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Anno I

Numero II

Luglio - Agosto 1997

 

Chimere e singolarità della generazione in età moderna tra pratica dell'impostura e i presunti effetti dell'immaginazione materna

Massimo Angelini

 

 

1. Novembre 1726 : a Londra circola una notizia straordinaria : si dice che a Godalming, villaggio del Surrey vicino a Guildford, da qualche mese una popolana stia partorendo conigli. L' eco della notizia si diffonde rapidamente per la capitale e presto raggiunge la Corte; quando il Re decide di inviare un medico ad accertarne l' autenticità, la donna ha già dato alla luce quattordici conigli e pare che ne debbano nascere ancora. Tutto ciò, si dice, non può derivare che da un desiderio insoddisfatto o da un repentino spavento provato dalla donna durante la gravidanza : si ritiene, infatti, che l' immaginazione materna possa modificare la conformazione del feto fino a mutarne, come in questo caso, la specie. Ma qualcuno sospetta che sia solo un espediente fraudolento, un trucco da prestigiatori, e la donna non sia che una ciarlatana.

Ho ricostruito la vicenda di Godalming attraverso alcuni resoconti pubblicati tra la fine del 1726 e i primi mesi dell' anno successivo : si tratta delle relazioni che i medici coinvolti hanno steso per difendere il proprio operato o per denigrare quello dei colleghi. Che lo si voglia cogliere in chiave epistemologica o in una prospettiva storico-sociale, il caso è emblematico e si presta ad alcune riflessioni sul rapporto tra la pratica dell' impostura - nell' immaginario dotto attribuita alla malizia e alla malvagità dei mendicanti e "connaturate" tra le fasce marginali della popolazione - e una rappresentazione del corpo femminile che ha condizionato per tre secoli le idee sulla generazione. Seguiamo la vicenda con ordine, a partire dalla prima deposizione rilasciata dalla coney-breeder al medico inviato da Giorgio I.

L' antefatto risale alla primavera del 1726 quando Mary Toft, incinta di poche settimane e intenta a sarchiare un campo di luppolo, vede due conigli che invano cerca di catturare. Da quel momento la donna ogni volta che ripensa ai conigli viene còlta dall' irresistibile desiderio di mangiarne la carne, ma è troppo povera per poterne acquistare uno. In agosto abortisce una massa informe e, poco tempo dopo, ciò che pare il fegato di un piccolo mammifero; in seguito espelle a pezzi un coniglio insieme a tre zampe e un intestino di gatto. Un gentiluomo di Guildford, il nove settembre, scriverà a un medico di Ipswich che queste membra "si sono formate nella immaginazione [di Mary] a causa di un gatto che le piaceva tanto da farlo dormire nel proprio letto".

Il dottor John Howard, un vecchio ostetrico di Guildford, dopo alcune perplessità si offre per assistere la donna durante i primi parti - otto nell' arco di un mese - e ne ordina il trasferimento presso la propria abitazione per seguire da vicino lo strordinario caso da cui spera di ricavare fama. Agli inizi di novembre, Nathaniel Saint-André, "medico e anatomista di sua Maestà", riceve un primo resoconto e due lettere dello stesso Howard che, annunciandogli l' avvenuta nascita di altri conigli, lo invita a constatare di persona il prodigioso evento. Incuriosito, Saint-André raggiunge Guildford il 15 novembre in compagnia del segretario del principe di Galles, Molineux, appena in tempo per assistere alla nascita del quattordicesimo coniglio.

"La donna - scriverà Saint-André - era alloggiata di fronte alla casa del sig. Howard. La trovammo vestita con il suo corsetto, seduta sul bordo del letto, con parecchie donne vicino a lei. La visitai immediatamente e non trovandola pronta per il parto, attesi che fosse presa nuovamente dalle doglie, la qual cosa si verificò nel giro di tre o quattro minuti. A quel punto l' assistetti personalmente durante il concepimento del corpo scuoiato di un coniglio di circa 4 mesi, [...]. Ne tagliai immediatamente alcuni pezzi che provai a immergere : sembravano poco più leggeri dell' acqua e quando il signor Molineux li spinse verso il fondo, essi risalirono molto lentamente". Furono queste le prime impressioni del medico, pubblicate due settimane più tardi in una dettagliata memoria.

