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Anno I

Numero II

Luglio - Agosto 1997

 

Recenti acquisizioni scientifiche in tema di bioenergia

 

Danilo Codazza

 

Cattedra di Patologia Tropicale Veterinaria-Istituto di Malattie Infettive Profilassi e
Polizia Veterinaria Facoltà di medicina Veterinaria Università degli Studi di Milano
Via Celoria, 10 - 20133 Milano - Italia; Tel.02 - 70638626 Fax 02 - 70635338

 

 

RIASSUNTO

L’energia proveniente dai sistemi biologici (bioenergia) è alla base dell’interazione tra i diversi insiemi, essa è composta, in base ai metodi di indagine oggigiorno impiegabili, principalmente di microonde, infrarossi, ultrasuoni e feromoni accompagnata sicuramente da altre frazioni non ancora identificate. Sono state riportate esperienze riguardanti le interazioni tanto con esseri viventi che con sostanze inorganiche. In particolare sono state descritte le influenze dei campi biomagnetici umani sui microrganismi, soprattutto cutanei, che possono essere utilizzati quali indicatori del campo biomagnetico umano stesso, su sostanze inorganiche quali l’acqua, soluzione fisiologica e simili ed organiche di origine animale (plasma, frazioni corpuscolate del sangue).
L’influenza dei campi bioenergetici sui sistemi viventi complessi ha evidenziato variazioni fisiologiche, comportamentali, ponderali e dei parametri ematochimici.
Gli autori indicano nelle radiazioni non ionizzanti i messaggeri dei fenomeni descritti, un ruolo particolare viene riconosciuto ai biofotoni emessi nel momento replicativo del DNA.
I diversi tipi di radiazione e i loro componenti, gli effetti rilevabili dopo interazione con insiemi inorganici ed organici ma soprattutto un’attenta casistica riguardante le conseguenti possibilità applicative della prassi denominata bioterapia (pet-therapy) rappresentano l’impegno per il futuro.




L'esistenza di energia (bioenergia) proveniente tanto da sistemi biologici semplici (cellula) che complessi (somi) fu dapprima evidenziata soprattutto attraverso la constatazione dei risultati delle interazioni con altri sistemi viventi cellulari, vegetali ed animali.

Queste osservazioni venivano classificate con le più svariate denominazioni, tanto che una lettura della bibliografia sufficientemente attendibile permette di ritrovarne le dissertazioni in riviste a più svariato titolo (13-14-15-16-17-18-19-20-21-22-25-49-50-58-59-60-61-62-63-64-67-78-79-90-95-97-98-100).

In seguito, oltre ad evidenziarne gli effetti (51-53-54-57-69-71-72-87-88-94), si cercò di indagare sulla sua origine e, soprattutto, di identificarne le componenti (1-2-4-11-23-24-28-29-35-38-55-66).

Attualmente si ammette che tale bioenergia, emessa principalmente a livello delle parti distali degli arti superiori, sia, per quanto è possibile sapere, dovuta a microonde, infrarossi, ultrasuoni, come conseguenza di particolari caratteristiche biofisiche relative alla differenza di temperatura, di resistenza ohmica, del carico di elettrostaticità, delle emissioni in mV e delle emanazioni biochimiche delle mani rilevabili anche mediante particolari apparecchiature o composti chimici. Alcune componenti riferibili a calore, elettromagnetismo (campi biomagnetici), analizzabili dal punto di vista termico, biochimico ed elettromagnetico, verrebbero accettate a livello scientifico, mentre le caratteristiche di altre emissioni non sarebbero ancora rilevabili per mancanza di adeguati strumenti all'uopo impiegabili (3-27-30-36-55-70-76-77-89-96).

Oggigiorno dunque esiste la possibilità di verificare sperimentalmente la cosiddetta bioenergia mediante accertamenti biofisici, l'impiego di determinati colloidi o valutarne l'interazione osservando variazioni fisiologiche, ponderali e comportamentali, modificazioni di alcuni parametri ematologici come la VES nell'uomo, la formula leucocitaria, i livelli di micro e macro elementi ed enzimi, rilevabili tanto negli animali di laboratorio che in quelli di grossa taglia (5-6-8-68-80).

