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Anno I

Numero II

Luglio - Agosto 1997

 

La pratica taoista del Qigong

 

Stefano Piemonte e Fabio Gaudio

 

 

L’inizio della storia del Qigong si perde nell’antichità delle leggende cinesi. È una pratica che attraversa il mondo del "Regno di Mezzo" permeandosi delle culture Buddhista, Confuciana ma soprattutto Taoista.

In tal senso possiamo pensare ai Taoisti come ad una sorta di fisici, di studiosi della natura, che hanno empiricamente trovato una loro risposta alla necessità di una teoria quantistica della relatività.

Nei loro studi non hanno mai disgiunto il macro dal microcosmo e non hanno mai immaginato l’uomo, la vita animale, quella vegetale e minerale al di fuori del sistema universo. Grazie a Chen Tuan, un famoso Taoista vissuto nell’epoca Song (circa 800 anni fa), si trovò una precisa relazione tra la meccanica celeste e l’uomo. Tutta la loro teoria è basata sull’attenta osservazione della natura, compito pazientemente distribuito nel corso di diverse centinaia di anni. Questo ha consentito di ottenere un risultato estremamente elevato in termini di ricerca, persone coinvolte, studi e risultati.

Oggi é decisamente facile e di moda trovare sullo scaffale della nostra libreria preferita, copie de il Tao Te Jing di LaoTzu oppure del classico dei mutamenti, l’Yi Jing. Entrambi questi antichi testi contengono tutte le informazioni necessarie per accedere alla conoscenza Taoista, la difficoltà é che non sono, purtroppo, di così facile interpretazione nonostante molti studiosi, contemporanei e non, si siano seriamente impegnati nel loro studio.

Lo stesso Confucio all’età di 50 anni, al massimo della sua posizione socio culturale, cominciò a studiare l’Yi Jing. Il suo lavoro fu talmente serio che consumò per ben tre volte i legacci di cuoio che tenevano unite le strisce di bambù su cui era scritto il testo. Egli commentò l’Yi Jing da 10 diversi punti di vista, dovette però ammettere che anche se avesse avuto ancora a disposizione tutta una vita, non avrebbe potuto cogliere l’intero significato del testo, proprio a causa del suo vastissimo contenuto.

Qigong letteralmente significa lavoro sul Qi. L’ideogramma di Qi indica contemporaneamente qualcosa di materiale e di immateriale. E’ la rappresentazione di una pentola di riso il cui coperchio vibra a causa del vapore che fuoriesce.

Ciò significa che il Qi può essere materiale come il riso o senza forma come il vapore. Si é tentato da più parti di dare una spiegazione all’ideogramma traducendolo come energia vitale. Il Qi é in realtà il Qi, é necessario sforzarsi di capire il suo significato mantenendo il suo nome inalterato.

Il Qi, secondo la visione Taoista, é la base della materia di cui é formato l’universo, quindi l’uomo. E’ il fondamento per la vita dell’uomo; uno degli esempi più chiarificatori che ci é capitato di sentire é il seguente: la differenza tra una persona viva ed una morta é che la viva ha Qi e la morta no.

Il Qigong, in quanto pratica psicofisica, é una disciplina codificata in tecniche statiche, dinamiche e di respirazione, il primo traguardo che si deve prefiggere il praticante é quello che viene definito Ru Jing ovvero lo stato di tranquillità.

Ottenere questa condizione comporta un certo lavoro, lungo ma estremamente gratificante. E’ un vero e proprio addestramento che coinvolge ed utilizza il nostro insieme corpo-mente. Questa disciplina non é mai stata disgiunta dalla Medicina Tradizionale Cinese, dal momento che ha l’identica radice Taoista. Oggigiorno il Qigong viene utilizzato, nella pratica clinica degli ospedali cinesi, al pari dell’agopuntura, del massaggio, della fitoterapia e della medicina occidentale.

Nella pratica del Qigong esiste un percorso che aiuta a raggiungere lo stato di tranquillità. Tale percorso é evidenziato attraverso le Tre Regolazioni in cinese San Tiao. La regolazione del Corpo (Tiao Shen), della Respirazione (Tiao Xi) e quella del Cuore (Tiao Xin).

