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La
dieta eugenetica
ovvero:
ricette tardocinquecentesche per generare figli
di bell’aspetto e buon ingegno a partire
dall’alimentazione dei genitori
Massimo
Angelini
Dott.
di ricerca in Storia - Ist. di Storia Moderna - Univ. di
Genova
Alle
soglie dell’età moderna, in attesa del costituirsi
autonomo dell' embriologia - prima - e assai più tardi
delle genetica, l’arco di tempo che intercorre tra il
concepimento e la nascita è avvolto da un’aura di
incertezza, illuminata in modo frammentario dalle vaghe
nozioni di un sapere accademico ancora estraneo non solo
all’esperimento, spesso anche alla semplice osservazione,
e di un sapere minore fatto di esperienze, tramandato fra le
donne. Se ne sa poco e il timore che un figlio possa nascere
deforme è giustificato.
La
trattatistica di fine ‘500 lascia intravvedere un mondo
popolato di meraviglie che testimoniano la presenza divina o
quella dell’Avversario: prodigi, piogge di rane, segni nel
cielo, portenti, pestilenze, carestie, e mostri. Se vogliamo
dare retta ai libelli, fogli a stampa, relazioni mediche che
circolavano in modo relativamente abbondante, pare che
nascano ovunque fanciulli deformi, sine cerebro ,
sine capite , ciclopi, bicipiti…
Chi
sa? Forse la paura dell’imminente fine dei tempi,
certamente la propaganda religiosa (peraltro comune sia al
mondo cattolico che a quello riformato), e poi condizioni di
vita miserabili, problemi di sottoalimentazione, endogamia…
Il
perché i bambini possano nascere di bell’aspetto, o
deformi o con macchie o altri strani segni sul corpo, non è
oggetto di indagine particolareggiata sino a che l’unica
risposta permane l’imperscrutabile volontà di Dio. Il
quadro cambia quando, all’ onnipervadente Provvidenza
divina, si sostituisce lentamente l’azione di cause
naturali o presunte tali., a partire dagli influssi dei
corpi celesti, alla rete di relazioni analogiche che
permeano il macrocosmo, alle intrinseche qualità dei corpi
viventi. In questo processo di progressiva e irreversibile
secolarizzazione della natura, sempre più sottratta
all’attenzione del teologo, si moltiplicano i testi di
magia naturale e in essi i prodigi, dei quali Dio resta
causa prima e ultima - ma questo interessa sempre meno -,
trovano una spiegazione immanente, forse fantastica ma
certamente legata alla tendenza verso la laicizzazione del
sapere.
In
simili trattati il mago - colui che può perché sa agire
sulla natura -insegna anche come sia posibile determinare
l’aspetto della prole, intervenendo sulle leggi che
regolava la vita dell’organismo-mondo, ovvero l’intima
corrispondenza fra il tutto ed ogni sua singola parte,
l’attrazione fra i simili, l’analogia fra le forme e le
qualità, attraverso forze capaci di azione a distanza, come
la simpatia e l’immaginazione. Vi troviamo così
suggerimenti, talora veri e propri ricettari, su come
evitare una nascita mostruosa e, ancor di più, su come
"confezionare" un figlio: sono procedimenti,
misture di ingredienti, sequenze di azioni che, se
corretamente eseguite, non possono che dare il risultato
sperato.
Giovan
Battista Della Porta, nel 1558, dedica un paragrafo della
sua opera sulla magia naturale a come far che le donne
faccino bei figlioli . Riprendendo un’opinione
attribuita ad Empedocle, secondo cui le donne formano i
figli con la vista, il Della Porta attribuisce la causa
formale della generazione alla potenza della fantasia
materna che, al momento del concepimento, può riprodurre
un’immagine che l’ha impressionata. Per questo consiglia
che si tengano nelle lor camere figure belle, o siano di
scolture, o pur dipinte, accioché le donne quando usano con
i mariti, veggendo quelle belle immagini, desiderino alla
bellezza, & così faccino i figliuoli belli: la qual
cosa gioverà assai. E porta l’esempio di una donna
che sentendo questo che ho scritto una volta da me, si
fece far un bellissimo fanciullo di marmo, & messolo in
camera sua, percioche desiderava havere un bel figluolo:
cosi usando poi la s’ingravidò, & fece un figliuolo
simile a quello di marmo, bianco & delicato come quello .
