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Poterium
Spinosum
L'insulina
vegetale nella cura del diabete mellito
Fernando
Piterà
Medico
- Chirurgo Dottore in Scienze Biologiche h.c.
Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie
RIASSUNTO:
il presente lavoro è il risultato di una personale
esperienza clinica a stratificazione regionale (Liguria)
nella cura di 50 pazienti affetti da diabete mellito di
tipo II conclamato di grado lieve, medio e grave. I
pazienti sono stati trattati per il periodo di un anno con Poterium
spinosum (L.). La somministrazione del rimedio
Fitoterapico POTERIUM SPINOSUM in T.M., ha evidenziato nel
tempo di sei mesi una significativa riduzione dei valori
glicemici, consentendo la graduale ma completa sospensione
dei farmaci ipoglicemizzanti orali e la diminuzione
giornaliera delle unità d'insulina. Al temine di 12 mesi di
cura, 40 pazienti su 50 presentavano valori di glicemia
nella norma. La percentuale di successo (80%) è
estremamente significativa se si tiene conto del fatto che
solo un esiguo numero di pazienti (36 %) si è attenuto ad
un corretto regime dietetico ipoglucidico.
INTRODUZIONE
Il
diabete mellito è una malattia del pancreas dovuta ad
insufficienza insulinica che provoca un’alterazione
cronica del metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle
proteine, caratterizzata da un aumento della concentrazione
del glucosio nel sangue oltre un certo valore a digiuno e da
un rischio sensibilmente aumentato di aterosclerosi,
malattie renali e complicazioni a carico del sistema nervoso
centrale e periferico. I suoi principali sintomi sono la
perdita di peso, l’aumento dell’emissione di urina,
un’eccessiva sensazione di fame e di sete. Le cause che
possono favorire l’insorgenza del diabete possono essere
molteplici: familiarità e fattori genetici, eccessivo
apporto alimentare di zuccheri, lesioni primitive e
secondarie del pancreas, intossicazioni o abuso di sostanze
diabetogene, danni iatrogeni, esiti di pancreatiti,
infezioni virali a carico del pancreas, formazione di
anticorpi anti cellule pancreatiche, anomalie dei recettori
insulinici ecc. Quando il pancreas diviene insufficiente,
esso secerne inadeguate quantità di insulina provocando una
disfunzione del metabolismo dei carboidrati. In altri casi
invece, è l’organismo che è incapace di utilizzare
l’insulina. E’ diabetico un soggetto nel quale si
evidenziano valori di glicemia superiore a 120 mg % (6,6
mmoli / l) a digiuno e valori di glicemia superiore a 180 mg
% (10 mmoli / l) alla seconda ora successiva a
somministrazione orale di una dose standard di 75 g di
glucosio. Si distinguono principalmente due tipi di diabete
mellito:
DIABETE
INSULINODIPENDENTE di tipo I o dell’età
giovanile il quale manifesta evidenti segni clinici di
poliuria, sete, dimagramento, glicosuria e presenza di
anticorpi anti-insulina. Compare generalmente in soggetti
giovani ed è associato con la totale o sub-totale
distruzione delle cellule beta del pancreas che diventano
incapaci di produrre insulina, forse a causa di
un’affezione virale, oppure perché il sistema immunitario
del paziente aggredisce le cellule produttrici di insulina.
E’ la forma di diabete più grave, che compare più
precocemente colpendo di solito i bambini.
DIABETE
GRASSO di tipo II o diabete florido dell’età
matura è conosciuto anche come diabete senile o diabete
insulino-indipendente. Insorge abitualmente nell’età
matura ed è spesso evidenziato casualmente nel corso di
esami sistematici del metabolismo dei carboidrati. E’
caratterizzato da intolleranza agli idrati di carbonio e
compare in soggetti in sovrappeso. In questi pazienti è
quasi sempre presente una insufficienza di insulina, la cui
secrezione è sempre ritardata rispetto a quella di un
soggetto normale. Il pancreas in altri casi può produrre
una normale quantità di insulina, ma per particolari motivi
l’organismo non riesce ad utilizzarla regolarmente per
metabolizzare i carboidrati.
In
entrambi i tipi di diabete gran parte dello zucchero che si
trova nell’organismo si accumula nel sangue e oltre una
certa soglia viene eliminato con le urine. E’ facile
mettere in evidenza la condizione prediabetica o diabetica
dosando l’insulina plasmatica. Questo tipo di diabete non
evolve rapidamente verso la chetoacidosi, ma è comunque
esposto alle complicazioni microangiopatiche esattamente
come il diabete insulino-dipendente. Se l’aumento della
glicemia è modesto, i sintomi della malattia non si
manifestano chiaramente e possono evidenziarsi anche dopo
anni, provocando nei vari distretti dell’organismo, danni
a carico dei piccoli e grossi vasi arteriosi. Queste lesioni
microcircolatorie provocano uno stato di malattia
caratterizzato da sofferenza ischemica dei più importanti
organi quali il cuore, il cervello, i reni, i nervi, gli
occhi, che vengono interessati con conseguenti difetti della
funzione renale, cardiaca, visiva, circolatoria e nervosa.
PIANTE
ANTIDIABETICHE
Numerose
sono le piante officinali che possono essere utilizzate nel
trattamento delle forme lievi e medio-gravi del diabete
mellito di tipo II. Alcune di esse (loro) possiedono una
specifica azione ipoglicemizzante, altre stimolano la
produzione di insulina, alcune inibiscono reversibilmente il
recettore per il glucosio a livello intestinale, alcune
provocano una desaccarificazione del glucosio per la
presenza di elevate concentrazioni di tannini; altre ancora
inibiscono l’aldoso-reduttasi, enzima che catalizza la
riduzione del glucosio a sorbitolo, principale responsabile
delle complicazioni oculari e neurologiche del diabete. L‘aldoso-reduttasi
è, infatti, l’enzima implicato nella formazione di alcoli
alcuni dei quali (sorbitolo e galattitolo) sono implicati
nell’insorgenza delle complicanze diabetiche. L’uso di
sostanze che inibiscono l’aldoso-reduttasi, ha dato
incoraggianti risultati nei pazienti diabetici. I flavonoidi,
ampiamente diffusi nel regno vegetale (come ad esempio la
quercetina), sono potenti inibitori dell’accumulo di
sorbitolo e possono contribuire a spiegare gli effetti
positivi di numerose piante medicinali tradizionalmente
utilizzate nella cura del diabete.
