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Il
prugnolo in fitoterapia
Le
proprietà di una pianta dimenticata
Dott.
Fernando Piterà
Medico
– Chirurgo - Docente in Omeopatia, Fitoterapia e
Bioterapie
Arbusto
che cresce spontaneo negli incolti, lungo le strade di
campagna e nei campi inselvatichiti, il Prugnolo all'inizio
della primavera forma decorativi cespugli che si coprono di
un bel manto di fiori bianchi prima della comparsa delle
foglie. Le siepi ed i margini dei boschi si trovano in
aprile decorati dei suoi numerosi fiori candidi e
piacevolmente profumati. Un tempo questa pianta era
utilizzata nella tradizione popolare per diversi usi di
medicina domestica, atta ad alleviare diversi disturbi della
vita quotidiana ed i fumatori di pipa mescolavano le sue
foglie essiccate con il tabacco. Ormai quasi dimenticato
dalla fitoterapia, il Prugnolo presenta invece proprietà
medicamentose di tutto rispetto. L'Autore, ,ripercorrendo
l'iter terapeutico nella storia della fitoterapia
tradizionale ridona dignità terapeutica a questa umile e
interessante pianta officinale utilizzata anche in
Gemmoterapia e in Omeopatia.
Divisione:
Angiospemae
Classe:
Dicotyledones
Ordine:
Rosales
Fam.:
Rosaceae
Francia:
Epine noir, Prunellier, Prunier épineux, Sibarelle;
Germania:
Dornschlehe, Schlehbusch, Schlehendorn, Sclehe, Schlehenflaume,
Schwarzdorn;
Inglilterra:
Blackthorn, Sloe
Spagna:
Arenon, Asarero, Bruneiro, Brunera, Endrino, Endrinera,
Espino negro.
Nomi
comuni: Nero spino, Prùgnolo, Pruno selvatico,
Prugnolaro, Prugno spinoso, Pruno selvatico, Pruno
silvestre, Pruno spinoso, Pruno di macchia, Sgancio, Spino
nero, Spino prùgnolo, Strozzapreti, Susino di macchia,
Susino selvatico, Vegro.
Nomi
dialettali:
Abruzzo:
Attignola (Teramo), Brògnolo, Lècina selvaggia (Chieti),
Trignaccio, Vrùgnele
Basilicata:
Atregno, Atrigno, Latrigno (Potenza), Trigno,
Speniello.
Calabria:
Agrejaro, Brugnara, Cacòmila, Crignara, Cucumile, Maròpula
(Laureana) Prigno, Pruno servaggio.
Campania:
Aulècene, Brognola, Lecinella, Prognuolo (Salerno),
Prugnola, Pruna selvaggia, Spina trigna (Napoli), Spine (Avellino),
Spino trinco, Trigna.
Emilia:
Bergnol da macia (Reggio), Bergnol salvadegh, Bocche
nigre, Boch nigher, Brugna salvadga (Parma), Brugnoc
Piacenza), Brugnol, Brugnolo, Brugnol salvadegh, Brugnol da
seva, Proegn, Prognol d'azaeda (Bolog-na); Prugnòl,
Spèin brugnòl, Spèn burzòl (Romagna), Spìn (Mo a), Spin
negher,
Friuli:
Baràzz, Baràzz di bosch; Ciafojepredis,
Schhiafojepredis, S-ciafujite.
Lazio:
Pruno di macchia (Roma).
Liguria:
Bossan, Bossorina (Carcare), Brignette, Brignoea, Brignòn
sarvaegu (Genova), Brignuettu, Brignunsè (Castagno la),
Brignu sai-vatec, Brussarina (Bardineto), Bussain-e
(Savona), Bussarina (Sella), Bussulin-e (Ponti di Nava),
Strossagatti (Sa ana), Uga de ratti (Chiava-
Lombardia:
Bregn, Brígnet (Pavia), Brignoe, Brignoei (Bergamo),
Brognoel (Brescia), Brognoni, Brugna salvadega (Como),
Brugnoc (Canton Ticino), Brugnoel, Brugnòlo, Brugnon, Spi
brognai, Spibrognoei, Strangola-can (Milano), Strangula cà;
Strangola-prèt (Valle Canwnica).
Marche:
Brugno selvatico, Brugno-lo; Prognolo bastardo (Ascoli),
Sgancio,
Piemonte:
Bargnoe, Bargnon (Carpeneto), Bergna (Novara), Bergnett,
Bergnolin, Bosso, Bosso neir, Brignet (Alessandria), Brignette, Brignette d'le
cioende, Brignole, Brignolo
(Massello), Brignot, Brugnoe, Prugnoel, P'russèt (Cuneo),
Spina neira; Spino neiro (Torino).
Pùglia:
Atrigna, Atrigno, Cascavella (Bari), Tregna, Trigno,
Strignudo, Stfignuolo.
Sardegna:
Pruna aresti, Pruniccia (Alghero), Prunischedda (Sassan),
Prunisedda, Prunisedda margiani (Tortoli), Prunizza,
Prunixedda (Cagliari), Prunizzu.
Sicilia:
Atrigneddu servaggiu (Palermo), Atrigno, Brugnara
(Messina), Brugnolara, Brugnolo, Prignolu, Prunara servaggia,
Prunu atrignu, Prunu de S. Petru (Etna),
Toscana:
Prugno, Prugnolo, Pruno selvatico, Sgancio, Spino
nero, Strignicùli (Pisa), Strozzapreti (Monte Murlo),
Susino di macchia, Susino dei pruni, Susino prùgnolo,
Susino selvatico, Vegro.
Umbria:
Brugneletta (Bevagna), Spino.
Veneto:
Brognolar, Brombiolar (Verona), Brombolè (Treviso), Brugnòi,
Brugnolaro (Padova), Corgnoler (Belluno), Parombolèr, Spin
brugnòl (Mantova), Spin negro.