Accanto ad indagini volte a caratterizzare dal punto di vista biologico, biofisico e chimico (feromoni) le emissioni bioenergetiche umane, si è posta particolare attenzione nel valutare l'interazione dei campi biomagnetici umani (biomagnetic fields) tanto con i sistemi viventi che con alcune sostanze inorganiche.

Al fine di meglio caratterizzare gli infrarossi, una delle frazioni del campo bioenergetico riconducibile al campo biomagnetico (radiazioni non ionizzanti), si indagarono il punto od i punti di massima emissione a livello del corpo di differenti individui presentanti particolari caratteristiche biofisiche. Gli aspetti cromatici delle termografie hanno permesso di evidenziare come proprio le mani siano, in alcuni soggetti apparentemente e clinicamente sani, i punti di massima emanazione degli infrarossi. Altre volte invece le zone sono diversificate, tanto da interessare il settore sterno-collo, gli occhi, lo spazio naso-labiale, fino alla comparsa di punti di massimo calore proprio in prossimità od addirittura sulla parte terminale della colonna vertebrale (coccige)(40-52-65).

Lavorando in campo biologico-animale é risultato consequenziale individuare quali fossero i punti di massima accettazione (nel senso di interferenza corporea da parte delle mani del c.d. sperimentatore) per quanto riguarda l'equino, il bovino, il cane ed il gatto al fine di procedere ad ulteriori e necessarie valutazioni scientifiche su questi soggetti (31-32-56-91).

Approfondendo le indagini e scendendo a livello microscopico l'ipotesi di una possibile interdipendenza dei microrganismi da situazioni biofisiche del tratto terminale degli arti superiori (palmo-mani), con la possibilità quindi di un loro utilizzo quali "indicatori" del campo biomagnetico umano, _ stata sviluppata utilizzando individui preventivamente caratterizzati dal punto di vista biofisico a livello delle mani (83).

In base alla differenza di temperatura, della resistenza ohmica e delle emissioni in mV (millivolts), é stato possibile classificare alcuni individui come "radianti" a livello della mano destra, altri "radianti" a livello della sinistra, mentre i soggetti che presentavano la medesima temperatura tanto al palmo dx che sn, e nessuna diversità nei valori della resistenza ohmica, venivano denominati monopolari. Il riscontro nei cosiddetti "radianti" a livello della mano dx di un numero inferiore e tipo particolare di microrganismi rispetto alla sinistra, mentre quelli "radianti" di sinistra evidenziavano il fenomeno rovesciato, unitamente all'assenza di microrganismi nel punto centrale del palmo, il punto pi_ caldo di tutta la mano, pu˜ essere indicativo di come la batteriostasi o meglio l'azione battericida sia legata all'emanazione di microonde, ultrasuoni, ultravioletti emessi a livello centropalmare, componenti ormai accertabili del campo biomagnetico umano. La differente crescita microbica alternativamente a livello del palmo dx o sn negli individui denominati monopolari, lascia supporre che diverse componenti del campo bioenergetico non siano ancora oggigiorno rilevabili. In definitiva queste osservazioni evidenziano come i microrganismi possano essere dei "rilevatori" biologici sia delle "frequenze" del campo bioenergetico umano, giˆ accertate che di quelle ancora ignote in quanto sicuramente risentono del campo bioenergetico dell'ospite (45-46) soprattutto se inquadrate valutando il ritmo cronobiologico individuale (26).

Tramite elettronfotografie si evidenziano in ratti albini, già a partire dalla fase agonica, modificazioni riguardanti prima la qualità dei cromatismi e successivamente la quantità, nel senso di una progressiva e rilevante degradazione. L'interazione derivante dal contatto in sede fronteoccipitale dei ratti albini con le mani di individui potenziali induttori di campi bioenergetici, mostrava un incremento sostanziale della luminosità elettronfotografabile in sede caudale. Al contrario, il contatto con un soggetto caratterizzato come normale sotto il profilo bioenergetico, provocava reazioni sensibilmente inferiori (35). L'utilizzo della coda dei ratti è legata non solo alle obiettive caratteristiche locali della cute che a questo livello è più glabra rispetto al resto del corpo, ma anche alla convinzione che la "conformazione a punta" della coda possa costituire una sede preferenziale anche in proiezione bioenergetica , associando il fenomeno a quello della dispersione elettrica delle punte, principio informatore del generatore di Van de Graaf (86).