Mary viene descritta come una donna robusta, di piccola statura, assai testarda, madre di tre figli e sposata con un "povero merciaio ambulante", Joshua, figlio di Joshua Toft e di una levatrice. Afferma di essere una "che sa quello che vuole", e ammetterà un solo grave difetto : quello di intercalare abitualmente con l' imprecazione "al diavolo!", tanto da avere meritato il soprannome Rawbittin-Mery. Pare che il caso, nel frattempo, abbia suscitato parecchio clamore e un certo allarmismo : si dice che la gente non voglia più mangiare conigli, il cui consumo - lamentano gli allevatori - nella sola capitale è sceso dei due terzi. Strano : Mary partoriva conigli non per averli mangiati, ma proprio perché, pur desiderandoli, non aveva potuto farlo !

Sospendiamo il racconto per riflettere : una donna genera conigli; ne genera molti in rapida successione; certamente - si afferma - per effetto della propria immaginazione che, turbata dal desiderio, ha corrotto e modificato la materia fetale : tutte questioni che oggi parrebbero inverosimili così come agli inizi del sec. xviii erano degne di cauto o incondizionato credito perché conformi agli statuti epistemologici dell' epoca.

Agli inizi del XVIII secolo, che le donne possano partorire animali non costituiva una novità. Oltre al potere illimitato dell' immaginazione, per molto tempo si era creduto alla possibilità di generare per nefario concubitu, come veniva definito l' accoppiamento di un uomo o di una donna con un animale. Nel 1671 a Copenhagen erano state osservate strane masse abortive (molæ) a forma di uccello e diversi medici avevano descritto parti di topi senza coda, talpe e serpenti. A detta di Schenck potevano essere partoriti anche gatti, conigli, polipi e sanguisughe, e Michele Savonarola precisava che le donne nobili non possono partorire che animali nobili, come l' aquila, mentre le popolane danno alla luce solo bestie di umile aspetto, come le lucertole : idea risibile - commenterà qualcuno - "quasi natura in mostris edendos respectum habeat ad Nobilitatis gradus" : come dire che anche la nascita delle "chimere" - o, se si preferisce, di "mostri" - dipende dalla gerarchia sociale. Ancora in pieno secolo xviii si raccontava che, sulle coste delle Fiandre, talvolta i bambini venissero partoriti in compagnia di un orribile animaletto detto sooterkin. La generazione umana di animali - a lungo considerati lusus naturæ, ostentum providentiæ o effetti del nefarius concubitus - contraddiceva il buon senso e il sapere comune, ma non l' experientia che per molto tempo non fu pratica diretta della conoscenza quanto citazione di auctoritates, e non contraddiceva neppure correnti i modelli embriologici oscillanti fra i caposaldi dogmatici di Ippocrate, Aristotole e Galeno e, nel lungo passaggio tra Sei e Settecento, ancora indecisi sulle presunte priorità del seme maschile o dell' uovo femminile e, più in generale, fra ipotesi epigenetiche e varianti del preformismo. Fra tanta incertezza, la generazione umana di animali nel corso della prima età moderna era stata spiegata soprattutto ricorrendo alla relazione tra la fantasia materna e la conformazione del feto che al tempo dei fatti di Godalming, lungi dal rappresentare una curiosa credenza, offriva a livello sia accademico sia popolare la più comune e accreditata spiegazione della conformazione neonatale e dei suoi misteri, dalla somiglianza parentale alle malformazioni congenite. Il potere plastico dell' immaginazione femminile, che dalla seconda metà del secolo xvi s' impose parallelamente al retrocedere delle spiegazioni di carattere soprannaturale e occulto, per molto tempo colmò il vuoto lasciato dalla Provvidenza divina in attesa del consolidarsi dell' embriologia sperimentale e solo alla fine del terzo decennio del Settecento - proprio dopo la vicenda di Godalming - venne sottoposto a un primo e argomentato tentativo di confutazione. Ma torniamo ai conigli di Mary Toft.

