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Un
caso clinico di anoressia mentale
Dinamica
mentale e analogie con il veleno di Lachesis Trigonocephalus
Fernando
Piterà
Medico
Chirurgo - Dott. in Scienze Biologiche h.c. - Docente in
Omeopatia e Bioterapie
Nella
cura di un paziente, l’attenzione e l’indagine del
medico omeopata è rivolta a tutta la persona da guarire e
non solo alla malattia o all’organo malato, in quanto per
individuare il rimedio più idoneo è necessaria
un’accurata ed approfondita valutazione delle modalità di
reazione, sia fisiche che mentali dell’individuo. Ciò che
differenzia l’Omeopatia dalla Medicina convenzionale è
l’uso di rimedi diluiti e dinamizzati, cioè di sostanze,
tra cui minerali, vegetali e veleni animali, che esercitano
la loro azione terapeutica curando i sintomi che essi stessi
provocano quando sono somministrati a dosi più elevate in
soggetti sani. In Omeopatia la conoscenza del rimedio da
somministrare non può pertanto essere disgiunta dalla
conoscenza globale dell’individuo al quale il rimedio verrà
somministrato. Entrambi, rimedio e paziente, sono legati da
uno stretto rapporto di necessità biologica, sindromica ed
analogica. In altri termini, in omeopatia la conoscenza del
farmaco diventa inevitabilmente e simultaneamente conoscenza
dell’uomo. In questo caso l’Autore descrive la storia
clinica di una donna che preferirebbe lasciarsi morire di
fame piuttosto che vivere una situazione conflittuale.
L’insaziabile ricerca di affetto, il bisogno di protezione
e d’amore, la paura dell’abbandono e la gelosia sono le
tematiche principali in cui versa la paziente. Per guarirla,
il medico utilizza un veleno ofidico in cui tali tematiche
sono racchiuse ed espresse mediante la legge sperimentale
del " Simile".
IL CASO
Luisa
si presenta alla prima osservazione per una forma di
anoressia mentale e amenorrea. La prima volta giunge in
studio accompagnata dal marito. Ha 29 anni e pesa solo 38
Kg, mentre la sua statura è di m. 1,62. Ha i capelli biondi
e lunghi, il viso è molto pallido, dai tratti delicati e
sofferenti, le labbra sono anch’esse pallide con una
sfumatura bluastra. Gli occhi febbrili e penetranti sono
mobili, furtivi e sospettosi. L’atteggiamento di Luisa è
apparentemente malinconico, l’esilità della sua figura
dovuta alla magrezza eccessiva, lasciano trasparire una
certa dose di aggressività trattenuta. L’incedere è
dalle movenze ora lente ora a scatti, i gesti talvolta
sembrano studiati, teatrali. Il seno è quasi assente,
l’addome è scavato "a barca", le arcate costali
e le ossa del bacino sono molto prominenti. Luisa è figlia
unica. Ricorda il menarca a 12 anni, seguito da mestruazioni
regolari per un certo tempo. Poi i primi digiuni, il
dimagramento e le irregolarità mestruali. Durante il primo
colloquio emerge subito un profondo senso di risentimento
contro il marito perché la donna è profondamente convinta
che il coniuge l’abbia tradita. Il sospetto iniziale che
si complotti contro di lei, ha ceduto il posto ad una ferma
convinzione che il marito abbia una relazione con la sua
migliore amica. La coppia è in effetti sull’orlo della
separazione legale: "Se non ci fosse Matteo, mio
figlio, a quest’ora sarei già separata. Comunque ho già
fissato un appuntamento con l’avvocato, non posso
continuare ad andare sempre dai medici." Nel passato la
paziente era già stata sottoposta a varie visite da parte
di colleghi specialisti: internista, ginecologo, neurologo,
endocrinologo. Era stata sottoposta ad esami clinici,
ematochimici, a radiografie, ed infine, qualche tempo fa, ad
un ricovero ospedaliero durante il quale, mediante terapie
parenterali, anabolizzanti, neurolettici e vitaminici aveva
ottenuto un momentaneo miglioramento delle sue condizioni
fisiche e mentali. Quel ricovero aveva soprattutto
tranquillizzato Luisa circa le sue paure di aver qualche
"brutto male". Infatti Luisa ha paura della morte
e teme di avere una brutta malattia ai polmoni o al cuore.
Soffre d’insonnia e da circa 7 anni il suo peso è quasi
sempre lo stesso oscillando tra i 38 e i 41 Kg. Per un certo
periodo ha praticato anche sedute psicoanalitiche che ha però
interrotto perché: "quando ho capito che cominciavo a
dipendere dal dottore ho smesso di andarci, io non voglio
dipendere da nessuno". Per contro Luisa è
superstiziosa e si reca spesso dalla cartomante per sapere
se il marito continua a tradirla (l’idea che possa essersi
sbagliata neppure la sfiora) o per chiedere parere sul
proprio stato di salute e sul futuro.
IL
DELIRIO DELLA PAROLA
Ma
ciò che mi lascia senza parole è la sua loquacità. Luisa
parla velocemente, è un’infrenabile cascata di parole. Il
fatto che io non riesca a porre neppure qualche domanda ha
poca importanza: è già molto se a stento riesco ad
interromperla su argomenti di poco conto sui quali si
dilunga volentieri. Salta da un discorso all’altro con
facilità estrema cercando una fraseologia eloquente; sul
finire di un discorso passa ad un altro guidata da assonanze
analogiche che la conducono a parlare di un argomento del
tutto lontano da quello che aveva appena cominciato. Spesso
si tocca il labbro superiore con la punta della lingua.
Descrivendo i suoi genitori: "Mio padre è un
autoritario, ha sempre ragione lui, mia madre remissiva con
lui, invadente con me, apprensiva all’eccesso, negativa
per l’educazione che mi ha inculcato, perché educare un
figlio significa prepararlo ad affrontare la vita. Mia
madre, invece, non ha fatto altro che nascondermi tutto ciò
che nella vita secondo lei rappresentava insidia. Mio padre,
invece, un prepotente: l’una succube e ossessionante,
l’altro prepotente e dittatore. Per mio padre sono sempre
stata un problema sin da bambina. Quando la sera tornava a
casa, mia madre mi mandava subito a dormire, mentre mio
padre voleva che stessi con lui a parlare, ma mia madre
voleva che tacessi per timore di accendere discussioni che
finivano poi sempre in arrabbiature e scenate
melodrammatiche. Era proprio un tormento perché dovevo
stare attenta a come parlavo e a cosa dicevo. Ogni più
piccola cosa era motivo di correzione o discussione e per
evitare ciò spesso andavo a casa delle mie zie dove
riuscivo a mangiare con più appetito. Sono sempre stata
male con loro; mio padre pretendeva che facessi sempre il
meglio, ma ogni cosa che intraprendevo era sempre vista in
modo negativo. Se facevo un lavoro all’unicinetto me lo
prendeva e diceva: "Vediamo dove hai sbagliato."
Trovava difetti dappertutto, anche su di me. A volte mi
osservava e mi scrutava come se avesse dovuto trovarmi
qualche imperfezione che andava corretta, qualche difetto di
cui non avrebbe potuto andare fiero. Ancora oggi, quando mio
padre viene a trovarmi cambio improvvisamente umore. Se
passa a salutarci e stiamo pranzando, smetto subito di
mangiare, mi sento a disagio".
IL
CIBO E L’AFFETTO
Luisa
ricorda che da bambina se non le piaceva qualcosa era
obbligata a stare davanti al suo piatto anche sino alle tre
del pomeriggio finché non avesse finito di mangiare tutto.
