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Recenti
acquisizioni scientifiche in tema di bioenergia
Danilo
Codazza
Cattedra
di Patologia Tropicale Veterinaria-Istituto di Malattie
Infettive Profilassi e
Polizia Veterinaria Facoltà di medicina Veterinaria
Università degli Studi di Milano
Via Celoria, 10 - 20133 Milano - Italia; Tel.02 - 70638626
Fax 02 - 70635338
RIASSUNTO
L’energia
proveniente dai sistemi biologici (bioenergia) è alla base
dell’interazione tra i diversi insiemi, essa è
composta, in base ai metodi di indagine oggigiorno
impiegabili, principalmente di microonde, infrarossi,
ultrasuoni e feromoni accompagnata sicuramente da altre
frazioni non ancora identificate. Sono state riportate
esperienze riguardanti le interazioni tanto con esseri
viventi che con sostanze inorganiche. In particolare sono
state descritte le influenze dei campi biomagnetici umani
sui microrganismi, soprattutto cutanei, che possono essere
utilizzati quali indicatori del campo biomagnetico umano
stesso, su sostanze inorganiche quali l’acqua, soluzione
fisiologica e simili ed organiche di origine animale
(plasma, frazioni corpuscolate del sangue).
L’influenza dei campi bioenergetici sui sistemi viventi
complessi ha evidenziato variazioni fisiologiche,
comportamentali, ponderali e dei parametri ematochimici.
Gli autori indicano nelle radiazioni non ionizzanti i
messaggeri dei fenomeni descritti, un ruolo particolare
viene riconosciuto ai biofotoni emessi nel momento
replicativo del DNA.
I diversi tipi di radiazione e i loro componenti, gli
effetti rilevabili dopo interazione con insiemi inorganici
ed organici ma soprattutto un’attenta casistica
riguardante le conseguenti possibilità applicative della
prassi denominata bioterapia (pet-therapy) rappresentano
l’impegno per il futuro.
L'esistenza
di energia (bioenergia) proveniente tanto da sistemi
biologici semplici (cellula) che complessi (somi) fu
dapprima evidenziata soprattutto attraverso la constatazione
dei risultati delle interazioni con altri sistemi viventi
cellulari, vegetali ed animali.
Queste
osservazioni venivano classificate con le più svariate
denominazioni, tanto che una lettura della bibliografia
sufficientemente attendibile permette di ritrovarne le
dissertazioni in riviste a più svariato titolo
(13-14-15-16-17-18-19-20-21-22-25-49-50-58-59-60-61-62-63-64-67-78-79-90-95-97-98-100).
In
seguito, oltre ad evidenziarne gli effetti
(51-53-54-57-69-71-72-87-88-94), si cercò di indagare sulla
sua origine e, soprattutto, di identificarne le componenti
(1-2-4-11-23-24-28-29-35-38-55-66).
Attualmente
si ammette che tale bioenergia, emessa principalmente a
livello delle parti distali degli arti superiori, sia, per
quanto è possibile sapere, dovuta a microonde, infrarossi,
ultrasuoni, come conseguenza di particolari caratteristiche
biofisiche relative alla differenza di temperatura, di
resistenza ohmica, del carico di elettrostaticità, delle
emissioni in mV e delle emanazioni biochimiche delle mani
rilevabili anche mediante particolari apparecchiature o
composti chimici. Alcune componenti riferibili a calore,
elettromagnetismo (campi biomagnetici), analizzabili dal
punto di vista termico, biochimico ed elettromagnetico,
verrebbero accettate a livello scientifico, mentre le
caratteristiche di altre emissioni non sarebbero ancora
rilevabili per mancanza di adeguati strumenti all'uopo
impiegabili (3-27-30-36-55-70-76-77-89-96).
Oggigiorno
dunque esiste la possibilità di verificare sperimentalmente
la cosiddetta bioenergia mediante accertamenti biofisici,
l'impiego di determinati colloidi o valutarne l'interazione
osservando variazioni fisiologiche, ponderali e
comportamentali, modificazioni di alcuni parametri
ematologici come la VES nell'uomo, la formula leucocitaria,
i livelli di micro e macro elementi ed enzimi, rilevabili
tanto negli animali di laboratorio che in quelli di grossa
taglia (5-6-8-68-80).
Accanto
ad indagini volte a caratterizzare dal punto di vista
biologico, biofisico e chimico (feromoni) le emissioni
bioenergetiche umane, si è posta particolare attenzione nel
valutare l'interazione dei campi biomagnetici umani (biomagnetic
fields) tanto con i sistemi viventi che con alcune sostanze
inorganiche.