Il 19 novembre il Re invia a Guildford il dottor Cyriacus Ahlers, medico della famiglia reale, con l' incarico di scrivere una relazione sulla vicenda. Ahlers, dopo avere assistito al parto del sedicesimo coniglio, si dichiara pienamente convinto dell' autenticità del fatto e in serata riparte per Londra con alcuni esemplari, conservati sotto spirito, da mostrare a Corte. Secondo la testimonianza del dottor Howard, Ahlers aveva estratto personalmente e con notevole soddisfazione alcune parti dell' animale e in seguito aveva dato una ghinea a Mary promettendole che si sarebbe interessato per farle assegnare una pensione, come confermerà la proprietaria della locanda The white Hart, e con lei i testimoni chiamati a deporre alcuni giorni più tardi in presenza del sindaco di Guidford, Joss Burtt. Il 22 novembre viene partorito il diciassettesimo e ultimo coniglio. Alcuni giorni dopo a Londra, in presenza del Re e di numerosi medici, Saint-André esegue una dimostrazione anatomica su alcuni dei corpi estratti da Mary, per provarne - pare peraltro con scarso successo - la preternaturalità. Ormai tutti parlano dei conigli di Mary. A fine mese, in un clima di crescente curiosità, iniziano a uscire alcuni libelli a favore e contro l' autenticità del caso. Nel frattempo viene ripubblicato per la terza volta il trattato del dott. Daniel Turner sulle malattie della pelle, nel quale si trova un capitolo interamente dedicato alla fantasia materna come causa dei nèi e in generale delle deformità congenite. Agli inizi di dicembre gli avvenimenti precipitano : mentre Mary viene condotta a Londra per essere mostrata a Corte, tra la gente di Godalming trapelano alcuni retroscena della vicenda : un tessitore racconta di avere venduto nel precedente mese a Joshua Toft alcuni piccoli conigli vivi e uno morto, che il marito di Mary considerava utile quanto gli altri; dello stesso tono sono le deposizioni rese da uno stalliere, dalla moglie di un contadino e dalla nutrice di Mary. Il 5 dicembre la donna viene accusata di avere ordito una truffa. Di fronte alle sue resistenze, il dottor Manningham, con un bluff, le prospetta un doloroso esperimento per verificare se internamente è conformata come le altre donne o se nasconde "some peculiar way of conveying Rabbets into her Uterus". Il trucco funziona e la donna, terrorizzata, venerdì 7 dicembre confessa la frode. Nello sgrammaticato racconto attribuito a Mary, le viene fatto sostenere di essere stata raggirata dai medici, che "come tutti sanno, non sono fra gli uomini più onesti". La storia dei conigli visti nel campo è stata inventata ad arte contro la sua volontà e i fatti sono andati in tutt' altro modo. Secondo la nuova versione, tutto cominciò quando la donna fu invitata a pranzo da un uomo che, nel rivolgerle strane proposte, le fece assaggiare un coniglio dal sapore particolare : tanto buono che mai ne aveva mangiato uno simile e del quale per molto tempo le restò il desiderio. In seguito giunsero molti medici che la tastarono e la tormentarono ripetutamente senza che potesse riuscire a comprendere cosa stesse succedendo. Quanto ai conigli partoriti, Mary afferma di non saperne nulla e che, per quanto la riguarda, possono averglieli "infilati" gli stessi medici. "Hanno combinato un bel pasticcio, ma io cosa c' entro ? Come mi hanno tirata dentro, così mi lascino perdere, io sono decisa a discolparmi, loro si arrangino come possono". Mary appare una vittima un po' sempliciotta e comunque del tutto ignara di una vicenda che - questo la sa bene - le potrebbe costare caro. Forse è stato il desiderio dello squisito coniglio, forse i medici hanno tramato a sua insaputa, in ogni caso assicura tutti "che possono mangiare conigli, mattina, mezzogiorno e notte, senza paura o pericolo per il futuro; perché tutto ciò che è stato detto […] è una maledetta bugia". Tra le più dure prese di posizione, si registra quella del dottor Thomas Braithwaite che bolla Howard e Saint-André con l' epiteto di gulliverians, ovvero divulgatori di storie favolose - con un esplicito riferimento al fortunato romanzo di Jonathan Swift, pubblicato pochi mesi prima - e invita Saint-André a scrivere una soddisfacente ritrattazione. Un improbabile dottor Lemuel Gulliver, "surgeon and anatomist to the kings of Lilliput and Blefuscu, and fellow of the Academy of Sciences of Baluibardi", accusa a sua volta il Saint-André di faciloneria, incompetenza ed eccessiva fiducia. Un medico scettico sui poteri attribuiti alla vis imaginativa, James A. Blondel, commenterà che se la truffa di Godalming non fosse stata scoperta, il caso avrebbe rappresentato un eccellente esempio per gli immaginazionisti. Mary finisce in prigione; Ahlers ritratta il suo atteggiamento compiacente e giura di non avere mai creduto all' autenticità del caso; Saint-André, ormai alla berlina, fa pubblicare un annuncio nel quale si assume la responsabilità di avere indotto a prestare fede nell' impostura e si ripromette di divulgare al più presto una memoria. Nel corso del 1727, dai pamphlet dei medici la vicenda passa nella pubblicistica satirica e sulle tavole dei cantastorie.