"Se non mi piacevano i fagioli, il giorno dopo mio
padre faceva cucinare dalla mamma solo fagioli. Non mi
piacevano le bietole? Ogni giorno per una settimana erano
bietole sia a pranzo che a cena e dovevo stare col piatto
sotto il naso finché non avessi finito tutto. Era questa
prepotenza che mi faceva odiare il cibo. Quando invece
andavo dalle zie avevo più appetito e mangiavo con più
regolarità. Ancora adesso se mio padre mi osserva mentre
mangio mi innervosisco e smetto, mi sembra di tornare
indietro nel tempo. Per mio padre a mezzogiorno in punto
doveva essere tutto pronto ed apparecchiato e dopo un quarto
d’ora era già tutto sparecchiato, tranne il mio piatto
che a volte restata lì sul tavolo nudo a farmi compagnia
sino al pomeriggio, sino a che non fosse stato vuoto".
In quel periodo Luisa manifestava un netto rifiuto per la
carne che gettava sotto il tavolo; in seguito dovette
escogitare qualcos’altro, la teneva in bocca e andava a
sputarla nel water. Per un lungo periodo riusciva a mangiare
solo latte e qualche biscotto, ma poi le venne la paura di
ingrassare. Ricorda le continue liti tra i genitori e gli
svenimenti a cui andava soggetta. "Loro due sempre a
litigare ed io sempre in disparte, allora andavo dalle mie
zie che mi coccolavano, mi davano tutto quello che volevo,
con loro mi rasserenavo solo a sentirle parlare del più e
del meno, le aiutavo a riordinare le cose di casa, i
cassetti, e mangiavo con più appetito".
LA
CULLA PER LA BAMBOLA
LE
PRIME MESTRUAZIONI
Riguardo
al menarca Luisa racconta: "Una cosa che non
dimenticherò mai era la culla per la bambola che io stessa
avevo costruito con legno, cartone, colla, chiodini e
nastri. Era una culla a cui tenevo molto anche se era quasi
sempre vuota perché le bambole dovevano servire da
soprammobile. A 12 anni quando diventai signorina, mio padre
decise che con le bambole era ora di finirla e mi distrusse
la culla. Era questo il metro di sensibilità paterna. Una
volta avevo indossato un paio di pantaloni e poichè i
vicini di casa, amici dei miei genitori, mi avevano fatto
dei complimenti, mio padre andò su tutte le furie, me li
fece strappare e da quel giorno non ho più indossato
pantaloni. Non ho mai sentito dire a mia madre "mettiti
quel vestito", oppure "come stai bene con questo
abito". Mio padre mi avrebbe voluto bella, ben fatta,
intelligente e una volta mi venne da sbottare: "ma da
te cosa volevi che ne uscisse?". Nei successivi
colloqui Luisa mi racconta della sua vita matrimoniale:
prima del matrimonio aveva avuto una storia sentimentale.
Ricorda che durante una festa da ballo si era azzuffata con
una sua amica perché questa aveva fatto gli occhi dolci al
suo ragazzo. Da allora il suo atteggiamento è rimasto
competitivo, ancora oggi crede di avere una rivale.
A
questo punto della storia clinica ci sono dati sufficienti
per capire qualcosa di più della dinamica mentale della
paziente, ma ci sono ancora elementi interessanti da
verificare. Luisa si sposa a 23 anni: "con mio marito
ho finalmente cominciato a respirare, a cibarmi a tavola
come una persona normale, a provare il gusto per ciò che
mangiavo. Ma se mio padre era un iperpossessivo, mio marito
si rivelò quasi un menefreghista. Parla poco o niente, a
volte penso che sia anche un po' superficiale. Dopo due anni
di matrimonio il nostro dialogo era quasi monosillabico;
quando ritorna a casa si mette davanti al televisore. Se
parlo sembra faccia finta di ascoltarmi mentre con lo
sguardo continua a seguire le trasmissioni televisive".
Così Luisa comincia ad essere delusa del matrimonio pur
confessando di amare molto suo marito. Affettuosa,
espansiva, dolce e amante della compagnia, comincia a
diventare ironica, sospettosa e taciturna. Durante la
gravidanza Luisa raggiunge i 55 Kg, ma alla nascita del
figlio Matteo comincerà a perdere nuovamente peso sino a
raggiungere 38 Kg. Nonostante ciò è sempre iperattiva nel
lavoro domestico, pulisce e riordina continuamente la casa.
Il marito la definisce parsimoniosa, risparmiatrice,
meticolosa e perfezionista, maniaca dell’ordine,
addirittura esagerata. Ma ad un certo punto qualcosa
improvvisamente cambia: "Io, mio marito e sua madre, io
ero la rivale; mia suocera come rivale e una nostra amica
come continua minaccia. Ho covato rancore per anni, poi
tutto è scoppiato come una malattia infettiva che è stata
a lungo in incubazione". E’ questo il racconto di
Luisa da cui emerge anche l’intensità della sua pulsione
aggressiva, in un misto di odio e vendetta per una vita non
vissuta, il risultato di una somma di sofferenza, paura,
odio, perdita di amore, esperienze dolorose o di pericolo
che non è riuscita ad integrare nella vita affettiva.
Possiamo
capire che Luisa da diffidente e sospettosa è ora
fermamente convinta di essere tradita. La gelosia cede a
fasi di tipo delirio persecutorio, di rivendicazione, di
interpretazione. Nei suoi sogni compare il viso dell’amica
che ride sguaiatamente: "La odio, a volte vorrei che
morisse". Si risveglia al mattino triste e piena di
odio per il marito e l’amica, rimprovera i genitori che
non hanno saputo prepararla ad affrontare certe situazioni
della vita. Ama ancora suo marito, teme di perderlo, lo
odia, vuole lasciarlo per quello che le ha fatto ma non
trova il coraggio. La ragione è offuscata dalla
disperazione, l’obiettività cede il posto alla
superstizione: la cartomante è l’unica che può
rassicurarla in un modo o nell’altro, ma queste certezze
non bastano a placare la sua ansia psorica, si vede in balia
di un destino avverso che non può essere cambiato,
sottomessa ad un incantesimo che non può essere spezzato.
Così Luisa sceglie la regressione: da iperattiva nonostante
lo stato di emaciazione, diventa indolente, triste,
taciturna, non mangia più, in preda ad un profondo
abbattimento morale, piena di apprensione, inquieta si
abbandona al suo dolore, si sente perseguitata, esclusa,
tradita e abbandonata da chi ama. Le mestruazioni scompaiono
e con esse la libido.
I
rapporti sessuali con suo marito sono rari e motivati solo
da una passiva disponibilità perché sente ancora di amarlo
"anche se non è più come prima". Da questo
momento tutti i tentativi per convincerla a nutrirsi
falliscono. Le premure dei genitori che preoccupatissimi
ritornano in scena per indurla ad alimentarsi, non fanno
altro che aggravare la situazione rendendo Luisa ancora più
irritabile, diffidente e scontrosa. Gli unici pasti di cui
si preoccupa sono quelli del figlio. Il marito dice che non
la vede mai mangiare: "Non so come faccia ad occuparsi
ancora della casa: io a quest’ora sarei già morto".
Tutti i farmaci che le vengono prescritti sono rifiutati,
non vuole prendere medicine perchè teme di essere
avvelenata, tranne un tranquillante che assume la sera per
dormire.
