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Anno I

Numero II

Luglio - Agosto 1997

 

Un caso clinico di anoressia mentale

Dinamica mentale e analogie con il veleno di Lachesis Trigonocephalus

Fernando Piterà

Medico Chirurgo - Dott. in Scienze Biologiche h.c. - Docente in Omeopatia e Bioterapie

 

Nella cura di un paziente, l’attenzione e l’indagine del medico omeopata è rivolta a tutta la persona da guarire e non solo alla malattia o all’organo malato, in quanto per individuare il rimedio più idoneo è necessaria un’accurata ed approfondita valutazione delle modalità di reazione, sia fisiche che mentali dell’individuo. Ciò che differenzia l’Omeopatia dalla Medicina convenzionale è l’uso di rimedi diluiti e dinamizzati, cioè di sostanze, tra cui minerali, vegetali e veleni animali, che esercitano la loro azione terapeutica curando i sintomi che essi stessi provocano quando sono somministrati a dosi più elevate in soggetti sani. In Omeopatia la conoscenza del rimedio da somministrare non può pertanto essere disgiunta dalla conoscenza globale dell’individuo al quale il rimedio verrà somministrato. Entrambi, rimedio e paziente, sono legati da uno stretto rapporto di necessità biologica, sindromica ed analogica. In altri termini, in omeopatia la conoscenza del farmaco diventa inevitabilmente e simultaneamente conoscenza dell’uomo. In questo caso l’Autore descrive la storia clinica di una donna che preferirebbe lasciarsi morire di fame piuttosto che vivere una situazione conflittuale. L’insaziabile ricerca di affetto, il bisogno di protezione e d’amore, la paura dell’abbandono e la gelosia sono le tematiche principali in cui versa la paziente. Per guarirla, il medico utilizza un veleno ofidico in cui tali tematiche sono racchiuse ed espresse mediante la legge sperimentale del " Simile".

IL CASO


Luisa si presenta alla prima osservazione per una forma di anoressia mentale e amenorrea. La prima volta giunge in studio accompagnata dal marito. Ha 29 anni e pesa solo 38 Kg, mentre la sua statura è di m. 1,62. Ha i capelli biondi e lunghi, il viso è molto pallido, dai tratti delicati e sofferenti, le labbra sono anch’esse pallide con una sfumatura bluastra. Gli occhi febbrili e penetranti sono mobili, furtivi e sospettosi. L’atteggiamento di Luisa è apparentemente malinconico, l’esilità della sua figura dovuta alla magrezza eccessiva, lasciano trasparire una certa dose di aggressività trattenuta. L’incedere è dalle movenze ora lente ora a scatti, i gesti talvolta sembrano studiati, teatrali. Il seno è quasi assente, l’addome è scavato "a barca", le arcate costali e le ossa del bacino sono molto prominenti. Luisa è figlia unica. Ricorda il menarca a 12 anni, seguito da mestruazioni regolari per un certo tempo. Poi i primi digiuni, il dimagramento e le irregolarità mestruali. Durante il primo colloquio emerge subito un profondo senso di risentimento contro il marito perché la donna è profondamente convinta che il coniuge l’abbia tradita. Il sospetto iniziale che si complotti contro di lei, ha ceduto il posto ad una ferma convinzione che il marito abbia una relazione con la sua migliore amica. La coppia è in effetti sull’orlo della separazione legale: "Se non ci fosse Matteo, mio figlio, a quest’ora sarei già separata. Comunque ho già fissato un appuntamento con l’avvocato, non posso continuare ad andare sempre dai medici." Nel passato la paziente era già stata sottoposta a varie visite da parte di colleghi specialisti: internista, ginecologo, neurologo, endocrinologo. Era stata sottoposta ad esami clinici, ematochimici, a radiografie, ed infine, qualche tempo fa, ad un ricovero ospedaliero durante il quale, mediante terapie parenterali, anabolizzanti, neurolettici e vitaminici aveva ottenuto un momentaneo miglioramento delle sue condizioni fisiche e mentali. Quel ricovero aveva soprattutto tranquillizzato Luisa circa le sue paure di aver qualche "brutto male". Infatti Luisa ha paura della morte e teme di avere una brutta malattia ai polmoni o al cuore. Soffre d’insonnia e da circa 7 anni il suo peso è quasi sempre lo stesso oscillando tra i 38 e i 41 Kg. Per un certo periodo ha praticato anche sedute psicoanalitiche che ha però interrotto perché: "quando ho capito che cominciavo a dipendere dal dottore ho smesso di andarci, io non voglio dipendere da nessuno". Per contro Luisa è superstiziosa e si reca spesso dalla cartomante per sapere se il marito continua a tradirla (l’idea che possa essersi sbagliata neppure la sfiora) o per chiedere parere sul proprio stato di salute e sul futuro.

 

IL DELIRIO DELLA PAROLA

 

Ma ciò che mi lascia senza parole è la sua loquacità. Luisa parla velocemente, è un’infrenabile cascata di parole. Il fatto che io non riesca a porre neppure qualche domanda ha poca importanza: è già molto se a stento riesco ad interromperla su argomenti di poco conto sui quali si dilunga volentieri. Salta da un discorso all’altro con facilità estrema cercando una fraseologia eloquente; sul finire di un discorso passa ad un altro guidata da assonanze analogiche che la conducono a parlare di un argomento del tutto lontano da quello che aveva appena cominciato. Spesso si tocca il labbro superiore con la punta della lingua. Descrivendo i suoi genitori: "Mio padre è un autoritario, ha sempre ragione lui, mia madre remissiva con lui, invadente con me, apprensiva all’eccesso, negativa per l’educazione che mi ha inculcato, perché educare un figlio significa prepararlo ad affrontare la vita. Mia madre, invece, non ha fatto altro che nascondermi tutto ciò che nella vita secondo lei rappresentava insidia. Mio padre, invece, un prepotente: l’una succube e ossessionante, l’altro prepotente e dittatore. Per mio padre sono sempre stata un problema sin da bambina. Quando la sera tornava a casa, mia madre mi mandava subito a dormire, mentre mio padre voleva che stessi con lui a parlare, ma mia madre voleva che tacessi per timore di accendere discussioni che finivano poi sempre in arrabbiature e scenate melodrammatiche. Era proprio un tormento perché dovevo stare attenta a come parlavo e a cosa dicevo. Ogni più piccola cosa era motivo di correzione o discussione e per evitare ciò spesso andavo a casa delle mie zie dove riuscivo a mangiare con più appetito. Sono sempre stata male con loro; mio padre pretendeva che facessi sempre il meglio, ma ogni cosa che intraprendevo era sempre vista in modo negativo. Se facevo un lavoro all’unicinetto me lo prendeva e diceva: "Vediamo dove hai sbagliato." Trovava difetti dappertutto, anche su di me. A volte mi osservava e mi scrutava come se avesse dovuto trovarmi qualche imperfezione che andava corretta, qualche difetto di cui non avrebbe potuto andare fiero. Ancora oggi, quando mio padre viene a trovarmi cambio improvvisamente umore. Se passa a salutarci e stiamo pranzando, smetto subito di mangiare, mi sento a disagio".

