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Viaggio
attraverso la musica cinese
Ombretta
Franco
Diploma
di Conservatorio e Laurea al DAMS
Musicista professionale e musicoterapeuta
Parole
e silenzio: la lingua cinese
Chi
sa non parla, chi parla non sa
(Lao-Tzu,
Il Libro del Tao, c. 56)
Quella
cinese è una delle più antiche civiltà che si siano
perpetuate ininterrottamente sino a noi. Pur mediata in
qualche modo con culture provenienti dall’esterno, per
altro elaborate sempre i modo originale, la cultura cinese
presenta dei caratteri di continuità e di unità peculiari.
Uno dei principali fattori di quest’unità spazio
temporale è il sistema di scrittura che ha una continuità
di caratteri che vanno dal II millennio a.C. (iscrizioni sui
bronzi di Shang) fino ad oggi e che vengono utilizzati
nell’intera area sinica. Scrittura non di carattere
alfabetico, ma costituita da caratteri indipendenti
(ideogrammi o pittogrammi), ciascuno con un proprio valore
semantico e fonetico, con un significato concreto. Alcuni
caratteri sono pittogrammi, altri ideogrammi, che
rappresentano concetti astratti attraverso raffigurazioni
simboliche, mentre altri ancora hanno origini fonetiche. La
maggior parte dei caratteri è però costituito dalla
combinazione di due elementi, uno significante che indica la
categoria generale del termine, ed uno fonetico che sta
invece ad indicare, per altro in maniera più o meno esatta,
la sua pronuncia fonetica. La presenza di un così
particolare forma di scrittura ha necessariamente
influenzato il pensiero e la cultura tutta cinese: la
ricerca del significato avviene spesso, come nelle
costruzioni della scrittura, attraverso la formazione di
termini composti da combinazione di opposti, e il
significato finale sarà quello dato dalla relazione
dialettica delle due (o talvolta più) affermazioni; più
semplicemente il significato sarà indefinito, almeno
secondo le nostre categorie logiche, o, ancora, definito dal
contesto, inteso quale somma delle relazioni e delle
intenzioni che formano il tutto della situazione.
"La
via che si può considerare la via non è una via
invariabile; i nomi che si possono considerare nomi non
sono nomi invariabili.
"Non-essere"
è il nome che diamo all’origine del cielo e della
terra, "essere" è il nome che diamo alla madre
di tutte le creature.
Quindi:
Di
ciò che sempre non è
ora
vedremo i portenti, di ciò che sempre è
ora
vedremo i confini.
Pur
avendo nomi differenti, i due hanno origine comune. Ciò
che hanno in comune lo chiamo "oscuro", oscuro e
ancor più oscuro, la porta di tutti i portenti"
Come
nel più noto testo I King, ovvero I mutamenti
nel pensiero di Lao-Tzu, filosofo contemporaneo a Confucio
(VI sec. a.C.), emerge la distanza dal misticismo dei popoli
occidentali, dove il mistico, cristiano o maomettano, cerca
la comunione e l’unione con Dio, mentre Lao-Tzu cerca di
diventare uno con la Natura, che chiama ancora Tao, pensato
come il principio immanente della spontaneità naturale.
"Quando
nasce, l’uomo è debole e flessibile; alla morte è
forte e rigido.
Tutte
le creature - l’erba, gli alberi - da vive sono tenere
e fragili, alla loro morte sono secche e appassite.
Perché ciò che è forte e rigido è seguace della
morte, ciò che è debole e flessibile è seguace della
vita.
Perciò
se
un esercito è forte viene distrutto
se
un albero è forte viene tagliato.
Ciò
che è forte e rigido è posto in basso, ciò che è
debole e flessibile posto in alto."
•
Musica
"Il
ritorno è il movimento del Tao (Via)
la
debolezza è la pratica della via
Tutte
le creature del mondo sono generate dall’essere,
l’essere è generato dal non-essere."
