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Il
bosso in fitoterapia
Fernando
Piterà
Medico
- Chirurgo Dottore in Scienze Biologiche h.c.
Docente in Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie
BUXUS
SEMPERVIRENS L.
Il
Bosso è molto noto come pianta ornamentale, apprezzata per
il suo bel fogliame verde lucente e persistente che si
adatta bene a comporre recinzioni e siepi nei giardini
all’italiana. Con appropriate potature può infatti
assumere le forme desiderate. Importante pianta medicinale
ebbe antica fama di curare sifilide, epilessia, reumatismi,
gotta e malaria, anche nei casi in cui la stessa china era
risultata impotente, come nelle febbri ricorrenti o
intermittenti. Nel Rinascimento, era ritenuto un efficace
rimedio contro la calvizie, ma l’imperversare di
ciarlatani che vantavano di possedere formule
"segrete" dagli effetti miracolosi, fecero perdere
il credito a questo rimedio. Il Bosso è oggi ignorato dalle
moderne materie mediche e da moltissimi testi di
fitoterapia. Il suo uso terapeutico sembra completamente
abbandonato forse a causa della sua tossicità. In realtà,
l’appropriato utilizzo di questa pianta medicinale
consente di risolvere diversi quadri patologici e recenti
acquisizioni sulla sua composizione chimica sembrano aprire
nuove strade nella cura di malattie più complesse.
Divisione:
Angiospermae
Classe:
Dicotyledones
Ordine:
Tricoccae
Famiglia:
Buxaceae
Francia:
Buis; Buis commun, Buis- toujours- vert;
Germania:
Immergruner Buchsbaum;
Inghilterra:
Box, Common box tree, Evergreen box;
Italia:
Bosso, Bossolo, Mortella.
Spagna:
Boj, Boje, Bojeo
DESCRIZIONE
BOTANICA
Il
Bosso è un arbusto sempreverde, fittamente
ramificato, alto mediamente sino a 5-6 metri ma che può,
anche se raramente, diventare un albero di 10 - 16 metri.
Pianta dalla forma irregolare, dal portamento cespuglioso
molto denso specialmente da giovane. In passato questi
alberi potevano raggiungere dimensioni ragguardevoli, ma i
più belli e più grandi sono stati da tempo utilizzati per
il legname, cosicché oggi si trovano ormai solo esemplari
più piccoli e meno vigorosi. Cresce lentamente con radici
profonde, pur avendo un apparato radicale molto esteso anche
in superficie.
Il
tronco ha corteccia verde da giovane, poi
raggrinzisce e diventa giallo-brunastra. Il legno è
duro, di consistenza cornea, finemente fibroso,
insolitamente pesante e compatto, di un vivace color
giallo-aranciato.
I
rami giovani quadrangolari fittamente coperti di fogli,
recano 4 costole, sono verdi, molto divisi, pieghevoli e
fittamente pelosi; in seguito acquistano sezione circolare e
colorito grigio brunastro. A maturità lignificano
fessurandosi e desfogliandosi nel senso della lunghezza.
Le
gemme sono svernanti di forma elittico-allungata,
lunghe 3 mm. e pelose; quelle floreali altrettanto lunghe ma
sferiche.
Le
foglie sono semplici, opposte, di forma
ovalato-elittica sino a 3 cm. e larghe 8-12 mm., intere e
persistenti, cuneate alla base, smarginate e lievemente
infossate all’apice. Hanno consistenza simile al cuoio e
sono provviste di breve peduncolo. La lamina superiore è
verde lucente scuro, pelosa lungo il nervo mediano, mentre
la pagina inferiore è verde chiaro e opaca. La durata media
delle foglie è di 2 anni.
I
fiori sessili e minuscoli sono riuniti in glomeruli
compatti in posizione ascellare o apicale e cominciano a
formarsi nell’annata precedente. Nello stesso racemo
crescono insieme fiori maschili e femminili privi di
corolla, con più fiori maschili intorno ad un solo fiore
femminile. All’apice sono disposti i fiori femminili, poco
appariscenti e riuniti in capolini da giallo versi sino a
biancastri, provvisti di 4-8 petali biancastri e un ovario
triloculare con 3 stili liberi. Il fiore femminile è
circondato da circa 10 fiori maschili a 4 petali,
verticellati, recanti 4 stami che superano di molto il
calice. I fiori compaiono da marzo a maggio, prima e durante
la produzione delle foglie nuove.
