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Anno II

Numero IV

Luglio - Agosto 1998

 

Il ruolo dell'Arnica nella prevenzione della patologia venosa da terapia infusionale protratta

 

 

1) - Valutazione della aggregabilità piastrinica.

2) - Valutazione mediante ultrasonografia doppler.

1) - C. AMODEO, R. MUSSO, A. MISSIATO, P. CAGLIA', P.F. VEROUX e F. RICCIOTTI.

Istituto di Patologia Chirurgica III, Direttore: Prof. G. Veroux - Università di Catania

2) - C. LANAIA, A. MICALE, M. MIRABELLA, A. PULVIRENTI, C. AMODEO, F. RICCIOTTI.

Istituto di Patologia Chirurgica III, Direttore: Prof. G. Veroux - Università di Catania.

 


 

L'accesso venoso periferico in corso di nutrizione artificiale, infusione protratta o chemioterapia ha delle importanti limitazioni legate sia alla durata che alla concentrazione delle soluzioni infuse. Pertanto sono di frequente riscontro: dolore in sede di incannulamento, comparsa di flebiti anche gravi, variazioni cutanee che vanno dall'iperemia sino alla comparsa di ematomi ed infine alla difficoltà di accesso venoso.

Gli Autori hanno trattato 39 pazienti utilizzando un prodotto omeopatico, l'ARNICA, per verificare se esisteva un'azione favorevole sulla prevenzione degli ematomi, delle lesioni loco-regionali, del dolore ed un maggiore utilizzo venoso. Gli AA. oltre allo studio clinico hanno condotto una ricerca ematologica sull'aggregabilità piastrinica e sulla fase di contatto-attivazione. I risultati sono stati valutati anche mediante l'ultrasonografia doppler.
 
 

INTRODUZIONE

L'Omeopatia prende origine nel 1796, quando Hahnemann, nel suo saggio su di un nuovo principio per scoprire le proprietà curative delle sostanze medicinali, affermava che per guarire una malattia bisognava somministrare una sostanza che diluita e dinamizzata era in grado di determinare la stessa sintomatologia nel soggetto sano.

Relegata fino a pochi anni orsono nel novero delle "Medicine alternative" l'Omeopatia sta per scrollarsi da quell'alone di scetticismo che l'avvolgeva, per diventare una terapia basata su validi dati scientifici. Nel 1984 Bourgois ha condotto degli studi sulla protezione della parete venosa in pazienti trattati con terapie infusionali a lungo termine, utilizzando l'Arnica e ottenendo risultati soddisfacenti.

L'utilizzazione della tintura di arnica, estratta da una pianta della famiglia delle composite, trova una sua applicazione nel trattamento di ematomi, di fratture, distorsioni, menometrorraggie, aumentando la resistenza capillare, l'aggregabilità piastrinica e riducendo il tempo di sanguinamento.

Come prodotto omeopatico l'Arnica ha numerose applicazioni cliniche (ecchimosi, fratture, lussazioni, durante e dopo il parto, metrorragie, ecc.).

Scopo della nostra ricerca è quello di verificare se l'Arnica esplica un'azione favorevole sulla prevenzione delle complicanze della terapia infusionale protratta e valutare la sua efficacia nella prevenzione delle flebiti, nel migliorare l'accessibilità venosa e nella possibilità di utilizzare la stessa vena per lunghi periodi.
 
 

MATERIALI E METODI

Le nostre ricerche sono state condotte su 39 pazienti, 14 di sesso femminile e 25 di sesso maschile, con età compresa tra i 24 e 60 anni. I pazienti sono stati suddivisi in tre sottogruppi in base alle sostanze utilizzate ed alla durata dell'infusione: 21 pazienti in nutrizione parenterale; 9 in infusione protratta oltre le 72 ore; 9 in trattamento chemioterapico.

La metodica di studio è stata condotta in doppio cieco, utilizzando Arnica alla 5 CH (quinta Centesimale Hahnemaniana) contro placebo. Ai pazienti sono stati somministrati 3 granuli di Arnica quattro volte al giorno per via sub-linguale, una settimana prima, durante e una settimana dopo il trattamento.