LA
PAURA E L’ABBANDONO
Ed
ecco Luisa pesare solo 38 Kg. La loquacità di sempre ha
ceduto il posto al silenzio. Il suo atteggiamento, le sue
angosce tradiscono la paura più grande di Luisa: la paura
dell’abbandono. Altre paure sono la paura di morire, si
sente soffocare, non sale in ascensore per paura di
rimanervi chiusa, ha palpitazioni, odia le gallerie, è
freddolosa ma non tollera gli ambienti chiusi e caldi, non
tollera di essere toccata o avvicinata, insofferente,
nervosa, depressa, non tollera gli abiti stretti, anche un
maglione a collo alto o il minimo contatto fisico le risulta
insopportabile, come ad esprimere che questo, in quanto
rievocatore di sentimenti ed emozioni, possa determinare il
peggioramento delle proprie tendenze represse. Riguardo il
cibo, il comportamento di Luisa sembra quello di una bambina
imbronciata e indispettita che rifiuta di nutrirsi per
obbligare i genitori ed il marito a prestarle più
attenzioni del solito, quelle attenzioni che non le avevano
mai concesso nell’infanzia e per provare piacere nel
vederli preoccupati a causa del suo stato di salute.
Luisa
vuole ricevere adesso tutto l’amore che i genitori non le
hanno mai dato e quello del marito che crede di perdere
definitivamente. Il rifiuto del cibo non solo la riporta
indietro nel tempo, ma le serve da autopunizione per
l’inconfessato desiderio di odio per il padre e disprezzo
per la madre. Inoltre, così facendo, crea disperazione nei
genitori per vendicarsi del fatto che era sempre stata
esclusa dalle loro attenzioni, sempre attenti a bisticciare
tra loro. L’amarezza repressa nei riguardi della madre che
reputa succube e inetta di fronte al padre autoritario,
aggrava questo senso di colpa che è proiettato sulla
funzione di nutrizione conseguentemente inibita. Il
sospetto, infine, di essere stata anche tradita dal marito
ha scatenato tutta la sintomatologia facendola regredire al
quadro di anoressia mentale dell’età puberale.
Luisa
è come se stesse dicendo: "Se mi lasci anche tu, mi
lascio morire di fame". E’ questo il tentativo
infruttuoso di Luisa per evitare l’angoscia della lotta:
abbandonarsi al proprio destino che crede fatale (in
Omeopatia considerato come atteggiamento
miasmatico-sifilitico di autodistruzione) dopo la precedente
fase di supercompensazione, creandosi una propria realtà
egocentrica (atteggiamento sicotico). Ma ad di là di queste
due modalità reattive, ciò che resta profondamente
immodificato è il nucleo psorico di Luisa con il persistere
del sintomo fondamentale più profondo e inconfessato: la
paura dell’abbandono.
Il
senso dell’abbandono è sempre presente, seppur nascosto e
supercompensato nella fase sicotica dove Luisa è esaltata,
esuberante, eccitata, instancabile, vivace, ingegnosa,
estremamente loquace e comunicativa, cioè quando Luisa
parla in continuazione senza un attimo di sosta passando da
un argomento all’altro, quando è orgogliosa, egocentrica,
ironica e disprezzante nei confronti degli altri, quando non
tollera di essere contraddetta, quando desidera parlare di sé
stessa e di essere ascoltata circa i suoi problemi. Ma il
tentativo sicotico non sempre è fruttuoso: ecco allora che
l’ansia, l’insicurezza, la paura dell’abbandono,
nucleo principale di Luisa, riappaiono come a ricordare che
l’ansia psorica è l’unica e profonda malattia, mentre
la sicosi e la sifilide, ovvero la lotta o la fuga, sono
solo due modi di recitare un unico dramma. Fallito il
tentativo sicotico, infatti, la paziente non ha che da
scegliere l’altra difesa erronea: la fase sifilitica. In
questo tentativo diventa sfiduciata, triste, taciturna e
infelice. Angosciata respinge la compagnia, si isola,
rifiuta il cibo. Piena di rancore diventa attaccabrighe e
distruttiva se contraddetta, tutto le appare inutile, senza
senso, è stanca della vita, vorrebbe lasciarsi morire. Vede
tutto nella luce peggiore, si crede al centro di una
congiura ardita alle sue spalle, si sente disprezzata da chi
ama, diventa fatalista con la profonda convinzione di essere
succube di un destino avverso e implacabile; allora cerca di
placare questa sua ansia incontenibile con l’irrazionale
certezza della cartomanzia e della superstizione, nel
tentativo disperato di rompere questo brutto incantesimo.
Gelosia, arroganza, malizia, maldicenza e rancore sono
atteggiamenti che emergono dall’osservazione del suo
comportamento e ci mostrano le modalità dei meccanismi
della sua sicosi con cui cerca, seppur in modo erroneo, di
alleviare, ipertrofizzandosi, la sensazione psorica di
essere sola e indifesa. Tristezza, abbandono, misantropia
diventano i suoi modi di reagire al fallimento della sicosi
come tentativo di calmare l’ansia e l’angoscia psorica
di Luisa: l’insaziabile ricerca di amore e protezione, la
particolare sensibilità all’abbandono e alle rotture
affettive, sebbene tutti, genitori e marito, le abbiano
sempre dimostrato che abbandono e rottura non erano reali.
In effetti il marito, che in un colloquio separato mi ha
assicurato di non aver tradito sua moglie e quanto meno lo
avrebbe mai fatto con l’amica di sua moglie, non riesce
nemmeno a spiegarsi come di punto in bianco possa essersi
creata tale fantasia.
LACHESIS
TRIGONOCEPHALUS
CENNI
DI STORIA NATURALE
Lachesis
trigonocephalus L. (Lachesis muta L.) del quale
utilizziamo il veleno in Omeopatia, non solo è il più
imponente rappresentante dei serpenti velenosi sudamericani,
ma è annoverato tra i più grandi Ofidi velenosi di tutto
il mondo. Poderoso serpente dal morso mortale, Lachesis
appartiene alla famiglia dei Crotalidi e vive nei boschi
dell’America centrale e meridionale, nel Panama, in parte
della Costarica e nella piccola isola di Trinidad. In
Brasile il serpente è noto come "Surucucù",
"Surukuke", "Churukuku", o
"Mapepire"; conosciuto anche col nome di
Crotalo muto, Crotalo nero o Terrore dei boschi. Il nome
"Lachesis" assegnatogli dagli
erpetologi deriva dalla mitologia ed è il nome di una delle
tre Parche, la figlia della Notte, colei che poneva sul fuso
il filo da cui dipendeva la sorte degli umani e la durata
della loro vita; "muta" perchè la
coda di questo rettile, a differenza di altri crotali manca
del caratteristico sonaglio. I serpenti che appartengono a
questo genere sono da annoverarsi tra i più temibili e
velenosi, capaci di dare la morte ad un uomo in brevissimo
tempo. Cacciatori spietati, essi rappresentano i giganti
della famiglia dei Crotalidi, raggiungendo talvolta quasi i
4 metri di lunghezza (m. 3,60), con una lunghezza media che
si aggira intorno a 2,5 metri. Per quanto riguarda
l’apparato velenifero, nei Lachesis il frazionamento delle
placche cefaliche ha consentito loro un maggiore sviluppo
dell’apparato stesso. Questo grosso rettile si distingue
per la sua grande testa appiattita, triangolare, cuoriforme,
perfettamente distinta dal collo. La sua bocca è armata da
grosse ghiandole velenifere e di due zanne velenifere
ricurve, di eccezzionale lunghezza, che se misurate lungo la
curva, superano facilmente i 5 cm. e sono azionate da
potenti muscoli. Nessun altro crotalide o viperide è armato
di denti tanto grandi. Un morso di questo serpente è
paragonabile ad una duplice iniezione endomuscolare profonda
capace di inoculare una quantità relativamente grande di
veleno. Ciò fa sì che il morso del Surucucù sia quasi
sempre mortale. Unico fra tutti i crotalidi, il Terrore dei
boschi, invece di partorire figli vivi come gli altri
Crotalidi, si riproduce a mezzo di uova che le femmine
depongono in numero di circa dodici per ogni parto. Le madri
sorvegliano attentamente il nido e difendono le uova dagli
animali che intendono cibarsene. Questo temibile serpente
predilige vivere in prossimità dei luoghi d’acqua delle
umide zone boscose, nella cui folta vegetazione ama
nascondersi, attendendo le ore propizie per portare la
caccia a piccoli mammiferi, in particolare roditori, di cui
si nutre. In genere il Crotalo muto inizia la sua attività
al tramonto, scivolando lento, silenzioso e pressochè
invisibile sul denso strato vegetale del sottobosco. Uno
scatto fulmineo e i suoi denti mortali si infiggono nelle
carni di quegli animali che hanno avuto la sfortuna di
trovarsi sul suo cammino! L’estrema pericolosità, la
grande distanza alla quale può colpire, nonchè l’indole
aggressiva di Lachesis hanno contribuito a farne un animale
odiato, temuto e persino leggendario, incarnazione di
potenze malefiche. Serpente aggressivo, attacca senza
provocazione e anche quando non assale reagisce al minimo
atto che ritenga minaccioso, preparandosi all’offesa e
pronto a scattare. Serpente divenuto celebre perchè
rappresenta un’attrazione nei giardini zoologici e per il
fatto di non sopportare la cattività; a differenza di altri
rettili, l’idomito Lachesis non si adatta a vivere
prigioniero. Non teme l’uomo e quando è minacciato
reagisce con estrema decisione e con grande violenza.