I
frutti sono capsule sessili, triloculari di circa 7-8
mm., prima verdi, poi brune, rigide e dure, di consistenza
simile al cuoio e grinzose, con 3 corna all’apice,
contenenti 6 semi neri e lucenti (2 semi per valve). A
maturità, verso agosto-settembre le capsule diventano
secche ed esplodono dividendosi in 3 valve bicorni, ognuna
delle quali contiene 2 semi oblunghe e trigoni di 5-6 mm.,
provvisti di piccola appendice.
I
semi sono velenosi e una volta caduti al suolo vengono
dispersi dalle formiche che sono attratte dalle sostanze
odorose prodotte negli elaiosomi. Insieme alla Ginestra dei
carbonai, il Bosso è una delle poche piante legnose
nostrane ad esser disseminate dalle formiche.
Particolarità:
pianta straordinaria, il Bosso ha una incredibile
capacità di adattamento. La sua crescita è estremamente
lenta, la sua longevità eccezionale, potendo vivere sino a
600 anni. Può sopportare una luminosità inferiore di 180
volte la luminosità abituale, ma predilige la luce ed il
calore; resiste al fuoco degli incendi boschivi e alla
voracità dei greggi. Fra le piante spontanee d’Europa, è
l’unico legno che non galleggia nell’acqua a causa della
sua compattezza. Essendo molto durevole e indeformabile, il
suo legno, il più duro dei legni europei, è stato per
molto tempo usato per ricavarne strumenti matematici e per
fabbricare i pezzi degli scacchi, pettini, strumenti
musicali, strumenti a vite e tabacchiere.
Habitat:
Buxus sempervirens vive nei boschi di latifoglie su rupi e
pietraie. Lo si incontra nel querceto-frassineto calcicolo,
nel tiglieto-acero sub-montano calcicolo, nelle macchie a
Leccio, Alloro e Lentisco, ma soprattutto fa parte del
Faggeto. Spesso si associa ad altre specie termofile come il
Ciliegio canino, il Cotognastro minore, al Melo e al Pero
selvatico, alla Ginestra, al Prugnolo e al Pero corvino.
Cresce spontaneo in luoghi aridi e rocciosi dalle pianure
alla montagna, nella zona sub-montana e montana
dell’Italia settentrionale e Sardegna sino a 800 metri.
Sui Pirenei raggiunge i 1050 metri, sull’Olimpo quasi i
2000 metri. Indifferente alla natura del suolo, preferisce
tuttavia suoli poco compatti, permeabili, mediamente
profondi, detritici, non troppo aridi, generalmente a
composizione calcarea. Ama le posizioni calde e assolate con
terreno arido fino a poco umido; non tollera il ristagno di
acqua, ma può sopportare le gelate.
SIMBOLISMO
Pur
essendo stato classificato insieme al Cipresso e al Tasso
tra gli arbusti infernali, il Bosso è l’immagine del
ciclo della vita. Consacrato nell’antichità ad Ade e Cibele,
il Bosso era e resta simbolo funerario e di immortalità,
perchè è sempreverde. Per la stessa ragione veniva
piantato nelle necropoli insieme a cipressi e tassi ed era
per questo sacro agli dei inferi e alla dea madre Cibele.
Ancora adesso si usa piantare rami di bosso sulle tombe. Per
gli stessi motivi lo si considerava anche simbolo di
sterilità. Per questa ragione agli uomini era proibito
deporre rami di Bosso sugli altari di Venere, dea popolare
dell’amore, per timore di perdere la virilità con una
simile offerta. Ma probabilmente questa era solo una
superstizione, infatti la pianta era stata anche consacrata
ad Afrodite perchè ritenuta contemporaneamente simbolo di
amore, di fecondità e di morte. La sua capacità di
autofecondarsi ne fa inoltre un emblema di castità. A causa
della sua durezza e compattezza esso è diventato simbolo di
fermezza, perseveranza, solidità e stoicismo, il Bosso non
teme né il caldo né il freddo, ama il sole ma può vivere
all’ombra. Le sue foglie non sono in realtà persistenti,
ma si rinnovano continuamente in modo che l’arbusto resta
sempreverde. Per tale motivo esso rappresenta la perpetua
reviviscenza della natura. Per i Greci era sacro a Plutone,
dio protettore degli alberi sempreverdi. Presso i Galli
l’albero era divinizzato e simboleggiava l’immagine
dell’eternità. Nei paesi nordici, gli antichi Cristiani
lo usavano a guisa di palme per commemorare, nella domenica
delle Palme, la Passione e la Resurrezione del Salvatore.