DESCREIONE
BOTANICA
Il
Prugnolo (Prunus spinosa L.) è un arbusto spinoso a
lento accrescimento, dal fogliame caduco, alto mediamente da
0,503 metri, che può raggiungere i 4-5 metri a seconda del
portamento e dell'ambiente. Ha chioma irregolare e
assai rada, mentre il portamento è generalmente
arbustivo e cespuglioso, più raramente ad alberello. Il tronco
o meglio il fusto è talvolta eretto, spesso contorto, a
volte mancante. La corteccia è grigio-nerastra,
lucente. I rami ed i fusti sono sottili, quasi senza
formare un fusto principale. Possiede ramificazioni presenti
anche nella parte bassa del fusto, il quale tende a
dividersi formando un arbusto cespuglioso. I giovani rami
sono inizialmente pelosi, per poi diventare glabri, con
corteccia da prima grigio-rossiccia o bruno-ocracea e poi
brunastro-grigiastra, rugosi, molto spinosi, con spine acute
e pungenti, serrati e aggrovigliati. Polloni glabri
con corteccia glauca e legno con odore di mele.
Le
sue radici sono stolonifere, sviluppate ed espanse,
dalle quali il Prugnolo emette vigorosi polloni che
contribuiscono a diffonderlo sino a formare macchie molto
estese, talvolta impenetrabili. Colonizza anche boscaglie,
pendii aridi e macchie, sia di consociazioni mediterranee,
sia unito ad altre essenze arbustive lungo i corsi d'acqua,
le siepi e lungo le strade di campagna.
Le
foglie sono alterne, lunghe 24 cm. , acutamente
seghettate al margine, con lamina ellittica-obovalata, larga
la metà della lunghezza; provvista di breve picciolo (4-5
mm). La superficie fogliare superiore è di colore verde
scuro e glabra; quella inferiore più chiara, provvista di
pelosità lungo le nervature. Alla base della lamina
sono presenti dei nettarii poco evidenti; le brattee sono
caduche. Il fogliame assume in autunno un'intensa tonalità
giallo-brunastra.
I
fiori si sviluppano molto prima della fogliazione, e
compaiono a migliaia, per poco tempo, da marzo a maggio.
Sono ermafroditi, di circa 1-2 cm., isolati o riuniti
a tre su corti rametti recanti foglie squamiformi. Hanno peduncoli
coirti proposti di piccolissimi peli unicellulari
di forma conica. Il calice è lungo 1,5-2 mm., la coppa del ricettacolo
è piccola (2-3 mm) e verde, provvista all'orlo di 5 petali
lanceolati, minutamente dentati. Fiori formati da 5 petali
bianchi obovati di 5-6 mm., provvisti di 20 stami, lunghi
quanto la corolla, con antere gialle, raramente
rossastre. L'ovario è glabro, con stilo lungo
circa come i filamenti degli stami e stimma a
capocchia. Emanano odore di miele e producono abbondante
nettare. I granuli pollinici sono sferici, con esina
sottile e tre pori germinativi (microscopio).
I
frutti sono drupe sferiche di 10-15 mm. di diametro o
al massimo grandi come una nocciola, brevemente peduncolate
e coperte da una patina bluastra che diventa blu-nerastra a
maturità. Nocciolo grosso 8-9 mm., a superficie
rugosa, di colore giallo bruno, appiattito, distaccantesi a
maturità dalla poca polpa del frutto. Il frutto ha un
sapore aspro, molto acidulo e allappante che diventa poco più
dolce dopo il primo gelo. Fruttifica da settembre a ottobre
con drupe lungamente persistenti sui rami, mangiate
volentieri da uccelli, lepri e volpi.
Ha
gemme laterali patenti, disposte sui rami più
lunghi; da quelle inferiori originano rametti spinosi,
mentre dalle superiori si sviluppano corti rami interni.
Gemma terminale sempre presente, lunga 1-2 mm. Il legno
è duro, con alburno rossastro e duramen rosso-bruno.
Origine:
pianta originaria dell'Asia settentrionale e dell'Europa
anche se alcuni autori sostengono che la sua
naturalizzazione europea sia postuma.
Distribuzione:
la sua diffusione è paleartica; il suo areale si
estende infatti dalla maggior parte dell'Europa, fino al 60°N
in Scandinavia, all'Asia occidentale fino all'lran, alla
Siberia sud-occidentale e al Nord-Africa (Tunisia). In
Scandinavia è limitato alle regioni meridionali della
penisola, mentre verso oriente raggiunge il Volga. Manca
nell'Europa Nord-occidentale, ma si estende nel Sud Europa
fino al Caucaso. In America settentrionale è presente in
forma inselvatichita. Sulle Alpi settentrionali raggiunge i
1000 metri; spingendosi fino a 1500 m. nelle Alpi
meridionali. In Italia è diffuso in tutte le regioni,
comprese le isole, come specie autoctona tipica delle siepi
miste, dalla pianura fino a 1.500 metri di quota.
Ambiente:
specie rustica e senza particolari esigenze climatiche,
si adatta molto bene anche a substrati argilloso-calcarei,
sassosi, aridi e poveri di azoto. Il Prugnolo ama la luce e
non sopporta a lungo l'ombra, cresce sulle pendici
soleggiate dalla pianura al piano montano sino a quota di
1500 metri. Lo si trova ai margini dei boschi cedui, nelle
macchie, nelle lande, nelle siepi, nei valloni, ai margini
dei campi, cespuglieti, siepi, nei luoghi sassosi, nei prati
e nei vigneti abbandonati. In terreni aridi e pietrosi, il
Prugnolo cresce sparso a piccoli cespugli; preferisce però
terreni ricchi di sali nutritizi, profondi spesso calcarci,
sabbiosi o sassosi, dendritici o a tessitura fine, in
ambienti soleggiati, temperati. In condizioni ottimali può
formare in breve tempo agglomerati molto fitti che superano
l'altezza di un uomo, espandendosi con i suoi germogli
radicali. Per tale motivo consente di creare siepi
impenetrabili.
Fitosociologia:
vive consacrandosi al Biancospino, all' Acero campestre,
alla Roverella, al Ciliegio selvatico, al Crespino, al
Corniolo, all'Edera, al Ligustro, al Melo selvatico, al
Nocciolo, ai Rovi, alle Rose selvatiche, Rosa canina, al
Sanguinello, all'Evonimo, al Viburno lantana e alla Ginestra
tubercolosa.
Longevità:
arbusto abbastanza longevo vive in media 60-70 anni.
MALATTIE
DEL PRUGNOLO
Agenti
patogeni: agenti di malattia del Prugnolo sono i
batteri, funghi ed altre entità infettive. Le principali
malattie a cui la pianta va soggetta sono:
-
Colpo di fuoco batterico dovuto a Erwinia amylovora
var. amylovora;
Disseccamenti
rameali dovuti ai funghi Coryernus bejgerinckii e
alla Monilia laxa
Stereum
purpureum e Verticillium spp, funghi che causano
tracheomicosi e necrosi del tessuto legnoso.