Oggetto
del presente studio è il Poterium spinosum, pianta
medicinale ricca di principi attivi utili nel trattamento
del diabete mellito con un’azione ipoglicemizzante
nota da tempo ma raramente utilizzata a questo scopo.
PROFILO
BOTANICO, FITOCHIMICO e FARMACOLOGICO
POTERIUM
SPINOSUM L. (1753) 1790
Divisione:
Spermatophyta
Sottodivisione:
Angiospermae
Classe:
Magnoliopsida (Dicotyledones)
Sottoclasse:
Rosidae (Choripetalae)
Gruppo
di Ordini: Dialypetalae
Ordine:
Rosales
Famiglia:
Rosaceae
Sottofamiglia:
Rosoideae
Genere:
Poterium
Specie:
Poterium spinosum (L.)
Sinonimi:
Sarcopoterium spinosum (L.) Spach (1846)
Nome
volgare: Spinaporci (Toscana)
Francese:
Pimprenelle èpineuse
DESCRIZIONE
BOTANICA: (Figura 1) arbusto perenne, compatto a forma
di cespuglietto globoso, molto ramificato e spinoso,
intrecciato con aspetto frutescente, alto da 30 a 60 cm.
Giovani rami densamente tomentosi , grigio-feltrati e con
getti laterali senza foglie, angolosi, ramificati e
biforcato-spinosi, con spine doppie e chiare di 5-10 mm. che
gradualmente s’induriscono e diventano scure. Foglie
piccole, pelose, imparipennate a 9-15 segmenti ovali (4-6
mm.) a foglioline piccole, sottili, quasi lisce e finemente
seghettate, ovate od angoloso-seghettate, fittamente pelose
sulla pagina inferiore, che cadono in estate. Fiori senza
petali, disposti in capolini rotondi od oblunghi, brevi (1-3
cm), compatti e verdastri, poveri, con fiori unisessuati:
quelli superiori di sesso esclusivamente femminile con stili
piumosi e vistosi, di colore purpureo , mentre quelli
inseriti più in basso totalmente staminiferi (maschili),
provvisti di 10-30 lunghi stami gialli. Calice verdastro,
tubuloso-urceolato, a quattro lacinie quasi tonde, patenti a
stella, caduche. Calice fruttifero a tubo liscio
all’esterno, polposo, in forma di bacca globosa e di
colore aranciato. Fioritura tra marzo e maggio. Il frutto,
quando è sviluppato, è ingrossato e spugnoso, di colore
rosso smagliante, simile ad una bacca.
HABITAT:
Europa australe, Grecia, Cipro, Creta, Dalmazia, Siria,
Libia, Tunisia. In Grecia e nell’isola di Creta (Candia)
vive associato col Thymus capitatus. Rappresenta una
delle più caratteristiche piante che domina vaste aree di
gariga del Mediterraneo orientale, distribuendosi sino ad un
altezza di 700 metri sul livello del mare. In Italia (Figura
2) cresce sui colli aridi della zona centromeridionale,
garighe e luoghi incolti da 0 - 300 metri sul livello
marino: Lazio, Sicilia orientale e Sardegna; Calabria;
stazioni isolate presso Tivoli, Bari e Crotone. A Tivoli fu
raccolto per l’ultima volta nel 1930 dal Cacciato, in
seguito non fu possibile ritrovarlo perché verosimilmente
distrutto a causa dell’espansione edilizia. Vegeta in zone
a clima Mediterraneo ad est della macchia Mediterranea ed in
Oriente. Il suo areale si estende al bacino orientale del
Mediterraneo all’Italia, Sicilia, Sardegna e fino alla
Palestina. Predilige colline asciutte con terreni magri,
secchi, sabbiosi o calcarei.; particolarmente dove le
foreste e le macchie sono state distrutte. Diffuso anche
nelle coltivazioni abbandonate, è una tra le prime piante
che invadono i terreni aridi e incolti , formando spesso
grandi popolamenti.
STORIA
NATURALE: pianta poco conosciuta e raramente citata in
letteratura botanica. Ippocrate la menziona nel suo
libro " La natura della donna " (capitolo 34),
come "pianta da imbottitura". Dioscoride
descrive il Poterium come "spinoso, con rami che
assomigliano all’astragalus" (Libro III, cap.
15). Galeno ricorda che le foglie di questa pianta
erano utilizzate per chiudere le aperture delle anfore per
l’olio e per imbottire guanciali e cuscini. Sotto una
nitida xilografia che illustra l’"Herbario novo"
di Castore Durante, troviamo scritto: "Poterium
siccat, tum vulnera glutinat, adque affectus nervorum omnes
valet; illita nervis praecisis planta haec solida compagine
iungit." Per il Durante la decozione delle
radici di Poterium è da prescrivere a coloro che soffrono
di nervi. Per uso esterno, le sue radici, pestate ed
applicate mediante impiastro, consolidano i nervi tagliati;
lo stesso effetto avrebbe la resina che sgorga dalla radice
tagliata. Il Durante conclude scrivendo :" l’Acqua
stillata alla fin di Giugno consolida le ferite astergendole
benissimo, e incarnandole applicatavi con pezzette di lino
sottili, giova nei difetti dei nervi ancora
grandemente" (Venezia 1567). In un antico Lexicon
il Poterium è descritto come arbusto spinoso indigeno della
Dalmazia e della Grecia, presente nel Mediterraneo orientale
e nel Levante. Presso l’antica Grecia, i medici usavano la
pianta come astringente. Nell’opera " Hortus Kewensis",
(Vol. III, Londra, 1789) si legge. "Poterium spinosum =
Poterium spinis ramosis = Prickly Shrubby Burnet, originario
del Levante che fiorisce per la maggior parte
dell’estate".