IL
VELENO MORTALE
Nella
stragande maggioranza dei casi, pochissime sono le
probabilità di sopravvivenza per una persona morsicata da
Lachesis a meno che non si disponga prontamente del siero
antiofidico specifico; a nulla infatti valgono i vari
accorgimenti e le sostanze a cui ricorrono i nativi di
alcune regioni, e che servono, nella migliore delle ipotesi
a ritardare di poco tempo la morte inesorabile
dell’individuo colpito. Se il suo morso raggiunge un vaso
o una vena, l’effetto può essere immediato e fatale. Se
il morso è superficiale provoca invece una profusa
emorraggia e setticemia.
Il
veleno di Lachesis contiene emolisina, emotossine,
emoagglutinine, coaguline, anticoaguline, neurotossine,
emorraggina, citolisina, zinco, diversi enzimi citolotici e
digestivi che servono a predigerire la preda subito dopo il
morso. L’azione tossicologica del veleno influenza in modo
elettivo il sangue, il sistema nervoso, il controllo nervoso
del cuore, la circolazione ematica ed il fegato. Esso
determina soprattutto un’azione necrosante sui tessuti,
mentre il sangue subisce gravi modificazioni. Dopo un rapido
aumento della velocità di coagulazione sanguigna con
emolisi, caratterizzata da emorragie universali ed
infiltrazioni ematiche di organi e tessuti, segue uno stato
di incoagulabilità sanguigna con leucopenia e leucocitosi
tardiva. Tutti i tessuti possono essere sede di un violento
stato flogistico con tumefazioni violacee, infiltrati
ematici che tendono all’ulcerazione e alla gangrena. Nelle
mucose viscerali si formano rapidamente fenomeni flogistici
con diffusi stravasi emorragici. Il sangue e le urine
diventano scuri. Il veleno produce anche un’azione
iperglicemizzante; modifica la riserva alcalina del sangue
ed il pH con un duplice meccanismo: per azione diretta sul
pH e mediante un’azione indiretta, secondaria a disturbi
respiratori e conseguenti modificazioni che ne risultano. La
riserva alcalina del sangue si abbassa moderatamente durante
la primissima fase di intossicazione, per scendere
drasticamente durante l’agonia. Dosi di veleno iniettate
col morso producono una drastica caduta del pH due ore dopo
il morso. All’inizio il respiro è accellerato, poi
rallenta e quindi sopravviene la paralisi respiratoria.
Nella sfera cerebro-spinale, dopo una rapida fase di
eccitazione con angoscia, segue uno stato di grave
depressione che culmina con un’estrema debolezza generale.
I nervi sensitivi sono molto eccitati ed il sistema nervoso
vegetativo è fortemente interessato. Il vago ed il
simpatico presentano intricati fenomeni di eccitazione e
paralisi, con maggiore dominanza simpaticotonica
accompagnata da parossismi vasomotori. L’azione tossica
definitiva, che si ripercuote sulle strutture bulbari,
scatena un rallentamento della funzione cardiaca e
respiratoria sino all’inesorabile arresto delle funzioni
vitali.
Anche
in basse diluizioni omeopatiche, il veleno conserva ancora
una certa "tossicità". Sperimentazioni effettuate
da Sidorenko di Petrograd, hanno dimostrato che la
somministrazione sottocutanea della sesta diluizione
omeopatica (DH 6) di Lachesis provoca dopo 15 minuti una
marcata leucocitosi.
IL
VELENO VITALE
Poichè
il veleno di Lachesis è mortale, nessun altro metodo
terapeutico in Medicina può conoscerne gli effetti
tossicologici cronici sull’uomo tranne
l’Omeopatia. Il rimedio omeopatico ottenuto dal secreto
delle ghiandole velenifere di questo temibile serpente è
stato sperimentato a dosi infinitesimali sin dal 1828. La
prima sperimentazione si deve al Dott. Constantine Hering
(1800-1880), medico che sperimentò su se stesso il veleno
del crotalo muto per valutare gli effetti del rimedio. La
patogenesi del Lachesis fu introdotta nella Materia Medica
nel 1837; ad essa ne seguirono molte altre arricchendo la
sintomatologia e la patogenesia di questo rimedio. Solo così
è stato possibile conoscere gli effetti lenti e cronici,
fisici, mentali e di reazione del veleno sull’uomo. La
chiave di comprensione di Lachesis non risiede nella
conoscenza della prima fase tossica-accidentale ma nella
seconda fase sperimentale del veleno, ovvero quella cronica
e reattiva, dove il veleno determina agitazione, turbe
emotive, eccitazione, ma principalmente sulla sfera
affettiva, sulla volontà dell’ammalato, turbando il suo
campo sensoriale e la sua sensibilità; una fase in cui si
instaurano turbe affettive e mentali, che evolvono verso una
sorta di delirio loquace e di persecuzione. Lachesis dunque
in omeopatia diviene un grande rimedio per queste ed altre
affezioni.
Ciò
che domina le turbe mentali di Lachesis è il campo
affettivo, quello dei sentimenti umani e di conseguenza
della volontà. Senza addentrarci nella natura psichica
delle malattie, se studiamo e analizziamo i sintomi mentali
scaturiti dalla sperimentazione omeopatica di questo veleno,
ci troviamo di fronte ad alterazioni e pulsioni prodotte sul
piano psichico simili a quelle che in determinati soggetti
sembrano scaturire dall’inconscio. Si può constatare come
l’intossicazione sperimentale di questo veleno ofidico
prima di determinare una turbativa della ragione e del
pensiero, sia capace di slatentizzare e mettere in evidenza
i sentimenti reconditi come l’orgoglio, la gelosia, la
vanità, l’odio e lo spirito di vendetta. L’agitazione e
l’eccitazione mentale del rimedio si traducono nel
soggetto in una irrequietezza ed una loquacità particolare.
Lo sperimentatore parla senza arrestarsi passando da
un’idea all’altra; non ha ancora terminato una frase,
che già ne inizia un’altra, una parola la spinge ad un
discorso diverso, presentando una vera e propria "fuga
di idee" che lo fa parlare di argomenti diversi che non
hanno alcun rapporto con il discorso iniziale.