La valutazione è stata effettuata in base a rilevamenti clinici (dolorabilità, alterazioni cutanee e tempi di utilizzo della stessa vena), mediante valutazione dell'aggregabilità piastrinica e in base a rilevamenti strumentali (Velocimetria doppler).
 

RISULTATI E CONCLUSIONI

Nei pazienti trattati con Arnica non si è rilevata alcuna alterazione cutanea degna di nota o dolenzia acuta loco-regionale, evidenziata invece nei pazienti trattati con placebo (Tabb. I, II, III) (Fig.1).

In nessun paziente si sono evidenziati effetti collaterali da intolleranza (anoressia, vomito, modificazioni dell'umore). La valutazione della aggregabilità piastrinica, condotta in collaborazione con l'Istituto di ematologia dell'Università di Catania, si è basata su prelievi ematici eseguiti pre e post-trattamento con Arnica o con placebo.

Abbiamo così valutato sia la funzione aggregativa piastrinica con induttori tipo ADP (1 micro M), Collagene (3 micro g) ed Epinefrina (2 micro M), la fase di contatto della via intrinseca della coagulazione (Fattore XII e Prekallicreina) prima e dopo somministrazione di Arnica o placebo.

I risultati ottenuti hanno dimostrato che nel gruppo trattato con Arnica la funzione aggregativa delle piastrine era aumentata a testimonianza che la capacità responsiva dei trombociti agli induttori, anche a distanza di giorni dall'applicazione dello stimolo irritativo, era conservata.

Nel gruppo trattato con Placebo la risposta funzionale aggregativa delle piastrine era evidentemente ridotta (per attivazione prima ed esaurimento dopo delle stesse) (Fig. 2).

Per quanto riguarda la fase di contatto-attivazione, nel gruppo trattato con Arnica, sia il Fattore XII che la Prekallicreina, dopo permanenza del catetere venoso o dopo somministrazione farmacologica, si presentavano incrementati, a dimostrazione che tali fattori plasmatici non erano stati attivati né consumati. Invece, nel gruppo trattato con Placebo è stata osservata una chiara riduzione sia del Fattore XII che della Prekallicreina in quanto attivati e pertanto diminuiti (Fig. 3).

La somministrazione dell'Arnica ha consentito nei pazienti in nutrizione parenterale ed in infusione protratta un miglioramento del tempo di utilizzazione della vena in cambio-ore, con una durata media di 7-8 giorni con un minimo di 72 ore ed un massimo di 288 ore (Fig. 4), l'assenza di sintomatologia dolorosa acuta, e solo in tre casi il riscontro di una dolenzia intermittente dopo 21 giorni di terapia infusionale (Fig. 1).

In tutti i pazienti trattati con Arnica non si sono rilevate alterazioni cutanee o ematomi, che invece erano facilmente obbiettivabili nei pazienti trattati con placebo. Questi rilievi clinici sono stati confermati da uno studio ultrasonico. Infatti la velocimetria doppler ha rilevato nel 50% dei pazienti trattati con placebo una diminuzione della velocità di flusso con demodulazione in rapporto agli atti respiratori (Fig. 5), e nel 25% dei casi assenza di flusso per trombosi occludente (Fig. 6), mentre in tutti i pazienti trattati con Arnica, non si sono rilevati segni morfologici ed acustici di processi tromboflebitici in atto (Fig. 7).

Dalla valutazione globale dei protocolli clinici e strumentali da noi eseguiti si evince che l'Arnica esercita un'efficace azione protettiva sulle vene in quei pazienti che devono essere sottoposti a nutrizione artificiale, infusione protratta e chemioterapia. L'Arnica consente infatti non soltanto un maggior periodo globale di trattamento, ma un più prolungato uso della stessa vena rispetto ai controlli senza che compaiano segni locali (dolore, iperemia, edema) di particolare significatività. La ricerca ematologica da noi condotta ci consente inoltre di esprimere alcune interessanti considerazioni. Infatti, i risultati ottenuti, potrebbero essere la chiave di volta per spiegare il meccanismo con cui l'Arnica esplica il suo effetto protettivo sulle vene. Ci proponiamo pertanto di verificare, su una casistica più ampia, questi nostri risultati preliminari, che non hanno riscontro nella letteratura mondiale, in quanto riteniamo che essi possano essere forieri di vaste ed interessanti applicazioni cliniche.
 