USI
POPOLARI : In alcune regioni la pianta viene tagliata in
estate e utilizzata come combustibile per i forni e le
fornaci da calce; in altre regioni l’arbusto è utilizzato
come pianta foraggifera. Nei villaggi arabi, i rami secchi
vengono spesso usati per rivestire la parte superiore dei
muri di cinta.
Viene
anche utilizzata dagli agricoltori per farne siepi a
protezione dei campi e giardini, come barriera naturale
contro l’invasione di capre e ovini; con i suoi cespugli
essiccati si riempiono le brecce dei muri di cinta. In
Israele l’arbusto è coltivato e protetto perché viene
utilizzato per consolidare terreni franosi e per prevenire
l’erosione del suolo. Al contrario di quanto comunemente
si crede, probabilmente non si tratta della pianta usata per
fare la "corona di spine" di Gesù Cristo.
ETNOMEDICINA:
il decotto della radice è molto noto tra i beduini come
antidiabetico. Le popolazioni beduine della Siria sono
raramente affette da diabete mellito pur avendo una dieta
particolarmente ricca di carboidrati. Il motivo di questa
refrattarietà a contrarre il diabete è dovuta all’usanza
di bere un decotto di radici di un arbusto che cresce nelle
località desertiche. I beduini cuociono la radice al
mattino e continuano a farla cuocere a fuoco lento nel corso
della giornata in modo che sia pronta per essere bevuta la
sera prima di cena. Gli arabi chiamano questa pianta "Schic"
o "Netesh"; i turchi: "Abdest bozan otu";
mentre in ebraico la pianta si chiama "Sira kotzanith".
In Spagna, ad Alicante è tradizione usare le parti aeree di
Poterium ancistroides Desf. come cura popolare
contro il diabete. Le prime indicazioni dell’attività
antidiabetica del Poterium spinosum compaiono in una
comunicazione apparsa sul periodico "Selecta" N°
1, 1962 (Selecta-Verlag, Planegg bei Munchen) dove è
riportato che un gruppo di ricercatori che cercava piante
medicinali nel deserto a nord-est della Siria, aveva
individuato una pianta ricca di principi attivi che poteva
essere vantaggiosamente utilizzata nella cura del diabete
mellito. Il gruppo, formato da chimici e farmacologi sotto
la direzione del dott. Aiman Kuzbari di Damasco,
aveva infatti constatato che presso le popolazioni beduine,
gli individui di ogni età, ai quali era stato clinicamente
diagnosticato con certezza il diabete, utilizzavano un
decotto preparato con le radici di un arbusto che cresceva
nelle località desertiche. La somministrazione del decotto,
protratta per più mesi, eliminava tutti i sintomi della
malattia, nonostante che i malati, durante la cura, non
osservassero un rigoroso regime dietetico, essendo la loro
alimentazione ricca di carboidrati. I controlli clinici,
effettuati dopo il trattamento, per un periodo di regolare
osservazione della durata di un anno, non mostrarono alcuna
riacutizzazione della malattia. Il chimico tedesco del
gruppo che era riuscito a individuare alcuni principi attivi
della pianta, morì a seguito di un incidente vicino alla
frontiera turco-siriana e poiché aveva scritto gran parte
dei suoi appunti in codice cifrato, questi furono di
conseguenza inutilizzabili. Il dott. Kuzbari riteneva
che l’effetto ipoglicemizzante del Poterium spinosum
fosse probabilmente dovuto a una o più sostanze capaci
di stimolare le isole pancreatiche del Langerhans a
riprendere la loro normale funzione; contrariamente alla
somministrazione di insulina, la quale essendo un
trattamento sostitutivo non può guarire la malattia.
I
particolari relativi la ricerca di detta missione furono
presentati alla Seconda Assemblea Farmacologica
Internazionale tenutasi a Praga e riepilogati un anno dopo.
E’ stato dimostrato che solamente la corteccia della
radice principale, e non la radice intera, contiene i
principi attivi responsabili dell’azione ipoglicemizzante
ed è priva di effetti collaterali. Al fine di poter
raccogliere la scorza della radice principale (la sola parte
che possiede le proprietà medicinali) l’arbusto deve
essere completamente sradicato e utilizzato subito. Ciò
comporta purtroppo un enorme spreco di piante.
In
Italia, la tintura di radici di Poterium spinosum
venne utilizzata con successo per la prima volta nella cura
del diabete mellito, dalla Scuola di Medicina Integrata del
dott. Luigi Oreste Speciani. Poiché la tintura era
preparata da piante provenienti dal Libano, con l’inizio
dei conflitti bellici non fu più possibile la sua
importazione e utilizzazione. Attualmente nel nostro paese
è possibile reperire la T.M.
COMPOSIZIONE
e PRINCIPI ATTIVI: sono stati isolati Tannini
catechici ed ellagici, eptaidrossiflavani
polimerizzati (Figura 3), una sostanza
insulinosimile e glicosidi triterpenici quali
tormentoside e tormentillina. Dalla
scorza della radice è stato isolato l’Acido
tormentico (Figura 3) e i suoi derivati (glicosidi
esteri) quali: 1 (23-acido
idrossitormentico-28-0-beta-D-glucopiranoside), 2 (23-acido
idrossitormentico) e 3 (acido
tormentico-28-0-beta-D-glucopiranoside = rosamultina).
