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Anno II

Numero II - III

Marzo - Giugno 1998

 

La dieta eugenetica

 ovvero: ricette tardocinquecentesche per generare figli
di bell’aspetto e buon ingegno a partire dall’alimentazione dei genitori

 

 

Massimo Angelini

 

Dott. di ricerca in Storia - Ist. di Storia Moderna - Univ. di Genova


 

Alle soglie dell’età moderna, in attesa del costituirsi autonomo dell' embriologia - prima - e assai più tardi delle genetica, l’arco di tempo che intercorre tra il concepimento e la nascita è avvolto da un’aura di incertezza, illuminata in modo frammentario dalle vaghe nozioni di un sapere accademico ancora estraneo non solo all’esperimento, spesso anche alla semplice osservazione, e di un sapere minore fatto di esperienze, tramandato fra le donne. Se ne sa poco e il timore che un figlio possa nascere deforme è giustificato.

La trattatistica di fine ‘500 lascia intravvedere un mondo popolato di meraviglie che testimoniano la presenza divina o quella dell’Avversario: prodigi, piogge di rane, segni nel cielo, portenti, pestilenze, carestie, e mostri. Se vogliamo dare retta ai libelli, fogli a stampa, relazioni mediche che circolavano in modo relativamente abbondante, pare che nascano ovunque fanciulli deformi, sine cerebro , sine capite , ciclopi, bicipiti…

Chi sa? Forse la paura dell’imminente fine dei tempi, certamente la propaganda religiosa (peraltro comune sia al mondo cattolico che a quello riformato), e poi condizioni di vita miserabili, problemi di sottoalimentazione, endogamia…

 

Il perché i bambini possano nascere di bell’aspetto, o deformi o con macchie o altri strani segni sul corpo, non è oggetto di indagine particolareggiata sino a che l’unica risposta permane l’imperscrutabile volontà di Dio. Il quadro cambia quando, all’ onnipervadente Provvidenza divina, si sostituisce lentamente l’azione di cause naturali o presunte tali., a partire dagli influssi dei corpi celesti, alla rete di relazioni analogiche che permeano il macrocosmo, alle intrinseche qualità dei corpi viventi. In questo processo di progressiva e irreversibile secolarizzazione della natura, sempre più sottratta all’attenzione del teologo, si moltiplicano i testi di magia naturale e in essi i prodigi, dei quali Dio resta causa prima e ultima - ma questo interessa sempre meno -, trovano una spiegazione immanente, forse fantastica ma certamente legata alla tendenza verso la laicizzazione del sapere.

In simili trattati il mago - colui che può perché sa agire sulla natura -insegna anche come sia posibile determinare l’aspetto della prole, intervenendo sulle leggi che regolava la vita dell’organismo-mondo, ovvero l’intima corrispondenza fra il tutto ed ogni sua singola parte, l’attrazione fra i simili, l’analogia fra le forme e le qualità, attraverso forze capaci di azione a distanza, come la simpatia e l’immaginazione. Vi troviamo così suggerimenti, talora veri e propri ricettari, su come evitare una nascita mostruosa e, ancor di più, su come "confezionare" un figlio: sono procedimenti, misture di ingredienti, sequenze di azioni che, se corretamente eseguite, non possono che dare il risultato sperato.

Giovan Battista Della Porta, nel 1558, dedica un paragrafo della sua opera sulla magia naturale a come far che le donne faccino bei figlioli . Riprendendo un’opinione attribuita ad Empedocle, secondo cui le donne formano i figli con la vista, il Della Porta attribuisce la causa formale della generazione alla potenza della fantasia materna che, al momento del concepimento, può riprodurre un’immagine che l’ha impressionata. Per questo consiglia che si tengano nelle lor camere figure belle, o siano di scolture, o pur dipinte, accioché le donne quando usano con i mariti, veggendo quelle belle immagini, desiderino alla bellezza, & così faccino i figliuoli belli: la qual cosa gioverà assai. E porta l’esempio di una donna che sentendo questo che ho scritto una volta da me, si fece far un bellissimo fanciullo di marmo, & messolo in camera sua, percioche desiderava havere un bel figluolo: cosi usando poi la s’ingravidò, & fece un figliuolo simile a quello di marmo, bianco & delicato come quello .

