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Le
ricette di cosmesi delle donne Saracene
Ferruccio
Bertini
Docente
in Letteratura Latina DARFICLET - Univ. degli Studi di Genova
All'interno
del corpus di testi di medicina salernitana abitualmente
attribuito a Trotula (ma che in realtà è opera di medici
anonimi e si limita a contenere insegnamenti che risalgono a
Trotula, e cioè alla Practica secundum Trotam, I'unico
testo veramente attribuibile alla quasi magistra salernitana)
si trova il De ornatu mulierum 1.
In questo trattato di cosmesi sono fornite ricette su come
curare la pelle, come tingere i capelli, come sbiancare i
denti, come togliere le borse dagli occhi, come truccarsi il
viso e le labbra etc.etc. Tra i rimedi suggeriti per
eliminare l'alito cattivo, ce n'è uno tratto da un ricordo
personale: "Ho visto una donna saracena liberare molte
donne dall'alito cattivo ordinando loro di tenere sotto la
lingua un medicamento ricavato da un po' di foglie di alloro
e da un po' di muschio. Da parte mia, raccomando alle donne
di tenerlo sotto la lingua giorno e notte, soprattutto in
previsione di rapporti sessuali con un uomo"2.
In materia di cosmesi alle donne salernitane si affiancano
dunque con pari autorevolezza le donne saracene, a conferma
del fatto che la Scuola salernitana è aperta e disponibile
ad accogliere qualsiasi esperienza innovatrice . Ma,
tornando al corpus, che nell'XI secolo circolava sotto il
nome di Trotula, nel periodo di maggior fioritura e di
maggior diffusione di esso sono note due opere: il De ornatu
mulierum e il De passionibus mulierum ante, in et post
partum, di cui circolavano due redazioni abitualmente note
come Trotula minor e Trotula maior. Il De ornatu, come si è
detto, è un trattato di cosmesi, mentre il De passionibus
è un trattato di ginecologia relativo alle affezioni
femminili prima, durante e dopo il parto; esso è importante
perché veniva considerato il primo trattato di ginecologia
scritto da una donna.
Il corpus nel suo complesso ebbe una diffusione enorme: ne
sono stati catalogati dagli studiosi oltre un centinaio di
manoscritti diffusi in tutta l'Europa occidentale, dalla
Francia alla Germania, dalla Spagna all'Italia; questo
significa che l'opera era diventata di uso abituale nelle
scuole di medicina. Ciò è comprovato dalla presenza di
estratti di testi attribuiti a Trotula in opere antologiche
mediche, in cui veniva sintetizzato il meglio dei trattati
dei vari maestri. In un caso, in un manoscritto della fine
del XII secolo oggi perduto, l'epitomatore si è preoccupato
di segnalare a fianco, abbreviato, in una sorta di piccola
rubrica, il nome dell'autore da cui è desunto il brano
citato. E così, accanto al nome di Giovanni Plateario, di
Cofone e di altri insigni maestri della Scuola salernitana,
ogni tanto troviamo il nome di Trotula, abbreviato come
tutti gli altri, nella forma Trot'3.
Accanto alla diffusione di tipo scolastico alto, cioè
quella in prosa in lingua latina, ne esiste una di tipo meno
alto, parascolastico, in traduzione: abbiamo conoscenza di
traduzioni in irlandese, in francese, in tedesco, in antico
e medio inglese, in fiammingo, in ebraico, in catalano. A me
pareva sorprendente, tenendo conto del fatto che Trotula era
di Salerno, l'assenza di traduzioni italiane; ma, in realtà,
ne esistono, in Toscana nel XIV secolo, almeno due (che sono
poi un solo volgarizzamento pubblicato due volte), sfuggite
finora all'attenzione degli studiosi di medicina e di cose
affini. Il fatto, in apparenza inspiegabile, trova una sua
motivazione quando si osservi che la prima edizione del
volgarizzamento risale al 1863 ed è stata fatta da uno
studioso che non si occupava affatto di medicina: era
infatti un purista, ovvero uno specialista di lingua
italiana, che utilizzò questo trattato volgarizzato come un
manifesto della buona lingua italiana, quella dell'Accademia
della Crusca. Per di più tale volgarizzamento, pubblicato
come anonimo, presentava iI titolo: Il libro delle segrete
cose delle donne 4.
