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Spaziorischio
Daniele
Lo Rito
Medico
chirurgo - Docente di Iridologia
Lo spazio è il substrato di tutte le
nostre relazioni e dei nostri interscambi. Si definisce lo Lo
spaziorischio come quella condizione potenziale o
attuale di maggior pericolo per la salute in seguito al
verificarsi di anomalie nella spazialità corporea.
Nel 1989 si è aperto il campo di ricerca
verso il tempo; ne è nato il Cronirischio (Lo Rito
Daniele, Il Cronirischio, ed. Editorium, Milano).
Dopo qualche anno di ricerca si è aperto quello dello Spaziorischio.
Alla prima ricerca, rivolta a intuire in
quale età si è verificato un trauma importante per
l'individuo, si è affiancata quella che riguarda la
spazialità del proprio essere e a quale livello possiamo
ammalarci.
L'uomo occupa uno spazio nel mondo, che
è verticale di giorno ed è orizzontale durante la notte
quando dorme. Il suo corpo è circondato da un medium che è
l'aria, mediante essa noi comunichiamo con gli altri esseri
e con gli altri spazi.
Nel gioco del tempo-spazio si generano
l'essere umano e le sue tendenze patologiche; attraverso
queste due realtà l'uomo cammina lungo il sentiero della
storia percorrendo nuove strade e osservando nuove albe e
altrettanti tramonti.
Rimane sempre la meraviglia e lo stupore
di osservare i colori tenui di un alba e il loro tramutare ,
vedere il volo di un pettirosso e chiedersi quale forza lo
anima nel gesto di librarsi nel cielo.
Dopo la fatica di comprendere la sede
dove veniva rappresentato il tempo a livello dell'iride,
sono rimasto stupefatto di vedere che anche lo spazio ha una
sua sede ben precisa. Lo spazio viene protetto dal tempo, lo
spazio nutre e sorregge il tempo.
Esiste un tempo esogeno e uno
endogeno, così anche lo spazio si divide in esogeno, che
riguarda l'ambiente nel quale ci muoviamo e viviamo. Questo
spazio può essere fonte di pericolo e di malattia,
determinando lo spaziorischio esogeno; così, le
fonti di inquinamento sia chimico che elettromagnetico,
oppure le calamità naturali rappresentano dei potenziali
fattori di destabilizzazione.
Lo spaziorischio endogeno è quello
legato alla propria corporeità; questo spazio endogeno
sembra venga regolato da alcuni geni chiamati omeotici.
Questi, nelle prime fasi di sviluppo embrionale, dicono
questa è la zona del cervello, questa del torace e della
milza o del surrene. Ogni organo prende la sua posizione
spaziale nell'essere in evoluzione che diverrà domani
l'uomo o la donna. La colonna vertebrale armonizza il lavoro
che si dovrà fare all'interno dell'edificio, indirizzando
le forze plasmatrici dove esse necessitano. La colonna
stessa vive nel ritmo e attraverso questo plasma il
fisico come fa il vento sulle dune di sabbia. Certamente la
colonna vertebrale non ha solo la funzionalità ritmica, ma
comprende in sé altre funzioni qualora si prendano valori
differenti di polarità tra il capo e gli arti. Osservando
l'OPI delle iride ci siamo accorti che porta in sé la
funzionalità della colonna vertebrale; da questo siamo
risaliti alla sede dello spazio-rischio.
E' ancora un lavoro sperimentale che
meriterà correzioni e nuovi apporti diagnostici, ma che
vuole dare un altro contributo all'iridologia. Osserveremo
ora le zone a spaziorischio più frequentemente valutate nel
nostro lavoro; volutamente abbiamo tralasciato quei valori
che non erano riscontrati con frequenza significativa, non
precludendoli da un lavoro futuro. Abbiamo diviso il cerchio
della pupilla in 360' gradi, considerando i primi
centottanta gradi partendo dalle ore 12.00. Questi 180'
gradi si rispecchieranno in modo corrispondente sull'altra
metà. I valori riscontrati compariranno sia sulla metà
nasale che su quella temporale.
Facendo la corrispondenza tra le ore e i
gradi si vede che dalle ore 0 alle ore 6.00 corrispondono in
gradi da 0' a 180'. Graficamente prendiamo in considerazione
l'iride di sinistra nella sua metà temporale (da 0 ore alle
6.00), dividiamo il settore in 180' gradi.