La variazione delle emanazioni bioenergetiche post mortem rilevata a livello della coda di ratti albini rappresentò il punto di partenza per ulteriori indagini sull'interazione fra campi biomagnetici uomo - animale, ed in particolare sui rapporti della cosiddetta bioenergia con i fenomeni post mortali (73). Ulteriori osservazioni permisero di constatare, sempre a livello della superficie ventrale della coda, la variazione della flora microbica cutanea a differente distanza di tempo della morte. In queste ricerche si evidenziò come la massa dei batteri aerobi superficiali non tenda ad aumentare ma a diminuire dopo l'exitus. In particolare, facendo riferimento ai microrganismi aerobi e facoltativi, si osserva un decremento dei batteri Gram positivi (Stafilococchi, Streptococchi e Difteroidi) ed un incremento dei Gram negativi (Enterobacteriacee non fermentanti rappresentate da Pseudomonas sp. ed Acinetobacter sp.) (74).

Questo differente comportamento rivela come la flora microbica superficiale risenta in modo diverso non solo delle variazioni nel tempo dei campi biomagnetici dell'ospite, ma anche del diverso comportamento magnetotattico di questi due gruppi di batteri. Infatti taluni microrganismi (Cocchi, Bacilli e Spirilli), presentando particelle ultrastrutturali opache chiamate magnetosomi, sono in grado di modificare la loro sede ed orientamento sotto l'azione di campi magnetici indotti. In linea di massima sembrerebbe che i batteri Gram positivi siano magneto tattici, mentre i Gram negativi non lo siano. La sperimentazione consentiva inoltre di evidenziare come l'ospite influenzi i microrganismi e anche il modo in cui la massa microbica interferisce sui campi magnetici dell'organismo ospite (45-46-47).

L'interazione tra campi bioenergetici umani ed alcune sostanze inorganiche (acqua bidistillata, soluzione fisiologica, acqua pesante) ed organiche di origine animale (plasma equino, eritrociti e leucociti equini in soluzione fisiologica) ha permesso di evidenziare come tali campi si estendano ed espandano in modo differente in funzione di diverse sostanze e materiali, come alcune componenti biologiche siano in grado più di altre di risentirne l'influenza e come insiemi apparentemente simili all'osservazione ma diversi per componente ionica e struttura chimica (acqua bidistillata, deuterio e soluzione fisiologica) rispondano in modo assai diverso alla bioenergia (39).

L’attivazione dell’acqua dopo esposizione ad energia di bassa entità come l’emissione bioradiante da parte di individui caratterizzati attraverso la positività a metodi chimici quali il test all’oro colloidale, si trasmette inalterata a diluizioni successive in acqua comune mai "trattata" (7-9-10-12).

Particolare attenzione suscitò l'osservazione che il sangue di cavallo e le differenti frazioni cellulari ematiche, contenuti in microprovette e sottoposti a stimolazione con scarica elettrica di 10.000 V identica per intensità, frequenza e durata, evidenziavano comportamenti differenti a livello elettronfotografico. Gli eritrociti rivelavano una luminescenza inferiore rispetto al sangue in toto od ai soli leucociti che essendo nucleati e presentando un diverso mezzo di distribuzione e spessore cellulare, mostravano invece una luminescenza tanto lungo l'asse longitudinale, quanto e soprattutto a livello dell'apice terminale della paillette, dove si evidenziava un'immagine altamente luminescente caratterizzata da ramificazioni capillari (36).

Successivamente si sostituì all'impulso elettrico quello prodotto dal campo bioenergetico indotto da soggetti presentanti particolari caratteristiche biofisiche. In questo caso la bioenergia interferendo con sostanze organiche ed inorganiche permetteva di evidenziare elettronfotograficamente aloni di diversa intensità, più o meno ampi, in funzione dei composti stessi. Già a partire dalla molecola di acqua bidistillata l'interazione era presente, risultava maggiore se all'acqua veniva aggiunto cloruro di sodio nella misura di 9 g/l (soluzione fisiologica), diminuiva solo con l'aggiunta di eritrociti equini alla soluzione fisiologica, mentre era ancora pi_ evidente se nella stessa venivano a trovarsi i leucociti. In quest'ultimo caso si assisteva alla comparsa di bioluminescenza anche in una uguale provetta, contenente il medesimo materiale, ma posta a ben tre centimetri di distanza da quella sottoposta ad interazione. Particolare risultava la risposta dell'acqua pesante (Deuterio), spiegabile con il fatto che l'isotopo dell'idrogeno non solo non lascia passare o diffondere la bioenergia, bensì la limita e ne permette l’evidenziazione unicamente nelle zone di contatto, aumentando in modo evidente l'alone elettronfotografabile in camera oscura (37-39).