Riteniamo
questa una musicalissima definizione dell’arte dei suoni,
delle sue specifiche e delle interpretazioni/letture che se
ne possono dare non appena si abbandonano concezioni
edonistiche o puramente estetizzanti, appena varcata la
soglia dell’art pour l’art e il
divertimento/passatempo quale unica funzione della musica;
non parliamo poi dell’immane lettura ‘post romantica’
con i suoi sentimenti e gli Sturm und Drang nascosti
dietro ogni cosa: ispirazioni ciclopiche e valide perché
lontane dal quotidiano scorrere della vita, metafora degli
Dei che se ne vanno e solitaria passione di geni
ipertrofici. Spazio vuoto all’interpretazione (o
sovrinterpretazione) dove tutto viene affermato e trova
conferma: vedi il ruolo della critica, capace persino di
negare la presenza (unica evidenza oggettiva)
dell’esecutore, per poter solo parlare della musica, la
quale, per altro non c’è che in presenza
dell’esecuzione: orrenda contraddizione fatta di vuote
parole espressioni del potere (o del mestiere: questo li
salva). Per esprimerci ancora una volta con le parole del
saggio Lao-Tzu
"Si
guarda e non si vede: si chiama "uniforme".
Si
ascolta e non si sente: si chiama
"infrequente".
Si
tocca e non si afferra: si chiama "sottile".
Queste
tre cose non si possono esaminare perché confuse
insieme, formano una cosa sola".
Per
comprendere la concezione della musica in Cina fondamentale
è lo studio dello Yueh Chi (Libro della musica) che
appartiene al corpo dell’opera Li Chi (Libro dei
riti) a questo punto sembra quasi superfluo sottolineare
come in Cina la musica sia fortemente formalizzata e
considerata inscindibile dai riti intesi in senso estensivo
e comprensivi di stile di vita, cerimonie, obblighi e
condotte comportamnetali che consentivano all’uomo di
mettersi nella condizione di potersi inscrive nell’ordine
cosmico facendo risuonare la porzione di ‘cielo’ che in
sè era racchiusa. La musica in Cina ha sempre avuto un
valore etico, e questo ancor prima che Platone in Occidente
sostenesse l’analoga tesi dell’Ethos (IV sec. a.C.).
Elementi
centrali della filosofia di Confucio (551 - 478 a.C.) erano
la musica e le cosiddette buone maniere (Arte delle
Cerimonie), tratti tra loro indissolubili per qualificare un
gentiluomo, come riportato nel I-li (Libro delle
Cerimonie):
"…in
primo luogo viene la conoscenza del Cerimoniale per
essere guidati nella vita quotidiana, durante le udienze
con il Sovrano e per accostarsi agli spiriti ancestrali;
subito dopo viene la pratica della musica e la
conoscenza delle note".
Ovviamente
occorre pensare ad una concezione della musica differente e
lontana dalla nostra, dove la natura dell’arte musicale è
correlata al suono, in quanto espressione di potenza
trascendente; quest’idea che la musica contenga e superi
il suono è ancor oggi persistente e trova riscontro in
prassi strumentali tradizionali e consolidate, quali ad
esempio la tendenza dei suonatori di salterio a proseguire
il vibrato su una corda anche dopo la cessazione di ogni
suono udibile, oppure il glissato secco e repentino che
viene effettuato su una corda del liuto, senza che questa
venga pizzicata col plettro, e che ha come risultato la
produzione di un suono non percepibile nemmeno dal suonatore
stesso. Musica oltre il suono (almeno oltre la mera
esperienza dell’udibile o dell’udito), a creare,
piuttosto che suoni, rapporti complessi e articolati
determinati dalla relazione tra musica e ordine
dell’Universo; a gestire quindi un potere capace di
convalidare (o, se utilizzato in maniera impropria,
distruggere) quell’Armonia Universale dalla quale tutte le
cose dipendono: l’organizzazione e la struttura che si
manifestano nella musica risultano essere le stesse che
regolano tutte le attività umane, che quindi rappresentano
solo lo specchio fedele dell’armonia del cosmo. Questa
concezione di uniformazione di un ordine onnicomprensivo tra
micro e macrocosmo sottintende per altro un pensiero che
esalta la natura e pretende che l’agire umano sia
conseguente ad essa, e conduce a quell’armonia con la
natura che pervade tutto il pensiero cinese. Alla base del
pensiero cinese, si pone l’uomo e il cosmo in una stretta
relazione ritmica tanto che entrambi respirano e pulsano in
sincronia pervasi dalla stessa energia. Un antico racconto
narra che un mitico uomo diede vita all’universo, il suo
respiro diventò il vento, la sua voce il tuono, le vene
furono i fiumi, la carne diventò la terra, i capelli
crearono la vegetazione, le ossa si trasformarono in metalli
e il sudore fu la prima pioggia.