Spesso il legno di Bosso era utilizzato per realizzare
scatolette lignee e statuette di divinità (in onore di
Apollo olimpico). Nell’antica Grecia il legno di Bosso era
anche usato per fabbricare vasi per medicamenti. Il vasetto
o "bussolotto" in legno di bosso, a forma
cilindrica, fu infatti il primo contenitore per i
medicinali. La pisside o scatoletta di legno usata nel primo
culto cristiano per custodire le ostie era di Bosso, ed è
in Bosso con interno dorato la teca portatile per le ostie.
A causa della sua durezza gli antichi ne costruivano fruste,
trottole, pettini, flauti e soprattutto tavolette. Queste
erano poi ricoperte di cera e servivano per poterci scivere
sopra. Con il suo durissimo legno, simbolo di fermezza e
perseveranza, si costruiscono i martelli delle logge
massoniche.
ETNOMEDICINA
In
medicina popolare la pianta venne usata come depurativa,
lassativa, febbrifuga e sudorifera. In quasi tutti i paesi
dove la pianta è conosciuta, le indicazioni terapeutiche
poco si discostano da quelle che in seguito la ricerca
scientifica ha messo in evidenza. Anche in Pakistan,
l’estratto acquoso di Bosso è usato in medicina popolare
nella malaria, per il trattamento dei reumatismi e per
diverse affezioni dermatologiche.
PARTI
UTILIZZATE :
A
scopo medicinale si utilizzano, la corteccia, il legno, le
foglie, la scorza della radice e i giovani getti.
COMPONENTI
E PRINCIPI ATTIVI.
Tutte
le parti della pianta, sebbene in concentrazioni diverse
contengono diversi alcaloidi: la Busseina, la Bussina
o Buxina (scoperta dal Pavia di Locate
Triulzi), il Malato di Bussina, la Bussina G (identificata
da Kupchan). la Parabussina (C24 H48 N2 0), la
Bussinidina, la Parabussinidina, la Bussicina,
la Bussanina e la Ciclobussina; un principio
amaro resinoso, un olio essenziale, resine, vitamina C,
sostanze pectiche e gomma.
La
Bussina (Buxina) è un alcaloide azotato C16 H14 0
(0H) (0CH3 ) N - CH3 dagli effetti tetanizzanti che provoca
anche gastroenteriti. Come struttura e proprietà simile
alla Bebeerina, preconizzata come succedaneo della china.
Alla Buxina sono state attribuite proprietà
febbrifughe, sudorifere, toniche e antimalariche.
Recentemente (1987) sono stati isolati dalle foglie di Buxus
sempervirens due nuovi alcaloidi e due flavoni: gli
alcaloidi sono il (-) - (Z) - Buxenone ed il suo
isomero (-) - (E) - Buxenone che all’esame
spectrografico sono risultati identici alla Cyclobuxoplyllinina.
I due flavoni invece sono il 4’, 5 Dihydroxy 3, 3’,
6, 7 - tertamethoxyflavone e l’Artemetina.
TOSSICITA’
Tutte
le parti della pianta sono tossiche, a causa del contenuto
in alcaloide Bussina, Parabuxina, Buxinidina e Ciclobuxina.
A dosi terapeutiche il Bosso agisce come febbrifugo,
colagogo e lassativo; la Bussina però è un veleno
tetanizzante e l’uso incongruo di foglie, corteccia e
frutti di Bosso può provocare fenomeni di avvelenamento
anche mortale preceduti da fenomeni di gastroenterite
iperacuta, vomito, diarrea, dolori addominali, squilibi
elettrolitici e dell’equilibrio acido-base, prostazione,
vertigini, crampi clonici, convulsioni, congestione
polmonare e morte per asfissia dovuta a paralisi
respiratoria terminale. La pianta è tossica anche per gli
animali. Nel Maryland è stata segnalata la morte di pecore
ed altri animali, come bovini e maiali che si trovavano in
box cinti di Bosso. Frequenti sono gli avvelenamenti nei
cammelli della regione del Mar Caspio che brucano con
ingordigia questo foraggio ed in certi casi muoiono.