Parassiti
animali:
Afide
verde, Afide Afidefarinoso e altri Afidi di
varie specie che infestano solitamente la vegetazione;
-
Aporia crataegi, bruco licenide che si nutre delle sue
foglie;
Hyponomeuta
padillus, lepidottero defogliatore allo stadio lar-vale
che provoca gravi defogliazioni
producendo
vistosi nidi a ragnatela (ragna) sui rametti
"pelati"-
Iphiclides
podalirius, papilionide defogliatore - Larve di altre
specie di lepidotteri defogliatori ma in misura
meno
frequente.
SIMOLISMO
Pianta
ribelle alla coltura e che non vuole essere trapiantata, il
Prugnolo è simbolo di indipendenza. Nelle antiche credenze
popolari era considerato albero magico: l'impenetrabile
intreccio dei suoi rami poteva ospitare il bene e il male.
Si credeva che piantandolo davanti alle case, queste fossero
protette dal fuoco e dai fulmini, mentre gli abitanti lo
erano delle malattie. Portato addosso il pruno selvatico
allontana il male e le calamità ed elimina i demoni e le
negatività. 1 bastoni da passeggio costruiti dai suoi rami
erano un tempo apprezzati dai contadini e detti
"bastoni di spino"; dovevano proteggere il
viandante dalle forze oscure del male che si potevano
nascondere nelle siepi di Prugnolo lungo i sentieri. A volte
il suo legno era usato per preparare bacchette per la
divinazione e bacchette per desideri. Queste ultime venivano
usate in quasi tutti i riti magici.
ETNOMEDICINA
Nòccioli
di Prugnolo rinvenuti in villaggi palafittici dei laghi
nordici e del Varese testimoniano quanto sia antica
l'utilizzazione di questa pianta. Ormai quasi dimenticato in
fitoterapia, il Prùgnolo veniva un tempo usato come
medicinale per la preparazione di numerose ricette popolari.
Le popolazioni rurali utilizzavano tutte le parti del
prugnolo per uso medico. La corteccia era usata come
febbrifugo, i fiori erano impiegati come lassativi e
vermifughi, come calmanti, diuretici e depurativi e
godevano, in medicina domestica, di una certa fama nella
cura delle malattie sierose, nelle quali aiutavano ad
eliminare i liquidi. 1 frutti, se sono raccolti dopo le
prime gelate, perdono il sapore asprigno e astringente che
li rende immangiabili e diventano più gradevoli e accetti
al palato. Alcune popolazioni dell'arco alpino usano
raccogliere i frutti e metterli a macerare nella grappa e
bevono poi il liquore puro o diluito con acqua, come
corroborante, contro le diarree e i disturbi intestinali. Il
fusto della pianta era impiegato in lavori artigianali per
ottenere ritorti bastoni da passeggio. La corteccia era
utilizzata per la sua attività antipiretica ma anche per
conciare le pelli e tingere in nero, in virtù del suo
contenuto in tannini. Le foglie erano utilizzate come
surrogato del thè. La pianta in Italia viene spesso confusa
e chiamata erroneamente "Biancospino" ed è usata
per sofisticare lo stesso.
MEDICINA
TRADIZIONALE
Un
primo accenno sull'utilizzo della pianta a scopo medicinale
lo troviamo in Dioscoride che consigliava le
foglie cotte nel vino da utilizzare in lozioni e gargarismi
nelle affezioni dell'ugola, delle gengive e delle tonsille.
Sempre secondo Dioscoride, la resina che trasuda dai
fusti bevuta nel vino, facilita l'espulsione dei calcoli
vescicali. Il Durante, nel suo Erbario così descrive
le proprietà del Prugnolo per uso interno:
I
frutti si danno utilmente conditi con mele nei vomiti e
nella dissenteria, e nei flussi del ventre, e al medesimo
vale il vino fatto dei detti frutti e la loro decozione.
L'acqua stillata dai fiori, e bevuta al peso di quattr'once,
ammazza i vermini del corpo. La medesima vale ai dolori del
costato. E si fa più gagliarda se si macerano gli fiori in
vino acro per una notte, e poi si stillano a bagno caldo;
perciochè vale querst'acqua alle gravezze e punture del
costato e del cuore, e dello stomaco. Si faccia del polpa
dei frutti la mostarda, cocendoli come si là dell'uva
rossa, aggiungendovi poi senape, mosto cotto e altre cose
". Riguardo l'uso esterno della stessa pianta, il
Durante prosegue: 'Cotte giungendovi le prune selvatiche con
le scorze delle radici della sua pianta nel vino brusco,
ovvero nell'acqua ferrata, sanano l'ulcere e i flussi della
bocca, della lingua e delle gengive, de l'ugola e del
gorguzzole, gargarizzandosi la sua decozione, e lavandosene
la bocca: onde conferisce a coloro, che unti d'argento vivo
hanno la bocca ulcerata, ed il flusso continuo dello sputo,
massimamente aggiuntovi il licio, l'alume, e il mele rosato.
Sedendosi nella medesima decozione, ristagna il flusso del
mestruo. L'acqua stillata dai fiori, giova alle flussioni
degli occhi. 1 frutti, avanti che si maturino, pesti e messi
nella botte, ben mescolando, racconciano il vino guasto: e a
questo effetto si possono serbare i frutti tutto l'anno,
seccandoli al sole.