Questo è un tema riafforato col recupero umanistico dell’eredità classica. Storie simili erano state narrate tra gli altri da Eliodoro e Quintiliano, attribuite a Ippocrate e a Sorano e, più tardi riprese, da Gerolamo e da Agostino.

Nel "Phytognomica", trattato sulle segnature, Della Porta aggiungerà qualche anno più tardi che i vegetali e gli animali di bell’aspetto concorrono a generare figli leggiadri. Nell’universo regolato sulle leggi dell’analogia è lo stesso aspetto dei viventi che ne svela le più intime caratteristiche e l’uso per il quale potranno essere adoperati: la somiglianza tra colori, forme e qualità permette di gettare sulla natura una griglia che pone ogni elemento in relazione con la totalità: come le piante lattiginose aiutano la secrezione del latte, così l’uso di parti di alberi particolarmente longevi contribuisce ad allungare la vita, e via di seguito.

Accanto a questa teoria basata sull’immaginazione femminile, acquista progressiva importanza la convinzione che il cibo possa influenzare la formazione del seme: è l’argomento su cui desidero centrare il mio intervento.

 

Pare che tra le pratiche popolari adottate per generare figli di buon intelletto fosse diffusa in Francia quella di fare mangiare alle donne gravide la cotognata. Le cotogne, si sa, sono frutti particolarmente astringenti e questa qualità per analogia veniva collegata alla capacità di "ritenere", ossia trattenere a memoria. Il cervello del bambino è troppo umido perché in esso possa imprimersi qualcosa, e questo fin tanto che il suo corpo non sia un poco disseccato. Ecco perché si dice che il cotogniato, ch’è astringente, & disseccativo, gli fa havere buon spirito . É una delle pratiche popolari che Laurent Joubert, primo medico di Montpellier, intende controbattere. Innanzitutto le cotogne non fanno pìù di qualunque altra vivanda disseccativa . L’esser troppo secchi poi abbrevia la vita e comunque una memoria prodigiosa mal si accorda con ragione & giuditio . É importante che la donna gravida si nutra bene perché il bambino non sia privo di buon sangue, affin ch’egli sia robusto & sano senza pregiuditio della madre , la quale tra due cibi non dovrà esitare a scegliere il migliore che se ella ha del castrato ò del bue, bisogna che la donna gravida cominci dal castrato, e se ella ha ancora del cappone, ò della pernice, ch’ella mangi più tosto di queste che del castrato, & così dell’altre vivande, le quali sono di migliore digestione. Che ella cominci con una buona pappa, & lasci le frutte, l’insalata & altre vivande Spagnuole indietro ed eviti di mangiare per prima della carne secca, ò salciccia, ò sanguinacci, ò acciughe, ò sardine salate affinché non si riempia troppo di queste porcherie .

Joubert ritiene fondata l’opinione secondo la quale se durante la gravidanza la donna si ciba di uva passera - e la migliore, avverte il medico francese, è quella di Damasco - facilmente il suo bambino havrà miglior vista . Ciò non perché l’uva passa di per sé contenga proprietà che rendono più acuta la vista, ma perché sono di molto nutrimento, & che generano un sangue buono, puro & netto, del quale essendo nutrito il bambino, senza dubbio egli havrà i sentimenti delicati, & pronti per gli spiriti purgati, & vivi, che saranno somministrati loro più che se egli fussi stato nutrito da un sangue grosso & corrotto .

A differenza del ricorso all’immaginazione che spiega solamente l’aspetto fisico del nascituro, si può in questo caso notare che le considerazioni sul cibo dei genitori - della gestante in particolare - danno ragione della formazione del carattere e delle capacità intellettive.