ATTENZIONE:
ASSOLUTAMENTE CONTROINDICATO IN AUTOTERAPIA !
L’uso
e la prescrizione del Bosso deve essere rigorosamente
riservato al medico.
Il
Bosso è infatti una pianta medicinale tossica che deve
essere utilizzata solo su consiglio del medico esperto in
fitoterapia e non si devono mai superare le dosi prescritte.
Prese senza misura e per diverso tempo, tutte le
preparazioni con Bosso possono causare gravi disturbi
gastrointestinali e in alcuni casi, il Bosso può diventare
un veleno mortale. E’ quindi molto importante non
prescrivere preparati di Bosso per cicli di cura superiori
ai 20 giorni. Il suo impiego è assolutamente controindicato
in gravidanza, nei bambini, in soggetti con irritazione
delle vie digestive e per usi prolungati.
Va
inoltre segnalata la possibilità di dermatiti da contatto.
E’ veramente preoccupante il fatto che questa pianta venga
talvolta raccomandata in autoterapia come preteso
trattamento della malattia virale da deficienza immunitaria
(AIDS). Ciò è estremamente pericoloso ed ancora privo di
serio fondamento!
MEDICINA
TRADIZIONALE
Pianta
medicinale ignota agli antichi medici. Non è nominata nè
da Plinio, nè da Dioscoride nè da Galeno. Le prime
indicazioni di pianta "depurativa" furono
riconosciute da S. Ildegarda la grande mistica
benedettina del XII secolo che scrisse libri di medicina e
di scienze naturali. S. Ildegarda la usava molto
contro il vaiuolo. Castor Durante nel suo Herbario
novo scrive. "Cotto e tornito prima come il legno santo
sana il mal Francese bevendone la sua decozione, e fà il
medesimo effetto che il legno santo, e sana il flusso del
ventre e la sua radice mangiata giova ai morsi de i
serpenti.. Le foglie e i rami bolliti nella liscia fanno i
capelli biondi." Interessante è l’indicazione che il
Durante attribuisce alla radice di Bosso per il morso dei
serpenti, indicazione questa che non ritroveremo più nella
successiva letteratura. Nel XVI secolo i medici attribuirono
alla radice proprietà antisifilitiche, considerandolo
equivalente al Guaiaco. Scrive infatti il Mattioli:
"Il decotto e le diete fatte con il Bosso hanno guarito
completamente molti che avevano la Sifilide". Amatus
Lusitanus, Bodart, Ettmuller, Gilibert,
Mathias de l’Obel, Martino Rulando e Roques
gli fanno eco prescrivendolo contro la sifilide e come
succedaneo del Guaiaco o Legno santo (Guajacum officinale).
In seguito il Bosso ebbe fama di purgativo come decotto e
polvere. Forestus, medico olandese del XVI secolo,
con il decotto di Bosso guarì numerosi casi di ittero.
Il
Lemery (XVIII secolo) dichiarava che il Bosso era
sudorifero e aperitivo in forma di decotto. Il decotto di
Bosso venne poi utilizzato nella cura delle pleuriti,
dell’ascite, dell’emottisi, della gotta, delle febbri
catarrali e di molte affezioni febbrili in genere. Gli
vennero attribuite proprietà antimalariche ed il suo uso si
estese alle febbri ricorrenti o intermittenti di origine
infettiva, intestinale, epatica o polmonare. Nel
Rinascimento la pianta fu vantata come rimedio contro la
calvizie e per favorire la ricrescita dei capelli..
Mathias Lobel, detto Lobelius, famoso medico e
botanico fiammingo del Rinascimento, consigliava la
prescrizione del Bosso come antidiarroico e febbrifugo. A.