L'influenza dei campi bioenergetici sui sistemi viventi animali ha permesso di osservare variazioni fisiologiche, comportamentali, ponderali, di parametri ematochimici ed enzimatici.

Equini sottoposti ad interazione con individui potenziali induttori di campi bioenergetici hanno evidenziato modifiche comportamentali tanto durante il contatto (arretramento, calci, erezione del pene) che alla fine del contatto (sbadiglio, umettamento delle labbra, masticazione a vuoto, tranquillizzazione e stiramento), senza differenza di sesso almeno per i fenomeni sovrapponibili (umettamento delle labbra, sbadiglio, tranquillizzazione e masticazione a vuoto). Questo alterato comportamento consegue ad una iniziale modifica della postura (92). La stessa prassi sperimentale ha mostrato in cavalli a riposo la comparsa di modificazioni di alcuni parametri ematochimici ed enzimatici (aumento della LDH e CPK sieriche, diminuzione dei valori degli ioni Ca e P, variazione del rapporto albumine/globuline, alterazione nella disponibilità delle B.E. ) che raggiungevano valori fisiologici analoghi a quelli riscontrabili nei cavalli sottoposti ad esercizio (33-34).

L'interazione tra i campi bioenergetici di esseri umani, presentanti particolari caratteri biofisici, e di topi albini ha ulteriormente evidenziato le variazioni comportamentali già osservate negli equini, infatti l'interazione tra questi individui ed i topi ha alterato il sistema di orientamento nello spazio (postura) degli animali trattati (escavazione anterograda, prensione a trapezio, salti rovesciati, salti a cavalluccio, stazione eretta sul bipede posteriore, sfregamento del capo, degli occhi e pulizia generale), ed ha determinato anche la comparsa di particolari situazioni fisiologiche (secchezza delle fauci) in grado di giustificare l'intenso senso della sete osservato (41).

Una successiva sperimentazione ha evidenziato variazioni obiettive dell'incremento ponderale, della formula leucocitaria (aumento della frazione monocito - macrofagica, comparsa di basofili ed eosinofili) e una significativa riduzione dei livelli di ceruloplasmina (42).

L'interazione con individui (uomo - donna) presentanti particolari caratteristiche biofisiche ha ulteriormente evidenziato in topi da esperimento un incremento ponderale significativo, accompagnato da modificazioni dell'apparato genitale sia maschile (ipertrofia scrotale) che femminile, meglio evidenziabile all'esame autoptico: aumento in toto del volume testicolare, maggior irrorazione delle ovaie con presenza di numerosi follicoli tutto ciò in comparazione con animali di controllo (43).

Topi albini sottoposti ad interazione con individui potenziali induttori di campi bioenergetici, e successivamente inoculati con Staphylococcus aureus, mostrarono modifiche nella DL50 rispetto ai soggetti fatti interagire, per lo stesso tempo e con la stessa frequenza, con manichini di poliuretano a capacità biofisica nulla. L'effettiva ripetizione sperimentale del fenomeno della variazione della DL50 nel gruppo sottoposto ad interazione risiederebbe nello spostamento ed aumento della frazione monocito - macrofagica (44). Inducendo un processo infiammatorio acuto mediante l’inoculazione di olio di trementina in conigli, rispetto ai controlli, si é constatato come l'interazione con gli sperimentatori abbia anticipato la normalizzazione dei livelli di ceruloplasmina, riducendo significativamente il tempo necessario per una restituito ad integrum delle zone ascessualizzate (75).

Precedenti indagini sperimentali avevano rilevato una diminuzione dei livelli ematici della ceruloplasmina e variazione significative della DL50 dovuta a Staphylococcus aureus nei topi albini sottoposti ad interazione con individui (uomo - donna) considerati potenziali induttori di campi bioenergetici: a maggior ragione ora i risultati potrebbero rappresentare una giustificazione biofisica della Pet-therapy, già constatata ed analizzata da altri ricercatori, da un punto di vista eziologico (99).