La
corteccia in polvere o in decotto veniva adoperata come
diuretica, febbrifuga e astringente delle vie digerenti. Per
uso esterno venne impiegata in semicupi nel prolasso del
retto e dell'utero. La scorza del fusto era impiegata come febbrifuga
e antiperiodica. Il Maratti riteneva che la corteccia
avesse la stessa efficacia della scorza di china, proprietà
condivisa dal Dott. Inch di Monaco che la considerava
il migliore dei febbrifughi indigeni; il Dupuy affermava la
stessa cosa. Come astringente la corteccia di Prugnolo, al
pari delle sue foglie e dei suoi frutti, fu molto lodata e
consigliata nella dissenteria da medici come Coste, Nebel,
Roques e Wllement. L'infuso di foglie al 2% era
prescritto per gargarismi astringenti e come depurativo, al
5% per irrigazioni antileucorroiche. Corteccia e foglie
ebbero in passato fama di antiasmatiche e antidiabetiche. Le
foglie fecero parte della formula dell' "unguento della
contessa". In alcuni paesi del Nord-Europa, con le
foglie infuse nell'acqua bollente, si prepara un thè
utilizzato come corroborante dello stomaco e depurativo del
sangue. Un altro tipo di the, preparato facendo bollire
molti fiori in acqua, nella birra o nel vino serve come
blando purgante per adulti e bambini, utilizzato anche per i
dolori dei reni, della vescica e dell'uretra. Anche i fiori
ancora in boccio vennero utilizzati come depurativi, in
forma di thè.
I
fiori di Prugnolo sono dotati di proprietà
depurative, diuretiche, lassative (particolarmente adatti ai
bambini) , stomatiche, toniche, calmanti e
vermifughe; furono anche usati nelle pleuriti come
sudoriferi e contro l'idropisia. Il Murray ne
raccomandava l'uso come lassativi. Per il contenuto in acido
cianidrico i fiori freschi devono essere usati con cautela
attenendosi scrupolosamente alle dosi consigliate. le dosi
usuali con fiori secchi non sono da temersi effetti
collaterali.
I
frutti hanno proprietà astringenti e antidiarroiche,
utilizzati anch' essi in gargarismi per la cura del mal di
gola. Gli stessi, macerati, servono per la produzione di un
noto liquore: la prunella. Il succo delle bacche contuse,
fatto condensare a calore leggero e costante finchè non
diventava duro e nero come il succo di liquirizia, veniva
chiamato Acacia nostra o Acacia germanica (per distinguerlo
dal succo dell'Acacia Catechu) ed era utilizzato nei flussi
di sangue, nelle diarree e nei vomiti alla dose di 60
centigrammi fino a 4 grammi.
La
mandorla del nocciolo di Prunus spinosa contiene
Amigdalina, glucoside cianogenetico dalle proprietà
tossiche, contenute anche nelle mandorle amare del Prunus
amygdalus.
I
FIORI (PRUNI SPINOSAE FLOS)
Sinoninú
: il fiore di Pruno selvatico è detto anche Flores
Acaciae (germanicae) o Flores Acàciae nostratis, ma questa
denominazione non ha niente a che fare con le Acacie dei
botanici, nè con la nostra Acacia comune.
Francia :
Fleurs d'épine noire; Fleurs de prunellier.
Germania:
Schlehenbluten; Schwarzdombluten.
Inghilterra:
Blackthom flowers.
Componenti
e principi attivi: La droga è costituita dai fiori
disseccati di Pruno selvatico e dalle loro preparazioni. Componenti
principali sono: glucosidi cianogenetici o glicosidi
dell'acido cianidrico (Amigdalina) e tracce di acido
cianidrico nei fiori freschi; glicosidi della
quercetina e del kempferolo (tra cui quercitrina, rutina,
iperoside); Flavonoidi ad azione antiflogistica
(Kaempferol-3,7diramnoside); derivati flavonici ad azione
antiasmatica tra i quali il kaempferolo; Canferolo,
glucoside ad azione diuretica; composti cumarinici (?);
nitrilglicosidi; lactoni; benzaldeide; pr-unasoside;
sostanze tanniche; oli essenziali; resina; gomma e sali
organici.
Epoca
di raccolta: Febbraio-Aprile.
Provenienza:
la droga è quasi assente nel mercato erboristico
italiano. Quella importata proviene solitamente dalla
raccolta di piante spontanee dell'Europa orientale e
sud-orientale (Albania, Bulgaria, ,Jugoslavia, Ungheria).
Istruzioni:
i fiori si raccolgono quando cominciano ad aprirsi o
appena schiusi per la loro facilità a deteriorarsi,
scegliendo i migliori; raccolti dopo perdono i petali.
Cogliere lontano da strade o sorgenti inquinanti. Procedere
ad essicazione accurata, all'ombra in strati sottili ed in
ambiente asciutto; stagionatura 3-4 giorni, rimuovendo.
Imballo in sacchetti di iuta o carta.
Resa:
15% circa.
Conservazione:
al riparo della luce e dall'umidità. Scadenza dopo un
anno perchè la droga tende a diventare di color bruno-
scuro e di aspetto sgradevole.
Indicazioni
e Proprietà: i fiori sono depurativi e attivatori del
ricambio (gotta, reumatismi), blandi lassativi per bambini,
diuretici, diaforetici, espettoranti, tonici stomachici,
vermifughi. La droga può essere anche usata in miscele per
correggere tisane.
Ricettario:
dosi e prescrizione. Uso interno: secondo Favrichon
il the di Prugnolo selvatico si prepara versando
una tazza d'acqua bollente sopra 7-9 grarnmi di fiori e si
lascia infondere per 15-20 minuti (per i bambini dose
minore); oppure si fanno bollire per uno o due minuti 2-3
grammi di fiori in una tazza d'acqua assumendone una tazza
al giorno per 3-4 giorni. Infuso al 2-3 %
(20-30 g per un litro d'acqua), da 1 a 3 tazzine; un
bicchiere al mattino a stomaco vuoto o alla sera prima di
coricarsi come blando lassativo raccomandato ai bambini,
vecchi, deboli e convalescenti. Un cucchiaino ogni 2 ore
come sedativo urinaiio. lnftuso al 3-4 % per dosi
differenti a secondo della necessità negli adulti, accentua
il ricambio e fa dimagrire; utile nelle cure dimagranti (per
effetto blandamente diuretico e spasmolitico). Oppure 2
cucchiaini o 1 cucchiaio da thè di fiori tritati per una
tazza d'acqua bollente; lasciar riposare 10 minuti e bere
nella giornata sino ad un massimo di 2-3 tazzine (o a
cucchiai). Questo infuso è lassativo per bambini, sedativo
della tosse e vermifugo. Il decotto preparato con i fiori,
è particolarmente indicato per i bambini (5 grammi per
1/4 di litro d'acqua) è leggermente purgativo, depurativo e
dimagrante; può essere anche prescritto contro i crampi di
stomaco e le varie affezioni esantematiche, per le affezioni
renali e della vescica. Contro l'acne bere 2 tazze al giorno
(una al mattino a digiuno e uno alla sera) di un infuso
preparato con 50 grammi di fiori in un litro di acqua
bollente e lasciato riposare per 10 minuti e filtrato. Il
decotto fatto fermentare assieme al mosto è un tonico
nervino.