 

IL CIBO E L’AFFETTO

 

Luisa ricorda che da bambina se non le piaceva qualcosa era obbligata a stare davanti al suo piatto anche sino alle tre del pomeriggio finché non avesse finito di mangiare tutto. "Se non mi piacevano i fagioli, il giorno dopo mio padre faceva cucinare dalla mamma solo fagioli. Non mi piacevano le bietole? Ogni giorno per una settimana erano bietole sia a pranzo che a cena e dovevo stare col piatto sotto il naso finché non avessi finito tutto. Era questa prepotenza che mi faceva odiare il cibo. Quando invece andavo dalle zie avevo più appetito e mangiavo con più regolarità. Ancora adesso se mio padre mi osserva mentre mangio mi innervosisco e smetto, mi sembra di tornare indietro nel tempo. Per mio padre a mezzogiorno in punto doveva essere tutto pronto ed apparecchiato e dopo un quarto d’ora era già tutto sparecchiato, tranne il mio piatto che a volte restata lì sul tavolo nudo a farmi compagnia sino al pomeriggio, sino a che non fosse stato vuoto". In quel periodo Luisa manifestava un netto rifiuto per la carne che gettava sotto il tavolo; in seguito dovette escogitare qualcos’altro, la teneva in bocca e andava a sputarla nel water. Per un lungo periodo riusciva a mangiare solo latte e qualche biscotto, ma poi le venne la paura di ingrassare. Ricorda le continue liti tra i genitori e gli svenimenti a cui andava soggetta. "Loro due sempre a litigare ed io sempre in disparte, allora andavo dalle mie zie che mi coccolavano, mi davano tutto quello che volevo, con loro mi rasserenavo solo a sentirle parlare del più e del meno, le aiutavo a riordinare le cose di casa, i cassetti, e mangiavo con più appetito".

 

LA CULLA PER LA BAMBOLA

LE PRIME MESTRUAZIONI

 

Riguardo al menarca Luisa racconta: "Una cosa che non dimenticherò mai era la culla per la bambola che io stessa avevo costruito con legno, cartone, colla, chiodini e nastri. Era una culla a cui tenevo molto anche se era quasi sempre vuota perché le bambole dovevano servire da soprammobile. A 12 anni quando diventai signorina, mio padre decise che con le bambole era ora di finirla e mi distrusse la culla. Era questo il metro di sensibilità paterna. Una volta avevo indossato un paio di pantaloni e poichè i vicini di casa, amici dei miei genitori, mi avevano fatto dei complimenti, mio padre andò su tutte le furie, me li fece strappare e da quel giorno non ho più indossato pantaloni. Non ho mai sentito dire a mia madre "mettiti quel vestito", oppure "come stai bene con questo abito". Mio padre mi avrebbe voluto bella, ben fatta, intelligente e una volta mi venne da sbottare: "ma da te cosa volevi che ne uscisse?". Nei successivi colloqui Luisa mi racconta della sua vita matrimoniale: prima del matrimonio aveva avuto una storia sentimentale. Ricorda che durante una festa da ballo si era azzuffata con una sua amica perché questa aveva fatto gli occhi dolci al suo ragazzo. Da allora il suo atteggiamento è rimasto competitivo, ancora oggi crede di avere una rivale.

A questo punto della storia clinica ci sono dati sufficienti per capire qualcosa di più della dinamica mentale della paziente, ma ci sono ancora elementi interessanti da verificare. Luisa si sposa a 23 anni: "con mio marito ho finalmente cominciato a respirare, a cibarmi a tavola come una persona normale, a provare il gusto per ciò che mangiavo. Ma se mio padre era un iperpossessivo, mio marito si rivelò quasi un menefreghista. Parla poco o niente, a volte penso che sia anche un po' superficiale. Dopo due anni di matrimonio il nostro dialogo era quasi monosillabico; quando ritorna a casa si mette davanti al televisore. Se parlo sembra faccia finta di ascoltarmi mentre con lo sguardo continua a seguire le trasmissioni televisive". Così Luisa comincia ad essere delusa del matrimonio pur confessando di amare molto suo marito. Affettuosa, espansiva, dolce e amante della compagnia, comincia a diventare ironica, sospettosa e taciturna. Durante la gravidanza Luisa raggiunge i 55 Kg, ma alla nascita del figlio Matteo comincerà a perdere nuovamente peso sino a raggiungere 38 Kg. Nonostante ciò è sempre iperattiva nel lavoro domestico, pulisce e riordina continuamente la casa. Il marito la definisce parsimoniosa, risparmiatrice, meticolosa e perfezionista, maniaca dell’ordine, addirittura esagerata. Ma ad un certo punto qualcosa improvvisamente cambia: "Io, mio marito e sua madre, io ero la rivale; mia suocera come rivale e una nostra amica come continua minaccia. Ho covato rancore per anni, poi tutto è scoppiato come una malattia infettiva che è stata a lungo in incubazione". E’ questo il racconto di Luisa da cui emerge anche l’intensità della sua pulsione aggressiva, in un misto di odio e vendetta per una vita non vissuta, il risultato di una somma di sofferenza, paura, odio, perdita di amore, esperienze dolorose o di pericolo che non è riuscita ad integrare nella vita affettiva.

Possiamo capire che Luisa da diffidente e sospettosa è ora fermamente convinta di essere tradita. La gelosia cede a fasi di tipo delirio persecutorio, di rivendicazione, di interpretazione. Nei suoi sogni compare il viso dell’amica che ride sguaiatamente: "La odio, a volte vorrei che morisse". Si risveglia al mattino triste e piena di odio per il marito e l’amica, rimprovera i genitori che non hanno saputo prepararla ad affrontare certe situazioni della vita. Ama ancora suo marito, teme di perderlo, lo odia, vuole lasciarlo per quello che le ha fatto ma non trova il coraggio. La ragione è offuscata dalla disperazione, l’obiettività cede il posto alla superstizione: la cartomante è l’unica che può rassicurarla in un modo o nell’altro, ma queste certezze non bastano a placare la sua ansia psorica, si vede in balia di un destino avverso che non può essere cambiato, sottomessa ad un incantesimo che non può essere spezzato. Così Luisa sceglie la regressione: da iperattiva nonostante lo stato di emaciazione, diventa indolente, triste, taciturna, non mangia più, in preda ad un profondo abbattimento morale, piena di apprensione, inquieta si abbandona al suo dolore, si sente perseguitata, esclusa, tradita e abbandonata da chi ama. Le mestruazioni scompaiono e con esse la libido.

I rapporti sessuali con suo marito sono rari e motivati solo da una passiva disponibilità perché sente ancora di amarlo "anche se non è più come prima". Da questo momento tutti i tentativi per convincerla a nutrirsi falliscono. Le premure dei genitori che preoccupatissimi ritornano in scena per indurla ad alimentarsi, non fanno altro che aggravare la situazione rendendo Luisa ancora più irritabile, diffidente e scontrosa. Gli unici pasti di cui si preoccupa sono quelli del figlio. Il marito dice che non la vede mai mangiare: "Non so come faccia ad occuparsi ancora della casa: io a quest’ora sarei già morto". Tutti i farmaci che le vengono prescritti sono rifiutati, non vuole prendere medicine perchè teme di essere avvelenata, tranne un tranquillante che assume la sera per dormire.

