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Anno I

Numero I

Maggio - giugno 1997

 

Spaziorischio

Daniele Lo Rito

 

Medico chirurgo - Docente di Iridologia

 

Lo spazio è il substrato di tutte le nostre relazioni e dei nostri interscambi. Si definisce lo Lo spaziorischio come quella condizione potenziale o attuale di maggior pericolo per la salute in seguito al verificarsi di anomalie nella spazialità corporea.

Nel 1989 si è aperto il campo di ricerca verso il tempo; ne è nato il Cronirischio (Lo Rito Daniele, Il Cronirischio, ed. Editorium, Milano). Dopo qualche anno di ricerca si è aperto quello dello Spaziorischio.

Alla prima ricerca, rivolta a intuire in quale età si è verificato un trauma importante per l'individuo, si è affiancata quella che riguarda la spazialità del proprio essere e a quale livello possiamo ammalarci.

L'uomo occupa uno spazio nel mondo, che è verticale di giorno ed è orizzontale durante la notte quando dorme. Il suo corpo è circondato da un medium che è l'aria, mediante essa noi comunichiamo con gli altri esseri e con gli altri spazi.

Nel gioco del tempo-spazio si generano l'essere umano e le sue tendenze patologiche; attraverso queste due realtà l'uomo cammina lungo il sentiero della storia percorrendo nuove strade e osservando nuove albe e altrettanti tramonti.

Rimane sempre la meraviglia e lo stupore di osservare i colori tenui di un alba e il loro tramutare , vedere il volo di un pettirosso e chiedersi quale forza lo anima nel gesto di librarsi nel cielo.

Dopo la fatica di comprendere la sede dove veniva rappresentato il tempo a livello dell'iride, sono rimasto stupefatto di vedere che anche lo spazio ha una sua sede ben precisa. Lo spazio viene protetto dal tempo, lo spazio nutre e sorregge il tempo.

Esiste un tempo esogeno e uno endogeno, così anche lo spazio si divide in esogeno, che riguarda l'ambiente nel quale ci muoviamo e viviamo. Questo spazio può essere fonte di pericolo e di malattia, determinando lo spaziorischio esogeno; così, le fonti di inquinamento sia chimico che elettromagnetico, oppure le calamità naturali rappresentano dei potenziali fattori di destabilizzazione.

Lo spaziorischio endogeno è quello legato alla propria corporeità; questo spazio endogeno sembra venga regolato da alcuni geni chiamati omeotici. Questi, nelle prime fasi di sviluppo embrionale, dicono questa è la zona del cervello, questa del torace e della milza o del surrene. Ogni organo prende la sua posizione spaziale nell'essere in evoluzione che diverrà domani l'uomo o la donna. La colonna vertebrale armonizza il lavoro che si dovrà fare all'interno dell'edificio, indirizzando le forze plasmatrici dove esse necessitano. La colonna stessa vive nel ritmo e attraverso questo plasma il fisico come fa il vento sulle dune di sabbia. Certamente la colonna vertebrale non ha solo la funzionalità ritmica, ma comprende in sé altre funzioni qualora si prendano valori differenti di polarità tra il capo e gli arti. Osservando l'OPI delle iride ci siamo accorti che porta in sé la funzionalità della colonna vertebrale; da questo siamo risaliti alla sede dello spazio-rischio.

E' ancora un lavoro sperimentale che meriterà correzioni e nuovi apporti diagnostici, ma che vuole dare un altro contributo all'iridologia. Osserveremo ora le zone a spaziorischio più frequentemente valutate nel nostro lavoro; volutamente abbiamo tralasciato quei valori che non erano riscontrati con frequenza significativa, non precludendoli da un lavoro futuro. Abbiamo diviso il cerchio della pupilla in 360' gradi, considerando i primi centottanta gradi partendo dalle ore 12.00. Questi 180' gradi si rispecchieranno in modo corrispondente sull'altra metà. I valori riscontrati compariranno sia sulla metà nasale che su quella temporale.