Questo
è un tema riafforato col recupero umanistico dell’eredità
classica. Storie simili erano state narrate tra gli altri da
Eliodoro e Quintiliano, attribuite a Ippocrate e a Sorano e,
più tardi riprese, da Gerolamo e da Agostino.
Nel
"Phytognomica", trattato sulle segnature, Della
Porta aggiungerà qualche anno più tardi che i vegetali e
gli animali di bell’aspetto concorrono a generare figli
leggiadri. Nell’universo regolato sulle leggi
dell’analogia è lo stesso aspetto dei viventi che ne
svela le più intime caratteristiche e l’uso per il quale
potranno essere adoperati: la somiglianza tra colori, forme
e qualità permette di gettare sulla natura una griglia che
pone ogni elemento in relazione con la totalità: come le
piante lattiginose aiutano la secrezione del latte, così
l’uso di parti di alberi particolarmente longevi
contribuisce ad allungare la vita, e via di seguito.
Accanto
a questa teoria basata sull’immaginazione femminile,
acquista progressiva importanza la convinzione che il cibo
possa influenzare la formazione del seme: è l’argomento
su cui desidero centrare il mio intervento.
Pare
che tra le pratiche popolari adottate per generare figli di
buon intelletto fosse diffusa in Francia quella di fare
mangiare alle donne gravide la cotognata. Le cotogne, si sa,
sono frutti particolarmente astringenti e questa qualità
per analogia veniva collegata alla capacità di
"ritenere", ossia trattenere a memoria. Il
cervello del bambino è troppo umido perché in esso possa
imprimersi qualcosa, e questo fin tanto che il suo corpo
non sia un poco disseccato. Ecco perché si dice che il
cotogniato, ch’è astringente, & disseccativo, gli fa
havere buon spirito . É una delle pratiche popolari che
Laurent Joubert, primo medico di Montpellier, intende
controbattere. Innanzitutto le cotogne non fanno pìù di
qualunque altra vivanda disseccativa . L’esser troppo
secchi poi abbrevia la vita e comunque una memoria
prodigiosa mal si accorda con ragione & giuditio .
É importante che la donna gravida si nutra bene perché il
bambino non sia privo di buon sangue, affin ch’egli sia
robusto & sano senza pregiuditio della madre , la
quale tra due cibi non dovrà esitare a scegliere il
migliore che se ella ha del castrato ò del bue, bisogna
che la donna gravida cominci dal castrato, e se ella ha
ancora del cappone, ò della pernice, ch’ella mangi più
tosto di queste che del castrato, & così dell’altre
vivande, le quali sono di migliore digestione. Che ella
cominci con una buona pappa, & lasci le frutte,
l’insalata & altre vivande Spagnuole indietro ed
eviti di mangiare per prima della carne secca, ò
salciccia, ò sanguinacci, ò acciughe, ò sardine salate affinché
non si riempia troppo di queste porcherie .
Joubert
ritiene fondata l’opinione secondo la quale se durante la
gravidanza la donna si ciba di uva passera - e la
migliore, avverte il medico francese, è quella di Damasco -
facilmente il suo bambino havrà miglior vista . Ciò
non perché l’uva passa di per sé contenga proprietà che
rendono più acuta la vista, ma perché sono di molto
nutrimento, & che generano un sangue buono, puro &
netto, del quale essendo nutrito il bambino, senza dubbio
egli havrà i sentimenti delicati, & pronti per gli
spiriti purgati, & vivi, che saranno somministrati loro
più che se egli fussi stato nutrito da un sangue grosso
& corrotto .
A
differenza del ricorso all’immaginazione che spiega
solamente l’aspetto fisico del nascituro, si può in
questo caso notare che le considerazioni sul cibo dei
genitori - della gestante in particolare - danno ragione
della formazione del carattere e delle capacità
intellettive.