 

LA PAURA E L’ABBANDONO

 

Ed ecco Luisa pesare solo 38 Kg. La loquacità di sempre ha ceduto il posto al silenzio. Il suo atteggiamento, le sue angosce tradiscono la paura più grande di Luisa: la paura dell’abbandono. Altre paure sono la paura di morire, si sente soffocare, non sale in ascensore per paura di rimanervi chiusa, ha palpitazioni, odia le gallerie, è freddolosa ma non tollera gli ambienti chiusi e caldi, non tollera di essere toccata o avvicinata, insofferente, nervosa, depressa, non tollera gli abiti stretti, anche un maglione a collo alto o il minimo contatto fisico le risulta insopportabile, come ad esprimere che questo, in quanto rievocatore di sentimenti ed emozioni, possa determinare il peggioramento delle proprie tendenze represse. Riguardo il cibo, il comportamento di Luisa sembra quello di una bambina imbronciata e indispettita che rifiuta di nutrirsi per obbligare i genitori ed il marito a prestarle più attenzioni del solito, quelle attenzioni che non le avevano mai concesso nell’infanzia e per provare piacere nel vederli preoccupati a causa del suo stato di salute.

Luisa vuole ricevere adesso tutto l’amore che i genitori non le hanno mai dato e quello del marito che crede di perdere definitivamente. Il rifiuto del cibo non solo la riporta indietro nel tempo, ma le serve da autopunizione per l’inconfessato desiderio di odio per il padre e disprezzo per la madre. Inoltre, così facendo, crea disperazione nei genitori per vendicarsi del fatto che era sempre stata esclusa dalle loro attenzioni, sempre attenti a bisticciare tra loro. L’amarezza repressa nei riguardi della madre che reputa succube e inetta di fronte al padre autoritario, aggrava questo senso di colpa che è proiettato sulla funzione di nutrizione conseguentemente inibita. Il sospetto, infine, di essere stata anche tradita dal marito ha scatenato tutta la sintomatologia facendola regredire al quadro di anoressia mentale dell’età puberale.

Luisa è come se stesse dicendo: "Se mi lasci anche tu, mi lascio morire di fame". E’ questo il tentativo infruttuoso di Luisa per evitare l’angoscia della lotta: abbandonarsi al proprio destino che crede fatale (in Omeopatia considerato come atteggiamento miasmatico-sifilitico di autodistruzione) dopo la precedente fase di supercompensazione, creandosi una propria realtà egocentrica (atteggiamento sicotico). Ma ad di là di queste due modalità reattive, ciò che resta profondamente immodificato è il nucleo psorico di Luisa con il persistere del sintomo fondamentale più profondo e inconfessato: la paura dell’abbandono.

Il senso dell’abbandono è sempre presente, seppur nascosto e supercompensato nella fase sicotica dove Luisa è esaltata, esuberante, eccitata, instancabile, vivace, ingegnosa, estremamente loquace e comunicativa, cioè quando Luisa parla in continuazione senza un attimo di sosta passando da un argomento all’altro, quando è orgogliosa, egocentrica, ironica e disprezzante nei confronti degli altri, quando non tollera di essere contraddetta, quando desidera parlare di sé stessa e di essere ascoltata circa i suoi problemi. Ma il tentativo sicotico non sempre è fruttuoso: ecco allora che l’ansia, l’insicurezza, la paura dell’abbandono, nucleo principale di Luisa, riappaiono come a ricordare che l’ansia psorica è l’unica e profonda malattia, mentre la sicosi e la sifilide, ovvero la lotta o la fuga, sono solo due modi di recitare un unico dramma. Fallito il tentativo sicotico, infatti, la paziente non ha che da scegliere l’altra difesa erronea: la fase sifilitica. In questo tentativo diventa sfiduciata, triste, taciturna e infelice. Angosciata respinge la compagnia, si isola, rifiuta il cibo. Piena di rancore diventa attaccabrighe e distruttiva se contraddetta, tutto le appare inutile, senza senso, è stanca della vita, vorrebbe lasciarsi morire. Vede tutto nella luce peggiore, si crede al centro di una congiura ardita alle sue spalle, si sente disprezzata da chi ama, diventa fatalista con la profonda convinzione di essere succube di un destino avverso e implacabile; allora cerca di placare questa sua ansia incontenibile con l’irrazionale certezza della cartomanzia e della superstizione, nel tentativo disperato di rompere questo brutto incantesimo. Gelosia, arroganza, malizia, maldicenza e rancore sono atteggiamenti che emergono dall’osservazione del suo comportamento e ci mostrano le modalità dei meccanismi della sua sicosi con cui cerca, seppur in modo erroneo, di alleviare, ipertrofizzandosi, la sensazione psorica di essere sola e indifesa. Tristezza, abbandono, misantropia diventano i suoi modi di reagire al fallimento della sicosi come tentativo di calmare l’ansia e l’angoscia psorica di Luisa: l’insaziabile ricerca di amore e protezione, la particolare sensibilità all’abbandono e alle rotture affettive, sebbene tutti, genitori e marito, le abbiano sempre dimostrato che abbandono e rottura non erano reali. In effetti il marito, che in un colloquio separato mi ha assicurato di non aver tradito sua moglie e quanto meno lo avrebbe mai fatto con l’amica di sua moglie, non riesce nemmeno a spiegarsi come di punto in bianco possa essersi creata tale fantasia.

 

 

LACHESIS TRIGONOCEPHALUS

CENNI DI STORIA NATURALE

 

Lachesis trigonocephalus L. (Lachesis muta L.) del quale utilizziamo il veleno in Omeopatia, non solo è il più imponente rappresentante dei serpenti velenosi sudamericani, ma è annoverato tra i più grandi Ofidi velenosi di tutto il mondo. Poderoso serpente dal morso mortale, Lachesis appartiene alla famiglia dei Crotalidi e vive nei boschi dell’America centrale e meridionale, nel Panama, in parte della Costarica e nella piccola isola di Trinidad. In Brasile il serpente è noto come "Surucucù", "Surukuke", "Churukuku", o "Mapepire"; conosciuto anche col nome di Crotalo muto, Crotalo nero o Terrore dei boschi. Il nome "Lachesis" assegnatogli dagli erpetologi deriva dalla mitologia ed è il nome di una delle tre Parche, la figlia della Notte, colei che poneva sul fuso il filo da cui dipendeva la sorte degli umani e la durata della loro vita; "muta" perchè la coda di questo rettile, a differenza di altri crotali manca del caratteristico sonaglio. I serpenti che appartengono a questo genere sono da annoverarsi tra i più temibili e velenosi, capaci di dare la morte ad un uomo in brevissimo tempo. Cacciatori spietati, essi rappresentano i giganti della famiglia dei Crotalidi, raggiungendo talvolta quasi i 4 metri di lunghezza (m. 3,60), con una lunghezza media che si aggira intorno a 2,5 metri. Per quanto riguarda l’apparato velenifero, nei Lachesis il frazionamento delle placche cefaliche ha consentito loro un maggiore sviluppo dell’apparato stesso. Questo grosso rettile si distingue per la sua grande testa appiattita, triangolare, cuoriforme, perfettamente distinta dal collo. La sua bocca è armata da grosse ghiandole velenifere e di due zanne velenifere ricurve, di eccezzionale lunghezza, che se misurate lungo la curva, superano facilmente i 5 cm. e sono azionate da potenti muscoli. Nessun altro crotalide o viperide è armato di denti tanto grandi. Un morso di questo serpente è paragonabile ad una duplice iniezione endomuscolare profonda capace di inoculare una quantità relativamente grande di veleno. Ciò fa sì che il morso del Surucucù sia quasi sempre mortale. Unico fra tutti i crotalidi, il Terrore dei boschi, invece di partorire figli vivi come gli altri Crotalidi, si riproduce a mezzo di uova che le femmine depongono in numero di circa dodici per ogni parto. Le madri sorvegliano attentamente il nido e difendono le uova dagli animali che intendono cibarsene. Questo temibile serpente predilige vivere in prossimità dei luoghi d’acqua delle umide zone boscose, nella cui folta vegetazione ama nascondersi, attendendo le ore propizie per portare la caccia a piccoli mammiferi, in particolare roditori, di cui si nutre. In genere il Crotalo muto inizia la sua attività al tramonto, scivolando lento, silenzioso e pressochè invisibile sul denso strato vegetale del sottobosco. Uno scatto fulmineo e i suoi denti mortali si infiggono nelle carni di quegli animali che hanno avuto la sfortuna di trovarsi sul suo cammino! L’estrema pericolosità, la grande distanza alla quale può colpire, nonchè l’indole aggressiva di Lachesis hanno contribuito a farne un animale odiato, temuto e persino leggendario, incarnazione di potenze malefiche. Serpente aggressivo, attacca senza provocazione e anche quando non assale reagisce al minimo atto che ritenga minaccioso, preparandosi all’offesa e pronto a scattare. Serpente divenuto celebre perchè rappresenta un’attrazione nei giardini zoologici e per il fatto di non sopportare la cattività; a differenza di altri rettili, l’idomito Lachesis non si adatta a vivere prigioniero. Non teme l’uomo e quando è minacciato reagisce con estrema decisione e con grande violenza.