Al
fine di meglio caratterizzare gli infrarossi, una delle
frazioni del campo bioenergetico riconducibile al campo
biomagnetico (radiazioni non ionizzanti), si indagarono il
punto od i punti di massima emissione a livello del corpo di
differenti individui presentanti particolari caratteristiche
biofisiche. Gli aspetti cromatici delle termografie hanno
permesso di evidenziare come proprio le mani siano, in
alcuni soggetti apparentemente e clinicamente sani, i punti
di massima emanazione degli infrarossi. Altre volte invece
le zone sono diversificate, tanto da interessare il settore
sterno-collo, gli occhi, lo spazio naso-labiale, fino alla
comparsa di punti di massimo calore proprio in prossimità
od addirittura sulla parte terminale della colonna
vertebrale (coccige)(40-52-65).
Lavorando
in campo biologico-animale é risultato consequenziale
individuare quali fossero i punti di massima accettazione
(nel senso di interferenza corporea da parte delle mani del
c.d. sperimentatore) per quanto riguarda l'equino, il
bovino, il cane ed il gatto al fine di procedere ad
ulteriori e necessarie valutazioni scientifiche su questi
soggetti (31-32-56-91).
Approfondendo
le indagini e scendendo a livello microscopico l'ipotesi di
una possibile interdipendenza dei microrganismi da
situazioni biofisiche del tratto terminale degli arti
superiori (palmo-mani), con la possibilità quindi di un
loro utilizzo quali "indicatori" del campo
biomagnetico umano, _ stata sviluppata utilizzando individui
preventivamente caratterizzati dal punto di vista biofisico
a livello delle mani (83).
In
base alla differenza di temperatura, della resistenza ohmica
e delle emissioni in mV (millivolts), é stato possibile
classificare alcuni individui come "radianti" a
livello della mano destra, altri "radianti" a
livello della sinistra, mentre i soggetti che presentavano
la medesima temperatura tanto al palmo dx che sn, e nessuna
diversità nei valori della resistenza ohmica, venivano
denominati monopolari. Il riscontro nei cosiddetti
"radianti" a livello della mano dx di un numero
inferiore e tipo particolare di microrganismi rispetto alla
sinistra, mentre quelli "radianti" di sinistra
evidenziavano il fenomeno rovesciato, unitamente all'assenza
di microrganismi nel punto centrale del palmo, il punto pi_
caldo di tutta la mano, pu˜ essere indicativo di come la
batteriostasi o meglio l'azione battericida sia legata
all'emanazione di microonde, ultrasuoni, ultravioletti
emessi a livello centropalmare, componenti ormai accertabili
del campo biomagnetico umano. La differente crescita
microbica alternativamente a livello del palmo dx o sn negli
individui denominati monopolari, lascia supporre che
diverse componenti del campo bioenergetico non siano ancora
oggigiorno rilevabili. In definitiva queste osservazioni
evidenziano come i microrganismi possano essere dei
"rilevatori" biologici sia delle
"frequenze" del campo bioenergetico umano, giˆ
accertate che di quelle ancora ignote in quanto sicuramente
risentono del campo bioenergetico dell'ospite (45-46)
soprattutto se inquadrate valutando il ritmo cronobiologico
individuale (26).
Tramite
elettronfotografie si evidenziano in ratti albini, già a
partire dalla fase agonica, modificazioni riguardanti prima
la qualità dei cromatismi e successivamente la quantità,
nel senso di una progressiva e rilevante degradazione.
L'interazione derivante dal contatto in sede
fronteoccipitale dei ratti albini con le mani di individui
potenziali induttori di campi bioenergetici, mostrava un
incremento sostanziale della luminosità
elettronfotografabile in sede caudale. Al contrario, il
contatto con un soggetto caratterizzato come normale sotto
il profilo bioenergetico, provocava reazioni sensibilmente
inferiori (35). L'utilizzo della coda dei ratti è legata
non solo alle obiettive caratteristiche locali della cute
che a questo livello è più glabra rispetto al resto del
corpo, ma anche alla convinzione che la "conformazione
a punta" della coda possa costituire una sede
preferenziale anche in proiezione bioenergetica , associando
il fenomeno a quello della dispersione elettrica delle
punte, principio informatore del generatore di Van de Graaf
(86).