Nonostante
l’esaltazione della natura non bisogna pensare ad una
musica fatta di forme tese ad una imitazione del mondo
sensibile attraverso un cerebralismo imitativo quale quello
del primo Rinascimento europeo, quando forme musicali quali
la caccia o la chanson descrittiva intendevano
riprodurre suoni e scene della realtà, sancendo così, in
via definitiva, la condizione alternativa (o dominante)
dell’una rispetto all’altra (natura v/s cultura); nella
cultura cinese il musicista non deve imitare nulla poiché
la musica è natura che si manifesta attraverso
l’espressione umana del suono. Questa qualità naturale
che permea la musica cinese, così come la quasi totalità
delle musiche tradizionali, è testimoniata dalla prevalenza
della vocalità: niente potrebbe essere più in-mediato,
o se si vuole, naturale della voce, luogo
dell’incontro senza mediazioni (come sono gli strumenti
musicali) di natura e cultura:
"La
voce è suono. Il suono è l’elemento più sottile
della materia percettibile. Nella storia di ciascuno di
noi, come nella nostra storia collettiva, fu proprio
esso, in origine, il luogo di incontro dell’universo e
dell’intelligenza."
Fenomeno
fondante dell’esperienza sonora umana, la voce è ‘suono
primordiale’, oggetto materiale espressione di quel
desiderio che non vuole né può trovare compimento.
"Prima
ancora che il linguaggio abbia inizio e si articoli in
parole per trasmettere messaggi nella forma di enunciati
verbali, la voce ha già da sempre origine, c’è
come potenzialità di significazione e vibra quale
indistinto flusso di vitalità, spinta confusa al voler-dire,
all’esprimere, cioè all’esistere. La
sua natura è essenzialmente fisica, corporea;
ha relazione con la vita e con la morte,
con il respiro e con il suono; è emanata
dagli stessi organi che presiedono all’alimentazione
e alla sopravvivenza. "
"Essere
e non-essere si generano l’un l’altro,
difficile
e facile si completano l’un l’altro,
lungo
e corto si confrontano l’un l’altro,
alto
e basso si invertono l’uno nell’altro,
suono
e voce si armonizzano l’un l’altro,
prima
e dopo si seguono l’un l’altro."
La
bocca, dove si origina la voce, è il primo oggetto del
mostruoso e delle teratologie, uno dei simboli più diffusi
e complessi nella storia del pensiero umano: nel contempo
soglia capace di espellere ma anche di inghiottire,
spalancata porta d’accesso agli inferi e via di salvezza.
Nel drago, iper-struttura virtuale e combinazione di ogni
forma di bene e di male, la bocca sputa fumi venefici e
fuoco mentre inghiotte e consuma.
Per
mezzo della bocca, dell’alitus o soffio
indecifrabile, la musica diviene aspetto centrale del
pensiero cinese, come sottolinea Michel Granet, che dice che
per il cinese "il soffio e il sangue rappresentano le
cose più preziose in ogni essere vivente".
La
differenziata ed estesa serie di risorse dello ‘strumento
vocale’ può sostanzialmente essere considerata sotto un
duplice aspetto, che è sintetizzabile nelle definizioni di parlato
e cantato. Più precisamente, si intende il rapporto
tra Voce (codice inter-individuale) e Parola
(atto individuale di utilizzo del codice). Si distinguono
così due sistemi di funzionamento sociale: oralità
e vocalità, dove per oralità s’intende il senso
della voce come veicolo/tramite del messaggio e per vocalità
tutto quanto viene espresso nel funzionamento della voce a
prescindere dal messaggio.