 

IL VELENO MORTALE

 

Nella stragande maggioranza dei casi, pochissime sono le probabilità di sopravvivenza per una persona morsicata da Lachesis a meno che non si disponga prontamente del siero antiofidico specifico; a nulla infatti valgono i vari accorgimenti e le sostanze a cui ricorrono i nativi di alcune regioni, e che servono, nella migliore delle ipotesi a ritardare di poco tempo la morte inesorabile dell’individuo colpito. Se il suo morso raggiunge un vaso o una vena, l’effetto può essere immediato e fatale. Se il morso è superficiale provoca invece una profusa emorraggia e setticemia.

Il veleno di Lachesis contiene emolisina, emotossine, emoagglutinine, coaguline, anticoaguline, neurotossine, emorraggina, citolisina, zinco, diversi enzimi citolotici e digestivi che servono a predigerire la preda subito dopo il morso. L’azione tossicologica del veleno influenza in modo elettivo il sangue, il sistema nervoso, il controllo nervoso del cuore, la circolazione ematica ed il fegato. Esso determina soprattutto un’azione necrosante sui tessuti, mentre il sangue subisce gravi modificazioni. Dopo un rapido aumento della velocità di coagulazione sanguigna con emolisi, caratterizzata da emorragie universali ed infiltrazioni ematiche di organi e tessuti, segue uno stato di incoagulabilità sanguigna con leucopenia e leucocitosi tardiva. Tutti i tessuti possono essere sede di un violento stato flogistico con tumefazioni violacee, infiltrati ematici che tendono all’ulcerazione e alla gangrena. Nelle mucose viscerali si formano rapidamente fenomeni flogistici con diffusi stravasi emorragici. Il sangue e le urine diventano scuri. Il veleno produce anche un’azione iperglicemizzante; modifica la riserva alcalina del sangue ed il pH con un duplice meccanismo: per azione diretta sul pH e mediante un’azione indiretta, secondaria a disturbi respiratori e conseguenti modificazioni che ne risultano. La riserva alcalina del sangue si abbassa moderatamente durante la primissima fase di intossicazione, per scendere drasticamente durante l’agonia. Dosi di veleno iniettate col morso producono una drastica caduta del pH due ore dopo il morso. All’inizio il respiro è accellerato, poi rallenta e quindi sopravviene la paralisi respiratoria. Nella sfera cerebro-spinale, dopo una rapida fase di eccitazione con angoscia, segue uno stato di grave depressione che culmina con un’estrema debolezza generale. I nervi sensitivi sono molto eccitati ed il sistema nervoso vegetativo è fortemente interessato. Il vago ed il simpatico presentano intricati fenomeni di eccitazione e paralisi, con maggiore dominanza simpaticotonica accompagnata da parossismi vasomotori. L’azione tossica definitiva, che si ripercuote sulle strutture bulbari, scatena un rallentamento della funzione cardiaca e respiratoria sino all’inesorabile arresto delle funzioni vitali.

Anche in basse diluizioni omeopatiche, il veleno conserva ancora una certa "tossicità". Sperimentazioni effettuate da Sidorenko di Petrograd, hanno dimostrato che la somministrazione sottocutanea della sesta diluizione omeopatica (DH 6) di Lachesis provoca dopo 15 minuti una marcata leucocitosi.

 

IL VELENO VITALE

 

Poichè il veleno di Lachesis è mortale, nessun altro metodo terapeutico in Medicina può conoscerne gli effetti tossicologici cronici sull’uomo tranne l’Omeopatia. Il rimedio omeopatico ottenuto dal secreto delle ghiandole velenifere di questo temibile serpente è stato sperimentato a dosi infinitesimali sin dal 1828. La prima sperimentazione si deve al Dott. Constantine Hering (1800-1880), medico che sperimentò su se stesso il veleno del crotalo muto per valutare gli effetti del rimedio. La patogenesi del Lachesis fu introdotta nella Materia Medica nel 1837; ad essa ne seguirono molte altre arricchendo la sintomatologia e la patogenesia di questo rimedio. Solo così è stato possibile conoscere gli effetti lenti e cronici, fisici, mentali e di reazione del veleno sull’uomo. La chiave di comprensione di Lachesis non risiede nella conoscenza della prima fase tossica-accidentale ma nella seconda fase sperimentale del veleno, ovvero quella cronica e reattiva, dove il veleno determina agitazione, turbe emotive, eccitazione, ma principalmente sulla sfera affettiva, sulla volontà dell’ammalato, turbando il suo campo sensoriale e la sua sensibilità; una fase in cui si instaurano turbe affettive e mentali, che evolvono verso una sorta di delirio loquace e di persecuzione. Lachesis dunque in omeopatia diviene un grande rimedio per queste ed altre affezioni.

Ciò che domina le turbe mentali di Lachesis è il campo affettivo, quello dei sentimenti umani e di conseguenza della volontà. Senza addentrarci nella natura psichica delle malattie, se studiamo e analizziamo i sintomi mentali scaturiti dalla sperimentazione omeopatica di questo veleno, ci troviamo di fronte ad alterazioni e pulsioni prodotte sul piano psichico simili a quelle che in determinati soggetti sembrano scaturire dall’inconscio. Si può constatare come l’intossicazione sperimentale di questo veleno ofidico prima di determinare una turbativa della ragione e del pensiero, sia capace di slatentizzare e mettere in evidenza i sentimenti reconditi come l’orgoglio, la gelosia, la vanità, l’odio e lo spirito di vendetta. L’agitazione e l’eccitazione mentale del rimedio si traducono nel soggetto in una irrequietezza ed una loquacità particolare. Lo sperimentatore parla senza arrestarsi passando da un’idea all’altra; non ha ancora terminato una frase, che già ne inizia un’altra, una parola la spinge ad un discorso diverso, presentando una vera e propria "fuga di idee" che lo fa parlare di argomenti diversi che non hanno alcun rapporto con il discorso iniziale.