Campana nel 1800 consigliava: "Il legno del Bosso,
o la sua raspatura, è adoperata in medicina per distillare
l’acido piroolioso, adoperato come antiodontalgico,
infondendone nel dente cariato. Per uso interno, colla
segatura si fa decotto, e colle foglie infusione. Hanno virtù
controstimolante, e antielmintica. La dose del legno è di
un’oncia in una libbra di acqua, e di una dramma di foglie
in otto once di acqua bollente."
Nel
1827 Chevalier e Ricard ne misero in luce
l’azione sudorifera. Bouchardat nel 1846 e Cazin
nel 1850 lo utilizzarono con successo nelle affezioni
artritiche, nella gotta, nel reumatismo cronico e nelle
reazioni secondarie della sifilide. Cazin riferì il
caso di un agricoltore di 48 anni, il quale colpito da
artrite articolare e quasi paralizzato da tre anni, fu
sollevato dopo soli otto giorni di trattamento con decotto
di radice e vide sparire le ostruzioni articolari in due
mesi, così che "potè lavorare nei campi per tutta
l’estate senza provare la minima ricaduta". Le
proprietà sudorifere del Bosso vennero anche applicate al
trattamento di affezioni polmonari acute e nella pleurite da
P. Linus e Wauters. Leclerc e Artault
de Vevey nel recente passato hanno pubblicato
interessanti osservazioni sulle proprietà febbrifughe del
Bosso, in particolare nelle febbri intermittenti da
angiocolite od epatiche nelle quali la pianta esercita
un’azione innegabilmente favorevole grazie anche al suo
potere colagogo e lassativo. La sua già nota proprietà
sudorifera, è stata ulteriormente riconfermata dal Baillon
e dal Leclerc. Quest’ultimo riferisce dei aver
guarito in 15 giorni un paziente che soffriva da sei mesi di
febbre intermittente e disturbi colemici refrattari al
chinino, prescrivendo 25 gocce di alcolato di Bosso prima
dei due pasti principali. .
La
distillazione del legno fornisce un olio essenziale
piroso-oleoso efficace nelle odontalgie: una goccia nella
cavità del dente cariato, calma il dolore. Il legno giallo
raspato e somministrato alla dose del 10% venne preconizzato
come antivenereo nella cura della sifilide, al posto del
Guaiaco. Sempre il legno avrebbe un’azione sul sistema
linfatico e linfonodale compromesso e possiederebbe attività
antinfiammatoria.
Buxus
sempervirens è una pianta medicinale di notevole interesse
e dalle proprietà terapeutiche non ancora del tutto note,
in quanto la pianta non è stata stdiata e sperimentata a
fondo. Autori di scuola francese hanno ottenuto risultati
incoraggianti nel trattamento della gotta,
dell’insufficienza biliare, nei disturbi nervosi e
nell’epilessia. Ricercatori americani hanno di recente
scoperto che l’alcaloide Buxina G, identificata da Kupchan,
ha mostrato di inibire notevolmente lo sviluppo di colture
di cellule tumorali umane, aprendo in tal modo la via a
nuove speranze nella lotta contro i tumori.
CORTECCIA
Epoca
di raccolta: si stacca in primavera, in autunno ed
inverno.
Istruzioni
: meglio in autunno si raccoglie dai rametti più grossi la
corteccia; si monda dal sughero e si taglia a strisce o si
frammenta. Si può essiccare al sole e si conserva in
sacchetti al riparo da polvere e umidità. Colore
bruno-grigio fuori e giallastro dentro.
Proprietà:
antimalarica, febbrifuga, sudorifera, emetica.
Indicazioni:
malaria, febbri ricorrenti e intermittenti. Come febbrifugo
venne impiegato anche nei casi nei quali la china si
dimostrava impotente. Efficace nelle febbri di origine
infettiva, intestinale, biliare, epatica e polmonare. Febbri
influenzali
Ricettario
- Dosi e prescrizioni: Decotto al 3-5%
edulcorato con miele perchè di sapore sgradevole,
somministrare in dosi di 2-3 bicchierini al dì. Oppure
bollire due pugni di corteccia essiccata e sminuzzata in un
litro d’acqua fino a ridurla a tre quarti; edulcorare con
miele ed assumere da 2 sino ad un massimo di 4 bicchierini
al giorno. Altra ricetta che ha un’efficace azione
sudorifera si ottiene con 40 grammi di droga per litro
d’acqua; si lascia bollire fino a che il liquido non si
riduce della metà rispetto al volume iniziale; bere nel
corso della mattina a digiuno ad intervalli in tre volte. Vino:
macerare 50 grammi di corteccia essiccata e sminuzzata in un
litro di buon vino bianco o rosso per 10 o più giorni;
filtrare e somministrare 2-3 bicchierini al giorno. Altra
ricetta per la preparazione del vino di Bosso consiste nel
macerare a lungo 30 grammi di bosso in 500 grammi di buon
vino bianco, da prendersi a bicchierini prima dei due pasti
principali per eccitare l’appetito e favorire le
digestioni difficili.