Lo stesso anno esce anonimo un trattato scritto per confutare il potere plastico attribuito alla vis imaginativa : il pretesto è dato dal caso di Mary Toft, ma l' obiettivo polemico è il dodicesimo capitolo del trattato di Daniel Turner e, più in generale, la teoria immaginazionista.

 

2. Non è certo la prima volta che nell' Inghilterra del primo Settecento mistificazioni fraudolente sono propagandate per eventi prodigiosi. Agli inizi del secolo veniva mostrato un giovane che su un occhio riportava la scritta Elohim, in caratteri ebraici, e sull' altro Deus. Il caso riscosse l' interesse della Sinagoga e fu istruita un' indagine per accertare se si potesse trattare del Messia. Un medico londinese ricorda di avere visto quel ragazzo e di avere evitato prudentemente di esternare in pubblico i propri sospetti per timore delle reazioni della folla. Il trucco, scoperto in seguito, consisteva in due lenti "a contatto", "two thin Pieces of painted glass, commonly known by tha Name of artificial Eyes", sulle quali erano state incise le due scritte prima di essere applicate sugli occhi del giovane. Già nel 1584 Reginald Scot, nel Discoverie of Witchcraft, aveva richiamato l' attenzione su simili espedienti.

La pratica dell' impostura era per i più poveri una risorsa come l' ostensione di tutto ciò che muove la curiosità o la compassione altrui, e chi non aveva mutilazioni o malformazioni da esibire poteva provare a fingerle con i trucchi descritti nei numerosi libri vagatorum e caveat pubblicati nella seconda metà del Cinquecento : gli stessi che hanno alimentato la letteratura sulla furfanteria e i luoghi comuni sulla malizia di poveri e mendicanti.

Particolare è il caso rappresentato dalla pubblica esposizione di mole abortive e neonati gravemente deformi, capaci di suscitare meraviglia più che pietà, condotti sulla piazza del mercato e, mediante il sollevamento di un panno, mostrati dietro compenso. La loro nascita veniva spiegata dai genitori come un prodigio o - più spesso, dalla fine del xvi secolo - come l' effetto di un' immagine terrificante impressa nella mente della madre incinta. Alcuni arrivavano a sostenere che nelle famiglie più bisognose la nascita di una chimera era una benedizione, come annotava nel 1616 Fortunio Liceti riguardo ai genitori risollevatisi dalla più profonda miseria proprio grazie all' ostensione di un figlio malformato.