Scrive Hodiamont: "L’eccitazione mentale conduce la paziente ad un autentico deragliamento dei sentimenti, la spinge verso il delirio di persecuzione e la paranoia; diventa gelosa e prova sospetti ingiustificati su chiunque. Pensa che si parli male di lei, che si trami contro di lei, che gli altri meditino di farle del male o di rinchiuderla in manicomio. Teme che si voglia avvelenarla e si rifiuta di mangiare". Prosegue lo stesso Autore: " Questa condizione può riscontrarsi in fanciulle o ragazze che hanno sofferto dispiaceri e inganni, che sono rimaste inerti per notti intere senza dormire, oppresse dalle loro turbe affettive e sentimentali, dalle speranze tradite o da amori infelici". Va aggiunto che l’irritabilità nervosa che richede la somministrazione di Lachesis può anche essere indotta da altre cause come le vessazioni, la collera, il rifiuto, la freddezza ed il distacco, l’abbandono ingiustificato, l’odio, la gelosia, la paura. Tale è la dinamica miasmatica e mentale di LACHESIS, medicamento che ho somministrato alla paziente. Questa è la storia di Luisa e quelli che seguono i suoi sintomi principali.

 

 

PROFILO DEL RIMEDIO

 

Prima di concludere con il caso di Luisa, vediamo di comprendere quali sono le proprietà curative di questo veleno, le sue indicazioni omeopatiche e di tracciare un profilo del "tipo" Lachesis. Per ovvi motivi di spazio faremo qui solo una brevissima sintesi.

L’organotropismo di Lachesis interessa dunque il sistema nervoso centrale, il neurovegetativo, il cuore, il fegato, gli organi respiratori, i vasi sanguigni, i capillari, il sangue e la crasi ematica, la tiroide, le ovaie e la pelle.

Principali indicazioni: lo spettro d’azione del veleno si estende alla circolazione ed è usato in Omeopatia per trattare vene congestionate e pulsanti, come le vene varicose e le varici ulcerate. E’ anche utilizzato quando la pelle di viso, orecchie, dita delle mani e dei piedi assume un colore violaceo a causa di problemi circolatori. Disturbi come polso rapido, debole o irregolare; palpitazioni, angina e problemi respiratori solo alleviati da questo rimedio. Lachesis è prescritto per le vampate di calore della menopausa. Cura la sindrome premestruale e i dolori mestruali spasmodici e convulsi che sono migliorati quando sopraggiunge il flusso del sangue. I disturbi della gola, con gonfiori e dolori nella parte sinistra e che si estendono all’orecchio, aggravati dall’assunzione di liquidi, rientrano nel raggio d’azione del rimedio. Lachesis è indicato nei disturbi del sistema nervoso come le crisi di assenza (una forma di crisi epilettica) e gli svenimenti in ambienti chiusi, dopo spaventi, dopo inquietudini, durante le mestruazioni o dopo l’orgasmo. Il rimedio trova indicazione in caso di ferite che tardano a guarire, nelle epistassi, nelle cefalee dal lato sinistro, febbre, vampate di calore accompagnate da tremori, sensazioni pulsanti in parti del corpo, alopecia durante la gravidanza, ulcere, dolori allo stomaco e vomito provocati da appendicite o da disturbi gastrointestinali, emorroidi violacee strozzate, sanguinanti, e nella porpora emorragica. Lachesis è indicato nei processi settici come carbonchi, flemmoni, colangite, angina, peritonite, diatesi emorragica, danni ai capillari, tromboflebiti, malattie infettive con sintomi settici, endo-miocardite, dismenorrea, turbe del climaterio, metrorragie in menopausa, ipertireosi, emorragie retiniche, glaucoma della menopausa e molte altre affezioni.

 

Sintomi fondamentali di Lachesis sono:

_ Gelosia morbosa ed immotivata

_ Tendenza a dubitare di tutto

_ Grande prostrazione fisica e mentale al mattino al risveglio.

_ Problemi circolatori e vascolari.

_ Vampate di calore con intolleranza ai luoghi chiusi e caldi.

_ Desiderio di essere ventilato o sventagliato ma non da vicino

(a causa dell’ipersensibilità).

_ Sintomi premestruali e della menopausa. La paziente da quando entra in menopausa ha un peggioramento di tutti i suoi sintomi mentali e fisici, funzionali e lesionali, latenti o manifesti.

_ Ferite che tardano a guarire e a cicatrizzare.

_ Disturbi nella parte sinistra del corpo che peggiorano reprimendo le emozioni o le secrezioni corporali.

_ Le affezioni solitamente iniziano o sono più gravi sul lato sinistro del corpo; oppure iniziano a sinistra per poi spostarsi a destra.

_ Tutti i disturbi di Lachesis migliorano o scompaiono durante le secrezioni o le esonerazioni liquide come diarrea, epistassi, emorraggia rettale, lacrimazione, leucorrea, mestruazioni, rinite ecc.

_ La soppressione dei mestrui provoca alterazioni della salute.

_ Aggravamento generale dal sonno: dopo aver dormito tutti i disturbi di Lachesis si aggravano.

_ Aggravamento generale e dei disturbi in primavera e nel periodo autunnale.

_ Tutte le infiammazioni hanno colorito rosso scurissimo e tendono alla sepsi, alla necrosi o alla cancrèna.

_ Ipersensibilità superficiale estrema, con intolleranza alla costrizione, alle fasciature, al toccamento e allo sfioramento.

_ Sensazione di soffocamento, solletico e piaghe nella gola con bolo isterico.

_ Dispnea, asma, tosse continua abbaiante con muco tenace.

_ Pesantezza sul petto, palpitazioni e stenocardia.

_ Tendenza e predisposizione all’alcolismo.

_ Epilessia notturna, durante il sonno.

_ Periodicità dei sintomi o dei disturbi ogni due settenari.

_ Non digerisce l’acqua.

_ Sussistono gravi disturbi centrali con delirio, convulsioni, paresi, sintomi meningitici.

_ Alternanza di emolisi e coagulazione.

_ La causa di tutto è una generale tendenza a formare trombosi ed emboli in seguito a gravi danni ai capillari.

 

 

IL TIPO LACHESIS

 

Aspetto fisico: Il tipo Lachesis ha di solito i capelli rossi ed il viso ricoperto di lentiggini. Altre volte la pelle del viso è trasparente con fine reticolo venoso sottocutaneo. In altri soggetti il colorito del volto è chiazzato di rosso con teleangectasie e può essere presente il classico naso rosso dei bevitori. Le labbra possono essere color porpora o cianotiche-bluastre. La sclera è biaco-sporca o giallastra, lo sguardo è fisso, con tendenza all’esoftalmo. Arrosisce facilmente e ha fini tremori della lingua. Preferisce tenere scoperti la gola e il collo e non sopporta la pressione esercitata dai vestiti attillati e accollati. La donna Lachesis è sempre scollata anche d’inverno. Lachesis è indicato sia per la costituzione pastosa e flemmatica, dalla faccia gonfia con edema palpebrale, ma anche per malati esili, magri, nervosi, collerici, esausti, di temperamento nervoso o depressi. Possono essere individui in sovrappeso e con un aspetto imponente, ma ci sono anche soggetti con i capelli scuri, magri e pieni di vitalità. La carnagione è solitamente pallida con tonalità violacee. Solitamente ha mani calde, talvolta livide. Spesso si toccano il labbro superiore con la punta della lingua.