Facendo la corrispondenza tra le ore e i gradi si vede che dalle ore 0 alle ore 6.00 corrispondono in gradi da 0' a 180'. Graficamente prendiamo in considerazione l'iride di sinistra nella sua metà temporale (da 0 ore alle 6.00), dividiamo il settore in 180' gradi. 

O° - 8,5°

v. foto n. 1

Cervello

circolazione cerebrale – vertigini - cefalca vasomotoria

8,5° - 17°

Occhi semiparalisi

Glaucoma - alterazione visus – sinusite – allergia

17° - 25,5°

v. foto n. 3

1/3medioinferiore

volto

Guancia – acne - carie dentarie - nevralgia V

nevralgia facciate

25,5° – 34°

Naso- orecchio

rinite allergica-poliposi nasale-ipocusia-otite catarrale

34° - 42,5°

prime vie aeree

Faringiti-tonsilliti-laringiti-noduli corde vocali

42,5° – 51°

v. foto n. 1

Collo- spalla

Mialgie - periatrite scapolo - omerale

51° – 60°

tiroide

ipo -ipertiroidismo-allergia alimentare-allergia da farmaci-orticaria-articolazione spalla-articolazione gomito

60° - 66,2°

Mani- trachea

Tracheite-algie e deformazioni-M.C.F. - I.F.

66,2 - 72,4°

v. foto n. 4

cuore

Tachicardia-turbe funzionari-cardiache-angina cardiaca-infarto cardiaco

72,4 - 78,6°

polmoni

bronchite acuta-bronchite cronica-polmonite

78,6 - 84,8°

Cistifellea

Calcolosi biliare-disfunzioni cinetiche-biliari

4,8°- 91°

v. foto n. 2

fegato

Epatite – steatosi epatica

1°- 97,2°

stomaco

Gastrite-disturbi digestivi-ulcera gastrica

97,2-103,4°

Pancreas

duodeno

Pancreatici-Diabete-ulcera duodenale

103,4-109,6

v. foto n. 1-4

milza

Affaticabilità-S.S.C. (sindrome da stanchezza cronica)

109,6-115,8

surrene

Orticaria-allergia

115,8-22

rene

ipertensione arteriosa

122-28,2°

rene

calcolosi renale-insaufficienza renale- pielonefriti

128,2°135°

Intestino tenue

Malassorbimento- fermentazione

135°139,4°

Intestino crasso

Colite- Costipazione-ernia inguinale

139,4-143,8

Addome coscia

crampi muscolari

143,8-148,2

Gnitali vescica

Ulcerazioni- leiomioma uterino-endometi-iosi-enuresi notturna-incontinenza vescicale

148,2-152,6

Lombare

prostata

Lombalgia- I.P.B.

152,6-157°

Arti inferiori

disturbi circolatori(artero-venosi)-crampi muscolari-distorsioni frequenti-tendinite

157-74,5°

v. foto n. 2

anca

articolazione anca-articolazione-sacroiliaca

174,5-180°

v. foto n. 3

retto

Emorroidi- ragadi anali-fistola anale

Il principio regolatore dello spazio-rischio rimane oscuro, ma possiamo iniziare a tracciare la linea di interpretazione non volendo che sia già veritiera ed esatta nel suo nascere. Come per il temporischio o cronirischio abbiamo evidenziato la possibilità che sia già iscritto nell'iride prima dell'evento, così lo spazio-rischio può essere già determinato con la formazione dell'iride. Può sicuramente iscriversi secondariamente secondo lo scorrere degli anni, venendo a considerarsi come secondario e non più primario. Nello spazio-rischio secondario può esserci la possibilità della scomparsa del segno sull'O.P.I., che rimane più difficile qualora fosse primario.

