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La
pratica taoista del Qigong
Stefano
Piemonte e Fabio Gaudio
Nell’articolo
pubblicato nell’ultimo numero, abbiamo evidenziato la
necessità di utilizzare l’approccio sistemico per poter
esaurientemente proporre una visione corrispondente alla
realtà della nostra persona.
Pensiamo a noi stessi come ad una struttura
auto-organizzata, collegata in ogni sua parte alle altre,
come in una rete. Questo insieme risultante da tali
collegamenti é a sua volta una struttura auto-organizzata.
Lo schema di organizzazione dei sistemi viventi é
strutturato a forma di rete. Il metabolismo é un esempio di
attività organizzata; la teoria dei cinque movimenti della
Medicina Tradizionale Cinese rappresenta chiaramente un
sistema auto-organizzato ed omeostatico tra organi e
funzioni. Un qualsiasi squilibrio energetico presente in uno
qualunque dei cinque elementi /movimenti può ripercuotere o
essere causato da uno degli altri quattro. In medicina
cinese infatti si studiano le relazionano tra i cinque
elementi tramite ai cicli di:
1.generazione
o Sheng: ogni elemento ne genera un altro;
2.inibizione
o controllo, Ke: ogni elemento ne controlla un altro;
3.superinibizione
o sopraffazione, Cheng: quando un elemento controlla
eccessivamente un altro squilibrandolo;
4.controinibizione
o insulto, Wu: quando si verifica la situazione nel verso
opposto al ciclo di inibizione.
Il
Qigong ci guida nel nostro corpo attraverso l’ascolto e la
percezione delle sensazioni, consentendoci di riequilibrare
la dove si rende necessario. Dal punto di osservazione della
visione energetica, un disagio o un disequilibrio, é
interpretato come causato da un blocco, un intralcio al
regolare flusso energetico. Con l’ascolto e le tecniche
per raggiungere lo stato di tranquillità, si aiuta il
praticante ad avvertire tale condizione, si riesce in
sostanza ad avvertire e localizzare, con l’esperienza, la
calma e la pratica, anche le tensioni più profonde e
impensabili da rilevare con una normale attenzione.
Il
Libro dell’Equilibrio e dell’Armonia, un classico
Taoista della Scuola della Realtà Completa scritto nel XIII
secolo, indica, come prerogativa della pratica, la calma
stabilità. Si evidenzia che quando la mente umana é calma
e ferma, si ha autonomia nell’agire e si può affrontare
qualsiasi cosa si presenti. Questo testo introduce i
concetti di consentire e seguire. Consentire che il corpo
sia tranquillo e che la mente sia limpida, il testo amplia
la visione sul piano sociale: si deve consentire che la
società sia unita e che gli eventi siano spontanei. Per
seguire si intende aderire all’ordine della natura,
l’essere spontanei e naturali. Il Qigong applica gli
insegnamenti esposti in questi antichi classici della
cultura Taoista.
Riprendiamo
il discorso dell’applicazione del Qigong alla nostra vita
attuale. In accordo con la teoria sistemica se soffro di un
disturbo o di una malattia attribuibile ad un organo o ad
una funzione, questa si ripercuote a vari livelli della mia
persona, producendo una sorta di effetti secondari. Posso
aiutarmi nel mio processo di autoguarigione con il Qigong
consentendo, grazie alla calma stabilità, il libero fluire
del Qi nel corpo soprattutto dove tensioni o blocchi
energetici che dir si voglia, avevano impedito tale
funzione. C’è di più, sarò anche in grado di sciogliere
quei nodi, che abbiamo identificato come secondari e che
potrebbero diventare cause scatenanti di altri miei problemi
di salute. Riesco, in poche parole, a produrre un effetto di
autoregolazione. Grazie al Qigong non vado solo a verificare
le necessità di una parte di me, posso anche riequilibrare
ciò che, all’attenzione di una osservazione non
energetica, difficilmente potrei rilevare. Riesco invece a
mantenere intatta tutta quella rete di relazioni tra
emozioni, pensieri, muscoli, ossa, funzionamento degli
organi interni e così via. La cosa più interessante é che
ciò avviene con i giusti tempi e soprattutto il praticante
é perfettamente consapevole di questo sviluppo interno.
Teniamo
a precisare che tutto questo processo non é nè automatico
nè immediato, ricordiamo che questa tecnica é senz’altro
utile ma non miracolosa, la sua efficacia va verificata nel
tempo e nella pratica costante, mentre é assolutamente
fruibile nella sua funzione preventiva. Sottolineiamo ciò
per evitare di creare false interpretazioni. Molti aspetti
della mia vita possono intervenire per distrarmi da una vita
serena, sana e felice. Aspetti emozionali, ambientali,
direttamente od indirettamente imputabili alla mia
responsabilità. Tutto può ridurre la capacità
circolatoria del mio Qi, e quindi, visto che il Qi é il
motore della mia vita, ed é il fondamento essenziale della
stessa, posso facilmente capire cosa significa avere un
controllo su questo elemento, consentendogli di agire
liberamente. Molte critiche a certe discipline meditative
che propongono il vuoto o di distacco dalle emozioni,
vengono accusate di voler distaccare dal mondo e dagli
affetti le persone che si avvicinano a tali pratiche. A
nostro modo di vedere, queste discipline non vogliono
staccare l’uomo dagli altri uomini, non vogliono
disgiungere l’essere umano dalle proprie emozioni, dai
propri affetti e dalla propria vita. In realtà il vuoto
contiene tutto. Anche lo spazio siderale é considerato
vuoto, eppure contiene tutto l’universo.