Negli estratti della corteccia essiccata sono stati isolati
glucoside, estere dell’acido 23-idrossitormentico
e estere di acido tormentico glucoside. La
radice contiene inoltre tracce di cromo. Nelle
radici e nella corteccia dei rami i tannini raggiungono
la concentrazione del 6%.
Il
triterpene acido tormentico è stato anche
isolato dalle parti aeree della specie Poterium
ancistroides Desf., analoga pianta medicinale usata in
Spagna per ridurre i livelli glicemici e pure in Potentilla
tormentilla Neck. Esperimenti su animali hanno
dimostrato l’attività ipoglicemizzante di questa
sostanza, stabilendone contemporaneamente l’attività
ipoglicemizzante in confronto a quella del glibenclamide
(effetti del tutto simili). E’ stato possibile isolare 1 e
2 anche dalla Sanguisorba minor (Poterium
sanguisorba) ma non da Sanguisorba officinalis.
I
decotti preparati con la radice o il fusto della pianta e
somministrati ai conigli per via orale hanno ridotto il
livello di glucosio nel sangue a dosi di 5 g/Kg. Impiegando
dei ratti affetti da diabete indotto con allossana, è stato
possibile, solo durante i mesi estivi, scoprire l’attività
ipoglicemizzante della corteccia della radice di Poterium
spinosum. Gli estratti attivi ipoglicemizzanti della
corteccia della radice non hanno influito sulla secrezione
del glucosio attraverso i reni, dimostrando così che il
meccanismo dell’azione di questa corteccia è diverso da
quello del phlorhizin.
PARTI
UTILIZZATE : Si utilizza la corteccia della radice
principale.
Il
decotto viene preparato facendo bollire dieci grammi di
radici di Poterium spinosum in 300 ml.
d’acqua
per dieci minuti, da bere alla mattina, oppure cinque grammi
tre volte al giorno di corteccia
essiccata,
precedentemente bollita. Brantner fornisce invece la
seguente ricetta:
Rp./
Decoctum Cortic. rad.
Poterium
spinosi 5,0 / 250,0
S./
Due cucchiai da tavola tre volte al giorno dopo i pasti.
Il
decotto di corteccia ha sapore amaro, astringente che può
essere eliminato con 30 minuti di cottura seguiti da un
riscaldo a 80°C per 8 ore, trattamento questo che non
influisce sull’attività ipoglicemizzante.
REPERIBILITA’:
attualmente si conoscono solo tre fonti commerciali di
questo rimedio: Germania, Olanda e Turchia che raccomandano
la pianta come "un farmaco sensazionale contro il
diabete." In Italia il Poterium spinosum pur essendo
presente nel territorio, è quasi sconosciuto come rimedio
antidiabetico e non compare come pianta medicinale in nessun
trattato di fitoterapia. E’ reperibile sul mercato
italiano in forma di Tintura Madre (T.M.) e distribuito
dalla HOMEOPHARM che lo importa dalla Germania. E’ inoltre
presente in un complesso fito-omeoterapico denominato HOMEOS
9 che la stessa Officina Farmaceutica ha elaborato in
sinergia con altri rimedi ad azione ipoglicemizzante.
PROPRIETA’.
Azione principale : ipoglicemizzante di tipo ILA :
Insulin-like-activity. Steinmetz afferma che i
Beduini di ogni fascia di età e sicuramente affetti da
diabete clinicamente diagnosticato, bevendo l’estratto
della pianta, sono "guariti" della loro
malattia e che "tutti i sintomi della
malattia sono scomparsi". L’autore afferma che il
principio attivo della pianta stimola nelle isole di
Langerhans la funzione ormonale. Si suppone infatti che la
pianta, analogamente agli antidiabetici orali (sulfonilurati),
regoli la produzione endogena di insulina da parte delle
isole di Langherans del pancreas. Un importante lavoro di J.
Shani, B. Joseph e F.G. Sulman ha messo in
evidenza le seguenti caratteristiche del Poterium spinosum:
1)
- Stabilità del principio attivo: Il principio attivo
ipoglicemizzante è instabile in mezzi molto acidi, mentre
è stabile al calore e alla cottura. L’attività
terapeutica della radice della pianta permane anche dopo
cottura prolungata: sono state testate l’intera radice con
corteccia e fusto, i frutti e le spine. Solo la corteccia
della radice ha dimostrato di possedere una significativa
azione ipoglicemizzante. Per eliminare il sapore amaro ed
astringente dell’estratto acquoso, gli Autori hanno
scoperto che dopo 30 minuti di cottura, seguiti da otto ore
di riscaldo a 80°C aboliscono il sapore amaro senza ridurre
significativamente l’attività ipoglicemizzante. Il sapore
finale del decotto assomiglia a quello del caramello.
2)
- Struttura chimica: la sostanza attiva presenta una
struttura chimica molto semplice, probabilmente una piccola
molecola o un peptide.
3)
- Efficacia solo nel diabetico e non nel sano: Il
principio attivo non riduce in maniera significativa il
livello ematico del glucosio in ratti sani, mentre si è
dimostrato attivo nei ratti diabetici. Solo i ratti
diabetici rispondono infatti a Poterium spinosum, mentre
quelli normali non presentano alcuna reazione ipoglicemica.
4)
- Instabilità degli estratti acquosi: prove fatte su
alcuni lotti di Poterium spinosum disponibile in commercio
per determinarne l’attività ipoglicemizzante hanno
portato a risultati incoerenti, essendo gli estratti acquosi
inattivi per la maggior parte.
5)
- Periodicità e variazioni del principio attivo:
l’attività della pianta presenta una periodicità nel
corso dell’anno. Si è infatti scoperto che l’attività
ipoglicemizzante di Poterium spinosum ha un ritmo annuale,
presentando effetti terapeutici maggiori trai mesi di maggio
ed agosto.