La
variazione delle emanazioni bioenergetiche post mortem
rilevata a livello della coda di ratti albini rappresentò
il punto di partenza per ulteriori indagini sull'interazione
fra campi biomagnetici uomo - animale, ed in particolare sui
rapporti della cosiddetta bioenergia con i fenomeni post
mortali (73). Ulteriori osservazioni permisero di
constatare, sempre a livello della superficie ventrale della
coda, la variazione della flora microbica cutanea a
differente distanza di tempo della morte. In queste ricerche
si evidenziò come la massa dei batteri aerobi superficiali
non tenda ad aumentare ma a diminuire dopo l'exitus.
In particolare, facendo riferimento ai microrganismi aerobi
e facoltativi, si osserva un decremento dei batteri Gram
positivi (Stafilococchi, Streptococchi e Difteroidi) ed un
incremento dei Gram negativi (Enterobacteriacee non
fermentanti rappresentate da Pseudomonas sp. ed Acinetobacter
sp.) (74).
Questo
differente comportamento rivela come la flora microbica
superficiale risenta in modo diverso non solo delle
variazioni nel tempo dei campi biomagnetici dell'ospite, ma
anche del diverso comportamento magnetotattico di questi due
gruppi di batteri. Infatti taluni microrganismi (Cocchi,
Bacilli e Spirilli), presentando particelle ultrastrutturali
opache chiamate magnetosomi, sono in grado di modificare la
loro sede ed orientamento sotto l'azione di campi magnetici
indotti. In linea di massima sembrerebbe che i batteri Gram
positivi siano magneto tattici, mentre i Gram negativi non
lo siano. La sperimentazione consentiva inoltre di
evidenziare come l'ospite influenzi i microrganismi e anche
il modo in cui la massa microbica interferisce sui campi
magnetici dell'organismo ospite (45-46-47).
L'interazione
tra campi bioenergetici umani ed alcune sostanze inorganiche
(acqua bidistillata, soluzione fisiologica, acqua pesante)
ed organiche di origine animale (plasma equino, eritrociti e
leucociti equini in soluzione fisiologica) ha permesso di
evidenziare come tali campi si estendano ed espandano in
modo differente in funzione di diverse sostanze e materiali,
come alcune componenti biologiche siano in grado più di
altre di risentirne l'influenza e come insiemi
apparentemente simili all'osservazione ma diversi per
componente ionica e struttura chimica (acqua bidistillata,
deuterio e soluzione fisiologica) rispondano in modo assai
diverso alla bioenergia (39).
L’attivazione
dell’acqua dopo esposizione ad energia di bassa entità
come l’emissione bioradiante da parte di individui
caratterizzati attraverso la positività a metodi chimici
quali il test all’oro colloidale, si trasmette inalterata
a diluizioni successive in acqua comune mai
"trattata" (7-9-10-12).
Particolare
attenzione suscitò l'osservazione che il sangue di cavallo
e le differenti frazioni cellulari ematiche, contenuti in
microprovette e sottoposti a stimolazione con scarica
elettrica di 10.000 V identica per intensità, frequenza e
durata, evidenziavano comportamenti differenti a livello
elettronfotografico. Gli eritrociti rivelavano una
luminescenza inferiore rispetto al sangue in toto od
ai soli leucociti che essendo nucleati e presentando un
diverso mezzo di distribuzione e spessore cellulare,
mostravano invece una luminescenza tanto lungo l'asse
longitudinale, quanto e soprattutto a livello dell'apice
terminale della paillette, dove si evidenziava
un'immagine altamente luminescente caratterizzata da
ramificazioni capillari (36).
Successivamente
si sostituì all'impulso elettrico quello prodotto dal campo
bioenergetico indotto da soggetti presentanti particolari
caratteristiche biofisiche. In questo caso la bioenergia
interferendo con sostanze organiche ed inorganiche
permetteva di evidenziare elettronfotograficamente aloni di
diversa intensità, più o meno ampi, in funzione dei
composti stessi. Già a partire dalla molecola di acqua
bidistillata l'interazione era presente, risultava maggiore
se all'acqua veniva aggiunto cloruro di sodio nella misura
di 9 g/l (soluzione fisiologica), diminuiva solo con
l'aggiunta di eritrociti equini alla soluzione fisiologica,
mentre era ancora pi_ evidente se nella stessa venivano a
trovarsi i leucociti. In quest'ultimo caso si assisteva alla
comparsa di bioluminescenza anche in una uguale provetta,
contenente il medesimo materiale, ma posta a ben tre
centimetri di distanza da quella sottoposta ad interazione.