Punti deboli: Sistema nervoso, sangue, circolazione e organi genitali femminili. Lato sinistro del corpo. Situazioni abbandoniche come: perdite, lutti, separazioni, litigi familiari, partenze ecc.

Psiche: soggetti con vivacità intellettuale ed eccitazione mentale. Grande immaginazione e percezione intuitiva che può arrivare alla visione profetica e all’estasi. Questa iperattività cerebrale è particolarmente accentuata di sera. Il lavoro intellettuale è in questi soggetti facilitato di notte. Lachesis di sera inventa pretesti per tirar tardi e non andare a dormire. Impulso ad errare senza meta. Tristezza, malinconia, ansia, soprattutto la mattina al risveglio; disgusto per la vita e impulso al suicidio per conseguenza di dispiaceri prolungati e di delusioni sentimentali.

Personalità e temperamento: nelle relazioni personali, il tipo Lachesis è loquace, chiaccherone, incline alla satira, allo scherno e alle battute, con grande facilità di elocozione immaginosa, che può, negli stati depressivi, mutarsi in silenzi. Egocentrico, crudele, orgoglioso, sospettoso, invidioso, astioso, vendicativo e geloso, Lachesis ha frequenti oscillazioni tra amore e odio nei confronti del compagno, della compagna e degli amici più cari. Parla in modo incoerente, divagando. Soggetti cavillosi fino all’estremo con la tendenza a litigare per il solo gusto del contraddittorio. Ai fatti più innocenti viene data l’interpretazione più odiosa. Questi pazienti tendono a mettere tutto in dubbio, anche le cose per la cui verità si erano precedentemente entusiasmati. Detestano essere abbandonati o abbandonare, o sentirsi limitati e costretti. Sono restii ad impegnarsi a fondo nelle loro occupazioni, ma succede che abbraccino una causa o combattano per una determinata ideologia. I tipi Lachesis sono intuitivi, percettivi, creativi e ambiziosi. Vivono intensamente ogni emozione e tendono spesso a contraddire gli altri. Non sopportano di sentirsi esclusi o di essere poco considerati o apprezzati, reputando tale atteggiamento come un abbandono ingiustificato. Hanno la tendenza a cercare i punti deboli o le colpe degli altri e a rinfacciarle.

Il perno dell’esistenza del paziente Lachesis è infatti il tema dell’abbandono. E’ l’individuo che vede congiure e tradimenti ovunque, è il fanciullo non amato, l’adulto che non attrae più a sè gli amici, la donna in menopausa che non sa accettare il cambiamento di vita, colui che ha vissuto situazioni di freddezza affettiva o ha subito l’improvviso distacco dagli affetti più cari, oppure chi si porta il peso di abbandoni ingiustificati. La donna Lachesis presenta avversione al matrimonio; cerca sempre di non passare inosservata e di essere gradevole, accettata. E’ sessualmente disponibile anche senza che ne tragga particolare piacere; la sua eccessiva disponibilità è dovuta all’eterna sensazione di essere esclusa. Nella donna il desiderio sessuale può essere così intenso da provocare ninfomania. In particolare, la libido di Lachesis aumenta notevolmente in menopausa. Un po' astiosa e un po' pettegola, con caratteristiche che vanno dalla sospettosità alla gelosia, dall’invidia all’egoismo, dalla critica al rimprovero. La si incontra spesso in riunioni mondane, gallerie d’arte, manifestazioni, cortei per cause sociali, circoli di beneficenza ecc. Spesso è una donna in carriera che non sopporta rivali ed è disposta a tutto pur di arrivare al suo scopo, perchè, pur di non essere esclusa, giustifica il fine coi mezzi. Lachesis è una donna che non tollera di essere lasciata da nessuno; se si accorge di questo, pur di non essere abbandonata, è capace di riconquistare il compagno con le arti della seduzione degne solo della maga Circe, per poi essere lei a piantarlo in asso come un "cretino" che non ha capito niente. Oppure, sensibile com’è agli addii e agli abbandoni, se decide di lasciare il suo compagno, per non farlo soffrire troppo, sarà lei a metterlo nella disperata condizione di rompere il rapporto, dopo avergliene combinate di tutti i colori.

L’uomo Lachesis può essere un propugnatore di cause perse, di rinnovamenti universali dove tutti gli altri devono cambiare. Se la moglie gli chiederà di fare qualcosa, il nostro soggetto Lachesis si sentirà subito sotto pressione. Uomo intelligente, dotato di mente capace di sfornare continuamente idee e di intraprendere ogni sorta di cose ma senza perseverare; nella sua patologia può manifestare psicosi ossessivo-fobica e schizofrenia. Può cambiare lavoro perchè si sente limitato da esso. Prova continui stimoli nella sfera sessuale e si lascia facilmente andare ad eccessi dedicandosi alla masturbazione e alla lascivia. In entrambi i sessi può esserci omosessualità (d.d. Veratrum). Se il delirio persecutorio prende il sopravvento, Lachesis si sente spiato e perseguitao ed è capace di uccidere per gelosia. Se l’individuo è in fase sicotica egli ucciderà la compagna ed il relativo amante (d.d. con Hyosciamus); se in fase luetica-distruttiva, dopo l’assassinio seguirà anche il suicidio. Spesso i soggetti Lachesis avvertono una sensazione di congestione fisica e mentale che necessita di uno sfogo sotto forma di un’emorraggia nasale, una crisi di logorrea o la possibilità di esprimere le proprie idee o la vena creativa di cui sono dotati.

Il bambino Lachesis: eccitabile, vivace, aggressivo, loquace, pieno di invidie e di sospettosità paranoide, il bimbo o l’adolescente Lachesis è un soggetto "iper". Tenderà ad avere problemi emotivi, comportamentali e scolastici, spesso dovuti alla gelosia, per esempio alla nascita di un fratellino. Ricordo di recente di aver curato con Lachesis un bimbo di 5 anni che più volte aveva tentato di soffocare col cuscino il fratellino neonato. Presuntuoso e con un alto concetto di sè, Lachesis è possessivo con gli amici, dice spiritosaggini ma è anche calunniatore, pettegolo, maligno, fa scherzi feroci e pericolosi e può arrivare anche ad esprimere il desiderio di uccidere. A volte mette a dura prova i genitori e gli insegnanti con continue sfide, oppure incita i compagni di classe a ribellarsi o a comportarsi male, ruba o tormenta gli amici. Sa essere molto ostile nei confronti dei compagni ed è perfidamente abile nell’identificare il punto debole delle sue vittime. Ama mettersi in evidenza e cercherà di instaurare ad ogni costo la comunicazione con gli altri, cercando o sforzandosi di essere gradevole e spiritoso. Può trattarsi di un bambino che è stato "posteggiato" in collegio senza che abbia capito il perchè di tale abbandono; allora si sentirà escluso, rifiutato, diventerà facilmente apatico, pigro, indolente, introverso e debole di memoria, come se tutto nella sua mente fosse stato rimosso, cancellato; desidera star solo per fantasticare, farà errori di ortografia, avrà difficoltà a concentrarsi e non riescirà più a studiare. Inutili saranno le esortazioni, le punizioni, le cure ricostituenti, i tonici o gli antidepressivi di moda oggi anche per i più piccini. Ciò che dev’essere curato è solo il suo vissuto di "abbandono".