Su questo rapporto concentra più di ogni altro la propria attenzione il medico spagnuolo Juan Huarte, che ad esso dedica la parte finale del suo "Examen de Ingenios", pubblicato nel 1575, tre anni prima del trattato di Joubert, e ristampato un sorprendente numero di volte.

Huarte, si rifa alla teoria galenica dei quattro umori e alle tre qualità primarie (caldo, umido, secco), mediante le quali può spiegare la complessione di ogni uomo e, ponendosi fra gli anticipatori del pensiero materialista, sostiene che la generazione è condizionata dal cibo e dall’acqua. L’ultimo capitolo della sua opera (il XV) e in particolare gli ultimi tre paragrafi, è dedicato agli accorgimenti che si devono adottare per generare maschi piuttosto che femmine, perché i figli riescano ingegnosi e saggi e per conservar l’ingegno nei fanciulli dopo la nascita.

Per fare un figlio maschio (che sempre è desiderabile perché meglio che nasca ladro che donna) occorre rispettare sei regole:

1) mangiar cibi caldi e secchi , ovvero - secondo Galeno - le galline, le

pernici, le tortole, i francolini, le colombe, i tordi, i merli, i capretti, che

contribuiscono a riscaldare & disseccare il seme.

2) procurare che si cuocano bene nello stomaco ;

3) far molto esercitio ;

4) non accostarsi all’atto della generatione, sin che’l seme non sia cotto ;

5) havere a fare con la moglie, quattro o cinque giorni prima, che le venga il

suo corso ;

6) procurare che’l seme cada nel lato destro dell’utero .

Non vi è spazio per la gratuità del caso; lo stesso intervento divino non spiegherebbe nulla pìù di quanto non si possa fare invocando il rapporto fra il seme maschile e quello femminile (uno dei quali, predominante, assume la funzione generativa riservando all’altro il ruolo subalterno di alimento) e alle loro caratteristiche, risultanti dalla combinazione dei quattro elementi. Il ricorso alle fantasie femminili è una risposta da filosofi volgari della quale non vi è alcuna necessità. La posizione espressa da Huarte su questo tema, rispetto ai contemporanei statuti scientifici, è decisamente avanzata, e inevitabilmente, isolata. Solo agli inizi del XVIII secolo troveremo una critica altrettanto serrata al presunto strapotere dell’immaginazione materna sulla generazione fetale. D’altra parte la possibilità che uno dei due semi sia niente più che alimento di quello preposto alla formazione dell’embrione rende credibile, agli occhi del medico spagnolo, il "nefario concubito", ovvero la congiunzione feconda fra uomini e bestie. Se è predominante il seme dell’uomo o della donna su quello dell’animale "incubo" o "succube", a seconda dei casi, nascerà un essere di forma umana, del tutto simile ad aogni altro uomo, anche se i fanciulli nati di questi tali congiungimenti …[danno] segni nei loro costumi & condicioni che la loro generatione non era stata naturale .

Dunque, a partire dalla scelta dei cibi, il padre può foggiare un seme che generi figli di grande intelletto. La ricetta prevede acque delicate e dolci, cibi sottili, raffinati, sostanziosi, sale e vino moscatello. E, aggiunge Huarte, se si vorranno haver qualche figliuolo di gran memoria: mangino [sempre i padri, ben s’intende] otto o nove giorni prima, che s’accostino all’atto della generatione, trutte, salmoni, lamprede et anguille: de i quali cibi faranno il seme molto humido & attaccaticcio , qualità indispensabili per rendere la memoria sensibile alla ricezione delle immagini e capace di ritenerle per lungo tempo. Ci sono poi diete idonee per produrre figli possenti, o di grande intelletto o di temperamento equilibrato: Di vacca, di manzo, di porco, moliche, pane di grano rosso, cascio, olive, vino negro, & acqua sola, si farà un seme grosso, & di cattivo temperamento. Il figliuolo, che di questi si genererà, haverà forze quanto a un toro: ma sarà furioso, & d’ingegno bestiale. E commenta che da questo deriva il fatto che fra gli huomini di villa, è miracoloso, che uno riesca acuto, o atto alle lettere. Tutti nascono tardi e rozi, per essere stati generati di cibi di grossa & mala sostanza.