Non apparendo il nome di Trotula e in mancanza di precisi
dati di riferimento, non ci si rese conto che si trattava
appunto di una traduzione in italiano di un parziale
rimaneggiamento del corpus di Trotula. Esattamente un secolo
piu tardi, la stessa traduzione è stata pubblicata una
seconda volta, come opera di un tal frate Andrea da Firenze
5.
Il testo latino in prosa venne anche riproposto nell'anonimo
Poema medicum, un rifacimento in versi dei due trattati
abitualmente attribuiti a Trotula 6; il cap.10° del De
ornatu è ivi presentato sotto il titolo De fortiori
tinctura nobilium Sarascenarum in questa forma7:
125 Si qua velit rufos et spissos esse capillos, ista sint
loti lexiva sepe capilli: rasure buxi vel cum foliis
sociatam iunge celidoniam; sit eis agrimonia iuncta cocta
diu; post hoc si sumitur olla minutim
130 in fundo penetrata, super quam pannus adherens candidus,
area cui sternitur una cimini, straminis altera sit, quod
prestent ordea triti, tertia rasure buxi sit vel foliorum
ypia (sic) det quartam, det eis celidonia quintam;
135 straminis hinc una subtilis fiat arene, inde liquiricie
de pulvere, sit cinis inde fraxinus aut vitis, quam det bis
terve quaterve; hec coletur aqua talem predicta per ollam.
Ex qua lexiva perloti sepe capilli
140 involvantur ita donec siccatio fiat. Tempore sicque
brevi mire fient speciosi. Peotere cum sit opus, spargatur
pulvis et iste subtilis: gariofilia, nux, rosa sicca,
galanga, cum costo, pipere, cardamomo, cinamomo;
145 his sed aqua rosea mixta lotisque capillis pectinet inde
caput, pecten madefiat ipsum; addas si muscum, magis istud
erit pretiosum.
Ed eccone una libera traduzione: "Se una donna vuole
avere i capelli rossi e folti, se li lavi spesso con questa
lavanda: aggiungi della celidonia a trucioli e foglie di
bosso; aggiungi ancora agrimonia cotta a lungo; dopo di che
bisogna prendere una pentola dal fondo minutamente
bucherellato, con sopra, ben aderente, un panno bianco su
cui si dispone uno strato di cimino, un altro di paglia
tritata con prevalenza d'orzo, un terzo di trucioli o foglie
di bosso; la quarta zona la fornisca l'ipia, la quinta la
celidonia; quindi si disponga un filtro duplice, triplice o
quadruplice, costituito da sabbia fine, polvere di
liquirizia, cenere di frassino o di vite.
L'acqua va colata attraverso la pentola suddetta e i
capelli, lavati spesso con questa lavanda, vanno avvolti
finché siano asciutti. Così, in breve tempo, diventeranno
meravigliosamente belli. Quando è il momento di pettinarli,
vanno sparsi sopra questi ingredienti, ridotti in polvere
fine: chiodi di garofano, noce moscata, rosa essiccata,
galanga, e ancora costo, pepe, cardamomo, cannella. Dopo
aver lavato i capelli con questi ingredienti aggiungendo
acqua di rose, si pettini avendo cura di inumidire anche il
pettine. Se si aggiunge muschio, se ne acquisterà in
pregio".
Ma, tornando all originale, cioè al testo che circolò a
lungo sotto il nome di Trotula col titolo De ornatu mulierum,
sempre nel cap.LXI dell'edizione del Faventino, si legge
qusto brano8: "Experimentum Sarracenicum ad denigrandos
capillos. Accipe corticem mali granati maxime dulcis,
teratur et bulliat in aceto vel aqua, coletur et huic
colaturae addatur pulvis gallarum et aluminis in multa
quantitate ut fiat spissum in modum pultis et hoc tali quasi
quadam pasta capillos involvat. Postea furfur distemperetur
cum oleo et ponatur super ignem in aliquo vase quousque
furfur totum fiat ignitum; hoc tale aspergat radicitus super
caput, postea madefiat et iterum caput in eadem colatura
praediota involvat et dimittat per noctem ut melius
inungatur, postea abluatur et erit totum nigrum".
Ed ecc one la traduzione : "E siste un ritrovato
saraceno per rendere i capelli neri: prendi la buccia di una
melagrana molto dolce, trítala e falla bollire in aceto o
in acqua, poi cólala. Al liquido così ottenuto aggiungi
polvere di galla e di allume in grande quantità, in modo da
renderlo una poltiglia assai densa e la donna impregni i
suoi capelli con questa sorta di pasta. Poi si stemperi
della crusca con olio e si ponga al fuoco in un recipiente
fino a che la crusca sarà completamente abbrustolita: la
donna sparga questa sostanza sul capo fino alla radice dei
capelli, poi lo bagni e di nuovo impregni i capelli con la
pasta suddetta e la lasci in testa per tutta la notte perché
i capelli si ungano meglio, poi li lavi e saranno tutti
neri".