Le chimere erano esposte per il tempo - solitamente breve - della loro sopravvivenza; alla morte, quando non venivano dissezionate, finivano nelle collezioni dei gabinetti medici. La loro esibizione fu a lungo un motivo di grande richiamo, una vera attrazione, come testimonia la fama di due gemelle unite per i fianchi, Judith e Helena, nate in Ungheria nel 1701 e mostrate per tutta l' Europa sino alla loro morte, avvenuta nel 1723. Ancora una volta, la causa prossima della loro conformazione era stata attribuita all' imprudenza della madre che, durante i primi mesi della gravidanza, aveva osservato con eccessiva attenzione due cani intenti ad accoppiarsi. La curiosità, la paura o l' indignazione, ma anche il sottile fascino dell' orrido assicurava un duraturo successo alle chimere esibite - per fini di lucro o (come ancora è accaduto ai nostri giorni) per propaganda ideologica - prima sulle strade, più tardi nelle fiere e nei teatri e, in anni recenti, fra i fenomeni da baraccone.

In una singolare relazione di Fabricio Hildano leggiamo di un fanciullo di diciotto mesi, con la testa straordinariamente gonfia, esposto a pagamento nel 1593 per le strade di Parigi. Probabilmente un caso di idrocefalia, fantasiosamente spiegato come effetto di un malvagio artificio dei genitori che avrebbero dilatato la testa del fanciullo riempiendola di aria attraverso una cannuccia. Allo stesso modo, agli inizi del xviii secolo, Eustache Marcot, per screditare l' attendibilità di un caso raccontato da Nicholas Malebranche, affermava che il giovane nato con le membra straziate perché - secondo la spiegazione fornita dallo stesso Malebranche - la madre incinta aveva assistito all' esecuzione di un malfattore, forse fu storpiato ad arte dalla stessa donna, stretta dalla miseria e priva di scrupoli : "chi sa che, ridotta alla dura necessità di mendicare il pane, non abbia commesso questo orribile crimine, per muovere la pietà altrui, attirarsi la compassione della gente caritatevole e ricevere i più grandi aiuti". Del resto - aggiungeva - da una persona in stato di bisogno c' è da aspettarsi di tutto.

La maggiore visibilità delle chimere nate tra le famiglie più misere e destinate alla pubblica esposizione più che dubbi sulle carenze di alimentazione e d' igiene suscitava raccapriccianti sospetti sulla condotta dei genitori. Osservando i numerosi bambini condotti a mendicare per le strade di Londra, le cui insolite mutilazioni su mani e piedi venivano presentate come conseguenze dell' immaginazione materna, Blondel nel 1727 commentava : "I am afraid many of these Vagrants deserve to be tried upon the Coventry Act". Il pregiudizio sull' immoralità e la crudeltà dei poveri e dei vagabondi condusse fino a fare credere che gli infelici esposti e impiegati nell' accattonaggio fossero forniti ai mendicanti da gruppi di nomadi specializzati nel rapimento e nella deformazione dei fanciulli. Nacque così il mito - immortalato da Victor Hugo, ne L' homme qui rit - dei comprachicos, individui senza scrupoli che rapivano o compravano bambini per "confezionarli" nella maniera più orribile per poi cederli sul mercato della mendicità.