6)
- Netta influenza dell’habitat : la pianta
negli habitat umidi tende a formare il principio attivo più
tardi, tra luglio ed agosto. L’azione ipoglicemizzante di
Poterium spinosum dipende dal tempo atmosferico e differisce
significativamente da una regione all’altra. Nei campioni
esaminati, raccolti in epoche differenti e in località con
diverse situazioni climatiche la concentrazione di principi
attivi può variare da significativamente attivi a inattivi.
Più umido è l’habitat, più tardi compare nella radice
il principio ipoglicemizzante.
7)
- Determinazione della parte attiva: ogni anno,
il mese esatto in cui la pianta possiede maggior
concentrazione di principio attivo varia e pertanto si deve
controllare l’attività ipoglicemizzante a seconda della
situazione climatica annuale, effettuando controlli seriati
sulla campionatura.
8)
- Effetti degli estratti attivi sulla secrezione del
glucosio a livello renale: risultati preliminari
indicano che in ratti resi diabetici con allossana il
trattamento con Poterium spinosum non ha provocato
variazioni della secrezione del glucosio a livello renale, né
si sono notati variazioni nel livello di glucosio nelle
urine nel corso delle 24 ore successive alla
somministrazione dell’estratto, ma il glucosio del sangue
si è ridotto in maniera significativa.
Azioni
secondarie
a) - vasodilatatrice periferica (da eptaidrossiflavani)
b)
- vasodilatatore coronarico(da flavonoidi polimerizzati):
c)
– antiipertensiva;(da eptaidrossiflavani)
d)
– antiaritmica;(da eptaidrossiflavani polimerizzati)
e)
- antidròtica , antisudorale;(adiaforètico)
f)
– astringente (da tannini)
g)
- antineuritica ?
MATERIALE
e METODO
Scopo
di questo lavoro è di rendere noti i risultati ottenuti nel
trattamento del diabete mellito trattato con un farmaco
fitoterapico. Il presente studio rappresenta il risultato di
una personale e modesta casistica clinica a stratificazione
regionale (Liguria) condotta su 50 casi di diabete mellito
di tipo II, seguiti e trattati dal 1992 al 1995. Tutti i
pazienti si erano recati in cura per avere un supporto
"naturale" alla loro condizione diabetica. Il
presente lavoro non rappresenta quindi uno studio
preordinato né tantomeno promosso sulla base di una ricerca
finalizzata a standardizzare il grado di influenza del
rimedio fitoterapico sul metabolismo dei pazienti in cura.
Si tratta di pazienti già scarsamente motivati al
mantenimento di un serio e controllato regime dietetico,
indispensabile in ogni caso di diabete. Per tale motivo,
visti i precedenti insuccessi, non è stato loro imposto
alcun rigido regime dietetico, ma a tutti i pazienti è
stata prescritta o confermata dieta ipoglucidica oltre ai
doverosi consigli di buon senso su un corretto stile di vita
riguardante l’alimentazione equilibrata, la riduzione di
carboidrati semplici e l’introduzione di carboidrati
complessi e di fibre, la pratica del l’attività fisica e
del movimento all’aperto, l’abolizione degli zuccheri,
del fumo, di bevande alcoliche ecc. Sebbene solo un terzo
dei pazienti in cura abbia seguito un corretto e rigoroso
regime alimentare, ciò ha consentito di meglio valutare la
reale efficacia del rimedio somministrato.I pazienti in cura
erano inizialmente 53, tre di essi hanno abbandonato la
terapia dopo solo due mesi. Si tratta di 50 pazienti in età
compresa tra i 43 e i 81 anni, di cui 28 maschi e 22 femmine
che presentavano valori di iperglicemia da un minimo di tre
anni ad un massimo di trenta, con valori così distribuiti :
á
IPERGLICEMIA LIEVE : 120 - 140 mg x 100 ml = 10 maschi e 9
femmine
á
IPERGLICEMIA MEDIA : 141 - 180 mg x 100 ml = 13 maschi e
10 femmine
á
IPERGLICEMIA GRAVE : 181 e oltre mg x 100 ml = 5 maschi e
3 femmine
Tra
gli 8 pazienti affetti da iperglicemia
grave 3 maschi e 2 femminine assumevano Insulina pronta
e/o ritardo da anni, mentre altri 2 maschi e 1 femmina erano
in cura anche con antidiabetici orali. Due soggetti maschi
in terapia insulinica presentavano anticorpi anti-insulina
(Diabete di tipo I).
Tra
i 23 pazienti affetti da iperglicemia media 12
maschi e 8 femmine erano già in cura con antidiabetici
orali: 1 maschio e 2 femmine non assumevano antidiabetici.
Gli antidiabetici utilizzati sono risultati essere:
BIGUANIDI; SULFANILUREE; BIGUANIDI+SULFANILUREE in
associazione.
Tra
i 19 pazienti affetti da iperglicemia lieve,
nessuno era stato ancora trattato farmacologicamente. Il
regime dietetico già in precedenza consigliato dai
diabetologi , dai medici curanti e dal sottoscritto, è
stato rispettato soltanto da 3 pazienti con iperglicemia
lieve (1 maschio e 2 femmine) , da 9 pazienti appartenenti
alla fascia di iperglicemia media (5 maschi e 4 femmine), e
da 6 pazienti con iperglicemia grave (3 maschi e 3 femmine)
per un totale di 18 pazienti su 50 (36%).
Pertanto
5 pazienti erano in terapia insulinica (10%); 3
erano in trattamento associato insulina + ipoglicemizzanti
orali (6%); 20 di loro assumevano antidiabetici orali
(40%); 22 pazienti non assumevano terapia (44%).