•
Classificazione organologica
Lo
strumento musicale, un microcosmo, un ‘arnese’ sonoro
che per le tecniche di costruzione e decorazione è
un’opera d’arte, e un’opera della tradizione
tramandato di padre in figlio, carico di scralità, è
oggetto di culto in quanto in esso si incarna l’ideologia
del Tao.
Data
una simile premesse risulta più chiaro come i Cinesi
ordinano i loro strumenti classificandoli secondo i
materiali utilizzati per costruirli, a cui associano le
classificazioni relative ai punti cardinali, alle stagioni
dell’anno e agli elementi.
Pelle
Nord Inverno Acqua Tamburi
Zucca
Nord est Dall’inverno a primavera Tuono Organo a bocca
Bambù
Est Primavera Montagna Siringa
Legno
Sud est Dalla primavera all’estate Vento Tamburi (legno)
Seta
Sud Estate Fuoco Salteri
Argilla
Sud ovest Dall’estate all’autunno Terra Flauti globulari
Metallo
Ovest Autunno Umidità Campana
Pietra
Nord ovest Dall’autunno all’inverno Cielo Pietre sonore
In
questa classificazione avviene l’alternarsi di forme
cicliche (stagioni, punto cardinali) con classificazioni
vere e proprie (la materia) e coppie complementari
(terra-cielo, acqua-tuono, montagna-vento, fuoco-umidità);
per comprendere questa classificazione e le sue logiche
occorre pensare, come fanno i cinesi, a un cosmo che
comprende il tempo eterno, strutturato attraverso le
stagioni. Ma il cosmo è anche lo spazio eterno, formato da
oriente, occidente, sud e nord. Il cosmo è materia, quindi
legno, metallo, pelle e pietra. Il cosmo è forza, quindi
vento, tuono, acqua e fuoco. Il cosmo è suono, quindi
tonalità e timbro. E l’universo è uno, e in esso tempo,
spazio, materia e musica coincidono, divenendo così
manifestazioni molteplici di una unità sola.
Musica
e terapia
Per
i taoisti, l’universo, caratterizzato da un perenne stato
di movimento e trasformazione, si autoproduce costantemente.
L’universo quindi non può che essere espressione di
energia che non ha né inizio né fine, che non è né
materia né spirito. L’universo è abitato dal Soffio e
tutte le cose sono il risultato della maggiore o minore
condensazione di energia. Il Soffio più leggero (Yang) salì
a formare il cielo mentre il Soffio più pesante (Yin) scese
a formare la terra. Il Soffio essendo energia e movimento
non può che essere suono il quale pervade il mondo e
l’uomo, così l’uomo, che custodisce in sé una porzione
della sostanza sonora del Soffio universale, per essere in
armonia con il mondo e risuonare in simpatia con
l’universo usa la musica, i suoni e la voce. Per i cinesi
la musica è suono che va oltre il suono, è potenza
trascendente, è suono non udibile che si ricongiunge con il
suono dell’universo.
Risale
al III secolo a. C. l’ inizio della sistematizzazione
delle cognizioni così i suoni furono messi in relazione con
l’ordine dell’universo che comprende tutti i tipi di
ordine: cardinali, stagionali, materiali, energetici,
fisiologici……
Considerando
i principi del Tao che in Cina permeano la vita in tutti i
suoi aspetti, la musica sembra essere l’arte che meglio li
incarna. Ritmo, flusso, movimento, mutamento, equilibrio e
armonia di segni in stretta relazione sembrano riflettere i
principi su cui si basa la vita così come la pratica medica
cinese.
Dalle
fonti storiografiche emerge l’importanza assegnata alla
musica per la sua capacità di armonizzarsi con la natura e
di influenzare l’uomo. Molti imperatori richiedevano, ai
propri amministratori di controllare il tipo di musica che
veniva prodotto e fruito sulle proprie terre, in quanto
indice dello stato e dell’umore del popolo. A questo scopo
furono istituiti degli organi ufficiali speciali con il
compito di porre il veto su certe musiche accogliendo o
tollerando delle altre. Secondo una antica leggenda il suono
base venne preso dal canto di un uccello mitico, una fenice,
che l’imperatore fece appositamente cercare da un suo
ministro. Sappiamo come in verità esistesse un Ministro dei
pesi e delle misure che aveva anche il mandato imperiale di
sorvegliare il diapason (l’altezza dei suoni e la loro
intonazioni) e tutto il complesso delle attività musicali.