LEGNO
Di
colore giallo, raspato alla dose del 10%, fu preconizzato
nel passato come antivenereo nella cura della sifilide, al
posto del Guaiaco. Dalla distillazione del legno si ricava
un olio piro-oleoso dalle Proprietà odontalgiche:
una goccia nella cavità del dente cariato, lenisce il
dolore. Lesacher e Marechal, da osservazioni raccolte
di altri medici, affermano che il legno, specialmente quello
dei rami e della radice, grattugiato, alla dose di 30
grammi, bollito in un litro di acqua fino alla riduzione
della metò, è un eccellente sudorifero indicato in tutte
le forme di reumatismo cronico e in tutte le varie
complicazioni che ne seguono, specialmente negli ingorghi
delle articolazioni. Gli stessi Autori lo consigliavano
nella gotta e nella sifilide. Il decotto del legno e delle
foglie in metà acqua e metà aceto, in lozione fredda, 1-2
volte la settimana, fa crescere e rivitalizza i capelli se
il loro bulbo è vivo.
RADICE
La
radice di Bosso, grattuggiata e presa in dose di 15-20
grammi, unita con un tuorlo d’uovo, favorisce tutte le
secrezioni, specialmente il sudore, e dà ottimi risultati
nel reumatismo cronico. Facendo bollire 250 grammi di
trucioli di Bosso per ogni litro di vino e usando questo in
frizioni sulle membra indebolite e nei forti dolori
nevralgici, si ottengono ottimi effetti; questo vino ha
anche azione antisettica, astersiva e cicatrizzante (Fleury
de la Roche).
FOGLIE
Epoca
di raccolta: durante tutto l’anno, particolarmente
all’epoca della potatura.
Istruzioni:
seccare all’ombra in posto ventilato
Proprietà:
antireumatiche, colagoghe, diaforetiche, purgative.
Indicazioni:
affezioni reumatiche croniche, artrite, gotta, colangite,
affezioni biliari, febbri biliari, febbri reumatiche,
influenza, ittero, costipazione, epatismo.
Ricettario
- Dosi e prescrizioni: più o meno le
stesse dosi e le stesse modalità della corteccia. Infuso:
al 2-3% somministrare da 2 a 5 tazzette al giorno come
sudorifere; al 3-4% bere una tazza come evacuante. Si può
preparare l’infuso mettendo 1 cucchiaio da dessert di
corteccia e di foglie per ogni tazza di acqua bollente
lasciando in infusione per 10 minuti; berne 2-3 tazze al
giorno. Alcuni autori prescrivono dosi di infuso più forti
di 30-60 gr. di foglie per un litro di acqua, da assumerre
alla dose di una tazzina prima dei pasti. Decotto:
come sudorifero il decotto di foglie si prepara facendo
bollire 40 grammi di foglie secche, finemente tritate, in un
litro d’acqua sino a riduzione di un terzo; da bere, molto
zuccherato, in 4-5 volte (Leclerc). Tintura: macerare
30 gr. di foglie essiccate e sminuzzate in 120 gr. di alcool
a 70° per 10 giorni; assumere XX gocce due o tre volte al
giorno. Sotto forma di Alcolaturo, di Tintura 1 a
5 in alcool a 60° e di Tintura Madre: 1
ml pro dose, oppure gr. 1-2 al giorno in varie volte nelle
24 ore (non superare mai i 4 grammi al giorno!), oppure XX-
XXV gocce pro dose due volte al dì. La stessa tintura anche
in uso esterno per toccature in caso di Herpes simplex,
zoster e Varicella. Per uso interno si consiglia di assumere
la tintura con tisana aromatica correttiva o fortemente
edulcorata per mascherarne il sapore sgradevole. Estratto
Fluido in alcool a 45° in dosi di 1-2 ml pro dose, come
eccellente tonico del fegato. L’Estratto fluido di Bosso
può essere vantaggiosamente associato a quello di Carciofo
in dosi di un cucchiaio prima di ogni pasto. Polvere:
pestare in un mortaio o nel macinacaffè un certo
quantitativo di foglie essiccate fino a ridurle in polvere
molto fine; somministrare 2-3 grammi (oppure da mezzo sino
ad un massimo di due cucchiaini al giorno) insieme a miele o
marmellata o in altro veicolo come vino, the o acqua
zuccherata nelle febbri intermittenti primaverili e
autunnali (febbri palustri). Uso esterno: il decotto
di foglie è utile per lavaggi, bagni e medicazioni in casi
di ulcere e piaghe cancrenose.