Uso
esterno: infuso al 5% per semicupi nell'amenorrea e
nella dismenorrea. Il decotto con aggiunta di sale e cenere
serve anche per pediluvi.
Effetti
collaterali e indesiderati: sino ad oggi non sono stati
sperimentalmente evidenziati.
Precauzioni:
tutte le parti della pianta vanno utilizzate su
consiglio del medico.
Preparazione
e specialità: in Germania i fiori di prugnolo
costituiscono alcune tisane
lassative
o in quelle conosciute come "depurativi del
sangue". Gli estratti dei fiori
sono
contenuti in alcuni espettorati e lassativi e in un modesto
numero di specialità.
Uno
sciroppo a base di prugnolo è utilizzato in Medicina
Antroposofica.
Sofisticazioini:
si deve prestare attenzione alle aggiunte di spine,
resti di foglie e parti di fusto che vanno scartati. Anche
se rara, è possibile la sofisticazione con i fiori di Prunus
padus L. (sin. Prunus avium Mill.) i quali però sono più
grandi, possiedono sepali ripiegati all'indietro e sono
provvisti di numerosi peli tubulari a parete sottile sulla
parte interna dell'asse fiorale; inoltre, i denti dei sepali
sono provvisti di grosse fimbrie ghiandolari. 1 fiori di
Prùgnolo,
a loro volta, sono utilizzati per adulterare il Biancospino
del commercio.
Riconoscimento:
i fiori di Pr-ugnolo si distinguono facilmente da quelli
del Cotoneaster Piracantha (Agazzino) e da quelli di Grataegus
oxyacantha (Biancospino), somiglianti di forma, ma con
ovario infero (tranne il biancospino delle siepi) e 2-5
stili.
Monografia
della Commissione E : Pruni spinosac flos (Schlehdombluten)
BAnz. Nr.101 del l. 6.1990.
Farmacopee:
è iscritto nella Farmacopea francese e svizzera;
Ph. Fr.X: Pr-unus spinosa P.P.H. Da noi, pur essendo
abbastanza diffuso ' è pochissimo richiesto e pertanto di
difficile reperibilità sul mercato.
LE
FOGLIE (PRUNI SPINOSAE FOLIUM)
Componenti
e principi attivi: Flavonoidi:
kaempferol-3,7-diramnoside (azione antiinfiammatoria),
cumarine, nitriglicosidi, benzaldeide, prunasoside,
amigdalina (meno dei fiori).
Epoca
di raccolta: da Maggio a Settembre.
Proprietà:
antidiabetiche, antiasmatiche, astringenti, depurativi,
dissetanti
Ricettario:
dosi e prescrizioni. Uso interno: Infuso al 2%
due bicchieri. Un cucchiaio di foglie e di corteccia
sminuzzati e mescolati insieme: bollire per 10 minuti in una
grande tazza d'acqua, lasciar riposare e si beva in due
volte nella giornata. Infuso al 3-4% come
dissetante in sostituzione del thè. Tisa a12-3% una tazza
al mattino a stomaco vuoto, come depuratrivo del sangue e
dell'organismo. Si può preparare un decotto mettendo
a bollire 1 cucchiaio da dessert di foglie, fiori o
corteccia per 2 minuti in 1 tazza d'acqua; lasciare in
infusione per 10 minuti e berne 2 tazze tra i pasti.
Uso
esterno: gargarismi astringenti per lievi flogosi
delle mucose orofaringee. Infuso al 5- 8 % per
gargarismi nel mal di gola e come irrigazioni vaginali in
caso di leucorrea.
CORTECCIA
(PRUNI SPINOSAE CORTEX)
Componenti
e principi attivi: La corteccia contiene: Florizina;
Olio essenziale e Tannini.
Epoca
di raccolta: primavera ed autunno.
Istruzioni:
asportare la corteccia dai giovani rami e seccare bene.
Stagionatura per 4-5 giorni.
Conservazione:
al riparo della luce e dall'umidità. Imballo in sacchi.
Indicazioni
e proprietà: amara, antiasmatica, antidiabetica,
astringente delle vie digerenti, costipante, diuretica e
febbrifuga.
Ricettario:
dosi e prescrizioni: il decotto al
2-,3-4%, due o
tre
bicchieri al giorno o equivalente quantità a cucchiai
lontano dai pasti, nei catarri intestinali, nelle diarree e
dissenterie; un cucchiaio ogni ora in caso di attacchi
febbrili. Tintura: da 1-5 gocce sino a 20-30 gocce
2-3 volte nelle 24 ore. Uso esterno: decotto al 3-5%
per gargarismi con le stesse indicazioni per le foglie e
frutti; per semicupi nel prollasso rettale e dell'utero. Per
maniluvi e pediluvi nell'iperidrosi delle estremità:
decotto di 5 grammi di corteccia in 100 ml di acqua per fare
lavaggi e bagni parziali.
IL
FRUTTO (PRUNI SPINOSAE FRUCTUS)
Componenti
e principi attivi: la droga è costituita dai frutti
maturi, freschi o disseccati di Pruno selvatico, come pure
dalle loro preparazioni a dose attiva. Nei frutti sono
presenti: composti fenolici: peonidol3-glucoside,
peonidol-3-rutinoside, glicosidi del quercetolo, acido
caeil-3'-chinico; la punicianina, un digiucoside che per
idrolisi da' glucosio e ramnosi; sostanza fluorescente
affine all'esculina dell'Ippocastagno Flobafene; acidi
organici (acido malico circa 3%); zuccheri: fruttosio;
aminoacidi; Pectine e Polisaccaiidi pectici; sostanza
colorante, un pigmento rosso; Tannini e Vitamina C.
Epoca
di raccolta: settembre- ottobre Istruzioni: raccogliere
a completa maturazione, alla quale resistono ostinatamente.
Il sapore a maturazione è dolcigno-acidulo anzichè
aspro-acerbo. Odore lieve, sapore arcigno-restiingente. Resa:
25%
Conservazione:
Dopo accurata cernita, essicazione prolungata ed imballo
in sacchiere o casse.