 

Fig. 1 - Comportamento del dolore nei pazienti in infusione protratta e nutrizione artificiale.

 

Fig. 2 - Andamento dell'aggregabilità piastrinica in PRP citrato nei pazienti trattati con Arnica e Placebo in risposta ad ADP, Epinefrina e Collageno. Aggregazione espressa come % di cambio in O.D.

 

Fig. 3 - Fase di contatto-attivazione della coagulazione sanguigna. A sinistra le variazioni plasmatiche della Prekallicreina e del Fattore XII dopo trattamento con Arnica. A destra le variazioni plasmatiche della Prekallicreina e Fattore XII dopo placebo.

 

Fig. 4 - Pazienti in nutrizione artificiale. Durata del trattamento in giorni. Utilizzo delle vene in cambio-ore.
Fig. 5 - Ultrasonografia doppler: diminuzione delle velocità di flusso e demodulazione in rapporto agli atti respiratori.
Fig. 6 - Ultrasonografia doppler: assenza di flusso per tromboflebite occludente.
Fig. 7 - Ultrasonografia doppler: tracciato normale.


BIBLIOGRAFIA


 

1) - Amodeo, C., Musso, R., Missiato, A., Caglià, P., Veroux, P.F., Ricciotti, F. : "Il ruolo dell'Arnica nella patologia venosa da terapia infusionale protratta. Valutazione della aggregabilità piastrinica." - Atti del IX Congresso Nazionale della Società Italiana di Patologia Vascolare. - Copanello, 6-9 Giugno 1987. Patologia Vascolare 87 - Ed. Monduzzi - Bologna (Italy).

2) - Bicchielli, E.: "Le tromboflebiti superficiali." - Min. Angiol., 6, 337 - 1981.

3) - Burgois, J. C.: "Protection du capital veineux chez les perfusees au long cours, dans le cancer du sein, essai clinique en double avengle: Arnica contre Placebo." - Thése pour le Doctorat en Medicine (Faculté de Mèdicine de Bodigny) - 1984.

4) - Conche, B.: "Les effets sur la coagulation sanguigne de l'Arnica à doses infinitesimales." - Thèse pour le Doctorat en Mèdicine. - Paris, 1973.

5) - Lanaia, C., Micale, A., Mirabella, M., Pulvirenti, A., Amodeo, C., Ricciotti, F.: "Ruolo dell'Arnica nella prevenzione della patologia venosa da terapia infusionale protratta. Valutazione mediante ultrasonografia doppler." - Atti del IX Congresso Nazionale della Società Italiana di Patologia Vascolare. - Copanello, 6-9 Giugno, 1987. - Patologia Vascolare 87 - Ed. Monduzzi - Bologna .

6) - Merlen. J. F.: "Aspects cliniques, ètiologie ed deductions thèrapeutiques dans les phlèbites superficielles des membres." - J. Sc. Med. Lille, 92, 133 - 1974.

7) - Raso, A.M.: "Le flebiti superficiali: fisiopatologia, eziopatogenesi, clinica, terapia medica, terapia chirurgica." - C.I.C. Ed. - Roma, 1982.

8) - Raso, A.M., Castagno, P.L.: "Le flebiti superficiali su vena sana." - Atti 2° Congresso Italiano di Flebologia. - Ed. Min. Med. - 1986.

9) - Royer, J.F.: "Arnica montana, ètude botanique et pharmacotoxicologique." - Homéopathie francaise, Janvier-Février - Tome 72, n° 1 - 1984.

10) - Tétau, M.: "La materia medica omeopatica clinica e associazioni bioterapiche." - Ed. Ipsa - Similia, Palermo - France Ed. - 1989.

11) - Veroux, G., Trovato, G., Cosentino, F., Immè, A., Amodeo, C., Franco, S.: "La nutrizione enterale in chirurgia addominale. Min. Chir. 39, 1984.

12) - Veroux, G., Ricciotti, F., Musso, R., Amodeo, C., Missiato, A., Mirabella, M., Veroux, P.F. : L'arnica nella prevenzione della patologia venosa nelle perfusioni a lungo termine. Studio clinico." - Relazione al 42° Congresso della Lega Internazionale di Medicina Omeopatica. - Arlington, Virginia, USA - 29 Marzo - 2 Aprile 1987.