L' organizzazione dell' accattonaggio svolto per mezzo di fanciulli sfigurati ad arte è soprattutto un luogo comune letterario, sul quale le fonti sono inevitabilmente sospette. Di tale pratica, per quanto ritenuta diffusa tra Cinque e Seicento, ho sinora trovato traccia documentaria solo negli atti di un' inchiesta istruita nel 1597 dal Senato della Repubblica di Genova. Il fascicolo si apre con una denuncia anonima in cui veniva segnalata la vendita di bambini, ai quali alcuni individui "rompono brati e mani gambe e piedi et altri spettacoli di tegna per farli par degni di ellemosina". Ma dalle concordi testimonianze non emergono tanto le crudeltà denunciate, quanto i modi con i quali da alcune famiglie di un villaggio del Levante ligure veniva organizzato ed esercitato, l' accattonaggio stagionale tra Genova e la pianura padana di fanciulli presi in affitto e qualche volta esibiti col viso coperto di vesciche prodotte per mezzo di erbe urticanti. Questi mendicanti, ricordava un testimone, "pigliono doe pietre e spremono detta herba in messo di esse et del sugo di essa se ne fregono le bracie e gambe, e in poco tempo li vien certe piaghe, le quali parono che sian state mangiate da li cani e fanno croste, ma perche non voleno guarire vanno di continuo levando le croste".

 

3. Il sospetto che dietro una chimera o un piccolo mutilato si nascondesse una manipolazione fraudolenta del neonato imponeva una maggior attenzione sulla reputazione dei genitori. I medici che inviavano comunicazioni su parti mostruosi, per dare credito alla testimonianza raccolta o per fugare il dubbio che si tratti di un' impostura, sottolineavano preliminarmente l' onestà della madre. Nei resoconti della "Miscellanea Curiosa" è normale, quasi d' obbligo, trovare in principio di relazione locuzioni come foemina honesta, nobilissima matrona, honesta uxor, paesana fide digna, honesta mulier, uxor spectabilis, ecc. Balthasar Chiliani in una dissertazione sulle gravi malformazioni neonatali elencava quattro casi e ogni volta si preoccupava si definire la protagonista honesta, o addirittura honestissima. L' attendibilità della donna garantiva sulle circostanze che nel bambino avevano generato deformità, ulcerazioni o macchie e se la colpa confessata consisteva nella sregolata fantasia la madre era creduta senza difficoltà. Questa dinanzi al neonato deforme, talora su incoraggiamento dei medici più spesso per propria iniziativa, iniziava a scandagliare la memoria lungo il segmento temporale compreso tra il concepimento e il parto alla ricerca di un evento, anche insignificante, al quale l' anomaliasi potesse venire ricondotta come a un fattore presumibilmente teratogeno. Argenterio osservava che spesso le donne dicono di non avere pensato durante la gravidanza a ciò cui rinviano le alterazioni sulla cute o nell' aspetto del neonato, salvo ricordarsene in seguito regredendo dagli effetti alle cause fino a trovare, per analogia, una spiegazione accettabile.

Alcuni esempi. A Praga nel 1610 un bambino nato con le interiora estroflesse muore poche ore dopo il parto; interrogata, la madre dichiara di non averne responsabilità e si discolpa narrando che tre mesi prima un soldato l' aveva costretta a guardare un vitello squartato. A Lovanio il protonotario apostolico Philipp Meurs riferisce di una sorella nata con il corpo normale e un' enorme conchiglia al posto della testa. La chimera visse ben undici anni, poi morì per avere stretto con troppa forza fra le "valve", fino a spaccarsele, il cucchiaio col quale veniva nutrita. Tutto ciò accadde, spiega Meurs, perché la madre non aveva potuto soddisfare il desiderio di mangiare i mitili visti in una pescheria. Sebastian Munster spiega che due bambini erano nati congiunti per la fronte perché un tale, per scherzo, aveva battuto la testa della madre incinta contro quella di un' altra donna. Si racconta che nel 1517, vicino a Fontainebleau, fu partorito un bambino col volto simile a quello di una rana. Il fatto, riportato da Ambroise Paré, era stato osservato da molti gentiluomini, tra i quali un notaio e un procuratore reale. Il padre del bambino, interrogato sulla causa dell' evento, ricordava solo che nove mesi prima si era congiunto con la moglie mentre questa stava stringendo in mano una rana - come le era stato consigliato da una vicina per fare cessare un violento attacco di febbre - poi l' immaginazione aveva fatto il resto. Con lo stesso procedimento analogico, una macchia rossa insorta sulla mano di una neonata veniva ricollegata all' impressione provocata da un incendio, e un neo peloso sulla nuca di un bambino era giustificato dalla madre, cui era stato domandato - potremmo dire, suggerito - cosa avesse causato quella "signaturam muriformem", con il fatto che proprio quattro mesi prima del parto aveva temuto che un topo le potesse cadere addosso. Nel marzo del 1670, presso il villaggio di Waltersdorf, da genitori assai indigenti nasce una chimera. Informato da alcuni vicini, il pastore riferisce il caso al senato locale che incarica il medico Vom Lankisch di sezionare il neonato e interrogare la madre per accertare se possa essere accusata di qualche colpa. La donna ricorda solo di avere già in passato avuto un altro figlio deforme e aggiunge di essersi astenuta con cura da lavori faticosi e avere evitato spaventi e contusioni.