Particolare risultava la risposta dell'acqua pesante
(Deuterio), spiegabile con il fatto che l'isotopo
dell'idrogeno non solo non lascia passare o diffondere la
bioenergia, bensì la limita e ne permette
l’evidenziazione unicamente nelle zone di contatto,
aumentando in modo evidente l'alone elettronfotografabile in
camera oscura (37-39).
L'influenza
dei campi bioenergetici sui sistemi viventi animali ha
permesso di osservare variazioni fisiologiche,
comportamentali, ponderali, di parametri ematochimici ed
enzimatici.
Equini
sottoposti ad interazione con individui potenziali induttori
di campi bioenergetici hanno evidenziato modifiche
comportamentali tanto durante il contatto (arretramento,
calci, erezione del pene) che alla fine del contatto
(sbadiglio, umettamento delle labbra, masticazione a vuoto,
tranquillizzazione e stiramento), senza differenza di sesso
almeno per i fenomeni sovrapponibili (umettamento delle
labbra, sbadiglio, tranquillizzazione e masticazione a
vuoto). Questo alterato comportamento consegue ad una
iniziale modifica della postura (92). La stessa prassi
sperimentale ha mostrato in cavalli a riposo la comparsa di
modificazioni di alcuni parametri ematochimici ed enzimatici
(aumento della LDH e CPK sieriche, diminuzione dei valori
degli ioni Ca e P, variazione del rapporto albumine/globuline,
alterazione nella disponibilità delle B.E. ) che
raggiungevano valori fisiologici analoghi a quelli
riscontrabili nei cavalli sottoposti ad esercizio (33-34).
L'interazione
tra i campi bioenergetici di esseri umani, presentanti
particolari caratteri biofisici, e di topi albini ha
ulteriormente evidenziato le variazioni comportamentali già
osservate negli equini, infatti l'interazione tra questi
individui ed i topi ha alterato il sistema di orientamento
nello spazio (postura) degli animali trattati (escavazione
anterograda, prensione a trapezio, salti rovesciati, salti a
cavalluccio, stazione eretta sul bipede posteriore,
sfregamento del capo, degli occhi e pulizia generale), ed ha
determinato anche la comparsa di particolari situazioni
fisiologiche (secchezza delle fauci) in grado di
giustificare l'intenso senso della sete osservato (41).
Una
successiva sperimentazione ha evidenziato variazioni
obiettive dell'incremento ponderale, della formula
leucocitaria (aumento della frazione monocito - macrofagica,
comparsa di basofili ed eosinofili) e una significativa
riduzione dei livelli di ceruloplasmina (42).
L'interazione
con individui (uomo - donna) presentanti particolari
caratteristiche biofisiche ha ulteriormente evidenziato in
topi da esperimento un incremento ponderale significativo,
accompagnato da modificazioni dell'apparato genitale sia
maschile (ipertrofia scrotale) che femminile, meglio
evidenziabile all'esame autoptico: aumento in toto
del volume testicolare, maggior irrorazione delle ovaie con
presenza di numerosi follicoli tutto ciò in comparazione
con animali di controllo (43).
Topi
albini sottoposti ad interazione con individui potenziali
induttori di campi bioenergetici, e successivamente
inoculati con Staphylococcus aureus, mostrarono
modifiche nella DL50 rispetto ai soggetti fatti interagire,
per lo stesso tempo e con la stessa frequenza, con manichini
di poliuretano a capacità biofisica nulla. L'effettiva
ripetizione sperimentale del fenomeno della variazione della
DL50 nel gruppo sottoposto ad interazione risiederebbe nello
spostamento ed aumento della frazione monocito - macrofagica
(44). Inducendo un processo infiammatorio acuto mediante
l’inoculazione di olio di trementina in conigli, rispetto
ai controlli, si é constatato come l'interazione con gli
sperimentatori abbia anticipato la normalizzazione dei
livelli di ceruloplasmina, riducendo significativamente il
tempo necessario per una restituito ad integrum delle
zone ascessualizzate (75).
Precedenti
indagini sperimentali avevano rilevato una diminuzione dei
livelli ematici della ceruloplasmina e variazione
significative della DL50 dovuta a Staphylococcus aureus
nei topi albini sottoposti ad interazione con individui
(uomo - donna) considerati potenziali induttori di campi
bioenergetici: a maggior ragione ora i risultati potrebbero
rappresentare una giustificazione biofisica della
Pet-therapy, già constatata ed analizzata da altri
ricercatori, da un punto di vista eziologico (99).