Proprietà:
Astringenti, antidiarroici, tonici generali. L'estratto
acquoso dei frutti freschi ha dimostrato di possedere
un'azione antidepressiva per azione di stimolo sulla
serotonina.
Indicazioni:
il frutto è risultato utile nelle flogosi delle mucose
orofaringee, nelle diarree e negli stati di ipostenia e
depressione.
Ricettario:
dosi e preparazioni: Uso interno: il frutto può
essere utilizzato come droga contusa in infusi ed altri
preparati galenici per colluttori. Dose giornaliera media
suggerita: 24 grammi di droga o la dose corrispondente delle
varie preparazioni. Il succo dei frutti può essere
usato per gargarismi contro stomatiti, faringiti, gengiviti,
afte e ulcerazioni del cavo orale. Decotto al
5% come antisudorifero e astringente; al 5-8% per sciacqui
nelle irritazioni del cavo orale. Contro l'affaticamento e
l'astenia preparare un decotto con 40 grammi di
frutti per un litro d'acqua, lasciare bollire per 5 minuti e
bere nella giornata. Per favorire e stimolare la crescita
nella pubertà, bere un decotto ottenuto facendo bollire 50
grammi di frutti in un litro di acqua per 5 minuti; da bere
nella giornata. Lo stesso decotto aiuta a combattere i
foruncoli; berne due tazze al giorno.. Per ottenere un
decotto da utilizzare in caso di stanchezza, affaticamento e
debolezza fisica: 40 grammi di frutti maturi da bollire in
un litro d'acqua per 5 minuti, si lasci a macero sino a
raffreddamento e bere nella giornata. La pasta
dei frutti maturi in dosi di 20-50 grammi al giorno, sono
indicati nella debolezza di stomaco, diarrea e dolori
renali. I frutti sono da utilizzare per conserve,
marmellate, ratafià, vino di prugnolo. Distillando i
frutti di Prunus spinosa si ottiene un liquore migliore del
kirsch (il quale, invece, è ottenuto con le drupe
schiacciate del Prunus avium L. ed è considerato tra i più
gradevoli stimolanti delle vie digestive). Acquavite da bere
a bicchierini, anche se fortemente tannici. I frutti possono
essere utilizzati per aromatizzare la grappa. Il liquore
"Fourderaine" della Francia settentrionale si
ottiene macerando per un mese un chilo di frutti contusi in
un litro di acquavite e quindi filtrando; si aggiunge poi
per ogni litro mezzo chilo di sciroppo semplice di zucchero.
Lo sciroppo ricavato dai frutti secchi, come
correttivo del sapore per composti contenenti ioduri. I
frutti mangiati freschi con succo di limone come vitaminici
ed efficenti nelle affezioni delle vie urinarie. Una
manciata per litro: bollire alcuni minuti, bere al bisogno. Marmellata:
cuocere 1 Kg di frutti con 250 grammi di vino
bianco, 250 grammi d'acqua, la parte gialla grattugiata
della scorza di mezzo limone, un pizzico di cannella ed un
chiodo di garofano. Quando tutto il liquido è evaporato,
passare a setaccio per togliere i noccioli e conservare in
vasellame sterile. Liquore: macerare per 60 giorni
500 grammi di frutti schiacciati in un litro di grappa con
un pizzico di cannella ed un bastoncino di vaniglia. A tempo
trascorso, colare e spremere accuratamente, aggiungere uno
sciroppo ottenuto da 320 g. di zucchero sciolto in 180 g. di
acqua. Mescolare bene e lasciare stagionare per qualche
mese. Si prenda puro o diluito in acqua calda o fredda come
corroborante e contro i disturbi intestinali. Con i frutti
si può preparare un'insalata al succo di limone, efficace
nelle affezioni della vescica e dei reni. Uso esterno:
ridotti in poltiglia ed applicati, calmano
l'infiammazione e servono anche per maschere di bellezza
spiccatamente astringenti. E decotto dei frutti non
del tutto maturi (un pugno in mezzo litro d'acqua) per
sciacqui e gargarismi risolve le infiammazioni del cavo
orale
Effetti
collaterali e indesiderati: Non sono stati sino ad oggi,
sperimentalmente evidenziati.
Interazioni:
Non sono state, ad oggi, sperimentalmente evidenziate.
Monografia
della Commissione E: Pruni spinosae fruc" (Schllìdo
chte) BAnz. Nr. 101 del 1.6.1990.
LE
GEMME (PRUNI SPINOSAE TURIO)
Materia
prima e preparazione. Il derivato meristematico
di Prugnolo ricavato dalle gemme, è di recente introduzione
in fitoterapia e si ottiene mediante macerazione in
appropriata soluzione idrogliceroalcolica delle gemme
fresche raccolte all'inizio della primavera prima della loro
schiusura. Per quanto riguarda il metodo estrattivo, esso
non si discosta da quello comunemente usato per i macerati
glicerinati (Gemmodeiivati) ed è indicato come: Pruns
spinosa gemme, MG 1 DH.
ORGANOTROPISMO
E SINDROME BIOLOGICA SPERIMENTALE
L’organotropismo
di Prunus spinosa è diretto al sistema nervoso
centrale, al cuore, all'apparato circolatorio, al canale
intestinale e all'occhio. In misura minore, ma con
effetti tutt'altro che trascurabili,interessa anche cute,
polmoni, reni e utero. Le gemme di Prunus spinosa hanno
dimostrato clinicamente di possedere importanti ed
interessanti proprietà terapcutiche. Esse riattivano l'asse
ipotalamo-ipofiso-surrenalico e stimolano il sistema
immunitario. La loro azione biochimica consente di
riattivare il ricambio purinico (gotta) e di stimolare la
parte endocrina del pancreas (diabete).
PROPRIETA’
1
gemmoderivato di Prunus spinosa presenta un'azione complessa
e articolata su diversi spazi biologici. Sul piano generale
Prunus spinosa si comporta da antiinfiammatorio, da
tonico e da stimolatore quando l'organismo è
stato debilitato da malattie spossanti, da condizioni
inquinanti, logoranti e stressanti. Può essere
vantaggiosamente prescritto alle puerpere dopo un parto
difficile e spossante, permettendo il recupero delle energie
ed evitando la depressione post-partum. Le gemme attivano l'asse
ipotalamo-ipofiso-surrenafico regolarizzando le disarmonie
ormonali. Nei bambini stimolano una crescita armonica ed
uno sviluppo auxiometrico fisiologico. Attivano il sistema
immunitario quando questo ha subito mortificazioni di
inquinamento ambientale, chimico, farmacologico, batterico e
virale, consentendo di abbreviare il periodo di
convalescenza post-influenzale o dopo malattie dell'apparato
respiratorio. Sul sistema nervoso centrale possiede
una non trascurabile azione antidepressivo-simile.