Dunque esisterebbe una predisposizione spaziale, considerando l'individuo composto da tanti segmenti irregolari che si sviluppano nello spazio creando una dimensione dove predomina un organo, una funzionalità. In questo spazio predomina il surrene, o il rene, la tiroide, il polmone, la mano, etc., il quale non va considerato a sè stante, ma in relazione con il "tutto spazio" che è l'uomo. lo sono nello spazio. L' lo-spazio" si divide nelle sue manifestazioni funzionari e organiche, mantenendo le fila della comunicazione per l'unità. Ogni microcosmo è un'armonia con l'Io-spazio; qualora uno spazio fosse deficitario, tutto il sistema-spaziale tenderebbe a correggere questa alterazione per il principio dell'armonia e della comunicazione.

Quando il sistema lo-spazio non riesce più a compensare questa disarmonia, nasce la potenzialità patogenetica dello spazio.Nello spaziorischio sono prese in considerazione le alterazioni organiche, lesionali o funzionali; abbiamo tralasciato altre connessioni che si potrebbero legare assieme. Mi riferisco alle interazioni con le emozioni, con gli stati mentali e con la psiche. Sembrerebbe che ogni spazio abbia una plurivalenza e possa venire considerato non solo sotto l'aspetto fisico, ma anche emozionale, mentale o psichico. Questo approccio è ancora in fase embrionale e non ha avuto un riscontro clinico tale da poterlo esprimere con sereni e sicurezza. Se tali ipotesi fossero confermate, dallo spaziorischio ricaveremmo utili informazioni emotive e psicofisiche necessarie per la conoscenza ulteriore del nostro lo-spazio, globalità e unità. Coscienza di essere per quello che sono, prerogativa per camminare verso la luce dell'unità di ogni parte cellulare e subatomica che mi componga.

Sono nello stesso tempo il neutrino, la materia, l'antimateria, la gioia, il buio, la luce, l'essere nello spazio e nel tempo. Felice di esserlo, così!!! Nel fluire della trasformazione corporea umana, ciò che era spazio si modella in un'altra dimensione spaziale. Rimane il ricordo di uno spazio ritenuto fisico (es.: polmone, cuore, etc.), ma il suo contenuto varia in qualità. Le componenti si modificano, gli elementi cambiano per riempire di nuovo lo spazio.

Le emozioni sono gli elementi più dinamici nella loro trasmutazione spaziale; esse occupano una zona corporea propria legata a elementi fisici. Ma date le caratteristiche possono variare rapidamente di sede occupando settori spaziali non propri. Così possono rimodellare il corpo fisico secondo le proprie caratteristiche e le cellule seguono questa rappresentazione spazio-emozionale. La mutazione è a volte repentina (con turgore, edema, anossia, iperattività, etc.), a volte lenta, ma al termine si può arrivare a una mutazione importante. Il gene dello spazio, controllore della dimensione e della qualità, ha perso il suo controllo e ciò che prima era spazio polmonare è divenuto spazio renale, ciò che era spazio gastrico è mutato in spazio intestinale. Così la struttura fisica segue la mutazione spaziale, lo spazio non è un involucro riempito di materia vivente o inerte, ma ha una sua rappresentazione. Lo spazio ha in se stesso la proprietà di espansione se non vi fossero delle forze di interazione e di legame a impedire una esplosione spaziale centrifuga. Esistono delle configurazioni spaziali che hanno la tendenza all'espansione continua e vengono guidate a difficoltà dalle forze attrattive e organizzativi. Tali dimensioni spaziali sembrano vivere nella forza espansiva, ignare della possibilità di controllo. Sono strutture spaziali embriologicamente primitive, assimilabili a un ovulo umano fecondato nelle sue fasi iniziali di duplicazione. Potremmo definirlo come spazio embrionale primitivo.

Di  per se stesso, tale spazio contiene tutte le possibilità evolutivi, anche se poi con il tempo può configurarsi in una rappresentazione ben definita. All'attività caotica iniziale può seguire il tentativo organizzativo intrinseco a una struttura spaziale, ma ben poco può servire tale forza coesiva quando il principio di vita è espansivo senza controllo. Allora si arriva all'autodistruzione parziale o totale derivata dall'incapacità a controllare questa espansione. Abbandoniamo gli spazi, oppure creiamo degli spazi nuovi dove poter espandere la nostra creatività; all'interno della rappresentazione spaziale creiamo delle zone libere dove poter crescere. Digeriamo il nostro spazio interiore per permetterci di crescere ancora.