Paure: Lachesis ha paura dell’acqua, dei temporali, di essere avvelenato, dei ladri, degli estranei, di soffocare, della morte, delle malattie cardiache, di addormentarsi la sera, di diventare pazzo; di essere dannato, di essere perseguitato, di essere abbandonato, di essere avvelenato dai familiari, che si complotti contro di sè; immagina che lo si voglia rinchiudere in manicomio; ha la convinzione di essere morto e che si stanno preparando i suoi funerali. Ha l’impressione di essere sotto un dominio sovrumano.

Sogni: sogna morti, serpenti, cimiteri, fa sogni profetici, sogna di viaggiare, sogni amorosi.

Preferenze alimentari e desideri: desiderio di vino e di alcolici, di cibi acidi: verdure in salamoia, olive. Amidacei: pasta, riso, pane. Alcol. Ostriche e latte che sono mal tollerati.

Avversioni: i tipi Lachesis digeriscono male il grano e le bevande calde. Possono avere desiderio o ripugnanza per il pane che non riescono a inghiottire. Lachesis è uno dei pochi rimedi che tollera il caffè, tranne che in menopausa. Ama le ostriche ma non le digerische (come Lycopodium)

Particolarità: caratteristica di Lachesis è l’esagerata sensibilità al tatto. Non riesce a sopportare la pressione dei vestiti, particolarmente alla gola e alla cintura. I malati sono molto eccitati. La parte sinistra del corpo è quella prevalentemente colpita. Il paziente Lachesis peggiora dormendo, così la mattina tutto è peggiore. Se molto stanco e dorme di più del solito, si sveglia peggio di prima. Tendenza al suicidio per annegamento.

Miglioramento: Lachesis sta meglio con ogni tipo di secrezione corporale sia fisiologica che patologica, come mestruazioni, defecazione, diarrea ecc., con la comparsa delle mestruazioni, mangiando, all’aria fresca, con bevande fredde, la sera, la notte. Col movimento, col caffè

Peggioramento: sul lato sinistro del corpo, indossando abiti stretti, attillati, accollati, con l’alcol, chiudendo gli occhi. Lachesis si aggrava col sonno: dopo aver dormito, tutti i suoi disturbi peggiorano. Con il contatto, la pressione, la costrizione (sia fisica che morale), Con il ritardo o la scomparsa delle mestruazioni, prima delle mestruazioni. Con le bevande calde, i bagni caldi. Sdraiati sul lato sinistro. Durante la menopausa. Coi primi caldi di primavera, per effetto del caldo, o l’esposizione al sole forte, in autunno, col tempo piovoso e con la foschia.

ANALISI DEI SINTOMI

Ritornando alla storia clinica di Luisa, notiamo che quasi tutta la sintomatologia della paziente è costituita da sintomi mentali che la stessa crede di non avere in quanto essi fanno ormai parte del suo modo di essere. La gelosia, la loquacità, le paure, le ansie, i complotti contro di lei, sono vissuti come reali e proiettati sul mondo esterno. I pochi sintomi fisici riscontrati sono anch’essi secondari allo stato mentale. Infatti l’anoressia oltre l’eccessivo dimagramento provoca anche la scomparsa del ciclo mestruale. Solo ora, dopo aver evidenziato la sintomatologia di Luisa e dopo aver verificato se questa rientra nella patogenesia e nella "tipologia" di Lachesis, vediamo finalmente di analizzare e gerarchizzare i sintomi più caratteristici della paziente sul Repertorio di Kent.

SINTOMI FISICI:

Pallore del viso. Troviamo questo sintomo nel Repertorio di Kent alla voce "Face - Expression sickly" (p. 374/b) dove compaiono 81 rimedi di cui solo 5 sono al 3° grado: Arsenicum album, Arsenicum hydrogenisatum, Cina, Lachesis e Lycopodium.

Espressione sofferente. Questo sintomo è riportato alla voce "Face - Expression suffering" (p. 375/a) dove sono presenti 50 rimedi tra i quali è presente Lachesis al 2° grado.

Magrezza eccessiva. Nel Repertorio di Kent alla voce "Lean people" (p. 1370/b) troviamo 17 rimedi tra i quali Ambra grisea, Calcarea phosphorica, Secale e Sulphur sono al 3° grado, mentre Lachesis compare al 1° grado.

Amenorrea. Il sintomo amenorrea dello stesso repertorio, alla voce "Menses absent, amenorrhoea" (p. 724/b) riporta ben 103 rimedi tra cui Lachesis al 2° grado.

SINTOMI MENTALI:

Ansia, specie al mattino. In "Anxiety morning" (p. 4/b) su 36 rimedi Lachesis è al 3° grado con Arsenicum, Graphytes e Phosphorus.

Ansia al risveglio. In "Anxiety waking, on" (p.4/b), su 25 rimedi Lachesis è al 3° grado solo con Graphytes.

Ansia riguardo la propria salute. In "Anxiety health, about" (p.7/a), su 33 rimedi Lachesis è al 1° grado. Solo Kali arsenicosum e Nitric acidum compaiono al 3° grado.

Anoressia. Per questo sintomo possiamo consultare le voci diminuizione dell’appetito: "Appetite, diminished" (p.476/b), e avversione al cibo "Avversion, food" (p.481/a), dove Lachesis compare sempre e al 1° grado in entrambe le voci.

Non sopporta costrizioni intorno al collo; senso di costrizione alla gola, bolo isterico. Questo sintomo, variamente riferito dalla paziente è presente in " Larynx and Trachea: Constriction" (p.746/b) e a "Constriction, larynx - during sleep" (p. 747/a) dove è sempre presente Lachesis, rispettivamente al 1° e al 3° grado.

Loquacità. In omeopatia abbiamo circa un centinaio di rimedi che presentano loquacità, ma tre in particolar modo: Hyosciamus, Lachesis e Stramonium che compaiono al 3° grado (p.63/a) alla voce "Loquacity". Se modalizziamo questo sintomo così come è espresso dalla paziente in linguaggio precipitoso e incoerente: "Speech hasty" e "Speech incoherent" (p. 81/b) il nostro veleno di serpente persiste a comparire sempre al massimo grado.

Gelosia. Il sintomo "Jealousy" (p.60/a) ha solo 18 rimedi con Lachesis al 3° grado insieme a Hyosciamus. Mentre la gelosia assurda, quanto irresistibile: "Jealousy, as foolish as it is irresistible" presenta come unico e solo rimedio il Lachesis al 2° grado.

Paura della morte è presente in moltissimi rimedi, almeno 103, tra i quali Lachesis compare al 2° grado in "Fear of death" (p.44/a).

Paura di avere una malattia cardiaca. In "Fear of heart disease" (p.45/b) troviamo solo 8 rimedi, con Lachesis al 1° grado.

Tristezza, depressione morale al mattino, al risveglio. In "Sadness, mental depression, morning" (p.75/b) sono presenti 59 rimedi, di cui l’unico al 3° grado è Lachesis. Nella sottovoce "al risveglio" ("Waking, on"), il numero di rimedi si riduce a 18 con Lachesis unico rimedio al 3° grado.

Si sente abbandonata specie al mattino. Questo sintomo peculiare lo ritroviamo in "Forsaken feeling, morning" (p.49/a) con solo tre rimedi, di cui Lachesis al 2° grado, mentre Carbo animalis e Carbo vegetabilis sono al 1° grado.