Nei
confronti del cuore, il Prugnolo si comporta con
effetto analogo (ma più blando) a quello del Biancospino (Crataegus
oxyacantha) per la sua azione antispasmodica. La
prescrizione di Prunus spinosa può essere vantaggiosamente
sfruttata anche in casi di angina pectoris. Sull'apparato
respiratorio ha un'azione antiinfiammatoria,
antiasmatica e antispasmodica. Per quanto riguarda i reni,
esso stimola la diuresi. L'effetto diuretico del
Prugnolo è riconducibile ad un duplice meccanismo d'azione:
renale e cardiaco. Prunus spinosa gemme è pertanto attivo
sia in casi di lieve ritenzione idrica di origine renale,
che in casi di edema di tipo cardiaco. Nel canale intestinale
riduce l'eccessivo meteorismo e la tendenza alle
coliche addominali. Nella sfera genito-urinaria è
attivo nelle congestioni uterine e nel tenesmo vescicale.
L'azione antispasmodica del Prugnolo si estende
pertanto dall'apparato cardio-circolatorio (spasmo
coronarico), al respiratorio (asma), a quello muscolare (crampi
facciali) e a quello genito-urinario (disuria spasmodica).
Sull'occhio,
l'azione di Prunus spinosa è limitata alle nevralgie e
agli spasmi dell'apparato oculare (nevralgia
oculo-ciliare ). Infine la cute, sulla quale il
Prugnolo può dare ottimi risultati in casi di acne
giovanile e foruncolosi.
Possiamo
sintetizzare le principali indicazioni cliniche del derivato
meristematico di Prugnolo:
INDICAZIONI
CLIMCIHE
Generali:
anemia
( con Tarnarix gallica e Corylus avellana).
Anoressia
(con Betula pubescens gemme).
Astenia
primaverile.
Convalescenze
prolungate (con Rosa canina).
Convalescenza
post-influenzale (con Rosa canina).
Danni
da inquinamento atmosferico e da sostanze potenzialmente
cancerogene.
Debilitazione
psicofisica secondaria a stress.
Debolezza
costituzionale generalizzata
Deficit
immunitario (con Rosa canina).
Depurativo
del sangue in convalescenze o a seguito di danni iatrogeni
Inappetenza
dei barnbini.
Ipotonia
e ipotensione (con Ribes nigrum e Rosmarinus officinalis).
Puerperio
difficile * Ritardi della crescita (con Abies pectinata)
Sindrome
da affaticamento generale (con Betula verrucosa semi).
Sudorazione
notturna
Addoniinali:
Coliche
addominali di tipo colitico.
Meteorismo
addominale (conjuglans regia).
Cardiache:
Angina
pectoris e spasmi coronarci (con Syringa vulgaris).
Asma
cardiaco
Dilatazione
del cuore destro (con Crataegus oxyacantha).
Idrope
ed edemi associati a cardiopatie (con Betula pubescens
scorza di radice).
Insufficienza
cardiaca lieve (con Crataegus oxyacantha).
Piccola
sindrome cardio-renale.
Tendenze
agli edemi cardiaci e renali.
Costituzionali:
Disarirnonia
auxiometrica dei bambini.
Habitus
phtisicus.
Ritardo
del menarca e del pubarca (con Betula pubescens amenti).
Tubercolinismo
(con Rosa canina e Vibumum lantana).
Turbe
e ritardi di crescita (con Abies pectinata).
Cutanee:
Acne
giovanile (con juglans regia).
Derinatopatie
Foruncolosi
del viso e del corpo
Lichen
ruber plantis et acuminatus (con Cedrus libani
ejuglans regia)
Postumi
di vaccinazione.
Retrazioni
cicatriziali.
Rilassamento
del tessuto cutaneo e sottoculaneo.
Rivitalizzante
delle funzioni cutanee.
Genito-urinarie:
Craurosis
vulvare
Disuria
spasmodica con bisogno imperioso di urinare.
Dolori
al glande e/o all'uretra durante la minzione.
Edemi
di origine renale (con Fagus selvatica)
Oliguria
con edemi agli arti inferiori (con Betula pubescens scorza
di radice e linfa di Betulla).
Spasmi
e tenesmo vescicale
Vescica
irritabile
Metaboliche:
Diabete
(con Morus nigra e.luglans regia)
*
Gotta (con Fraxinus excelsior)
Stasi
metabolica; stimola il ricambio organico.
Neurologiche:
Depressione
post-partum
Distonia
neurovegetativa e distonia costituzionale (con Ficus
carica).
Emicrania
destra con dolore oculare
Nevralgie
intercostali (con Acer campestre)
Nevrastenia
Sindrome
depressiva (con Avena sativa giovani radici)
Sindrome
neuroastenica e astenia generale.
Stati
di esaurimento generale.
Stati
depressivi costituzionali
Oculari:
Herpes
zoster oftalmico, dolori da (con Acer campestre) -
Nevralgia
ciliare e oculare.
Iridociclite
e iridocoroidite (con Buddleja davidii).
Spasmi
palpebrali e dell'apparato oculare, (con Tilia tomentosa)
Respiratorie:
Bronchite
cronica dell'anziano astenico con miocardioastenia.
asma
(con Ribes nigirum e Vibumum lantana)
Postumi
di polmonite.
Prostumi
di bronco-polmonite (con Carpinus betulus
·
Corylus avellana).
PRESCRIZIONE
Prunus
spinosa gemme, Mac. Glic. 1 DH. La posologia del
Gemmoderivato è sempre in funzione dell'età e del peso del
soggetto. Neonati: da 1 a 15 gocce al giorno
come antispasmodico per coliche intestinali; non superare le
5 gocce ogni 8 ore. Lattanti: da 10 a 30 gocce
al giorno divise in tre somministrazioni giornaliere. Bambini:
dalle 20 alle 60 gocce al dì, divise in tre
somministrazioni. Adolescenti: dalle 30 alle
90 gocce al giorno. Adulti. 50 gocce 1-3 volte
al giorno se prescritto da solo; 50-70 gocce 1 volta al
giorno se associato ad altri gemmoterapici complementari.