IL
BOSSO IN GEMMOTERAPIA
MATERIA
PRIMA E PREPARAZIONE:
Il
gemmoterapico di Buxus sempervirens si prepara con i giovani
getti di Buxus Sempervirens raccolti alla ripresa
vegetativa e si ottiene mediante macerazione degli stessi in
appropriata soluzione idrogliceroalcolica e successiva
diluizione 1 DH. Per quanto riguarda il metodo estrattivo,
esso non si discosta da quello comunemente utilizzato per i
gemmoderivati ed è indicato come Buxus sempervirens
giovani getti, M.G. 1 DH. La diluizione in prima
decimale (1:10) del gemmoderivato permette una maggior
maneggevolezza e tranquillità nell’uso di questa pianta,
privandola degli effetti collaterali riscontrati con altre
preparazioni. Resta comunque controindicato in gravidanza e
nei bambini. I prontuari omeopatici attualmente in uso,
riportano per Buxus solo la T.M. (Tintura Madre) per uso
esterno e come prima diluizione disponibile non tossica, la
prima diluizione centesimale (1 CH). In effetti è difficile
reperire sul mercato il gemmoderivato di Bosso sia in prima
decimale che in prima centesimale. Esistono attualmente in
commercio circa una sessantina di gemmoterapici forniti
sotto forma di gocce alla prima decimale (1 DH) in una
miscela di alcool (30%), acqua (20%) e glicerina (50%).
L’unica voce disponibile alla prima centesimale (1 CH) è
il Viscum album, anch’esso a causa della sua relativa
tossicità; ma il Bosso, come gemmoterapico, non compare
nemmeno in questa diluizione. E’ pertanto possibile che
alcune preparazioni del gemmoterapico Bosso in prima
decimale o centesimale, vengano preparate non da giovani
getti, ma diluendo in soluzione idrogliceroalcolica la
Tintura Madre.
ORGANOTROPISMO
E SINDROME BIOLOGICA SPERIMENTALE.
Gli
effetti terapeutici dei giovani getti del Buxus Sempervirens
sono essenzialmente dovuti alla loro attività
antiflogistica. L’organotropismo di questa pianta
medicinale è rivolta all’apparato osteoarticolare e
sinoviale, alle vie biliari e al sistema nervoso centrale.
Il gemmoterapico agisce:
Sul
metabolismo protidico: aumenta lievemente le
albumine. Riduce le alfa-due euglobuline, le alfa-uno, le
alfa due e le beta globuline;
Sul
metabolismo lipidico e lipoproteico: riduce
leggermente il tasso di colesterolo e le beta-lipoproteine.
Sulla
coagulazione: possiede azione ambivalente nei
disturbi della coagulazione e nelle trombofilie.
Sul
fegato possiede azione colagoga e regolatrice della
funzione epato- biliare.