Su
questo rapporto concentra più di ogni altro la propria
attenzione il medico spagnuolo Juan Huarte, che ad esso
dedica la parte finale del suo "Examen de Ingenios",
pubblicato nel 1575, tre anni prima del trattato di Joubert,
e ristampato un sorprendente numero di volte.
Huarte,
si rifa alla teoria galenica dei quattro umori e alle tre
qualità primarie (caldo, umido, secco), mediante le quali
può spiegare la complessione di ogni uomo e, ponendosi fra
gli anticipatori del pensiero materialista, sostiene che la
generazione è condizionata dal cibo e dall’acqua.
L’ultimo capitolo della sua opera (il XV) e in particolare
gli ultimi tre paragrafi, è dedicato agli accorgimenti che
si devono adottare per generare maschi piuttosto che
femmine, perché i figli riescano ingegnosi e saggi e per
conservar l’ingegno nei fanciulli dopo la nascita.
Per
fare un figlio maschio (che sempre è desiderabile perché
meglio che nasca ladro che donna) occorre rispettare sei
regole:
1)
mangiar cibi caldi e secchi , ovvero - secondo Galeno
- le galline, le
pernici,
le tortole, i francolini, le colombe, i tordi, i merli, i
capretti, che
contribuiscono
a riscaldare & disseccare il seme.
2)
procurare che si cuocano bene nello stomaco ;
3)
far molto esercitio ;
4)
non accostarsi all’atto della generatione, sin che’l
seme non sia cotto ;
5)
havere a fare con la moglie, quattro o cinque giorni
prima, che le venga il
suo
corso ;
6)
procurare che’l seme cada nel lato destro dell’utero .
Non
vi è spazio per la gratuità del caso; lo stesso intervento
divino non spiegherebbe nulla pìù di quanto non si possa
fare invocando il rapporto fra il seme maschile e quello
femminile (uno dei quali, predominante, assume la funzione
generativa riservando all’altro il ruolo subalterno di
alimento) e alle loro caratteristiche, risultanti dalla
combinazione dei quattro elementi. Il ricorso alle fantasie
femminili è una risposta da filosofi volgari della
quale non vi è alcuna necessità. La posizione espressa da
Huarte su questo tema, rispetto ai contemporanei statuti
scientifici, è decisamente avanzata, e inevitabilmente,
isolata. Solo agli inizi del XVIII secolo troveremo una
critica altrettanto serrata al presunto strapotere
dell’immaginazione materna sulla generazione fetale.
D’altra parte la possibilità che uno dei due semi sia
niente più che alimento di quello preposto alla formazione
dell’embrione rende credibile, agli occhi del medico
spagnolo, il "nefario concubito", ovvero la
congiunzione feconda fra uomini e bestie. Se è predominante
il seme dell’uomo o della donna su quello dell’animale
"incubo" o "succube", a seconda dei
casi, nascerà un essere di forma umana, del tutto simile ad
aogni altro uomo, anche se i fanciulli nati di questi
tali congiungimenti …[danno] segni nei loro costumi &
condicioni che la loro generatione non era stata naturale
.
Dunque,
a partire dalla scelta dei cibi, il padre può foggiare un
seme che generi figli di grande intelletto. La ricetta
prevede acque delicate e dolci, cibi sottili, raffinati,
sostanziosi, sale e vino moscatello. E, aggiunge Huarte, se
si vorranno haver qualche figliuolo di gran memoria: mangino
[sempre i padri, ben s’intende] otto o nove giorni
prima, che s’accostino all’atto della generatione,
trutte, salmoni, lamprede et anguille: de i quali cibi
faranno il seme molto humido & attaccaticcio ,
qualità indispensabili per rendere la memoria sensibile
alla ricezione delle immagini e capace di ritenerle per
lungo tempo. Ci sono poi diete idonee per produrre
figli possenti, o di grande intelletto o di temperamento
equilibrato: Di vacca, di manzo, di porco, moliche, pane
di grano rosso, cascio, olive, vino negro, & acqua sola,
si farà un seme grosso, & di cattivo temperamento. Il
figliuolo, che di questi si genererà, haverà forze quanto
a un toro: ma sarà furioso, & d’ingegno bestiale. E
commenta che da questo deriva il fatto che fra gli
huomini di villa, è miracoloso, che uno riesca acuto, o
atto alle lettere. Tutti nascono tardi e rozi, per essere
stati generati di cibi di grossa & mala sostanza.