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O°
- 8,5°
v.
foto n. 1
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Cervello
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circolazione cerebrale –
vertigini - cefalca vasomotoria
|
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8,5°
- 17°
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Occhi semiparalisi
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Glaucoma - alterazione visus –
sinusite – allergia
|
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17°
- 25,5°
v.
foto n. 3
1/3medioinferiore
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volto
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Guancia – acne - carie dentarie -
nevralgia V
nevralgia facciate
|
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25,5°
– 34°
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Naso- orecchio
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rinite allergica-poliposi
nasale-ipocusia-otite catarrale
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34°
- 42,5°
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prime vie aeree
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Faringiti-tonsilliti-laringiti-noduli
corde vocali
|
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42,5°
– 51°
v.
foto n. 1
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Collo- spalla
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Mialgie - periatrite scapolo -
omerale
|
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51°
– 60°
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tiroide
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ipo
-ipertiroidismo-allergia
alimentare-allergia da farmaci-orticaria-articolazione
spalla-articolazione gomito
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60°
- 66,2°
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Mani- trachea
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Tracheite-algie e
deformazioni-M.C.F. - I.F.
|
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66,2
- 72,4°
v.
foto n. 4
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cuore
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Tachicardia-turbe
funzionari-cardiache-angina cardiaca-infarto cardiaco
|
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72,4
- 78,6°
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polmoni
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bronchite acuta-bronchite
cronica-polmonite
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78,6
- 84,8°
|
Cistifellea
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Calcolosi biliare-disfunzioni
cinetiche-biliari
|
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4,8°-
91°
v.
foto n. 2
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fegato
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Epatite – steatosi epatica
|
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1°-
97,2°
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stomaco
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Gastrite-disturbi digestivi-ulcera
gastrica
|
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97,2-103,4°
|
Pancreas
duodeno
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Pancreatici-Diabete-ulcera
duodenale
|
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103,4-109,6
v.
foto n. 1-4
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milza
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Affaticabilità-S.S.C. (sindrome da
stanchezza cronica)
|
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109,6-115,8
|
surrene
|
Orticaria-allergia
|
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115,8-22
|
rene
|
ipertensione arteriosa
|
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122-28,2°
|
rene
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calcolosi renale-insaufficienza
renale- pielonefriti
|
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128,2°135°
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Intestino tenue
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Malassorbimento- fermentazione
|
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135°139,4°
|
Intestino crasso
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Colite- Costipazione-ernia
inguinale
|
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139,4-143,8
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Addome coscia
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crampi muscolari
|
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143,8-148,2
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Gnitali vescica
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Ulcerazioni- leiomioma
uterino-endometi-iosi-enuresi notturna-incontinenza
vescicale
|
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148,2-152,6
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Lombare
prostata
|
Lombalgia- I.P.B.
|
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152,6-157°
|
Arti inferiori
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disturbi circolatori(artero-venosi)-crampi
muscolari-distorsioni frequenti-tendinite
|
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157-74,5°
v.
foto n. 2
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anca
|
articolazione
anca-articolazione-sacroiliaca
|
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174,5-180°
v.
foto n. 3
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retto
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Emorroidi- ragadi
anali-fistola anale
|
Il
principio regolatore dello spazio-rischio rimane oscuro, ma
possiamo iniziare a tracciare la linea di interpretazione
non volendo che sia già veritiera ed esatta nel suo
nascere. Come per il temporischio o cronirischio abbiamo
evidenziato la possibilità che sia già iscritto nell'iride
prima dell'evento, così lo spazio-rischio può essere già
determinato con la formazione dell'iride. Può sicuramente
iscriversi secondariamente secondo lo scorrere degli anni,
venendo a considerarsi come secondario e non più primario.
Nello spazio-rischio secondario può esserci la possibilità
della scomparsa del segno sull'O.P.I., che rimane più
difficile qualora fosse primario.
Dunque
esisterebbe una predisposizione spaziale, considerando
l'individuo composto da tanti segmenti irregolari che si
sviluppano nello spazio creando una dimensione dove
predomina un organo, una funzionalità. In questo spazio
predomina il surrene, o il rene, la tiroide, il polmone, la
mano, etc., il quale non va considerato a sè stante, ma in
relazione con il "tutto spazio" che è l'uomo. lo
sono nello spazio. L' lo-spazio" si divide nelle sue
manifestazioni funzionari e organiche, mantenendo le fila
della comunicazione per l'unità. Ogni microcosmo è
un'armonia con l'Io-spazio; qualora uno spazio fosse
deficitario, tutto il sistema-spaziale tenderebbe a
correggere questa alterazione per il principio dell'armonia
e della comunicazione.