Scrive
Hodiamont: "L’eccitazione mentale
conduce la paziente ad un autentico deragliamento dei
sentimenti, la spinge verso il delirio di persecuzione e la
paranoia; diventa gelosa e prova sospetti ingiustificati su
chiunque. Pensa che si parli male di lei, che si trami
contro di lei, che gli altri meditino di farle del male o di
rinchiuderla in manicomio. Teme che si voglia avvelenarla e
si rifiuta di mangiare". Prosegue lo stesso Autore:
" Questa condizione può riscontrarsi in fanciulle o
ragazze che hanno sofferto dispiaceri e inganni, che sono
rimaste inerti per notti intere senza dormire, oppresse
dalle loro turbe affettive e sentimentali, dalle speranze
tradite o da amori infelici". Va aggiunto che
l’irritabilità nervosa che richede la somministrazione di
Lachesis può anche essere indotta da altre cause come le
vessazioni, la collera, il rifiuto, la freddezza ed il
distacco, l’abbandono ingiustificato, l’odio, la
gelosia, la paura. Tale è la dinamica miasmatica e mentale
di LACHESIS, medicamento che ho somministrato alla paziente.
Questa è la storia di Luisa e quelli che seguono i suoi
sintomi principali.
PROFILO
DEL RIMEDIO
Prima
di concludere con il caso di Luisa, vediamo di comprendere
quali sono le proprietà curative di questo veleno, le sue
indicazioni omeopatiche e di tracciare un profilo del
"tipo" Lachesis. Per ovvi motivi di spazio faremo
qui solo una brevissima sintesi.
L’organotropismo
di Lachesis interessa dunque il sistema nervoso
centrale, il neurovegetativo, il cuore, il fegato, gli
organi respiratori, i vasi sanguigni, i capillari, il sangue
e la crasi ematica, la tiroide, le ovaie e la pelle.
Principali
indicazioni: lo spettro d’azione del veleno si
estende alla circolazione ed è usato in Omeopatia per
trattare vene congestionate e pulsanti, come le vene
varicose e le varici ulcerate. E’ anche utilizzato quando
la pelle di viso, orecchie, dita delle mani e dei piedi
assume un colore violaceo a causa di problemi circolatori.
Disturbi come polso rapido, debole o irregolare;
palpitazioni, angina e problemi respiratori solo alleviati
da questo rimedio. Lachesis è prescritto per le vampate di
calore della menopausa. Cura la sindrome premestruale e i
dolori mestruali spasmodici e convulsi che sono migliorati
quando sopraggiunge il flusso del sangue. I disturbi della
gola, con gonfiori e dolori nella parte sinistra e che si
estendono all’orecchio, aggravati dall’assunzione di
liquidi, rientrano nel raggio d’azione del rimedio.
Lachesis è indicato nei disturbi del sistema nervoso come
le crisi di assenza (una forma di crisi epilettica) e gli
svenimenti in ambienti chiusi, dopo spaventi, dopo
inquietudini, durante le mestruazioni o dopo l’orgasmo. Il
rimedio trova indicazione in caso di ferite che tardano a
guarire, nelle epistassi, nelle cefalee dal lato sinistro,
febbre, vampate di calore accompagnate da tremori,
sensazioni pulsanti in parti del corpo, alopecia durante la
gravidanza, ulcere, dolori allo stomaco e vomito provocati
da appendicite o da disturbi gastrointestinali, emorroidi
violacee strozzate, sanguinanti, e nella porpora emorragica.
Lachesis è indicato nei processi settici come carbonchi,
flemmoni, colangite, angina, peritonite, diatesi emorragica,
danni ai capillari, tromboflebiti, malattie infettive con
sintomi settici, endo-miocardite, dismenorrea, turbe del
climaterio, metrorragie in menopausa, ipertireosi, emorragie
retiniche, glaucoma della menopausa e molte altre affezioni.
Sintomi
fondamentali di Lachesis sono:
_
Gelosia morbosa ed immotivata
_
Tendenza a dubitare di tutto
_
Grande prostrazione fisica e mentale al mattino al
risveglio.
_
Problemi circolatori e vascolari.
_
Vampate di calore con intolleranza ai luoghi chiusi e
caldi.
_
Desiderio di essere ventilato o sventagliato ma non da
vicino
(a
causa dell’ipersensibilità).
_
Sintomi premestruali e della menopausa. La paziente da
quando entra in menopausa ha un peggioramento di tutti i
suoi sintomi mentali e fisici, funzionali e lesionali,
latenti o manifesti.
_
Ferite che tardano a guarire e a cicatrizzare.
_
Disturbi nella parte sinistra del corpo che peggiorano
reprimendo le emozioni o le secrezioni corporali.
_
Le affezioni solitamente iniziano o sono più gravi sul
lato sinistro del corpo; oppure iniziano a sinistra per
poi spostarsi a destra.
_
Tutti i disturbi di Lachesis migliorano o scompaiono
durante le secrezioni o le esonerazioni liquide come
diarrea, epistassi, emorraggia rettale, lacrimazione,
leucorrea, mestruazioni, rinite ecc.
_
La soppressione dei mestrui provoca alterazioni della
salute.
_
Aggravamento generale dal sonno: dopo aver dormito tutti i
disturbi di Lachesis si aggravano.
_
Aggravamento generale e dei disturbi in primavera e nel
periodo autunnale.
_
Tutte le infiammazioni hanno colorito rosso scurissimo e
tendono alla sepsi, alla necrosi o alla cancrèna.
_
Ipersensibilità superficiale estrema, con intolleranza
alla costrizione, alle fasciature, al toccamento e allo
sfioramento.
_
Sensazione di soffocamento, solletico e piaghe nella gola
con bolo isterico.
_
Dispnea, asma, tosse continua abbaiante con muco tenace.
_
Pesantezza sul petto, palpitazioni e stenocardia.
_
Tendenza e predisposizione all’alcolismo.
_
Epilessia notturna, durante il sonno.
_
Periodicità dei sintomi o dei disturbi ogni due
settenari.
_
Non digerisce l’acqua.
_
Sussistono gravi disturbi centrali con delirio,
convulsioni, paresi, sintomi meningitici.
_
Alternanza di emolisi e coagulazione.
_
La causa di tutto è una generale tendenza a formare
trombosi ed emboli in seguito a gravi danni ai capillari.
IL
TIPO LACHESIS
Aspetto
fisico: Il tipo Lachesis ha di solito i capelli rossi
ed il viso ricoperto di lentiggini. Altre volte la pelle
del viso è trasparente con fine reticolo venoso
sottocutaneo. In altri soggetti il colorito del volto è
chiazzato di rosso con teleangectasie e può essere
presente il classico naso rosso dei bevitori. Le labbra
possono essere color porpora o cianotiche-bluastre. La
sclera è biaco-sporca o giallastra, lo sguardo è fisso,
con tendenza all’esoftalmo. Arrosisce facilmente e ha
fini tremori della lingua. Preferisce tenere scoperti la
gola e il collo e non sopporta la pressione esercitata dai
vestiti attillati e accollati. La donna Lachesis è sempre
scollata anche d’inverno. Lachesis è indicato sia per
la costituzione pastosa e flemmatica, dalla faccia gonfia
con edema palpebrale, ma anche per malati esili, magri,
nervosi, collerici, esausti, di temperamento nervoso o
depressi. Possono essere individui in sovrappeso e con un
aspetto imponente, ma ci sono anche soggetti con i capelli
scuri, magri e pieni di vitalità. La carnagione è
solitamente pallida con tonalità violacee. Solitamente ha
mani calde, talvolta livide. Spesso si toccano il labbro
superiore con la punta della lingua.
Punti
deboli: Sistema nervoso, sangue, circolazione e organi
genitali femminili. Lato sinistro del corpo. Situazioni
abbandoniche come: perdite, lutti, separazioni, litigi
familiari, partenze ecc.