La
nostra opinione é che ci sia bisogno di usare con più
cognizione i termini e precisare meglio cosa con essi si
vuole spiegare. Torniamo alla pratica del Qigong con un
esempio: se io mi trovo in una discoteca o in un ambiente di
pari rumorosità, non sarò certamente in grado di ascoltare
nemmeno la mia voce, figuriamoci quella di chi mi sta vicino
o a un paio di metri. Appena riesco a trovare un po' di
silenzio, un po' di pace, insomma un po' di tranquillità,
allora tutto mi sarà più chiaro, anzi tirerò un sospiro
di sollievo. Mi sarò quindi riappropriato delle mie facoltà.
Questo propone il Qigong: riappropriarsi di tutte le nostre
facoltà e sperimentare tutte le nostre potenzialità, anche
quelle che pensavamo di non aver mai avuto. Il distacco, il
vuoto e tutte le altre espressioni simili sono da
interpretare in questo modo. Più sono calmo, tranquillo, più
avverto le mie sensazioni, più conosco di me stesso e
meglio potrò interagire con i miei affetti, perciò
l’esperienza va nella direzione opposta a quella paventata
precedentemente. La difficoltà risiede nel fatto di pensare
che il vuoto ci allontani, invece ci avvicina, le nostre
emozioni vanno vissute serenamente, non ci devono soffocare.
Questo é per noi il punto di vista da cui é necessario
osservare queste discipline. Essenzialmente nella pratica
del Qigong si ricerca il Qi ed il suo dinamismo attraverso
le sue manifestazioni: le sensazioni. Potremmo avvertire
caldo, freddo, formicolio, una leggero spasmo muscolare,
sensazioni di galleggiamento, di diversa densità in alcune
parti del corpo, tanto per fare degli esempi. Tutto ciò é
una manifestazione del Qi. Più riusciremo ad approfondire
la nostra calma, più ascolteremo cosa si muove sotto le
nostre sensazioni, potremmo ascoltare il movimento del Qi, e
chi si allenerà bene potrà anche controllarlo. Esistono
molte tecniche per agevolare questo ascolto, abbiamo scelto
di parlare di un esercizio che si chiama Fen Shui Shi, che
letteralmente significa separare l’acqua.
Diciamo
subito che non ha niente a che vedere con Mosè,
naturalmente. Il nome spiega la sensazione che si deve
ascoltare durante la pratica di questa tecnica. Noi siamo
immersi nell’ambiente, nell’aria presente nel locale
dove ci troviamo. Immaginiamo di essere nell’acqua
all’interno di una vasca, le persone che sanno nuotare
possono immaginare che tipo di sensazione si dovrebbe
provare immersi in una piscina. E’ una sensazione di
galleggiamento, di grande leggerezza. E’ molto importante
trovare questo galleggiamento molto leggero. Si deve
immaginare di essere dei principianti nel nuoto, ci si
immerge in una vasca dove l’acqua ci arriva alla vita, si
sta con i piedi sul fondo e naturalmente si avverte una
certa difficoltà a mantenere l’equilibrio. L’esercizio
consiste nel separare, con un movimento delle braccia,
l’acqua che arriva alla vita, molto leggermente. La
sensazione che si prova sulla mano e sul braccio é una
sensazione di spostamento dell’acqua. Quando si separa
l’acqua, le braccia si distanziano e si avverte una
sensazione molto evidente sulla parte esterna del braccio,
quando invece le riavviciniamo si avrà una sensazione sulla
parte interna. E’ evidente che provare questa sensazione
nell’aria non sarà poi così facile.
Chi
ha già sperimentato da tempo il Ti Bao (vedi articoli
precedenti) potrà provare, allargando le braccia, la
sensazione di una palla che si ingrandisce, che si espande;
riavvicinandole si percepirà una sensazione di
compressione. Si avvertirà questa sensazione di espansione
e compressione ad ogni movimento, si potrà, attraverso
questo esercizio, provare la sensazione del Qi. La
sensazione che va cercata é quella di un galleggiamento
molto leggero, poi si avvertirà un segnale sul contenuto
energetico; sarà una unione con lo spazio intorno a noi, si
può percepire come si mette in relazione la nostra energia
con quella dell’ambiente che ci circonda Perciò lo scopo
della tecnica non é quello di separare l’acqua ma é
quello di arrivare a percepire il Qi ed il suo dinamismo.
Ci
rendiamo conto che tradurre in parole queste sensazioni o la
spiegazione di una tecnica é molto difficile, sia per chi
le scrive che per chi le legge. Se tutto ciò vi é parso
poco esaustivo, se vi ha incuriosito, se vi é difficile
credere ad una sola delle nostre parole; qualunque siano le
vostre reazioni il nostro invito é di provare tutto ciò su
voi stessi.
BIBLIOGRAFIA
(Appunti
dei corsi del prof.) Li Xiao Ming. La Rete della Via,
Fritjiof Capra - Rizzoli 1997.
(A
cura di Thomas Cleary) Il Libro dell’Equilibrio e
dell’Armonia, - Oscar Mondadori 1991.
Giovanni
Maciocia - I Fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese,
- Casa Editrice Ambrosiana 1996.
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