A questa tradizione si rifà il racconto dell’imperatore
Huang-ti (2697-2597 a.C.) il quale volendo indurre la
felicità nei suoi sudditi ordinò al suo fedele ministro
Ling-Louen si cogliere l’armonia della natura attraverso
la musica. Il ministro si recò in una regione del nord dove
cresceva il bambù più pregiato tagliò una canna dalla
quale ottenne il suono base (fa) la riempì di semi di
miglio nero esprimenti la congiunzione Yin-Yang per la loro
disposizione, ottenuta così la misura della prima canna creò
proporzionalmente gli altri suoni (do),(sol),(re),(la).
Questi erano i suoni della natura nei quali si riflettevano
e si riflettono ancora oggi i suoni dell’universo e le
vibrazioni del corpo il quale rispecchia il macrocosmo
risuonando con esso per simpatia incarnando il principio
secondo il quale la parte appartiene al tutto e il tutto si
esprime in ogni sua parte. Nel pensiero cinese i suoni non
corrispondono solo ai principi Yin e Yang ma anche a precisi
numeri, chiave interpretativa della realtà oltre che della
musica, e ancora a elementi, direzioni, stagioni, materiali
e quindi strumenti musicali e tutto ciò che obbedisce alle
leggi dello Yin e dello Yang. Ne deriva la costituzione di un’orchestra
terapeutica composta da un certo numero di strumenti che
sono espressione dell’equilibrio energetico e quindi si
rendono disponibili ad indurlo con la musica da loro
prodotta. Si tratta di uno strumento a corda, un’ocarina
di terra, una campana di metallo, delle lastre di pietra (litofono),
un tamburo, un organo a bocca, un flauto di bambù e un
tamburo di legno. Secondo la concezione terapeutica cinese
la musica che viene dall’uomo deve essere in armonia con
il contesto (rituale) in cui essa viene prodotta solo così
si potrà instaurare l’armonica relazione fra cielo e
terra, ogni squilibrio per eccesso o difetto sarà causa di
danno e malessere poiché gli strumenti il loro timbro, il
ritmo e la melodia sono in grado di influenzare e di agire
sull’umore, sulla psiche e sul corpo dell’individuo. La
musica, la cui massima manifestazione è la voce umana,
riflettendo sulla terra l’armonia dell’universo è
controllata da rigide regole che ne stabiliscono la funzione
e le caratteristiche, una buona musica che susciti
sentimenti di virtù dovrà iniziare con il suono del
tamburo (suono di pelle, nord, acqua) per finire con il
suono dell’ocarina (suono di terra, centro). Dato il
complesso sistema di corrispondenze del pensiero cinese, la
musica non può certo essere più semplice, frutto della
combinazione di un sistema su base dieci (note fondamentali,
terra) e su base dodici (porzioni di note, cielo) quindi
ogni nota/suono avrà precise caratteristiche ma allo stesso
tempo cangianti rispetto al contesto, quadro di armonia o
disarmonia, in cui si trova collocata. Ne seguirà che
esisteranno infinite musiche, proprie di regioni diverse, da
suonarsi solo in certe circostanze e in certi momenti del
giorno e/o dell’anno capaci di suscitare le più diverse
reazioni negli uomini e nella natura. Fra i diversi racconti
sul potere della musica riportiamo quello di Symaa Chian
(163-85 a.C.) il quale descrive l’esistenza di due melodie
per salterio dallo straordinario potere. Suonando la prima
si attiravano due stormi di otto gru nere che appena
percepite le note della seconda melodia iniziavano una
misteriosa danza aprendo le ali, allungando il collo ed
emettendo suoni indescrivibili.
Dalla
fiducia nel potere magico (fisico-acustico) dei suoni non
poteva essere esclusa la terapia. Gli antichi testi di
medicina fra i quali citiamo il Nei-Jing, riportano
la corrispondenza fra organi e suoni alla quale si
sovrappone l’emozione corrispondente, segno da non
trascurare nella compilazione del quadro diagnostico. Se ai
testi medici aggiungiamo quelli filosofici otterremo una
complicanza delle corrispondenze che vede le note legate
agli elementi nonché alle virtù, ai visceri e alla voce.