Poco più sotto si legge ancora9: "Sed ut mulier
suavissima et planissima fiat et sine pilis a capite usque
inferius, in primis eat ad balnea et, si non consueverit,
fiat ei stupha hoc modo: accipe tegulas et lapides candentes
et, eis in stupha positis, sedeat mulier in ea. Vel aliter:
accipe tegulas calidas vel lapides nigros calidos et ponas
ín stupham vel foveam factam in terra; tunc superinfundatur
aqua calida ut fumus resolvatur et supersedeat mulier bene
circumdata pannis ut sudet, cumque bene sudaverit intret
aquam calidam et abluat se optime et sic exeat a balneo et
abstergat se bene cum panno lineo, postea inungat se totam
hoc psilothro: recipe calcem vivam bene cribellatam et de ea
pone in vase figuli uncias IIII et decoque in modum pultis,
postea accipe auripigmenti unc. unam et iterum coque et
proba cum penna an sit satis coctum; cave autem ne nimis
coquatur et ne nimis super cutem moretur quia maximum
faceret ardorem. Sed, si ex psilothro accidat cutem uri,
accipe populeon, cum oleo rosaceo vel violarum vel cum succo
sempervivae distempera, applicando donec sedetur calor;
postea inungatur unguento albo donec cessaverit ardor".
Questo precetto, tradotto, suona: "Per diventare tutta
morbida e liscia, senza peli dalla testa ai piedi, una donna
per prima cosa deve recarsi ai bagni pubblici; se non c'è
abituata, faccia un bagno di vapore in questo modo: prendi
tegole e pietre al calor bianco, mettile dentro una stufa e
la donna ci si sieda sopra. Oppure, in altro modo: prendi
tegole calde o pietre nere calde e mettile in una stufa o in
una buca scavata per terra: poi versaci sopra acqua calda in
modo che si sviluppi vapore e la donna ci si sieda sopra
tutta avvolta in panni per sudare. Quando abbia ben sudato,
entri in acqua calda e si lavi con la massima cura; poi esca
dal bagno e si asciughi bene con un telo di lino.
Poi si unga tutta con la seguente crema depilatoria: prendi
della calce viva passata per bene al crivello e mettine
quattro once in un vaso di terracotta e falla cuocere finché
diventi poltiglia; poi prendi un'oncia di ossido di arsenico
e fa' cuocere ancora e senti con una penna se è cotta a
sufficienza: attenta che non cuocia troppo e che non resti
troppo a lungo sulla pelle, perché ustionerebbe
terribilmente. Ma se capitasse che la pelle fosse ustionata
a causa della crema depilatoria, prendi del populeone, stémperalo
con olio di rosa, o di viola, o con succo di sempreviva e ápplicalo
finché il 5 bruciore non si plachi e poi ungi con balsamo
bianco, finché l'irritazione sia scomparsa" .
Sempre in campo di creme depilatorie, poco più avanti si
trova una ricetta riservata alle nobildonnel°, di cui
fornisco direttamente la traduzione: "Ed ecco un
balsamo per le nobildonne, che depila, rende fine la pelle e
toglie le macchie: prendi succo di foglie di cetriolo
selvatico e latte di mandorle; mescolali in un vaso con
calce viva e ossido di arsenico ridotti in finissima
polvere, aggiungi galbano pestato e stemperato con un po' di
vino e lascia cuocere per un giorno e una notte. Quando è
ben decotto, togli via il galbano e aggiungi un po' d'olio,
o di vino e di mercurio. Completata la cottura, togli dal
fuoco e aggiungi la polvere di queste spezie: resina di
lentischio, incenso, cannella, noce moscata, chiodi di
garofano, ciascuna in parti uguali. Questo balsamo ha un
dolce profumo e ammorbidisce la pelle. Le nobildonne
salernitane si depilano solitWnte con questa crema".