Questi casi ricordano come la posizione della puerpera sia sensibilmente più vicina a quella di un' imputata che di una paziente, e aiutano a comprendere come, in un contesto entro il quale la nascita di una chimera può essere segno di relazione innaturale o immorale, la madre, dinanzi al neonato deforme e al grave sospetto di avere avuto rapporti abominevoli o adulterini, spesso non esiti - spostando l' attenzione su di una colpa minore - a riconoscere nella malformazione l' effetto di una voglia insoddisfatta o di un' immagine impressionante che, certamente, in nove mesi non può essere mancata. Ella ha tutto l' interesse a forzare il proprio ricordo in cerca di un evento che possa giustificare, anche solo con una relazione analogica, la conformazione del neonato, perché è proprio attraverso quest' operazione, che quasi sempre rinvia alla vis imaginativa, che si ricompone l' orrore della creatura deforme e si allontana il sospetto che grava sulla condotta della madre. In alcuni casi giunge dalla levatroce - e più tardi dal medico - uno spunto per la madre, cui viene domandato se durante la gravidanza non abbia desiderato quel determinato cibo, al quale anche lontanamente può somigliare la forma del nèo o la testa del feto. Premura tutt' altro che disinteressata, perché non solo assolve la madre, ma talvolta scagiona la stessa levatrice o l' ostetrico dall' accusa di avere danneggiato il feto durante l' estrazione. A tale proposito, Fortunio Liceti, nel De Monstris, aveva messo in guardia dall' imperizia dei chirurghi : "Hæc autem extra uterum monstra gignuntur, quæcumque artis ministerio constituuntur". Anche Blondel osserva che l' immaginazione a volte viene presa a pretesto solo per nascondere gli incidenti e gli errori che possono accadere durante il parto.

F. Hildano, di fronte a un neonato venuto alla luce con un ampio taglio attribuito a un forte spavento subito dalla madre alcuni mesi prima del parto, si era domandato come il feto potesse essere giunto vivo al termine della gravidanza. Rispondendo a tale obiezione, qualcuno suggerirà che la protezione assicurata dal liquido amniotico al feto è altrettanto grande quanto il potere dell' immaginazione materna. Su queste premesse, il dottor Cyprianus, nel 1696 sulle "Philosophical Transactions", racconta di avere assistito alla nascita di un bambino che presentava una profonda ferita sul petto lunga quattro dita, perché due mesi prima la madre aveva udito la toccante notizia di una donna assassinata dal marito con una coltellata al petto. Consapevole di quanto possa sembrare sospetto che a distanza di due mesi una ferita da taglio si presenti inalterata, il medico premètte che si era trattato di un parto semplice e spontaneo e che il bambino era nato senza alcuno sforzo, "so that consequently it got not this Wound in its Birth". Resta il fatto che la presunta ferita, pur avendo avuto tutto il tempo di rimarginarsi o andare in suppurazione, al momento della nascita sanguinava copiosamente; concludendo, Cyprianus suppone che era rimasta inaterata, grazie alla capacità isolante del liquido amniotico che aveva impedito ogni contatto con l' aria.