Nella prima fase lo scopo è quello di regolare il corpo finchè non lo si porta in una situazione di equilibrio. All’inizio della pratica del Qigong è possibile rendersi conto che il proprio corpo non è in equilibrio, questa è una percezione che capita spesso ai praticanti, più riusciamo a rilassarci più sentiamo il nostro squilibrio.

Nella posizione di Ti Bao (una posizione base del Qigong), è possibile provare sensazioni diverse alla mano destra ed a quella sinistra, alcuni avvertono differenze tra il lato destro del corpo e quello sinistro.

E’ molto importante durante la pratica rendersi conto di questa disarmonia. Solo scoprendo questo squilibrio possiamo riarmonizzare il corpo.

Se praticando non si riesce a sentire questo squilibrio non significa che si è equilibrati, solo che non si è ancora abbastanza sensibili da percepirlo. Significa che non si è ancora riusciti ad entrare in uno stato di tranquillità.

E’ possibile tonificare ogni parte del corpo, sciogliere i muscoli, decomprimere le articolazioni, beneficiare gli organi ed i visceri oltre a rafforzare le nostre difese naturali. E’ un lento ma efficace processo di ascolto, un lavoro basato sulle nostre sensazioni, non esiste un limite a ciò.

Entrare nella pratica e restare immobili ed in pace finché non ci si sente come una montagna o come il mare. Immaginiamo di essere stabili ed in pace assoluta come la massa di una montagna, ciò vuol dire mettere da parte qualsiasi tipo di preoccupazione. Questo è il problema fondamentale nella pratica del Qigong.

Il secondo aspetto da considerare nella pratica è la regolazione del respiro. Attraverso la regolazione della respirazione naturale e spontanea, si può entrare in una particolare condizione.

Se siamo calmi, tranquilli e sereni possiamo portare la nostra respirazione ad 1 o 2 soli atti respiratori nell’arco di 1 minuto ed è possibile scendere ancora. A questo livello il nostro corpo risponderà in maniera molto diversa e diverso sarà il modo in cui immagazzinerà e gestirà l’energia raccolta dalla respirazione. Riuscendo a regolarizzare la respirazione possiamo riequilibrare spontaneamente la circolazione del sangue nei vasi, il sistema nervoso, il metabolismo, migliorare l’apporto di ossigeno ed energia alle cellule. Inspirando tranquillamente prendiamo energia nuova e pulita, espirando ci liberiamo di quella impoverita.

Il terzo livello è quello della regolazione del Cuore. Il Cuore è il pensiero, la mente, l’attività cerebrale. Si addestra la mente a mantenere uno stato di attenzione passiva, in modo da poter inibire gli stimoli che la corteccia cerebrale invia ai processi neurovegetativi spontanei del corpo.

Si è sperimentato in Cina che l’efficacia di 15 minuti di distacco dall’attività mentale supera in efficacia 4 ore di un buon sonno profondo.

Un esercizio di questo tipo libera da ogni forma di stanchezza, è come rinascere. Se si riesce a restare 1 minuto in pace assoluta, passare poi da 1 a 2 minuti sarà più facile e da 2 a 3 lo sarà ancora di più.

Questo è solo un assaggio che la nuova rubrica di Antropos Iatria proporrà regolarmente. Il nostro intento è quello di far conoscere ed apprezzare il Qigong partendo dalla nostra personale esperienza di studio con il prof. Li Xiao Ming, Direttore dell’Istituto Scientifico di Ricerca sul Qigong della facoltà di Medicina Tradizionale Cinese di Pechino, la cui presenza in Italia è garantita da ormai oltre 10 anni dall’ A.I.QI.GO. (Associazione Italiana di Qigong).

Ringraziamo l’A.I.QI.GO. nella persona della Sig.ra Maria Teresa Marchese che ci ha sostenuto ed incoraggiato in questa iniziativa e la redazione di Antropos Iatria per lo spazio concessoci.

Un ringraziamento particolare al Dott Alessandro Thea con il quale ci confrontiamo giornalmente sui diversi aspetti della pratica del Qigong.