Quasi tutti i pazienti erano in eccesso ponderale (41 su 50)
di oltre il 20% del peso ideale ; inoltre, più della metà
dei soggetti presentavano patologie concomitanti al diabete
o complicazioni diabetiche.
|
TAVOLE
SINOTTICHE DELLE PATOLOGIE CONCOMITANTI |
|
Complicazioni
diabetiche |
Microangiopatia
Iperidrosi
Polineuropatia
Emorragie
retiniche
|
6
casi (4 maschi e 2 femmine)
3
casi (maschi)
4
casi (2 maschi e 2 femmine)
1
caso (maschio)
|
|
Pagologia
cardio-vascolare |
Ipertensione
Cardiopatia
ischemica
Aterosclerosi
Dislipidemia
|
12
casi (5 maschi e 7 femmine)
3
casi (2 maschi e 1 femmina)
8
casi (5 maschi e 3 femmine)
15
casi (9 maschi e 6 femmine)
|
|
Patologia
osteo-articolare
|
Artrosi
Osteoporosi
|
11
casi (4 maschi e 7 femmine)
7
casi (femmine)
|
|
Pagologia
gastro-enterica
|
Epatomegalia
steatosica
Diverticolosi
del colon
Gastroduodenite
erosiva
|
5
casi (5 maschi e 2 femmine)
2
casi (1 maschio - 1 femmina)
3
casi (2 maschi e 1 femmina)
|
|
Patologia
uro-genitale
|
Calcolosi
renale
Impotenza
Ipertrofia
prostatica
Cistiti
ricorrenti
Fibromatosi
dell’utero
Carcinoma
mammario
|
3
casi (1 maschio - 2 femmine)
3
casi (maschi)
5
casi (maschi)
3
casi (femmine)
4
casi (femmine)
1
caso (femmina)
|
|
Patologia
polmonare
|
Enfisema
Esiti
di tubercolosi
|
3
casi (2 maschi e 1 femmina)
1
caso (femmina)
|
|
Patologia
infettiva
|
Esiti
di Lue
Herpes
zoster
|
1
caso (femmina)
1
caso (femmina)
|
|
Patologia
endocrina
|
Esisti
di pancreatite
Ipotiroidismo |
2
casi (1 maschio - 1 femmina)
2
casi (femmine)
|
|
Patologia
neurologica
|
Depressione
|
3
casi (1 maschio - 2 femmine)
|
In
diversi soggetti le patologie erano ovviamente concomitanti
: artrosi + osteoporosi; Ipertensione + cardiopatia
ischemica; ipertensione + emorragia retinica; ipertensione +
aterosclerosi; impotenza + microangiopatia; neuropatia +
microangiopatia; epatomegalia + obesità; ipercolesterolemia
+ obesità; epatomegalia + dislipidemia + gastroduodenite,
ecc. In una paziente coesistevano le seguenti patologie:
esiti di mastectomia sinistra per carcinoma mammario,
enfisema, esiti di tubercolosi polmonare, positività al
test sierologico per la lue da pregressa infezione,
depressione, ipotiroidismo osteoporosi, artrosi e herpes
zoster. Nel complesso 31 pazienti presentavano una o più
patologie concomitanti al diabete (62%).
Ad
ogni paziente è stato prescritto POTERIUM SPINOSUM T.M.
in dose di :
á
Iperglicemia lieve : 20 gocce in poca acqua prima
dei tre pasti principali.
á
Iperglicemia media : 30 gocce in poca acqua prima
dei tre pasti principali.
á
Iperglicemia grave: 40 gocce in poca acqua prima
dei tre pasti principali.
RISULTATI
I
risultati del trattamento antidiabetico con Poterium
spinosum (L.) sono stati valutati ogni due mesi per
la durata di 12 mesi per ogni singolo caso. Ad ogni
controllo al paziente era richiesto un test standard per i
seguenti esami ematochimici: Glicemia, emoglobina
glicosilata, creatininemia, colesterolo, colesterolo HDL,
trigliceridi, transaminasi, esame urine completo con
chetonuria, glicosuria e proteinuria. A seconda dei casi e
delle patologie associate venivano inoltre richiesti esami
più specifici come esame del fondo dell’occhio,
l’elettrocardiogramma, esame doppler dei tronchi
sovra-aortici a destinazione encefalica, fibrinogeno, test
di aggregazione piastrinica.
II
Mese: dopo due mesi di trattamento non si sono osservati
risultati apprezzabili : solo 12 pazienti su 50 (24%) hanno
presentato un decremento del tasso glicemico valutabile
intorno al 15% rispetto ai valori iniziali. Tra questi, due
pazienti del gruppo "iperglicemia media"
presentano valori glicemici quasi normali (da 160 e 150 a
110 e 100). I pazienti che non hanno presentato nessuna
variante dei livelli ematici di glucosio risultano essere 31
(62%); mentre 7 pazienti (14%) hanno riportato un aumento
della glicemia superiore all’8%.
Per
quanto riguarda l’emoglobina glicosilata solo 10 pazienti
(20%) hanno presentato lievi diminuzioni di valore, mentre
34 (68%) hanno mantenuto invariati i valori (+ - 5%); mentre
si è verificato un aumento del 10% in 6 pazienti (12%).
IV
Mese: sale a 23 il numero dei pazienti che diminuiscono
i valori di glicemia (46%) con un decremento medio
del 20% rispetto al valore glucidico iniziale. Ai pazienti
di questo gruppo che assumevano ipoglicemizzanti orali viene
suggerito di cominciare a dimezzare il dosaggio di
ipoglicemizzanti orali. Parallelamente diminuisce a 19 il
numero di pazienti con glicemia invariata (38%). Gli altri 8
pazienti (16%) aumentano i loro valori glicemici del 10%. I
valori di emoglobina glicosilata sono diminuiti in 22
pazienti (44%). 20 pazienti (40%) presentano valori di Hb
glicosilata stabile e 8 pazienti (16%) hanno il valore
aumentato.