La varietà di cibi di cui l’uomo si nutre produce di volta in volta semi di differente qualità, per ciò facilmente si spiega come di padri savij nascono figliuoli molto sciocchi … di padri virtuosi figliuoli cattivi & vitiosi … di padri belli figliuoli brutti e viceversa. Et fra i figliuoli d’un medesimo padre, et d’una medesima madre, uno riuscirà sciocco, et un altro accorto: uno brutto & un’altro bello ecc. .

Vent’anni più tardi un medico romano, Scipione Mercurio, convinto assertore della priorità dell’influsso dell’immaginazione parentale rispetto a quello dei cibi, apre una polemica a distanza con Huarte e tenta di ribattere punto per punto i convincimenti del medico spagnolo riguardo alle cause della somiglianza tra l’aspetto ed il carattere dei genitori e quello dei figli. Nel suo libro intitolato "La Commare o Raccoglitrice" Mercurio affrontando il tema delle somiglianze controbatte l’opinione di Huarte secondo il quale rispose meglio Ippocrate quando disse che tutti gli Sciti hanno gli stessi costumi e medesimo aspetto, e per spiegare tale similitudine dice che tutti mangiano gli stessi cibi, bevono le stesse bevande e usano gli stessi vestiti. Mercurio inceve sostiene che la somiglianza non dipende in nulla dall’uniformità del cibo: nelle società più chiuse, ad esempio sulle Alpi, uomini e donne si cibano solo di castagne, latte ed acqua, e non per questo sono tra loro simili, come vorrebbe il medico spagnolo. I cibi sono sì importanti ma solo per garantire l’equilibrio della salute della gestante e a condizione che siano di buona qualità e in quantità assai moderata, al contrario di quanto comunemente si pensa.

Sia dunque il cibo di buoni alimenti, quali producano buon nutrimento, e facilmente si digeriscano, e siano di pochi escrementi; come di pane ben conditionato, carne di polli, vitello, uccelli, ma non acquatici, vino non negro, non bianco, ma rossetto, non grande, ma mediocre. Si contenti la donna di due pasti al giorno, e ricordarsi che non è cosa, che rovinino più le complessioni, che fare tante merendette, & bere tra pasto. Fugga ogni sorte di cibi ventosi per i gravi dolori & torsioni, che procono nel ventre, come sono legumi, formentoni, noci, castagne, minestre di pasta, fonghi, cipolle, porri, scalogne, e verze. Si allontani dalle cosa che muovono l’orina, come brodo di ceo rossi, pastinache, petrosello, finocchio, appio, e seleno, perché tutte queste cose possono muovere anco i mestrui, il che è dannosissimo alla gravidanza, & attissima cusa per far disperdere: l’uso delle cose salate, così di carne, come di pesce è tanto cattivo che Aristotele …disse che se le donne gravide usano troppo cose salate, generano i figli senza unghie, e Hippocrate …afferma che tai figli sono di poca vita. […] L’istesso effetto vogliono che faccia l’uso immoderato dell’aceto, il quale con la sua acrimonia …abbrevia la vita; e però consigliano i Medici à quei, che da tale abuso non si possono astenere, che lo preparino con zuccaro, ò uve passe bollite. Si astengano le gravide, più che sia possibile, da i frutti, e particolarmente da quelli, che provocano l’orina, come fichi, meloni, cocomeri; …ma sopra il tutto fuggano gli immaturi, & acerbi, e conditi nell’aceto, come perniciosi a se, & a le creature. Non usino parimente acque molto fredde, tanto dannate da Hippocrate & da Aristotele, ma spesso gli ovi freschi in brodo, ò senza, mandole fresche, e secche con zuccaro, farro, riso e simili .