La musica per la sua capacità di essere la parte e il tutto
incarna la totalità di Yin e Yang riconcilia l’interno
con l’esterno e l’uomo con il mondo ristabilendo
l’armonia delle relazioni fra cielo e terra. Come i Greci
i Cinesi credono nell’ethos della musica nella capacità
di penetrare, di influenzare i sentimenti e i costumi degli
uomini ma per i cinesi se la musica influenza il cuore, un
cuore in stato di perfetto equilibrio non può che produrre
una musica armonica. Se l’uomo produce musica, in quanto
strumento musicale in vibrazione simpatica con il cosmo,
ogni suo organo può produrre un suono (la, do, fa, sol, re)
e riflettersi nelle caratteristiche timbrico-espressive
della voce (richiamo, risata, canto, lamento, sospiro). A
questo punto solo la grande arte d’ascolto del medico
cinese potrà cogliere fra i segni del quadro di disarmonia
i suoni vocali degli organi e le corrispondenti note
cogliendo la disarmonia ad ogni suono dissonante e per ogni
voce falsata dalla disarmonia. Ovviamente si tratta di
indagare le predilezioni e le avversioni del paziente nei
confronti delle cinque note della scala pentatonica cinese e
dei relativi accordi cui dalla tradizione medica si sa
corrispondere un certo viscere il cui disequilibrio si
renderà manifesto. A questo scopo si possono scegliere e/o
creare delle composizioni musicali ad hoc nella piena
consapevolezza che sebbene la tradizione medica cinese, come
molte altre, abbia usato la musica per agire sull’uomo,
non esiste nessuna raccolta autentica compilata
espressamente con fini terapeutici in quanto troppe sono le
variabili che intervengono a rendere il quadro diagnostico
mutevole. In questo caso, come raramente accade, l’uso
terapeutico della musica non può che essere immanente.
Un
altro sistema terapeutico che affonda le proprie radici
nella tradizione cinese è la psicofonia altrimenti
detta metodo dei suoni o dell’uomo sonoro depositato
all’Accademia delle Scienze di Parigi nel 1960 ad opera di
Marie- Louise Aucher. L’autrice, cantante lirica, parte
dalla considerazione che l’uomo è una cassa di risonanza,
uno strumento musicale capace di vibrare per simpatia dalla
testa ai piedi, qualora sollecitato dai suoni che si
estendono per quattro intere ottave lungo tutto il suo
corpo. Durate gli anni di insegnamento, incontrando allievi
con difficoltà di emissione di particolari note e
conoscendo le corrispondenze fra i suoni e gli organi della
pratica medica cinese, l’autrice del metodo ha rilevato la
persistente concomitanza della difficoltà di emissione o
ricezione di certi suoni con disfunzioni in nascere o in
atto dei corrispondenti organi. Così come la voce manifesta
la disarmonia, la voce ha il potere di ricondurre
l’armonia, di guarire. La voce guida di un insegnante può
indurre l’attivazione energetica, attraverso la ricettività
del corpo per i suoni riflessi, alla stessa stregua degli
agopuntori data la corrispondenza dei punti di agopuntura
con i punti di vibrazione. Consapevole di aver mosso solo i
primi passi verso l’esplorazione della musica e della
medicina cinesi crediamo di buon auspicio concludere per
ricominciare con una citazione tratta dalle memorie storiche
di Se Ma Tsienn
"La
nota Kon (fa) agisce sulla milza e mette l’uomo in
armonia con la perfetta santità. La nota Chang (sol)
agisce sul polmone e emette l’uomo in armonia con la
giustizia. La nota Kiao (la) agisce sul fegato e mette
l’uomo in armonia con la perfetta bontà. La nota Tche
(do) agisce sul cuore e armonizza l’uomo con i riti
perfetti. La nota Yu (re) agisce sui reni e mette
l’uomo in armonia con la saggezza."
Ombretta
Franco
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