VI
Mese: si verifica un ulteriore incremento del numero di
pazienti che presentano una riduzione dei valori glicemici :
29 soggetti (58%) denotano una diminuzione della glicemia,
compresi quelli che avevano dimezzato gli antidiabetici
orali; agli stessi viene ora consigliato di ridurre
ulteriormente e gradualmente il dosaggio farmacologico sino
a sospensione. La diminuzione dei valori glicemici
riscontrata si aggira intorno al 20% nel gruppo con
iperglicemia media e del 30% per quelli con iperglicemia
grave. I pazienti con iperglicemia lieve presentano tutti
valori normali (tra 85 - 110 mg x 100 ml). Un paziente che
faceva uso di insulina ha ridotto di 4 unità giornaliere la
dose, un altro paziente che associava insulina e
ipoglicemizzanti orali ora fa solo uso di insulina agli
stessi dosaggi.
Diminuiscono
a 14 i pazienti con iperglicemia invariata (28%) e sono
soltanto 7 quelli con iperglicemia aumentata rispetto ai
valori di partenza (14%). Per quanto riguarda l’emoglobina
glicosilata 28 pazienti (56%) hanno presentato diminuzioni
del valore; mentre 16 (32%) hanno mantenuto invariati i
valori e solo in 6 (12%)si è verificato un aumento.
VIII
Mese: i pazienti con riduzione dei valori glicemici sono
35 (70%) e nessuno fa più uso di antidiabetici orali.
Diminuiscono a 11 (22%) i casi con glicemia più o meno
invariata, mentre 4 pazienti (8%) presentano oscillazioni
glicemiche lievemente superiori del 5% rispetto i valori di
partenza. Per quanto riguarda l’emoglobina glicosilata 32
pazienti (64%) presentano riduzione del suo valore; mentre
14 pazienti (28%) hanno mantenuto valori invariati e in 4
soggetti (8%) si è verificato un aumento.
X
Mese: aumenta a 38 il numero di pazienti con
valori glicemici ridotti (76%) e ormai quasi normali:
infatti i valori glicemici oscillano tra 120 - 150 mg x 100
ml con una media di 135 mg x 100 ml. I pazienti con valori
glicemici stabili sono 8 (16%) e sempre in numero di 4
restano i casi con valori lievemente aumentati rispetto ai
valori di partenza (8%). I pazienti che facevano uso di
insuline hanno ridotto dalle 6 alle 10 unità giornaliere i
loro dosaggi. I valori di emoglobina glicosilata si sono
ridotti in 35 soggetti (70%); 10 pazienti (20%) presentano
valori stabili e 5 (10%) hanno i valori lievemente
aumentati.
XII
Mese: 40 pazienti su 50 (80%) presentano valori
glicemici nella norma. I casi che non hanno variato i loro
valori di glicemia sono sempre 8 (16%) e tra questi
compaiono i soggetti che facevano uso di insulina, i quali
sono però riusciti a ridurre il numero di 10 - 20 unità
giornaliere . Permangono solo 2 casi (4%) con valori di
glicemia superiori rispetto ai valori iniziali. I valori di
emoglobina glicosilata sono diminuiti in 37 pazienti (74%);
10 pazienti presentano valori stabili e 3 casi hanno valori
lievemente aumentati.
Effetti
collaterali: durante tutto il periodo del trattamento
l’unico effetto collaterale riscontrato è stato lieve
stitichezza; effetto riscontrato in 4 pazienti (3 donne e 1
uomo) su un totale di 50 soggetti in trattamento (8%).
DISCUSSIONE
Dai
risultati ottenuti emerge che il Poterium spinosum
(L.) è un valido ed efficace presidio terapeutico nella
cura del diabete di tipo II in quanto capace di
ridurre significativamente i livelli glicemici. Tale azione
era già stata segnalata in letteratura e in Etnomedicina.
L’azione del Poterium spinosum ha consentito
inoltre la sospensione degli ipoglicemizzanti orali. Nei
pazienti affetti da diabete insulinodipendente il rimedio
fitoterapico non sembra risultare efficace, sebbene abbia
consentito una significativa riduzione delle unità di
insulina nei pazienti che ne facevano uso da anni. Nessun
paziente ha potuto sospendere la somministrazione di
insulina, ma tutti e 8 i soggetti che ne facevano uso hanno
potuto ridurre da un minimo di 6 ad un massimo di 20 le unità
giornaliere di insulina. Tali risultati sono oltremodo
significativi se si tiene conto che solo 18 pazienti
trattati su 50 hanno seguito un corretto e rigoroso regime
dietetico (36%). La somministrazione del Poterium
spinosum ha evidenziato nel tempo di 6 mesi una
significativa riduzione dei valori glicemici consentendo la
graduale ma totale sospensione dei farmaci ipoglicemizzanti
orali in quei soggetti che ne facevano uso. Dopo 12 mesi di
trattamento, 40 pazienti su 50 presentavano valori di
glucosio nella norma. La percentuale di successo (80%) è
estremamente significativa se si tiene conto del fattore
dietetico e del fatto che 8 pazienti erano
insulino-dipendenti (di cui due affetti da diabete di tipo
I). Tale risultato fa di Poterium spinosum un
grande rimedio da prescrivere in tutte le forme di diabete
non insulinodipendente.
Dai
dati emersi risulta che il Poterium spinosum
può essere prescritto da solo o integrato con quelle
terapie che sono i trattamenti classici, prima fra tutte
l’insulina che resta il caposaldo fondamentale e spesso
insostituibile nelle forme di diabete grave. Va però detto
che nei casi ove è presente una microangiopatia
(alterazione del fondo oculare, dei reni o del sistema
nervoso) il trattamento con Poterium spinosum
rappresenta un valido ed insostituibile presidio
terapeutico. La prescrizione di sulfaniluree è infatti
controindicata nel diabetico con complicazioni vascolari
perché sembra aumentare il rischio cardiovascolare e nessun
studio sinora condotto ha consentito di dimostrare un
miglioramento della prognosi per effetto delle sulfaniluree.