L’ansia per il futuro è un sintomo riportato in "Anxiety - future, about" (p. 7/a) dove tra numerosi rimedi Lachesis è ancora presente al 2° grado.

Superstiziosa. "Superstitious" (p. 85/b) è l’unico sintomo che non riporta Lachesis, ma solo due rimedi: Conium e Zincum. A questo proposito vale però la pena ricordare che Lachesis e Zincum hanno molti sintomi in comune, infatti nel veleno di questo serpente sono presenti alte concentrazioni di zinco.

CONSIDERAZIONI

Nel Repertorio del Kent i sintomi per cui la paziente è ricorsa alle cure mediche sono in gerarchia di repertorizzazione i meno significativi. Notiamo infatti che in molti dei sintomi mentali compare LACHESIS al 3° grado; solo il sintomo anoressia è al 2° grado e amenorrea al 1° grado. Più importanti e caratteristici sono in questo caso i sintomi mentali dove Lachesis è spesso al 3° grado con pochi altri rimedi o da solo. Consultati poi i sintomi generali, tra i rimedi che coprono l’intera sintomatologia di Luisa, resta sempre e solo LACHESIS. Ma il dato più importante è che in ogni sintomo di Luisa, sia fisico che mentale, compare sempre Lachesis in tutte le rubriche consultate, come se questo veleno fosse il comune denominatore di tutti i suoi disturbi fisici, mentali ed esistenziali, reattivi e non.

Il comportamento, la personalità, gli stati d’animo e i sintomi generali possono sempre variare perché rappresentano la forma reattiva più superficiale del rapporto individuo-ambiente, ma ciò che non varia è spesso il sentimento "psorico" profondo che ne condiziona sempre il comportamento verso un fine ben preciso anche se celato.

E’ il concetto di intenzionalità, di dinamicità della malattia che fa da tema principale, ed il tema di Lachesis è la debolezza, la disdetta, l’abbandono. Dice Hering: " Debole e sfortunata, in particolare al mattino al risveglio, quando si sente abbandonata; gli stessi sintomi se si sveglia di notte". Questo è il sentimento peculiare di abbandono di Lachesis: è così che Lachesis vive la sua psora e, guarda caso, tale sentimento si propone al mattino, quando inizia il confronto col mondo.

Sarebbe davvero interessante capire come i sistemi enzimatici e le catalasi di un veleno ofidico posseggano, nel loro codice analogico, il senso dell’abbandono e possano guarirlo secondo le leggi della similitudine.

 

LA TERAPIA

 

 

Dato che nel passato si erano già resi vani i tentativi di cura farmacologica tradizionale e psicoterapeutica, perchè rifiutate dalla paziente, Luisa fu trattata solo con LACHESIS che le venne somministrato in dosi uniche alla 30 CH, alla 200 CH, poi alla 1000 K e più tardi alla 10.000 K. Durante il trattamento si presentarono, in accordo alla legge di Hering, due episodi di faringo-tonsillite che la paziente non ricordava di avere avuto se non da bambina. Comparve anche un episodio di epistassi con sangue scuro. La paziente ricordò in quell’occasione che da ragazza aveva sofferto di frequenti epistassi che erano state trattate dallo specialista otorino mediante la cauterizzazione di un vaso sanguigno nasale ("Epistaxis suppressed " a p. 337/b sono presenti 19 rimedi con Lachesis 3° grado). Successivamente Luisa ebbe una fastidiosa crisi emorroidale come aveva già avuta in gravidanza ("Haemorrhoids, during pregnancy" a p. 629/b troviamo solo 11 rimedi con Lachesis al 2° grado), ma pian piano prese a migliorare. Ridimensionata la loquacità, nei colloqui successivi Luisa sa anche ascoltare e parla in modo più coerente anche se dopo la somministrazione di Lachesis 1000 K, la sua loquacità aveva quasi rasentato il delirio.

Luisa ha cominciato a nutrirsi e a cucinare, non sogna più il viso sghignazzante dell’amica, al mattino si sveglia più riposata e serena. Sono riapparse le mestruazioni e con esse il buon umore. Il marito non deve continuamente giurare che lui non c’entra niente con l’amica, perché Luisa ora capisce che la sua gelosia stava rovinando tutto. Negli ultimi colloqui scherza ricordando di quando voleva andare dall’avvocato e mi chiede se posso fare qualcosa anche per suo padre: "Sa, dottore, più invecchia e più i lati negativi del suo carattere peggiorano e mia madre ne fa sempre le spese; mi dispiace vederli in questo stato, in fondo mi hanno voluto bene a modo loro e gli errori che hanno commesso con me, spero di non ripeterli con mio figlio".

Ho rivisto Luisa circa sei mesi dopo l’ultima somministrazione di Lachesis per un controllo; pesava 52 Kg., i cicli mestruali erano regolari, l’appetito era buono, l’alimentazione regolare. Ha smesso volontariamente di assumere il tranquillante la sera e non è più andata dalla cartomante. Luisa ora sa che la amano, ora può amare ed essere felice.

 

IL LUTTO E LA PERDITA

 

Rivedo Luisa quattro anni più tardi in occasione di un altro abbandono; questa volta reale. Fino ad allora la paziente era stata sempre bene. Si tratta ora della morte del padre, deceduto per tumore polmonare. L’evento, com’era logico aspettarsi, ha fatto riaffiorare tutta la tematica esistenziale di Luisa: la perdita e l’abbandono. Giunge nel mio studio per "sindrome da lutto" e vari sintomi funzionali. Lamenta facilità al pianto, insonnia, palpitazioni cardiache, tristezza, diminuzione dell’appetito, nodo in gola con senso di costrizione al laringe specialmente al momento di addormentarsi e paura di soffocamento notturno. Questo sintomo è spesso l’espressione di perdita del senso della propria personalità, del conflitto tra il controllo costante del proprio senso d’identità da una parte e l’emergere di emozioni inconsce e sopite dall’altra. Il bolo isterico è spesso la tipica risposta della gola quando l’io ha difficoltà a respingere l’incedere delle forze emotive ed il senso di costrizione è una delle risposte a queste forze potentemente avvertite ma non vissute. Luisa ha un grande senso di colpa e rimorsi per aver spesso odiato il padre, per non averlo capito, per non aver dialogato con lui. Eros e Tanatos riemergono prepotentemente nell’attività onirica della paziente: sogna cimiteri, sogna il padre, sogna serpenti. Teme anche per se stessa, teme di morire o di essere sepolta ancora viva per poi svegliarsi nella bara. Anche in questa occasione i sintomi di Luisa rievocano prepotentemente le dinamiche del veleno ofidico. Tre dosi in successione di LACHESIS 30/LM - 45/LM - 60/LM in ragione di una dose la settimana permettono a Luisa di elaborare il lutto, di riappacificarsi col senso della vita e della morte. Come scrive E. C. Whitmont: " Il mistero dell’Omeopatia è prossimo al mistero della vita; è il paradosso dell’unità nascosta della sofferenza e della guarigione, il mistero del serpente le cui spire avvolgono l’albero della vita, l’emblema di Ermete, la guida delle anime, e di Esculapio, il Guaritore".

 

Dopo che Adamo ebbe mangiato dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse : "Dove sei?". Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perchè sono nudo, e mi sono nascosto". Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Rispose l’uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Allora il Signore Dio disse al serpente: "Poichè tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". Dal Libro della Genesi (3,9 - 15).

 

 

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