Psiche:
soggetti con vivacità intellettuale ed eccitazione mentale.
Grande immaginazione e percezione intuitiva che può
arrivare alla visione profetica e all’estasi. Questa
iperattività cerebrale è particolarmente accentuata di
sera. Il lavoro intellettuale è in questi soggetti
facilitato di notte. Lachesis di sera inventa pretesti per
tirar tardi e non andare a dormire. Impulso ad errare senza
meta. Tristezza, malinconia, ansia, soprattutto la mattina
al risveglio; disgusto per la vita e impulso al suicidio per
conseguenza di dispiaceri prolungati e di delusioni
sentimentali.
Personalità
e temperamento: nelle relazioni personali, il tipo
Lachesis è loquace, chiaccherone, incline alla satira, allo
scherno e alle battute, con grande facilità di elocozione
immaginosa, che può, negli stati depressivi, mutarsi in
silenzi. Egocentrico, crudele, orgoglioso, sospettoso,
invidioso, astioso, vendicativo e geloso, Lachesis ha
frequenti oscillazioni tra amore e odio nei confronti del
compagno, della compagna e degli amici più cari. Parla in
modo incoerente, divagando. Soggetti cavillosi fino
all’estremo con la tendenza a litigare per il solo gusto
del contraddittorio. Ai fatti più innocenti viene data
l’interpretazione più odiosa. Questi pazienti tendono a
mettere tutto in dubbio, anche le cose per la cui verità si
erano precedentemente entusiasmati. Detestano essere
abbandonati o abbandonare, o sentirsi limitati e costretti.
Sono restii ad impegnarsi a fondo nelle loro occupazioni, ma
succede che abbraccino una causa o combattano per una
determinata ideologia. I tipi Lachesis sono intuitivi,
percettivi, creativi e ambiziosi. Vivono intensamente ogni
emozione e tendono spesso a contraddire gli altri. Non
sopportano di sentirsi esclusi o di essere poco considerati
o apprezzati, reputando tale atteggiamento come un abbandono
ingiustificato. Hanno la tendenza a cercare i punti deboli o
le colpe degli altri e a rinfacciarle.
Il
perno dell’esistenza del paziente Lachesis è infatti il
tema dell’abbandono. E’ l’individuo che vede congiure
e tradimenti ovunque, è il fanciullo non amato, l’adulto
che non attrae più a sè gli amici, la donna in menopausa
che non sa accettare il cambiamento di vita, colui che ha
vissuto situazioni di freddezza affettiva o ha subito
l’improvviso distacco dagli affetti più cari, oppure chi
si porta il peso di abbandoni ingiustificati. La donna
Lachesis presenta avversione al matrimonio; cerca
sempre di non passare inosservata e di essere gradevole,
accettata. E’ sessualmente disponibile anche senza che ne
tragga particolare piacere; la sua eccessiva disponibilità
è dovuta all’eterna sensazione di essere esclusa. Nella
donna il desiderio sessuale può essere così intenso da
provocare ninfomania. In particolare, la libido di Lachesis
aumenta notevolmente in menopausa. Un po' astiosa e un po'
pettegola, con caratteristiche che vanno dalla sospettosità
alla gelosia, dall’invidia all’egoismo, dalla critica al
rimprovero. La si incontra spesso in riunioni mondane,
gallerie d’arte, manifestazioni, cortei per cause sociali,
circoli di beneficenza ecc. Spesso è una donna in carriera
che non sopporta rivali ed è disposta a tutto pur di
arrivare al suo scopo, perchè, pur di non essere esclusa,
giustifica il fine coi mezzi. Lachesis è una donna che non
tollera di essere lasciata da nessuno; se si accorge di
questo, pur di non essere abbandonata, è capace di
riconquistare il compagno con le arti della seduzione degne
solo della maga Circe, per poi essere lei a piantarlo in
asso come un "cretino" che non ha capito niente.
Oppure, sensibile com’è agli addii e agli abbandoni, se
decide di lasciare il suo compagno, per non farlo soffrire
troppo, sarà lei a metterlo nella disperata condizione di
rompere il rapporto, dopo avergliene combinate di tutti i
colori.
L’uomo
Lachesis può essere un propugnatore di cause perse,
di rinnovamenti universali dove tutti gli altri devono
cambiare. Se la moglie gli chiederà di fare qualcosa, il
nostro soggetto Lachesis si sentirà subito sotto pressione.
Uomo intelligente, dotato di mente capace di sfornare
continuamente idee e di intraprendere ogni sorta di cose ma
senza perseverare; nella sua patologia può manifestare
psicosi ossessivo-fobica e schizofrenia. Può cambiare
lavoro perchè si sente limitato da esso. Prova continui
stimoli nella sfera sessuale e si lascia facilmente andare
ad eccessi dedicandosi alla masturbazione e alla lascivia.
In entrambi i sessi può esserci omosessualità (d.d.
Veratrum). Se il delirio persecutorio prende il sopravvento,
Lachesis si sente spiato e perseguitao ed è capace di
uccidere per gelosia. Se l’individuo è in fase sicotica
egli ucciderà la compagna ed il relativo amante (d.d. con
Hyosciamus); se in fase luetica-distruttiva, dopo
l’assassinio seguirà anche il suicidio. Spesso i soggetti
Lachesis avvertono una sensazione di congestione fisica e
mentale che necessita di uno sfogo sotto forma di un’emorraggia
nasale, una crisi di logorrea o la possibilità di esprimere
le proprie idee o la vena creativa di cui sono dotati.
Il
bambino Lachesis: eccitabile, vivace, aggressivo,
loquace, pieno di invidie e di sospettosità paranoide, il
bimbo o l’adolescente Lachesis è un soggetto "iper".
Tenderà ad avere problemi emotivi, comportamentali e
scolastici, spesso dovuti alla gelosia, per esempio alla
nascita di un fratellino. Ricordo di recente di aver curato
con Lachesis un bimbo di 5 anni che più volte aveva tentato
di soffocare col cuscino il fratellino neonato. Presuntuoso
e con un alto concetto di sè, Lachesis è possessivo con
gli amici, dice spiritosaggini ma è anche calunniatore,
pettegolo, maligno, fa scherzi feroci e pericolosi e può
arrivare anche ad esprimere il desiderio di uccidere. A
volte mette a dura prova i genitori e gli insegnanti con
continue sfide, oppure incita i compagni di classe a
ribellarsi o a comportarsi male, ruba o tormenta gli amici.
Sa essere molto ostile nei confronti dei compagni ed è
perfidamente abile nell’identificare il punto debole delle
sue vittime. Ama mettersi in evidenza e cercherà di
instaurare ad ogni costo la comunicazione con gli altri,
cercando o sforzandosi di essere gradevole e spiritoso. Può
trattarsi di un bambino che è stato "posteggiato"
in collegio senza che abbia capito il perchè di tale
abbandono; allora si sentirà escluso, rifiutato, diventerà
facilmente apatico, pigro, indolente, introverso e debole di
memoria, come se tutto nella sua mente fosse stato rimosso,
cancellato; desidera star solo per fantasticare, farà
errori di ortografia, avrà difficoltà a concentrarsi e non
riescirà più a studiare. Inutili saranno le esortazioni,
le punizioni, le cure ricostituenti, i tonici o gli
antidepressivi di moda oggi anche per i più piccini. Ciò
che dev’essere curato è solo il suo vissuto di
"abbandono".