Ma l'anonimo fiorentino che nel XIV secolo traduceva l'opera
di Trotula intitolandola Il libro delle segrete cose delle
donne, apriva il suo trattato proprio con questo capitolo,
intitolandolo: Si è di sapere fare buona buccia; l'ultimo
brano (corrispondente all'ultimo da me tradotto) nel suo
volgarizzamento suona così: "Per le nobole donne sia
fatto questo depilatorio, che rimuove i peli, e la buccia
sottiglia. Recipe sugo di foglie di melloncini che stanno
nelle fosse, e latte di mandorle: queste siano peste in un
vaso di terra, e mischiate con calcina ed orpimento
distemperato con vino in poca quantitade, e sieno fatte
bollire per uno die, ed una notte; e quando sarae bene
cotto, sia levato dal fuoco, e la polvere di queste spezie
sia mischiata colle cose predette: recipe mastice, incenso,
cennamo, cardamomo, noci moscate, garofani e galanga, di
catuno dragma una: e questo fae rendere grande olore e
soave. E' da usare questo unguento; e questo unguento usano
i nobili Saracini''1 1. Si osservi con attenzíone l'ultima
frase: "E' da usare questo unguento; e questo unguento
usano i nobili Saracini". Poiché l'anonimo non aveva
motivo alcuno per mutare le "nobildonne salernitane"
in "nobili saracini", è assai probabile che
nell'originale latino da cui traduceva leggesse anziché
nobiles Salernitanae, il nesso nobiles Sarraceni, o magari,
per un cambiamento formale, l'equivoco nobilibus Sarracenis,
che bene spiegherebbe l'improbabile cambiamento di sesso e
le poco credibili attenzioni riservate dai Saraceni ai
loro...peli superflui, in un'opera dedicata alle segrete
cose delle donne ! Questa potrebbe essere una spia
interessante del fatto che molte delle ricette mediche,
attribuite a non meglio precisate mulieres Salernitanae nel
Circa instans (sullo studio dei ' semplici ' vegetali) forse
di Matteo Plateario e nel contemporaneo Commentarium super
tabulas Salerni di Bernardo di Provenza, potrebbero essere
attribuite con uguale probabilità a non meglio precisate
mul ieres Saracenae.
Ferruccio BERTINI
1 La maggiore studiosa di Trotula è oggi Monica Green,
un'allieva del compianto J.F.Benton, di cui ha proseguito le
ricerche, giungendo all'allestimento di un'edizione della
Practica secundum Trotam: cfr.Monica H.Grecn, Women and
Literate Medicine in Medieval Europe: Trota and the "Trotula",
Cambridge Univ. Press, in corso di stampa. Per
un'informazione generale sul problema, cfr. F.Bertini,
Trotula, il medico, in F.Bertini (a cura di) Medioevo al
femminile, Roma-Bari 19923, pp.97-119, (dal 1996 ristampato
in edizione economica), nonché Monica Green, Estraendo
Trota dal Trotula. Ricerche su testi di medicina salernitana,
"Rassegna salernitana" 24 (1995), pp.31-53.
2Ho condotto la traduzione sull'edizione di Benedetto
Vittorio Faventino, stampata a Venezia nel 1554, in cui il
testo di Trotula è riportato alle pp.460-525, alla fine di
un volume miscellaneo, intitolato Empirica. Il brano in
questione si trova nel cap.LXI alla p.515.
3Vedine l'edizione (fatta prima della perdita del
manoscritto) sotto il titolo D e egritudinum curatione, a
cura di A.W.E.Th.Henschel, in S. De Renzi, Collestio
Salernitana, tomo II, Napoli 1853, pp.81-386.
4 11 libro delle segrete cose delle donne. Scrittura del
buon secolo della lingua, allegata et nel Vocabolario dela
Crusca, ora per la prima volta posta in luce dal cav. abate
Giuseppe Manuzzi, a cura delltabate L.Razzolini, Firenze
1863 (ma, in realtà, dopo il 1876).
5 La Ginecologia di fra' Andrea Seniore da Firenze, a cura
di G.Arrighi e G.Caturegli, Lucca 1963. Per l'identità
delle due opere e per altre prohlematiche connesse cfr.
Dinora Corsi, "Les secrés des dames": tradition,
tradustions, "Médiévales" 14 (1988), pp.47-57,
in particolare le pp.54-57.
6 Su questo testo in versi cfr. F.sertini~ Trotula, il
medico, cit., pp.106 e 113-114.
7 Cito da S.De Renzi, Colleotio Salernitana, tomo IV, Napoli
1856, pp.29-30.
8 Cfr. nota 2. Questo brano è riportato alla p.S 19.
91bidem, pp.519-520
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