Quando
il sistema lo-spazio non riesce più a compensare
questa disarmonia, nasce la potenzialità patogenetica dello
spazio.Nello spaziorischio sono prese in considerazione le
alterazioni organiche, lesionali o funzionali; abbiamo
tralasciato altre connessioni che si potrebbero legare
assieme. Mi riferisco alle interazioni con le emozioni, con
gli stati mentali e con la psiche. Sembrerebbe che ogni
spazio abbia una plurivalenza e possa venire considerato non
solo sotto l'aspetto fisico, ma anche emozionale, mentale o
psichico. Questo approccio è ancora in fase embrionale e
non ha avuto un riscontro clinico tale da poterlo esprimere
con sereni e sicurezza. Se tali ipotesi fossero confermate,
dallo spaziorischio ricaveremmo utili informazioni emotive e
psicofisiche necessarie per la conoscenza ulteriore del
nostro lo-spazio, globalità e unità. Coscienza di
essere per quello che sono, prerogativa per camminare verso
la luce dell'unità di ogni parte cellulare e
subatomica che mi componga.
Sono
nello stesso tempo il neutrino, la materia, l'antimateria,
la gioia, il buio, la luce, l'essere nello spazio e nel
tempo. Felice di esserlo, così!!! Nel fluire della
trasformazione corporea umana, ciò che era spazio si
modella in un'altra dimensione spaziale. Rimane il ricordo
di uno spazio ritenuto fisico (es.: polmone, cuore, etc.),
ma il suo contenuto varia in qualità. Le componenti si
modificano, gli elementi cambiano per riempire di nuovo lo
spazio.
Le
emozioni sono gli elementi più dinamici nella loro
trasmutazione spaziale; esse occupano una zona corporea
propria legata a elementi fisici. Ma date le caratteristiche
possono variare rapidamente di sede occupando settori
spaziali non propri. Così possono rimodellare il corpo
fisico secondo le proprie caratteristiche e le cellule
seguono questa rappresentazione spazio-emozionale. La
mutazione è a volte repentina (con turgore, edema, anossia,
iperattività, etc.), a volte lenta, ma al termine si può
arrivare a una mutazione importante. Il gene dello spazio,
controllore della dimensione e della qualità, ha perso il
suo controllo e ciò che prima era spazio polmonare è
divenuto spazio renale, ciò che era spazio gastrico è
mutato in spazio intestinale. Così la struttura fisica
segue la mutazione spaziale, lo spazio non è un involucro
riempito di materia vivente o inerte, ma ha una sua
rappresentazione. Lo spazio ha in se stesso la proprietà di
espansione se non vi fossero delle forze di interazione e di
legame a impedire una esplosione spaziale centrifuga.
Esistono delle configurazioni spaziali che hanno la tendenza
all'espansione continua e vengono guidate a difficoltà
dalle forze attrattive e organizzativi. Tali dimensioni
spaziali sembrano vivere nella forza espansiva, ignare della
possibilità di controllo. Sono strutture spaziali
embriologicamente primitive, assimilabili a un ovulo umano
fecondato nelle sue fasi iniziali di duplicazione. Potremmo
definirlo come spazio embrionale primitivo.
Di
per se stesso, tale spazio contiene tutte le possibilità
evolutivi, anche se poi con il tempo può configurarsi in
una rappresentazione ben definita. All'attività caotica
iniziale può seguire il tentativo organizzativo intrinseco
a una struttura spaziale, ma ben poco può servire tale
forza coesiva quando il principio di vita è espansivo senza
controllo. Allora si arriva all'autodistruzione parziale o
totale derivata dall'incapacità a controllare questa
espansione. Abbandoniamo gli spazi, oppure creiamo degli
spazi nuovi dove poter espandere la nostra creatività;
all'interno della rappresentazione spaziale creiamo delle
zone libere dove poter crescere. Digeriamo il nostro spazio
interiore per permetterci di crescere ancora.