La
veridicità riguardo la possibilità di osservare tali
fenomeni trova conferma anche in osservazioni eseguite in
campo umano che avrebbero dimostrato come l'interposizione
della testa di una partoriente tra le mani di un individuo
presentante particolari caratteri biofisici, permetta
l'attuazione del taglio cesareo in assenza totale di
anestesia superficiale e profonda, anche se, come ipotesi
eziologica del momento sedativo venga richiamata la capacità
ipnotica dello sperimentatore (101).
Noi
saremmo più propensi invece a ritenere che le mani dello
sperimentatore funzionando da microlaser
interferiscano con specifici punti a livello dell'orecchio
(principi derivati dall’Auricolomedicina), tanto da poter
indurre in questo modo un'anestesia riflessa che
consentirebbe l'intervento chirurgico a seguito di
liberazione di precursori delle endorfine da parte dell’interagito.
Vorremmo
rimarcare inoltre, e forse é la considerazione più
interessante, la necessità che nelle procedure sperimentali
si debba tener conto sia delle interazioni bioenergetiche,
quanto e soprattutto di una delle sue componenti, quale le
radiazioni non ionizzanti. Infatti individui presentanti
particolari caratteristiche biofisiche, non solo a livello
delle parti distali degli arti superiori, potrebbero
alterare involontariamente i risultati sperimentali dando
luogo a dati falsanti l'oggettività dell'esperimento
stesso: tanto _ vero che qualcosa _ giˆ in atto come il
sempre maggior uso delle camere iperbariche, anecoiche ed il
trasferimento nelle navette spaziali di alcuni procedimenti
sperimentali in campo biologico che non troverebbero a
livello dei laboratori terrestri la più precisa
interpretazione nella dinamica fenomenologica.
Difficile
risulta indagare con certezza quale o quali componenti del
campo bioenergetico possano contribuire a spiegare i dati
sperimentali ottenuti, se non procedendo nella ripetizione
continuativa dell'esperimento annullando progressivamente le
verificate e/o ipotizzabili componenti della frazione
bioenergetica stessa. Noi vorremmo comunque riconoscere in
quelle radiazioni non ionizzanti, che fanno sicuramente
parte del campo biomagnetico, i messaggi responsabili dei
fenomeni osservati in accordo con la teoria che
riconoscerebbe nei biofotoni, emessi nel momento
replicativo del DNA, una sicura frazione di essi (84-85).
Abbiamo infatti constatato come alla differente emissione in
mV fra uomini e donne presentanti particolari
caratteristiche biofisiche, corrisponda una differente
evoluzione del processo infiammatorio purulento
sperimentalmente indotto: riteniamo quindi che il fotone
come tale e non tanto le emissioni elettriche superficiali
siano responsabili dei fenomeni sperimentali da noi
evidenziati.
Tale
teoria viene ultimamente riconfermata dalla possibilità di
determinare più precisamente queste particelle emesse da
cellule normali o in stato patologico (81), e come esista la
possibilità di intercomunicazione leucocitaria (neutrofili)
in sistemi separati, quindi in continuo e non solo in
contiguo (82).
Pertanto
oggigiorno sono aperte tre vie principali di indagine ed
esattamente quella concernente i tipi di radiazione e le
componenti emanate, gli effetti rilevabili dopo interazioni
su insiemi inorganici, organici (biomolecolari,
ultramicroscopici, microscopici) od intermedi, ma
soprattutto, sulle reali possibilità applicative della
Pet-therapy tanto in campo animale che umano attraverso
un’attenta casistica. Richiamiamo a questo punto
l’oggettiva presenza dell'interazione, anche col sistema
vivente, delle forze fondamentali (gravitazione terrestre,
gravitazione celeste, elettricità - magnetismo, radiazione
nucleare debole e forte), che sono d'altronde i momenti
speculativi più avanzati nel campo delle fisica, dalla
quale noi, per ad impostazione culturale biologica, non
possiamo comunque prescindere (93). Non peraltro, quando si
ipotizza la possibilità di impiegare animali (cavalli) come
sensori di grosse modificazioni ambientali (terremoti), ci
si riferisce alla forza elettrodebole che unirebbe per continuità
più che per contiguità i vari sistemi che in
questo caso si stanno esaminando (48).
Da
tutte queste osservazioni, come tra l’altro già avvenuto
in passato e non prescindendo da ciò che ci tramandano i
vecchi uomini e donne di "medicina" si ricaveranno
notevoli stimoli ed indirizzi per le ricerche che oggigiorno
vengono denominate, nell’accezione più vasta,
biotecnologiche.
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