La
varietà di cibi di cui l’uomo si nutre produce di volta
in volta semi di differente qualità, per ciò facilmente si
spiega come di padri savij nascono figliuoli molto
sciocchi … di padri virtuosi figliuoli cattivi &
vitiosi … di padri belli figliuoli brutti e viceversa.
Et fra i figliuoli d’un medesimo padre, et d’una
medesima madre, uno riuscirà sciocco, et un altro accorto:
uno brutto & un’altro bello ecc. .
Vent’anni
più tardi un medico romano, Scipione Mercurio, convinto
assertore della priorità dell’influsso
dell’immaginazione parentale rispetto a quello dei cibi,
apre una polemica a distanza con Huarte e tenta di ribattere
punto per punto i convincimenti del medico spagnolo riguardo
alle cause della somiglianza tra l’aspetto ed il carattere
dei genitori e quello dei figli. Nel suo libro intitolato
"La Commare o Raccoglitrice" Mercurio affrontando
il tema delle somiglianze controbatte l’opinione di Huarte
secondo il quale rispose meglio Ippocrate quando disse
che tutti gli Sciti hanno gli stessi costumi e medesimo
aspetto, e per spiegare tale similitudine dice che tutti
mangiano gli stessi cibi, bevono le stesse bevande e usano
gli stessi vestiti. Mercurio inceve sostiene che la
somiglianza non dipende in nulla dall’uniformità del
cibo: nelle società più chiuse, ad esempio sulle Alpi,
uomini e donne si cibano solo di castagne, latte ed acqua, e
non per questo sono tra loro simili, come vorrebbe il medico
spagnolo. I cibi sono sì importanti ma solo per garantire
l’equilibrio della salute della gestante e a condizione
che siano di buona qualità e in quantità assai moderata,
al contrario di quanto comunemente si pensa.
Sia
dunque il cibo di buoni alimenti, quali producano buon
nutrimento, e facilmente si digeriscano, e siano di pochi
escrementi; come di pane ben conditionato, carne di polli,
vitello, uccelli, ma non acquatici, vino non negro, non
bianco, ma rossetto, non grande, ma mediocre. Si contenti la
donna di due pasti al giorno, e ricordarsi che non è cosa,
che rovinino più le complessioni, che fare tante merendette,
& bere tra pasto. Fugga ogni sorte di cibi ventosi per i
gravi dolori & torsioni, che procono nel ventre, come
sono legumi, formentoni, noci, castagne, minestre di pasta,
fonghi, cipolle, porri, scalogne, e verze. Si allontani
dalle cosa che muovono l’orina, come brodo di ceo rossi,
pastinache, petrosello, finocchio, appio, e seleno, perché
tutte queste cose possono muovere anco i mestrui, il che è
dannosissimo alla gravidanza, & attissima cusa per far
disperdere: l’uso delle cose salate, così di carne, come
di pesce è tanto cattivo che Aristotele …disse che se le
donne gravide usano troppo cose salate, generano i figli
senza unghie, e Hippocrate …afferma che tai figli sono di
poca vita. […] L’istesso effetto vogliono che faccia
l’uso immoderato dell’aceto, il quale con la sua
acrimonia …abbrevia la vita; e però consigliano i Medici
à quei, che da tale abuso non si possono astenere, che lo
preparino con zuccaro, ò uve passe bollite. Si astengano le
gravide, più che sia possibile, da i frutti, e
particolarmente da quelli, che provocano l’orina, come
fichi, meloni, cocomeri; …ma sopra il tutto fuggano gli
immaturi, & acerbi, e conditi nell’aceto, come
perniciosi a se, & a le creature. Non usino parimente
acque molto fredde, tanto dannate da Hippocrate & da
Aristotele, ma spesso gli ovi freschi in brodo, ò senza,
mandole fresche, e secche con zuccaro, farro, riso e simili
.