Alcuni esempi che potrebbero ravvivare l'idea di questo processo li ritroviamo nella crescita tumorale veloce, nei processi ascessualizzati della neoplasia che necrotizzano al loro interno, nelle malattie autoimmuni dove il processo di danno organico può essere indirizzato selettivamente verso un organo piuttosto che a un altro.

Si può pensare che esista una malattia legata allo spazio che potremmo definire "malattia spaziale".

Apparentemente non avremmo mai pensato che ci si poteva ammalare nello spazio della nostra rappresentazione corporea; lo spazio diventa un essere vivente legato a delle funzioni, a delle leggi di forze fisiche deboli. Lo spazio organico, ad esempio del fegato, diventa un essere vivente capace di interagire all'interno e all'esterno di se stesso nello sforzo costante di mantenere il suo equilibrio funzionale in rapporto agli altri spazi.

Si delinea quindi una spazialità globale dell'essere uomo" formato da tante piccole spazialità che contribuiscono a formare la totalità. Esiste un intreccio di interreazioni tra la spazialità globale e quella parziale, tra quelle parziali nella loro funzione specifiche, ma armoniche.

Il particolare alimenta e nutre il totale, il totale culla come un figlio il particolare e lo nutre. L'uno diviene indispensabile all'altro.

Esiste uno spazio interiore dove abbiamo inconsciamente la rappresentazione spaziale dei nostri organi (rene - fegato - etc.), anche se apparentemente non esiste una coscienza di questo. Lo spazio esteriore è composto dalla coscienza della nostra spazialità extracorporea dovuta all'esistenza di altri esseri, umani, vegetali, minerali. Tale spazio extracorporeo limita il nostro spazio corporeo e ci impone delle regole di spazialità. La nostra coscienza viene limitata dallo spazio circostante e reagiamo, ci comportiamo in relazione a esso. L'aria è per noi il mezzo informativo principale, anche se non esclusivo, per ricevere tutte le variazioni e rappresentazioni dello spazio.

Nel momento in cui riusciamo a espandere lo spazio interiore a spazio cosmico, ci liberiamo delle leggi della spazialità fisica e coscientemente entriamo nella dimensione non spazio. Tutto quello che prima ci limitava, ora, non lo può più fare; possiamo attraversare la parete, essere in luoghi lontani chilometri e chilometri. Il corpo fisico non viaggia con noi, ma gli altri corpi sottili ci possono seguire e aiutare.

Spaziorischio – casistica

Abbiamo analizzato 108 persone che presentavano complessivamente 594 rilievi patologici (malattie pregresse o in atto). l'esame iridologico abbiamo evidenziato la presenza di 594 segni a livello dell'OPI; di questi: - 295 segni di introflessione (49,6%) - 106 segni di assenza (17,8%) - 82 segni di ipertrofia (13,8%) - 77 segni di estroflessione (12,9%)

Abbiamo diviso la circonferenza pupillare in due semicirconferenze da 0' a 180' e da 180' a 360'; su ognuna di esse si sono rappresentati 26 spazi, ciascuno dei quali su un'area ben precisa. Ogni spazio conglobava in sé più manifestazioni morbose (si veda la precedente classificazione). Si sono presi come positivi quei valori di alterazione dell'OPI presenti nello spazio dove corrispondeva una malattia pregressa o in atto descritta paziente.

Negativi quando non esisteva nessuna corrispondenza con la patogenesi descritta. (Questo valore deve essere considerato relativo nel senso che il segno irideo può essere già presente prima della manifestazione clinica).