E’ inoltre raro ottenere un controllo sicuro della
glicemia con sulfaniluree in soggetti obesi e anche in
questi casi il rischio cardiovascolare sembra essere
maggiore che con la sola dieta.
All’inizio
del trattamento 23 pazienti assumevano ipoglicemizzanti
orali, alla fine dei sei mesi tale numero si riduceva a zero
(100%). Hanno sospeso l’assunzione degli ipoglicemizzanti
orali - 20 pazienti con iperglicemia media e 3 pazienti con
iperglicemia grave. Nessun paziente ha dovuto incrementare
il dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti orali durante la
cura con Poterium spinosum.
I
tre pazienti sofferenti di iperidrosi, durante la
somministrazione del rimedio sono completamente guariti del
fastidioso disturbo. Tutti i pazienti in trattamento hanno
riferito un maggior benessere generale con miglioramento
dell’astenia generale e postprandiale, diminuzione
e scomparsa della poliuria e della polidipsia.
Pazienti che lamentavano parestesie agli arti
superiori e inferiori non hanno più lamentato tali sintomi.
Si è ottenuta la completa scomparsa della glicosuria.
E’ inoltre presumibile pensare che la glicemia dei
pazienti responder si sia mantenuta corretta nei tempi
lunghi, come evidenziato dai dosaggi dell’emoglobina
glicosilata. In 3 casi su 6 affetti da microangiopatia si
sono ottenuti apprezzabili risultati. Se consideriamo i dati
di partenza, dobbiamo osservare che i pazienti affetti da
iperglicemia lieve (120 - 140) erano 19, mentre quelli con
iperglicemia media (141-180) erano di 23; i pazienti con
iperglicemia normale alla fine del trattamento risultano
essere 40 su 42 , se escludiamo gli otto casi di diabete
grave in trattamento con insulina. Se a ciò aggiungiamo il
dato non trascurabile che solo 18 pazienti su 50 (36%) hanno
seguito un corretto regime dietetico e che molti erano in
sovrapeso, l’attività del rimedio diventa oltremodo
interessante. Va inoltre aggiunto che non si sono verificati
miglioramenti nei 3 casi di impotenza, salvo un caso
che ha presentato un lieve miglioramento dell’erezione. In
3 casi su 5 di ipertrofia prostatica con nicturia,
diminuzione del gettito e stranguria, si sono verificati
netti miglioramenti della sintomatologia prostatica. Su 4
casi di polineuropatia 1 solo paziente è nettamente
migliorato come sintomatologia soggettiva e obiettiva. Tra i
12 soggetti affetti da ipertensione e che assumevano
farmaci antiipertensivi 6 si sono autoridotti la posologia
giornaliera (50%) avendo notato una lieve ma significativa
riduzione dei valori pressori. La tollerabilità del rimedio
è stata ottima e più dell’80 % dei pazienti ha riferito
sull’efficacia del Poterium che ha contribuito a
migliorare la loro qualità di vita. Ne deriva un’elevata
compliance del prodotto stesso, nonostante le modalità di
prescrizione che prevedono l’assunzione di 30 gocce, tris
in die. La radice di Poterium spinosum sembra
invece non essere attiva nelle dislipidemie; infatti
durante la cura, i valori elevati di colesterolo e trigliceridi
riscontrati in 15 pazienti e più volte controllati
durante il trattamento, non hanno subito variazioni e si
sono resi necessari altri interventi farmacologici. Anche i
valori alterati delle transaminasi in pazienti
epatopatici, non hanno subito variazioni.
CONCLUSIONI
Poterium
spinosum (L.) è certamente una pianta officinale
molto promettente per un suo utilizzo nella pratica clinica.
Il suo ruolo nella terapia del diabete mellito di tipo II è
sicuramente valido e privo di effetti collaterali. La
mancanza di tossicità rende la pianta particolarmente
adatta ad una prescrizione per lunghi periodi di tempo in
pazienti in cui sia necessaria e possibile una prolungata
stimolazione della componente endocrina del pancreas.
Affinché possa entrare a pieno titolo nell’ambito delle
risorse terapeutiche, il suo ruolo andrebbe definito con
maggior precisione sulla base di dati analitici e
farmacologici ancora oggi non completamente disponibili.
Possiamo però affermare che la pianta possiede sicuramente
un’azione antidiabetica riconosciuta e già nota da
tempo, confermata da diversi autori e dal presente lavoro.
La sua prescrizione è senza dubbio necessaria in tutti i
casi di diabete florido insulino-indipendente, e diventa di
prima scelta soprattutto quando la somministrazione di
antidiabetici orali è controindicata per la presenza di
complicazioni vascolari, microangiopatiche o neuropatiche.
La sua efficacia e soprattutto le potenzialità di azione
nel coadiuvare una patologia così complessa, fanno del Poterium
spinosum un importante ed interessante antidiabetico
orale che meriterebbe di essere studiato più a fondo. Al
contrario degli antidiabetici orali, il Poterium
spinosum, grazie al contenuto in
eptaidrossiflavani e flavonoidi polimerizzati, potrebbe
contrastare e prevenire alcune delle complicazioni
microangiopatiche in virtù dell’azione antiipertensivante,
vasodilatatoria coronarica e antiaritmica che queste
sostanze possiedono. Prioritaria diventa a questo punto la
verifica e la conferma dei reali benefici attraverso un
trial clinico multicentrico. Importante dovrebbe essere la
ricerca finalizzata a identificare i principi attivi non
ancora noti e spiegarne le modalità di azione.
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