Paure:
Lachesis ha paura dell’acqua, dei temporali, di essere
avvelenato, dei ladri, degli estranei, di soffocare, della
morte, delle malattie cardiache, di addormentarsi la sera,
di diventare pazzo; di essere dannato, di essere
perseguitato, di essere abbandonato, di essere avvelenato
dai familiari, che si complotti contro di sè; immagina che
lo si voglia rinchiudere in manicomio; ha la convinzione di
essere morto e che si stanno preparando i suoi funerali. Ha
l’impressione di essere sotto un dominio sovrumano.
Sogni:
sogna morti, serpenti, cimiteri, fa sogni profetici,
sogna di viaggiare, sogni amorosi.
Preferenze
alimentari e desideri: desiderio di vino e di alcolici,
di cibi acidi: verdure in salamoia, olive. Amidacei: pasta,
riso, pane. Alcol. Ostriche e latte che sono mal tollerati.
Avversioni:
i tipi Lachesis digeriscono male il grano e le bevande
calde. Possono avere desiderio o ripugnanza per il pane che
non riescono a inghiottire. Lachesis è uno dei pochi rimedi
che tollera il caffè, tranne che in menopausa. Ama le
ostriche ma non le digerische (come Lycopodium)
Particolarità:
caratteristica di Lachesis è l’esagerata sensibilità
al tatto. Non riesce a sopportare la pressione dei vestiti,
particolarmente alla gola e alla cintura. I malati sono
molto eccitati. La parte sinistra del corpo è quella
prevalentemente colpita. Il paziente Lachesis peggiora
dormendo, così la mattina tutto è peggiore. Se molto
stanco e dorme di più del solito, si sveglia peggio di
prima. Tendenza al suicidio per annegamento.
Miglioramento:
Lachesis sta meglio con ogni tipo di secrezione
corporale sia fisiologica che patologica, come mestruazioni,
defecazione, diarrea ecc., con la comparsa delle
mestruazioni, mangiando, all’aria fresca, con bevande
fredde, la sera, la notte. Col movimento, col caffè
Peggioramento:
sul lato sinistro del corpo, indossando abiti stretti,
attillati, accollati, con l’alcol, chiudendo gli occhi.
Lachesis si aggrava col sonno: dopo aver dormito, tutti i
suoi disturbi peggiorano. Con il contatto, la pressione, la
costrizione (sia fisica che morale), Con il ritardo o la
scomparsa delle mestruazioni, prima delle mestruazioni. Con
le bevande calde, i bagni caldi. Sdraiati sul lato sinistro.
Durante la menopausa. Coi primi caldi di primavera, per
effetto del caldo, o l’esposizione al sole forte, in
autunno, col tempo piovoso e con la foschia.
ANALISI DEI SINTOMI
Ritornando
alla storia clinica di Luisa, notiamo che quasi tutta la
sintomatologia della paziente è costituita da sintomi
mentali che la stessa crede di non avere in quanto essi
fanno ormai parte del suo modo di essere. La gelosia, la
loquacità, le paure, le ansie, i complotti contro di lei,
sono vissuti come reali e proiettati sul mondo esterno. I
pochi sintomi fisici riscontrati sono anch’essi secondari
allo stato mentale. Infatti l’anoressia oltre
l’eccessivo dimagramento provoca anche la scomparsa del
ciclo mestruale. Solo ora, dopo aver evidenziato la
sintomatologia di Luisa e dopo aver verificato se questa
rientra nella patogenesia e nella "tipologia" di
Lachesis, vediamo finalmente di analizzare e gerarchizzare i
sintomi più caratteristici della paziente sul Repertorio di
Kent.
SINTOMI FISICI:
Pallore
del viso. Troviamo questo sintomo nel Repertorio di Kent
alla voce "Face - Expression sickly"
(p. 374/b) dove compaiono 81 rimedi di cui solo 5 sono al 3°
grado: Arsenicum album, Arsenicum hydrogenisatum,
Cina, Lachesis e Lycopodium.
Espressione sofferente. Questo sintomo è riportato
alla voce "Face - Expression suffering" (p.
375/a) dove sono presenti 50 rimedi tra i quali è presente Lachesis
al 2° grado.
Magrezza eccessiva. Nel Repertorio di Kent alla voce "Lean
people" (p. 1370/b) troviamo 17 rimedi tra i quali Ambra
grisea, Calcarea phosphorica, Secale
e Sulphur sono al 3° grado, mentre Lachesis
compare al 1° grado.
Amenorrea. Il sintomo amenorrea dello stesso
repertorio, alla voce "Menses absent, amenorrhoea"
(p. 724/b) riporta ben 103 rimedi tra cui Lachesis
al 2° grado.
SINTOMI MENTALI:
Ansia,
specie al mattino. In "Anxiety morning"
(p. 4/b) su 36 rimedi Lachesis è al 3° grado
con Arsenicum, Graphytes e Phosphorus.
Ansia al risveglio. In "Anxiety waking,
on" (p.4/b), su 25 rimedi Lachesis è al 3°
grado solo con Graphytes.
Ansia riguardo la propria salute. In "Anxiety
health, about" (p.7/a), su 33 rimedi Lachesis è
al 1° grado. Solo Kali arsenicosum e Nitric
acidum compaiono al 3° grado.
Anoressia. Per questo sintomo possiamo consultare le
voci diminuizione dell’appetito: "Appetite,
diminished" (p.476/b), e avversione al cibo "Avversion,
food" (p.481/a), dove Lachesis compare
sempre e al 1° grado in entrambe le voci.
Non sopporta costrizioni intorno al collo; senso
di costrizione alla gola, bolo isterico. Questo
sintomo, variamente riferito dalla paziente è presente in "
Larynx and Trachea: Constriction" (p.746/b)
e a "Constriction, larynx - during sleep"
(p. 747/a) dove è sempre presente Lachesis,
rispettivamente al 1° e al 3° grado.
Loquacità. In omeopatia abbiamo circa un centinaio
di rimedi che presentano loquacità, ma tre in particolar
modo: Hyosciamus, Lachesis e Stramonium
che compaiono al 3° grado (p.63/a) alla voce "Loquacity".
Se modalizziamo questo sintomo così come è espresso dalla
paziente in linguaggio precipitoso e incoerente:
"Speech hasty" e "Speech incoherent"
(p. 81/b) il nostro veleno di serpente persiste a comparire
sempre al massimo grado.
Gelosia. Il sintomo "Jealousy"
(p.60/a) ha solo 18 rimedi con Lachesis al 3°
grado insieme a Hyosciamus. Mentre la
gelosia assurda, quanto irresistibile: "Jealousy,
as foolish as it is irresistible" presenta come
unico e solo rimedio il Lachesis al 2° grado.
Paura della morte è presente in moltissimi rimedi,
almeno 103, tra i quali Lachesis compare al 2° grado
in "Fear of death" (p.44/a).
Paura di avere una malattia cardiaca. In "Fear
of heart disease" (p.45/b) troviamo solo 8 rimedi, con Lachesis
al 1° grado.
Tristezza, depressione morale al mattino, al risveglio.
In "Sadness, mental depression, morning" (p.75/b)
sono presenti 59 rimedi, di cui l’unico al 3° grado è Lachesis.
Nella sottovoce "al risveglio" ("Waking,
on"), il numero di rimedi si riduce a 18 con Lachesis
unico rimedio al 3° grado.
Si sente abbandonata specie al mattino. Questo
sintomo peculiare lo ritroviamo in "Forsaken feeling,
morning" (p.49/a) con solo tre rimedi, di cui Lachesis
al 2° grado, mentre Carbo animalis e Carbo
vegetabilis sono al 1° grado.
L’ansia per il futuro è un sintomo riportato in
"Anxiety - future, about" (p. 7/a) dove tra
numerosi rimedi Lachesis è ancora presente al 2°
grado.