Che da uomini assennati nasca una progenie di stolti lo si comprende senza difficoltà se si considera che la forte immaginatione, & il fisso pensiero della donna, ha forza di segnare nel corpo della creatura la somiglianza e l’immagine, della cosa desiderata . La stessa fantasia della madre al momento del concepimento spiega come avvenga sovente che il padre saggio generi il figlio sciocco e viceversa: infatti, poiché l’uomo assennato è spesso malinconico e distratto nei propri studi, la donna, durante il congiungimento, tende a desiderare uno sciocco allegro, piuttosto che un savio malinconico , tanto poco questo carattere si addice al rapporto carnale ; per contro accade che il padre sciocco, ma allegro, dilettando molto la donna nell’uso di Venere, le da occasione di desiderare a tale allegrezza un animo saggio, il che per l’imaginatione le succede .

Questo tema verrà ripreso più tardi, nel 1616 da Giulio Cesare Vanini, come pretesto di polemica antireligiosa. Spiegherà il Vanini che, avendo san Paolo prescritto agli uomini che assolvano ai doveri coniugali senza però cadere in stato di eccitazione, accade che i mariti soddisfino le mogli vogliose, ma controvoglia e senza piacere, per non incorrere nel peccato. Poiché si applicano languidamente e sbadigliando, segue che il concorso degli spiriti al seme è fiacco, e da ciò nascono figli stupidi e deboli, e di conseguenza abbastanza adatti ad accogliere la religione cristiana, che ai poveri in spirito promette la beatitudine ; con un arguto gioco di parole tra "la povertà degli spiriti" (generativi) e la (evangelica) "povertà in spirito".

L’argomento della somiglianza tra genitori e figli viene trattato da tutti gli autori sin qui citati, mediante le più curiose argomentazioni. Huarte a questo proposito si era domandato, al termine del suo lavoro, come è possibile che i bastardi assomiglino al padre e la massima parte dei figli legittimi alla madre. Coerentemente col suo modello che escludeva ogni forma di azione a distanza, rispondeva che l’huomo …che va cercando la donna, che non è sua, già ci và pieno di seme fecondo, cotto & bene stagionato , certo di maggiore efficacia rispetto a quello della donna, per cui è giocoforza che il figlio gli assomigli. Il contrario accade nei figli legittimi che, per haver gli huomini maritati sempre la moglie a lato, non guardano mai di maturare il seme …anzi per ogni leggiero incitamento lo cacciano da sé, facendo gran violenza & movimento , dunque il loro seme fiacco e mal stagionato non può servire che da alimento per quello della donna che, di certo meglio cotto per la generazione, decidera in suo favore la somiglianza. Pertanto, consiglia Huarte, il padre che vorrà, che’l suo figluolo si faccia dl suo proprio seme, dee allontanarsi per qualche giorno dalla moglie, & aspettare, che si cuoca, & si maturi: & all’hora è cosa, ch’egli farà la generatione, & il seme della moglie servirà per alimento .

E se quel figlio lo vorrà, oltreché a lui somigliante, pure saggio e di bell’aspetto & di buoni costumi, mangi… sei o sette giorni innanzi alla generatione molto latte di capra cotto con mele [si intende miele]. Questo è infatti il miglior cibo di quanti ne conoscano gli uomini perché oltre all’haver la sostanza moderata, e’l calore in esso non eccede il freddo, né l’humido il secco . Del resto questo, secondo il medico spagnolo, è lo stesso cibo col quale in giusta quantità fu fatto crescere l’huomo più savio che mai fosse al mondo, che fu Christo nostro Redentore, in quanto huomo . Perciò lo stesso profeta Isaia disse Mangerà butiro & mele, acciò che egli sappia schivare il male, & eleggere il bene . Huarte conclude così il suo lavoro, esaltando quell’alimento che lui ritiene il più idoneo per nutrire l’intelletto: latte di capra. Ma non tutti sono d’accordo: nel 1615 il gesuita Alessandro de Angelis avvertirà che un bimbo svezzato con un simile latte, una volta cresciuto potrebbe mettersi a saltare come una capra e mangiare quelle piante che le capre prediligono.