Alcuni
esempi che potrebbero ravvivare l'idea di questo processo li
ritroviamo nella crescita tumorale veloce, nei processi
ascessualizzati della neoplasia che necrotizzano al loro
interno, nelle malattie autoimmuni dove il processo di danno
organico può essere indirizzato selettivamente verso un
organo piuttosto che a un altro.
Si
può pensare che esista una malattia legata allo spazio che
potremmo definire "malattia spaziale".
Apparentemente
non avremmo mai pensato che ci si poteva ammalare nello
spazio della nostra rappresentazione corporea; lo spazio
diventa un essere vivente legato a delle funzioni, a delle
leggi di forze fisiche deboli. Lo spazio organico, ad
esempio del fegato, diventa un essere vivente capace di
interagire all'interno e all'esterno di se stesso nello
sforzo costante di mantenere il suo equilibrio funzionale in
rapporto agli altri spazi.
Si
delinea quindi una spazialità globale dell'essere uomo"
formato da tante piccole spazialità che contribuiscono
a formare la totalità. Esiste un intreccio di interreazioni
tra la spazialità globale e quella parziale, tra quelle
parziali nella loro funzione specifiche, ma armoniche.
Il
particolare alimenta e nutre il totale, il totale culla come
un figlio il particolare e lo nutre. L'uno diviene
indispensabile all'altro.
Esiste
uno spazio interiore dove abbiamo inconsciamente la
rappresentazione spaziale dei nostri organi (rene
- fegato - etc.), anche se apparentemente non
esiste una coscienza di questo. Lo spazio esteriore è
composto dalla coscienza della nostra spazialità
extracorporea dovuta all'esistenza di altri esseri, umani,
vegetali, minerali. Tale spazio extracorporeo limita il
nostro spazio corporeo e ci impone delle regole di spazialità.
La nostra coscienza viene limitata dallo spazio circostante
e reagiamo, ci comportiamo in relazione a esso. L'aria è
per noi il mezzo informativo principale, anche se non
esclusivo, per ricevere tutte le variazioni e
rappresentazioni dello spazio.
Nel
momento in cui riusciamo a espandere lo spazio
interiore a spazio cosmico, ci liberiamo delle leggi
della spazialità fisica e coscientemente entriamo nella
dimensione non spazio. Tutto quello che prima ci
limitava, ora, non lo può più fare; possiamo attraversare
la parete, essere in luoghi lontani chilometri e chilometri.
Il corpo fisico non viaggia con noi, ma gli altri corpi
sottili ci possono seguire e aiutare.
Spaziorischio
– casistica
Abbiamo
analizzato 108 persone che presentavano complessivamente 594
rilievi patologici (malattie pregresse o in atto). l'esame
iridologico abbiamo evidenziato la presenza di 594 segni a
livello dell'OPI; di questi: - 295 segni di introflessione
(49,6%) - 106 segni di assenza (17,8%) - 82 segni di
ipertrofia (13,8%) - 77 segni di estroflessione (12,9%)
Abbiamo
diviso la circonferenza pupillare in due semicirconferenze
da 0' a 180' e da 180' a 360'; su ognuna di esse si sono
rappresentati 26 spazi, ciascuno dei quali su un'area ben
precisa. Ogni spazio conglobava in sé più manifestazioni
morbose (si veda la precedente classificazione). Si sono
presi come positivi quei valori di alterazione dell'OPI
presenti nello spazio dove corrispondeva una malattia
pregressa o in atto descritta paziente.
Negativi
quando non esisteva nessuna corrispondenza con la patogenesi
descritta. (Questo valore deve essere considerato relativo
nel senso che il segno irideo può essere già presente
prima della manifestazione clinica).