Su 594 segni rilevati sull'OPI, ben 460 sono risultati positivi (77,5%) e 134 negativi (22,5%). Abbiamo suddiviso i vari spazi in sottogruppi e derivato la relativa percentuale di segni positivi e negativi:

spazio 1-7

250 segni sull'OPI

214 positivi

85,6%

36 negativi

spazio 8-14

146 segni sull'OPI

99 positivi

67,8%

47 negativi

15-21

104 segni sull'OPI

75 positivi

72,2%

29 negativi

spazio 22-26

94 segni sull'OPI

73 positivi

77,7%

21 negativi

Analizzando spazio per spazio la percentuale di positività e negatività è risultata così suddivisa:

spazio 1

44 segni

40 positivi

90,9%

4 negativi

spazio 2

30 segni

28 positivi

93,3%

2 negativi

spazio 3

40 segni

36 positivi

90%

4 negativi

spazio 4

24 segni

19 positivi

79,1%

5 negativi

spazio 5

45 segni

37 positivi

74%

8 negativi

spazio 6

45 segni

38 positivi

84,4%

7 negativi

spazio 7

17 segni

16 positivi

94,1%

1 negativo

spazio 8

10 segni

8 positivi

80%

2 negativi

spazio 9

8 segni

5 positivi

62%

3 negativi

spazio 10

24 segni

20 positivi

83,3%

4 negativi

spazio 11

14 segni

6 positivi

42,8%

8 negativi

spazio 12

38 segni

25 positivi

65,7%

13 negativi

spazio 13

32 segni

23 positivi

71,8%

9 negativi

spazio 14

20 segni

12 positivi

60%

8 negativi

spazio 15

17 segni

9 positivi

52,9%

8 negativi

spazio 16

21 segni

19 positivi

90,4%

2 negativi

spazio 17

15 segni

10 positivi

66,6%

5 negativi

spazio 18

9 segni

6 positivi

66,6%

3 negativi

spazio 19

29 segni

21 positivi

72,4%

8 negativi

spazio 20

11 segni

10 positivi

90,4%

1 negativi

spazio 21

1 segno

 

-100%

1 negativo

spazio 22

21 segni

18 positivi

85,7%

3 negativi

spazio 23

12 segni

11 positivi

91,6%

1 negativi

spazio 24

8 segni

6 positivi

75%

2 negativi

spazio 25

32 segni

20 positivi

62,5%

12 negativi

spazio 25

32 segni

20 positivi

62,5%

12 negativi

spazio 26

21 segni

18 positivi

85,7%

3 negativi

Conclusioni

Lo spazio-rischio ci può indicare il settore corporeo più debole, costituzionalmente predisposto oppure acquisito.

L'utilità di questo metodo può essere riassunta in questo modo:

1) in medicina preventiva - si può riconoscere in anticipo quali parti del corpo saranno biologicamente possibili fonti di patologia. Questo ci può permettere di rinforzare il settore, di sostenerlo sia con mezzi chimici che naturali.

2) nella medicina del lavoro - conoscere quali organi o funzioni sono in difetto al fine di non esporre l'individuo a sostanze tossiche con polarità verso lo stesso organo.

3) conoscere l'interazione tra il cronorischio e lo spaziorischio, quando un evento traumatico si sia fatto causa di un disturbo fisico o viceversa.

4) utilizzo terapeutico dello spaziorischio attraverso l'evocazione cutanea. Stimolando la cute nella zona corrispondente allo spazio debole.

5) conoscere lo spaziorischio psichico come fattore di localizzazione di una patologia fisica.

Ci sono e ci saranno sempre altre possibilità interpretative e terapeutiche che si svilupperanno in seguito a questo lavoro.

Abbiamo già utilizzato tale sistema nella nostra pratica quotidiana; non è un metodo sicuro al 100%, ma si hanno percentuali di verificabilità elevate in qualche settore e meno elevate in altri.

Essendo una prima ricerca in tale direzione credo meriti degli aggiustamenti e delle modifiche dettate dall'esperienza clinica.

Buon lavoro a tutti nella ricerca della propria armonia