PROPRIETA’
L’azione
terapeutica del Buxus Sempervirens è rivolta alla
fibro-ialinosi tissutale. In queste affezioni il Bosso è
clinicamente complementare all’azione terapeutica di Ampelopsis
veitchii (Vite canadese). Buxus è considerato un
gemmoterapico di transizione, complementare ad altri
gemmoderivati le cui indicazioni derivano essenzialmente dal
suo grande potere antiflogistico. La sua azione sui tessuti
fibrotici è lenta ma profonda. Il rimedio può correggere
la formula ematologica di certe anemie; negativizza e
normalizza tutte le analisi biologiche contraddistinte da iper-alfa-due
globulinemia. Sul piano clinico l’attività del Buxus
sempervirens non è specifica per sindromi ben
caratterizzate. Ma se questo Gemmoterapico non corrisponde a
precise indicazioni cliniche, la sua attività
antinfiammatoria nei confronti dell’iper-alfa-due
globulinemia fanno di esso un rimedio antisclerotico a
predominanza arteritica con dislipidemia e turbe minori
della coagulazione.
INDICAZIONI
CLINICHE
Possiamo
così riassumere le principali indicazioni di Buxus
sempervirens:
*
Artrite reumatoide (con Ampelopsis veitchii).
*
Aderenze post-infiammatorie di qualsiasi tipo (con Alnus
glutinosa)
*
Morbo di Dupuytren (con Ampelopsis veitchii e Ribes nigrum).
*
Morbo di Peyronie (con Ampelopsis veitchii, Calluna e
Ribes).
*
Morbo di Ledderhose (con Ampelopsis veithii e Calluna
vulgaris).
*
Ittero, Colangite, febbre biliare
*
Poliposi della colecisti.
*
Insufficienza biliare, colecistite (con Rosmarinus
officinalis).
*
Reumatismo cronici, miogelosi (con Ampelopsis), periartrite.
*
Gotta e iperuricemia (con Fraxinus excelsior).
*
Dislipidemie,
*
Turbe minori della coagulazione e piastrinosi.
*
Mesenchimopatie (con Ampelopsis).
*
Sindromi discrasiche con alterazioni della crasi sanguigna.
*
Seborrea grassa del cuoio capelluto e della cute (con Betula).
*
Piaghe atone e infette, verruche (con Juglans regia).
*
Eczema pustoloso palmo-plantare (con Ulmus Campestris).
*
Herpes simplex, Herpes genitalis (uso locale e interno)
*
Varicella, Herpes zoster (uso locale e interno)
*
Dolori nevralgici (con Acer campestre)
*
Esiti dermatologici e neurologici della sifilide
*
Epilessia (come coadiuvante delle cure mediche)
*
Verminosi intestinale (con Alnus incana e Juglans regia)
*
Odontalgie da carie e radicolite dentale, (uso locale).
*
Candidosi orale (con Rubus fructicosus).
*
Linfoadenomegalie croniche (con Juglans regia e Vitis
vinifera).
*
Sindromi da iper-alfa-due globulinemia.
*
Cancerinismo e fasi preneoplastiche (diatesi neoplastica).
*
Analgesia oncologica (cancro del fegato e dello stomaco,
come coadiuvante delle cure mediche).
*
Analgesia oncologica in caso di metastasi (come coadiuvante
delle cure mediche)
*
Fibroadenomi mammari (noduli al seno), e cisti ovariche
*
Carcinoma midollare, carcinoma scirroso (solo come
coadiuvante delle cure mediche).
*
Adenocarcinoma cistico papillifero (con Viscum album, solo
come coadiuvante delle cure
mediche).
PRESCRIZIONE:
Buxus
sempervirens giovani getti Mac. Glic. 1 DH: 30 gocce 2-3
volte nella giornata prima dei pasti principali. Se
prescritto con altri Gemmoterapici (es. Ampelopsis veitchii):
50 gocce solo una volta al giorno. Buxus sempervirens non va
mai prescritto per lunghi periodi, ma alternato ad altri
Gemmoterapici complementari. Per questo gemmoterapico non
superare i 40 giorni di cura.
RIMEDI
COMPLEMENTARI ANALOGICI di BUXUS
Alberi:
Alnus glutinosa, Carpinus betulus, Fraxinus excelsior, Fagus
sylvatica.
Arbusti:
Cornus sanguinea, Prunus spinosa, Ribes nigrum, Rosmarinus
officinalis, Vitis vinifera
In
Gemmoterapia, Ampelolpsis veitchii rappresenta il miglior
rimedio complementare di Buxus, dal punto di vista biologico
e clinico.
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