La veridicità riguardo la possibilità di osservare tali fenomeni trova conferma anche in osservazioni eseguite in campo umano che avrebbero dimostrato come l'interposizione della testa di una partoriente tra le mani di un individuo presentante particolari caratteri biofisici, permetta l'attuazione del taglio cesareo in assenza totale di anestesia superficiale e profonda, anche se, come ipotesi eziologica del momento sedativo venga richiamata la capacità ipnotica dello sperimentatore (101).

Noi saremmo più propensi invece a ritenere che le mani dello sperimentatore funzionando da microlaser interferiscano con specifici punti a livello dell'orecchio (principi derivati dall’Auricolomedicina), tanto da poter indurre in questo modo un'anestesia riflessa che consentirebbe l'intervento chirurgico a seguito di liberazione di precursori delle endorfine da parte dell’interagito.

Vorremmo rimarcare inoltre, e forse é la considerazione più interessante, la necessità che nelle procedure sperimentali si debba tener conto sia delle interazioni bioenergetiche, quanto e soprattutto di una delle sue componenti, quale le radiazioni non ionizzanti. Infatti individui presentanti particolari caratteristiche biofisiche, non solo a livello delle parti distali degli arti superiori, potrebbero alterare involontariamente i risultati sperimentali dando luogo a dati falsanti l'oggettività dell'esperimento stesso: tanto _ vero che qualcosa _ giˆ in atto come il sempre maggior uso delle camere iperbariche, anecoiche ed il trasferimento nelle navette spaziali di alcuni procedimenti sperimentali in campo biologico che non troverebbero a livello dei laboratori terrestri la più precisa interpretazione nella dinamica fenomenologica.

Difficile risulta indagare con certezza quale o quali componenti del campo bioenergetico possano contribuire a spiegare i dati sperimentali ottenuti, se non procedendo nella ripetizione continuativa dell'esperimento annullando progressivamente le verificate e/o ipotizzabili componenti della frazione bioenergetica stessa. Noi vorremmo comunque riconoscere in quelle radiazioni non ionizzanti, che fanno sicuramente parte del campo biomagnetico, i messaggi responsabili dei fenomeni osservati in accordo con la teoria che riconoscerebbe nei biofotoni, emessi nel momento replicativo del DNA, una sicura frazione di essi (84-85). Abbiamo infatti constatato come alla differente emissione in mV fra uomini e donne presentanti particolari caratteristiche biofisiche, corrisponda una differente evoluzione del processo infiammatorio purulento sperimentalmente indotto: riteniamo quindi che il fotone come tale e non tanto le emissioni elettriche superficiali siano responsabili dei fenomeni sperimentali da noi evidenziati.

Tale teoria viene ultimamente riconfermata dalla possibilità di determinare più precisamente queste particelle emesse da cellule normali o in stato patologico (81), e come esista la possibilità di intercomunicazione leucocitaria (neutrofili) in sistemi separati, quindi in continuo e non solo in contiguo (82).

Pertanto oggigiorno sono aperte tre vie principali di indagine ed esattamente quella concernente i tipi di radiazione e le componenti emanate, gli effetti rilevabili dopo interazioni su insiemi inorganici, organici (biomolecolari, ultramicroscopici, microscopici) od intermedi, ma soprattutto, sulle reali possibilità applicative della Pet-therapy tanto in campo animale che umano attraverso un’attenta casistica. Richiamiamo a questo punto l’oggettiva presenza dell'interazione, anche col sistema vivente, delle forze fondamentali (gravitazione terrestre, gravitazione celeste, elettricità - magnetismo, radiazione nucleare debole e forte), che sono d'altronde i momenti speculativi più avanzati nel campo delle fisica, dalla quale noi, per ad impostazione culturale biologica, non possiamo comunque prescindere (93). Non peraltro, quando si ipotizza la possibilità di impiegare animali (cavalli) come sensori di grosse modificazioni ambientali (terremoti), ci si riferisce alla forza elettrodebole che unirebbe per continuità più che per contiguità i vari sistemi che in questo caso si stanno esaminando (48).

Da tutte queste osservazioni, come tra l’altro già avvenuto in passato e non prescindendo da ciò che ci tramandano i vecchi uomini e donne di "medicina" si ricaveranno notevoli stimoli ed indirizzi per le ricerche che oggigiorno vengono denominate, nell’accezione più vasta, biotecnologiche.

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