Superstiziosa. "Superstitious" (p. 85/b) è
l’unico sintomo che non riporta Lachesis, ma solo due
rimedi: Conium e Zincum. A questo proposito
vale però la pena ricordare che Lachesis e Zincum hanno
molti sintomi in comune, infatti nel veleno di questo
serpente sono presenti alte concentrazioni di zinco.
CONSIDERAZIONI
Nel
Repertorio del Kent i sintomi per cui la paziente è ricorsa
alle cure mediche sono in gerarchia di repertorizzazione i
meno significativi. Notiamo infatti che in molti dei sintomi
mentali compare LACHESIS al 3° grado; solo il sintomo
anoressia è al 2° grado e amenorrea al 1° grado. Più
importanti e caratteristici sono in questo caso i sintomi
mentali dove Lachesis è spesso al 3° grado con pochi altri
rimedi o da solo. Consultati poi i sintomi generali, tra i
rimedi che coprono l’intera sintomatologia di Luisa, resta
sempre e solo LACHESIS. Ma il dato più importante è che in
ogni sintomo di Luisa, sia fisico che mentale, compare
sempre Lachesis in tutte le rubriche consultate, come se
questo veleno fosse il comune denominatore di tutti i suoi
disturbi fisici, mentali ed esistenziali, reattivi e non.
Il
comportamento, la personalità, gli stati d’animo e i
sintomi generali possono sempre variare perché
rappresentano la forma reattiva più superficiale del
rapporto individuo-ambiente, ma ciò che non varia è spesso
il sentimento "psorico" profondo che ne condiziona
sempre il comportamento verso un fine ben preciso anche se
celato.
E’
il concetto di intenzionalità, di dinamicità della
malattia che fa da tema principale, ed il tema di Lachesis
è la debolezza, la disdetta, l’abbandono. Dice Hering:
" Debole e sfortunata, in particolare al mattino al
risveglio, quando si sente abbandonata; gli stessi sintomi
se si sveglia di notte". Questo è il sentimento
peculiare di abbandono di Lachesis: è così che Lachesis
vive la sua psora e, guarda caso, tale sentimento si propone
al mattino, quando inizia il confronto col mondo.
Sarebbe
davvero interessante capire come i sistemi enzimatici e le
catalasi di un veleno ofidico posseggano, nel loro codice
analogico, il senso dell’abbandono e possano guarirlo
secondo le leggi della similitudine.
LA
TERAPIA
Dato
che nel passato si erano già resi vani i tentativi di cura
farmacologica tradizionale e psicoterapeutica, perchè
rifiutate dalla paziente, Luisa fu trattata solo con LACHESIS
che le venne somministrato in dosi uniche alla 30 CH,
alla 200 CH, poi alla 1000 K e più tardi alla
10.000 K. Durante il trattamento si presentarono, in
accordo alla legge di Hering, due episodi di
faringo-tonsillite che la paziente non ricordava di avere
avuto se non da bambina. Comparve anche un episodio di
epistassi con sangue scuro. La paziente ricordò in
quell’occasione che da ragazza aveva sofferto di frequenti
epistassi che erano state trattate dallo specialista otorino
mediante la cauterizzazione di un vaso sanguigno nasale
("Epistaxis suppressed " a p. 337/b
sono presenti 19 rimedi con Lachesis 3° grado).
Successivamente Luisa ebbe una fastidiosa crisi emorroidale
come aveva già avuta in gravidanza ("Haemorrhoids,
during pregnancy" a p. 629/b troviamo solo 11
rimedi con Lachesis al 2° grado), ma pian piano prese a
migliorare. Ridimensionata la loquacità, nei colloqui
successivi Luisa sa anche ascoltare e parla in modo più
coerente anche se dopo la somministrazione di Lachesis 1000
K, la sua loquacità aveva quasi rasentato il delirio.
Luisa
ha cominciato a nutrirsi e a cucinare, non sogna più il
viso sghignazzante dell’amica, al mattino si sveglia più
riposata e serena. Sono riapparse le mestruazioni e con esse
il buon umore. Il marito non deve continuamente giurare che
lui non c’entra niente con l’amica, perché Luisa ora
capisce che la sua gelosia stava rovinando tutto. Negli
ultimi colloqui scherza ricordando di quando voleva andare
dall’avvocato e mi chiede se posso fare qualcosa anche per
suo padre: "Sa, dottore, più invecchia e più i lati
negativi del suo carattere peggiorano e mia madre ne fa
sempre le spese; mi dispiace vederli in questo stato, in
fondo mi hanno voluto bene a modo loro e gli errori che
hanno commesso con me, spero di non ripeterli con mio
figlio".
Ho
rivisto Luisa circa sei mesi dopo l’ultima
somministrazione di Lachesis per un controllo; pesava 52 Kg.,
i cicli mestruali erano regolari, l’appetito era buono,
l’alimentazione regolare. Ha smesso volontariamente di
assumere il tranquillante la sera e non è più andata dalla
cartomante. Luisa ora sa che la amano, ora può amare ed
essere felice.
IL
LUTTO E LA PERDITA
Rivedo
Luisa quattro anni più tardi in occasione di un altro
abbandono; questa volta reale. Fino ad allora la paziente
era stata sempre bene. Si tratta ora della morte del padre,
deceduto per tumore polmonare. L’evento, com’era logico
aspettarsi, ha fatto riaffiorare tutta la tematica
esistenziale di Luisa: la perdita e l’abbandono. Giunge
nel mio studio per "sindrome da lutto" e vari
sintomi funzionali. Lamenta facilità al pianto, insonnia,
palpitazioni cardiache, tristezza, diminuzione
dell’appetito, nodo in gola con senso di costrizione al
laringe specialmente al momento di addormentarsi e paura di
soffocamento notturno. Questo sintomo è spesso
l’espressione di perdita del senso della propria
personalità, del conflitto tra il controllo costante del
proprio senso d’identità da una parte e l’emergere di
emozioni inconsce e sopite dall’altra. Il bolo isterico è
spesso la tipica risposta della gola quando l’io ha
difficoltà a respingere l’incedere delle forze emotive ed
il senso di costrizione è una delle risposte a queste forze
potentemente avvertite ma non vissute. Luisa ha un grande
senso di colpa e rimorsi per aver spesso odiato il padre,
per non averlo capito, per non aver dialogato con lui. Eros
e Tanatos riemergono prepotentemente nell’attività
onirica della paziente: sogna cimiteri, sogna il padre,
sogna serpenti. Teme anche per se stessa, teme di morire o
di essere sepolta ancora viva per poi svegliarsi nella bara.
Anche in questa occasione i sintomi di Luisa rievocano
prepotentemente le dinamiche del veleno ofidico. Tre dosi in
successione di LACHESIS 30/LM - 45/LM - 60/LM
in ragione di una dose la settimana permettono a Luisa di
elaborare il lutto, di riappacificarsi col senso della vita
e della morte. Come scrive E. C. Whitmont:
" Il mistero dell’Omeopatia è prossimo al mistero
della vita; è il paradosso dell’unità nascosta della
sofferenza e della guarigione, il mistero del serpente le
cui spire avvolgono l’albero della vita, l’emblema di
Ermete, la guida delle anime, e di Esculapio, il
Guaritore".
Dopo
che Adamo ebbe mangiato dell’albero, il Signore Dio lo
chiamò e gli disse : "Dove sei?". Rispose:
"Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura,
perchè sono nudo, e mi sono nascosto". Riprese:
"Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse
mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non
mangiare?". Rispose l’uomo: "La donna che tu mi
hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho
mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che
hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente
mi ha ingannata e io ho mangiato". Allora il Signore
Dio disse al serpente: "Poichè tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte
le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere
mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò
inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua
stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il
calcagno". Dal Libro della Genesi (3,9 - 15).
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