In un caso simile avvenuto nel 1735, la nascita di una bambina con un taglio alla testa e il volto deformato viene imputata, dalle donne che hanno assistito al parto, alla maldestra azione della levatrice, accusata tra l' altro di conoscere alcune pratiche innaturali e illegali con le quali avrebbe potuto mutare il naturale aspetto della neonata. Rigettando ogni responsabilità, quella ribatte di non sapere nulla di tutto ciò; quanto alle malformazioni della bambina, non possono dipendere che dagli strani timori della madre, gli unici che possono avere prodotto "so great a Change from the natural Form the Child might otherwise have had".

Sono rari i casi in cui l' indagine anamnestica lasci emergere spiegazioni differenti dall' onnipotere dell' immaginazione. Ne è un buon esempio il racconto di una giovane serva di Ebeleben che aveva partorito nel 1680 due gemelli mostruosamente congiunti. La ragazza affermava di essere rimasta incinta dopo uno stupro e di avere cercato di nascondere la propria condizione portando abiti così stretti da comprimere l' utero e far crescere i feti uniti. Scharf accetta la versione e commenta che le donne farebbero bene a guardarsi da simili artifici per non partorire figli deformi. Ma altro non sono d' accordo perché le stesse prostitute, quando sono gravide, adottino l' accorgimento di fasciarsi strettamente l' addome e ciononostante partoriscono figli perfettamente sani. La spiegazione a cui si riferisce la deposizione della giovane si distacca singolarmente dalle consuete giustificazioni adottate dalle altre puerpere e rinvia a un genere di cause "meccaniche" - traumi e contusioni nella regione addominale, malformazione dell' utero, denutrizione - considerate con scarsa attenzione almeno sino alla metà del xviii secolo.

 

4. Siamo partiti da una vicenda avvenuta nell' Inghilterra del primo Settecento, per tracciare un percorso di contestualizzazione sul legame tra lo sfruttamento delle anomalie della generazione, come possibile risorsa dei più indigenti, e il supporto ideologico di una teoria - il presunto potere plastico dell' immaginazione della donna gravida sul feto - che giustifica per lungo tempo l' apparire di malformazioni congenite o provocate ad arte. Che dipendano dalla fantasia delle donne o dalla crudeltà dei mendicanti, non potendo essere spontanee o altrimenti attribuite a Dio le mostruosità devono essere l' effetto di una grave colpa, i cui responsabili vanno ricercati tra le fasce più deboli della società

Alcuni dei temi qui proposti - dalla storia di quella teoria al ruolo giuridico della donna in rapporto alla nascita delle chimere; dal significato economico dell' impostura in antico regime alla pratica della mendicità fondata sullo sfruttamento "imprenditoriale" dei minori - sono stati appena accennati e richiedono ulteriori approfondimenti, non potendo d' altra parte rinviare che a una letteratura carente. Non è certo il caso della mendicità in antico regime, oggetto di un considerevole numero di studi recenti; sebbene non si conoscano molti esempi di analisi dei comportamenti economici e delle strategie che informano certi fenomeni di mobilità rurale caratterizzati dal preminente ruolo della mendicità, organizzata in forma itinerante e - si propone come ipotesi di ricerca - su base parentale .

Che dire poi dell' immaginazione materna : un' idea che per secoli ha spiegato relazioni comprese solo con gli sviluppi dell' embriologia sperimentale e, in seguito, della genetica. Si tratta di un tema sfuggito agli storici delle idee, sul quale disponiamo di pochi ed episodici contributi per lo più filtrati dalla storia della teratologia o dedicati alle critiche rivolte alla teoria immaginazionista da J. A. Blondel.

Tra gli scopi di questo saggio è anche quello di contribuire a colmare una lacuna.

 

Massimo Angelini

 

Bibliografia

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