funzioni plastiche, di
sostegno, non solo nell'animale ma anche nel vegetale.
Infatti partecipa attivamente al biochimismo della vita.
Non
v'è reazione di idrolisi senza utilizzo d'acqua,
non v'è ossidoriduzione o reazione accoppiata che
non contempli la formazione di molecole d'acqua.
Nell'equilibrio
tra i viventi e l'ambiente, l'acqua da un
lato viene scissa in idrogeno e ossigeno (nelle
foglie per il processo di fotosintesi) e dall'altro viene
ricombinata nella respirazione. Tale ciclo di
fotosintesi-respirazione (in cui l'acqua esercita da
sola un ruolo fondamentale e ineliminabile pena la morte), mette
in gioco tutta l'energia necessaria al mantenimento
della vita e delle sue funzioni sulla Terra.
Bibliografia
Holton
G. "L'immaginazione scientifica, Einaudi,
Torino, 1983.
McEmmerson
j. "Symmetry principles in particle physics",
Pergamon Press, Oxford, 1972.
Hesse
M. "Forze e campi. Il concetto di azione a distanza
nella storia della fisica", feltrinelli, Milano,
1974.
Marazzini
P., Tucci P. "La formazione del concetto di
induzione magnetica", Angeli, Milano, 1983.
Patton
H.D., Ruch T.C. "Fisiologia e biofisica", Univer-so,
Roma, 1988.
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