Su
594 segni rilevati sull'OPI, ben 460 sono risultati positivi
(77,5%) e 134 negativi (22,5%). Abbiamo suddiviso i vari
spazi in sottogruppi e derivato la relativa percentuale di
segni positivi e negativi:
|
spazio
1-7
|
250
segni sull'OPI
|
214
positivi
|
85,6%
|
36
negativi
|
|
spazio
8-14
|
146
segni sull'OPI
|
99
positivi
|
67,8%
|
47
negativi
|
|
15-21
|
104
segni sull'OPI
|
75
positivi
|
72,2%
|
29
negativi
|
|
spazio
22-26
|
94
segni sull'OPI
|
73
positivi
|
77,7%
|
21
negativi
|
Analizzando
spazio per spazio la percentuale di positività e negatività
è risultata così suddivisa:
|
spazio
1
|
44
segni
|
40
positivi
|
90,9%
|
4
negativi
|
|
spazio
2
|
30
segni
|
28
positivi
|
93,3%
|
2
negativi
|
|
spazio
3
|
40
segni
|
36
positivi
|
90%
|
4
negativi
|
|
spazio
4
|
24
segni
|
19
positivi
|
79,1%
|
5
negativi
|
|
spazio
5
|
45
segni
|
37
positivi
|
74%
|
8
negativi
|
|
spazio
6
|
45
segni
|
38
positivi
|
84,4%
|
7
negativi
|
|
spazio
7
|
17
segni
|
16
positivi
|
94,1%
|
1
negativo
|
|
spazio
8
|
10
segni
|
8
positivi
|
80%
|
2
negativi
|
|
spazio
9
|
8
segni
|
5
positivi
|
62%
|
3
negativi
|
|
spazio
10
|
24
segni
|
20
positivi
|
83,3%
|
4
negativi
|
|
spazio
11
|
14
segni
|
6
positivi
|
42,8%
|
8
negativi
|
|
spazio
12
|
38
segni
|
25
positivi
|
65,7%
|
13
negativi
|
|
spazio
13
|
32
segni
|
23
positivi
|
71,8%
|
9
negativi
|
|
spazio
14
|
20
segni
|
12
positivi
|
60%
|
8
negativi
|
|
spazio
15
|
17
segni
|
9
positivi
|
52,9%
|
8
negativi
|
|
spazio
16
|
21
segni
|
19
positivi
|
90,4%
|
2
negativi
|
|
spazio
17
|
15
segni
|
10
positivi
|
66,6%
|
5
negativi
|
|
spazio
18
|
9
segni
|
6
positivi
|
66,6%
|
3
negativi
|
|
spazio
19
|
29
segni
|
21
positivi
|
72,4%
|
8
negativi
|
|
spazio
20
|
11
segni
|
10
positivi
|
90,4%
|
1
negativi
|
|
spazio
21
|
1
segno
|
|
-100%
|
1
negativo
|
|
spazio
22
|
21
segni
|
18
positivi
|
85,7%
|
3
negativi
|
|
spazio
23
|
12
segni
|
11
positivi
|
91,6%
|
1
negativi
|
|
spazio
24
|
8
segni
|
6
positivi
|
75%
|
2
negativi
|
|
spazio
25
|
32
segni
|
20
positivi
|
62,5%
|
12
negativi
|
|
spazio
25
|
32
segni
|
20
positivi
|
62,5%
|
12
negativi
|
|
spazio
26
|
21
segni
|
18
positivi
|
85,7%
|
3
negativi
|
Conclusioni
Lo
spazio-rischio ci può indicare il settore corporeo più
debole, costituzionalmente predisposto oppure acquisito.
L'utilità
di questo metodo può essere riassunta in questo modo:
1)
in medicina preventiva - si può riconoscere in anticipo
quali parti del corpo saranno biologicamente possibili
fonti di patologia. Questo ci può permettere di
rinforzare il settore, di sostenerlo sia con mezzi
chimici che naturali.
2)
nella medicina del lavoro - conoscere quali organi o
funzioni sono in difetto al fine di non esporre
l'individuo a sostanze tossiche con polarità verso lo
stesso organo.
3)
conoscere l'interazione tra il cronorischio e lo
spaziorischio, quando un evento traumatico si sia fatto
causa di un disturbo fisico o viceversa.
4)
utilizzo terapeutico dello spaziorischio attraverso
l'evocazione cutanea. Stimolando la cute nella zona
corrispondente allo spazio debole.
5)
conoscere lo spaziorischio psichico come fattore di
localizzazione di una patologia fisica.
Ci
sono e ci saranno sempre altre possibilità interpretative e
terapeutiche che si svilupperanno in seguito a questo
lavoro.
Abbiamo
già utilizzato tale sistema nella nostra pratica
quotidiana; non è un metodo sicuro al 100%, ma si hanno
percentuali di verificabilità elevate in qualche settore e
meno elevate in altri.
Essendo
una prima ricerca in tale direzione credo meriti degli
aggiustamenti e delle modifiche dettate dall'esperienza
clinica.
Buon
lavoro a tutti nella ricerca della propria armonia
|