Che
da uomini assennati nasca una progenie di stolti lo si
comprende senza difficoltà se si considera che la forte
immaginatione, & il fisso pensiero della donna, ha forza
di segnare nel corpo della creatura la somiglianza e
l’immagine, della cosa desiderata . La stessa fantasia
della madre al momento del concepimento spiega come avvenga
sovente che il padre saggio generi il figlio sciocco e
viceversa: infatti, poiché l’uomo assennato è spesso
malinconico e distratto nei propri studi, la donna, durante
il congiungimento, tende a desiderare uno sciocco
allegro, piuttosto che un savio malinconico , tanto poco
questo carattere si addice al rapporto carnale ; per
contro accade che il padre sciocco, ma allegro,
dilettando molto la donna nell’uso di Venere, le da
occasione di desiderare a tale allegrezza un animo saggio,
il che per l’imaginatione le succede .
Questo
tema verrà ripreso più tardi, nel 1616 da Giulio Cesare
Vanini, come pretesto di polemica antireligiosa. Spiegherà
il Vanini che, avendo san Paolo prescritto agli uomini che
assolvano ai doveri coniugali senza però cadere in stato di
eccitazione, accade che i mariti soddisfino le mogli
vogliose, ma controvoglia e senza piacere, per non incorrere
nel peccato. Poiché si applicano languidamente e
sbadigliando, segue che il concorso degli spiriti al seme è
fiacco, e da ciò nascono figli stupidi e deboli, e di
conseguenza abbastanza adatti ad accogliere la religione
cristiana, che ai poveri in spirito promette la beatitudine
; con un arguto gioco di parole tra "la povertà degli
spiriti" (generativi) e la (evangelica) "povertà
in spirito".
L’argomento
della somiglianza tra genitori e figli viene trattato da
tutti gli autori sin qui citati, mediante le più curiose
argomentazioni. Huarte a questo proposito si era domandato,
al termine del suo lavoro, come è possibile che i bastardi
assomiglino al padre e la massima parte dei figli legittimi
alla madre. Coerentemente col suo modello che escludeva ogni
forma di azione a distanza, rispondeva che l’huomo
…che va cercando la donna, che non è sua, già ci và
pieno di seme fecondo, cotto & bene stagionato ,
certo di maggiore efficacia rispetto a quello della donna,
per cui è giocoforza che il figlio gli assomigli. Il
contrario accade nei figli legittimi che, per haver gli
huomini maritati sempre la moglie a lato, non guardano mai
di maturare il seme …anzi per ogni leggiero incitamento lo
cacciano da sé, facendo gran violenza & movimento ,
dunque il loro seme fiacco e mal stagionato non può servire
che da alimento per quello della donna che, di certo meglio
cotto per la generazione, decidera in suo favore la
somiglianza. Pertanto, consiglia Huarte, il padre che
vorrà, che’l suo figluolo si faccia dl suo proprio seme,
dee allontanarsi per qualche giorno dalla moglie, &
aspettare, che si cuoca, & si maturi: & all’hora
è cosa, ch’egli farà la generatione, & il seme della
moglie servirà per alimento .
E
se quel figlio lo vorrà, oltreché a lui somigliante, pure
saggio e di bell’aspetto & di buoni costumi,
mangi… sei o sette giorni innanzi alla generatione molto
latte di capra cotto con mele [si intende miele]. Questo
è infatti il miglior cibo di quanti ne conoscano gli uomini
perché oltre all’haver la sostanza moderata, e’l
calore in esso non eccede il freddo, né l’humido il secco
. Del resto questo, secondo il medico spagnolo, è lo stesso
cibo col quale in giusta quantità fu fatto crescere l’huomo
più savio che mai fosse al mondo, che fu Christo nostro
Redentore, in quanto huomo . Perciò lo stesso profeta
Isaia disse Mangerà butiro & mele, acciò che egli
sappia schivare il male, & eleggere il bene . Huarte
conclude così il suo lavoro, esaltando quell’alimento che
lui ritiene il più idoneo per nutrire l’intelletto: latte
di capra. Ma non tutti sono d’accordo: nel 1615 il gesuita
Alessandro de Angelis avvertirà che un bimbo svezzato con
un simile latte, una volta cresciuto potrebbe mettersi a
saltare come una capra e mangiare quelle piante che le capre
prediligono.
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