Effetti
collaterali e indesiderati: non sono stati sinora
sperimentalmente evidenziati. Unica precauzione, specie per
i neonati, lattanti e bambini, è di non superare le dosi
indicate a causa del contenuto in glicerolo del
gemmoterapico.
NEI
RITARDI DELLA CRESCITA, NELLE CONVALESCENZE,
NELL'ASTENIA E DEMINERALIZZAZIONE
PRUNUS
SPINOSA (gemme) M.G. 1 DH
S./
30 gocce: la mattina, prima di colazione.
ABIIES
PECTINATA (genune) M.G. 1 DH
S./
30 gocce: prima di pranzo.
ROSA
CANINA (giovani getti) M.G. 1 DH S./ 30 gocce: prima di
cena.
RIMEDI
COMPLEMENTARI ANALOGICI
Alberi:
Acer campestre, corylus avellana, Quercus peduncolata,
Salix alba.
Arbusti:
Berberis vulgaris, Buxus sempervirens, Crataegus
oxyacantha, Cornus sanguinea, Ligustrum vulgare, Rosa
canina, Rubus fructicosus, Rubus idaeus, Vibumum lantana.
PRUNUS
SPINOSA IN OMEEOPATIA
La
preparazione del rimedio omeopatico si ottiene a partire
dalla Tintura Madre ottenuta con i boccioli freschi dei
fiori, raccolti prima della loro schiusura.
Autho
ties: Dr. Wahle, Archiv. E Hom., 14,3,169; Dr.
Kretzchmar, A.H.Z., 1, 24, effects of large doses of the infusion.
La
sperimentazione sull'uomo sano è stata effettuata con
somministrazioni di grandi dosi di infuso e ha dato origine
ai sintomi che seguono.
Azione
generale: Prunus spinosa è un agente neurotico che in
dosi eccessive produce manifestazioni nevralgiche e
crampiformi (le stesse che in dosi terapeutiche cura). Esso
influenza elettivamente la testa, gli occhi, le vie urinaiie,
il cuore.
TIPOLOGIA:
soggetto di umore triste, senza gioia, ansioso, che si
accontenta di poco. Imbronciato e di cattivo umore (diventa
di umore gioioso per azione curativa del rimedio).
SINTOMI
Ansietà.
Respiro
breve.
Bisogno
dalla.
Senso
di oppressione al petto.
Battiti
cardiaci violenti, che peggiorano al minimo movimento.
Sensazione
che l'inspirazione non possa oltrepassare la bocca dello
stomaco.
I
dolori scatenano dispnea.
Sensazione
di un grosso "gnocco" dietro la scapola sinistra.
Senso
di peso sotto la scapola sinistra.
Fitte
dolorose dalla parte destra della fronte all'occipite.
Cefalea
con dolore così pressante e dirompente che il p. teme quasi
di perdere la ragione.
Sensazione
come se il cervello fosse compresso da tutti i lati, ma
senza dolore.
Testa
pesante e confusa con capogiri.
Vertigine
e senso di offuscamento nella fronte.
Sensazione
di un corpo acuminato che preme sul vertice della testa.
Dolore
da scoppio dei globi oculari; sensazione che gli occhi siano
spinti all'infuori.
Dolore
trafiggente attraverso il cervello, dalla fronte destra
all'occipite.
Dolore
all'occhio destro, come se scoppiasse.
Dolore
agli occhi muovendoli (d.d. con B onia e Rhus Toxicodendron)
Odontalgia
aggravata dagli alimenti caldi; migliorata
stringendo
i denti.
Sensazione
che i denti vengano strappati.
Sensazione
di bruciore nel retto come se una piaga fosse ricoperta da
sale.
Sensazione
che una ernia stia per uscire.
Flatulenza
addominale che causa pressione sulla vescica.
Crampi
vescicali, bisogno imperioso di urinare.
Minzioni
impellenti.
Sensazione
che l'urina arrivi fino al glande poi tomi indietro con
dolore all'uretra.
Deve
spremersi molto per urinare.
Difficoltà
ad urinare che costringe il malato a piegarsi in due.
Sforzo
prolungato prima che l'urina possa uscire.
Sotto
lo sforzo della minzione l'urina raggiunge il meato e
retrocede.
Dolore
al glande urinando.
Mestruazioni
in anticipo, abbondanti, di sangue acquoso.
Pulsazioni
nella regione uterina.
Leucorrea
acquosa o purulenta, irritante.
Dolore
di lussazione alle caviglie (sinistra).
Sudorazione
notturna.
Edemi
ai piedi.
MALATTIE
e INDICAZIONI CLINICHE
Apparato
Circolatolio: disturbi cardiaci; palpitazioni
Apparato
Cutaneo: herpes zooster
Apparato
Digerente: inappetenza; gastralgia; colica flatidenta;
ascite
Apparato
Genitale: ipertrofia prostatica; congestione uterina;
dismenorrea,
metrorraggia;
leucorrea; algia mammaria.
Apparato
Respiratorio: asma cardiaco.
Apparato
Ulinario: Stranguria, crampi vescicali; disuria nervosa;
oliguria; Idropisia.
Malattie
Generali: idropisia (ascite, edema dei piedi).
Occhi
e Orecchie: nevralgia ciliare; irido-ciclite;
iiidocoroidite; glaucoma;
stafiloma
posteriore. Otalgia.
Sistema
Nervoso: Emicrania Destra. tremori; crampi; nevralgie
MODALITA’
e CARATTERISTICHE
Aggravamento:
con il tatto, le scosse, chinandosi, salendo, di notte,
al lato destro.
Miglioramento:
con il riposo; piegandosi in due.
Sensazioni:
dolore pressivo dall'interno all'esterno; a fitte,
folgorante; erratico; dolore di lussazione
Lateralità:
prevalentemente destra.
Dosi:
tutte le diluizioni a partire dalla terza decimale.
Diagnosi
differenziale: Confrontare con BelladonnComocladia,
Crataegus, Hydrocianic acidum, -' Laurocerasus, Naja, Nux
vomica, Ranunculus bulbosus, Rhus toxicodendron, Spigelia.
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